Le pressioni sui dirigenti nel “fortino” di Villa Sarsina

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Luciano Bruschini se ne sta chiuso nel “fortino” di Villa Sarsina. Ne ha viste tante, nella sua lunga carriera politica, e sono il primo a dire che ha ragione quando sostiene di non essere mai stato sfiorato da inchieste. Quello che si prova a contestargli – ma siamo pochi – è la responsabilità politica di quanto accade, il fingere di non sapere, il negare l’evidenza.

Ne ha viste tante, ma non tutte, perché gli arresti di questi giorni – ribadisco, al di là dell’aspetto penale sul quale non entro – sono la macchia peggiore sulla sua lunga carriera. Sono arresti, non condanne – siamo assolutamente d’accordo – ma qui a essere condannata da questo sistema è una città. E non sono i primi arresti, perché in passato c’è stato il troppo presto dimenticato caso Colarieti, con una mai approfondita – dagli investigatori – questione Francescana.

Facile, oggi (ma lo ha fatto anche in passato) dire che gli atti li firmano i dirigenti. Certo, lo sappiamo… ma i dirigenti li sceglie il sindaco e molti di loro – se non tutti – si sono rivolti alle forze dell’ordine per denunciare di aver ricevuto pressioni. Lo ha fatto l’ex segretario generale, Pompeo Savarino – primo ad andare in Prefettura ed esprimere preoccupazioni per il clima che c’era – lo ha fatto l’attuale segretaria, Marina Inches. Lo scrive in una determina agli atti dell’operazione “Evergreen” Walter Dell’Accio, praticamente “costretto” ad adottare quell’atto su indicazione di Placidi. Dell’Accio che denunciò di essere stato anche aggredito nella delicata fase di passaggio da Giva a Parco di Veio, quando il sindaco “non sapeva” ma un assessore bloccava l’ingresso di Villa Adele a chi era subentrato. E quando il sindaco avrebbe detto, in Consiglio comunale “avete voluto fa le gare? Ecco il risultato“.

E’ andata a denunciare pressioni Angela Santaniello, sulla vicenda mense, quando più di qualche personaggio finito in “Malasuerte” si aggirava per la sede dell’assessorato. Si è lamentato il dirigente dell’area finanziaria (con un titolo per un altro, ricordiamolo a proposito dell’anti corruzione che funziona, come dice il sindaco ) Patrizio Belli, quando ha dovuto revocare la concessione di un consigliere comunale ed è stato “bombardato” dalla politica. Vero? E lo sa l’ex responsabile dei Tributi, Luigi D’Aprano, messo sotto processo perché aveva chiesto ai consiglieri comunali e agli assessori morosi di pagare il dovuto all’ente che rappresentano e nel quale dovrebbero dare l’esempio. O sbaglio?

Hanno denunciato pressioni dall’ufficio tecnico – il sindaco c’è stato di recente, per una riunione sui ritardi nei lavori, dicono – mentre è noto che a Villa Adele c’è chi venne chiuso in una stanza per sapere chi forniva le notizie al Granchio, anni fa. Tutto scritto, all’epoca come oggi, ma evidentemente Bruschini non è solito leggere, né sentire quello che tutti dicono in Comune. A proposito, chi ha chiesto all’ufficio legale di non opporsi al decreto ingiuntivo sui cartelloni “elettorali” della Bandiera blu 2013?

Non sappiamo l’esito di queste denunce, ma da quello che emerge  le pressioni non erano perché siamo in ritardo sul bilancio o non inizia un’opera fondamentale. No, caro sindaco, se non sai chiedi ad assessori e consiglieri.  Informati a cosa si riferiscono le pressioni, chiedi perché c’è chi andò a dare calci alle porte a Villa Sarsina visto che non pagavano una cooperativa o per quale motivo l’allora direttore generale venne preso a schiaffi.  E se non lo sai, lo riscrivo qui. Nella sentenza “Malasuerte” si afferma che chi pagava il pizzo lo faceva per la  “Pressione esercitata dal coinvolgimento nella vicenda di esponenti delle istituzioni comunali”. E in quel processo, lo ricordiamo, si è parlato di “persone vicine ai camorristi“.

Chi andò a fare pressioni per un accordo commerciale trasformatosi in “pizzo“? Almeno questo Bruschini dovrebbe saperlo.

Perché attenzione, c’è Placidi – in maggioranza più di qualcuno ha vissuto il suo arresto come una liberazione, o sbaglio?, ma quando portava i voti tutti in fila da Patrizio – (e non basta avere revocato l’incarico al neo assessore all’ambiente, troppo tardi) ma è la punta di un iceberg  che si sta scoprendo. Del quale si denunciano da anni – qui come altrove – le scelte fatte per amici degli amici, cooperative “vicine“, persino spettacoli a Tizio o Caio, illegalità delle cose quotidiane che – guarda caso – coincide in almeno un paio di casi con la scelta dei dirigenti oggi “scaricati“.

