“Appena rientrati”, il 25 aprile, l’eredità e il bilancio di domani

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La cerimonia dello scorso anno per Mario Battistini

Appena rientrati….” Lo dicevano i nostri nonni e genitori, lo ricordano i libri su quel periodo ed è bene attualizzare – oggi, 25 aprile, festa della liberazione – quella frase alla situazione di Anzio. “Appena rientrati….” si riferiva alla fine della guerra e dello sfollamento, a un paese di poche migliaia di anime ridotto in macerie.

Oggi, 73 anni dopo, è come fossimo “appena rientrati“, perché non ci sono le macerie della guerra ma una gestione della città che ha portato sottosviluppo. Si immaginavano mare, cultura e natura, ci lasciano varianti, cemento e furbizie. Per anni il mattone è stata l’unica proposta economica rivelatasi effimera. Per anni si è parlato, a vanvera, di turismo.  Un dato? Nel bilancio che si approva domani – ampiamente fuori i termini di legge – la cifra stanziata per la “missione” è di 61.000 euro.

Occorre immaginare una Anzio diversa, realizzarla anche. #unaltracittà nasce con questa idea, si presenta al voto, sarà valutata dai cittadini.

Ma siamo davvero nella situazione dei nostri nonni, ormai, quella di “appena rientrati“. Basta guardarsi intorno e notare cosa ci ha lasciato in termini di disservizi il centro-destra, a cui aggiungere una situazione finanziaria disastrosa. Chiunque sarà sindaco – anche il favoritissimo De Angelis che sembra rimettere d’accordo il centro-destra che cinque anni fa contestava e lo contestava e che primo cittadino lo è già stato  – dovrà fare i conti con 39 milioni e mezzo di residui, una somma che pone a rischio gli equilibri stessi del bilancio. Chiunque domani voterà il documento a favore lascerà in eredità alla prossima amministrazione 17 milioni 387.734,49 di entrate extra tributarie per “Vendita di beni e servizi e proventi derivanti dalla gestione dei beni” a dir poco dubbie. Sono cose che ha fatto chi ha governato, non chi era in minoranza. Proviamo a ricordarlo. Ricordiamocelo.

Chi approva il documento unico di programmazione rispetto ai piani di edilizia residenziale pubblica e ai piani di edilizia economico popolare sa che deve essere anche cosciente del fatto che non ci sono indicazioni sulle strategie ipotizzate.  Che ci sono molti crediti da recuperare a rischio di prescrizione. Che esistono molte vertenze giudiziarie di esito incerto che potrebbero vedere il Comune soccombere e quindi dover pagare somme anche elevate. Infine che i debiti fuori bilancio devono rappresentare un evento eccezionale e non ricorrente. Forse nemmeno sono tutti indicati lì. Altri – si dice – sono dietro l’angolo.

Per questo servirà rigore assoluto e un’operazione-verità sui conti, andando a spiegare anche in piazza, se necessario, cosa abbiamo trovato e in che modo possiamo intervenire.

Ecco, siamo nella situazione dei nostri nonni, il centro-destra lascia macerie e non può rappresentare una soluzione ai problemi che ha creato. Siamo “Appena rientrati….”   e abbiamo la grande occasione di realizzare #unaltracittà

ps, detto ciò, faccio mie le parole del sindaco, Luciano Bruschini, nel ricordo di Mario Battistini e dei valori universali di questa giornata.

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La sfida elettorale: l’impegno di sempre, la proposta alternativa

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Inizia un’avventura. Una sfida nuova e affascinante, con la certezza di avere un progetto alternativo a quello di chi ha governato Anzio ma anche la consapevolezza della forza – in termini di consensi – che ha chi è alla guida della città.

Abbiamo aperto questa mattina il comitato elettorale che da qui al 24 giugno ospiterà le iniziative di “Del Giaccio sindaco – Anzio #unaltracittà”. Sì, 24 giugno, perché non sarà una passeggiata di salute ma sono convinto che arriveremo al ballottaggio e che lì potremo giocarcela fino in fondo, riuscendo a mandare a casa il centro-destra.

