I “messaggi”, i silenzi e il proiettile alla Giannino. Non aspettiamo il morto…

Il clima irrespirabile di Anzio è ulteriormente aggravato dal proiettile spedito alla consigliera comunale Lina Giannino. “Messaggio mafioso“, è stato definito da più parti e giustamente. C’è stata una levata di scudi generale, siamo di nuovo sui “desk” delle redazioni nazionali e forse è ora che qualcuno prenda atto di una città fuori controllo. A cominciare da chi la guida, distintosi finora per un imbarazzante silenzio su questa intimidazione.

La consigliera del Pd – che per inciso ha preso il posto di chi scrive nell’assise civica – era stata già oggetto di messaggi intimidatori e purtroppo quello che accade nella maggioranza dove si fa a chi urla e si impone di più alimenta il brodo di coltura degli insofferenti. Di coloro che vedono nella normale azione di chi chiede le carte, prova a opporsi, a cercare spiegazioni, un ostacolo da deridere – se va bene – altrimenti da zittire.

Siamo arrivati a questo e in maggioranza nessuno sembra preoccuparsene. Anzi… E’ successo lo stesso con la vicenda dell’ex assessore Ranucci, conclusa (secondo loro) con le dimissioni e la presa d’atto del sindaco. Sanno bene che non è così. Perché i messaggi che l’ex assessore ha mandato quella sera e nei giorni successivi sono chiarissimi e – come abbiamo provato a spiegare – se ci fosse un investigatore glie ne chiederebbe conto. Che significa che ci sarebbe uno “sciacallo miserabile” che vuole fare l’assessore? Come ha detto in tv senza che il conduttore provasse a chiedere spiegazioni… E che “iniziano i controlli ad Acqualatina“? Come ha scritto sui social. Certo non vorremmo essere al posto di chi avrà la delega all’ambiente o subirà dei controlli. Se poi qualcuno ci spiega cosa vuol dire avere “trattato con la Camassa” glie ne saremo grati.

Ma il problema non è Ranucci, no, conosciamo lui e le sue intemperanze. E’ chi tace, a partire da giovani e inesperti consiglieri che dovrebbero almeno porsi qualche domanda. Della serie “ma dove siamo capitati“? No, va tutto bene. E’ questo che sconvolge, la mancanza di un minimo senso critico, l’accettazione di un sistema del tutti contro tutti nella coalizione che guida la città e dove il primo a fare la voce grossa è il sindaco. Tranne che di fronte allo show di un suo fedelissimo o al proiettile a una rappresentante della massima istituzione cittadina.

Se siamo arrivati a questo punto – è lui stesso ad averlo detto in tv – è per “le vie infinite della politica” che hanno impedito l’arrivo di una commissione d’accesso. Un’onta che è stata evitata ma era forse indispensabile e lo è a maggior ragione adesso. Troppe le presenze criminali, palesi certi rapporti con la politica.

E’ ora di intervenire, dunque, non aspettiamo che ci scappi il morto.

Ps, per chi vuole lunedì 23 novembre alle 12 ritroviamoci a Villa Sarsina. Lo so che è orario di lavoro, rischiamo di essere pochi e che c’è il Covid…. Ma diamolo un segnale, indossiamo la mascherina e ritroviamoci per esprimere solidarietà a Lina e dire basta a questo stato di cose.

Commissione d’accesso bloccata dalle: “Vie infinite della politica”

La Prefettura di Roma

Non aveva scritto una stupidaggine Federica Angeli, accusata da più parti quando annunciò che il prefetto di Roma, Paola Basilone, stava per nominare ad Anzio la commissione d’accesso. Né erano visionari coloro – chi scrive tra questi – che sollevavano i legami del “sistema Anzio” con personaggi a almeno poco raccomandabili. Perché non sia arrivata quella commissione d’accesso, della quale anche la presidente della commissione antimafia, Rosy Bindi, sollevò la necessità, lo ha ammesso ieri sera il sindaco di Anzio.

Nel corso della trasmissione su Young Tv ha detto testualmente, riprendendo la domanda che aveva posto un cittadino: “Publio razza prima ha detto una cosa, io ho sorvolato però non aveva torto perché il commissariamento era partito, la Angeli non aveva torto poi diciamo che le vie della politica sono infinite.. vabbè lasciamo sta”

No, “non lasciamo sta”. Il sindaco parte dal 2013, dalla sconfitta mai digerita, dimentica di dire che con quelle persone si è alleato. Poi “le vie della politica sono infinite”, come ci ricorda egli stesso, ma i metodi non sono cambiati dentro Villa Sarsina e fuori. Se ne è parlato anche nel corso dell’ultimo Comitato per l’ordine e la sicurezza pubblica.

