Placidi e gli altri, la conferma del “sistema Anzio”/4

rifiutiplastica

Ma non lo sanno che pigliano una revolverata? Lo sanno questi che pigliano una revolverata?” Ecco come si esprimono gli imprenditori che “dovevano” vincere la gara dei rifiuti. Leggere le carte dell’indagine Ecocar è solo avere conferma di un clima irrespirabile all’interno del Comune, con assessori – non solo Placidi – sempre pronti a fare pressioni, consiglieri che chiedono in continuazione novità, gente che festeggia e un unico filo conduttore: avere un ritorno per sé o per qualcuno “vicino”. Ad esempio lamentandosi – come fa un assessore, non indagato in questa storia Ecocar  – che si lamenta con uno dei soci perché un altro “sta trattando male quel ragazzo”. Filo che porta alle imprese, pronte a tutto pur di vincere. Anche a pagare. O sparare. Ma come è stato detto più volte gli aspetti penali competono ai magistrati, è la collusione con la politica a preoccupare. Lo dicono gli stessi investigatori della Dda: “(…) va messo in evidenza come a un’offerta tecnica dell’Ati Eco.car srl – Gesam Srl, non certo la migliore delle quattro, in una gara in cui non è stato richiesto né presentato alcun progetto avveniristico e/o l’impiego di particolari tecnologie, sia conseguito, da parte della commissione giudicatrice, un sorprendente punteggio finale di 97,25/100, il quale non dovrà essere ritenuto – si badi bene – la manifestazione di un potere discrezionale ampio della stazione appaltante, bensì, come testimoniato da innumerevoli conversazione telefoniche e ambientali intercettate, il frutto di un rapporto collusivo e corruttivo tra alcuni amministratori del comune di Anzio, da un lato, e amministratori della Eco.Car Srl, dall’altro”.

E’ per questo che ci sono pressioni continue, come quelle che in questo umile spazio andiamo raccontando da tempo? E’ per questo che i funzionari sentono quasi il dovere di rapportarsi continuamente con gli imprenditori e/o i politici, pur ripetendo in continuazione che loro vanno avanti secondo le norme?

Si può essere condizionati – e la domanda è appositamente retorica  – quando si sa di avere a che fare con personaggi che affermano: “Se perdi la gara, secondo me solo una cosa si dovrebbe dire a quello, io già gliel’ho detto al cinema, tu spera sempre che io vinco la gara no? (…) e non si fa male nessuno! Se io perdo la gara…qualcuno si fa male”

Sono nero su bianco tante cose, dal fatto che si sapeva a chi faceva riferimento, politicamente, la ditta aggiudicataria a ciò che dicono i vincitori beffati all’ultimo istante dall’aggiudicazione alla seconda arrivata per i rifiuti “questo è un altro politico che fa parte del comune di Anzio che a noi ci serve però Placidi conta di più eh! Però, li deve tenere tutti”. E’ nero su bianco, anche in questa indagine, il discorso che i mezzi dei rifiuti dovevano rifornirsi in quel distributore – centro anche di incontri fra i protagonisti della storia – ma fare “anche colazione”, come viene disposto dai titolari delle aziende.

Ed emergono altri personaggi, come chi voleva candidarsi sindaco ma poi ci ha ripensato e aveva – sarà una coincidenza con quanto afferma Placidi nell’inchiesta “Evergreen” – già cinque liste pronte,  ed era molto attivo nel discorso dell’appalto Ecocar. Emerge che è l’assessore a dire che “è pronta la lettera che è stata chiesta oggi per l’atto di opposizione alla revoca dell’affidamento” o che consiglieri e delegati vanno a chiedere in continuazione aggiornamenti, come se dovessero occuparsi loro delle gare, mense comprese.

Emerge chi si prodiga di dire a un funzionario “guai chi ti tocca a te”, perché quella che chiamano politica si occupa anche dei ruoli da assegnare all’interno del Comune. 

Emerge che qualche volta si è ceduto, firmando autorizzazioni evidentemente “border line” e dando servizi con affidamenti diretti che non erano poi così consentiti.

Emerge che qualcuno teme “le conseguenze mediatiche che possa avere questa vicenda”, perciò magari si preoccupa di segnalare quello che esce su questo blog o su altri giornali.

Emergono i soldi che gli imprenditori dicono di aver versato e non solo a Placidi. L’elenco potrebbe continuare, ma ce n’è abbastanza

Dire “si sapeva” non basta, anzi è quasi peggio, bisogna dimostrare che questo sistema non esiste più all’interno del Comune. E’ bastato cambiare sindaco?

4/Continua

Annunci

Placidi e gli altri, la conferma del “sistema Anzio”/3

isolaecologica1

Camassa non funziona, vero? La città è sporca, giusto? Il sindaco – in campagna elettorale – disse che immaginava un contratto ponte in attesa di una nuova gara. Non conosciamo sviluppi in tal senso, certo è che anche in Comune sembra ci si prodighi per trovare chi possa rilevare un’azienda prossima al fallimento nella gestione della società e quindi anche del cantiere anziate.

Cosa c’entra con l’indagine Ecocar e il “sistema Anzio” che da questo umile spazio denuncio da anni? Un momento, arriviamo.

