Piscina: felici, contenti e con ristoro. Ma il Comune ci rimette

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Partiamo dal dato positivo: l’attività di circa mille ragazzi è garantita, la pallanuoto avrà un posto nel quale continuare a giocare grazie all’affidamento alla Fin, a breve (così dicono) sarà pronto il bando che da ottobre 2017 a oggi nessuno è stato in grado di “partorire” e quindi avremo un affidamento della piscina di Anzio degno di tale nome. Fine.

Non ti sta bene mai niente, però...” Esatto, perché questa vicenda dell’affidamento alla Federazione italiana nuoto – del quale si parla da mesi e che si è formalizzato secondo la delibera adottata in giunta ai primi di settembre – sembra tutto fuorché un vantaggio per il Comune. Attenzione, non che l’ente debba lucrare sui propri impianti – nessuno se lo sogna – ma almeno ricevere un canone per lo spazio che concede, quello sì. Martedì la vicenda sarà affrontata in commissione trasparenza e speriamo di saperne di più. Per adesso siamo agli atti.

La Federnuoto gestirà tutto e se andasse male “Il Comune, in considerazione della già richiamata natura provvisoria dell’affidamento della gestione, delle difficoltà di quest’ultima di intervenire nella conduzione dell’Impianto senza aver potuto provvedere ad una adeguata programmazione delle attività nonché della conseguente impossibilità di provvedere ad un ammortamento degli impegni economici assunti su più esercizi, si impegna inoltre a valutare, al termine del periodo di gestione temporanea della FIN, interventi a favore di quest’ultima in caso di saldo passivo di gestione da documentarsi con apposito rendiconto gestionale analitico, supportato da idonea documentazione di spesa”. Da non credere, ma è così. Anche se non vogliamo nemmeno lontanamente immaginare che la Fin non abbia le capacità di gestire un impianto simile chiudendo in pareggio.

Intanto il Comune provvede alla manutenzione ordinaria (che prima era a carico del gestore) e straordinaria (a questa già pensava prima) sperando che non ci siano muri pericolanti, come accadde per allargare il “Deportivo” e consentire di realizzare le uscite di sicurezza.  Il Comune “abbona” anche la tassa rifiuti e qui sarebbe interessante sapere se la società uscente – che da sempre gestisce l’impianto – è o meno in regola con i pagamenti. Ma anche cosa deve fare un cittadino per avere lo stesso trattamento della Fin….

Nel frattempo la Fin potrà fare o dare in gestione “attività accessorie di accoglienza-ristoro-bar” e c’è da immaginare che anche per quelle, lo smaltimento dei rifiuti sarà a carico del Comune. Sempre che non si voglia realizzare un Deportivo 2. Perché insistiamo? Perché la vicenda – anche penale – di quella discoteca/ristoro su un luogo pubblico e in danno del Comune, secondo l’accusa, è legata a doppio filo alla gestione della piscina. Lo spazio esterno era dato in “comodato d’uso” in cambio di una manutenzione ordinaria che a quanto pare nessuno ha visto o che non deve essere stata sufficiente se anche nell’intesa con la Fin si fa riferimento alla manutenzione da svolgere.  

La delibera e la convenzione allegate dicono molto, allora, ma non tutto.

Ad esempio, chi sta gestendo e per conto di chi le iscrizioni pubblicizzate in ogni dove? Chi pagherà le mensilità arretrate agli istruttori della piscina? Chi selezionerà i nuovi (che poi sono sempre gli stessi, da quanto si apprende) e chi li pagherà? Chi gestirà l’impianto, la Fin direttamente o chi è uscito dalla porta rientra dalla finestra? Si parla di una soluzione con Latina, anche questa circola da tempo, ma di atti non se ne vedono: è vero?

Per questo è bene che in commissione trasparenza sia chiarito ogni dubbio, a partire dalla interpretazione – speriamo non sia come per la virgola dell’ottavo assessore o la percentuale delle quote di genere – relativa all’affidamento diretto.