Ora, proprio perché si è evitato quel commissariamento, è bene ricordare che ministro dell’Interno era Marco Minniti del Pd. Che a una festa dell’Unità svolta a Nettuno, presenti Matteo Orfini che era presidente del partito, il deputato Renzo Carella e il senatore attuale segretario regionale del partito, Bruno Astorre, venne sollecitata una risposta sulla commissione d’accesso e i tre presero un impegno della serie “poi vediamo”. Che qualche mese prima, presentando il rapporto sulla criminalità nel Lazio a Villa Sarsina, il capogruppo Pd in commissione antimafia, Cesare Mirabelli, spiegò che non era uno strumento di lotta politica l’accesso ma che i presupposti c’erano tutti. E rispose in maniera piccata all’allora assessore Attoni “ma lei come si sente a stare in giunta con gli indagati”?

Intanto agli atti dei processi ci sono non solo la presenza della camorra e della ndrangheta, ma i rapporti con la politica locale. E le pressioni che questa ha fatto, ad esempio nella vicenda “Malasuerte”.

Poi “le vie della politica sono infinite” e hanno fatto sì che nulla accadesse. Per interessi “della politica”, evidentemente, non certo dei cittadini. Oggi ne abbiamo conferma. E sappiamo che le responsabilità politiche – come sempre – sono bipartisan. Poi ci sono quelle di servitori dello Stato che hanno preferito soprassedere e hanno concluso in bellezza la loro carriera. Ma oggi siamo altrettanto convinti che poco sia cambiato rispetto a quando si chiedeva quella commissione. Che è strumento di prevenzione, non dimentichiamolo.

Per chi volesse approfondire, qui c’è un po’ di storia sulla vicenda.

La Villa di Nerone, l’Unesco: quando il sindaco la pensava diversamente

A me l’idea di candidare il parco archeologico della villa imperiale e i resti dell’antico porto neroniano all’Unesco piace. È una di quelle iniziative che dovrebbero unire la città e sottoscrivo da subito ogni iniziativa. La sintesi sull’ordine del giorno trovata in commissione – dopo che il consigliere Luca Brignone aveva posto la questione in Consiglio ed era stato, al solito, sbeffeggiato dal sindaco – è un passo avanti. Il presidente Vasoli vada avanti, senza guardare ad appartenenze. Va comunque ricordato che se siamo arrivati a questo punto, sarà pur vero che nessuno della “politica” si accorse di quello che accadeva – e l’attuale sindaco era senatore, molti di quelli che sono nell’ambiente c’erano e ci sono, i giovani virgulti pendevano dalle labbra dei più esperti – ma un comitato pose la questione e venne deriso. Grazie a quel comitato c’è stata prima la campagna “Fai”, quindi l’area è stata dichiarata dal Consiglio regionale “Monumento naturale”, esiste ed è stata allegata alla relazione presentata in commissione una proposta per valorizzare il sito…. ieri. Così come lo sbandierato professor Felici, il suo contributo al lavoro del Comitato lo aveva già dato. Insomma, per andare all’Unesco non partiamo da zero, a patto che sia una cosa seria e non una battuta elettorale come quella sulla biogas che sarebbe stata portata fino all’Onu, intanto ha aperto e non sappiamo ancora se i rilievi per la messa in esercizio siano stati fatti o meno.

Ecco perché a partire dalla costituzione di parte civile non si scherza. Il sindaco in consiglio comunale ha – come al solito – provocato “smantellamento e costituzione di parte civile, la dovete votare” – ha detto alla sua maggioranza. Arrivando a ipotizzare che la costituzione era contro il consiglio comunale 2008-2013 e “su proposta di Leu” contro la Regione oggi guidata dal centro-sinistra.

Al primo cittadino piace – come diciamo da queste parti – “buttarla in caciara”. Quella costituzione di parte civile è – eventualmente – in un procedimento penale avviato dalla Direzione distrettuale antimafia, nel quale figurano personaggi riconducibili al periodo della giunta Polverini e c’è un attuale consigliere di Forza Italia coinvolto. Così, per dirlo a chi dovrà votare un ordine del giorno concordato in commissione e in consiglio rappresenta proprio quel partito. Vedremo se sta dalla parte del Comune e dei cittadini che hanno subito un danno o da quella del proprio schieramento politico.

Altro discorso riguarda lo smantellamento del molo in cemento. Su questo il Comitato e anche Brignone sono stati chiarissimi, il presidente della commissione parla di “riprogettazione” e commentando sui social ha scritto che servirebbero le bombe per togliere il cemento. Non dobbiamo escludere che al processo l’azienda potrebbe essere condannata, insieme agli altri al momento indagati, a ripristinare i luoghi. Passeranno anni e non possiamo permettercelo, è chiaro, per questo togliere quel cemento è intanto una strada da percorrere.

