Mingiacchi, un uomo che “c’era”sempre. Ciao Luciano!

luciano

E chiediamo a Luciano...” Chissà quanti lo avranno fatto, sapendo che lui – soprattutto quando si trattava di salute – c’era. Per un posto letto da trovare, un contatto su Roma, un esame. la segnalazione se c’era uno spazio di lavoro. Non guardava ad appartenenze, si prodigava e basta. Era il suo modo di fare e la politica c’entrava poco. Con Luciano Mingiacchi è facile dire che se ne va un pezzo di storia, scontato forse, perché lui è stato protagonista fino all’ultimo e ha “attraversato” in ruoli diversi la vita contemporanea di questa città.

Personalmente perdo una persona cara – a me e alla mia famiglia – e come gli dissi dopo la disavventura giudiziaria (si è sempre professato innocente, fra l’altro) anche stavolta “tocca a me“. Nel senso di scrivere e ricordare. L’impegno suo, il mio, gli aneddoti, ciò che Mingiacchi è stato fino all’ultimo. Uno scambio di messaggi, per esempio, qualche giorno fa per sapere chi fosse un esperto di edilizia sanitaria al quale rivolgermi per un servizio. Non s’era tirato indietro, nonostante la malattia. E di lui conservo, gelosamente, una lettera che scrisse proprio durante quella disavventura, saputo del decesso di mio padre. Con il quale avevano diviso l’esperienza della corrente dei “basisti” nella Dc, Luciano tra i leader locali e papà portatore d’acqua, organizzatore di cene, di viaggi a Piglio, di quello in Irpinia dopo il terremoto con Mingiacchi sindaco, a portare roulotte e altri generi di conforto. Scrisse anche una toccante lettera al “Granchio” per ringraziare chi gli era stato  vicino, ad esempio l’allora senatore De Angelis che pure politicamente era lontano anni luce da lui. Io voglio ricordare che in un sistema nel quale la “giustizia giusta” resta una chimera, a Luciano negarono di dare l’ultimo saluto al padre in quel periodo. Una inutile cattiveria.

Come è stato ricordato da tutti i media locali – e bene ha fatto il sindaco a esprimere il cordoglio unanime di Anzio – Luciano è stato sindaco, direttore sanitario dell’ospedale, politico e direttore della Asl. E’ stato protagonista degli ultimi 50 anni, da medico e da politico. Sa che su molte cose non eravamo d’accordo, nella campagna elettorale che mi ha visto candidato sindaco aveva detto “non sei te il problema, ma il quadro politico da comporre” E come si fa Lucia’? “E quanti ca…. vuoi sape’….” però poi al comitato e nelle iniziative c’era, pur essendo quel quadro politico evidentemente compromesso. Almeno quello che lui immaginava.

Da sindaco rivendicava – e se oggi parliamo ancora di Vignarola e Puccini è bene ricordarlo – l’ordinanza di sgombero del campeggio a Tor Caldara. Peccato che in quegli stessi anni si firmavano le licenze per far costruire “Pesaris” che solo l’avvento di nuove norme sventò. Se ne parlavi con lui ti spiegava il contesto, le necessità dell’epoca, ti quasi convinceva. Ma non esserci riuscito è stato, forse, uno dei suoi crucci. Mi riteneva, forse per il legame che aveva con papà e quello ancora più forte con Aurelio Lo Fazio che è mio cugino, un prodotto del “vivaio” loro e quando iniziai a lavorare al Messaggero disse “Non c’hai seguito, ma c’avevamo visto bene“. Poche parole, sempre. E una vita che scorre.

Da quando nel ’90 tornò a fare l’assessore, nella prima esperienza di Bruschini sindaco, alla polemica sul servizio vaccinazioni in condizioni pietose, dalla vicenda che lo vide dimettersi dalla Asl per un’accusa poi rivelatasi infondata (mentre l’allora presidente Marrazzo si teneva i suoi segreti….) al suo essere in prima fila, al Senato, alla presentazione del mio libro. Dalle feste con le mie figlie e le sue nipoti nel “tinello” dove sono state scritte pagine di vita politica cittadina, alle iniziative del “Granchio

