L’ambiente, il fallimento, i “sacchetti disseminati” e qualche dubbio

Ma no? Abbiamo un problema. Sono i “sacchetti disseminati” degli sfalci di verde e potature che la ditta incaricata – un tempo Camassa oggi Msa – ha deliberatamente deciso di non raccogliere. Così il Comune corre ai ripari e conferma – con l’ultimo atto – il suo fallimento nel settore delle politiche ambientali. In campagna elettorale il sindaco annunciò una “gara ponte” mai fatta, poi è stato predisposto un capitolato a tempo praticamente scaduto, infine ha deciso di andare con l’Aet di Ciampino ma nel frattempo la città era e resta un immondezzaio. “Colpa della ditta” – amano ripetere il primo cittadino, i fidati dirigenti e funzionari (a partire da chi, inopportunamente, ricopre un ruolo all’ambiente nonostante la condanna per quel settore da parte della Corte dei conti) e i componenti del “recinto”.

Dimenticano, però, che dipendenti delle varie aziende appaltatrici che si sono succedute, hanno apertamente sostenuto questa e le precedenti amministrazioni. Alcuni, se non ricordo male, anche candidandosi nelle liste della coalizione dell’attuale sindaco e i quali avranno qualche voce in capitolo, c’è da immaginare. Perdonerete la lunga premessa, ma è necessaria perché si continuano a prendere in giro i cittadini. L’ultimo atto, quello che riguarda appunto la rimozione dei “sacchetti disseminati”, ci ricorda ancora “i disagi dovuti alla chiusura dell’Impianto di destino della frazione residuale indifferenziata che ha comportato un abbassamento dell’efficacia del servizio di raccolta delle altre frazioni di rifiuto e tra queste in particolare quella relativa agli sfalci e potature“. Ma pensate che abbiamo l’anello al naso? Non si poteva raccogliere l’indifferenziato – che resta abnorme in questo Comune perché una seria politica di raccolta differenziata non si è mai fatta – e si è abbassata l’efficacia per il resto? Diteci che siamo su “Scherzi a parte”, su…. Non solo: Rida ha riaperto da quasi due mesi, sarebbe pure ora di smetterla con questa scusa puerile.

L’atto, però, ci fa scoprire che la Msa (ex Camassa) è stata diffidata – il 7 settembre – e messa in mora – il 6 agosto – ma “si è convenuto di non procedere con addebiti straordinari bensì computare le sanzioni nell’ambito della rendicontazione mensile all’appaltatore“. Che ovviamente andranno verificate. Le ultime liquidazioni disponibili riportano – sbaglieremo – che tanto chiede la ditta e tanto viene liquidato.

Però l’emergenza “sacchetti disseminati” (e dire che il servizio di raccolta verde era stato sbandierato ai quattro venti) esiste e così occorre trovare chi li toglie. Detto e fatto, ci si affida alla Mav che “in 15-20 giorni” risolverà il problema, alla cifra di 22.000 euro iva compresa. Bene, immaginiamo che questi soldi saranno tolti alla Msa, ma dopo i “15-20 giorni” cosa succede? Ah, è un piccolo dettaglio ma la Mav si occupa di giardinaggio, sarà certamente autorizzata anche a trasportare e smaltire, immaginiamo. Sempre di rifiuti trattiamo.

Ma torniamo a cosa succede, perché non ci sono ancora atti formali ma la Msa (ex Camassa) continua a raccogliere i rifiuti nonostante il termine del 15 settembre indicato dal fidato dirigente a interim dell’area tecnica sia scaduto. In questi mesi non abbiamo visto uno straccio di contratto, né tante altre cose che erano necessarie per “prorogare” come è avvenuto “nelle more della conclusione del procedimento di valutazione economico/finanziaria dell’affidamento in house (…)

Ebbene – se ci fosse un investigatore – qualcuno dovrebbe spiegarci il motivo per il quale delle proroghe sono costate sette mesi di ingiusta detenzione domiciliare a una dirigente, un ex assessore e un piccolo imprenditore (poi tutti assolti). Perché altre proroghe sono andate prescritte ma hanno consentito ai “soci elettori di….” di diventare assessore. Ma soprattutto perché – per questa – dopo avere “regalato” un anno di contratto perché c’erano dei ricorsi, adesso si va avanti non si sa come. O forse sì, navigando a vista. E confidando in chissà quale buona stella.

Così come non sappiamo se e quando entreremo nella Aet di Ciampino, per la quale più di qualche dubbio che si è provato a riassumere, e come è stata fatta la scelta. C’è – per esempio – questo interessante riassunto tratto dal sito dell’Anac. Speriamo che stavolta, dentro al “recinto” e fuori, qualcuno voglia approfondire. A cominciare dall’assessore “fantasma” che ormai frequenta poco il Comune.

Rifiuti: l’emergenza, il copia-incolla e quelle singolari bugie

Io copio, tu copi, egli copia… No, non è il ripasso del presente indicativo del verbo copiare, ma la dimostrazione che la combinazione ctrl+c – ctrl+v è dannosa non solo per il mondo dei media, ma anche per le pubbliche amministrazioni. Soprattutto quando si arrivano ad affermare delle singolari bugie.

Succede ad Anzio, dove all’emergenza rifiuti sembra ci si stia abituando, basta vedere i cumuli ancora in giro, ma intanto il consiglio comunale sembra avere risolto il problema con il passaggio ad “Ambiente spa” di Ciampino. Mai stato contrario a una società pubblica, anzi, ma sulle modalità di scelta qualche cosa va ricordata. È stato il sindaco a decidere, scrivendo al suo collega di Ciampino, a far ratificare in giunta e poi a dire al “recinto” di votare. Allargato, purtroppo, questo alveo che ha detto sì senza nemmeno porsi il problema di verificare quello che andava ad approvare. Ci arrivo.

La Ambiente spa sembra società solida, certo più della Volsca che fu scelta con le stesse modalità (dallo stesso sindaco) e della quale paghiamo ancora le conseguenze. Ha fatto un’offerta basandosi sul capitolato che aveva predisposto il Comune, con degli aggiustamenti, ma non sappiamo se altre aziende pubbliche – procedendo con una manifestazione di interesse – avrebbero fatto di meglio. Invece siamo arrivati a Ciampino all’ultimo minuto dell’ultimo giorno utile, in assenza di una “visione” che nel settore ambiente manca da quando il centro-destra governa questa città e cioè dal ’98 a oggi. Inutile cercare responsabilità di altri.

Ma veniamo all’ingresso nella società e agli atti che lo accompagnano.

