Il sindaco, Ranucci, l’Udc e il “patto della pizza”

Come se niente fosse. Un assessore si dimette sbattendo la porta, il sindaco passato dall’annunciata discontinuità alla rivendicata continuità “nzagnende”, i media locali annunciano incontri, rientri e via discorrendo ma alla fine dal canale istituzionale del Comune arriva la sorpresa. Si “allarga” la maggioranza non a una forza politica che c’era già bensì a due avversari dell’ultima campagna elettorale, Cafà e Palomba. A chi ha provato a farlo perdere, De Angelis, il quale era cosciente che o superava il 50% o sarebbe stata la fine di questa classe politica e dei suoi modi di fare. Ma ormai il sindaco è politico navigato, così quando quasi un anno fa ha rischiato di andare sotto in consiglio comunale (era il 28 dicembre) si è precipitato a salvarsi.

Prima evitando – attraverso Patrizio Placidi – che il consigliere Massimiliano Marigliani facesse mancare il numero legale nella seduta di bilancio, poi aprendo a Cafà e Palomba, “transitati” per Fratelli d’Italia il tempo necessario a dire che Alessandroni non si toccava (che in politica equivale a scaricarlo, così è stato) e poi accasati nell’Udc e organici alla maggioranza con il benestare degli altri capigruppo. A memoria non ricordo senatori o deputati – a partire da quelli locali – così presenti ad Anzio per alchimie di maggioranza o dichiarazioni, ma ai tempi della “dichiarazia” tutto è possibile.


Così leggiamo di attestati di stima da una parte e ringraziamenti dall’altra, ma rischiamo di perdere di vista il caos che regna nella coalizione che guida la città e non da oggi. In poco più di un anno Alessandroni è stato messo alla porta, Ranucci se n’è andato, il sindaco grazie alla coalizione e alle centinaia di voti di preferenza anche degli ex assessori appena citati, ha potuto fare quel “rinnovamento” al quale tanto teneva ma che è inevitabilmente passato per chi i voti li ha presi. Non a caso, per la prima volta da quando si presenta, De Angelis ha ottenuto meno dei voti delle liste. E non a caso – ma ci arrivo tra poco – nasce il “patto della pizza” e lui allarga la maggioranza.

Ma prima Ranucci, il quale se non vuole fare come Cafà e Nolfi nella precedente consiliatura deve starsene a casa. Al posto del sindaco, l’ho scritto, ce l’avrei mandato quando ha fatto lo “show” a Villa Sarsina per la vicenda dell’affidamento della palestra del Centro formazione professionale. Con la scusa che il personaggio è così, prendere o lasciare, si è andati avanti. Come sostenni allora, il De Angelis conosciuto nei precedenti mandati avrebbe detto “arrivederci e grazie”. Ora sembra quasi togliersi un peso. Ranucci, suo fidatissimo anche nella campagna contro Bruschini del 2013, se ne va e lo fa sostenendo che certe critiche non le ha digerite. Suvvia, Pino…. Il ruolo pubblico impone critiche anche dall’interno, il “fuoco amico” – al tempo dei social a maggior ragione – va messo in conto.

Allora ha ragione Luca Brignone: Ranucci e il sindaco devono dirci cosa è successo per davvero. Non è questione di opere pubbliche, quelle grazie ai piani triennali precedenti le avrebbe fatte chiunque. Forse evitando i “selfie” che Ranucci ha postato spesso e la esposizione mediatica su mezzi chi sembravano pendere dalle sue, ma si sarebbero fatte. Perché in bilancio i soldi c’erano.