Solo il sindaco finge di non accorgersene, chiuso nel “fortino” di Villa Sarsina.

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Placidi, il Comune: chi denunciava e chi “reggeva”

Al gioco di “sapevano tutti” non possiamo starci. Né a quello di chi fa “spallucce” parlando di bolla di sapone e di amministrazione che tutto sommato non c’entra. La vicenda “Evergreen” ripropone questioni che sì, si trascinano da tempo, ma di fronte alle quali la politica – in particolar modo la maggioranza che guida Anzio da 20 anni – ha preferito girarsi altrove. Non solo  la classe politica di questa città,  brava a organizzare un “Aventino” quando il sindaco – nella prima legislatura Bruschini – vacillava, si rifiutava di vedere.  Invece in quella occasione il sindaco andava già mandato a casa, anche per quello che un “giornaletto” – come amavano definirci – scriveva. Denunciavamo, dalle colonne del “Granchio“, come è sempre stato. Qualche investigatore, evidentemente, non ha trovato i riscontri e la vecchia politica – al solito – o si è girata o ha “retto” il sistema. D’altro canto a Placidi “tutti chiedono posti” – come disse nell’intervista subito dopo gli spari

A chi, oggi, ha la memoria corta, ma anche ai novelli scopritori della legalità, ripropongo quanto da un piccolo foglio di provincia è stato fatto. All’indomani degli spari a casa di Patrizio Placidi, insieme a Ivo Iannozzi  scrivevamo nell’editoriale, riferendoci alla pista che ad aprire il fuoco sarebbe stato uno deluso per non aver avuto il lavoro: “(…) Se è così siamo di fronte a una situazione più preoccupante, a nostro modesto parere, della presenza di criminalità organizzata. Sì, perché si è fatto del sottobosco delle cooperative, degli incarichi affidati a quanto sembra con una rigida spartizione politica, un mercato diventato ormai ingovernabile. Placidi ha espresso alcuni dubbi ai carabinieri, nell’intervista al nostro giornale non nasconde che il suo assessorato è diventato una sorta di ufficio di collocamento al quale tutti vanno a chiedere. Se è così, lo ripetiamo, è peggio della criminalità organizzata. Perché quei lavori, spesso precari e di poche centinaia di euro, altro non sono che un modo per dire – domani – chi votare. Può sembrare la scoperta dell’acqua calda, la politica non ha sempre fatto questo? Vero, ma se la corda si tira troppo poi c’è il rischio che si spezzi. E forse siamo arrivati al punto. Allora c’è da chiedersi quale risposta si dà per lo sviluppo della città, per creare non l’occasione di un posto in cooperativa con la raccomandazione di Tizio o di Caio ma occupazione stabile. E qui il panorama si fa desolante, perché allo sviluppo non si pensa ma si preferisce “gestire” dalla cooperativa all’associazione che otterrà un contributo per un’iniziativa spesso solo pseudo culturale. Basta avere un ritorno di consensi (…)“.

Rispetto ad allora, la criminalità organizzata si è infilata nel gioco delle cooperative, come emerso in “Mala suerte“. La situazione si è involuta, il condizionamento – al quale allora non credevamo forse perché posto male – c’è. Solo il Prefetto di Roma e il Ministero dell’Interno (a guida Pd…) non se ne accorgono.

Una settimana dopo, articolo che mandò Placidi su tutte le furie, scrivevo in cronaca: “(…) gli investigatori cercano di andare oltre. All’attività amministrativa e politica di Placidi, infatti, se ne affiancano sia pure non ufficialmente molte altre. Il vice sindaco – formalmente – vive con il rimborso del Comune per il suo lavoro in giunta tanto che per quanto è dato sapere è da quello vengono detratti i soldi che sta rimborsando, mensilmente, per la condanna della Corte dei conti. Ma è notorio che i suoi interessi – per carità legittimi – sono praticamente in ogni settore. Dai distributori di benzina ai supermercati, dai posti di lavoro in un noto fast food a mediazioni immobiliari, sembra non ci sia cosa ad Anzio per la quale non si debba parlare con Placidi. Solo voci, delazioni della politica o ci sono aspetti che invece meritano di essere valutati? E chi dice, a questo punto, che il motivo degli spari non debba essere cercato altrove?” 

Ecco, c’è chi scriveva, chi denunciava e chi sapeva, fingeva o “reggeva“. Una parte siede ancora al governo della città, quella che era in Consiglio e doveva essere opposizione ma si girava, ancora fa “strategie” con pezzi di maggioranza. Sarà un  confine oltre il quale realizzare #unaltracittà

Rifiuti, basta scaricabarile: fallimento di sindaco e assessore

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Prima di dire che è pronto a mandare via la Camassa, il sindaco di Anzio dovrebbe ammettere di aver fallito – insieme all’assessore Patrizio Placidi – sul servizio dei rifiuti e trarne le conseguenze ovvero andarsene.