E siccome questa città ha una memoria cortissima, va ricordato che in consiglio comunale, il 20 maggio 2014 – i passaggi sono presi dal verbale della seduta – l’attuale sindaco (allora formalmente ancora all’opposizione di Luciano Bruschini, del quale oggi dice di essere ed è la continuità) disse “(…) Non ricordo che si parlasse di cemento ma può essere che la mia memoria sia labile e faccia fatica a ricordarlo ma non ricordo che si parlasse di cemento, perché obiettivamente l’opera si attesta male in quel sito ma al di là di questo, quello che io vorrei sapere è come si va avanti, cosa facciamo adesso. (…) Questo lavoro non aveva nulla di urgente, cioè l’urgenza era tanta perché il Terzo ormai è quasi scomparso, per cui c’era bisogno di un’opera a protezione ma perché dopo tanti anni non c’è stata una procedura di Via che potesse stabilire con la conferenza di servizi tutte le accortezze per intervenire in un luogo per noi sacro? Su questo avremmo dovuto avere la massima attenzione e fare tutto il necessario per poter salvaguardare le opere che andavano fatte in quella zona (…) per cui la mia domanda è questa: cosa abbiamo intenzione di fare per il futuro? La ditta ha lasciato il lavoro finito o lo ha lasciato a metà? (…) Rispetto a queste cose noi non siamo in grado di salvaguardare quella villa, probabilmente non stiamo facendo nemmeno le minime cose che dovremo fare, come la pulizia, l’attenzione, un controllo più serio, ecc.,. Io per esempio qualche sera sono passato e il sito è spento, c’è l’illuminazione ma non funziona. Allora chiedo al Sindaco la convocazione di una immediata conferenza dei servizi che possa vedere intorno ad un tavolo tutti gli attori principali a livello nazionale per quello che riguarda la salvaguardia di un monumento che per noi è fondamentale, è storia, è tradizione, e cultura. Una conferenza dei servizi con il ministero, con la Regione, con la Soprintendenza, con il Ministero dei beni culturali, con il Ministero dei lavori pubblici, Prefettura, Demanio, tutti gli attori interessati per mettere su un tavolo nazionale un problema che noi non siamo più in grado di affrontare (…).”

Sul cemento è evidente come la pensasse il sindaco, ha cambiato idea? E comunque dal 2014 a oggi la città era ed è governata da loro. Invece della conferenza dei servizi auspicata, sono continuate le derisioni verso i cittadini che si interessavano della vicenda. Sul resto poco è cambiato, anzi nulla. Però oggi – almeno – un obiettivo condiviso lo abbiamo.

I manifesti, il clan, la Lega e i rapporti con Anzio-Nettuno

La Prefettura di Roma

Le vicende che riguardano il clan Di Silvio e che portano alla luce – grazie a due pentiti – i rapporti che c’erano a Latina e provincia con esponenti della Lega e non solo, stanno facendo agitare le acque persino nel governo.

Un ministro che ribadisce che lui la mafia la combatte e rischia di avercela in casa – stando a quanto emerge dalle carte – non ci fa una bella figura.

L’uscita su “Repubblica” della sentenza definitiva di Malasuerte e di quanto ad Anzio era ignoto solo a chi finge di non vedere, rimettono in evidenza quanto esponenti della politica di casa nostra abbiano almeno lambito certi ambienti.

E dalle carte emerge, adesso, chi attaccava quei manifesti per conto di noti esponenti politici di Latina e provincia, molto presenti dalle nostre parti, passati da una precedente militanza o saliti in fretta e furia sul “carro” della Lega. Gente che si muoveva tra estorsioni e attacchinaggio a pagamento, nonché compravendita di voti, ad Anzio e Nettuno aveva rapporti con famiglie potenti, note alle cronache. Nelle loro ricostruzioni, i pentiti Renato Pugliese e Agostino Riccardo descrivono per filo e per segno come si muovevano se dovevano andare in una zona non di loro competenza e come – comunque – fossero ampiamente conosciuti per il loro spessore criminale. Che – ricordiamolo agli smemorati o a chi finge di non vedere – è attenzionato al punto che c’è un processo per associazione a delinquere di stampo mafioso nei confronti del clan.

E di cronache si tratta, non di “collage” come scrive il sindaco di Anzio. E non si può rispondere come ha fatto il consigliere Maranesi – anche avendo ragione, anche comprendendo la rabbia del momento – che ci si deve lavare la bocca “con l’acido muriatico” che corrisponderebbe inevitabilmente a fare una brutta fine.

I giornalisti raccontano, gli esponenti di comitati denunciano o riportano quanto emerge da atti giudiziari e indagini, la presenza di ‘ndrangheta e camorra dalle nostre parti è nota e sappiamo adesso che con loro anche il clan Di Silvio si rapportava.

Non c’era bisogno che uscisse Repubblica per ricordarci quanto accaduto da queste parti: lo sapeva bene e lo ha scritto la commissione antimafia, ha finto di non accorgersene il prefetto di Roma, hanno dormito i ministri Alfano e Minniti. Le prove “muscolari” nei seggi di Anzio le ricordiamo tutti ed erano eloquenti. Così come i legami tra le diverse indagini (da “Malasuerte” alle cooperative del verde, da Ecocar a Touchdown e tutto il resto), i personaggi che vi troviamo e i loro rapporti con esponenti di camorra e ‘ndrangheta, l’imprenditore che voleva “ammazzare Placidi” e ha rapporti con la Lega e vorrebbe farlo con chi ancora oggi è in campagna elettorale a Nettuno…. Da ultimo la recente e misteriosa vicende di cronaca – a Lavinio – passata quasi inosservata e che invece ribadisce la contiguità di un certo mondo.

