Signora Prefetto, ecco cosa temiamo. Chi è responsabile?

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La pubblicazione odierna su “Repubblica” aggiunge un altro tassello alla preoccupante vicenda che riguarda l’amministrazione di Anzio e i rapporti con certi ambienti. Da “Malasuerte” ad “Evergreen” ne abbiamo per tutti i gusti, davvero, e “fake news” o meno – finalmente un termine 3.0 del nostro sindaco – in Prefettura il caso sarà finalmente trattato. Perché i dossier li fa l’antimafia, non i cittadini come vuole far credere Bruschini. Perché l’antimafia ad Anzio ha sequestrato atti, in passato, e perché sono i rappresentanti di questa classe politica ad avere avuto rapporti con esponenti di un certo spessore.

Si arriverà a parlarne in Prefettura con colpevole ritardo rispetto a quando, in ambienti diversi, si chiedeva di capire cosa stesse accadendo. Ho già spiegato qui che inviare, oggi, una commissione d’accesso a pochi mesi dal voto suonerebbe come una beffa. Però alla signora Prefetto di Roma ciò che più di qualcuno teme, in questa città, sento di dirlo.

Cinque anni fa, nella disputa tra le opposte fazioni del centro-destra che andarono al ballottaggio non ci fu esclusione di colpi. Oggi che vanno d’amore e d’accordo, almeno sembra, si preparano a una campagna elettorale durissima. Nella quale – bene che vada – diranno che chiunque vincesse – tranne loro – chi oggi lavora nel sottobosco di cooperative, incarichi sotto soglia e via discorrendo avrebbe smesso di farlo.

Ecco, immaginiamo una riunione con chi è andato a tirare calci alle porte del Comune per avere i soldi, con chi ha avuto affidamenti e compare nelle carte delle inchieste e immaginiamo il candidato del centro destra urlare “Se vincono non lavorate più…“. Ci può stare, non stiamo fantasticando.

Ecco,  è questo ciò che si teme. Perché gli animi esasperati non fanno guardare in faccia nessuno e tra il dire della politica e il fare di qualche poco di buono – al quale è stato fatto mettere il vestito bello ed è stato fatto avvicinare a questi ambienti – il passo è breve. Questa è la responsabilità che ha la maggioranza uscente, anzi  ribadisco che le vicende penali sono paradossalmente marginali rispetto a ciò che si è creato per avere consensi.

Una cosa, dunque, signora Prefetto: chi sarebbe responsabile se la situazione degenerasse?

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Il sistema che si riproduce, i silenzi, ciò che non sapremo

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Le nonne hanno sempre ragione, la mia poi… Amava dire, in dialetto, che “i cojonati so de Dio”. Ad Anzio – e più in generale in Italia – dobbiamo essere tutti nelle grazie del Signore. Sia consentita questa divagazione per affrontare vicende che sono molto più serie ma alla politica di casa nostra, a quel sistema che grazie ai cittadini riproduce se stesso praticamente dal dopo-guerra a oggi, non sembrano una priorità. O che, quando diventano qualcosa di serio, si affrontano secondo l’antico (e vincente, finora) metodo della “po-li-ti-ca”. Chi abbiamo al Ministero dell’Interno? Tranquilli, “arriviamo” ad Alfano….

E ci saranno arrivati, dopo la raffica di richieste di commissione d’accesso partite alla volta dell’ex ministro Angelino, nel frattempo promosso agli esteri. Sapremo mai se c’è il condizionamento della malavita, più o meno organizzata, sull’attività del Comune di Anzio? Probabilmente no. Hanno fatto interrogazioni in tal senso Sel, Gruppo misto, Movimento 5Stelle e Pd. Ma tutto tace. Chi le ha presentate sembra averle dimenticate, chi deve rispondere se ne sta buono buono. E’ la politica, di che vogliamo stupirci? Saranno arrivati ad Alfano, questi avrà chiesto al Prefetto di prendere tempo, verificare, a sua volta la rappresentante del governo in provincia avrà chiesto relazioni su situazioni che dovrebbero essere già di sua conoscenza, magari qualcuno avrà risposto – da oste locale – che il vino è buono. Così sono passati mesi, è arrivato il referendum, la crisi di governo, ora è Natale, Alfano il suo l’ha fatto, ora se la vedesse Minniti.