Il “porta a porta” avviato in fretta e furia nel 2013, in piena campagna elettorale (allora Candido De Angelis “tuonava“, oggi in vista dell’intesa sul prossimo voto, tace) senza copertura finanziaria perché i soldi della Provincia erano stati già spesi, ha portato alla situazione attuale e i responsabili politici sono chiari: sindaco e assessore. Quando dalle colonne del Granchio si provavano a scrivere queste cose, quando Mario Pennata, Ivano Bernardone e Romeo De Angelis denunciavano, si era presi per scemi. Così come quando si faceva notare che i dirigenti chiedevano di utilizzare il risparmio ottenuto nel conferimento in discarica per far fronte a eventuali crediti inesigibili dei rifiuti, invece quei soldi (oltre 600.000 euro) sono stati spesi in fiori e varie amenità, mentre gli inesigibili sono a carico dei cittadini. Questo è successo intorno alla gestione dei rifiuti ad Anzio. Questo succede.

Accorgersi oggi di un’emergenza che si è creata da quando l’appalto non lo ha vinto un’azienda che lo stesso Bruschini e Placidi hanno apertamente detto di preferire, è tardivo quanto inutile. Volevano Gesam-Ecocar, garantiva più posti, ma aveva un’interdittiva antimafia. Ha vinto Camassa, ne garantiva meno ma nel frattempo si è fatto di tutto per far assumere altri, e ha avuto anch’essa un’interdittiva. Ovvio, un conto è trattare con il titolare di un’azienda, un altro con un commissario.

Bisogna partire dal 2013, da quella fretta ad avviare un servizio per assumere chi – non ci giriamo intorno – avrebbe votato per la continuità amministrativa.  Chi, ad appalto assegnato, anziché pensare a pulire le strade è diventato cultore del diritto e aspettava sentenze come manna dal cielo. Fino a qualche settimana fa, credendo che fosse addirittura la Corte europea dei diritti dell’uomo a dover ribaltare le decisioni della magistratura italiana. Ma per favore…

Il personale è stato assunto/usato in campagna elettorale, oggi viene “scaricato” dopo che in molti casi ha seguito – sbagliando – le indicazioni dette e non  che venivano dalla politica. La gente va messa in condizione di lavorare, punto, non condizionata – come in molti casi sembra trasparire – per qualche indicazione arrivata da chi gestisce il Comune. Pensate, è stato difficile persino posizionare una delle isole ecologiche in centro – prima su Riviera Mallozzi, oggi a Largo Bragaglia – e non ci si è accorti né ci si accorge che sono, tutte, messe male, pericolose per il passaggio di auto, spesso non si aprono, sono ricettacolo di rifiuti gettati ovunque e in preda a topi e rischio infezioni quotidianamente.

Chi oggi “tuona“, gira per la città? O crediamo davvero a Placidi e al suo “orgoglio Anzio” ogni volta che pulisce – chi amministra ci sta per farle le cose…. – ai suoi fan, e riteniamo brutti e cattivi i cittadini che hanno l’immondizia non ritirata sotto casa e lo rendono pubblico? O abbiamo dimenticato i “balletti” sul ritiro della plastica? Su, per piacere….

La Camassa ha le sue responsabilità, non c’è dubbio, ma ha risposto punto su punto a quanto affermato dal sindaco che sembra – invece – voler creare le condizioni per un “colpo di teatro” per il quale – a oggi e sulla base del capitolato vigente – non ha una pezza d’appoggio.

Venne revocata una volta ad Anzio, una ditta, si chiamava “Colucci“: Stefano Bertollini era sindaco, Paride Tulli capogruppo di Forza Italia, Candido De Angelis di An, Vincenzo De Cupis assessore all’ambiente. Così, per ricordare. Il Comune ha pagato, poi, fior di centinaia di milioni delle lire di un tempo. Per revocare una società – piaccia o meno – occorre avere contestazioni certe e qui o il sindaco (e il suo dirigente) dice una bugia o la dice la ditta: esistono o non le contestazioni con relative sanzioni? C’è un consigliere comunale di buona volontà che vuole accertarlo? Marco Maranesi ha ragione, il danno è incalcolabile, per questo vada fino in fondo.

La verità è che su questo – come su tutto ciò che questa amministrazione ha messo in piedi – si naviga a vista. Ce la si può prendere con la ditta, con i lavoratori, con gli incivili (tanti, vero, ma cosa è stato fatto nei loro confronti?) ma il fallimento è  politico, è di sindaco e assessore. Gli stessi, guarda caso, che ci lasciano in “regalo” una biogas autorizzata – con il benestare del Comune in conferenza dei servizi (Bruschini vuole ancora farci credere che non sapesse) – una biometano e un centro di trasferenza quasi.