Vediamo cosa farà chi ci governa, che il faro va puntato oggi lo ribadisce Morra, presidente dell’antimafia – e va fatta chiarezza una volta per tutte.

Placidi e gli altri, la conferma del “sistema Anzio”/4

rifiutiplastica

Ma non lo sanno che pigliano una revolverata? Lo sanno questi che pigliano una revolverata?” Ecco come si esprimono gli imprenditori che “dovevano” vincere la gara dei rifiuti. Leggere le carte dell’indagine Ecocar è solo avere conferma di un clima irrespirabile all’interno del Comune, con assessori – non solo Placidi – sempre pronti a fare pressioni, consiglieri che chiedono in continuazione novità, gente che festeggia e un unico filo conduttore: avere un ritorno per sé o per qualcuno “vicino”. Ad esempio lamentandosi – come fa un assessore, non indagato in questa storia Ecocar  – che si lamenta con uno dei soci perché un altro “sta trattando male quel ragazzo”. Filo che porta alle imprese, pronte a tutto pur di vincere. Anche a pagare. O sparare. Ma come è stato detto più volte gli aspetti penali competono ai magistrati, è la collusione con la politica a preoccupare. Lo dicono gli stessi investigatori della Dda: “(…) va messo in evidenza come a un’offerta tecnica dell’Ati Eco.car srl – Gesam Srl, non certo la migliore delle quattro, in una gara in cui non è stato richiesto né presentato alcun progetto avveniristico e/o l’impiego di particolari tecnologie, sia conseguito, da parte della commissione giudicatrice, un sorprendente punteggio finale di 97,25/100, il quale non dovrà essere ritenuto – si badi bene – la manifestazione di un potere discrezionale ampio della stazione appaltante, bensì, come testimoniato da innumerevoli conversazione telefoniche e ambientali intercettate, il frutto di un rapporto collusivo e corruttivo tra alcuni amministratori del comune di Anzio, da un lato, e amministratori della Eco.Car Srl, dall’altro”.

E’ per questo che ci sono pressioni continue, come quelle che in questo umile spazio andiamo raccontando da tempo? E’ per questo che i funzionari sentono quasi il dovere di rapportarsi continuamente con gli imprenditori e/o i politici, pur ripetendo in continuazione che loro vanno avanti secondo le norme?

Si può essere condizionati – e la domanda è appositamente retorica  – quando si sa di avere a che fare con personaggi che affermano: “Se perdi la gara, secondo me solo una cosa si dovrebbe dire a quello, io già gliel’ho detto al cinema, tu spera sempre che io vinco la gara no? (…) e non si fa male nessuno! Se io perdo la gara…qualcuno si fa male”

Sono nero su bianco tante cose, dal fatto che si sapeva a chi faceva riferimento, politicamente, la ditta aggiudicataria a ciò che dicono i vincitori beffati all’ultimo istante dall’aggiudicazione alla seconda arrivata per i rifiuti “questo è un altro politico che fa parte del comune di Anzio che a noi ci serve però Placidi conta di più eh! Però, li deve tenere tutti”. E’ nero su bianco, anche in questa indagine, il discorso che i mezzi dei rifiuti dovevano rifornirsi in quel distributore – centro anche di incontri fra i protagonisti della storia – ma fare “anche colazione”, come viene disposto dai titolari delle aziende.

Ed emergono altri personaggi, come chi voleva candidarsi sindaco ma poi ci ha ripensato e aveva – sarà una coincidenza con quanto afferma Placidi nell’inchiesta “Evergreen” – già cinque liste pronte,  ed era molto attivo nel discorso dell’appalto Ecocar. Emerge che è l’assessore a dire che “è pronta la lettera che è stata chiesta oggi per l’atto di opposizione alla revoca dell’affidamento” o che consiglieri e delegati vanno a chiedere in continuazione aggiornamenti, come se dovessero occuparsi loro delle gare, mense comprese.

Emerge chi si prodiga di dire a un funzionario “guai chi ti tocca a te”, perché quella che chiamano politica si occupa anche dei ruoli da assegnare all’interno del Comune. 

Emerge che qualche volta si è ceduto, firmando autorizzazioni evidentemente “border line” e dando servizi con affidamenti diretti che non erano poi così consentiti.

Emerge che qualcuno teme “le conseguenze mediatiche che possa avere questa vicenda”, perciò magari si preoccupa di segnalare quello che esce su questo blog o su altri giornali.

Emergono i soldi che gli imprenditori dicono di aver versato e non solo a Placidi. L’elenco potrebbe continuare, ma ce n’è abbastanza

Dire “si sapeva” non basta, anzi è quasi peggio, bisogna dimostrare che questo sistema non esiste più all’interno del Comune. E’ bastato cambiare sindaco?