1 – Nella relazione firmata dal dirigente a interim dell’area tecnica, Luigi D’Aprano, e dal funzionario del servizio ambiente Walter Dell’Accio (che – nulla di personale – per opportunità dovrebbe essere spostato altrove dopo la sentenza della Corte dei conti), si legge fra l’altro che: “A fronte di un impegno del Comune di Anzio nell’implementazione del servizio di raccolta differenziata e del positivo riscontro che il medesimo ha raccolto in tutti i livelli della cittadinanza e degli utenti, costituisce esigenza preminente dell’Amministrazione comunale il mantenimento ed anzi l’ulteriore incremento dei livelli attuali”.

Il documento approvato in Consiglio comunale

Come? Impegno che non si vede (i dati della differenziata non sono praticamente mai cresciuti) e “positivo riscontro” di cosa? Non sembra farina del sacco di chi ha scritto, a dire il vero (senza offesa) e così sorge il dubbio che possa essere un copiato. Detto e fatto, l’intera relazione è praticamente pari pari a quella del Comune di Castel San Pietro Romano (che ha aderito nel 2017) e che trovate qui divertitevi a confrontarla con quella di Anzio – la trovate qui – e vedrete. Una cosa simile si trova anche per San Sebastiano al Vesuvio . D’altra parte Umberto Eco suggeriva, quando era più facile, di copiare la tesi di laurea se non si avevano idee. Oggi, però, il web aiuta a scoprire le marachelle molto facilmente.

2 – Dobbiamo dedurre che né il sindaco, al solito molto attento a leggere tutto, tanto meno i consiglieri e gli assessori, si siano resi conto che quell’affermazione era almeno azzardata – ma è il caso di dire falsa – e che forse andava fatta una verifica. Nemmeno i grillini, dispiace, i quali scoprirono che un “copia e incolla” c’era già stato e forse anche peggiore: il regolamento sulla differenziata era stato copiato dal Veneto, senza nemmeno cambiare le norme di riferimento. In consiglio nessuno l’ha detto, a quanto risulta, ma non c’è verbale e di fronte a un “copia e incolla” simile almeno qualche comunicato sarebbe uscito. Nulla.

3 – Così come nessuno si è accorto o si è preso la briga di verificare il dato sulla raccolta differenziata. Nel 2019 – è scritto nella relazione dei tecnici del Comune – è stata al 50,91% e 50,08% nel 2020. Peccato che l’ultimo dato di Ispra Ambiente dica che ad Anzio, nel 2019, la differenziata è stata del 43,11% come si può leggere nel catasto dei rifiuti mentre il dato 2020 non c’è ancora. Sempre per il 2019 il Comune indica 33 milioni 85.917 tonnellate di rifiuti prodotti, Ispra 33 milioni 384.600. Chi dei due sta mentendo? Inoltre, se la differenziata non aumenta quando Rida – come ogni anno – nel 2022 chiuderà ancora il suo impianto, avremo un’altra emergenza. Con chi ce la prenderemo?

4– Sempre copiato e incollato l’ultimo passaggio: “La presente relazione, prima dell’adozione, sarà pubblicata con lo schema di atto deliberativo, ai fini della consultazione pubblica (….)” Peccato che sul sito del Comune sia uscita solo dopo la votazione e che ai consiglieri comunali sia stata consegnata qualche giorno prima del voto, usanza atavica in questo ente da “ultimo minuto”.

5 – E va be’, pare di sentirli, stai a guardare queste cose… Ma la “partecipata” non la volevi pure te? Certo, lo ripeto, ma non così. Soprattutto non una realtà che sarà anche virtuosa ma pur servendo 16 Comuni, arriva a 170.000 utenti. La città più grande è Ciampino con poco più di 38.000 abitanti e tre volte meno l’estensione territoriale di Anzio. Tra tutti i centri serviti non ce n’è uno sul mare, quindi con un flusso di presenze che d’estate aumenta, ma anche con la vicenda “seconde case” e affitti stagionali che finora nessuna gestione ha mai affrontato e risolto. Senza contare che la società ha copiato e incollato, “aggiustandolo”, il capitolato predisposto da Anzio. Del resto una base di partenza doveva pur averla.

6 – Ci sono comunque spunti interessanti nell’offerta che viene fatta. Si parla di “porta a porta” spinto, anche in centro (ma non si indicano le modalità, soprattutto per l’estate), di trasformare le attuali (e abbandonate) isole ecologiche “Usa & Jetta” regolamentandole e migliorandole tecnologicamente, di applicazione Junker già in uso in altri Comuni, di una pesa e del compostaggio sia domestico che di comunità (chi lo dice alla Biogas?). Benissimo, ci offrono anche 2000 compostiere nel “pacchetto”. Le nostre che fine hanno fatto?

7 – Tutto questo ovviamente ha un costo. Con l’appalto ipotizzato (e “bocciato” dal consulente chiamato dal Comune su mezzi, durata e tariffa puntuale), uscito dalla porta e rientrato dalla finestra, si immaginava di spendere 8 milioni 763.514 euro più iva. Ambiente spa propone 9 milioni 245.000 euro, oltre iva. Mezzo milione in più che fa 3,5 milioni in 7 anni, tanta è la proposta del piano finanziario. Congruo? Può darsi, il piano è “asseverato” da una società di consulenza, ma l’unico termine di paragone è il precedente capitolato e così si spende di più. Circa 2 milioni, poi, se consideriamo l’attuale base d’asta del fallimentare servizio che abbiamo.

8 – Altre “chicche”? Le squadre “volanti” erano e restano istituzionalizzate. Il consulente Quattrociocchi aveva sollevato dubbi, all’Ambiente spa hanno accettato senza colpo ferire. Avremo “dedicati appalti” (e altri costi) in alcune zone della città. Altre persone da tenere sulla graticola, da far lavorare quando serve, magari in prossimità delle elezioni. Basta leggere la proposta tecnica e si scopre dove. Così come si scopre che il servizio è gratuito quando ci sarà da pulire la spiaggia a seguito di mareggiate, ma al massimo due volte (non serve essere lupi di mare per sapere che ad Anzio sono molte di più) poi se occorre il Comune chiama. E paga.

9 – In tutto questo, il piano finanziario parte dal 2022, mentre l’attuale appalto – di fatto in essere con una proroga (ma guai a chiamarla così…) scade il 15 settembre. O Ambiente spa arriva prima o si continua con Camassa ed “eredi” che ci hanno portato, complice la politica, in questa condizione. Vedremo se ci sarà qualche altra “invenzione” per arrivare al 31 dicembre e vediamo se tra posti da assegnare, “controllo analogo” previsto per legge e influenza di un Comune che è il più grande della società, la politica dirà ancora la sua sul servizio. Intanto si multa l’attuale azienda?

10 – A proposito di “proroga”, sembra passare inosservato (e guai a chiedere, come ha provato a fare Lina Giannino) che dal 3 aprile al 15 maggio gli “eredi” di Camassa hanno lavorato in assenza di qualsiasi atto. Dal 15 maggio a oggi, non c’è ancora uno straccio di contratto. Si può? Ad Anzio tutto è possibile. Anche che l’assessore all’ambiente non sia in Consiglio quando si decide di passare a una “partecipata” o che non partecipi da tempo alla giunta. Anche in Comune, dicono, si vede poco. Tanto – si vocifera – decidono tutto sindaco e funzionario….

