Le intercettazioni, Pirandello e la realtà che supera la fantasia

ccanzio

Il consiglio comunale di ieri (foto ilgranchio.it)

Luigi Pirandello, uno dei più grandi drammaturghi del ‘900, non avrebbe saputo fare di meglio. D’altro canto la realtà supera sempre la fantasia e a leggere il quadro che emerge dalle inchieste Evergreen e Touchdown ne abbiamo la conferma.

Una premessa importante, per i tanti improvvisati giuristi e paladini del diritto a “soggetto“: notificata alle parti una ordinanza di custodia cautelare è pubblica. Di più: se i soggetti coinvolti lo sono per il ruolo che ricoprono, quanto emerge – al di là di essere o meno indagati – può essere utilizzato.

Per capirci se Del Giaccio, indagato e intercettato, dice che ha “in cassaforte” il fratello è un conto ma se afferma – magari millantando – di averci un dirigente pubblico o Ivano Bernardone è altro. Chiaro il concetto? Ah, se millanta va denunciato. Soprattutto quando si parla di soldi… E anziché scervellarsi su come escano le carte, si deve piuttosto pensare (prima) a quello che si fa o si dice.

Torniamo agli atti, allora, perché chi guida Anzio è perfettamente  dipinto lì dentro. La maggioranza – vecchia e nuova – si esprime proprio così. Non c’entra il penale – no, assolutamente – ma il modo di agire. Le espressioni forti, il dileggio degli altri anche se “alleati“, la supponenza, la protervia. L’arroganza o la pretesa di controllare Comune e macchina amministrativa – a volte, purtroppo, trovando sponde in questa – come fosse cosa loro e non pubblica.

Ma non li sentite parlare?  E non li vedete impegnati a “trattare” su una cooperativa, un dirigente, le biogas, i mercatini, gli impianti chi più ne ha più ne metta? Le carte delle indagini restituiscono un copione teatrale, la sceneggiatura di un “Romanzo criminale” de noantri tra chi deve “ammazzare” e chi considera un incapace la persona con la quale ha condiviso se non altro una vita politica. Una “Gomorra” in salsa di burro e alici tra presunti affari, pressioni, interessi, telefonate, inviti a far “ragionare” chi sembra aver perso la strada. O forse, Pirandello perdonerà, un realissimo “Uno, nessuno e centomila“. Non è  una perfetta espressione di teatro nel teatro quella che si è vista ieri a Villa Sarsina?
In questo quadro desolante per la città c’è spesso il piagnisteo legato a non meglio specificati attacchi personali e al fatto che “ci sono le famiglie“. Giusto. Sempre per i moralisti di facciata – spesso gli stessi giuristi di cui sopra – si finisce in atti giudiziari per il ruolo pubblico che si occupa o i rapporti che si hanno con la pubblica amministrazione. Ruoli nei quali ci si dovrebbe preoccupare di risolvere le vicende dei cittadini più che degli appalti, magari.

Più  si ha un ruolo pubblico, più si è soggetti a controlli e critiche per ciò che si fa in quanto sindaci,  assessori, consiglieri e dirigenti. E comunque è vero, ci sono “le persone e le famiglie” anche quando si decide di realizzare biogas (Placidi sostiene che sulla prima fossero tutti d’accordo nel 2012…)  – ad esempio – o di far lavorare chi ha portato voti e non altri. Sono quelle dei cittadini.
Ps il Consiglio di ieri e gli atti sono ancora pieni di spunti. Trascorreremo insieme – per chi ha la bontà di seguire questo spazio – buone feste.

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O Placidi millanta o… Spaccato di un sistema al capolinea

Placidi

Patrizio Placidi

Patrizio Placidi, ex assessore all’ambiente del Comune di Anzio, arrestato prima nell’ambito dell’indagine Evergreen della Procura di Velletri e poi in quella Touchdown di Latina, millanta o racconta cose reali?

Il leader della lista Enea e personaggio di spicco di Forza Italia, una vita in Comune, decisivo per far vincere a Luciano Bruschini nel 2013 , è un personaggio “chiacchierato” da tempo. In forza dei voti raccolti, però, ha sempre avuto gran credito e carta bianca.