4/Continua

Placidi e gli altri, la conferma del “sistema Anzio”/3

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Camassa non funziona, vero? La città è sporca, giusto? Il sindaco – in campagna elettorale – disse che immaginava un contratto ponte in attesa di una nuova gara. Non conosciamo sviluppi in tal senso, certo è che anche in Comune sembra ci si prodighi per trovare chi possa rilevare un’azienda prossima al fallimento nella gestione della società e quindi anche del cantiere anziate.

Cosa c’entra con l’indagine Ecocar e il “sistema Anzio” che da questo umile spazio denuncio da anni? Un momento, arriviamo.

Camassa non era gradita a Placidi e pure il sindaco Bruschini disse che preferiva la prima classificata, Ecocar-Gesam. Placidi si prodiga per far sì che interdittiva antimafia o  meno sia questa a vincere. Parla con gli imprenditori, ben introdotti fra l’altro con i giudici amministrativi come emerge dalle carte, e rassicura i dipendenti sull’esito dei ricorsi. In quei giorni in particolare i sindacalisti sono molto attivi nel lamentare le mancanze di Camassa. Qualcuno si risentì dopo questo blog (29 luglio 2015, sempre per chi ha memoria corta) ma oggi abbiamo conferma di non essere andati troppo lontani. Anzi…
Siamo a giugno 2015, Ecocar ha avuto una sospensiva perché a causa dell’interdittiva la gara era stata assegnata a Camassa. Ovviamente l’assessore spinge perché si proceda in tal senso e lo si faccia subito. I funzionari, sottoposti a evidenti pressioni perché come vado ripetendo da tempo “doveva” vincere Ecocar, commentano l’accaduto e dicono chiaramente che “ha vinto la sua ditta” ma che le procedure non possono cambiare perché lo vuole Placidi e occorre attendere l’esito della procedura nel suo insieme.

Una scelta che li farà apostrofare come “bastardi pezzi di m…” dagli imprenditori – cosa che si scopre solo da questi atti – mentre sempre leggendo le carte apprendiamo che “stanno festeggiando perché ha vinto la sua ditta, ma noi dobbiamo pensare alla normativa”. Al festeggiamento partecipano “tutti gli operai” e anche un altro ex assessore – non indagato ma in corsa fino alle ultime edizioni – che quando ci sono di mezzo vicende relative ai rifiuti o al verde, sarà un caso ma è presente.

E torniamo all’inizio. Il cerchio si ricompone.  Camassa non funziona, vero? Certo, ha le sue responsabilità ma un dipendente non dovrebbe pensare a chi vince bensì a dare sempre il meglio di sé. Un assessore – al ramo o meno – dovrebbe preoccuparsi di tenere la città pulita indipendentemente da chi vince e non festeggiare per una sospensiva con i lavoratori. I quali – in questa come in altre campagne elettorali – sono stati protagonisti diretti: nelle liste e nei seggi. Così come, molti di loro, erano in prima fila alla festa di Forza Italia organizzata da Placidi alla pineta dell’ospedale militare. Sindaco Bruschini in prima fila, evidentemente senza accorgersi di ciò che gli accadeva intorno o – peggio – tollerandolo per il quieto vivere in maggioranza o….
Camassa non funziona, vero, ma alcune emergenze erano palesemente volute per chiamare squadre “volanti” da recuperare in un bar di Anzio Colonia. Lo dissi al dibattito con De Angelis in campagna elettorale ricevendo un suo applauso tra l’ ironico e il quasi convinto. Il “sistema Anzio ” confermato da queste carte ha contribuito a farlo eleggere. Sarebbe importante già che non ci fossero più “squadre volanti”.

Intanto Camassa continua a non funzionare ma scrive, contestando le multe, che ad Anzio sono scattati gli arresti dopo il suo arrivo. E buona parte di quel “sistema” è in maggioranza o si è candidato a sostegno di De Angelis. Che di solito è molto attento a quello che gli succede intorno. Vedremo
3/continua

Placidi e gli altri, la conferma del “sistema Anzio”/2

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E’ palese, non c’è bisogno che in maggioranza si tengano “vertici”: gli indagati sono i 12 per i quali è stata chiusa l’inchiesta Ecocar dalla Procura di Cassino.  Tra loro non ci sono attuali amministratori. Né troviamo, nelle voluminose carte, messe insieme dalla Direzione distrettuale antimafia, chi guida la città. Mentre il suo predecessore è spesso citato, ma solo da altri. E’ noto, del resto, che Luciano Bruschini dava ampia libertà ai suoi assessori e consiglieri.

Fatta questa doverosa premessa, è bene ricordare che pur non penalmente rilevante, l’atteggiamento che amministratori ancora in carica – o ampiamente rappresentati o comunque candidati con il centro-destra a giugno scorso – hanno avuto nel periodo  dell’indagine mette a nudo il “sistema Anzio”. Che, va ripetuto, non era e non poteva essere solo Patrizio Placidi. Troppo comodo, come sommessamente ricordavo circa un anno fa.