Rifiuti, giusto appello del sindaco e Volsca story

Il sindaco di Anzio ha ragione. Lo dico sinceramente: dobbiamo differenziare di più perché siamo in emergenza e possiamo conferire 150 tonnellate a settimana e non 400 di “cosiddetti indifferenziati”. Dice, in un comunicato sul sito istituzionale, stavolta con toni garbati che stupiscono, che: “Si tratta di una problematica grave, che fino alla prima decade di agosto causerà numerosi disagi al nostro territorio, alle attività commerciali, all’economia del mare ed all’Amministrazione, in piena stagione estiva e nel corso dell’emergenza pandemica”. Se la raccolta differenziata avesse funzionato come a Fondi – esempio che abbiamo citato sempre in questo umile spazio – oggi non produrremmo 400 tonnellate ma meno della metà e il problema sarebbe risolto alla radice. Invece, per non essere stati in grado di portare avanti una seria politica ambientale, essere sì e no al 40% di differenziata, siamo nelle condizioni note. Diciamo al sindaco, fra l’altro, di andare in giro a sentire quello che i dipendenti ex Camassa e oggi Msa, dicono ai cittadini esasperati dalla situazione. Lo fanno con pochissimo garbo e celandosi dietro alle scuse più disparate.

L’appello, comunque, va condiviso. Facciamo più attenzione, solo che alla vigilia del consiglio comunale che ci porterà (con quali garanzie?) nella società pubblica di Ciampino, è bene ricordare ciò che accadde con la Volsca, sempre pubblica, poi miseramente fallita, per la quale paghiamo ancora le conseguenze.

LA STORIA

C’è un difetto in chi fa il mio mestiere, una specie di ossessione per gli archivi, ebbene cerca cerca si comincia a parlare di Volsca il 20 luglio 2005, il sindaco era lo stesso di oggi, la maggioranza pure. Il servizio era affidato alla Cic, gruppo Colucci finito spesso agli onori delle cronache ma sempre operativo in questo settore tanto delicato quanto remunerativo, la città non brillava per pulizia e l’assessore D’Arpino girava come una trottola per provare a sistemare le cose. Intanto, quel 20 luglio, si proroga alla Cic. Il 16 febbraio del 2006 – com’è stato adesso per Ciampino – il sindaco manda una lettera alla società chiedendo di aderire. Il sindaco di Albano, capofila Volsca, era Marco Mattei di Forza Italia che smesso di fare politica (con tanto di assessorato all’ambiente in Regione, giunta Polverini) fa il dirigente Asl a Villa Albani e poco opportunamente è anche il componente dell’Organismo di valutazione del Comune (anticorruzione, nulla da dire?). Il fatto di non essere andato in consiglio ma avere agito personalmente, viene “censurato” dalla commissione ambiente ma al sindaco interessa poco. All’epoca si parlava anche di Ama (la municipalizzata di Roma) ma la scelta politica fu quella di andare con un’amministrazione “amica”. Proprio come ora.

Arriviamo al 14 marzo, maggioranza compatta e opposizione che contesta, ma si va alla Volsca che il 5 aprile prende servizio ma non ha i mezzi e li affitta dalla Cic. La società è incaricata anche della riscossione, le bollette partiranno solo ad agosto. Sbagliate. Il 26 agosto si va in consiglio comunale sulla vicenda ma la maggioranza (corsi e ricorsi storici) è assente e la riunione salta. A parole, nelle dichiarazioni sui media, la maggioranza è divisa, il centro-sinistra chiede la revoca, mentre la giunta è per andare avanti. Divisioni? Quando mai, il 21 settembre – allineati e coperti – nel centro-destra votano per proseguire (anche qui, vi ricorda nulla?)

Intanto sull’adesione c’era stato un ricorso al Tar che lo accoglie, ma poi la sentenza è ribaltata in Consiglio di Stato a gennaio del 2007. Il 10 aprile dello stesso anno siamo pieni di rifiuti, la raccolta non funziona, il centro “Usa & Jetta” viene chiuso dalla Procura (francamente, non s’è mai capito perché) e intanto il 12 aprile la Cic si riprende i mezzi perché la Volsca paga il canone a tozzi e bocconi. Il 12 luglio il Comune “garantisce” per 3 milioni di euro la società che non ha pace, perché il deposito di via Goldoni (anni dopo ci metteremo le compostiere) viene bocciato dalla Asl.

In Comune finalmente capiscono che aderire è stato un fallimento, quindi si predispone a dicembre un altro capitolato ma i tempi sono quelli che sono e la Volsca viene prorogata a gennaio e poi a luglio 2008 (anche questo, cosa vi ricorda?) Nel frattempo il sindaco è diventato senatore e Luciano Bruschini – con lo slogan “continuiamo, insieme” – primo cittadino, D’Arpino è andato alla Capo d’Anzio e Placidi dalle finanze all’ambiente. A luglio vince la Ecopolis, ricomincia la storia degli appalti, le assunzioni clientelari, le promesse elettorali, ma il servizio non migliora e la differenziata non decolla. A novembre Volsca chiede gli arretrati, 5,4 milioni di euro, e Bruschini li manda quasi a quel paese, d’altra parte loro riscuotevano per il Comune che accumulava già allora voragini di residui attivi. A novembre 2010 la “sorpresa” per i lavoratori, Volsca non aveva pagato le liquidazione e del trattamento di fine rapporto non c’era traccia. A novembre dello stesso anno, la società venne messa in liquidazione….

I protagonisti li conoscete, non c’è da aggiungere altro.

Ambiente e rifiuti, il grande fallimento

Il Comune di Fondi, in provincia di Latina, è amministrato come Anzio dal centro-destra da oltre venti anni. Dopo aver sventato lo scioglimento per infiltrazioni della criminalità organizzata grazie al governo Berlusconi/Lega (gli stessi, questi ultimi, che poi avrebbero fatto intese con i clan mafiosi pontini, stando ai racconti dei pentiti) Forza Italia & C. hanno continuato a vincere senza problemi. Nei giorni scorsi il Comune è stato premiato dalla Regione, nell’ambito dell’iniziativa Lazio Green, per avere raggiunto l’83,9% di raccolta differenziata. Avete letto bene: 83,9%. Quella stessa Regione “brutta, sporca e cattiva” – quando il nostro sindaco non sa con chi prendersela – amministrata dal centro sinistra, ha riconosciuto l’eccellente lavoro di un’amministrazione politicamente avversa. Vedete, non è questione di politica, ma di come sai amministrare la cosa pubblica e nel settore dell’ambiente e dei rifiuti Anzio ha fallito. Fondi ha meno abitanti, certo (40.000 circa) ma tre volte l’estensione territoriale di Anzio, 11 chilometri di litorale e d’estate arriva a 60/70.000 residenti. Turisti che vanno nelle seconde case hanno una tessera con la quale conferire nelle stesse isole che da noi sono state uno scempio. Se facciamo un confronto sui dati Ispra (Istituto per la ricerca ambientale) relativo a città di mare simili ad Anzio ne scopriamo delle belle. I dati che potete scaricare qui sotto sono del rapporto 2020

Lo stesso Comune – nell’ultimo piano economico finanziario, riconosce che la differenziata non ha mai raggiunto l’obiettivo sperato.

