Giustizia: Mingiacchi, la montagna e il topolino

Giustizia: Mingiacchi, la montagna e il topolino

 

Sono passati cinque anni, Luciano Mingiacchi – caso più unico che raro – si dimise da direttore generale della Asl. Aveva l’obbligo di dimora ma dignitosamente decise di farsi da parte. Adesso è stato prosciolto, in udienza preliminare, dalle accuse di truffa, falso e abuso d’ufficio. Nessun elemento a suo carico.

Il vecchio adagio inglese racconta che gli errori dei giornalisti finiscono in prima pagina, quelli dei medici al cimitero e dei giudici in carcere. In questo caso in un provvedimento cautelare che ha avuto, comunque, delle conseguenze.  Chi risarcirà mai l’ex direttore generale? E perché non accorgersi, come era palese, che la Asl si era espressa contro i posti in più al gruppo Angelucci? 

Invece la montagna ha partorito il topolino e nessuno pagherà

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Un pensiero su “Giustizia: Mingiacchi, la montagna e il topolino

  1. Perché nessuno sa più “leggere” .
    Nessuno risarcirà gesti che sono segno di serietà e responsabilità di un uomo . Nessuno risarcirà lo stato che poteva risparmiare parte degli enormi costi del processo e infine la Asl ovvero noi tutti, ed é questo il paradosso, pagherà avvocati anziché utilizzare i denari per la cura della salute !!
    Viva pantalone …. E della responsabilità dei giudici ( pM e giudicanti) nessuno ne parla più … Anzi si pensa di far processi di “rete” o di piazza… È l’era della barbarie é su di noi…

    Mi piace

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