Luciano “c’era“, anche quando in maniera subdola l’allora presidente della Regione, Francesco Storace, volle punirlo mandandolo a dirigere l’ospedale di Rocca di Papa. Furono i rappresentanti locali del centro-destra a dire che non era il caso di fare “epurazioni“. Perché possiamo non condividere il metodo, avere ciascuno la sua idea, ma se serviva qualcosa lui era a disposizione. Ricordo l’idea di realizzare un mini campo da baseball all’interno di Villa Albani donando anche delle attrezzature: non aveva più un ruolo attivo alla Asl ma portò a pranzo l’allora direttore generale della Roma H, Fabrizio D’Alba, dicendo: “Di solito c’è gente che chiede, questi hanno dato e vogliono dare, vedi che puoi fare“. C’eravamo noi dello Stefano7baseballmeeting e il Comitato per la lotta contro il cancro. D’Alba non fece nulla, Luciano – se fosse stato al suo posto – avrebbe trovato una soluzione. Come se si voleva parlare con quel gruppo della ex Dc il riferimento e il diplomatico era sempre lui.

Poi in questi 50 anni, come amavo dirgli amichevolmente, lui e il suo gruppo erano sempre caduti in piedi, parti di un sistema di potere che si è auto riprodotto, ha inteso la politica come non pestarsi troppo i piedi o se vogliamo comprendere sempre le ragioni dell’altro perché non si sa mai…. Su questo non ci trovavamo e lo sapeva.

L’ultima mail per precisare un mio pensiero uscito proprio su questo blog. Chiamava difficilmente, ma quando vedevi comparire il suo numero sapevi che qualcosa era successo. “Manda una mail, oppure vai sul blog, basta che fai lì una replica” e lui “Seee e come se fa....” Gli risposi come lui qualche mese prima: “E quanti ca…. vuoi sape’….” e chiudemmo con una risata.

La porto con me, abbracciando forte Andrea, Chiara e Marta,  Luisa,  Monica e le sue figlie, tutti i familiari. Ciao Luciano!

 

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“Caro il mio Candido”, la replica di Luciano Mingiacchi

 

In merito al pensiero espresso in questo blog (potete leggere qui) ospito la replica di Luciano Mingiacchi. 

***

Caro Gianni,

come ti ho anticipato per telefono, vorrei fare una mia piccola precisazione  personale in merito a quanto in oggetto.
Premetto che non seguo molto il tuo blog, per mancanza di tempo, ma ogni volta che l’ho fatto l’ho trovato interessante e pieno di notizie.
Nei giorni scorsi qualcuno mi aveva segnalato che nell’articolo in oggetto ero citato io, laddove hai scritto ”siamo nel 2018 e rispetto a 20 e 10 anni fa……..non ci sono i Bruschini a mediare ora con Luciano Mingiacchi ora con Enzo Toselli. a smorzare i  toni….”
Debbo dire  che tali affermazioni mi hanno stupito, perchè io, da quando De Angelis è stato eletto, sono stato quasi interamente occupato nel mio lavoro alla ASL RMH, dove dall’anno prima ero diventato Direttore Sanitario. Di conseguenza mi ero totalmente allontanato dalla politica locale.
E poi non sono mai stato in condizioni di mediare alcunché con Candido, perché fin dai tempi in cui militavamo entrambi nella DC anni 90 non facevamo altro che litigare. Il suo pessimo carattere, il suo scarso rispetto delle persone mi hanno sempre tenuto lontano da lui.
Perciò non ho potuto nel tempo fare altro che pensare al mio lavoro e dare solo qualche contributo di idee ai miei amici. Infine, quando nel 2003 concorsi di nuovo ed entrai in Consiglio Comunale (all’opposizione), non ho potuto far altro che una dura opposizione a lui e al sistema che aveva creato. Altro che mediazione!!! Mi creò anche una pesante serie di ostacoli sul lavoro. Poi  nel giugno 2005 me ne andai e cessò ogni rapporto con lui, se non quello istituzionale.
Ci tenevo a chiarire le cose su quanto hai scritto, perché non sono assolutamente aderenti alla nostra piccola vicenda locale, almeno per quello che mi riguarda.
Grazie dell’occasione e cordiali saluti.
Luciano Mingiacchi

Le gare, il Pd, i chiarimenti. Meglio tardi che mai

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Apprendiamo dalla pagina facebook del capogruppo Pd Andrea Mingiacchi che è stato chiesto – a gara assegnata e con un servizio che partirà nei prossimi giorni – di verificare la “regolarità della nomina della commissione giudicatrice” dell’appalto del servizio di igiene urbana. Meglio tardi che mai, anche se è giusto togliersi ogni dubbio, visto quanto accaduto con la vicenda delle mense e il parere dell’Autorità nazionale anti corruzione (Anac) sul quale le scuole di pensiero, chiamiamole così, in Comune sono diverse.