Scuserete la lungaggine, abbiate la bontà di arrivare fino in fondo, cercherò di ricostruire cosa è accaduto e le responsabilità di chi ci governa. Se poi ci fosse un investigatore, troverebbe anche spunti interessanti. Nel corso della campagna elettorale del 2018 l’attuale sindaco ebbe a dire che si sarebbe fatta “una gara ponte” prima del nuovo appalto. Invece ci siamo tenuti la Camassa, quindi chi ne ha preso il posto. Un po’ come la biogas. Si doveva andare fino all’Onu per bloccarla, ci conferiamo i nostri rifiuti con una procedura singolare. Intanto il piano economico finanziario del 2021, approvato in consiglio comunale, prevede una tariffa di 12 milioni 406.388 euro contro gli 11 milioni 940.864 del 2020 (+ 465.524 euro). Come ci spiegheranno che non ci saranno aumenti, lo vedremo. A chiacchiere sono fantastici.

PORTA A PORTA

Occorre fare un passo indietro, però. Eravamo al 2005-2006, si parlava già di “porta a porta” e con l’atteggiamento che lo contraddistingue il sindaco dell’epoca (lo stesso di oggi) rispose a un’inchiesta del Granchio “si fa solo al nord”. Dimostrammo da quelle pagine che si faceva anche al sud – da Monopoli a Salerno – e incontrandoci in piazza con l’allora assessore Luigi D’Arpino, scaricò su quest’ultimo la responsabilità “non capisci un ca’…. mo faccio assessore Del Giaccio”. D’Arpino ci provò a regolamentare il settore, ma la sua voglia di farlo e di coinvolgere anche le forze dell’ordine, cadde nel vuoto.

Con Bruschini sindaco e Placidi assessore, nel segno della continuità, le cose non cambiarono. Anzi. Fino allo scontro elettorale del 2013 nel quale l’attuale sindaco accusò di avere avviato il “porta a porta” senza soldi per prendere voti, scagliandosi anche contro l’allora dirigente (Walter Dell’Accio) oggi responsabile del servizio. Nel 2015 la nuova gara, il sindaco e i suoi assessori Fontana e Ruggiero, ma anche l’ex Ranucci, erano all’opposizione di lotta e di governo. L’affidamento a Camassa avvenne tra polemiche, ingerenze, ricorsi, interdittiva antimafia alla Ecocar-Gesam che in realtà non c’era, ma perse tutti i ricorsi amministrativi. Risultato, per un anno Camassa lavorò in assegnazione provvisoria, il contratto venne siglato il 4 aprile 2016 per cinque anni, come ha scritto Agostino Gaeta uno è stato “regalato” aspettando l’esito dei ricorsi. E adesso c’è un ulteriore “regalo” perché – ecco il fallimento – non si è stati capaci di fare la “gara ponte”, né predisporre per tempo un capitolato degno di tale nota (lo ha bocciato persino il consulente chiamato dal Comune per esprimere un parere) o immaginare un bando nazionale per entrare in una società pubblica virtuosa. E che fine ha fatto il compostaggio? Mai visto, però abbiamo pagato per tre anni il deposito delle compostiere…. E’ mancata una visione. Lo dimostra il procedere per tentativi ed errori di questi giorni del nostro Comune. Non è colpa della Rida che chiude (lo fa ogni anno, nella giostra dei “ricatti” che c’è nel settore…) della Regione che non decide, dell’opposizione. No, è responsabilità di chi guida la città e di chi lo asseconda.

SENZA CONTROLLO

Come si spiega, ad esempio, che per oltre un mese Camassa ha lavorato senza alcun atto? E che il dirigente dell’area tecnica “proroga” (senza scriverlo) fino al 15 settembre il servizio? Sarebbe “agli stessi patti e condizioni” ma secondo quale contratto e capitolato si passa dalle isole fisse a quelle mobili in centro? E prima di prorogare, di fatto, il servizio, si è proceduto alla cosiddetta “verifica contrattuale”? C’è dell’altro: il capitolato prevede sanzioni per la ditta appaltatrice, quante ne sono state fatte? Giusto multare i cittadini incivili, ci mancherebbe, perché tollerare le mancanze dell’azienda? E perché affidare, come è stato fatto per la bonifica in via Spadellata, un altro servizio alla stessa Camassa (ed “eredi”) quando quell’attività doveva svolgerla da capitolato? Perché polizia locale – dirigente in testa – e “guardie ambientali” (!?!?) dovrebbero controllare le “isole” quando il contratto dice altro? Possibile che l’anticorruzione non si accorga di tutto questo, del fatto che Ranucci era imputato in un procedimento contro il responsabile del suo ufficio e anzi lasci al suo posto – poco opportunamente – un funzionario condannato dalla Corte dei conti per danno erariale in quel settore dovuto alle “27 proroghe” sul verde? Vittima, forse, dei troppi “sì” detti alla politica. E possibile che la biogas scrivesse a un assessore non più in carica per prendere accordi? Misteri anziati… Senza contare che per proroghe, poi risultate regolari, c’è chi è stato costretto a mesi di ingiusti domiciliari. Velletri, come diciamo qui, dove vede e dove cieca…..

HOUSE, VOLSCA ED EVASORI

L’ultima “trovata” è l’ingresso nella società pubblica di Ciampino. Decisa dal sindaco, di fatto, con uno scambio di lettere con il collega di quella città, votata in giunta e solo dopo arrivata in Consiglio. C’era questo stesso primo cittadino quando entrammo nella Volsca, poi fallita e per la quale stiamo ancora pagando le conseguenze. Possibile che in questa città nessuno ricorda? Andremo con Ciampino, bene, i conti di quella partecipata sembrano a posto, ma non ha mai gestito un comune più grande di quello capofila, né sul mare. Quali garanzie avremo? Il “recinto” e le new entry in maggioranza alzeranno la mano o chiederanno lumi? Avremo una convenienza o costerà di più? Perché poi sono i cittadini a pagare. I pochi che lo fanno, altro fallimento di casa nostra…. Pure qui, stesso dirigente da anni, salvo parentesi a Nettuno, e stessi risultati deludenti, con elusione al 50% e nessuno che va a cercare chi non paga. In passato, tra questi, anche autorevoli esponenti del consiglio comunale. E su questo argomento – cioè i residui attivi della Tari – i revisori e la Corte dei conti si sono espressi senza mezzi termini.