Sistema che vede chi sta ancora amministrando interessarsi, all’epoca dell’indagine,  di tutto ciò che accadeva in Comune. Mica per sapere della qualità dei servizi, del risparmio dell’ente…. no, assolutamente. Per una palese guerra di potere, perché quella gara che “doveva” vincere Ecocar interessava in realtà tutti, come quella delle mense, come gli spettacoli estivi. E’ nero su bianco, si muovono assessori, consiglieri delegati, vanno da funzionari e dirigenti, chiedono, commentano, pressano.

Sarà normale? E’ quella che chiamano politica? Può darsi, ma qui a forza di leggere viene la nausea. Perché c’è una specie di “occupazione” del Comune e per tenere le posizioni non sembrano esserci metodi diversi del fare la voce grossa. Le pressioni continue, quelle che Dell’Accio ha denunciato e sono agli atti del procedimento Evergreen che lo vede imputato.

Emblematica un’affermazione di Placidi che parla con un imprenditore: “Io, quando prendo un impegno lo rispetto, a costo di litiga’ ca’ a maggioranza. Io venerdì, venerdì esce sul porto che apro la crisi politica e mando a casa Bruschini. Allora ti dico a te, io quando prendo un impegno, lo prendo e vado avanti.  XXX (non indagato) a me non me voleva firma’ ‘sta determina di affidamento, così tu capisci di quale stiamo parlando, sono andato sopra, gli ho buttato per aria tutta a’ scrivania, alle ore quattordici e zero cinque a’ determina è arrivata”. Possibile che nessuno senta, veda, si accorga che avvengono queste cose? Evidentemente tutto era concesso, perché oggi butta tutto per aria Placidi, domani un altro, alla prossima legislatura – ed è già successo – un altro ancora. Va così.

Dobbiamo aggiungere altro? Sì, quello che succede dopo l’assegnazione alla Camassa, consiglieri di maggioranza – che governano con Placidi, in teoria – che affermano “bella, mi hai dato una bella notizia” ma mettono in guardia il funzionario dicendo che, forse, ha “tirato troppo la corda”. No, non è penale, ma nauseante sì.  

2/continua

Placidi e gli altri, la conferma del “sistema Anzio”/1

ecocar-ambiente

“Servono 120.000 euro per la campagna elettorale? Io li trovo, altri non lo so”. Patrizio Placidi non sa ovviamente di essere registrato e non sappiamo se la cifra che indica è una pura coincidenza. Già, perché la registrazione è agli atti del processo Evergreen e adesso, i 120.000 euro, li ritroviamo nell’indagine sulla Ecocar. L’azienda che ad Anzio “doveva” vincere, arrivata prima nella gara sui rifiuti ma bloccata da una interdittiva antimafia. E proprio dalla direzione distrettuale antimafia era partita l’indagine Ecocar. La Procura aveva chiesto misure cautelari con aggravante mafiosa per i presunti rapporti tra il gruppo Deodati  (Ecocar, Ipi….) e il clan dei Casalesi. Il giudice delle indagini preliminari non ha ritenuto esistere l’aggravante e ha rimesso gli atti alla Procura di Cassino, competente per la zona di Gaeta e Minturno da dove un’associazione antimafia – la “Caponnetto” – aveva segnalato delle anomalie. La chiusura di quella indagine che ha riguardato anche la nostra città  ci restituisce il “sistema Anzio” che non era e non è solo Placidi. Il quale si preoccupa, insieme agli imprenditori, di rassicurare tutti (dipendenti dell’appalto compresi) che con i giudici amministrativi andrà bene. Si legge nelle carte dell’indagine di Velletri, nata da quella registrazione, e in quella della direzione distrettuale antimafia. Che svela un mondo, quello di un Comune nel quale politici e qualche funzionario con voglia di far carriera, si preoccupano delle sorti di imprenditori amici prima che dei cittadini. Perché ci sono possibili utilità e, ovviamente, posti di lavoro. “Doveva” vincere Ecocar perché prometteva più assunzioni e lo ritroviamo anche nelle carte. “Doveva” vincere Ecocar perché – lo scrivono i magistrati – quei 120.000 euro erano praticamente cosa fatta. “Doveva” vincere Ecocar perché intorno ai rifiuti si sono giocate le campagne elettorali. Placidi disse apertamente in Consiglio comunale di preferire la prima classificata. Lo stesso fece il sindaco, Luciano Bruschini. Forse è anche per questo che la bolletta dei rifiuti dei cittadini costa 4-5 milioni in più di quella che si paga in città simili ad Anzio.