Camassa non era gradita a Placidi e pure il sindaco Bruschini disse che preferiva la prima classificata, Ecocar-Gesam. Placidi si prodiga per far sì che interdittiva antimafia o  meno sia questa a vincere. Parla con gli imprenditori, ben introdotti fra l’altro con i giudici amministrativi come emerge dalle carte, e rassicura i dipendenti sull’esito dei ricorsi. In quei giorni in particolare i sindacalisti sono molto attivi nel lamentare le mancanze di Camassa. Qualcuno si risentì dopo questo blog (29 luglio 2015, sempre per chi ha memoria corta) ma oggi abbiamo conferma di non essere andati troppo lontani. Anzi…
Siamo a giugno 2015, Ecocar ha avuto una sospensiva perché a causa dell’interdittiva la gara era stata assegnata a Camassa. Ovviamente l’assessore spinge perché si proceda in tal senso e lo si faccia subito. I funzionari, sottoposti a evidenti pressioni perché come vado ripetendo da tempo “doveva” vincere Ecocar, commentano l’accaduto e dicono chiaramente che “ha vinto la sua ditta” ma che le procedure non possono cambiare perché lo vuole Placidi e occorre attendere l’esito della procedura nel suo insieme.

Una scelta che li farà apostrofare come “bastardi pezzi di m…” dagli imprenditori – cosa che si scopre solo da questi atti – mentre sempre leggendo le carte apprendiamo che “stanno festeggiando perché ha vinto la sua ditta, ma noi dobbiamo pensare alla normativa”. Al festeggiamento partecipano “tutti gli operai” e anche un altro ex assessore – non indagato ma in corsa fino alle ultime edizioni – che quando ci sono di mezzo vicende relative ai rifiuti o al verde, sarà un caso ma è presente.

E torniamo all’inizio. Il cerchio si ricompone.  Camassa non funziona, vero? Certo, ha le sue responsabilità ma un dipendente non dovrebbe pensare a chi vince bensì a dare sempre il meglio di sé. Un assessore – al ramo o meno – dovrebbe preoccuparsi di tenere la città pulita indipendentemente da chi vince e non festeggiare per una sospensiva con i lavoratori. I quali – in questa come in altre campagne elettorali – sono stati protagonisti diretti: nelle liste e nei seggi. Così come, molti di loro, erano in prima fila alla festa di Forza Italia organizzata da Placidi alla pineta dell’ospedale militare. Sindaco Bruschini in prima fila, evidentemente senza accorgersi di ciò che gli accadeva intorno o – peggio – tollerandolo per il quieto vivere in maggioranza o….
Camassa non funziona, vero, ma alcune emergenze erano palesemente volute per chiamare squadre “volanti” da recuperare in un bar di Anzio Colonia. Lo dissi al dibattito con De Angelis in campagna elettorale ricevendo un suo applauso tra l’ ironico e il quasi convinto. Il “sistema Anzio ” confermato da queste carte ha contribuito a farlo eleggere. Sarebbe importante già che non ci fossero più “squadre volanti”.

Intanto Camassa continua a non funzionare ma scrive, contestando le multe, che ad Anzio sono scattati gli arresti dopo il suo arrivo. E buona parte di quel “sistema” è in maggioranza o si è candidato a sostegno di De Angelis. Che di solito è molto attento a quello che gli succede intorno. Vedremo
3/continua

Placidi e gli altri, la conferma del “sistema Anzio”/2

villa_sarsina_fronte_anzio

E’ palese, non c’è bisogno che in maggioranza si tengano “vertici”: gli indagati sono i 12 per i quali è stata chiusa l’inchiesta Ecocar dalla Procura di Cassino.  Tra loro non ci sono attuali amministratori. Né troviamo, nelle voluminose carte, messe insieme dalla Direzione distrettuale antimafia, chi guida la città. Mentre il suo predecessore è spesso citato, ma solo da altri. E’ noto, del resto, che Luciano Bruschini dava ampia libertà ai suoi assessori e consiglieri.

Fatta questa doverosa premessa, è bene ricordare che pur non penalmente rilevante, l’atteggiamento che amministratori ancora in carica – o ampiamente rappresentati o comunque candidati con il centro-destra a giugno scorso – hanno avuto nel periodo  dell’indagine mette a nudo il “sistema Anzio”. Che, va ripetuto, non era e non poteva essere solo Patrizio Placidi. Troppo comodo, come sommessamente ricordavo circa un anno fa.

Sistema che vede chi sta ancora amministrando interessarsi, all’epoca dell’indagine,  di tutto ciò che accadeva in Comune. Mica per sapere della qualità dei servizi, del risparmio dell’ente…. no, assolutamente. Per una palese guerra di potere, perché quella gara che “doveva” vincere Ecocar interessava in realtà tutti, come quella delle mense, come gli spettacoli estivi. E’ nero su bianco, si muovono assessori, consiglieri delegati, vanno da funzionari e dirigenti, chiedono, commentano, pressano.

Sarà normale? E’ quella che chiamano politica? Può darsi, ma qui a forza di leggere viene la nausea. Perché c’è una specie di “occupazione” del Comune e per tenere le posizioni non sembrano esserci metodi diversi del fare la voce grossa. Le pressioni continue, quelle che Dell’Accio ha denunciato e sono agli atti del procedimento Evergreen che lo vede imputato.

Emblematica un’affermazione di Placidi che parla con un imprenditore: “Io, quando prendo un impegno lo rispetto, a costo di litiga’ ca’ a maggioranza. Io venerdì, venerdì esce sul porto che apro la crisi politica e mando a casa Bruschini. Allora ti dico a te, io quando prendo un impegno, lo prendo e vado avanti.  XXX (non indagato) a me non me voleva firma’ ‘sta determina di affidamento, così tu capisci di quale stiamo parlando, sono andato sopra, gli ho buttato per aria tutta a’ scrivania, alle ore quattordici e zero cinque a’ determina è arrivata”. Possibile che nessuno senta, veda, si accorga che avvengono queste cose? Evidentemente tutto era concesso, perché oggi butta tutto per aria Placidi, domani un altro, alla prossima legislatura – ed è già successo – un altro ancora. Va così.