LAVORATORI

In tutto questo l’appalto è stato usato, negli anni, come serbatoio elettorale. I sindacati si occupavano di sentenze (nel caso Ecocar-Gesam/Camassa) come se fosse di loro interesse. E quando c’erano da chiamare “squadre volanti” – diventate la normalità…. – si cercavano lavoratori fuori a un bar di Anzio Colonia, tipo “caporalato”. Adesso si preoccupano anche loro, visto che il servizio rischia di essere affidato da chi svolgerà il servizio a qualche cooperativa che non è detto li riassorba. Dopo essere stati al seguito dei vari assessori, protagonisti anche loro di carte giudiziarie (benché non indagati) sono giustamente preoccupati.

LE ALTERNATIVE

Bisogna essere seri e dire ai cittadini la verità. Sui rifiuti paghiamo, a livello nazionale e soprattutto regionale e di area metropolitana, anni di scelte mancate. Ci sono eccellenze (abbiamo parlato di Fondi, all’inizio, ma ce ne sono tante altre da nord a sud) grazie ad amministrazioni lungimiranti e cittadini seri, poi tante Anzio. Ebbene il ciclo andrebbe chiuso ognuno per sé, al limite in un ambito territoriale ottimale (ad esempio noi e Nettuno) spingendo la differenziata e il compostaggio. In discarica andrebbe poco o niente, alla biogas meno ancora. Ma i rifiuti sono interessi, grandi, grandissimi, e così come disse il sindaco per le biogas “o vengono perché li chiamano o perché trovano terreno fertile”. Le carte delle indagini (Evergreen, Touchdown, Ecocar) dicono che è per entrambe le cose ma c’è chi si è alleato con loro e chi ha deciso altro. Detto questo, va benissimo la scelta di una società pubblica ma si poteva e doveva cercarla in tutta Italia, con un bando, mettendo a confronto le offerte di chi – con tutto il rispetto per Ciampino – ha ben altri servizi. Si doveva prendere per una volta una decisione coraggiosa e senza preoccuparsi di equilibri politici, “soci elettori” (sempre dalle indagini), promesse da campagna elettorale. Fare la tariffa puntuale, far pagare tutti per ciò che producono. Non è avvenuto, ma l’alternativa c’era. Dire oggi che partirà il “porta a porta” e che i cittadini saranno sanzionati, è l’ennesima promessa. Se la differenziata avesse funzionato, anziché essere un fallimento come l’intero settore, oggi non avremmo i cumuli di rifiuti per i quali il sindaco non sa più a chi dare la responsabilità. E’ sua e di chi governa Anzio, ininterrottamente, dal 1998 a oggi. Chissà se una passeggiata a Fondi (il leader di Forza Italia Claudio Fazzone viene spesso da queste parti) possa aiutare a capire come si governa questo delicato settore…

Assolti e prescritti, le responsabilità restano altre

Chi ha la bontà di seguire questo spazio sa che tutti sono innocenti fino a prova del contrario. Per questo la chiusura della vicenda nota come “27 proroghe” tra assoluzione (dell’allora e attuale dirigente oltre che dell’ex assessore Placidi) e prescrizioni, non mi esalta. Così come non gioivo quando vennero indagati esponenti di spicco dell’allora e attuale maggioranza. Le responsabilità penali erano e restano personali, in questo caso non ce ne sono perché per un capo di imputazione il giudice ha deciso che si dovesse procedere con assoluzione e per gli altri era tutto prescritto. Non si è stati capaci di celebrare un processo nei tempi, pensate.

Restano le responsabilità, le abitudini, il modo di intendere la cosa pubblica, che sono – invece – tutte politiche. Da questo punto di vista, a leggere le carte di questa e altre inchieste, si tratta di vicende politicamente disdicevoli. Amministrativamente, anche. Lo dimostra il fatto che ancora oggi affidiamo la raccolta e smaltimento dei rifiuti a una ditta che ha vinto 6 anni fa, alla quale è stato fatto il contratto un anno dopo e che quindi ha beneficiato di un “bonus”, sta operando in proroga nonostante gli innumerevoli disservizi. E che all’ultimo giorno utile, con le spalle al muro, entreremo in una società pubblica per volontà del sindaco, scelta non si sa su quali basi. Lo dimostra che la biogas per la quale “o vengono perché li chiamano o perché trovano terreno fertile” – parole del sindaco, all’epoca “oppositore” (!?!?) – riceve i rifiuti di Anzio, con una procedura tutta da spiegare. No, non sono gli aspetti penali a interessarci quando troviamo “soci elettori di….” o squadre volanti chiamate fuori a un bar o proroghe sempre agli stessi. Sono le responsabilità politiche di chi ha costruito un sistema tanto vincente quanto amministrativamente singolare, per non dire di peggio.

Le “27 proroghe” sono un’altra montagna che ha partorito il topolino. La prescrizione è uno schiaffo alla giustizia, perché gli imputati – Placidi, Salsedo, Dell’Accio e altri – sono stati alla gogna per quasi un decennio e questo in uno Stato di diritto è inaccettabile. Sempre e comunque.

Per eventuali e ben più gravi aspetti penali, invece, servirebbe un investigatore che qui di fatto non c’è mai stato.

La Procura di Velletri, diciamolo, non ha brillato da queste parti, quando si è occupata di reati contro la pubblica amministrazione. L’impressione di chi scrive è che troppo spesso sia rimasta in superficie, quando sarebbe bastato poco per approfondire. Ma questo è altro discorso.

In Regione la biogas delle beffe, cosa inventeranno ora?

Si potrebbe sempre fare ricorso alla frase di Alberto Sordi “A me m’ha bloccato la malattia” perché è difficile immaginare cosa andranno a dire domani in Regione, alla commissione incaricata di analizzare la richiesta di revoca dell’autorizzazione alla biogas di Anzio. Il sindaco potrebbe uscirsene dicendo che ad autorizzare quell’impianto è stato il suo predecessore insieme al dirigente dell’epoca e all’assessore “cattivo” Patrizio Placidi, potrebbe dire che lui era formalmente all’opposizione benché facesse azione di lotta e di governo. E poi potrebbe anche dire che in campagna elettorale ha promesso – vero – che sarebbe andato fino all’Onu pur di non far realizzare un impianto per il quale i lavori erano praticamente già iniziati, ma era solo uno slogan. Qualche difensore d’ufficio da tastiera, riferendosi alla campagna elettorale, parla del secondo impianto per il quale si sarebbe andati all’Onu, cercando di “assolvere” il sindaco dalla figuraccia. Solo che a leggere le carte di qualche indagine è proprio Placidi a ricordare di chi fossero gli interessi sulla seconda biogas. Nomi e cognomi, tutti candidati o sostenitori dell’attuale maggioranza.