Dai sindaco, ecco la prossima scusa: è colpa di chi ha presentato i progetti. Non fa una piega, no?

Per chi vuole approfondire sull’argomento, qui trova una serie di precedenti. Per chi immagina #unaltracittà, l’idea su come affrontare il discorso è contenuta in “Territorio zero“, del quale qui trovate una recensione.

Placidi si dà al calcio, è pronto a rilevare l’Avellino

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Da sinistra Ferullo, Taccone e Placidi (foto dal profilo facebook di Placidi)

Che smette con la politica lo va ripetendo da tempo, anche se le voci di una candidatura “in famiglia” alle regionali si susseguono. La foto che ha pubblicato su facebook e alcune dichiarazioni recepite a Villa Adele, sembrano inequivocabili: l’assessore all’ambiente del Comune di Anzio, Patrizio Placidi, ha comprato o sta comprando l’Avellino calcio che da tempo è in cerca di sostegno.

Fantasia? Sembra proprio di no, si parla di due milioni di euro per rilevare almeno una parte della proprietà del presidente Walter Taccone, attivo nel settore della sanità privata, quello nel quale Placidi era propenso a entrare tempo fa con un progetto del quale si parlava a Nettuno. Nell’immagine sul social network di qualche giorno fa l’assessore scrive: “Anche oggi passi avanti nel mondo del calcio, incontro per un pranzo di lavoro con il presidente dell’Avellino calcio e  l’amico Angelo Ferullo“.

Vale a dire l’ex presidente del Latina calcio in serie B, per un breve periodo, prima del fallimento e della cosiddetta “cordata di Anzio” che aveva rilevato il pacchetto di quote senza tirare fuori un euro e soprattutto della società, sancito dal Tribunale dopo l’inchiestaStarter“.

Mentre a Latina si scrive una nuova pagina, con la squadra in serie D, le mire nel calcio di Ferullo – spesso visto sugli spalti anche a Fondi la scorsa stagione  – evidentemente vanno avanti. Ironia della sorte, proprio ad Avellino il 19 maggio scorso l’ex presidente, insieme al suo ex socio Benedetto Mancini – che ha dato vita a una pantomima sull’acquisto del titolo dei nerazzurri al fallimento –  sono stati visti insieme in tribuna e sonoramente fischiati dai supporter del Latina.

Viene spontaneo dire che mancava solo Placidi: chissà, magari il Latina oggi era ancora in serie B e invece all’assessore tocca andare ad Avellino.

Placidi accetta la sfida, ecco i dati della Bandiera blu

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Nella polemica che ogni anno accompagna la conquista della Bandiera blu – che resta un biglietto da visita per la città, a parere di chi scrive – è stato chiesto qui e da più parti di avere i dati attraverso i quali il Comune si è aggiudicato il vessilo della Fee.

L’assessore Patrizio Placidi ci ha messo un po’ (e sul caso c’era anche un accesso agli atti inevaso del Meetup “Grilli di Anzio”), quindi ha scelto di pubblicare su facebook (il 3.0 fai da te…) il dossier che è possibile scaricare qui.

Il materiale va ovviamente approfondito e ci riserviamo di farlo, quello che balza agli occhi rispetto alla riserva di Tor Caldara, ad esempio, è l’assenza del progetto “La scuola nel bosco dei conigli”. Qualche perplessità emerge, a una prima vista, sulle quantità dei rifiuti differenziati rispetto a quelle riportate nell’ultimo piano finanziario passato in consiglio comunale, così come sull’accessibilità ai disabili in tutti gli arenili candidati.

Ora, comunque, conosciamo gli atti e possiamo farci un’idea. Fermo restando che la Bandiera blu era, è e resta un’occasione, se e come sfruttarla dipende da chi amministra. Qui, purtroppo, farla sventolare in una città che continua a essere sporca in molte zone e manca di molti servizi, somiglia più a una beffa.

Tor Caldara e la scuola nel bosco, che succede?

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Un nastro bianco e rosso di quelli che si usano per segnalare un pericolo. I vetri che ricordi pieni di disegni dei bambini praticamente “cancellati“. Nella serra-aula qualcosa che ha poco a che fare con la didattica. Che succede a Tor Caldara? C’è ancora la “Scuola nel boscoinaugurata a maggio dello scorso anno?