Non ti sta bene mai niente, però… E tu che avresti fatto?

Giusto. Premesso che la foglia di fico di essere stati eletti il 10 giugno non regge, dato che questa è la prosecuzione della maggioranza di Luciano Bruschini, intanto mi sarei chiesto perché da ottobre 2017 il bando non è stato preparato. In quel settore, guidato da chi è lì con un titolo per un altro (e che questo sindaco, ben sapendo, ha confermato) hanno saputo copiare e incollare una delibera di Civitavecchia per il nodo dei pagamenti, indicando anche il dirigente del Comune a nord di Roma, non sono stati capaci di prendere un bando e “ritagliarlo” sulle esigenze di Anzio? Ci credo poco. Bastava andare su google, in provincia di Avellino – non a Treviso o Sondrio – nel 2012 già si affidava l’impianto così…  (http://www.pratolaserra.gov.it/garebandiappalti/1908-bando-per-laffidamento-in-gestione-della-piscina-comunale-del-capoluogo ) ma gli esempi, volendo, sono decine.

Avranno avuto pressioni dalla maggioranza passata e presente? Si sa che sul patrimonio pubblico c’è chi ha costruito fortune politiche, basta arrivare a Falasche per esempio…

Di certo non darei 100 su 100 al raggiungimento degli obiettivi del dirigente medesimo (vedrete, lo avrà…) e neanche l’avrei tenuto in quel posto. Pur eletto a fine giugno, proprio per non lasciare 1000 ragazzini per strada, mantenere le tradizioni e via discorrendo avrei optato per l’affidamento “ponte” di un anno: avviso al quale rispondere entro un mese (fine luglio, inizio agosto) aperto alla partecipazione dei gestori uscenti e di altri, al miglior offerente partendo dalle condizioni date.

Nel frattempo si sarebbe finalmente predisposto il bando, quello con le migliorie da apportare che danno punteggio, l’esperienza acquisita, i titoli vinti e via discorrendo.

Qui ci ritroviamo, è vero, con la piscina aperta, i ragazzini, la squadra, gli istruttori che lavorano…. Siamo tutti felici e contenti, avremo anche il punto ristoro (e vedrete che ci sarà….) ma il Comune ci rimette.

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Ex commissariato alla Polizia locale: l’iter e… starà in piedi?

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La prima immagine che viene in mente pensando all’ex commissariato di Anzio, noto anche come “Villa Angelita”, prossima sede della polizia locale, è quella dell’amico Tommaso Bove. Perdonerà: lo rivedo in una buca, infilato fino al collo, proprio a due passi dall’ingresso della struttura fatiscente. Tommaso ricorderà e capirà questo coinvolgimento. Allora, nella Polizia di Stato, oltre a lavorare in prima linea faceva anche il sindacalista. E’ una immagine che serve per ricordare che la situazione di quella struttura – allora demaniale, poi passata al Comune – non era delle migliori.

Tra qualche giorno, al termine di una procedura fatta di passaggi che ci permettiamo di definire singolari, un piano dell’ex commissariato ospiterà i vigili. Giusta scelta, ma è bene ricostruire il tortuoso iter che ha portato a diversi affidamenti e partendo dall’illusione di poter fare tutto con meno di 40.000.

Ricapitoliamo: il 16 agosto dello scorso anno il dirigente della polizia locale bandisce un avviso pubblico per realizzare i lavori sotto la soglia di 40.000 euro. Rispondono due aziende, qualcosa non quadra tanto che “penalizzandone l’esclusione” (è scritto nell’atto) si deve ripetere la procedura. Ancora sotto i 40.000 chi vince dovrà rifare tutto. Dodici i punti previsti dal dirigente: dalla pulizia alla sostituzione delle porte, dalle mattonelle allo smaltimento, dalla manutenzione dell’impianto elettrico agli infissi, avvolgibili, rampa per disabili, rasatura e tinteggiatura, vetro della chiostrina.
Ripensando all’immagine di Tommaso, con quella cifra solo un miracolo sarebbe possibile. Arriviamo al 3 novembre, si affidano i lavori per 35.868 euro a un’azienda che per metà è di un dipendente comunale, lo stesso giorno il dirigente nomina un responsabile del procedimento – appartenente all’ufficio tecnico – che dovrà rivedere i lavori da fare e predisporre un computo metrico che prima non c’era.