Ebbene se nell’indagine Touchdown viene contestato un solo episodio e la Procura di Latina si imbatte quasi per caso nell’ex assessore di Anzio, in Evergreen quella di Velletri  – nata dalla registrazione di una conversazione – ce ne sono diversi da approfondire. Placidi è agli arresti per uno (le presunte tangenti su un paio di affidamenti), è indagato per un altro (le forniture che Gesam era “costretta” a fare nel suo distributore) ma dalle carte dell’inchiesta esce un mondo. Carte ormai pubbliche, in possesso di più soggetti e note – a quanto pare – anche in Comune. Carte che citano personaggi pubblici.

Mondo che non coinvolge solo lui, anzi, racconta il “sistema” che forse non è solo di Anzio ma che qui ha toccato il fondo. Placidi cercava di controllare il possibile e oltre. Aveva il suo ufficio ai piedi, interagiva con i consiglieri comunali (Donatello Campa è stato arrestato con lui) e in particolare con Massimo Millaci capogruppo di Forza Italia, in più occasioni a “conclave” con l’assessore.

Da registrare, nel frattempo, l’annullamento della prima ordinanza per Walter Dell’Accio che scrive sulle determine di essere stato “costretto” a firmarle – né il sindaco, né la responsabile dell’anti corruzione le avranno mai lette – e in questa vicenda sembra la vittima sacrificale. E il resto? Proviamo a vederlo.

Dell’ambiente si è detto a più riprese, ma quando arriva l’interdittiva a Camassa – che Placidi aveva osteggiato sin dall’inizio per fare spazio a Gesam – e c’è il problema dei rischi per i lavoratori. Viene citato il sindaco: “Lui ha soltanto un interesse – afferma Placidi – dato che non ha fatto un ca… di niente”. Replica Campa: “Non vuole fare un ca...” e l’allora assessore: “Né porto né quello, lui vuole uscire indenne fino al 2018, lui questa cosa qua non la vuole perseguire, ma purtroppo la deve perseguire per i lavoratori e la città”. La cosa è mandare via Camassa e fare una gara ponte “Come a Nettuno”. Poi dice che la politica non si interessa di certe cose…

Gli uffici

Placidi conversando con Millaci “racconta delle gravi mancanze nei suoi confronti da parte di Droghini e Dell’Accio – scrive il giudice – riferendosi ad affidamenti fatti a sua insaputa”. Poi lo invita a parlare con Droghini per farlo tornare sui propri passi perché altrimenti “questa c’ha l’ordine (si riferisce al segretario generale) ma questo perde tutto”. Cioè viene “retrocesso” – cosa che poi è avvenuta non sappiamo se per questo o altri motivi – mentre Placidi invita Millaci a parlare con Droghini: “Lo possiamo ripianificare, rinvigorirlo, ma su posizioni serie e abbiamo spazi ancora, Massimo e se te lo dice Patrizio abbiamo gli spazi”. C’è anche un passaggio nel quale vorrebbe “mandare in Siberia Walter e Aurelio”.

A proposito di Dell’Accio Campa chiede “Walter sta allineato Patrì?

Placidi: “Sta allineato qualora siamo allineati noi, se io vedo che so isolato e il sindaco va da na parte lui va sul sindaco allora così se ne annamo”

Campa: “Ho paura che se rificca n’altra volta Fiorillo, va di comune accordo con Casto e il sindaco, dobbiamo annacce a bagno

Placidi: “A fratè noi dobbiamo fa la guera, litigà co Walter co Fiorillo per che cosa?

I consiglieri

Sempre al fine di portarlo dalla sua parte – scrive il giudice – il Placidi racconta a Millaci che altri consiglieri comunali, di alcuni dei quali fa i nomi, stanno ottenendo compensi mensili per diversi affari o deleghe sindacali ricevute, mentre loro stanno a guardare

Biogas e terreni

Com’è noto il primo impianto passa per essere quello “di” Placidi, riferibile all’ex assessore. La conferma è nelle carte, ma il 25 febbraio all’indomani del Consiglio comunale nel dialogo tra Placidi, Millaci e Campa si aggiungono particolari interessanti.

