I manifesti, il clan, la Lega e i rapporti con Anzio-Nettuno

La Prefettura di Roma

Le vicende che riguardano il clan Di Silvio e che portano alla luce – grazie a due pentiti – i rapporti che c’erano a Latina e provincia con esponenti della Lega e non solo, stanno facendo agitare le acque persino nel governo.

Un ministro che ribadisce che lui la mafia la combatte e rischia di avercela in casa – stando a quanto emerge dalle carte – non ci fa una bella figura.

L’uscita su “Repubblica” della sentenza definitiva di Malasuerte e di quanto ad Anzio era ignoto solo a chi finge di non vedere, rimettono in evidenza quanto esponenti della politica di casa nostra abbiano almeno lambito certi ambienti.

E dalle carte emerge, adesso, chi attaccava quei manifesti per conto di noti esponenti politici di Latina e provincia, molto presenti dalle nostre parti, passati da una precedente militanza o saliti in fretta e furia sul “carro” della Lega. Gente che si muoveva tra estorsioni e attacchinaggio a pagamento, nonché compravendita di voti, ad Anzio e Nettuno aveva rapporti con famiglie potenti, note alle cronache. Nelle loro ricostruzioni, i pentiti Renato Pugliese e Agostino Riccardo descrivono per filo e per segno come si muovevano se dovevano andare in una zona non di loro competenza e come – comunque – fossero ampiamente conosciuti per il loro spessore criminale. Che – ricordiamolo agli smemorati o a chi finge di non vedere – è attenzionato al punto che c’è un processo per associazione a delinquere di stampo mafioso nei confronti del clan.

E di cronache si tratta, non di “collage” come scrive il sindaco di Anzio. E non si può rispondere come ha fatto il consigliere Maranesi – anche avendo ragione, anche comprendendo la rabbia del momento – che ci si deve lavare la bocca “con l’acido muriatico” che corrisponderebbe inevitabilmente a fare una brutta fine.

I giornalisti raccontano, gli esponenti di comitati denunciano o riportano quanto emerge da atti giudiziari e indagini, la presenza di ‘ndrangheta e camorra dalle nostre parti è nota e sappiamo adesso che con loro anche il clan Di Silvio si rapportava.

Non c’era bisogno che uscisse Repubblica per ricordarci quanto accaduto da queste parti: lo sapeva bene e lo ha scritto la commissione antimafia, ha finto di non accorgersene il prefetto di Roma, hanno dormito i ministri Alfano e Minniti. Le prove “muscolari” nei seggi di Anzio le ricordiamo tutti ed erano eloquenti. Così come i legami tra le diverse indagini (da “Malasuerte” alle cooperative del verde, da Ecocar a Touchdown e tutto il resto), i personaggi che vi troviamo e i loro rapporti con esponenti di camorra e ‘ndrangheta, l’imprenditore che voleva “ammazzare Placidi” e ha rapporti con la Lega e vorrebbe farlo con chi ancora oggi è in campagna elettorale a Nettuno…. Da ultimo la recente e misteriosa vicende di cronaca – a Lavinio – passata quasi inosservata e che invece ribadisce la contiguità di un certo mondo.

Vediamo cosa farà chi ci governa, che il faro va puntato oggi lo ribadisce Morra, presidente dell’antimafia – e va fatta chiarezza una volta per tutte.

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Manifesti elettorali abusivi, gli “zozzoni” di sempre e la nuova trasparenza

Una battaglia persa, purtroppo. I candidati alle elezioni europee di schieramenti trasversali, quelli che più possono investire in manifesti elettorali e non solo, tornano a imbrattare le nostre città. Non tutti, per fortuna, né tra i partiti tradizionali e né in un movimento come quello di Beppe Grillo che di soldi per le campagne elettorali non ne vuole spendere proprio.

I “big” passati per Regione, Camera o Senato, Comune di Roma come “buen retiro”, perché no la defunta Provincia, non ci risparmiano i loro faccioni sotto simboli di ogni genere. Dal Pd all’Ncd, dalla rediviva Forza Italia alla “bentornata Alleanza” di Fratelli d’Italia. In queste ore grazie ai social network si susseguono le segnalazioni di cittadini indignati.

Purtroppo serve a poco. Gli “zozzoni” sono sostanzialmente quelli di sempre e continuano a imbrattare o a far stazionare costose “vele” pubblicitarie che invece dovrebbero circolare, perché in passato non hanno mai pagato. Sì, saranno anche stati multati, ma poi si sono votati delle “sanatorie” che hanno trasformato l’affissione abusiva in campagna elettorale in costi irrisori. Ecco che tornano, allora, incuranti del rispetto delle norme, del decoro urbano, offendendo l’intelligenza di chi dovrebbe votarli. Anche di chi è convintamente di un partito e già sa che sceglierà quel candidato.

Ecco, allora, la necessità di una nuova trasparenza. Sei candidato al Parlamento Europeo? Sei un personaggio pubblico? Bene, se vieni multato pubblico sul sito del mio Comune il verbale dei vigili. Una specie di tabella, candidato X, partito Y, manifesti abusivi N, multa di euro NN. A fine campagna elettorale, poi, il rendiconto di chi ha pagato e chi non…

 Ad Anzio sarebbe dura, non si trovano gli atti ufficiali, figuriamoci una cosa del genere. Ma da qualche parte si dovrà pur cominciare. Sarebbe meglio se si partisse dal rispetto delle norme da parte dei candidati, sappiamo però che la battaglia è persa in partenza…