“Il silenzio è mafia”, l’importanza di esserci

Ad Anzio non sarà un giorno qualunque, quello di domani, sabato 26 febbraio 2022. E sarà importante esserci, perché saremo in piazza a ribadire il no a qualsiasi forma di criminalità. La manifestazione si chiama “Il silenzio è mafia” e sappiamo bene quanto lo stare zitti, evitare di denunciare, essere omertosi, equivalga a far crescere chi fa del malaffare il suo mestiere. Allora andare in piazza equivarrà a dire che esiste un tessuto sano che non ha nulla da dividere con ‘ndrangheta e camorra che da tempo qui hanno messo radici e fanno affari. Che si sono pericolosamente avvicinate alle amministrazioni pubbliche.

Sarà il modo di dire, tutti insieme, che esiste chi è diverso e non si piega. Lo faremo come giornalisti che da anni seguono le vicende del territorio, con chi approfondisce questi aspetti professionalmente, con i rappresentanti di partiti (senza bandiere, è meglio), associazioni, ma anche semplici cittadini stanchi di uno stato di cose che l’operazione “Tritone” ha solo scoperchiato. Nessun giustizialismo ma tanta voglia di dire basta.

Anzio e Nettuno hanno dimostrato, negli anni, di avere anticorpi. Fu così negli anni ’80 contro il racket, fu così quando al passaggio del corteo “Contro ogni crimine” i commercianti abbassarono le serrande, sarà così domani.

‘Ndrangheta, omissis e perché arriva una commissione

La Prefettura di Roma

Sono assolutamente fuori luogo le parole del sindaco di Anzio, Candido De Angelis, di fronte a quanto sta accadendo negli ultimi giorni. Dire che qualcuno “vuole sovvertire l’ordine democratico” – ricordiamo che è un’indagine dell’antimafia – o che si esulta per la “mortificazione mediatica”, equivale a non aver compreso cosa è accaduto e sta accadendo con l’indagine “Tritone”. L’invio di una commissione d’accesso da parte del Prefetto dovrà verificare la correttezza degli atti dei quali parla il primo cittadino, un tempo uso a leggerli uno per uno, e deciderà se è il caso di proporre o meno lo scioglimento del Consiglio comunale. Sono le regole, quando si verificano vicende della portata di quella che stiamo vivendo. Senza esultare, anzi vergognandoci e al tempo stesso indignandoci per dove ci ha portato chi guida la città. Dire che qualcuno vuole sovvertire l’ordine democratico equivale all’infelice frase del suo collega di Sperlonga, all’epoca presidente della Provincia di Latina, che sulla commissione d’accesso a Fondi parlò di “pezzi deviati dello Stato”. Sappiamo bene che il mancato scioglimento di quel Comune – grazie alle “vie infinite della politica” che proprio il nostro sindaco ricordava in tv tempo fa – resta uno scandalo italiano. Targato centro-destra, perché il governo era guidato da Berlusconi e il ministro dell’interno era il leghista Roberto Maroni. Adesso facciamola lavorare, la commissione, e speriamo che fra tre mesi ci dica che è tutto a posto. Avrà ragione il sindaco e ne saremo felici, ma resta il fatto che al di là delle inchieste e dei reati, il sistema messo in piedi è smascherato.

La commissione, ad Anzio, doveva arrivare molto prima e lo sa anche De Angelis. Oggi il prefetto – di fronte a quello che si legge nelle carte – non poteva fare altro. Se poi arrivasse lo scioglimento – ma ripeto, aspettiamo – è noto come il Consiglio di Stato nel 2018 abbia affermato: “La natura del provvedimento di scioglimento del consiglio comunale per infiltrazioni mafiose non è di tipo sanzionatorio, ma preventivo, ciò comporta che quale presupposto si richiede solo la presenza di “elementi” su “collegamenti” o “forme di condizionamento” che consentano di individuare la sussistenza di un rapporto fra gli amministratori e la criminalità organizzata, ma che non devono necessariamente concretarsi in situazioni di accertata volontà degli amministratori di assecondare gli interessi della criminalità organizzata, né in forme di responsabilità personali, anche penali, degli amministratori”. Anche per questo andava fatta prima, quella commissione, non c’era bisogno di aspettare queste carte.

Che tutti conoscono, ormai, delle quali c’è chi ha usato cose che benché pubbliche non sarebbero pubblicabili, ma che ci dicono ancora tanto. Ci sono numerosi “omissis” quando i pentiti parlano. Facciamo un esempio che non è nei documenti: se io dico – sentito dal magistrato – che ad Anzio “ho pagato la tangente a omissis” vuol dire che si sta indagando per verificare se il pentito dice il vero.

Per questo non è finita, anche se è difficile ipotizzare i tempi delle verifiche e di eventuali altri interventi. Sulla presenza di clan, ad Anzio come a Nettuno, non c’erano né ci sono dubbi. Solo gli sciocchi possono parlare di “infiltrazioni” quando la ‘ndrangheta ha messo radici e la camorra fa affari. Se e quanti elementi o collegamenti con l’amministrazione ci sono, dovrà dircelo la commissione. Lasciamola lavorare.

