Progetto Life, i soldi arrivati e spesi per altro. L’ultima beffa del porto, sito compreso

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Dovevamo essere un modello, abbiamo fatto una figuraccia continentale. Non saremo i primi né gli ultimi, si intende, ma se c’è una cartina al tornasole del fallimento del nuovo porto è questa: il progetto di “sostenibilità” co-finanziato dall’Unione europea nell’ambito del progetto Life.

Cartina al tornasole perché non solo il progetto si è fermato insieme alla gara deserta – ed era uno dei rischi – ma perché il Comune quei soldi li ha spesi per fare altro. Lo ha ammesso nell’ultimo consiglio comunale il dirigente dell’area finanziaria, Franco Pusceddu, mentre il sindaco rispondeva con i soliti “non so” al suo predecessore Candido De Angelis, in una specie di teatrino che francamente comincia a stancare. Il dirigente è stato chiaro: i soldi sono arrivati, li abbiamo usati per altro, li restituiremo. Parliamo di circa 500.000 euro. Ecco, nel naufragio finanziario della Capo d’Anzio questo del Life è un esempio emblematico.

Ora c’è da chiedersi con quale faccia l’assessore Patrizio Placidi – che ha avuto anche questa delega – si recherà a chiedere finanziamenti all’Unione europea. Lì non si scherza, non c’è come in Regione un politico che “convince” il dirigente a chiudere un occhio. Anzi, faccia una cosa Placidi, chieda al commissario ricandidato Antonio Tajani se ha potuto fare qualcosa per l’Italia ed evitare la procedura d’infrazione per i ritardi nei pagamenti della pubblica amministrazione… E Anzio, dopo questa figuraccia, è nella “black list” per quanto attiene ai finanziamenti

Ma torniamo al Life, la procedura era partita, c’era stato anche il confronto pubblico, il materiale messo a disposizione per le osservazioni, ma pur essendo arrivati i soldi nessuno ha più pagato nemmeno il dominio e oggi collegandosi a http://www.lca4ports.eu/ c’è la pubblicità della contraccezione d’emergenza. Per non parlare dei professionisti che hanno lavorato, i quali attendono ancora di essere pagati.

Tra di loro, altro esempio di come funzioni questa città, c’è un giovane che ha provato a essere profeta in patria: Giacomo Cozzolino, laureato in scienze ambientali, pianificatore territoriale. Si era illuso, anche lui come chi scrive, che ad Anzio si potesse realizzare qualcosa di unico. La verità è che in mano a questa classe politico-burocratica non si va da nessuna parte. La verità è che l’unico riscontro che conosce chi governa è quello del voto. Hanno vinto, è la democrazia, sai cosa importa del Life o della trasparenza, dei conti in disordine, delle buone pratiche…

Ma cos’era questo progetto, perché era importante? Riguardava la “sostenibilità” del progetto del nuovo porto di Anzio. “La Capo d’Anzio Spa e il Comune di Anzio hanno presentato all’Unione europea la richiesta di sostegno finanziario per realizzare il progetto che riguarda lo sviluppo di un modello di Life Cycle Assessment per la gestione ambientale dei porti europei, conformemente alla legislazione europea per l’ambiente in materia di sviluppo portuale”. Anzio come “modello”, quindi, anche per altri porti. Nell’ambito di Lca4ports “una fase fondamentale è la stesura delle linee guida per la sostenibilità”. Vale a dire “tutte le fasi della vita di un porto dal punto di vista ambientale, in particolare con riferimento all’edilizia, alla gestione ed alla chiusura di questo con un approccio strategico, che dovrebbe essere incentrato sull’integrazione di diversi temi, con riferimento allo spazio ed al tempo”. Inoltre si doveva “promuovere l’attuazione effettiva e il rispetto della legislazione comunitaria a livello regionale e migliorare la base di conoscenze per la politica ambientale su porto e sul contesto costiero, identificare tutte le migliori pratiche ambientali per ciascuna delle fasi di vita di un porto”. In particolare, poi, si dovevano avere “indirizzi per la progettazione di sistemi di gestione integrata per i seguenti temi: acqua, energia, rifiuti, cantieri, e la sperimentazione in un contesto specifico, definire le strategie e gli strumenti di comunicazione in grado di divulgare tutti i risultati del progetto, sull’ambito locale e nel contesto europeo, raggiungendo una grande quantità di parti interessate”. Tra i risultati che Lca4ports doveva raggiungere, infine: “Autosufficienza energetica degli edifici portuali, efficienza energetica di tutti gli impianti di illuminazione esterna, riduzione del consumo di acqua potabile per gli edifici del porto, utilizzo di acqua non potabile per l’irrigazione delle aree verdi, ottimizzazione del sistema di collettamento e trattamento delle acque reflue, sistema di recupero delle acque piovane per gli edifici portuali”. 