Il Comitato, che ho voluto ad Anzio Colonia dove sono nato e cresciuto, in uno dei quartieri più popolosi e popolari, sarà la casa non solo delle liste ma dei cittadini che vorranno essere dei nostri, nella maniera che riterranno più opportuna. Abbiamo la lista Del Giaccio sindaco – Anzio #unaltracittà e quella del Pd, a un’altra stiamo lavorando. Ma c’è da fare i volontari, si può dare un contributo economico, di idee, quello che si ritiene.

A proposito di Pd: ad Anzio è minoranza da 20 anni, magari non avrà brillato (e spesso io stesso l’ho sottolineato) ma non governava, lo hanno fatto altri. Ecco, ricordiamocelo. E ricordiamo pure che non si vota per l’Italia, non c’è Renzi, ma si sceglie il sindaco di Anzio ed è una indicazione tra chi vuole portare avanti il passato e chi pensa al futuro.

Ho voluto il comitato ad Anzio Colonia che è la dimostrazione dell’inefficienza di questa amministrazione in quanto a intervento nei quartieri, tutti. Quando parliamo di sviluppo senza mattone, dopo anni di cementificazione e un modello che si è esaurito, intendiamo riqualificare e rigenerare, dare servizi, migliorare la vivibilità di tutta Anzio, partendo dalle aree più dimenticate.

Il Comitato sarà anche sede di iniziative, per il sindaco e tutti i candidati. Ringrazio chi ci ha messo a disposizione lo spazio, altri possono contare su sedi pubbliche delle quali non pagano i canoni da anni o usano Villa Sarsina per riunioni di maggioranza, noi siamo altro. Sembrerà banale, ma dal giorno dell’apertura pagheremo la Tariffa sui rifiuti, lunedì spediremo in Comune il modulo. E ovviamente le utenze, acqua e luce.

Si chiama legalità delle cose quotidiane e ringrazio infinitamente il magistrato in pensione Antonio Giannino che ha accettato di essere il garante di ciò che faremo al Comitato.

Per la nostra sfida abbiamo di fronte principalmente chi da 20 anni è al potere, con lo sfascio che vediamo e un bilancio (in notevole ritardo, tanto per cambiare) che chiude grazie a una vendita a dir poco dubbia di 17 milioni di beni comunali. Come ho detto in passato, poi, ci sono questioni penali di questa maggioranza che non mi interessano ma responsabilità politiche serie di chi si è girato dall’altra parte. C’è anche chi ne è uscito, ma ha condiviso moltissimo di quel percorso. Abbiamo poi chi non ha ancora fatto sapere chi sarà il candidato in attesa di certificazioni “milanesi” ma dove governa non brilla e punta sulla protesta fine a se stessa. Noi rappresentiamo una alternativa seria e credibile, di proposta. Quella di un modello di sviluppo basato sulle bellezze di Anzio, su iniziative di respiro nazionale e internazionale. Non possiamo promettere lavoro domani mattina, magari in una cooperativa creata ad hoc e dalla quale abbiamo avuto consensi: faremmo come loro. Ma possiamo e dobbiamo far crescere questa città, quindi stare meglio tutti. Dobbiamo avere una visione, pensare ad Anzio da qui al 2058.

Fare politica è – a mio modesto parere – sì amministrare una città ma dire anche come farla crescere, sviluppare, dare servizi ai residenti e ai turisti. Noi pensiamo che si debba fermare il consumo di suolo, ad esempio, che i diritti debbano prendere il posto dei favori, che sui rifiuti società pubbliche virtuose sono meglio di appalti che tanto interessavano chi ha governato finora. È uno degli slogan scelti per la campagna: proposta, non protesta.