Ecco, come ho detto in altre occasioni la commissione d’accesso è l’ultima cosa che vorrei. So che ci sono inchieste e le ho raccontate, che bruciano auto a esponenti politici o loro compagni, che in Comune il clima è pesantissimo. Per questo mi piacerebbe sapere da chi è chiamato a decidere se c’è o meno la necessità di insediarla. A chi altri interessa?

I consiglieri comunali d’opposizione tacciono. I parlamentari che hanno presentato le interrogazioni, pure. Il Pd addirittura due, al Senato e alla Camera, ma ora ha da fare con il possibile congresso, il dopo Renzi le liturgie di partito…. La commissione antimafia, poi, avrà giustamente altro a cui pensare, i cittadini non sapranno mai se quelle richieste erano campate in aria o meno. E poi tu vuoi mandare una commissione d’accesso nella città dove va in vacanza il presidente del consiglio Gentiloni? Non scherziamo, su…

Ricordiamo però che quel democristiano con senso delle istituzioni che risponde al nome di Giuseppe Pisanu, da ministro dell’interno di Forza Italia, non guardò in faccia Gianfranco Fini, leader di An e di casa – allora – da queste parti. Né Pierferdinando Casini, eletto in questo collegio: sciolse il Comune di Nettuno, primo nel Lazio. Il suo successore in quel dicastero, Roberto Maroni che insieme a Salvini viene a parlarci di rispetto delle regole, si macchiò del mancato scioglimento di Fondi, dove rispetto a Nettuno c’erano cento volte più motivi. Senso delle istituzioni, appunto…. Ma è l’Italia, ragazzi, così ad Anzio non sapremo più nulla e come diciamo “l’omo campa, male ma campa”.

Restano le domande: serve o non la commissione? Ci sono, com’è dimostrato, interessi di ‘ndrangheta e camorra sul territorio e hanno o meno rapporti in Comune? La criminalità locale ha in qualche modo condizionato delle decisioni?

Ecco, di fronte alle mancate risposte viene quasi da sorridere su come il sistema che ad Anzio ha rigenerato se stesso è capace di insabbiare, rinviare, aspettare, dire “ma che ti metti a fare….” , dileggiare chi prova a esprimersi fuori dal coro. Perché non concepiscono che si possa essere diversi rispetto a ciò che è stato finora, il loro brodo di coltura è questo.

Un titolo per un altro al concorso per dirigente dell’area finanziaria? Un potenziale concorso in falso e abuso d’ufficio? Ma che vuoi…. quello è bravo, nessuno ha pensato di aprire un’indagine, nessuno ha fatto ricorso, chi è arrivato secondo è andato a Nettuno – non credo per un accordo politico come si vocifera, ma a pensar male come diceva Andreotti…. – e “l’omo campa”. Poi in un Paese dove uno diventa ministro, all’istruzione, e scrive su un curriculum una cosa per un’altra che vai a guardare? Il titolo diverso di chi ha vinto un avviso pubblico? Pazienza… Il messaggio che mandi? “Facciamo come ci pare”. Complimenti. E vuoi andare a guardare i titoli dell’altro, il comandante dei vigili che praticamente non ha mai diretto niente? O la segretaria generale che in barba alle indicazioni dell’Anac svolge il ruolo di controllore e controllato? No no, ti spiegano che la politica…. E poi per la Capo d’Anzio un parere è stato chiesto, nell’attesa….

I consiglieri comunali? Tacciono, mica si rispettano le regole qua. Perché nell’anarchia stanno bene tutti, che ti metti a fare? Domani potrebbe servirti che di fronte a una tua mancanza qualcuno debba girarsi dall’altra parte, meglio non sollevare polveroni. E quanti si sono girati, negli anni…. Demolizioni non avvenute, ad esempio, o chi è ancora moroso e siede in consiglio comunale o in giunta. Anzi no, potrebbe aver regolarizzato la posizione ma ai cittadini non è mai stato detto e pure il povero Ivano Bernardone s’è stancato di chiederlo al presidente a vita del Consiglio comunale, Sergio Borrelli.

Così come è andato via un segretario generale che doveva al Comune, secondo la relazione del Ministero dell’economia e finanze, qualche decina di migliaia di euro ma non sappiamo se ha mai pagato. Di certo gli abbiamo liquidato il dovuto, mentre ignoriamo – dopo due anni – quali provvedimenti abbiano adottato il sindaco e gli uffici rispetto a quelle prescrizioni.