Direte va be’, acqua passata… No, perché con chi l’ha autorizzata e con chi aveva interessi sulla seconda il sindaco si è alleato per tornare alla guida della città. Quando in consiglio comunale dove lui, gli attuali assessori Fontana, Ruggiero e Ranucci sedevano sui banchi dell’opposizione – almeno formalmente – è arrivata la richiesta di retroattività di quell’impianto si sono allineati al sindaco Bruschini. Il quale spiegò come non ci fossero le condizioni politiche per approvare quel provvedimento che avrebbe bloccato la realizzazione della biogas. Atto – ce lo dicono sempre le carte delle indagini – che avrebbe creato qualche problema a chi quell’impianto lo voleva, cioè alla maggioranza di centro destra vecchia e nuova che poi è sempre la stessa dal 1998 a oggi. Si potrebbe usare la frase di Alberto Sordi per togliersi dall’impaccio, suvvia, e magari ricordare che il Comune presentò anche un ricorso al TAR per bloccare l’impianto sentendosi rispondere che prima lo aveva autorizzato. O magari potrebbe provare a spiegare perché a dicembre si chiede la revoca dell’autorizzazione e poi si conferiscono oggi lì i rifiuti umidi del Comune. Cosa inventeranno, insomma?

Perché questo è successo, la biogas delle beffe è stata prima autorizzata e oggi viene utilizzata per portarci l’umido prodotto dai cittadini ai quali si vuole ancora far credere alle favole che quell’impianto non si vuole. Gli ultimi fatti dimostrano il contrario: la proprietà presenta una proposta di convenzione a 100 euro a tonnellata, la dirigente Santaniello prova a spiegare che non si può perché si deve fare una gara, adotta e revoca atti, quindi lascia l’incarico. Si evince – ma questo dovrebbero accertarlo altri – che la volontà politica è chiaramente di andare alla biogas che nel frattempo si è chiesto di chiudere per la vicinanza alla scuola e tutto il resto. La Santaniello lascia, il sindaco emette una ordinanza, spiega che risparmieremo (se il criterio è questo, w la biogas!) e nomina a dirigere l’ambiente chi per contratto è chiamato a fare altro e non potrebbe assumere quell’incarico. Il dottor Luigi D’Aprano, facente funzioni, indica a responsabile del servizio l’ingegnere Walter Dell’Accio. Rimette al suo posto, cioè, colui che ha dato il via libera alla biogas con Placidi – e pazienza – ma che opportunità vorrebbe si occupasse di altro. Perché in quel settore risulta indagato (e innocente fino a prova del contrario, sia chiaro) per un paio di vicende, ma anche vittima in un procedimento nel quale è imputato il “suo” assessore di riferimento. E’ un dettaglio, poi, che l’attuale sindaco lo ritenesse il responsabile, con Placidi, di avere avviato un “porta a porta” fallimentare in piena campagna elettorale nel 2013.

Cosa fa il responsabile? Un avviso nel quale si cerca chi possa offrire il servizio, partendo dal prezzo di 100 euro a tonnellata. Regolarissimo, sicuramente, ma vi immaginate se l’azienda X avesse proposto una convenzione al Comune per un servizio qualsiasi indicando un prezzo e questi poi sarebbe diventato la base di partenza per un avviso pubblico? Immaginate se a fare una procedura del genere ci fosse stato il “cattivo” Placidi insieme a Bruschini? Ecco, forse spiegare tutto questo a una commissione regionale, provare a salvare la faccia con quello che resta del comitato cittadino, sarà una impresa. Meglio la frase di Alberto Sordi.

Infine, sarebbe stato il caso di parlare di ciclo dei rifiuti prima. Della necessità di chiuderlo il più vicino possibile, certo. Di come funzionerebbe se ci fosse un vero “porta a porta”, il compostaggio domestico (altra beffa), la filosofia del “rifiuto zero”, la tariffa puntuale che premia i cittadini virtuosi e via discorrendo. Ma come disse l’attuale sindaco, chi proponeva gli impianti “o viene perché lo chiamano o perché sa che trova terreno fertile”. Ci sentiamo di dire che è per entrambe le cose. E’ lui ad essercisi alleato.

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Il #brand, i cassonetti di Fontana, l’inutile caccia alle streghe

Anni fa venni convocato in Procura a Roma, nel lancio Ansa che dava la notizia dell’arresto di presunti talebani ad Anzio c’era la mia sigla. Avevo semplicemente riportato ai colleghi della redazione quello che avevo saputo, non c’era o era impegnata la corrispondente di Anzio e quindi una volta verificato che la vicenda era fondata misero in fondo un J10, la sigla che appunto mi identificava.

La notizia fece il giro del mondo, l’allora ministro dell’Interno Giuseppe Pisanu andò su tutte le furie, venne aperta e chiusa l’inchiesta sulla “fuga” di informazioni della quale ero accusato perché spiegai che quanto accaduto non era un segreto: “Siamo in un porto di mare”. Perdonate l’aneddoto (e il lungo silenzio su questo spazio, gli impegni si moltiplicano) ma sono partito dall’episodio perché leggo che in Comune – ad Anzio – si va cercando chi possa aver fornito a Controcorrente la notizia di un intervento “a gamba tesa” su una gara in corso – come scrive Agostino Gaeta – dell’assessore all’ambiente e vice sindaco Danilo Fontana. E della “fuga” di dipendenti. Sotto “processo” finisce Angela Santaniello, dirigente fino a poco tempo fa del delicato settore, accusata di aver divulgato la notizia e persino insultata, cosa che spero non vera. Se ha una “colpa”, la dirigente, è quella di aver fatto il suo dovere revocando quella gara. Ed è un merito, attenzione.

Mi piace ricordare al sindaco che non arriva da Marte a svolgere questo ruolo, è stato primo cittadino per un decennio, Senatore, è in Comune dal ’90, sa quanto l’ente sia “un porto di mare” e sa qual è la professionalità di Angela Santaniello. Anziché prendersela con lei o fare la caccia alle streghe su chi avrebbe dato la notizia, ci si dovrebbe chiedere se è vera (e lo è) e preoccuparsi di cosa è accaduto.

Insieme al sindaco dovrebbe farlo la responsabile dell’anti corruzione. Perché vedete, l’assessore Fontana che ha chiesto e ottenuto l’elenco dei partecipanti a una gara per poche decine di migliaia di euro non ha commesso reati, e si sarà reso conto egli stesso di aver commesso quantomeno una ingenuità, ma prima di eventuali risvolti penali ci sono responsabilità etiche, deontologiche e politiche. Di questo deve rispondere l’assessore e, di conseguenza, il primo cittadino.