L’attuale primo cittadino, dopo la “battaglia” del 2013 nella quale denunciava ciò che accadeva intorno all’avvio del “porta a porta” che oggi è un fallimento, di quel “sistema” si è servito per vincere e tornare alla guida della città. Perché se Alberto Alessandroni è ancora assessore, nonostante la vicenda Falasche (quella dell’evasione su un impianto pubblico) è per i voti che ha preso. Pazienza se i soldi che i cittadini versano all’assessore servono anche a pagare quell’evasione… Direte e che c’entra? Lo leggiamo nelle carte della Direzione distrettuale antimafia, quelle delle quali politici e imprenditori si preoccupano quando avviene l’acquisizione anche ad Anzio. Si preoccupano perché ne scrivono i giornali,  ma Alessandroni fa di più: sente il bisogno, dopo ciò che usciva su questo blog, di avvisare con un messaggio i rappresentanti di Ecocar: “Il DE GIACCIO, di cui al precedente sms – scrivono i Carabinieri del Nucleo operativo ecologico – si identifica in DEL GIACCIO Gianni titolare di un blog nel quale ha criticato aspramente la gestione dei rifiuti nel comune di Anzio”. Questa era la preoccupazione del “sistema” che oggi siede ancora in giunta. Agli atti finisce – deriso da molti degli appartenenti al mondo della politica di casa nostra – quello che scrive Agostino Gaeta che dopo gli spari ad Alessandroni parla delle sue ferie con quegli imprenditori. Cosa che i carabinieri confermano. Amicizia, certo, non lo mettiamo in dubbio. Ma dovrebbe restare fuori dalla politica e dall’amministrazione, invece…

Il “sistema” è anche in Consiglio comunale, dove Patrizio Placidi ha piazzato il suo “delfino” come capogruppo di Forza Italia. Non interessano, l’ho scritto mille volte e l’ho detto in Consiglio comunale, le responsabilità penali ma quelle politiche sono evidenti. Perché l’assessore ai lavori pubblici – oggi ai servizi sociali – si preoccupa dei rifiuti? E che bisogno ha di “mediare” tra chi deve realizzare la Biogas e un funzionario del Comune che spiega “c’è un problema con la captazione dell’acqua”? Ovviamente l’assessore viene rassicurato dall’imprenditore che tanto è tutto a posto. E la biogas oggi è pronta ad aprire. Sì, quella per la quale “prima erano tutti d’accordo e mo il vuzzo me lo incollo io”. Parole – insieme a quelle sul secondo impianto – sempre di Placidi. Quella per cui la proposta di retroattività che stava per passare in Consiglio comunale, proposta da Chiara Di Fede, aveva “creato un problema”. Parole ancora  di Placidi. Del quale dai banchi del Consiglio comunale, dopo l’arresto, l’attuale sindaco – allora di lotta e di governo – disse che era “vittima del sistema”. No, Placidi è  uno dei gangli del sistema, la punta dell’iceberg, e chi ha condiviso con lui oltre venti anni di amministrazione deve avere l’onestà intellettuale di ammetterlo. Come di ammettere che sulla biogas ci ha preso in giro anche in campagna elettorale. Perché quel “tutto” è una maggioranza che adesso si è ritrovata insieme. Per vincere e per tenere in piedi quel “sistema” dove i funzionari – parlando tra loro – commentano di visite di assessori, consiglieri e compagnia.  Emerge un fermento che a tutto somiglia, meno che a fare gli interessi della collettività. Perché comunque vada nei Tribunali, se metti insieme le carte della Dda con quelle di Evergreen e di Touchdown, il clima è quello che quasi un anno fa indicavo in questo umile spazio di denuncia. Perché se metti insieme anche Malasuerte e l’indagine sulle 27 proroghe   ritrovi gli stessi personaggi e passi come nulla fosse dalla vicinanza a esponenti di ‘ndrangheta – che andranno a testimoniare in Tribunale – a quelli ritenuti contigui al clan dei Casalesi. Da una parte quelli di Malasuerte (lo ha confermato il pubblico ministero durante il processo) vicini a Raffaele Letizia, dall’altra quelli di Ecocar, vicino a Francesco Bidognetti, come scrivono alla Dda.

Le responsabilità penali sono personali, ribadisco, ma quelle politiche per essere arrivati a tanto sono evidenti. Restare a guardare è inutile e dannoso.

1/continua

E per chi vuole approfondire ciò che ho sostenuto sui rifiuti, basta un clic

Altro che accesso, il problema è negare l’evidenza

prefettura

La Prefettura di Roma

Ammettere l’esistenza della mafia sul pianerottolo di casa propria significa poi dover dire cosa sto facendo io per separare la mia vita, il mio destino da quelle delle persone che abitano sullo stesso pianerottolo. Un conto è dirlo; altro conto è farlo”. Ecco, uso le parole di un magistrato, Michele Prestipino, pronunciate quasi tre anni fa, perché il problema non è se arrivi o meno una commissione d’accesso – ho sempre sostenuto che sarebbe un’onta, non cambio idea adesso – ma è rendersi conto di ciò che abbiamo intorno.

Io non ho mai avuto dubbi sull’onestà che il sindaco, Luciano Bruschini, va sbandierando a ogni piè sospinto. Lo conosco e mi fido. Così come non può pagare Pasquale Perronace per il fratello, né Marco Maranesi per aver chiesto un prestito.

Non mi fido più – ma senza mettere in discussione l’onestà del sindaco, bensì il suo modo di intendere la politica – nel momento in cui, nel corso di questi anni, ha sempre ribadito che lui con le forze dell’ordine ci parla, conosce e sa tutto, che la situazione è sotto controllo. Ebbene il prefetto Basilone (a proposito, l’ha più ricevuto a Bruschini? E cosa si sono detti?) ha sostenuto chiaramente in antimafia che il comune di Anzio è quello “per il quale si sono susseguiti maggiori segnalazioni di criticità”.