Funziona così e il sistema non si pesta i piedi – a volte finge di farlo – non chiede, non crea caos, perché domani si potrebbe essere alleati e non si sa mai, perché c’è lo spettro dei grillini, perché in maggioranza si urla e si ottengono deleghe ma nessuno può andarsene. Altrimenti crollerebbe il castello messo in piedi, a suon di incarichi, cooperative, lavoro al quale si dovrebbe tornare dopo una vita, entrate da assessore che altrimenti non ci sarebbero, posizioni di potere e via discorrendo.

La Politica – sì, P maiuscola – quella intesa come città da immaginare, sviluppo da condividere, visione, impegno per il prossimo, coerenza tra ciò che si promette e quello che si realizza? Ma quando mai…

Anzio? Aspetta, ha votato e scelto, decide da una vita che va così, urla ma poi va a cercare il lavoretto, l’incarico e tutto ciò che sappiamo. Ripeteva il generale Carlo Alberto Dalla Chiesa: “Finché una tessera di partito conterà più dello Stato, non ce la faremo mai a vincere”. Parafrasando potremmo dire che finché saranno gli interessi particolari ad avere la meglio, non ne usciremo. Possiamo provarci, ma ci ritroveremo in pochi, temo.

Chi non sta a questo andazzo? Può sempre consolarsi con la frase di nonna e pensare di essere nelle grazie di Dio, mentre il sistema continua imperterrito, impunito e purtroppo vincente. Fate pure, auguri!

Rifiuti, il “traversone” e quei debiti fuori bilancio

L'assessore Patrizio Placidi

L’assessore Patrizio Placidi

Restiamo al paragone calcistico per un po’. Viene bene quando si parla della vicenda rifiuti. Abbiamo un esempio in casa, l’Anziolavinio, nato allora dalla fusione di due realtà. Prendiamolo come spunto, diciamo che anziché fondersi le due società si siano messe d’accordo, un’associazione di scopo. Finché stanno insieme, i giocatori ovviamente vanno in campo per vincere. Le due società marciano parallelamente, ma non si pestano i piedi e anzi collaborano.

Poi c’è la possibilità di partecipare a un campionato più prestigioso, le strade si dividono. Una società va da sola, l’altra si allea a un gruppo diverso. Tutto legittimo e consentito. Secondo le norme, però, chi partecipa al campionato dovrà portare con sé anche i giocatori dell’altra società che facevano parte della squadra secondo il precedente accordo. Ricordate? Andavano in campo tutti per vincere, si collaborava, ma ora le cose non sono più così. Presidente e allenatore della società costretta a cedere i giocatori dicono loro di tirarsi indietro, la collaborazione è finita e dei risultati interessa poco. Affari di chi è stato scelto per il campionato maggiore.

Torniamo ai rifiuti. Gesam e Camassa fino a qualche mese fa hanno gestito insieme il servizio ad Anzio. Per il nuovo appalto, nel 2014, hanno scelto strade diverse. Gesam si è accordata con Ecocar, Camassa è andata per conto suo. Senza tornare sulla vicenda interdittiva Ecocar, non ancora risolta e al centro di un contenzioso che pare senza fine, Camassa si è vista aggiudicare la gara. Non ha il contratto, perché si attende appunto la soluzioen del contenzioso. Ma nel frattempo ha preso con sé anche i dipendenti Gesam, come previsto. Gli stessi che facevano i servizi anche prima, ma che adesso sembrano aver “dimenticato” o preferiscono giocare – come si dice ad Anzio – a “traversone”. A perdere.

Certo, Camassa non sembra avere i mezzi adeguati (così ci riferiscono), chiede troppi straordinari, ma la città in queste condizioni non c’è mai stata. Nemmeno nei tempi peggiori. Camassa ha le sue responsabilità, ma nessuno ci toglie dalla testa – e vorremmo tanto sbagliare – che sia stato detto ai lavoratori “assorbiti” che fino a quando non si risolve la vicenda Ecocar è meglio tirare i remi in barca. Speriamo di sbagliare, davvero, auspichiamo che le voci siano infondate, altrimenti saremmo in presenza di un danno deliberatamente fatto al Comune e ai cittadini. E sarebbe gravissimo che anche solo a immaginarlo fosse qualcuno che ha delle responsabilità da amministratore.