Arriviamo al 27 novembre, si rettifica la determina di affidamento (la ditta assegnataria nel frattempo aveva rinunciato) il quadro economico che emerge dalla relazione parla di 51.000 euro di spese per sistemare almeno gli spazi necessari al comando.

Si fa un ulteriore avviso, il 27 dicembre viene affidato il lavoro a una ditta di Roma che propone 47.123 euro. Si scopre ad aprile che ci sono state “spese impreviste e imprevedibili” e la spesa sale a 48.500 euro.

Un affarone comunque, date le condizioni di partenza e la “modesta qualità costruttiva” di un immobile “in stato di abbandono ma in discrete condizioni di conservazione” – come scrive il tecnico che ha predisposto il quadro economico – benché chiuso da una quindicina d’anni. Starà in piedi, evidentemente, nonostante l’immagine di Tommaso in quella buca… O forse è meglio chiedere, starà in piedi? Non c’è traccia di documenti in tal senso, tra le carte che autorizzano i lavori. 

Intanto, però – e c’è sempre un però – si scopre che nonostante le previsioni all’impianto elettrico va fatta la manutenzione e si arriva – tra richiami a impegni precedenti e aggiustamenti – a 54.000 euro. I vetri della porta blindata che erano indicati nel primo atto? Beh, non sono compresi e quindi sono 5.734 euro. Perché le porte da sostituire? Anche quelle erano inizialmente indicate, ma servono altri 5.221 euro, ai quali aggiungerne 6.823 per le pulizie.

Pezzeto per pezzetto, si superano i 71.000 euro, somma per la quale – ma possiamo sbagliare – ci sono procedure diverse da seguire. Siamo, del resto, ben oltre il quadro economico dell’ufficio tecnico comunale. Si dice che ne esista un altro, molto più oneroso, per risistemare l’intero stabile, ma il Comune non aveva soldi a sufficienza. Ecco: lo scopo, si dirà, è quello di riutilizzare almeno in parte un immobile e dare una sede dignitosa alla polizia locale. Giusto. Ma ripetiamo la domanda: starà in piedi?

Com’era la storia di “ripartire dalle regole”? Prima di andare a tagliare il nastro, sarà il caso che il sindaco ne verifichi il rispetto.

Mingiacchi, un uomo che “c’era”sempre. Ciao Luciano!

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E chiediamo a Luciano...” Chissà quanti lo avranno fatto, sapendo che lui – soprattutto quando si trattava di salute – c’era. Per un posto letto da trovare, un contatto su Roma, un esame. la segnalazione se c’era uno spazio di lavoro. Non guardava ad appartenenze, si prodigava e basta. Era il suo modo di fare e la politica c’entrava poco. Con Luciano Mingiacchi è facile dire che se ne va un pezzo di storia, scontato forse, perché lui è stato protagonista fino all’ultimo e ha “attraversato” in ruoli diversi la vita contemporanea di questa città.