Quando Marco Maranesi, Valentina Salsedo e Luciano Bruschini (il consigliere) avanzarono perplessità sulla composizione della commissione per le mense, rivolgendosi al segretario Pompeo Savarino, l’opposizione tutta perse l’occasione per chiedere subito conto delle presunte anomalie. Ci fu un consiglio comunale pochi giorni dopo, ma nessuno fiatò. Il solo Bernardone, alla riunione successiva, chiese inutilmente “lumi“. Nel frattempo Maranesi è rimasto solo, ma questo conta meno.

Ora che c’è il parere dell’Anac, secondo la quale la commissione è “illegittima”,  e sembra che il Pd rilanci sull’altra commissione. A dire il vero è stato chiesto un Consiglio comunale su entrambe le gare e sarà bene venga fatta chiarezza. Non decide l’assise civica, sia chiaro, ma almeno sapere quello che è successo e come si procede… Vero presidente Borrelli?

Per le mense, banalizzando, è come se siano scese in campo per la partita di calcio le squadre X e Y, ma la terna arbitrale designata per l’incontro non poteva essere quella. Ha diretto bene la gara, però, la partita è stata  vinta da X sia pure con qualche contestazione di Y che poi ha ritirato il suo ricorso alla giustizia sportiva – facendo subito dire a chi seguiva la vicenda che le procedure dell’arbitro e dei suoi collaboratori erano corrette – poi però si è scoperto che quella terna lì non poteva stare… Si rigioca? E’ un rebus… Si revoca la gara? Sì, no, forse. Intanto nessuno fa pagare i cittadini perché il settore pubblica istruzione è senza guida, la funzionaria che era stata messa a controllare le mense ha scritto che i dati sono “spariti“, e nessuno paga la ditta vincitrice che fornisce il servizio ed è ancora senza contratto. Benvenuti ad Anzio…

Per i rifiuti, invece, assessore e due componenti della commissione hanno spiegato che le procedure sono state regolari e che la revoca, poi trasformata in aggiudicazione alla seconda arrivata con strascico di ricorsi e contro-ricorsi, era legata alle comunicazioni arrivate dalla Prefettura sull’antimafia. Anche qui, nessuno prima si è preoccupato in consiglio comunale di chiedere lumi, almeno sulla durata di quella gara….

Oggi è giusto sapere, ci mancherebbe, e fa bene il Pd a chiedere. Il principio è condivisibile: spacchiamo il capello a una gara da 8 milioni e non diciamo nulla su quella da 35? Magari ci si doveva muovere prima, comunque meglio tardi che mai.

Anno Innocenziano, giusto chiedere trasparenza ma cogliamo l’occasione

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Il consigliere del Pd Andrea Mingiacchi chiede le carte dell’anno Innocenziano, con un accesso agli atti del quale per il ruolo che ricopre non avrebbe bisogno, e si susseguono le repliche. Diciamo che stavolta la verità è nel mezzo e chi, come il capogruppo Pd, si sta impegnando per avere un quadro entro il quale muovere l’appetibilità turistica della città nell’arco dell’anno poteva risparmiarsi un intervento a gamba tesa. Meglio, avremmo capito se con la stessa solerzia avesse chiesto gli atti del recente carnevale, prima ancora del Natale, dove le cifre arrivano a circa 40.000 euro. Quanto si spenderà, di fatto, per una ricorrenza storica. Forse quelli sono stati soldi al vento, in questo caso se quei 50.000 euro servono a costruire un percorso ben vengano. A Mingiacchi va dato atto di aver chiesto – e poi reso noto – i costi della stagione estiva e la rigida “divisione” tra proposte dell’amministrazione, dell’assessore Nolfi, dei delegati Millaci e Bruschini. Ne fa un discorso, condivisibile, di trasparenza. Stavolta però era il caso certamente di chiedere lumi, ma anche di provare a costruire: vanno bene 50.000 euro, diteci come li spendete, facciamo in modo che intorno alla figura di Innocenzo XII si costruisca un evento permanente.

Siamo sempre lì, i criteri secondo i quali si fa un’opera lirica piuttosto che una manifestazione di piazza non esistono o – peggio – sono quelli “secondo me” dei quali di recente ha parlato l’assessore Giorgio Bianchi o dell’associazione amica degli amici, possibilmente alla fattura numero 1.