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2 pensieri su “Progetto Life, i soldi arrivati e spesi per altro. L’ultima beffa del porto, sito compreso

  1. Salve dott. Del Giaccio,
    la ringrazio per l’articolo.
    Mi chiamo Vincenzo Battistini, vivo e lavoro ad Anzio come consulente ambientale.
    Ho fatto parte del gruppo di lavoro del Progetto Life per la stesura delle Linee Guida per l’applicazione di un LCA ad un porto: il mio incarico con la Capo d’Anzio Spa si è concluso formalmente nel dicembre 2012, con la consegna del documento elaborato con i colleghi in italiano e in inglese.
    Tutti abbiamo impegnato le nostre energie su uno studio innovativo, con ancor più passione perchè da costruire a partire dalla nostra realtà locale. Come ha spiegato lei, però, tutto il nostro entusiasmo è stato disatteso. Non solo per i mancati pagamenti da parte della Capo d’Anzio Spa, ma anche per la sua assoluta mancanza di trasparenza, lungimiranza e correttezza nella gestione del Progetto Life.
    La gara del nuovo porto, andata deserta, è stato il motivo per il quale si è probabilmente dissolto tutto l’interesse della Capo d’Anzio a proseguire il Progetto Life, dimenticando che la sua assegnazione è prestigiosa e il suo compimento rappresenta un vanto quasi esclusivo per l’ente e l’amministrazione che prima lo propone e che poi ha l’onore di vederselo assegnare.
    Il fatto grave è che con l’interesse si sono dissolti misteriosamente anche i fondi erogati fino a quel momento per il suo sviluppo. Senza la necessaria rendicontazione tecnico-amministrativa il Progetto non ha avuto seguito ed è stato chiuso dalla Comunità Europea prima del suo naturale periodo. Va però detto che fino a pochi mesi fa tutti noi consulenti ci siamo messi a disposizione per far sì che la chiusura anticipata fosse meno dolorosa possibile, proponendo senza successo anche la possibilità di ridimensionare la portata degli studi, in modo da chiudere le nostre competenze e minimizzare per quanto possibile l’accaduto.
    Al di là di quel che non è stato, la sostanza di quanto successo comunque non cambia: la Comunità Europea ha erogato i fondi per il pagamento del Life (quindi delle nostre parcelle), conseguentemente ai nostri report di avanzamento delle attività. E tali fondi sono stati “distolti” per altro dalla Capo d’Anzio.
    Ora la Comunità, in mancanza di un report amministrativo da parte della Capo d’Anzio che attesti il giusto pagamento dei servizi per i quali i fondi sono stati erogati fino alla chiusura, li pretenderà indietro. Superata perciò la data di scadenza della rendicontazione (credo che sia prevista entro il prossimo mese di giugno) ci saranno i seguenti scenari:
    1) la Capo d’Anzio dovrà restituire alla Comunità Europea la somma ricevuta;
    2) la Capo d’Anzio dovrà comunque pagare le nostre fatture, per le quali siamo pronti a muoverci per vie legali (raddoppiando il proprio debito sulla questione specifica);
    3) la figuraccia internazionale ha minato l’affidabilità dei nostri enti locali e comprometterà di conseguenza l’emissione di nuovi finanziamenti.
    Spero che i primi due punti vengano a risolversi insieme entro i tempi necessari, pur se ormai molto ristretti.
    Per il terzo c’è poco da fare: in tutta questa triste situazione chi veramente ci rimette è la città di Anzio, che oltre all’eccellenza culinaria raggiunta da tempo aveva la possibilità di ritagliarsi un ruolo importante in ambito internazionale nella gestione del territorio e nella progettazione ecosostenibile, al di là della realizzazione del nuovo porto. Si sarebbero aperti contatti, e si stavano in effetti aprendo, con eccellenze universitarie e con professionisti di primo piano. Il compimento del Progetto Life avrebbe magari a breve determinato gli interessi di investitori per un reale sviluppo della città, non solo in ambito portuale.
    Con rammarico non è successo. E così Anzio è rimasta ancora una volta intrappolata tra l’ossessione della Bandiera Blu, le note di Roger Waters e il padellone di agosto. Per alcuni di noi e per chi guarda più in là di un lustro quest’anno il fritto saprà un po’ di bruciato, però…
    Ringraziandola ancora per le riflessioni che il suo articolo ha generato, la saluto cordialmente.
    VB

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