Placidi: “La prima deve iniziare solo il cantiere (…) allora qua il discorso è solo uno, la seconda proposta quella di Giorgio è fottura perché in conferenza dei servizi è andato proprio il sindaco a dire no, mentre la prima me so preso quel ca… di vuzzo e ch’ho detto così, punto, vabbè annamo avanti, prima erano tutti sì poi m’hanno detto che ero solo io vabbè non c’è problema”. Tradotto, erano tutti d’accordo?

Millaci: “Vabbè se semo capiti

Placidi: “Allora quella de Stefano (Massa) non c’entra un ca… (…) di fatto il malumore di Giorgio Zucchini”

Campa: “e di Attoni

Placidi: “e di Sebastiano Attoni è quello ed anche un po’ di Succi perché lì è che hanno preso i soldi della mediazione del terreno, questo è il problema grave

Millaci: “è ufficiale che l’hanno presi?

Placidi: “Come no oh! Agenzia… ha preso dall’imprenditore come ca… si chiama il compromesso oh! E’ stato oneroso eh…

Rispetto alla prima Biogas, invece, Placidi invita l’imprenditore che doveva realizzarla a denunciare il sindaco “per danni finanziari, poi deve andarsi a vendere tutto lo stabilimento, il supermercato, in quanto non paga il Comune o la giunta in quanto Patrizio non farà mai un atto in merito a quello

Una considerazione: alla luce di quanto emerso e benché i lavori siano di fatto iniziati, dato che proprio Placidi ha dato il via libera che il sindaco diceva di ignorare, è il caso di chiedere alla Regione se può adottare una misura che rivaluti l’intera situazione.

La segretaria

Si parla di arrivare a una manifestazione di interesse per i rifiuti, con la gara ponte, si organizza una riunione e Placidi dice a Millaci, sperando di avere dalla sua parte Droghini: “Lui dice no per me è così, per te è così e tutti così e quando Luciano dice che ca… dovete fa? Fate manifestazione di interesse secondo legge, però lui deve essere pronto

Millaci: “ehhh la… – e scrive un nome su un foglio – Mette bocca?” (forse chiede della segretaria, si legge negli atti)

Placidi: “Tutto a posto, tranquillo

Millaci: “Sii?

Placidi: “Ce l’abbiamo in cassaforte questa” (sorride)

Millaci: “Io la mia preoccupazione è questa

Placidi: “Tranquillo tranquillo su questa qua

La discussione va avanti su un altro argomento, Placidi ancora “questo qua se io come se scrive?

Millaci: “Vabbè se semo capiti, ci vuole la H” (ridono, parlano del segretario generale Inches secondo gli atti)

Nella conversazione sui consiglieri che riceverebbero per l’attività del settore loro affidato “altro che fa l’assessore, sto ca… io non lo faccio più – dice Placidi – il cimitero, delibera de 15, de 12, de 50 tutti i giorni tutti i mesi e noi stiamo fare i cogl…

Millaci “Te sei scordato un’altra parte ehhe! Enaip pure

Placidi “Aho fermete l’ha fatta la segretaria però

In un altro episodio si evince che la stessa segretaria aspetterebbe una lettera di Placidi per bloccare la procedura relativa ai rifiuti.

La cessione

Per liberarsi dei problemi con le attività degli impianti di carburante Placidi incontra il suo commercialista, Natalino Monghese e concorda con lui un piano per arrivare alla liquidazione/fallimento della società attraverso una serie di operazioni di cessione di quote e del ramo d’azienda. Febbraio 2017.

I tre appalti promessi

Placidi incontra “un noto pregiudicato di origini calabresi, già sottoposto a misure di prevenzioni personali , nonché imprenditore operante a Lavinio” – si legge negli atti – al quale promette “diversi appalti” per un importo di 43-45.000 euro dando pure indicazioni sulle cose da presentare agli uffici

Millantava Placidi? Probabilmente, certo è che emerge lo spaccato di un sistema al capolinea.

Commissione d’accesso, una misura inevitabile

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Oggi la notizia della richiesta di commissione d’accesso, presentata dal senatore Massimo Cervellini, giovedì pomeriggio l’incontro su “Legalità e territorio” organizzato da un Comitato trasversale che tratterà quella che è una vera e propria emergenza per Anzio. Solo in maggioranza – sindaco in testa – sembrano non accorgersene. Giovedì mattina il consiglio comunale, convocato per altro ma che necessariamente dovrà affrontare questa vicenda.