Dobbiamo aggiungere altro? Sì, quello che succede dopo l’assegnazione alla Camassa, consiglieri di maggioranza – che governano con Placidi, in teoria – che affermano “bella, mi hai dato una bella notizia” ma mettono in guardia il funzionario dicendo che, forse, ha “tirato troppo la corda”. No, non è penale, ma nauseante sì.  

2/continua

Placidi e gli altri, la conferma del “sistema Anzio”/1

ecocar-ambiente

“Servono 120.000 euro per la campagna elettorale? Io li trovo, altri non lo so”. Patrizio Placidi non sa ovviamente di essere registrato e non sappiamo se la cifra che indica è una pura coincidenza. Già, perché la registrazione è agli atti del processo Evergreen e adesso, i 120.000 euro, li ritroviamo nell’indagine sulla Ecocar. L’azienda che ad Anzio “doveva” vincere, arrivata prima nella gara sui rifiuti ma bloccata da una interdittiva antimafia. E proprio dalla direzione distrettuale antimafia era partita l’indagine Ecocar. La Procura aveva chiesto misure cautelari con aggravante mafiosa per i presunti rapporti tra il gruppo Deodati  (Ecocar, Ipi….) e il clan dei Casalesi. Il giudice delle indagini preliminari non ha ritenuto esistere l’aggravante e ha rimesso gli atti alla Procura di Cassino, competente per la zona di Gaeta e Minturno da dove un’associazione antimafia – la “Caponnetto” – aveva segnalato delle anomalie. La chiusura di quella indagine che ha riguardato anche la nostra città  ci restituisce il “sistema Anzio” che non era e non è solo Placidi. Il quale si preoccupa, insieme agli imprenditori, di rassicurare tutti (dipendenti dell’appalto compresi) che con i giudici amministrativi andrà bene. Si legge nelle carte dell’indagine di Velletri, nata da quella registrazione, e in quella della direzione distrettuale antimafia. Che svela un mondo, quello di un Comune nel quale politici e qualche funzionario con voglia di far carriera, si preoccupano delle sorti di imprenditori amici prima che dei cittadini. Perché ci sono possibili utilità e, ovviamente, posti di lavoro. “Doveva” vincere Ecocar perché prometteva più assunzioni e lo ritroviamo anche nelle carte. “Doveva” vincere Ecocar perché – lo scrivono i magistrati – quei 120.000 euro erano praticamente cosa fatta. “Doveva” vincere Ecocar perché intorno ai rifiuti si sono giocate le campagne elettorali. Placidi disse apertamente in Consiglio comunale di preferire la prima classificata. Lo stesso fece il sindaco, Luciano Bruschini. Forse è anche per questo che la bolletta dei rifiuti dei cittadini costa 4-5 milioni in più di quella che si paga in città simili ad Anzio.

L’attuale primo cittadino, dopo la “battaglia” del 2013 nella quale denunciava ciò che accadeva intorno all’avvio del “porta a porta” che oggi è un fallimento, di quel “sistema” si è servito per vincere e tornare alla guida della città. Perché se Alberto Alessandroni è ancora assessore, nonostante la vicenda Falasche (quella dell’evasione su un impianto pubblico) è per i voti che ha preso. Pazienza se i soldi che i cittadini versano all’assessore servono anche a pagare quell’evasione… Direte e che c’entra? Lo leggiamo nelle carte della Direzione distrettuale antimafia, quelle delle quali politici e imprenditori si preoccupano quando avviene l’acquisizione anche ad Anzio. Si preoccupano perché ne scrivono i giornali,  ma Alessandroni fa di più: sente il bisogno, dopo ciò che usciva su questo blog, di avvisare con un messaggio i rappresentanti di Ecocar: “Il DE GIACCIO, di cui al precedente sms – scrivono i Carabinieri del Nucleo operativo ecologico – si identifica in DEL GIACCIO Gianni titolare di un blog nel quale ha criticato aspramente la gestione dei rifiuti nel comune di Anzio”. Questa era la preoccupazione del “sistema” che oggi siede ancora in giunta. Agli atti finisce – deriso da molti degli appartenenti al mondo della politica di casa nostra – quello che scrive Agostino Gaeta che dopo gli spari ad Alessandroni parla delle sue ferie con quegli imprenditori. Cosa che i carabinieri confermano. Amicizia, certo, non lo mettiamo in dubbio. Ma dovrebbe restare fuori dalla politica e dall’amministrazione, invece…