Lo chiediamo all’assessore alle politiche ambientali e vice sindaco del Comune di Anzio, Patrizio Placidi,  alla sua collega che si occupa di istruzione, Laura Nolfi. Già che ci siamo anche al sindaco, Luciano Bruschini, che ricordiamo  firmare la convenzione allora con Fulco Pratesi del Wwf per la gestione della riserva, quando nel ’90 venne finalmente restituita alla città. Una battaglia vinta dai cittadini scesi in piazza in massa, dagli ambientalisti che ci hanno lasciato e in quell’area vengono ricordati, come Alfredo Cozzolino anzitutto, ma anche successivamente Cosimo D’Andretta e Angela Liucci.

Una battaglia che grazie alla legge regionale 50 del 1988, una delle poche cose buone fatte da Giorgio Pasetto per questo territorio, divenne realtà. Un luogo del quale i cittadini si riappropriarono andando a pulirla in memorabili giornate con le associazioni ambientaliste.

Una lunga ma necessaria premessa per ripetere la domanda: che succede con il progetto europeo della scuola fuori dalle mura? Perché quella che doveva essere un’aula, ristrutturata appositamente (dove ripararsi in caso di maltempo) oggi sembra di nuovo un posto abbandonato? Possibile che in questa città anche iniziative belle, condivise, all’avanguardia, debbano finire così?

Lo diciamo per capire, davvero, e perché circolano strane voci sulle quali l’amministrazione comunale ha il dovere di fare chiarezza. C’è chi avrebbe scoperto, per esempio, che c’è una fonte di acqua sulfurea (ma no?) fastidiosa per i bambini (!) oppure che la serra – dopo i lavori che qualcuno ha fatto eseguire e che altri hanno sicuramente dovuto in qualche modo approvare e/o verificare – non sarebbe a norma.

Può darsi eh… di solito in questo Comune la mano destra non sa quello che fa la sinistra, magari anche per questo è stato consentito a Checco Zalone di girare in quella serra più di qualche scena. Era a norma per “Quo vado“?

 

Gli infami, i silenzi, i no e il futuro del quale non si parla

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L’assessore Patrizio Placidi

Il presidente della Regione Campania, Vncenzo De Luca, minaccia querele. Come se aver riportato le sue pesantissime e inaccettabili parole sulla presidente della commissione antimafia, Rosi Bindi, fosse lesa maestà. Ha fatto bene la Federazione nazionale della stampa a intervenire, meglio il presidente del Senato, Piero Grasso,  a ricordare che certi termini li sentiva all’antimafia.

Un po’ “infame” lo sono stato pure io, poi con il presidente del consiglio comunale Sergio Borrelli la vicenda si è chiarita. Certo, dobbiamo ancora sapere chi tra eletti e assessori deve pagare l’ente e chi non, ma francamente sono stanco e ci pensassero i consiglieri comunali a chiedere lumi, visto che è trascorso inutilmente un anno. Da “infame” di paese e per quello che vale, va la solidarietà alla presidente dell’antimafia, che pure non era stata tenera sul presidente campano. Beghe “politiche” ci spiegano, questioni di partito, ma lo spunto dalla vicenda De Luca – che per il poco che conto non dovrebbe restare un minuto in più al suo posto – porta a un ragionamento più generale. Al clima di odio, di disprezzo, al quale la “politica” ci ha condotto.

Restiamo un momento alla Bindi,  approfittiamone per chiedere a lei, presidente dell’antimafia, di far terminare l’agonia alla quale siamo sottoposti come cittadini di Anzio: c’è o no l’esigenza di nominare la commissione d’accesso? E’ stata chiesta da più gruppi parlamentari, alla Camera e al Senato, è ora che la città abbia una risposta. I silenzi non servono, fomentano il clima di sospetti quando non di prevaricazione. La presidente svolga il suo ruolo, per favore, convochi chi di dovere (signora Prefetto, se c’è batta un colpo….) e ci dica. Nel frattempo un’altra auto è andata a fuoco e questo clima non ci piace affatto. Ed è figlio del clima che dichiarazioni come quelle di De Luca non fanno altro che alimentare.

Lo vediamo, per esempio, nella campagna del referendum. Sempre meno si confrontano, sempre più provano a prevaricare, insultare. E se lo fa De Luca, ormai possiamo farlo tutti…. Non è così, non funziona così. Le parole del presidente della Campania “giustificano“, a questo punto, il sindaco di Anzio Luciano Bruschini che dà degli imbecilli ai cittadini, fanno dire a chi di questa “politica” si è beatamente rotto che andassero tutti a quel paese.