Il tanto sbandierato #brand, unito ai vari #workinprogress e compagnia (a proposito, complimenti per la campagna di marketing) qui si scontra con qualcosa che comunque la si giri è grave. E non perché viola il decreto legislativo 267 del 2000 che dice chiaramente qual è il confine tra assessore e uffici, ma proprio per le responsabilità che dicevamo. E’ grave perché a segretarie “in cassaforte” e dipendenti “allineati” – come diceva l’ex assessore Placidi – abbiamo già dato e se ha da esserci “discontinuità” come il sindaco spesso ricorda e ha scritto nel programma, non è questa.

Ma voi immaginate cosa sarebbe successo se Placidi avesse fatto una cosa del genere? Erano piene le pagine dei giornali… E se la città fosse stata – come era – nelle condizioni attuali? Vi sembra pulita Anzio? No, però nel settore per primi i lavoratori dell’appalto non aspettano altro che “la nuova ditta”. Lo sa bene pure il sindaco e immaginiamo la scena: lui che urla a Fontana, l’assessore che si sfoga in ufficio, i dipendenti stufi che se ne vanno.

L’altro De Angelis sindaco, quello che tolse la delega a Guerrisi per aver aperto un bar senza autorizzazione, anche in questo caso (dopo quello dell’assessore ai lavori pubblici che diede in escandescenza per una gara sulle palestre) sarebbe già intervenuto anziché fare la caccia alle streghe.

E per favore, eviti di raccontarci la storiella di “mister 6%” e compagnia, se vuole intervenire spieghi cosa ha fatto dopo questo scivolone del suo vice e cosa pensa di quanto accaduto in un settore – quello dell’ambiente – che non è delicato: di più.

Un’ultima cosa: il 5 luglio si discute la “sfiducia” voluta dalla maggioranza nei confronti della presidente della commissione trasparenza. Il mio pensiero a riguardo l’ho già espresso, ma sarebbe bello che in quella seduta – tra le varie ed eventuali – l’opposizione tutta chiedesse lumi (e documenti) su questa vicenda dei cassonetti di Fontana. Altro che #brand….

L’ambiente, Placidi e chi si girava dall’altra parte. Troppo comodo

commissariatoanzio

Chi ha la bontà di seguire questo spazio potrà, volendo, andarsi a rileggere quanto si affermava sulla gestione dei rifiuti e del settore ambiente ad Anzio. Nessuna “rivincita“, non sono tipo, ma quelle che erano evidenze oggi sono indizi di reato nelle operazioni   “Evergreen” e “Touchdown“.

Non che avessi la palla di vetro, anzi, mettevo nero su bianco qui (e prima ancora dalle pagine del Granchio, ad esempio sui molteplici interessi imprenditoriali di Placidi), ciò che sentivo, riscontravo, mi veniva raccontato. Quando Patrizio Placidi è stato arrestato molti di quelli che si giravano dall’altra parte – dal sindaco alla maggioranza, fino a chi nella struttura comunale era deputato a controllare – hanno risposto in coro “eh, ma si sapeva….” Troppo comodo.

Già che si sapeva, cosa è stato fatto? Walter Dell’Accio metteva, nero su bianco, che subiva pressioni per adottare atti e nessuno se ne accorgeva, evidentemente. Servivano le carte dell’inchiesta per dirci che Placidi andava a sollecitare i pagamenti – tutti a tempo di record – per le vicende che riguardavano il suo assessorato? Nessuno aveva da dire, né ci si preoccupava di andare a fare i riscontri. Venne affermato, palesemente, che si preferiva un’azienda per un’altra nell’appalto dei rifiuti e non ricordo responsabili dell’anti corruzione stracciarsi le vesti o rendere noto – come poi è stato per altro – che andavano dai carabinieri. Eppure, oggi lo leggiamo nelle carte, l’emergenza era scientemente voluta e i servizi aggiuntivi servivano per far lavorare chi era rimasto fuori perché l’appalto non lo aveva vinto chi voleva Placidi e la maggioranza.

E quei servizi, alcuni previsti dal contratto e quindi allo stesso costo, nel frattempo erano fatturati come extra e pagati senza colpo ferire.

Sarà andata a raccontare questo, Angela Santaniello, alla dirigente del Commissariato? O era lì per una visita di cortesia? Non trapela di più sull’incontro avuto nella sede di Anzio 2, tranne la certezza che la Santaniello non è andata come indagata.

L’ho detto dall’inizio e lo ripeto, Placidi è l’emblema di come è stato inteso il modo di gestire la cosa pubblica ad Anzio e pensare che sia lui l’unico responsabile è troppo comodo.

Di certo, in #unaltracittà, sindaco e assessori non si preoccuperanno di chi vince le gare, né avranno squadre “volanti” da andare a prendere in qualche bar, ma di far rispettare i contratti.

 

Il punto blu, le assunzioni, il box pagato due volte

punto blu 2

Con i toni trionfalistici che stanno accompagnando ultimamente la diffusione di notizie del Comune di Anzio siamo stati informati, nei giorni scorsi, dell’apertura del “Punto blu” in piazza Pia. In una città dove i colleghi della stampa – non me ne vogliano – si limitano spesso a copiare e incollare, nessuno sembra chiedersi come quello “sportello” sia finito nel box che un tempo era del “Centro commerciale naturale“. Figuriamoci se ci pensa l’opposizione o quel che ne resta, a chiederselo…

Allora proviamo a ricostruire, partendo dal comunicato ufficiale. Il “Punto blu” faceva parte del progetto del “Borgo Marinaro di Nerone” e allegati alla  delibera del 16 febbraio scorso con la quale si chiedevano alla Regione Lazio 50.000 euro (10.000 sono a carico del Comune) ci sono la “scheda del progetto” (vuota, ma in giunta le carte le vedono o non?) e la “sintesi del progetto” che prevede – fra le altre cose – “L’installazione di un INFOPOINT nel parco di Villa Adele a poche centinaia di metri dalla stazione ferroviaria : un centro polifunzionale con nuovi servizi per l’accoglienza del turista“. La previsione di spesa per realizzarlo è di 7.000 euro.

Risultato? Quel box lo abbiamo pagato due volte. Eh sì, perché il nuovo a Villa Adele non c’è e sistemarlo in quello esistente ci è sicuramente costato qualcosa. Torniamo al “Centro commerciale naturale“, all’aborto di quella iniziativa, perché nel 2011 sempre la giunta aveva affidato all’associazione che doveva realizzarlo (ed è poi sparita) la “struttura in metallo di forma ottagonale con superficie di circa 16 metri quadrati sita in Piazza Pia dotata al suo interno di impianto video lcd ed impianto audio per filodiffusione; 14 paline per la denominazione delle vie del Centro Commerciale Naturale; Punto Informativo Turistico dotato di touch screen che, attraverso un software dedicato, consente la visualizzazione di informazioni e notizie utili alla fruizione del territorio comunale (in fase di istallazione); – 4 paline informative bifacciali (tipo bacheche) con telaio in ferro di colore blu per l’affissione di messaggi promozionali o pubblicitari; sito internet con dominio anzioinpiazza.it; rete wi-fi funzionante nel perimetro del centro per consentire la connessione gratuita ad internet.”  Tutto questo era stato affidato all’associazione “al fine di elevare e qualificare la fruibilità delle strutture e dei servizi da parte dei cittadini e di garantire la prosecuzione di tutte le attività ed i programmi attualmente in atto”. Li avete mai visti?