Intanto domani in consiglio comunale, con il bilancio, arriva il piano finanziario dei rifiuti che vede una diminuzione sensibile di indifferenziato portato in discarica, ma costi in linea con quelli dell’anno precedente. Qualcosa non torna.

Certo, la spesa diminuisce soprattutto se al 2014 andiamo ad aggiungere oltre un milione e mezzo di debiti fuori bilancio che domani il consiglio comunale andrà ad approvare. Di fatto il “porta a porta” è partito  senza copertura finanziaria, con i soldi della Provincia già ampiamente spesi, utilizzando personale scelto non sappiamo come.  Tanto pagano i cittadini. Quei pochi che lo fanno, perché altri – anche di spicco – possono dormire sonni tranquilli….

Su questo, domani, andrà chiesto conto all’assessore all’ambiente Patrizio Placidi e al sindaco Luciano Bruschini. Il primo troppo preso sulle vicende della Ecocar, il secondo spettatore inerme – esclusa una lettera di richiamo allo stesso Placidi – di una situazione indegna sul territorio.

Gara rifiuti, pronta la delibera per far vincere chi dicono loro

Il presidente dimissionario della Fifa, Blatter

Il presidente dimissionario della Fifa, Blatter

Buttiamola sul calcio. Il Brasile vince i mondiali battendo la Grecia, sorpresa del torneo, festeggiamenti e tutto il resto, complimenti alla squadra sconfitta per la bella prestazione e tutti a casa.

Alt, l’arbitro si accorge che nella lista c’erano degli squalificati e il Brasile ha fatto carte false per mandarli in campo. Che si fa? Uno dice, c’era Blatter alla Fifa, quello era un imbroglione costretto alle dimissioni, ha vinto il Brasile e santi benedetti. No, c’è qualcuno che si oppone, solo che il Brasile è una potenza del calcio mondiale e non solo. Poi dà certamente più prestigio della Grecia agli organizzatori.

Si festeggia, ma si decide di aspettare ad assegnare il titolo. Poi l’arbitro si scoccia e dice no: quel risultato è falsato, il titolo è della Grecia. Apriti cielo, Blatter va su tutte le furie, minaccia l’arbitro di squalifica a vita e il Brasile ricorre a un giudice e inizialmente ottiene la sospensione dell’assegnazione alla Grecia. Il tempo passa e l’arbitro non può più aspettare, c’è il mondo in attesa: la Grecia è campione! Finita? Neanche per idea. La vita dell’arbitro diventa un inferno, Blatter e i suoi sono infuriati, c’è ancora un giudice da sentire e poi la Grecia, su: un popolo di falliti, non sanno giocare al calcio, hanno avuto solo fortuna….

Veniamo a noi: la Ecocar-Gesam vince l’appalto dei rifiuti ad Anzio, però ha una interdittiva antimafia. Giusta o sbagliata non lo sappiamo, certo è che la gara non può esserle assegnata. Ha giocato con degli “squalificati” in campo, per dirla con l’esempio di prima. Il dirigente del Comune fa il suo, l’assessore Placidi non ci sta, persino il sindaco Bruschini   arriva a dirgli di stare tranquillo ma nulla.

Personaggi vicini a Placidi chiamano ogni giorno per avere novità sul ricorso che Ecocar-Gesam ha fatto sull’assegnazione alla Camassa, intanto è palese che c’è qualcuno – tra chi lavora nel settore – che fa di tutto per evitare che le cose funzionino e far sì che la città sia sporca. Colpa di Camassa, visto? Gli hanno assegnato la gara, ecco i risultati…. Eh, che bello il calcio del Brasile…. invece la Grecia ha vinto e vuole pure la Coppa? Su, aspetti… Come Camassa deve aspettare il contratto.

E si arriva all’ipotesi di soluzione politico-burocratica. Non si può andare avanti così, né aspettare ancora il Tar, deve esserci un Blatter anche da queste parti e allora dal cilindro esce la soluzione: una delibera di indirizzo affinché si riveda quello che è successo e si faccia in modo, di fatto, di assegnare alla Ecocar – che nel frattempo non ha più l’interdittiva, confermata però dal Consiglio di Stato per analoghe sentenze in Campania – perché i mondiali li ha vinti il Brasile e non si possono assegnare alla Grecia. Anche se nel frattempo sulla Ecocar si sono messi di mezzo quegli impiccioni della Direzione distrettuale antimafia, per un’indagine che riguarda tutta Italia.