Dà fastidio l’attivismo di Ranucci? Sembra strano… Certo è che in una maggioranza abituata ad alzare i toni – chiedere ad Amato Toti cosa è successo dopo un suo accesso agli atti…. ma qui si dimentica in fretta – una delle novità è il “patto della pizza” che vede protagonista non solo Patrizio Placidi ormai organico al movimento di Toti, ma tutti coloro che sostenuto De Angelis si sono ritrovati con un pugno di mosche. E se la logica è quella di chi ha portato voti, prima o poi quel “patto” al sindaco andrà a chiedere conto. Il “sistema Anzio” è questo. E De Angelis non è Bruschini, che mediava, metteva pace, rinviava, no: lui manda tutti a quel paese nel momento in cui ha raggiunto il risultato. Quel “patto” – che definirebbe in vari modi (e lo sanno) visto che il sindaco non è che li sopporti molto (però i loro voti servivano) – può metterlo in difficoltà e non è un caso l’allargamento della maggioranza. Che sta creando più di qualche fibrillazione. Al punto – e se Agostino Gaeta scrive, segno che qualcosa ha carpito – di far vacillare la giunta. In tutto questo che la Capo d’Anzio va sciolta – come è scritto nella relazione al bilancio consolidato – non sembra interessare. E la città invasa dai rifiuti? Che problema c’è…. Ci sono “crisi” da seguire, posizioni “politiche” da conquistare….

Certo, candidarsi contro De Angelis e poi trovarcisi alleati non è che sia segno di grande coerenza per Cafà e Palomba. Avranno le loro ragioni, per carità, cambiare idea ci può stare, ma sarebbe il caso di sapere cosa ne pensa il resto dell’Udc locale e rileggere le solenni prese di posizione della campagna elettorale. E sapere cosa ne pensano i sostenitori di Cafà (che bene o male tornano a casa, nel centro-destra) e quelli di Palomba, a partire da coloro che oggi sono tornati in pompa magna nel Pd. Evviva Anzio!

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Porto e Capo d’Anzio addio, la società va sciolta

No, stavolta non si comunica. Nessun #brand, né #soldout, tanto meno mirabolanti primati nazionali o mondiali. Niente di tutto questo, perché si deve prendere atto di un fallimento, uno di quelli pubblici per cui – e meno male – non avremmo primati. Il fallimento della Capo d’Anzio e – di conseguenza – del porto dei miracoli. ” Nel corso dell’esercizio del 2018 la società ha però fatto evidenziare una perdita di esercizio che ha eroso il capitale sociale al di sotto del minimo legale (Euro 50.000,00 per le S.p.A.), configurandosi così una causa di scioglimento ai sensi dell’art. 2484 comma 1 codice civile“. E’ scritto nella nota integrativa al bilancio consolidato 2018 del Comune di Anzio, approvato dalla giunta.

Il passaggio della nota integrativa al bilancio consolidato del Comune di Anzio

Sono finiti i tempi – cari anzitutto all’ingegnere Renato Marconi, portatoci dal primo De Angelis sindaco (“via” Fini), ma anche a Bruschini che prima voleva cacciarlo e poi siglava la “road map” – dell’ingegneria finanziaria. Sono finiti i tempi del presidente suggerito dall’attuale sindaco, il generale Marchetti, che si è dimesso quando ha capito la mal parata. Pensate, la società è senza guida da oltre un anno, non c’è un rappresentante del Comune a presiederla. E’ stata fatta morire e non da oggi. E’ nero su bianco. Era nero su bianco quando lo riportavo in questo umile spazio e prima ancora sul Granchio, dalle colonne del quale scoprimmo e denunciammo “Italia naufragando” e la presenza di un privato (Marconi) nel capitale che doveva essere pubblico. Vicenda che nel 2007 era nota anche all’attuale sindaco e che risulta dai verbali nei quali ci si preoccupava di risolvere la situazione, perché altrimenti la Regione avrebbe fatto storie.

Quando questo era segnalato – da anni – dal Pd (il primo a mettere il dito nella piaga della società fu Aurelio Lo Fazio, poi ci fu il tentativo di De Micheli di lanciare l’aumento di capitale destinato a terzi che venne sbeffeggiato, andrebbe risentito l’intervento di Anna Marracino in consiglio comunale sul bilancio dello scorso anno con puntuali osservazioni) e qualcuno della intellighenzia di sinistra di questo strano paese che è Anzio continuava a preoccuparsi del progetto.

Che ci avessi creduto, a quella idea, è noto. Che abbia seguito gli sviluppi proprio per averci creduto, senza fare sconti, è altrettanto dimostrabile e per chi vuole un riassunto è qui.