In tutto questo del futuro meglio tacere. Si inseguono i presunti candidati sindaco (fortuna che sono in discesa in questa “classifica“) ma si fa fatica a capire cosa si voglia fare, di diverso, per questa città. Nei giorni scorsi nel simpatico spazio dell’Edicola Rolando, su facebook, l’assessore Placidi ci ha parlato di turismo e ha detto che non dobbiamo fare masturbazioni mentali sulla biogas. E certo, quella l’ha “incassata” (a proposito, domenica c’è l’assemblea pubblica del Comitato del No al multisala cinema Lido), avanti un altro…

Detto da un novello della politica come lui – è lì ormai da una quarantina d’anni, venti dei quali ininterrottamente assessore – dovremmo crederci…. Sarà sicuramente uno dei candidati sindaco, anzi a oggi è l’unico in corsa, la sua credibilità rispetto alle promesse del passato e meno di zero ma tanto va avanti come un treno.

Qual è l’alternativa che vogliamo costruire ai Placidi e Bruschini? Urlarci contro? Accusarci a vicenda? Cercare dossier? Inseguire il metodo di fare accordi alla vecchia maniera? Diventare tutti “grillini“?

No, dovremmo sforzarci di fare altro. Di immaginare la città che vorremmo, tenendo lontane beghe paesane e di partito. Dovremmo riappropriarci dell’essere cittadini che pensano con la propria testa, non a seconda della tessera che hanno in tasca o di chi hanno scelto alle ultime elezioni. Per quello che si vede in giro sarà tutt’altro che facile. Impegnarci a parlare del futuro, prima che del candidato sindaco, sarebbe già un passo avanti.

ps: chiedo scusa per il silenzio degli ultimi giorni, ma tra le vicende di cronaca di Latina  (dove com’è noto lavoro) e la presentazione del libro, gli impegni hanno preso il sopravvento. Questo spazio è un piacevole passatempo, nulla di più

Mense, rifiuti e non solo. La favola delle colpe altrui

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C’erano una volta le responsabilità politiche. Quelle di chi è chiamato ad amministrare o a svolgere il ruolo di consigliere comunale e lo fa senza pensare a future alleanze, giochetti di potere, dimissioni “irrevocabili” che non lo sono più dopo qualche settimana di estenuanti trattative e pesanti accuse. No, non ci sono più, perché se le cose non vanno dipende sempre dagli altri.

Partiamo dal caso mense, l’ultimo della serie. Il servizio slitta al 5 o 10 ottobre se tutto va bene, con ciò che comporta per i genitori. Un ritardo del genere nemmeno nella Prima Repubblica, e il sindaco Bruschini può confermarlo, però mica dipende da noi e su…. L’assessore Laura Nolfi, incalzata dalle notizie che circolavano sui social e da quelle riportate dai siti, si affretta a dire che dipende dal Comune di Ardea…. Ma mannaggia, davvero? Quei birichini non rispondono ancora…. Per piacere, la responsabilità è chiara ed è altra: per mesi la maggioranza di Anzio ha litigato sulla stazione unica appaltante, quindi la gara che andava fatta non è stata espletata, si è scelta una procedura “tampone” tutta da verificare e si è detto solo qualche giorno fa alla ditta di andare a pulire i centri cottura. Risultato? Il servizio slitta, alla faccia dei bambini. Si fece un clamore assurdo per la precedente gara, si andò all’Anac, si accusò apertamente la dirigente (poi sospesa per altri motivi) Angela Santaniello, e adesso? Silenzio. Nessuno chiede lumi, d’altra parte è colpa di Ardea…. Ma davvero immaginate che veniamo dalla montagna del sapone? In un posto normale l’assessore dovrebbe dire: scusate, vado a casa…. E stavolta davvero.

Ieri in consiglio comunale, a conferma delle beghe di questa maggioranza inadeguata a guidare la città, la dura presa di posizione sull’argomento di Velia Fontana e altri . Meglio tardi che mai, anche se sembra di essere su “Scherzi a parte“…. A proposito, quando capiremo tra un “data entry” e un’informatizzazione ai soliti noti quanti mangiano, quali sono le presenze, come funziona la bollettazione e via discorrendo ne saremo grati. Ora sembra che le scuole devono trasmettere gli elenchi, invece di andare avanti torniamo indietro….. Per la cronaca, siamo misteriosamente passati da circa 3.700 a 2.700 utenti. Una singolare “moria” di studenti….