Non interessa. Perché Ecocar garantisce più posti di lavoro – magari quelli promessi per essere votato da chi faceva campagna elettorale  – e sarebbe meglio averla come compagna di viaggio che come avversaria. Lo stesso Placidi l’ha detto in Consiglio comunale.

Non c’è da ridere, perché dal segretario generale al sindaco, da Placidi agli altri assessori, si sta lavorando in tal senso. Se e come sia possibile lo vedremo. Sarebbe di una gravità inaudita, ma come ha dimostrato lo scandalo Fifa a Blatter mica è mai importato nulla…

La Dda in Comune, un’altra pessima “prima volta”

La sede di piazza Cesare Battisti, dove si trova l'ufficio tributi

La direzione distrettuale antimafia che arriva in Comune per prendere atti sulla gara dei rifiuti è un’altra pessima “prima volta” per la città. Ah, in questi mesi ce ne sono state altre…

Si parla di accertamenti, sia chiaro, ma da mesi intorno a questo appalto corrono le voci più disparate ed è evidente, lo afferma lui stesso, che l’assessore Patrizio Placidi – svolgendo il suo ruolo, dice – propenda per la Ecocar Gesam che ha offerto di assumere più lavoratori.

Oggi l’assessore, rispondendo a quel “Pierino” di Marco Maranesi, ci spiega che la Dda è arrivata per “indagini che partono da lontano, estranee ad attività amministrative“. Siamo contenti.

Dell’interdittiva antimafia della Ecocar si sapeva da un anno, a gara in fase di avvio, la corda si è tirata finché si è potuto ma a un certo punto l’appalto è dovuto passare alla seconda ditta classificata. Che non procede finché non ha il contratto, sembra “ostacolato” da Placidi stesso.

Forse anziché inseguire dichiarazioni, “disegni”, comunicati e chi più ne ha ne metta, sarebbe il caso di amministrare. E forse ci saremmo risparmiati qualche “prima volta”.

Il ruolo di un assessore, la gara sui rifiuti. Perché tanta attenzione?

L'assessore Patrizio Placidi

L’assessore Patrizio Placidi

Non c’è da scandalizzarsi se la maggioranza che guida la città di Anzio si ritrova in pizzeria e fa il punto della situazione. C’è da preoccuparsi se veramente gli argomenti hanno riguardato tutto fuorché le emergenze da affrontare.  A meno che non si voglia davvero immaginare che l’attività che sta svolgendo l’ex consigliere di Forza Italia Marco Maranesi, insieme a un veterano della politica locale come Paride Tulli – aperto sostenitore di Luciano Bruschini al ballottaggio di due anni fa – non venga considerata un’emergenza.

Sarebbe grave, perché prima di preoccuparsi di loro, delle elezioni, di spostare il tiro su ciò che sarà solo nel 2018 – salvo altri scossoni – forse in maggioranza qualche domanda dovrebbero porsela. Anzitutto rileggendo l’articolo 48 del decreto legislativo sugli enti locali, quello che riguarda il ruolo della giunta.

Pazienza Maranesi e Tulli, con Del Villano che ormai si assenta da tempo si vedrà, ma a nessuno viene in mente di chiedere a Patrizio Placidi il motivo per il quale ha tanta attenzione sulla mancata assegnazione della gara all’Ecocar-Gesam?

Ma nessuno legge, sente quello che si dice apertamente e in ogni angolo, avverte le tensioni palpabili?

Eppure l’argomento è serio. Serissimo. Parliamo di un’azienda che – a oggi – è gravata da interdittiva antimafia. Perché tanta attenzione? E’ comprensibile che Placidi si preoccupi dei lavoratori che sono stati esclusi dalla seconda arrivata, ma il ruolo dell’assessore non è quello di informare i giornali che la decisione sull’interdittiva è in arrivo (e comunque la Prefettura rivaluterebbe alla luce attuale l’emissione o meno del certificato) o di preoccuparsi dei pezzi di carta di una gara, persino “diffidare” a firmare il contratto con la Camassa ambiente. Ma scherziamo?

Un assessore all’ambiente deve (dovrebbe) preoccuparsi della pulizia o non della città. Deve (dovrebbe) dare corso al programma con il quale la sua maggioranza ha vinto le elezioni. E i consiglieri dovrebbero essere lì a chiedere spiegazioni. Ad esempio se “La cura dell’ambiente e in genere quella del mare che ha dato luogo a Bandiera blu” è ancora o meno “attività fondamentale dell’amministrazione“.