Chi scrive, a più riprese, ha sottolineato l’esigenza di fare chiarezza anche attraverso una commissione, esistono carte – messe insieme anche dal sottoscritto nel corso dell’attività giornalistica  – che dimostrano il condizionamento verso amministratori e uffici. E non dimentichiamoci i viaggi verso la Prefettura dell’ex segretario generale Pompeo Savarino.

Ricordiamo che la commissione d’accesso è una misura preventiva, non servono condanne (che pure ci sono state) e che quanto sostenuto nell’interrogazione basta e avanza per una verifica del genere. Anzi, a voler approfondire c’è anche dell’altro.

Non sappiamo se Alfano e per lui il prefetto di Roma manderanno una commissione d’accesso, quello che possiamo affermare senza tema di smentita è che in questa situazione ci hanno portato – fingendo di non sapere, facendo spallucce, dando lavori, prendendo voti che forse altrimenti non sarebbero arrivati – Luciano Bruschini e la sua maggioranza. E “Mala suerte” è solo la punta dell’iceberg.

Quando una imprenditrice non trova riscontro alle sue richieste, va da un politico, questi gli dice che la materia è di altro politico – come leggiamo nell’interrogazione – e alla fine è costretta a pagare il pizzo per mantenere la moglie di un camorrista detenuto, siamo arrivati alla fine della corsa. Speriamo che l’interessato abbia smentito nelle sedi dovute, perché solo quell’episodio è sufficiente a far sciogliere il Comune. Anzi, Nettuno è stato sciolto per molto meno e il mancato scioglimento di Fondi resta uno scandalo nazionale.

Ecco, immaginiamo già che Patrizio Placidi chieda consiglio a Claudio Fazzone – il potente senatore di Forza Italia che “salvò” il suo feudo elettorale  – e qualcun altro cerchi contatti con Alfano per provare a  dire che è tutto a posto.

Nella fase in cui siamo, sarebbe l’ultima cosa da fare. Chi ci ha portato in questa situazione, chi prova a condizionare coloro che denunciano, chi usa toni minacciosi verso cittadini, stampa, comitati, ha fatto il suo tempo. Se servirà una commissione d’accesso a dimostrarlo, ben venga. La misura ormai è inevitabile.

Parcheggi per Ponza, brutto spettacolo e qualcosa di più serio

ponza

Immaginiamo per un attimo di arrivare in una normale località turistica, pensiamo di essere ormai nei  pressi di un paio di alberghi e di essere “assaliti” dai fattorini dell’uno e dell’altro che con voce squillante ci chiedono se abbiamo bisogno di un hotel. Ma no, lo abbiamo prenotato on-line ormai….

Allora diciamo che cerchiamo un mezzo di trasporto e che in men che non si dica ci vengano “sotto” addetti di un paio di società, dai modi spicci, a offrire i loro servizi.

Ecco, prendiamola un po’ alla lontana, ma quello che sta nuovamente accadendo al porto di Anzio con le società che gestiscono i parcheggi per chi è diretto a Ponza è un brutto biglietto da visita. Ce ne sono di peggio, sia chiaro, basta vedere i cumuli di rifiuti o la situazione di abbandono per chi andando al porto può notarsi ovunque l’assessore Patrizio Placidi non abbia mandato una “squadra” per le grandi pulizie, da postare su facebook mentre altrove regna il degrado.

Diciamo pure che quei ragazzi stanno lavorando e che se non lo fanno adesso, non lo fanno più. Ma è necessario essere quasi “aggrediti” arrivando al porto? Si può provare ad avere un approccio diverso nei confronti di chi magari cerca un posto per la sua auto mentre è sull’isola  (che, come gli alberghi, ormai si prenota anche on line) ma pure chi vaga per un parcheggio in centro o – semplicemente – è solo di passaggio?