Solo mense? Ma quando mai…. L’assessore Patrizio Placidi – altro che per le condizioni nelle quali si trova la città dovrebbe essere andato a casa da un pezzo – è sbottato in Consiglio dicendo di essersi “rotto il c….“. Lui, poverino, non c’entra. Dipende dai dirigenti, dai funzionari, dai cittadini incivili, forse dalla peste bubbonica o da jeeg robot, ma non da lui che di professione è assessore da ormai venti anni e dove ha toccato ha fatto confusione. Le isole ecologiche che non partono, per esempio, somigliano alle “card del cittadino” di tanni anni fa rimaste una pia intenzione. Come molte altre cose, ma le scuse sono finite. E il dirigente è lo stesso che firmava proroghe – si vede che allora andava bene – alle cooperative che per la Procura sono “vicine” allo stesso Placidi e alla sua lista Enea. E  tra i dipendenti di quell’assessorato c’è chi era in predicato di fare l’assessore a Nettuno. Cos’è, non vanno più bene adesso? E chiedere scusa ai cittadini, ammettere di aver fallito, è troppo? Già che ci siamo, ma la Bandiera blu non era gratis? Ieri Cristoforo Tontini – forse anche per questioni tutte legate al variegato mondo a 5stelle di casa nostra – ha tirato fuori determine precise mai comparse sul sito (ah, la trasparenza….). Sulle quali servirebbero spiegazioni, senza nulla togliere a chi fa il suo lavoro  ma – contemporaneamente – cura anche le campagne elettorali di Placidi.

Questa tarantella dei dirigenti, ma anche dell’informatica quando si parla di ritardi nel bilancio, è vecchia. La tirano fuori ora Zucchini e ora il sindaco – il vero responsabile di questa disastrosa situazione della città – quando sono all’angolo. Scuse puerili, lo sanno bene loro che hanno ben saldi i piedi nella Prima Repubblica e dovrebbero ricordarsi la dignità che c’era allora dal punto di vista politico. A proposito, alla prossima (e annunciata come imminente) riorganizzazione della struttura del Comune si va al Guinnes dei primati. Avanti, facciamo un’altra po’ di “ammuina“, accontentiamo qualche dipendente vicino o qualche assessore o delegato che chiede di “controllare” gli uffici, ma sì…..

Se ne sono accorti, forse per sviare il discorso da ciò che riguarda loro, il delegato al turismo da poco passato a “Noi con il cuore” Luciano Bruschini e la ex delegata all’archeologia Valentina Salsedo. Un attacco senza precedenti alla struttura – sulla dotazione organica in sé i dubbi sono molteplici e non di oggi, ma loro hanno sempre taciuto – e ai dipendenti in sé, in particolare al capo della segreteria del sindaco. Bruschini (il primo cittadino) ha taciuto. Dal suo delegato, però,  neanche una spiegazione sulle spese dell’estate, per esempio, tirate fuori a fatica da Andrea Mingiacchi che ieri ha chiesto inutilmente ulteriori chiarimenti. Né su vicende giudiziarie per le quali, al posto di chi si accusa, saremmo molto preoccupati.

E gli incompatibili? I consiglieri che si inalberano e magari sono ancora debitori con il Comune? Silenzio, colpa degli uffici. Nessuno che abbia chiesto della Cafà – altra ex dimissionaria “irrevocabile” – finita nel tritacarne perché aveva quel debito ma unica alla fine della quale si è fatto il nome. E’ colpa degli uffici se Borrelli ancora non porta in Consiglio l’argomento? Se ancora non sappiamo chi è in regola e chi non? Il sindaco ovviamente “nzagnende“.

Mica ha risposto al comitato Zodiaco-Saturno, per esempio, sulla presenza o meno del piano di emergenza comunale. Questa mattina Chiara Di Fede – a nome del Comitato – ha scritto alla segretaria del Comune  sperando di avere chiarimenti. Ma scherzhiamo? Il Comitato? Quella, la Di Fede, strumentalizza ed è stata candidata, ma che cerca…. Ecco, è colpa dei cittadini se chiedono informazioni e svolgono il loro ruolo.

Fermiamoci, per carità di patria, perché l’elenco potrebbe continuare. Siamo di fronte a una città che non viene amministrata, alla guerra tra bande in maggioranza e ora vogliono raccontarci la favola delle colpe altrui. E’ troppo.

 

Isola ecologica da spostare, ecco come (non) funziona il Comune

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Benedetta trasparenza…. Quando gli atti vengono pubblicati sul sito del Comune di Anzio – dove ancora facciamo fatica a trovare molti documenti previsti per legge – scopri cose singolari. Siamo in pieno agosto e scopri che il 12 – venerdì scorso – l’ufficio ambiente ha chiesto di dover installare l’isola ecologica in Largo Bragaglia e che  oggi – martedì 16 – sono previsti i lavori.

No, scusate… ma appena il 10 agosto l’assessore all’ambiente Patrizio Placidi ha comunicato l’installazione in centro e l’avvio del funzionamento dal 22 e oggi, anzi venerdì e quindi due giorni dopo la trionfante nota, una è già da spostare? E non ci si poteva pensare prima?

Evidentemente no, al punto che in Comune nemmeno sono ancora così convinti e quell’ordinanza, oggi, non è stata eseguita. Risultato? L’isola posizionata su una riviera Mallozzi – che è già piena di “installazioni” di ogni genere e dove le regole, vogliamo parlare dei parcheggiatori che ti quasi assalgono? – per adesso resta lì.