Questo era scritto nel programma, insieme a tante altre cose, di ciò e non delle gare (e del personale da assumere) dovrebbe occuparsi un assessore. Di questo dovrebbero parlare – ma ignoriamo se lo hanno fatto o meno – i consiglieri di maggioranza riuniti in pizzeria, a cominciare dai più giovani e finora deludenti per come si sono “allineati“.

Della mancata firma del contratto, delle pressioni che sono evidenti, di un programma inattuato, deve (dovrebbe) chiedere conto l’opposizione.

Il paese normale, la caccia alle streghe

consiglioanzio

Massimo D’Alema non è certo il tipo da stare simpatico a chi scrive, uno per il quale i giornali dovrebbero restare in edicola in segno di civiltà non può godere tanta stima, ma venti anni fa scrisse della necessità di un Paese normale. Quanto ne avremmo bisogno in questa povera disgraziata Anzio di normalità… No, qui si preferisce la caccia ai buoni e cattivi, per fortuna al posto di D’Alema ci soccorre Edoardo Bennato che ormai quaranta anni fa – in un suo indimenticabile album – ci ricordava che divisioni del genere non sempre corrispondono alla realtà. Una premessa necessaria per parlare di una città normale e di bontà e cattiveria, alla luce di quanto sta accadendo in questi giorni.

Ah, se fosse applicata la legge… I politici darebbero l’indirizzo, i dirigenti lo attuerebbero senza “guerre” tra loro, i cittadini avrebbero il dovuto senza dover far ricorso al politico di turno. Qui no, c’è una commistione tale che ormai il sistema è saltato. Ma proviamo ad andare con ordine.

In un paese normale, con il sindaco in ospedale (ancora auguri, apprendiamo che l’intervento è andato per il meglio) parte della maggioranza non si preoccupa se l’assessore Cafà è andata in Prefettura e ha riscontro mediatico. Né di far saltare, come è successo questa mattina, una commissione. No, fa quadrato e va avanti se ne ha le capacità. Cosa della quale, a dire il vero, dubitiamo da un pezzo. Ma diciamo che dei tanti momenti in cui poteva dividersi – e si è divisa – questo è il peggiore.

In un paese normale, in un Comune gestito bene, il sistema per fare le gare è uno. Le regole sono chiare e si procede. No, qui una gara è stata assegnata e per l’autorità anti corruzione le procedure non sono legittime, un’altra è stata assegnata ma il prefetto ha scritto che l’azienda vincitrice ha problemi con il certificato antimafia e quindi c’è stata la revoca. I buoni e i cattivi… Il segretario che ha chiesto un parere all’Anac è il peggiore del mondo – ma andava bene quando era al quartier generale del sindaco a festeggiare la conferma – i dirigenti che vanno in conferenza stampa a spiegare che hanno fatto le cose per bene (ma nessuno aveva sollevato dubbi) sono bravi e “allineati“.

Poi in un paese normale la segretaria generale dell’Anac non ha fatto parte della stessa associazione di quello del Comune che chiede il parere e la presiede, né si affidano incarichi a chi non potrebbe averli. In questo caso il segretario è di nuovo “buono“, dato che non risulta abbia formalmente sollevato il caso di un dirigente senza laurea né di ruolo, salvo tornare cattivo perché aveva immediatamente sospeso la dirigente Angela Santaniello condannata in primo grado. In un Comune gestito bene, di fronte alla possibilità di una sentenza sfavorevole, la politica avrebbe dovuto dire per tempo: se succede, procediamo così e diamo almeno il tempo di fare il passaggio di consegne. Non l’ha fatto e ha lasciato campo libero al “cattivo“, il quale se non solleva il caso Dell’Accio – è come se un infermiere diventa primario di Medicina, magari facendosi pagare come tale – torna a essere evidentemente bravo. Ah, i sindacati hanno nulla da dire?