A tutti i candidati sindaco, comunque, faccio un augurio sincero per questi mesi e dico che il confronto – per ciò che mi riguarda – sarà sul programma che proponiamo e nel quale personalmente metto la credibilità di una vita. A proposito di programma le pareti del locale del Comitato saranno presto coperte con gli spunti, ai quali aggiungere – anche di passaggio, fermandosi un attimo, dialogando con i volontari – il proprio contributo di idee.

Fra gli slogan ho scelto anche due che la dicono lunga sul mio impegno: fuori dagli schemi e interessi zero. Tradotto: non ho bisogno di “fare” politica per ottenere qualcosa, di questa città mi occupo da una vita e continuerò a farlo a prescindere da come andranno le elezioni. Non cerco tornaconti di alcun genere. Ha sintetizzato bene Maria Vittoria Frittelloni (la ringrazio) che pochi lo sanno, ma avendo una “visione” di sviluppo ha fatto sì quando era assessore che ad Anzio arrivasse il Liceo Classico. La professoressa afferma che sono a disposizione: “senza opportunismi né secondi fini, rischiando di mettere i piedi nel fango, mantenendo le mani pulite“.

Non ho bisogno di fare il consigliere comunale, sono candidato sindaco e sono in corsa per essere eletto. Se avviene, vado in aspettativa dal giornale e lo stipendio da primo cittadino è più che sufficiente per andare avanti. Della mia esperienza porterò la passione e il rigore, il dover capire affinché si possa spiegare ad altri.

Se non avviene, torno al lavoro. Formalmente non c’è una incompatibilità, ma è questione di opportunità. Se la chiedi agli altri, devi essere il primo a praticarla. Non potrei stare la mattina a fare un’interrogazione sui rifiuti (che portiamo ad Aprilia) e il pomeriggio a “passare un pezzo” – visto che non me ne occupo direttamente – nella redazione di Latina. Non mi interessa “contare” perché avrei un ruolo in Comune, non ho pacchetti di voti da promettere a qualcuno, ero, sono e resto impegnato in questa città e se andasse male le proposte del programma si trasformerebbero, con il gruppo consiliare che uscirà dalle urne, in proposte di delibera. E #unaltracittà continuerebbe il suo impegno. Ma sono certo che ci spetterà governare Anzio, solo che voglio essere chiaro da subito. E come scrivevo qualche giorno fa sui social, entro dalle porte principali. Non mi candido sindaco con l’obiettivo di fare il consigliere, ma per vincere.

Scusate la lunghezza, fatemi concludere salutando anche da qui la tanta gente che ho rivisto con piacere dopo tempo, persone che mi hanno visto crescere e credono in questo progetto, chi (anche da partiti e liste avversarie) ha fatto gli auguri, chi è passato, chi mi ha fatto commuovere ricordando persone che non ci sono più e alle quali debbo tutto.

Il grazie più grande, però, a chi quasi scherzando ha avuto l’idea di #unaltracittà e ha condiviso con me questo percorso, da mezza Italia e per il bene che vogliamo ad Anzio. Ma soprattutto a chi in questi ultimi giorni ha lavorato senza sosta per sistemare i locali del comitato, a chi ha risolto problemi piccoli o grandi,   a chi si è occupato della grafica e della comunicazione. Sono i volontari che mi stanno aiutando. Grazie! E avanti per #unaltracittà.

La scelta di Valerio, la partita da giocare: centro-destra a casa

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La scelta di Valerio Pollastrini di fermare qui la sua corsa e le parole spese sul mio conto (grazie!), confermano e rafforzano la stima che ho nell’uomo e non da oggi. Così come nel percorso che ha compiuto, insieme all’associazione “Ora“. Quel gruppo – certamente più numeroso e strutturato di quello di #unaltracittà –  insieme alle diverse realtà civiche del territorio, sono a dirci che esiste un fermento che la politica di casa nostra non ha voluto/saputo recepire. Nasceva anche per questo il   “tavolo” che ci ha visto protagonisti fino a qualche giorno fa e nascevano le nostre candidature a sindaco.