Aver scelto di celebrare il quarto centenario della nascita di Innocenzo XII, aver legato a questo evento il palio del mare che storicamente sarà pure una forzatura ma – caso pressoché unico ad Anzio – arriva alla quarta edizione, forse può essere l’inizio di un percorso di più ampio respiro legato al turismo religioso. E magari l’occasione per dire che se spendiamo 70.000 euro per la festa patronale di Sant’Antonio allora è giusto inserire anche quella in un discorso del genere. Che non si fermi qui.

Come è ora di decidere cosa fare dello sbarco, oltre la solita “carnevalata” sulla spiaggia che richiamerà pure tanta gente con un’altra forzatura storica ma non basta a farne un prodotto turistico oltre il singolo evento. Così Nerone e il sistema archeologico che non riesce a diventare la quinta sede naturale del museo nazionale romano e a inserirsi in un sistema turistico di qualità.

Ecco, giusto chiedere trasparenza, altrettanto cominciare a proporre di farlo un salto: stop ai finanziamenti a pioggia, convogliamo i pochi soldi che ci sono su delle direttrici chiare. Lo sbarco con i suoi potenziali percorsi della memoria, Nerone e l’archeologia con un reale collegamento con il museo nazionale romano, la rinascita della città grazie alla religione con i possibili contatti legati ai pellegrinaggi nella Capitale, la sostenibilità ambientale immaginando quel percorso che da Lido dei Pini arriva fino a Foglino del quale si parla da anni. Un po’ quel “mare, cultura e natura” che sono l’unica cosa da salvare del piano regolatore di Cervellati. Per anni abbiamo fatto “varianti, cemento e furberie”, inserendo in queste ultime tante manifestazioni di dubbio gusto. Quelle per l’anno Innocenziano non sembrano affatto campate in aria. A patto che rappresentino l’inizio di un percorso.

Una città diversa, almeno si apre il dibattito

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C’è una città diversa. Che si afferma nel mondo attraverso persone che non hanno dimenticato le loro radici e che immagina un progetto perché sia viva 365 giorni l’anno. Sono cose lontane anni luce tra loro, l’affermazione professionale da un lato, una proposta politica dall’altro – con il tentativo di coinvolgere diverse realtà – ma dimostrano (ho preso solo le ultime due in ordine di tempo) che c’è altro in questa città.

Fabio Garzia, per fortuna, non è uno dei cosiddetti “cervelli in fuga”, anche se chissà quante volte avrà immaginato di abbandonare questi lidi. Ma resta. Per questioni familiari – che tengono molti di noi legati a questo posto – che se interpretate al meglio possono essere un punto di forza anziché di debolezza. Se i legami, uniti al concetto di “cittadinanza” che va oltre l’appartenenza politica, superano il semplice “cugì”, insomma.

E’ assurdo che a uno come Fabio, ad esempio, il Comune non abbia mai pensato nemmeno per una conferenza, quando si spacciano per scientifiche iniziative a dir poco singolari.

Andrea Mingiacchi è un po’ confusionario, con l’attività associativa di 00042 è diventato consigliere comunale ma Shingle è ormai una rassegna che piaccia o meno va avanti e supera le logiche localistiche. Salvo quando ottiene i soldi (pochi a dire il vero) dal Comune. E non basta dire “li danno a tutti”.  Se questa idea di 365 gt non fa la fine del centro polivalente e poi del teatro tenda (ogni tanto si “innamora” di una proposta…) e se esce dal circuito del finanziamento pubblico , forse qualcosa si può costruire davvero. O se non altro si può avviare un dibattito.

A chi ha organizzato l’evento ho mandato un paio di contributi. Uno è il testo realizzato in occasione del ventennale dal “Granchio” da Valeria Davolo con proposte pratiche di turismo sostenibile. L’altro è ciò che dissi in un convegno di Anzio futura – lì Mingiacchi è di casa, se non erro – ormai sette anni fa.

Contributi, appunto, e qui una raccomandazione: superiamo una volta per tutte il concetto del museo “mio”, l’associazione “sua”, l’evento “di” Tizio e quello “di” Caio. Immaginiamo una città in grado di vivere, davvero, sulla sua storia, le sue bellezze, le occasioni che ci ha dato la natura.

Dimostriamo che se una cosa buona disse il progettista del piano regolatore, Pierluigi Cervellati, ovvero che Anzio è mare, cultura e natura c’è qualcuno che è diverso da chi ci ha propinato cemento, varianti e furberie.