Il “sistema” è anche in Consiglio comunale, dove Patrizio Placidi ha piazzato il suo “delfino” come capogruppo di Forza Italia. Non interessano, l’ho scritto mille volte e l’ho detto in Consiglio comunale, le responsabilità penali ma quelle politiche sono evidenti. Perché l’assessore ai lavori pubblici – oggi ai servizi sociali – si preoccupa dei rifiuti? E che bisogno ha di “mediare” tra chi deve realizzare la Biogas e un funzionario del Comune che spiega “c’è un problema con la captazione dell’acqua”? Ovviamente l’assessore viene rassicurato dall’imprenditore che tanto è tutto a posto. E la biogas oggi è pronta ad aprire. Sì, quella per la quale “prima erano tutti d’accordo e mo il vuzzo me lo incollo io”. Parole – insieme a quelle sul secondo impianto – sempre di Placidi. Quella per cui la proposta di retroattività che stava per passare in Consiglio comunale, proposta da Chiara Di Fede, aveva “creato un problema”. Parole ancora  di Placidi. Del quale dai banchi del Consiglio comunale, dopo l’arresto, l’attuale sindaco – allora di lotta e di governo – disse che era “vittima del sistema”. No, Placidi è  uno dei gangli del sistema, la punta dell’iceberg, e chi ha condiviso con lui oltre venti anni di amministrazione deve avere l’onestà intellettuale di ammetterlo. Come di ammettere che sulla biogas ci ha preso in giro anche in campagna elettorale. Perché quel “tutto” è una maggioranza che adesso si è ritrovata insieme. Per vincere e per tenere in piedi quel “sistema” dove i funzionari – parlando tra loro – commentano di visite di assessori, consiglieri e compagnia.  Emerge un fermento che a tutto somiglia, meno che a fare gli interessi della collettività. Perché comunque vada nei Tribunali, se metti insieme le carte della Dda con quelle di Evergreen e di Touchdown, il clima è quello che quasi un anno fa indicavo in questo umile spazio di denuncia. Perché se metti insieme anche Malasuerte e l’indagine sulle 27 proroghe   ritrovi gli stessi personaggi e passi come nulla fosse dalla vicinanza a esponenti di ‘ndrangheta – che andranno a testimoniare in Tribunale – a quelli ritenuti contigui al clan dei Casalesi. Da una parte quelli di Malasuerte (lo ha confermato il pubblico ministero durante il processo) vicini a Raffaele Letizia, dall’altra quelli di Ecocar, vicino a Francesco Bidognetti, come scrivono alla Dda.

Le responsabilità penali sono personali, ribadisco, ma quelle politiche per essere arrivati a tanto sono evidenti. Restare a guardare è inutile e dannoso.

1/continua

E per chi vuole approfondire ciò che ho sostenuto sui rifiuti, basta un clic

L’ambiente, Placidi e chi si girava dall’altra parte. Troppo comodo

commissariatoanzio

Chi ha la bontà di seguire questo spazio potrà, volendo, andarsi a rileggere quanto si affermava sulla gestione dei rifiuti e del settore ambiente ad Anzio. Nessuna “rivincita“, non sono tipo, ma quelle che erano evidenze oggi sono indizi di reato nelle operazioni   “Evergreen” e “Touchdown“.

Non che avessi la palla di vetro, anzi, mettevo nero su bianco qui (e prima ancora dalle pagine del Granchio, ad esempio sui molteplici interessi imprenditoriali di Placidi), ciò che sentivo, riscontravo, mi veniva raccontato. Quando Patrizio Placidi è stato arrestato molti di quelli che si giravano dall’altra parte – dal sindaco alla maggioranza, fino a chi nella struttura comunale era deputato a controllare – hanno risposto in coro “eh, ma si sapeva….” Troppo comodo.

Già che si sapeva, cosa è stato fatto? Walter Dell’Accio metteva, nero su bianco, che subiva pressioni per adottare atti e nessuno se ne accorgeva, evidentemente. Servivano le carte dell’inchiesta per dirci che Placidi andava a sollecitare i pagamenti – tutti a tempo di record – per le vicende che riguardavano il suo assessorato? Nessuno aveva da dire, né ci si preoccupava di andare a fare i riscontri. Venne affermato, palesemente, che si preferiva un’azienda per un’altra nell’appalto dei rifiuti e non ricordo responsabili dell’anti corruzione stracciarsi le vesti o rendere noto – come poi è stato per altro – che andavano dai carabinieri. Eppure, oggi lo leggiamo nelle carte, l’emergenza era scientemente voluta e i servizi aggiuntivi servivano per far lavorare chi era rimasto fuori perché l’appalto non lo aveva vinto chi voleva Placidi e la maggioranza.

E quei servizi, alcuni previsti dal contratto e quindi allo stesso costo, nel frattempo erano fatturati come extra e pagati senza colpo ferire.

Sarà andata a raccontare questo, Angela Santaniello, alla dirigente del Commissariato? O era lì per una visita di cortesia? Non trapela di più sull’incontro avuto nella sede di Anzio 2, tranne la certezza che la Santaniello non è andata come indagata.

L’ho detto dall’inizio e lo ripeto, Placidi è l’emblema di come è stato inteso il modo di gestire la cosa pubblica ad Anzio e pensare che sia lui l’unico responsabile è troppo comodo.

Di certo, in #unaltracittà, sindaco e assessori non si preoccuperanno di chi vince le gare, né avranno squadre “volanti” da andare a prendere in qualche bar, ma di far rispettare i contratti.

 

Placidi non è la “peste”, ingrato chi lo scarica

Diciamo la verità, la magistratura – così la pensano in maggioranza – gli ha tolto un bel peso. Con Patrizio Placidi agli arresti – cosa che personalmente non augurerei al peggior nemico – anche l’ultima consigliere comunale, appena entrata, ha tenuto a precisare che lei con la Lista Enea è sì stata eletta ma – sostenendo il sindaco – ne prende le distanze.

Come hanno fatto tutti – chi prima e chi dopo – ai quali erano ben noti i modi sopra le righe di Patrizio, ma che quando c’era da vincere le elezioni o da sistemare qualche pratica scomoda – vedi biogas o differenziata fatta partire in campagna elettorale senza copertura finanziaria – andavano benissimo.

Ora sembra quasi che Placidi abbia la “peste” e francamente mi sembra eccessivo. Le immagini di questo umile spazio di segnalazione, denuncia e proposta dicono ben altro. La pagina facebook non è aggiornata ma ben racconta.

Oggi altri hanno risolto un problema che dal punto di vista politico, quello sì, era noto e rappresentava un macigno. Fingere quasi di non conoscere Placidi è troppo. E’ da ingrati scaricarlo.