Ma come funziona in questo Comune, anzi non funziona? Chi ha deciso dove andavano posizionate le isole (fra l’altro, la prima cosa per la quale servirà una tessera dopo l’annuncio a vuoto di oltre un decennio fa dell’allora assessore al bilancio Placidi) e chi, oggi, che una di queste va spostata?

Mistero… Qui si rovinano anche cose che finalmente potrebbero portare un minimo di modernità, prima ancora che comincino a funzionare. La regola in questo Comune – com’è stato per le recenti dimissioni “irrevocabili” di Cafà e Nolfi che tali non erano, condite da una lettera piena di pesanti accuse che però si voleva tenere nascosta – resta quello del mai chiarito ordine marinaresco del “Facite ammujna” . Intanto l’assessore è in vacanza, il dirigente giustamente in ferie, ignoriamo che fine abbiano fatto le “isole” lungo la strada del rientro a Lido dei Pini e Padiglione, si sono perse le tracce delle compostiere….

Confusione, confusione…. tanto i voti arrivano lo stesso

La città è sporca, ma il problema non è quello

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La situazione della raccolta dei rifiuti e quella, più in generale, della pulizia della città, è stata al centro dell’ultimo consiglio comunale di Anzio. La città è sporca, è vero, e le critiche piovute sull’assessore Placidi sono corrette, ma l’impressione che ricaviamo è che il problema non sia questo.

E’ noto lo “sbarco” a Nettuno con propri candidati dello stesso Placidi, di Roberta Cafà, Laura Nolfi, Danilo Fontana (che dopo un roboante comunicato non ha fatto nemmeno una riga per dire che non poteva candidarsi) ovvero Candido De Angelis, il quale però non avrebbe tanto apprezzato questa iniziativa.  Ma è altrettanto noto il clima da campagna elettorale che regna ad Anzio da quando Luciano Bruschini (sinceri auguri di pronta guarigione, a proposito) è stato riconfermato.

Abbiamo visto abbastanza consigli comunali per dire che la pesante  presa di posizione di Gianfranco Tontini (il quale poi è uscito dall’aula insieme a Placidi come se nulla fosse) o il presidente della commissione ambiente (deserta il giorno prima) Antonio Geracitano che alza la mano ma poi non interviene, dopo essersi visto con il capogruppo Massimo Millaci, raccontano altro. Il problema è dove e come si stanno “posizionando” i vari esponenti all’interno di un centro-destra che rinsaldato l’asse tra Bruschini e Candido De Angelis, con un ruolo nella “pace” che spetta di diritto a Giorgio Zucchini, vede venir meno le possibilità degli altri.

Sembra quasi che debba pagare Placidi per tutti, come se non fosse stato assessore per un decennio con De Angelis e adesso con Bruschini, come se eliminato lui il centro-destra potesse rifarsi una verginità. E’ un sistema di governo in sé che ormai è imploso, non solo Placidi.

Ecco, la città sporca è un pretesto. Chi “ragiona” sulla politica cittadina continua a chiedersi chi sta con chi, cosa fa Tizio e cosa Caio, a dire che non va il servizio ma ad astenersi, come hanno fatto De Angelis e i suoi, nonostante le critiche perché la strategia lo impone.

La sporcizia c’è ma quella si affronta in altro modo. E tutto ruota, purtroppo, ancora intorno all’annosa vicenda dell’appalto. Camassa ha vinto, ha finalmente anche il contratto,  quindi non ha più scuse. E’ giusto starle “addosso” ma resta il nodo dei posti che in qualche modo erano stati “promessi” se avesse vinto Gesam che avrebbe assunto più persone. Così chi è uscito dalla porta – così sentiamo dire – dovrebbe rientrare dalla finestra con l’ampliamento dell’affidamento al servizio di vigilanza che già si occupa delle sedi comunali. Sì, avete capito bene, arrivano le guardie giurate per controllare gli “zozzoni“. Possibile? Se ne parla. La maggioranza ufficiale, ma anche quella di lotta e di governo, lo sanno? E che ne pensano? Intanto c’è una condivisibile proposta operativa di Anziodiva, ma non servirebbero “sceriffi“, basterebbe il buon senso che però fa poco “politica“.

Un accenno, infine, al piano finanziario. Continuiamo a pagare tariffe spropositate rispetto al resto d’Italia, ma quest’anno ci dovrebbe essere un calo. Sempre che non si debba aggiungere il resto dell’adeguamento contrattuale che la Camassa ha chiesto (e ottenuto) per i servizi svolti lo scorso anno. E’ previsto nel piano finanziario per intero o, come sembra, soltanto al 50%? E il resto, quando si pensa di inserirlo? Tanto pagano i cittadini, ma la tariffa salirebbe ancora. A meno che non si voglia rischiare un falso in bilancio….