Non ci voleva la relazione conclusiva della commissione parlamentare per dirlo. Lo abbiamo vissuto sulla nostra pelle, mentre Bruschini – dal suo punto di vista e da quello dei maggiordomi di corte anche comprensibilmente – negava l’evidenza che usciva fuori prima dall’indagine e poi dal processo “Malasuerte”, quindi dall’inchiesta “Evergreen”.  Non è mafia, attenzione, ma pessima gestione della cosa pubblica e frequentazione con chi ha aderenze in ambienti tutt’altro che puliti. Ed emergono atteggiamenti mafiosi, non si venga a dire il contrario, toni al minino fuori dalle righe.

Non serviva la relazione (approvata all’unanimità, tra l’altro) per dirci che ci sono sentenze che confermano la presenza di clan anche sul nostro territorio.  Il discorso era, è e purtroppo sarà – perché la commissione d’accesso in campagna elettorale non la manda nessuno – se queste presenze abbiano avuto porte almeno socchiuse in Comune, nemmeno spalancate. Se abbiano avuto agganci, portato voti, ottenuto lavori, condizionato o fatto “allineare” qualcuno.

E non serve la commissione d’accesso – lo ripeto da un paio d’anni – a stabilire che è stato fatto mettere il vestito bello a qualche personaggio locale nemmeno tanto “border line” per farlo entrare in politica o per farlo sostenere questa maggioranza. Non serve che venga preso a testate un giornalista (finora ci si è fermati a querele e richieste di risarcimento solo annunciate) per dire che Ostia, nei metodi, è già qui.

Su questo, al posto del Prefetto e del Ministro, di chi li rappresenta sul territorio, terrei alta la guardia. Ah, non ho idea di chi siano i riferimenti del sindaco Luciano Bruschini quando dice che lui con le forze dell’ordine ci parla tutti i giorni. Nella relazione si dice che va tenuto conto dello “scambio di informazioni con la procura, con la Polizia, i Carabinieri e la Dia”. Segno che la direzione investigativa antimafia, delle nostre parti, si sta già occupando…

Cosa sto facendo, per riprendere il discorso di Prestipino all’inizio? Semplice, non nego e mai ho negato l’evidenza – andavo in piazza oltre 25 anni fa, quando si raccoglievano i morti per strada…. – e con certi personaggi non ho avuto e non voglio avere nulla a che fare. #unaltracittà si costruisce anche così

Signora Prefetto, ecco cosa temiamo. Chi è responsabile?

repubblica7118

La pubblicazione odierna su “Repubblica” aggiunge un altro tassello alla preoccupante vicenda che riguarda l’amministrazione di Anzio e i rapporti con certi ambienti. Da “Malasuerte” ad “Evergreen” ne abbiamo per tutti i gusti, davvero, e “fake news” o meno – finalmente un termine 3.0 del nostro sindaco – in Prefettura il caso sarà finalmente trattato. Perché i dossier li fa l’antimafia, non i cittadini come vuole far credere Bruschini. Perché l’antimafia ad Anzio ha sequestrato atti, in passato, e perché sono i rappresentanti di questa classe politica ad avere avuto rapporti con esponenti di un certo spessore.

Si arriverà a parlarne in Prefettura con colpevole ritardo rispetto a quando, in ambienti diversi, si chiedeva di capire cosa stesse accadendo. Ho già spiegato qui che inviare, oggi, una commissione d’accesso a pochi mesi dal voto suonerebbe come una beffa. Però alla signora Prefetto di Roma ciò che più di qualcuno teme, in questa città, sento di dirlo.

Cinque anni fa, nella disputa tra le opposte fazioni del centro-destra che andarono al ballottaggio non ci fu esclusione di colpi. Oggi che vanno d’amore e d’accordo, almeno sembra, si preparano a una campagna elettorale durissima. Nella quale – bene che vada – diranno che chiunque vincesse – tranne loro – chi oggi lavora nel sottobosco di cooperative, incarichi sotto soglia e via discorrendo avrebbe smesso di farlo.

Ecco, immaginiamo una riunione con chi è andato a tirare calci alle porte del Comune per avere i soldi, con chi ha avuto affidamenti e compare nelle carte delle inchieste e immaginiamo il candidato del centro destra urlare “Se vincono non lavorate più…“. Ci può stare, non stiamo fantasticando.

Ecco,  è questo ciò che si teme. Perché gli animi esasperati non fanno guardare in faccia nessuno e tra il dire della politica e il fare di qualche poco di buono – al quale è stato fatto mettere il vestito bello ed è stato fatto avvicinare a questi ambienti – il passo è breve. Questa è la responsabilità che ha la maggioranza uscente, anzi  ribadisco che le vicende penali sono paradossalmente marginali rispetto a ciò che si è creato per avere consensi.

Una cosa, dunque, signora Prefetto: chi sarebbe responsabile se la situazione degenerasse?