L’ho combattuto una vita, perciò lo dico senza se e senza ma. Ribadendo un principio che vale per tutti: presunzione di innocenza e “giustizia giusta“, come predicava invano Marco Pannella. E’ il sistema che è stato bene a tutti nella maggioranza politica anziate che non va, altro che vittima… Il brodo di coltura era e resta quello. Poi se Placidi ha sbagliato pagherà il conto alla giustizia.

De Angelis sindaco lo ha avuto assessore alle finanze e gli ha impedito –  va riconosciuto – la potenziale “Anzio servizi“, il “Bingo” al Paradiso sul mare, la riscossione coatta affidata in fretta e furia dei tributi.  Da assessore all’ambiente, poi, Patrizio ha avuto carta bianca da Bruschini e dal resto della maggioranza. Ora che questa si allarga, non si potrà dire che finito Placidi è tutto a posto. Troppo comodo, chi si prende Bruschini porta con sé l’intero “pacchetto” di responsabilità. Che con il penale non c’entra, anzi a volte lo sfiora – sia chiaro – ma vista la situazione è ancora più grave.

Biogas, c’era una soluzione. Ecco le intercettazioni beffa

 

Vi ricordate l’epiteto di “ominicchi e viperette“? E l’invito a tenere conto dell’etica? Ecco, Chiara Di Fede – attiva sul territorio con l’associazione Città Futura – può tranquillamente rispedirli al mittente. A proposito di andare a testa alta, anche lei finisce nelle intercettazioni telefoniche e ambientali dell’operazione “Evergreen” ma perché viene citata da Patrizio Placidi e Massimo Millaci (non indagato, ricordiamolo, ma capogruppo di un partito di maggioranza) come colei che stava per far “saltare” la prima biogas.

Non se la prenderà, quindi, se vengono riportati i passaggi che la riguardano. Di più, deve andarne fiera perché aiuta a svelare un altro pezzo del sistema-Anzio. Mentre oggi – grazie ad atti che sono pubblici – abbiamo un ulteriore particolare sulla vicenda sulla quale – a detta di Placidi – prima “erano tutti d’accordo” e poi lui ha dovuto “incollare il vuzzo“. E che particolare.

E’ il 25 febbraio di quest’anno, c’è un incontro fra Placidi, Campa e Millaci. Si parla della “gara ponte” per i rifiuti, della necessità di fare una lettera con urgenza, di convincere altri consiglieri e si arriva a criticare l’atteggiamento di Gianfranco Tontini – altro capogruppo di maggioranza – dicendo “dopo quello che ha fatto ieri“.  Il giorno prima c’era stato il consiglio comunale con il dibattito sulla Biogas. Placidi: “Io non so che ca… ha fatto ieri“. Campa chiarisce: “Ha esagerato” e Placidi: “Io so solo… hai fatto bene a non far mettere la retroattività“, interviene Millaci: “E’ andato a dire a Chiara Di Fede, quello che ha detto di te c’ha ragione…” e Placidi sbotta: “Come Chiara Di Fede c’ha ragione?” Ancora il capogruppo di Forza Italia: “Ha creato un problema enorme“.

Cosa aveva fatto? Chiesto che le modifiche al regolamento fossero retroattive “per quei procedimenti che l’amministrazione comunale riterrà opportuno sottoporre a revisione“. Il testo completo, comunque, lo trovate nell’immagine seguente letteracittàfutura

E cosa ha fatto Gianfranco Tontini? “Ha detto io sono anche d’accordo sul punto, mi dispiace che non è stato messo il punto di Chiara Di Fede perché è un punto intelligente“.  Apriti cielo, gli investigatori dicono che Placidi è abbastanza adirato “ma come avevamo detto di no, dall’inizio ha detto di no, Lombetto ha detto noi non siamo per la retroattività aoh!” Quel punto avrebbe creato un problema, è evidente. Forse avrebbe bloccato la biogas, avrebbe fatto riaprire la procedura, portato a un contenzioso, allungato i tempi. Invece no.

La proposta di modifica del regolamento era stata illustrata al sindaco dalla rappresentante di Città Futura, ma Luciano Bruschini motivò il rigetto spiegando che non c’era la serenità politica per votarlo. Ora sappiamo anche il perché.

Anche a questo servono le intercettazioni telefoniche, anche per questo – non ad Anzio, ma in Parlamento – si continua a provare a imbavagliare chi le rende note. Soprattutto per questo – al di là di una candidatura ancora potenziale – continuerò a battermi perché si sia “liberi di informare, liberi di sapere“, vecchio slogan dell’Unione nazionale cronisti.

E complimenti a Chiara, ora chi ha usato epiteti contro di lei (e purtroppo nei confronti di molti altri) chieda scusa.

 

 

O Placidi millanta o… Spaccato di un sistema al capolinea

Placidi

Patrizio Placidi

Patrizio Placidi, ex assessore all’ambiente del Comune di Anzio, arrestato prima nell’ambito dell’indagine Evergreen della Procura di Velletri e poi in quella Touchdown di Latina, millanta o racconta cose reali?

Il leader della lista Enea e personaggio di spicco di Forza Italia, una vita in Comune, decisivo per far vincere a Luciano Bruschini nel 2013 , è un personaggio “chiacchierato” da tempo. In forza dei voti raccolti, però, ha sempre avuto gran credito e carta bianca.

Ebbene se nell’indagine Touchdown viene contestato un solo episodio e la Procura di Latina si imbatte quasi per caso nell’ex assessore di Anzio, in Evergreen quella di Velletri  – nata dalla registrazione di una conversazione – ce ne sono diversi da approfondire. Placidi è agli arresti per uno (le presunte tangenti su un paio di affidamenti), è indagato per un altro (le forniture che Gesam era “costretta” a fare nel suo distributore) ma dalle carte dell’inchiesta esce un mondo. Carte ormai pubbliche, in possesso di più soggetti e note – a quanto pare – anche in Comune. Carte che citano personaggi pubblici.