Personalmente perdo una persona cara – a me e alla mia famiglia – e come gli dissi dopo la disavventura giudiziaria (si è sempre professato innocente, fra l’altro) anche stavolta “tocca a me“. Nel senso di scrivere e ricordare. L’impegno suo, il mio, gli aneddoti, ciò che Mingiacchi è stato fino all’ultimo. Uno scambio di messaggi, per esempio, qualche giorno fa per sapere chi fosse un esperto di edilizia sanitaria al quale rivolgermi per un servizio. Non s’era tirato indietro, nonostante la malattia. E di lui conservo, gelosamente, una lettera che scrisse proprio durante quella disavventura, saputo del decesso di mio padre. Con il quale avevano diviso l’esperienza della corrente dei “basisti” nella Dc, Luciano tra i leader locali e papà portatore d’acqua, organizzatore di cene, di viaggi a Piglio, di quello in Irpinia dopo il terremoto con Mingiacchi sindaco, a portare roulotte e altri generi di conforto. Scrisse anche una toccante lettera al “Granchio” per ringraziare chi gli era stato  vicino, ad esempio l’allora senatore De Angelis che pure politicamente era lontano anni luce da lui. Io voglio ricordare che in un sistema nel quale la “giustizia giusta” resta una chimera, a Luciano negarono di dare l’ultimo saluto al padre in quel periodo. Una inutile cattiveria.

Come è stato ricordato da tutti i media locali – e bene ha fatto il sindaco a esprimere il cordoglio unanime di Anzio – Luciano è stato sindaco, direttore sanitario dell’ospedale, politico e direttore della Asl. E’ stato protagonista degli ultimi 50 anni, da medico e da politico. Sa che su molte cose non eravamo d’accordo, nella campagna elettorale che mi ha visto candidato sindaco aveva detto “non sei te il problema, ma il quadro politico da comporre” E come si fa Lucia’? “E quanti ca…. vuoi sape’….” però poi al comitato e nelle iniziative c’era, pur essendo quel quadro politico evidentemente compromesso. Almeno quello che lui immaginava.

Da sindaco rivendicava – e se oggi parliamo ancora di Vignarola e Puccini è bene ricordarlo – l’ordinanza di sgombero del campeggio a Tor Caldara. Peccato che in quegli stessi anni si firmavano le licenze per far costruire “Pesaris” che solo l’avvento di nuove norme sventò. Se ne parlavi con lui ti spiegava il contesto, le necessità dell’epoca, ti quasi convinceva. Ma non esserci riuscito è stato, forse, uno dei suoi crucci. Mi riteneva, forse per il legame che aveva con papà e quello ancora più forte con Aurelio Lo Fazio che è mio cugino, un prodotto del “vivaio” loro e quando iniziai a lavorare al Messaggero disse “Non c’hai seguito, ma c’avevamo visto bene“. Poche parole, sempre. E una vita che scorre.

Da quando nel ’90 tornò a fare l’assessore, nella prima esperienza di Bruschini sindaco, alla polemica sul servizio vaccinazioni in condizioni pietose, dalla vicenda che lo vide dimettersi dalla Asl per un’accusa poi rivelatasi infondata (mentre l’allora presidente Marrazzo si teneva i suoi segreti….) al suo essere in prima fila, al Senato, alla presentazione del mio libro. Dalle feste con le mie figlie e le sue nipoti nel “tinello” dove sono state scritte pagine di vita politica cittadina, alle iniziative del “Granchio

Luciano “c’era“, anche quando in maniera subdola l’allora presidente della Regione, Francesco Storace, volle punirlo mandandolo a dirigere l’ospedale di Rocca di Papa. Furono i rappresentanti locali del centro-destra a dire che non era il caso di fare “epurazioni“. Perché possiamo non condividere il metodo, avere ciascuno la sua idea, ma se serviva qualcosa lui era a disposizione. Ricordo l’idea di realizzare un mini campo da baseball all’interno di Villa Albani donando anche delle attrezzature: non aveva più un ruolo attivo alla Asl ma portò a pranzo l’allora direttore generale della Roma H, Fabrizio D’Alba, dicendo: “Di solito c’è gente che chiede, questi hanno dato e vogliono dare, vedi che puoi fare“. C’eravamo noi dello Stefano7baseballmeeting e il Comitato per la lotta contro il cancro. D’Alba non fece nulla, Luciano – se fosse stato al suo posto – avrebbe trovato una soluzione. Come se si voleva parlare con quel gruppo della ex Dc il riferimento e il diplomatico era sempre lui.