Nuovamente accadendo, dicevo, perché si è tornati ad avere una concorrenza che era sparita. Era stato “imposto” un monopolio, peggio era stato “consigliato” a chi non voleva avere concorrenza – ed evitare quello spettacolo al porto, oltre a poter perdere clienti – di assumere chi dicevano loro e poi di pagare il pizzo per stare tranquilli.

E’ agli atti dell’indagine “Mala suerte” e in Comune fingono, come sempre, di non sapere. Invece almeno un paio di esponenti politici sanno eccome. In quelle pagine c’è un “metodo” che viene indicato e che preoccupa. Sul quale si indaga ed esistono, fra l’altro, nuove denunce.  Insomma: molto più del poco piacevole biglietto da visita che viene offerto da Anzio, ogni giorno, a quanti arrivano al porto.  Quei ragazzi, dopotutto, stanno lavorando.

 

Se le cooperative finiscono a “controllare” il Comune

commissariatoanzio

Che brutti tempi viviamo. Dice: “Le cooperative ci sono sempre state“. Certo, vero. Ma chi le gestiva – e in molti casi le gestisce ancora – non è mai sceso a tanto. Pur essendo impegnato in politica e in prima linea. Ti spiegano che tutti hanno diritto ad avere un’altra possibilità – ed è vero, lo dice la Costituzione – e che per legge le cooperative “di tipo B” hanno una corsia preferenziale. Dovrebbero integrare nella società chi ha avuto problemi con la giustizia. Benissimo.

Ad Anzio, emerge anche dagli atti dell’operazione “Mala suerte“, sono nel corso degli anni diventate altro. Ormai non ce n’è una che non abbia uno “sponsor” politico e che alzi la voce, anzi finisca al centro di indagini. Dice “Ma pure prima avevano sponsor politici“. Vero, ma o non indagava la magistratura o – più semplicemente – evitavano di mettere in atto comportamenti tali da interessare forze dell’ordine e Procura.

Qui dalle proroghe per il verde – con l’ipotesi di favori a “soci elettori” dell’assessore all’ambiente – alla vicenda del cimitero, dalla proroga per l’assistenza sui bus a una presunta estorsione per la gestione dei parcheggi al porto di quanti partono alla volta di Ponza,  dal presunto voto di scambio per lavorare con le aziende che si occupano dei rifiuti fino al passaggio del servizio da Giva a Parco di Veio (quando il sindaco disse in consiglio comunale “avete voluto le gare, ecco che succede…“) tornano negli atti sempre le stesse realtà.   E sempre con comportamenti che secondo la magistratura non sono consoni, al punto da configurare vicende penalmente rilevanti. Con gli eletti o gli assessori di riferimento ora formalmente indagati, ora “sfiorati” dalle carte, ma comunque con una responsabilità che è – quella sì – completamente politica.

Tutti sono innocenti fino a prova del contrario, questo valeva, vale e varrà sempre. Ma la deriva che è stata prese non piace affatto. L’indagine “Mala suerte” parla di droga, estorsioni, armi, persino un episodio di pedofilia.E diversi personaggi coinvolti “ruotano” sistematicamente intorno al Comune. Anzi, nelle carte sembrano addirittura vantarsene.

Non dice questo – ne siamo certi – la norma sulle cooperative che devono offrire la possibilità di riscatto a chi ha avuto problemi. Sarà bene che la politica di casa nostra ne cominci a prendere atto, anche se abbiamo l’impressione che sia ormai troppo tardi.

 

 

Sono imputati, non colpevoli. Il problema è un altro….

tribunalevelletri

L’assessore all’ambiente Patrizio Placidi, il consigliere comunale Valentina Salsedo, il dirigente del settore Walter Dell’Accio e gli altri cinque imputati quali rappresentanti legali o di fatto delle cooperative che avrebbero avuto favori dal Comune sono, appunto, degli imputati.

E’ lo status che si acquisisce con la richiesta di rinvio a giudizio e sapremo a gennaio se ci sarà o meno un processo. Erano, sono e restano -comunque – innocenti fino a prova del contrario.

Il problema non è il processo che potrebbe iniziare o meno, come abbiamo sostenuto anche in passato, ma il fatto che secondo la Procura ci fosse un “sistema” per eludere le gare e favorire attività ritenute “vicine” all’assessore.