Mondo che non coinvolge solo lui, anzi, racconta il “sistema” che forse non è solo di Anzio ma che qui ha toccato il fondo. Placidi cercava di controllare il possibile e oltre. Aveva il suo ufficio ai piedi, interagiva con i consiglieri comunali (Donatello Campa è stato arrestato con lui) e in particolare con Massimo Millaci capogruppo di Forza Italia, in più occasioni a “conclave” con l’assessore.

Da registrare, nel frattempo, l’annullamento della prima ordinanza per Walter Dell’Accio che scrive sulle determine di essere stato “costretto” a firmarle – né il sindaco, né la responsabile dell’anti corruzione le avranno mai lette – e in questa vicenda sembra la vittima sacrificale. E il resto? Proviamo a vederlo.

Dell’ambiente si è detto a più riprese, ma quando arriva l’interdittiva a Camassa – che Placidi aveva osteggiato sin dall’inizio per fare spazio a Gesam – e c’è il problema dei rischi per i lavoratori. Viene citato il sindaco: “Lui ha soltanto un interesse – afferma Placidi – dato che non ha fatto un ca… di niente”. Replica Campa: “Non vuole fare un ca...” e l’allora assessore: “Né porto né quello, lui vuole uscire indenne fino al 2018, lui questa cosa qua non la vuole perseguire, ma purtroppo la deve perseguire per i lavoratori e la città”. La cosa è mandare via Camassa e fare una gara ponte “Come a Nettuno”. Poi dice che la politica non si interessa di certe cose…

Gli uffici

Placidi conversando con Millaci “racconta delle gravi mancanze nei suoi confronti da parte di Droghini e Dell’Accio – scrive il giudice – riferendosi ad affidamenti fatti a sua insaputa”. Poi lo invita a parlare con Droghini per farlo tornare sui propri passi perché altrimenti “questa c’ha l’ordine (si riferisce al segretario generale) ma questo perde tutto”. Cioè viene “retrocesso” – cosa che poi è avvenuta non sappiamo se per questo o altri motivi – mentre Placidi invita Millaci a parlare con Droghini: “Lo possiamo ripianificare, rinvigorirlo, ma su posizioni serie e abbiamo spazi ancora, Massimo e se te lo dice Patrizio abbiamo gli spazi”. C’è anche un passaggio nel quale vorrebbe “mandare in Siberia Walter e Aurelio”.

A proposito di Dell’Accio Campa chiede “Walter sta allineato Patrì?

Placidi: “Sta allineato qualora siamo allineati noi, se io vedo che so isolato e il sindaco va da na parte lui va sul sindaco allora così se ne annamo”

Campa: “Ho paura che se rificca n’altra volta Fiorillo, va di comune accordo con Casto e il sindaco, dobbiamo annacce a bagno

Placidi: “A fratè noi dobbiamo fa la guera, litigà co Walter co Fiorillo per che cosa?

I consiglieri

Sempre al fine di portarlo dalla sua parte – scrive il giudice – il Placidi racconta a Millaci che altri consiglieri comunali, di alcuni dei quali fa i nomi, stanno ottenendo compensi mensili per diversi affari o deleghe sindacali ricevute, mentre loro stanno a guardare

Biogas e terreni

Com’è noto il primo impianto passa per essere quello “di” Placidi, riferibile all’ex assessore. La conferma è nelle carte, ma il 25 febbraio all’indomani del Consiglio comunale nel dialogo tra Placidi, Millaci e Campa si aggiungono particolari interessanti.

Placidi: “La prima deve iniziare solo il cantiere (…) allora qua il discorso è solo uno, la seconda proposta quella di Giorgio è fottura perché in conferenza dei servizi è andato proprio il sindaco a dire no, mentre la prima me so preso quel ca… di vuzzo e ch’ho detto così, punto, vabbè annamo avanti, prima erano tutti sì poi m’hanno detto che ero solo io vabbè non c’è problema”. Tradotto, erano tutti d’accordo?

Millaci: “Vabbè se semo capiti

Placidi: “Allora quella de Stefano (Massa) non c’entra un ca… (…) di fatto il malumore di Giorgio Zucchini”

Campa: “e di Attoni

Placidi: “e di Sebastiano Attoni è quello ed anche un po’ di Succi perché lì è che hanno preso i soldi della mediazione del terreno, questo è il problema grave

Millaci: “è ufficiale che l’hanno presi?

Placidi: “Come no oh! Agenzia… ha preso dall’imprenditore come ca… si chiama il compromesso oh! E’ stato oneroso eh…

Rispetto alla prima Biogas, invece, Placidi invita l’imprenditore che doveva realizzarla a denunciare il sindaco “per danni finanziari, poi deve andarsi a vendere tutto lo stabilimento, il supermercato, in quanto non paga il Comune o la giunta in quanto Patrizio non farà mai un atto in merito a quello

Una considerazione: alla luce di quanto emerso e benché i lavori siano di fatto iniziati, dato che proprio Placidi ha dato il via libera che il sindaco diceva di ignorare, è il caso di chiedere alla Regione se può adottare una misura che rivaluti l’intera situazione.

La segretaria

Si parla di arrivare a una manifestazione di interesse per i rifiuti, con la gara ponte, si organizza una riunione e Placidi dice a Millaci, sperando di avere dalla sua parte Droghini: “Lui dice no per me è così, per te è così e tutti così e quando Luciano dice che ca… dovete fa? Fate manifestazione di interesse secondo legge, però lui deve essere pronto

Millaci: “ehhh la… – e scrive un nome su un foglio – Mette bocca?” (forse chiede della segretaria, si legge negli atti)

Placidi: “Tutto a posto, tranquillo

Millaci: “Sii?