Perché il “tavolo” si sia diviso – qualcuno sosteneva lì che io e Valerio avevamo esternato la candidatura, altri ambivano ma tacevano – ho provato a spiegarlo in conferenza stampa (qui il link) e non ci torno sopra.

Le esperienze civiche che provano ad andare oltre i partiti, pur con componenti che ne fanno parte, nascono per dire che il “sistema” di tessere, conta dei voti, prese di posizione fini a se stesse o fatte per essere chiamati e mettersi d’accordo, va superato.

Di questo sistema fa parte anche il Pd, non c’è dubbio, e qui come recita il proverbio “casca l’asino“. Un partito del quale tutti sparliamo ma che, poi, c’è chi vuole “conquistare” o intorno al quale si giocano partite di nessuna utilità quando si va al voto. Come se “prendere” il Pd serva a chissà cosa. Nella logica della politica di casa nostra, quella nota fino a oggi, è forse servito ad avere un ruolo nello scacchiere delle vicende anziati. Personalmente, avessi voluto una cosa del genere, avrei dato retta a mio padre 35 anni fa e avrei “fatto” politica cercando tornaconti magari nel sottobosco, cadendo in piedi pure perdendo, “sistemandomi” con una poltrona alla Rai, perché no…, ma ho preso una strada diversa.

Anche per questo, nell’accettare l’indicazione venuta dal partito che nel 2007 ho fondato e che ho sempre aspramente criticato per non essere diventato ciò che si pensava allora, ho chiesto (e ottenuto) di uscire da certe logiche. Di poter allargare, anche a chi non avrebbe mai messo piede nella sezione di quel partito.  Di poter avere mani libere qualora si vincesse. Cosa tutt’altro che semplice, attenzione, ma se accade non sarò lì a fare l’agnello sacrificale né la fine di Renzo Mastracci, per intenderci. Tanto meno a prendere ordini da qualcuno, cosa che piace tanto a chi deve rispondere alla “Casaleggio” e a Grillo.

Ho detto sabato – e ripeto qui – che in questi venti anni il centro-sinistra è stato minoranza e che pur dando un’impressione diversa e pur non brillando è stato all’opposizione.  Valgono su tutte le battaglie per il bilancio, ad esempio. Il problema, allora, sarà anche il Pd, d’accordo, ma prima lo è chi ha governato e governa Anzio.  Rischia di esserlo, invece, chi altrove è andato al governo sull’onda della protesta ma non sta brillando.

E’ allo sfascio che ereditiamo che dobbiamo far fronte, non a questioni di un partito che ha fatto una scelta – per alcuni non condivisibile, è evidente – ma che in questo momento è stata ritenuta la più indicata.   Altri erano convinti che si sarebbe “virato” su Palomba, altri che arriverà un “candidato da Roma“, qualcuno che avrebbero commissariato il Pd. Spiace per loro, è andata diversamente. Si è scelto un candidato fuori dagli schemi.

Parlavamo, in questi mesi, di attacco a due punte. Qualcuno ironizzava sui social (dove oggi, e giustamente, al passo indietro di Valerio vengono dati numerosi riconoscimenti) ma era evidente non potessero esserci due candidati.

Continuo a pensare, comunque, che possa ancora esserci una “squadra” e l’esperienza fatta da Valerio e dalla sua associazione possano e debbano essere utili in tal senso. Non sono in campo per aiutare il centro-destra – questa mi sembra francamente un’eresia – e sui punti del programma sono più le cose che ci uniscono di quelle che ci dividono. La partita è tutta da giocare e siamo in campo per vincerla: #unaltracittà non ha obiettivi diversi da quello di mandare a casa il centro-destra con una proposta alternativa, seria e credibile.

La protesta fine a se stessa appartiene ad altri.