Se non sarà penalmente rilevante i giudici lo decideranno. Quello che dal punto di vista politico e amministrativo non è condivisibile è il metodo adottato e che emerge dalle carte. Ci sono questioni di opportunità, di regole che devono essere uguali per tutti e non che vedono affidamenti a cooperative che poi garantiranno voti, usando i soldi della collettività. Questioni che prescindono dalla rilevanza penale.

Non interessa il processo che fra dieci anni, forse, ci dirà se sono colpevoli o meno con certezza. Interessa il sistema utilizzato, denunciato da più parti e oggi al centro di un’indagine che lo smaschera e che – al di là di come andrà a finire – conferma una gestione a vantaggio di pochi.

Il sindaco? Certamente dirà che “non sapeva“, mentre aveva il dovere almeno di capire di fronte alle segnalazioni arrivate da cittadini, stampa e opposizione. Avrebbe avuto un problema di non poco conto in maggioranza durante il suo primo mandato, forse, e magari quella manciata di voti che nel 2013 lo ha confermato al ballottaggio non ci sarebbe stata. I se e i ma non fanno la storia, è vero, ma da chi rappresenta una città ci si aspetta altro anziché i “non so“. Senza ricordare che nel famoso e tormentato passaggio da Giva – tra le società finite nell’inchiesta – e Parco di Veio rispose in Consiglio comunale: “Avete voluto le gare? Ecco il risultato….

E quello che è successo prima, secondo le carte della Procura, andava bene? Va bene?

Più delle indagini vorremmo avere i risultati…

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Un nuovo potenziale caso di voto di scambio. Il secondo, ad Anzio, nello stesso settore. E poi indagini che vanno dal “Caro estinto” a quelle della Direzione distrettuale antimafia relative alla Ecocar e diffuse in tutta Italia, la vicenda del cimitero e degli appalti “spacchettati“, quelle ancora appese e ormai praticamente prescritte per gli scarichi del depuratore o gli abusi edilizi.

La posizione di chi scrive, non da oggi, è che tutti sono innocenti fino a prova del contrario. La cosa che colpisce è un’altra: ma di tutte queste inchieste, prima o poi, vedremo i risultati? Sapremo mai che fine hanno fatto, se i protagonisti – indagati e quindi semplicemente destinatari di una misura di garanzia – ne sono usciti puliti dopo mesi, se non anni, “appesi” a un filo?

Quello dei rifiuti è un settore delicato, delicatissimo, lo dimostra la vicenda dell’appalto recente ancora in bilico. E’ noto che lì sono state fatte assunzioni spesso con uno “sponsor” e che l’assessorato all’ambiente è visto come quello che “” lavoro. Non si spiegherebbe altrimenti la massiccia presenza di operatori del settore alla Festa azzurra e addirittura nel servizio d’ordine. Ma questo è aspetto politico, non penale. E’ su questi ultimi e sulle indagini avviate che servono risposte.

Così come è legittima l’attenzione ai presunti abusi d’ufficio ma girandosi intorno ci sarebbe ben altro da provare a capire: ad esempio quali soldi ha “buttato” Salvatore Buzzi, quello di Mafia Capitale, ad Anzio e per cosa. Capire e, se necessario, perseguire. A cominciare da certi tenori di vita.

Gli unici a pagare, finora, sono stati l’ex assessore Italo Colarieti e la dirigente sospesa Angela Santaniello, insieme ad Augusto De Berardinis per la proroga di un appalto. In primo grado. Aspettiamo l’appello e la Cassazione per capire se non è stata fatta scontare loro una pena abnorme prima ancora di essere condannati (sette mesi ai domiciliari) o se davvero c’è stato abuso d’ufficio e corruzione, ma le altre questioni che fine hanno fatto? Possibile che debbano passare anni prima di sapere l’esito? Si ricorderà, per esempio, la vicenda dell’urbanistica finita in una bolla di sapone per gli ex consiglieri Monti e Godente e il dirigente Pistelli. E’ storia recente il secondo proscioglimento per l’ex direttore generale della Asl Luciano Mingiacchi.