Placidi: “Ce l’abbiamo in cassaforte questa” (sorride)

Millaci: “Io la mia preoccupazione è questa

Placidi: “Tranquillo tranquillo su questa qua

La discussione va avanti su un altro argomento, Placidi ancora “questo qua se io come se scrive?

Millaci: “Vabbè se semo capiti, ci vuole la H” (ridono, parlano del segretario generale Inches secondo gli atti)

Nella conversazione sui consiglieri che riceverebbero per l’attività del settore loro affidato “altro che fa l’assessore, sto ca… io non lo faccio più – dice Placidi – il cimitero, delibera de 15, de 12, de 50 tutti i giorni tutti i mesi e noi stiamo fare i cogl…

Millaci “Te sei scordato un’altra parte ehhe! Enaip pure

Placidi “Aho fermete l’ha fatta la segretaria però

In un altro episodio si evince che la stessa segretaria aspetterebbe una lettera di Placidi per bloccare la procedura relativa ai rifiuti.

La cessione

Per liberarsi dei problemi con le attività degli impianti di carburante Placidi incontra il suo commercialista, Natalino Monghese e concorda con lui un piano per arrivare alla liquidazione/fallimento della società attraverso una serie di operazioni di cessione di quote e del ramo d’azienda. Febbraio 2017.

I tre appalti promessi

Placidi incontra “un noto pregiudicato di origini calabresi, già sottoposto a misure di prevenzioni personali , nonché imprenditore operante a Lavinio” – si legge negli atti – al quale promette “diversi appalti” per un importo di 43-45.000 euro dando pure indicazioni sulle cose da presentare agli uffici

Millantava Placidi? Probabilmente, certo è che emerge lo spaccato di un sistema al capolinea.

Le pressioni sui dirigenti nel “fortino” di Villa Sarsina

finanzacomune

Luciano Bruschini se ne sta chiuso nel “fortino” di Villa Sarsina. Ne ha viste tante, nella sua lunga carriera politica, e sono il primo a dire che ha ragione quando sostiene di non essere mai stato sfiorato da inchieste. Quello che si prova a contestargli – ma siamo pochi – è la responsabilità politica di quanto accade, il fingere di non sapere, il negare l’evidenza.

Ne ha viste tante, ma non tutte, perché gli arresti di questi giorni – ribadisco, al di là dell’aspetto penale sul quale non entro – sono la macchia peggiore sulla sua lunga carriera. Sono arresti, non condanne – siamo assolutamente d’accordo – ma qui a essere condannata da questo sistema è una città. E non sono i primi arresti, perché in passato c’è stato il troppo presto dimenticato caso Colarieti, con una mai approfondita – dagli investigatori – questione Francescana.

Facile, oggi (ma lo ha fatto anche in passato) dire che gli atti li firmano i dirigenti. Certo, lo sappiamo… ma i dirigenti li sceglie il sindaco e molti di loro – se non tutti – si sono rivolti alle forze dell’ordine per denunciare di aver ricevuto pressioni. Lo ha fatto l’ex segretario generale, Pompeo Savarino – primo ad andare in Prefettura ed esprimere preoccupazioni per il clima che c’era – lo ha fatto l’attuale segretaria, Marina Inches. Lo scrive in una determina agli atti dell’operazione “Evergreen” Walter Dell’Accio, praticamente “costretto” ad adottare quell’atto su indicazione di Placidi. Dell’Accio che denunciò di essere stato anche aggredito nella delicata fase di passaggio da Giva a Parco di Veio, quando il sindaco “non sapeva” ma un assessore bloccava l’ingresso di Villa Adele a chi era subentrato. E quando il sindaco avrebbe detto, in Consiglio comunale “avete voluto fa le gare? Ecco il risultato“.

E’ andata a denunciare pressioni Angela Santaniello, sulla vicenda mense, quando più di qualche personaggio finito in “Malasuerte” si aggirava per la sede dell’assessorato. Si è lamentato il dirigente dell’area finanziaria (con un titolo per un altro, ricordiamolo a proposito dell’anti corruzione che funziona, come dice il sindaco ) Patrizio Belli, quando ha dovuto revocare la concessione di un consigliere comunale ed è stato “bombardato” dalla politica. Vero? E lo sa l’ex responsabile dei Tributi, Luigi D’Aprano, messo sotto processo perché aveva chiesto ai consiglieri comunali e agli assessori morosi di pagare il dovuto all’ente che rappresentano e nel quale dovrebbero dare l’esempio. O sbaglio?

Hanno denunciato pressioni dall’ufficio tecnico – il sindaco c’è stato di recente, per una riunione sui ritardi nei lavori, dicono – mentre è noto che a Villa Adele c’è chi venne chiuso in una stanza per sapere chi forniva le notizie al Granchio, anni fa. Tutto scritto, all’epoca come oggi, ma evidentemente Bruschini non è solito leggere, né sentire quello che tutti dicono in Comune. A proposito, chi ha chiesto all’ufficio legale di non opporsi al decreto ingiuntivo sui cartelloni “elettorali” della Bandiera blu 2013?

Non sappiamo l’esito di queste denunce, ma da quello che emerge  le pressioni non erano perché siamo in ritardo sul bilancio o non inizia un’opera fondamentale. No, caro sindaco, se non sai chiedi ad assessori e consiglieri.  Informati a cosa si riferiscono le pressioni, chiedi perché c’è chi andò a dare calci alle porte a Villa Sarsina visto che non pagavano una cooperativa o per quale motivo l’allora direttore generale venne preso a schiaffi.  E se non lo sai, lo riscrivo qui. Nella sentenza “Malasuerte” si afferma che chi pagava il pizzo lo faceva per la  “Pressione esercitata dal coinvolgimento nella vicenda di esponenti delle istituzioni comunali”. E in quel processo, lo ricordiamo, si è parlato di “persone vicine ai camorristi“.