Sostenevo che i libri dovessero andare in Tribunale e forse è il caso che ci vadano. L’ultima perdita di esercizio – bilancio 2018 – è di 73.979 euro che uniti ai debiti fa saltare ogni tavolo. Il già ridotto capitale sociale – per ripianare precedenti perdite – non c’è più e il patrimonio netto della Capo d’Anzio è di appena 18.680 euro. Vogliamo aggiungere i 517.794 euro “ballerini” di una fideiussione per registrare la concessione che il Comune ha pagato e la Capo d’Anzio mai restituito? E’ iscritta all’attivo del primo come crediti verso altre amministrazioni, al passivo della seconda come debiti verso il Comune. Che ha già provveduto a saldare la Banca Popolare del Lazio, a carico della collettività.

E per quella concessione, i canoni pagati a una Regione Lazio sorda e cieca, sono stati ben pochi se non nulli, così come è ormai scaduto non il termine per iniziare i lavori ma ultimarli. Solo dopo la presentazione di un ordine del giorno in Consiglio regionale proposto da Mattia e Minnucci (Pd) e approvato, qualche burocrate – magari gli stessi che dicevano no al progetto di Anzio ma approvavano Fiumicino e Formia – sembra essersi svegliato.

Ricordare i passaggi, a questo punto, serve per dire che c’era chi poneva dubbi e veniva preso per matto da una parte e il “sistema” Anzio dall’altra. Ad esempio le illusioni di cordate americane, di finanziatori turco-napoletani, di Igea banca, del fondo maltese? E le annunciate manifestazioni d’interesse, seguite da bandi inesorabilmente deserti? Montecarlo? Le centinaia di posti di lavoro?

Aveva un senso, questa operazione, forse quando la pensò il compianto Gianni Billia. Viene da dire che se ci fosse stato lui sarebbe realizzato da un pezzo. Anche per rispetto alla sua memoria, è bene che il sindaco stacchi la spina: lui l’ha creata e lui la chiude, la Capo d’Anzio. Ne uscirà meglio di quanto pensi.

Malasuerte, il bar, la camorra. E scusate il silenzio

Tu guarda questi giornalisti campani, danno una notizia e mettono via Roma – ad Anzio – indicando proprio il luogo dove un tempo c’era il bar omonimo. Chiuso in fretta e furia, dopo un arresto eccellente.

A qualcuno piace dire che sono “fissato” con la camorra, con questa vicenda di Malasuerte. Di recente anche una vittima di estorsione in quella storia mi ha detto se ho finito di scrivere. Dispiace, ma no. Perché in Malasuerte – la sentenza è di Cassazione – c’è stata: ““Pressione esercitata dal coinvolgimento nella vicenda di esponenti delle istituzioni comunali”. Esponenti che un anno e qualche mese fa erano tutti nelle liste che hanno eletto la maggioranza che guida Anzio.

Il riepilogo sulla vicenda – per chi ha la bontà di seguire questo spazio – lo trovate qui. La novità è che il bar citato nella vicenda “Malasuerte” ora finisce anche nelle carte di un’indagine sui Casalesi che ha portato a 11 arresti eseguiti dalla Dia di Napoli. Certo, per “Malasuerte” nessun politico o affine è stato indagato, importa poco a chi guida la città che il pubblico ministero – mentre gli avvocati di un boss che oggi riemerge da questa indagine si opponevano – abbia detto che ad Anzio la camorra c’è. Ancora meno che quell’estorsione era destinata proprio al boss e che qualcuno dei protagonisti si aggiri ancora proprio per i parcheggi di chi è diretto a Ponza, quando non nelle stanze del Comune.

Io sarò “fissato”, i colleghi locali tutti presi dai roboanti comunicati, ma sarebbe il caso di fare attenzione.

Ah, scusate il silenzio di queste settimane. Altri impegni professionali e di studio mi hanno preso, ma ci sono ancora state tranquilli. A presto! Anzi, parafrasando il mitico Marco Pannella: a subito!