Poi in questi 50 anni, come amavo dirgli amichevolmente, lui e il suo gruppo erano sempre caduti in piedi, parti di un sistema di potere che si è auto riprodotto, ha inteso la politica come non pestarsi troppo i piedi o se vogliamo comprendere sempre le ragioni dell’altro perché non si sa mai…. Su questo non ci trovavamo e lo sapeva.

L’ultima mail per precisare un mio pensiero uscito proprio su questo blog. Chiamava difficilmente, ma quando vedevi comparire il suo numero sapevi che qualcosa era successo. “Manda una mail, oppure vai sul blog, basta che fai lì una replica” e lui “Seee e come se fa....” Gli risposi come lui qualche mese prima: “E quanti ca…. vuoi sape’….” e chiudemmo con una risata.

La porto con me, abbracciando forte Andrea, Chiara e Marta,  Luisa,  Monica e le sue figlie, tutti i familiari. Ciao Luciano!

 

La piscina riapre, a che titolo? E’ peggio del caso Falasche

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Quello della piscina comunale di Anzio rischia di diventare peggio del caso Falasche. Ho sempre sostenuto, del resto, che quella fosse la punta dell’iceberg sulla gestione degli impianti e più in generale del patrimonio pubblico. La società domani riapre le iscrizioni, ma la proroga per gestire l’impianto è scaduta “a metà luglio” come previsto dalla delibera 112 del 28 dicembre. Adottata dalla maggioranza uscente che è poi, pure, quella entrante.

Non fosse altro che Bruschini ha voluto e blindato la candidatura dell’attuale sindaco, Attoni e Zucchini erano candidati, la Nolfi è stata eletta ed è tornata a fare l’assessore, l’ex delegato allo sport Millaci oggi è presidente del Consiglio comunale. Alessandroni si era dimesso, ma si è candidato ed è stato rieletto, quindi è tornato in giunta nonostante la inopportunità della vicenda Falasche.

Ma torniamo alla piscina, con in società (a meno che non sia cambiato qualcosa, nel frattempo) chi è finito sotto inchiesta per la vicenda Deportivo.

In quella vasca si sono vissuti momenti storici per questa città, soprattutto nel settore della pallanuoto arrivato negli anni ’90 fino alla serie A1. Ci sono intere generazioni passate da lì, ragazzini e adulti che hanno imparato a nuotare, è frequentata – si legge nella delibera – da circa 1000 iscritti e l’Asd Anzio nuoto e pallanuoto svolge una serie di attività per categorie disagiate, come è noto e come è riportato nello stesso atto.

Ma questo non basta, purtroppo: nella città del “ripartiamo dalle regole” e dell’annunciata “discontinuità” – benché fossero tutti nella maggioranza precedente – a che titolo viene occupato quello spazio? Di più, in Comune sanno bene che gli istruttori non hanno percepito, nonostante i 1000 iscritti dichiarati, gli ultimi due mesi di stipendi.

La delibera di dicembre è chiara: proroga fino a metà luglio, “nelle more della indizione di relativo avviso pubblico”. Sempre quell’atto stabiliva che “le procedure di gara dovranno essere espletate entro e non oltre la data della proroga”, cosa che non è avvenuta. Il dirigente con un titolo per un altro, avrà certamente avuto altri impegni.

Morale? Domani aprono le iscrizioni, il 12 settembre riprende l’attività come niente fosse e in presenza di una vicenda giudiziaria nella quale – in teoria – il Comune è parte lesa. Poi si  vedrà, del resto le costituzioni di parte civile sono “a soggetto”.

Allora la domanda è un’altra, a che titolo la società utilizza quegli spazi, da domani? L’ex sindaco avrebbe detto #nzognende, questo propende per #ncentrognende. Troppo comodo.