Chi andò a fare pressioni per un accordo commerciale trasformatosi in “pizzo“? Almeno questo Bruschini dovrebbe saperlo.

Perché attenzione, c’è Placidi – in maggioranza più di qualcuno ha vissuto il suo arresto come una liberazione, o sbaglio?, ma quando portava i voti tutti in fila da Patrizio – (e non basta avere revocato l’incarico al neo assessore all’ambiente, troppo tardi) ma è la punta di un iceberg  che si sta scoprendo. Del quale si denunciano da anni – qui come altrove – le scelte fatte per amici degli amici, cooperative “vicine“, persino spettacoli a Tizio o Caio, illegalità delle cose quotidiane che – guarda caso – coincide in almeno un paio di casi con la scelta dei dirigenti oggi “scaricati“.

Solo il sindaco finge di non accorgersene, chiuso nel “fortino” di Villa Sarsina.

Placidi, il Comune: chi denunciava e chi “reggeva”

Al gioco di “sapevano tutti” non possiamo starci. Né a quello di chi fa “spallucce” parlando di bolla di sapone e di amministrazione che tutto sommato non c’entra. La vicenda “Evergreen” ripropone questioni che sì, si trascinano da tempo, ma di fronte alle quali la politica – in particolar modo la maggioranza che guida Anzio da 20 anni – ha preferito girarsi altrove. Non solo  la classe politica di questa città,  brava a organizzare un “Aventino” quando il sindaco – nella prima legislatura Bruschini – vacillava, si rifiutava di vedere.  Invece in quella occasione il sindaco andava già mandato a casa, anche per quello che un “giornaletto” – come amavano definirci – scriveva. Denunciavamo, dalle colonne del “Granchio“, come è sempre stato. Qualche investigatore, evidentemente, non ha trovato i riscontri e la vecchia politica – al solito – o si è girata o ha “retto” il sistema. D’altro canto a Placidi “tutti chiedono posti” – come disse nell’intervista subito dopo gli spari

A chi, oggi, ha la memoria corta, ma anche ai novelli scopritori della legalità, ripropongo quanto da un piccolo foglio di provincia è stato fatto. All’indomani degli spari a casa di Patrizio Placidi, insieme a Ivo Iannozzi  scrivevamo nell’editoriale, riferendoci alla pista che ad aprire il fuoco sarebbe stato uno deluso per non aver avuto il lavoro: “(…) Se è così siamo di fronte a una situazione più preoccupante, a nostro modesto parere, della presenza di criminalità organizzata. Sì, perché si è fatto del sottobosco delle cooperative, degli incarichi affidati a quanto sembra con una rigida spartizione politica, un mercato diventato ormai ingovernabile. Placidi ha espresso alcuni dubbi ai carabinieri, nell’intervista al nostro giornale non nasconde che il suo assessorato è diventato una sorta di ufficio di collocamento al quale tutti vanno a chiedere. Se è così, lo ripetiamo, è peggio della criminalità organizzata. Perché quei lavori, spesso precari e di poche centinaia di euro, altro non sono che un modo per dire – domani – chi votare. Può sembrare la scoperta dell’acqua calda, la politica non ha sempre fatto questo? Vero, ma se la corda si tira troppo poi c’è il rischio che si spezzi. E forse siamo arrivati al punto. Allora c’è da chiedersi quale risposta si dà per lo sviluppo della città, per creare non l’occasione di un posto in cooperativa con la raccomandazione di Tizio o di Caio ma occupazione stabile. E qui il panorama si fa desolante, perché allo sviluppo non si pensa ma si preferisce “gestire” dalla cooperativa all’associazione che otterrà un contributo per un’iniziativa spesso solo pseudo culturale. Basta avere un ritorno di consensi (…)“.

Rispetto ad allora, la criminalità organizzata si è infilata nel gioco delle cooperative, come emerso in “Mala suerte“. La situazione si è involuta, il condizionamento – al quale allora non credevamo forse perché posto male – c’è. Solo il Prefetto di Roma e il Ministero dell’Interno (a guida Pd…) non se ne accorgono.

Una settimana dopo, articolo che mandò Placidi su tutte le furie, scrivevo in cronaca: “(…) gli investigatori cercano di andare oltre. All’attività amministrativa e politica di Placidi, infatti, se ne affiancano sia pure non ufficialmente molte altre. Il vice sindaco – formalmente – vive con il rimborso del Comune per il suo lavoro in giunta tanto che per quanto è dato sapere è da quello vengono detratti i soldi che sta rimborsando, mensilmente, per la condanna della Corte dei conti. Ma è notorio che i suoi interessi – per carità legittimi – sono praticamente in ogni settore. Dai distributori di benzina ai supermercati, dai posti di lavoro in un noto fast food a mediazioni immobiliari, sembra non ci sia cosa ad Anzio per la quale non si debba parlare con Placidi. Solo voci, delazioni della politica o ci sono aspetti che invece meritano di essere valutati? E chi dice, a questo punto, che il motivo degli spari non debba essere cercato altrove?” 

Ecco, c’è chi scriveva, chi denunciava e chi sapeva, fingeva o “reggeva“. Una parte siede ancora al governo della città, quella che era in Consiglio e doveva essere opposizione ma si girava, ancora fa “strategie” con pezzi di maggioranza. Sarà un  confine oltre il quale realizzare #unaltracittà