Non ci siamo. In un posto normale, con l’Anac che scrive si prende atto e si procede per tutelare il Comune e i bambini che mangiano. Non si giocano partite diverse, com’è stato finora. Fa bene il Pd a convocare il consiglio comunale, dimenticando però di aver presentato un’interrogazione sulla gara e poi di aver sostanzialmente “archiviato” in commissione trasparenza e quindi di avere, attraverso il suo capogruppo, sostenuto sui social network che le “procedure di assegnazione sono state corrette” dopo che la Serenissima ha ritirato il ricorso. Attenzione, perché qui si apre un altro fronte: il “pasionario” Maranesi dice di temere per la sua incolumità, ma nella denuncia che lo riguarda fatta proprio dalla Santaniello si sostiene che supportava tesi vicine a quelle della Serenissima. No, non siamo un posto normale…  Il passaggio di consegne, dicevamo, in un Comune 3.0 bene o male accendi il computer e il sistema dovrebbe andare, qui la funzionaria- nel frattempo tornata a occuparsi di quello che faceva prima – ha indicato una serie di criticità sulle mense, per le quali al posto dell’assessore Nolfi ci saremmo preoccupati non poco, e scritto che i dati non c’erano. Chi li inseriva, però, sembra passato senza colpo ferire dagli uffici della pubblica istruzione a quelli dei tributi, in assenza di atti (almeno nel 2015…) e non si sa a quale titolo. Nessuno se ne accorge o dice nulla.

E mentre c’è chi si preoccupa del perché una sala è stata concessa a un consigliere comunale, nessuno dice che a quella conferenza c’era un cittadino molto “vicino” alla maggioranza, una sorta di “vigilante“, solito muoversi senza problemi anche nell’emiciclo del consiglio comunale. In un paese normale i giornalisti non allineati sarebbero una buona cosa, invece qui passano per “rompic…” quando va bene, persone alle quali mandare messaggi trasversali in altre occasioni.

I giornalisti non allineati o semplicemente più attenti chiederebbero cosa è scritto nel parere legale a supporto della determina con la quale si revoca l’assegnazione della gare dei rifiuti e perché la gara stessa è durata così tanto, mentre paghiamo cifre esorbitanti con le proroghe. Prima ancora lo chiederebbero i consiglieri di opposizione e anche qualcuno coscienzioso di maggioranza, ma nulla…

Un Comune che funziona, una classe politica e dirigente che si presume tale, si preoccuperebbe del rapporto sulle mafie nel nostro territorio  prima di tutto il resto o prima di schierarsi – come sentiamo – contro dipendenti comunali che fanno solo il loro lavoro. E’ già successo in passato, con episodi che hanno rasentato il mobbing, adesso ci risiamo se è necessario addirittura svolgere riunioni di maggioranza relative all’ufficio comunicazione o all’attivissima segretaria (singolare che ne abbia una, questo sarebbe il tema) della Cafà.

Ma siamo ad Anzio, altro che paese normale. Meglio fare la caccia alle streghe.

Gara rifiuti, se il problema non è il ribasso…

ecocar-ambiente

E’ passato il messaggio che la Gesam-Ecocar abbiano fatto un ribasso anomalo nell’offerta che ha consentito loro di vincere la gara d’appalto per il servizio di raccolta e smaltimento dei rifiuti. In realtà sembra che il ribasso non sia tale da giustificare l’anomalia ma che l’azienda arrivata prima debba “spiegare” i 70 punti che gli ha concesso la commissione consentendogli di vincere.

Della serie – e speriamo di aver capito male – io ti do 70 punti, il massimo, però tu mi spieghi come fai a darmi i servizi per i quali io ti ho riconosciuto quel punteggio. Domanda: se avevo dubbi, non potevo dargliene di meno?

Certo è che tutti in Comune sapevano che l’offerta era anomala e tutti, anche all’esterno, immaginavano di riferirsi al prezzo offerto troppo basso. Invece si tratta di poche centinaia di migliaia di euro rispetto agli oltre 30 milioni a base di gara. Va ricordato che mandataria della cordata vincitrice è la Ipi, sottoposta a interdittiva antimafia, particolare fatto rilevare anche dalla seconda classificata nell’appalto, la Camassa ambiente, che ne ha chiesto l’esclusione.

Interdittiva della quale si conoscerà l’esito solo a metà gennaio, quando sono attesi anche i chiarimenti che la ditta aggiudicatrice dovrà fornire sulle “anomalie” riscontrate dalla commissione. Se magari qualcuno ci spiegasse di quali “anomalie” si parla sarebbe già un passo avanti. Al contrario della gara per le mense, però, su questa dei rifiuti c’è stranamente meno interesse e della politica e dei media di casa nostra.