Gente che per anni è stata alla gogna, mentre la magistratura seguiva i suoi tempi incerti. La battaglia per la giustizia-giusta di Radicale memoria è ormai nel dimenticatoio, ma ce ne sarebbe tanto bisogno.

Si è indagati, va bene – e chi può saperlo meglio di chi scrive, ormai quasi collezionista di querele e con una condanna in primo grado – ma si ha diritto ad avere certezza del tempo. Così come, per questioni molto più gravi, serve la certezza della pena.

Invece siamo in Italia, dove funziona esattamente al contrario e per un’indagine si fanno teoremi, prima alla caccia di chi ha fatto uscire le notizie e poi lasciando nel limbo chi è destinatario di una misura che in teoria è a sua tutela.

Giustizialisti in campo, basterebbero le indagini patrimoniali

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Nei giorni in cui si discetta sull’essere o meno garantista – a scanso di equivoci, chi scrive lo è per convinzione e per innata simpatia verso le battaglie dei Radicali di un tempo – nel dibattito non si avverte alcuna riflessione sui reati contestati, sulle indagini portate avanti, sull’attività investigativa relativa al nostro territorio.

Un ormai pensionato procuratore aggiunto era solito, parlando con i cronisti, rispondere sempre: “Sì, va bene, ma i soldi?” Erano i tempi di Tangentopoli, quando venne scoperchiato un sistema dopo il quale anziché emergere i migliori esponenti di una classe dirigente si è passati da maxi-tangenti a prebende paesane che si trasformano in consenso elettorale. Basta che si riconosce alla cooperativa o all’associazione giusta una particolare attenzione.

Il punto non è questo, però. Le forze dell’ordine nel fare il loro lavoro devono intervenire su più fronti. Sappiamo bene quanto sia importante sul nostro territorio quello del traffico di stupefacenti, per esempio, conosciamo la rilevanza della prevenzione per aumentare la cosiddetta “sicurezza percepita”. C’è da fronteggiare la criminalità comune e quella organizzata. Rispetto ai presunti reati della pubblica amministrazione non manca il lavoro, anche se spesso ci si limita all’abuso d’ufficio. Facile da commettere – e ci si incappa anche in assoluta buona fede – altrettanto da dimostrare. Numeri e statistiche delle forze di polizia crescono, la magistratura fa il suo, tutto a posto.

Già, “ma i soldi?” Da queste parti – negli ultimi tre decenni – non ne abbiamo visti. Nel senso che non c’è mai stato un processo per tangenti o presunte tali. Segno buono, si dirà. Vero.

Abbiamo notato, però, come molti cittadini, notevoli accrescimenti patrimoniali e tenori di vita ben al di sopra del normale. Saranno stati soldi fatti onestamente, anche con un piccolo stipendio da impiegato magari ben investito, oppure vincite a qualche lotteria. Oppure – e sarebbe l’aspetto peggiore – lo sfruttamento di posizioni di potere.

Finora alle cronache non ricordiamo indagini patrimoniali. Né proposte di misure di prevenzione. Se alcune di queste sono state applicate è stato sempre per indagini di “rimbalzo” e per beni provenienti dagli investimenti – anche su questo territorio – di personaggi più o meno vicini ai clan.

Ecco, mentre tutti vaneggiano di arresti imminenti, si scoprono giustizialisti o magari aspettano che siano i magistrati a mandare a casa un’amministrazione, esiste uno strumento molto efficace sul quale le forze di polizia prima e il Tribunale poi, possono fare di più. Sono le misure di prevenzione patrimoniali, i sequestri di beni a soggetti pubblici o privati e loro familiari, quando si suppone che tali averi siano di provenienza illecita o comunque tali da non essere giustificati dai redditi dichiarati al fisco. Sequestri che il Tribunale autorizza e che possono arrivare fino alla confisca dei beni. Necessitano di un lavoro lungo e difficile, hanno meno eco di un arresto eccellente, ma vanno dritti al cuore del problema. Il nuovo questore di Roma, Nicolò D’Angelo, ne ha fatto uno strumento della sua azione quando era a Latina prima e a Perugia poi.

L’impressione è che da queste parti avrebbe molto da fare a guardare tenori di vita e investimenti. “I soldi” dei quali parlava il magistrato, spesso sono lì…