Fortuna che almeno il sito anzioinpiazza non esiste più, perché per anni ha messo tra i piatti tipici della città gli spaghetti alla sorrentina. E fortuna che hanno tolto il touch screen che a Ferragosto augurava buon Natale. Ebbene tra le spese di quel Centro commerciale naturale – sostenute da Regione e Comune  per un totale che supera i 250.000 euro –  alla voce “arredo urbano” troviamo:    14 paline, 7 fioriere, 15 panchine, 4 totem indicatori, altrettante paline informative, 10 cestini porta rifiuti, 100 stendardi in nylon da appendere all’esterno di ogni esercizio e per l’aggiornamento della toponomastica  e la realizzazione del chiosco ottagonale in piazza Pia: 53.055 euro. Vuol dire che lo abbiamo pagato caro. Adesso lo paghiamo di nuovo, sembra (ma va verificato, l’assessore Bianchi può illuminarci?) dopo averlo revocato alla ormai misteriosa associazione “Centro commerciale naturale”.  Se è così revochiamo anche le bacheche arrugginite e facciamo almeno pagare i danni… 

Non è tutto, perché se leggete la delibera e l’allegato, non troverete fra le spese previste quelle per il personale. Eppure c’è chi sta lavorando lì, anzi ha addirittura   firmato contratti, in Municipio. Avete letto avvisi pubblici o simili? Ricerche di persone che hanno esperienza nell’accoglienza turistica, conoscono le lingue e sanno di cosa parlano? No, quindi sarebbe interessante sapere chi ha scelto e “assunto” chi  è pagato per stare all’info point. Ah,  i contratti – o qualcosa di simile – sono stati firmati negli uffici dell’assessorato all’ambiente.  Non solo, molti – assessori e consiglieri comunali di maggioranza compresi – hanno appreso dell’inaugurazione solo da internet. Vittime del 3.0, dai….

Conclusione: anche le cose che partono con buone intenzioni in questo Comune prendono sempre strade contorte. La sfida per chi si candida ad amministrare Anzio nel 2018 è quella di fare percorsi certi e lineari. E’ un’altra linea di demarcazione, chiara, tra questo modo di “fare” politica e #unaltracittà.

I veleni di Pomezia, il diritto di sapere. Arpa, ci sei?

Aggiornamento delle 15,27, questo il documento diffuso dall’Arpa analisi arpa lazio. Beato chi ci capisce e soprattutto…. è stato come fare una passeggiata a Roma. Ma davvero? Restano i dubbi espressi sotto.

incendiopomezia

Ha “girato” il vento e da ieri sera ad Anzio si avverte una forte puzza di bruciato. Finora il meteo era stato clemente con il nostro lido, spingendo verso i Castelli il denso fumo sprigionato dalla Eco X di Pomezia che ancora brucia.

Sulle cause del rogo altri dovranno indagare, così come sul fatto che ci siano state segnalazioni dei cittadini cadute praticamente nel vuoto. Ora quello che interessa è avere informazioni certe sui rischi per la salute pubblica.

E’ comprensibile la precauzione del sindaco di Pomezia, del commissario di Ardea, così come sono sacrosante le misure adottate in assenza di indicazioni diverse, ma è inconcepibile che a quattro giorni dall’incendio e dai veleni che si sono certamente sprigionati da quel sito non si sappia ancora nulla sui potenziali rischi per la salute.

Stupisce soprattutto che l’Agenzia regionale per l’ambiente (Arpa) ci ripeta che “Dall’analisi dei dati non emergono superamenti dei limiti imposti per la qualità dell’aria ambiente dalla normativa vigente“. Purtroppo quando la comunicazione, anche in casi del genere, è soppiantata dal burocratese si scatena una reazione che è quella che viviamo quotidianamente: c’è l’amianto, che facciamo, si è depositato, oddio, ma no dai….

Confusione, dilettanti allo sbaraglio, specialisti da tastiera, persino falsi ispettori che vanno in giro. Nell’incertezza succede di tutto, perché chi deve dare informazioni commette l’errore di non voler creare allarme, ignorando che nel silenzio non fa che alimentarlo. O, peggio, nel dire: “I dati sono in linea con quelli misurati nelle giornate precedenti a quella dell’incendio e coerenti con quelli misurati normalmente in questo periodo dell’anno”  Ma no? E quali sono questi dati, quali i limiti, dove sono sul sito dell’Arpa dove, tra l’altro, l’ultimo comunicato stampa risulta pubblicato a giugno 2015 e nella sezione “news” l’ultima è di gennaio?

Ma chi è al vertice dell’Arpa le telefonate le riceve? Ai social dà una guardata? Le preoccupazioni le ascolta? Ecco, buon senso dovrebbe indurre a far conoscere in tempo reale quali sostanze sono state sprigionate  (dopo 4 giorni lo sapremo no?) qual è il limite, qual è il risultato delle analisi, quali rischi si corrono, a che distanza e via discorrendo. Tutto questo, a oggi, lo ignoriamo e un comportamento del genere favorisce la confusione, oltre a far venir meno quel poco di fiducia che resta nelle istituzioni.

Occorre essere bravi tecnici e all’Arpa sicuramente lo sono, ma occorre anche  capacità di informare e comunicare in modo corretto.  Dire che non c’è allarme o di evitare allarmismi significa avere l’effetto contrario, indicare con certezza i dati permette di avere conoscenza. Soprattutto perché neanche chi lo ha riferito – pensiamo – crede che se oggi rileviamo l’aria in casa nostra con il camino spento sia la stessa di quella del camino che, accesso, fa uscire del fumo. Suvvia, non pensate che i cittadini abbiano l’anello al naso…

Per questo quando c’è da comunicare, quando c’è da farlo a maggior ragione nei casi di emergenza, servono dei professionisti del settore.  Purtroppo tante istituzioni pubbliche continuano a ignorarlo o a trattare i giornalisti (quando ci sono) come pezze da piedi. I risultati sono evidenti, non saranno queste poche righe a convincere l’Arpa ma al posto dei sindaci pretenderei di avere i dati rilevati, i limiti e il confronto con le analisi precedenti pubblicati immediatamente e aggiornati di continuo. E’ la salute di tutti e non si scherza.

ps, in tutto questo chi è andato a dire sì per poi ripensarci, sul primo impianto previsto ad Anzio, ha nulla da dire?