Procure, montagne e topolini. Le indagini mai viste

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L’assoluzione dell’ingegnere Marco Pistelli, insieme a quella di Giulio Godente e Nello Monti – indagati mentre entrambi erano consiglieri comunali, è l’ennesimo buco nell’acqua della Procura di Velletri su questo territorio. La magistratura veliterna è in buona compagnia, attenzione, se solo qualche mese fa è stato prosciolto in udienza preliminare Luciano Mingiacchi, il quale per quell’indagine si dimise da direttore generale della Asl. Le montagne hanno partorito i classici topolini. Allo stato di quanto emerso nel dibattimento – dove poi si formano le prove – sembra incamminato sulla stessa strada il processo per la vicenda Colarieti-Santaniello. Con l’aggravante che lì c’è gente rimasta ai domiciliari per sette mesi.

Un noto avvocato locale, parlando del più e del meno, ha sottolineato come in tanti anni di professione deve ancora vedere condannare un amministratore pubblico. Possibile che, nemmeno per “sbaglio”, ci sia mai stata una condanna? Evidentemente sì.

Quello che non torna – e lo dico con il massimo rispetto della Magistratura – è altro. Possibile che in questo nostro territorio al di là di abusi d’ufficio o tentativi di corruzione non si vada? Ai tempi di Tangentopoli, per esempio, si sapeva quale fosse il sistema ma o sono stati bravi e onesti i politici di casa nostra o non si è proprio indagato.
A memoria, poi, non si ricorda una sola indagine patrimoniale degna di tale nome. Ma possibile che certi inspiegabili tenori di vita li vedano solamente i cittadini? E possibile che sia dovuta arrivare la direzione antimafia a dirci che qui vivevano e si riproducevano cellule di clan? Già, quello è il suo lavoro… Ma quello degli altri? I sequestri preventivi possono farli tutti se ci sono dubbi di illeciti arricchimenti. Così come è inspiegabile che gli affari con il piano regolatore di Anzio non abbiamo riguardato anche qualche soldo da “ripulire” perché o siamo davvero un’isola felice o statisticamente accade che con tanta edilizia da realizzare qualcuno venga e investa soldi ottenuti chissà come.
Intanto, mentre per gli abusi pubblici fioccano assoluzioni non sappiamo che fine abbiano fatto, per esempio, le due inchieste sulla vicenda “Serenissima” che è sotto indagine in Veneto, mentre qui si è parlato di una tangente che ha visto impegnati carabinieri e polizia ma senza esito. Apprendiamo da Controcorrente che nella vicenda Francescana ci si è “dimenticato” qualche computer, ignoriamo le sorti dell’inchiesta sugli spari a Patrizio Placidi e sul movente di quell’attentato. Per non parlare del “Caro estinto” del quale Repubblica ha anticipato le carte ma finito nel dimenticatoio, almeno così sembra
Ecco, vanno benissimo tutti gli accertamenti di questo mondo e si comprendono le difficoltà operative di ogni genere. Ma vedremo mai indagini diverse? Ricordiamo, infine, che ogni volta che si avvia un’inchiesta – da ultimo quella sulle cooperative che si sono occupate di servizi ambientali ad Anzio – si sequestrano carte, poi si effettuano perquisizioni magari alla ricerca delle stesse carte, si espongono persone agli onori delle cronache. Più celerità nelle decisioni finali sono un’utopia in Italia, ma soprattutto qualche indizio più probante da portare in Tribunale, non guasterebbe.

Giustizia: Mingiacchi, la montagna e il topolino

Giustizia: Mingiacchi, la montagna e il topolino

 

Sono passati cinque anni, Luciano Mingiacchi – caso più unico che raro – si dimise da direttore generale della Asl. Aveva l’obbligo di dimora ma dignitosamente decise di farsi da parte. Adesso è stato prosciolto, in udienza preliminare, dalle accuse di truffa, falso e abuso d’ufficio. Nessun elemento a suo carico.

Il vecchio adagio inglese racconta che gli errori dei giornalisti finiscono in prima pagina, quelli dei medici al cimitero e dei giudici in carcere. In questo caso in un provvedimento cautelare che ha avuto, comunque, delle conseguenze.  Chi risarcirà mai l’ex direttore generale? E perché non accorgersi, come era palese, che la Asl si era espressa contro i posti in più al gruppo Angelucci? 

Invece la montagna ha partorito il topolino e nessuno pagherà