“Sistema Anzio” tra mala amministrazione, ‘ndrangheta e camorra

Nei bar dove albergano fini “giuristi” di casa nostra, molti dei quali impegnati in politica, l’argomento del giorno è l’operazione “Tritone”. Già, i 65 arresti di ‘ndrangheta e i legami che ci sarebbero con esponenti dell’amministrazione locale. I quali o li conoscevano gli esponenti della ‘ndrina e ci hanno parlato assumendo persino degli impegni – come dimostrano certe intercettazioni –oppure devono denunciarli perché sono dei millantatori. Sono gli stessi locali – pressapoco – dove si svolgevano trattative per la giunta, riunioni semi carbonare, si andavano a prendere a mo’ di caporalato quelli che dovevano lavorare nelle squadre “volanti” per i rifiuti e lì si scervellano per dire se è meglio dimettersi o restare, se fare l’ennesimo comunicato per dire che va tutto bene o sperare che cada l’accusa di 416 bis. “Eh, se non c’è quella non ci sciolgono…” Dai su, l’avete sentita anche voi… E così chi ha illustri pareri legali, chi ha chiesto aiuto al “tutore” romano (ma solo uno finora si è espresso e nemmeno il più autorevole), chi ha le aderenze giuste, c’è questa nuova convinzione.

SENZA REATI

Ebbene voglio ribadire un concetto: non interessano gli aspetti penali, di quelli ciascuno risponde per sé, ma il “sistema Anzio” prescinde dai reati. È quello che leggiamo in queste e altre carte d’inchiesta, nel comportamento di chi amministra, in atti di dubbio gusto prima che di dubbia legittimità. Ebbene riallacciamo i fili del “sistema” da qualche anno a questa parte. Evitando nomi, perché siamo in presenza di mafie stanziali (altro che infiltrazioni) e non si sa mai, dato il clima… Del resto – ribadisco – è sull’aver fatto della cosa pubblica il proprio “votificio” da parte di chi ci amministra dal ’98 a oggi che dobbiamo concentrarci. Tra indagini, strafalcioni, mala amministrazione spacciata per un modello che tale non è. Poi, certo, ci sono anche ‘ndrangheta e camorra come dicono le carte di indagini e processi.

LE VICENDE

Cominciamo dalle “cooperative di…” che portano a un processo poi concluso con tutte assoluzioni. Vedete? Non è un problema penale, ma il fatto che esistano “cooperative di…” ovvero riconducibili a un allora assessore, la dice lunga. E quelle coop devono lavorare. C’è un ragazzo che ha bisogno, finisce pure ingiustamente ai domiciliari, le cooperative si occupano dei parcheggi al porto, ce n’è una che fa riferimento a una futura candidata al consiglio comunale. Nella “guerra” dei parcheggi sfocia la vicenda Malasuerte. Per mettere d’accordo i contendenti vanno a trattare personaggi pubblici, peccato che l’intesa diventi una tangente che quel povero ragazzo (lo stesso di prima) deve portare ogni quindici giorni al “Casalese” – così si fa chiamare – e che i soldi finiscano alla famiglia di un detenuto al 416 bis per camorra. Il quale, quando era libero, incontra pure un marito di chi è in politica da tempo… Che è reato? Suvvia. Scrive il Tribunale nella sentenza definitiva: “Sulla vicenda hanno pesato le pressioni dei rappresentanti delle istituzioni comunali”. Riannodiamoli, quei fili, in “Malasuerte” finisce un noto pregiudicato il fratello del quale è di casa in Comune e – intercettato – sta “a piscià a Villa Sarsina”. Prende incarichi per la guardiania delle spiagge? Mica è reato. E se quei parcheggi prima vengono ceduti gratis, poi a un prezzo irrisorio, e la società pubblica che deve fare il porto ci rimette, mica è camorra o ‘ndrangheta, sono favori magari a qualche elettore o un singolare modo di amministrare.

Andiamo avanti, arriviamo all’indagine “Evergreen” dove spunta – per la prima volta – il boss del locale di ‘ndrangheta finito ora in carcere. Tratta con lui un assessore, promette lavori, il capo della ‘ndrina presta anche dei soldi a politici secondo l’indagine ma non è reato. Il processo è in corso. Sempre nel settore ambiente l’indagine sulle “27 proroghe”, guarda caso a una cooperativa riconducibile alla stessa che aveva i parcheggi al porto, presieduta da chi si sarebbe candidata con un noto politico locale che ha avuto ruoli di primissimo piano. Tra prescrizioni e assoluzioni leggiamo che nelle cooperative che ottenevano proroghe c’erano “i soci elettori di….”. La Corte dei conti ha condannato un funzionario che il sindaco attuale ha tenuto in quel posto, senza ancora chiedere – da quanto risulta – il risarcimento dovuto. “E che ‘n se po fa?” No, non si può. E c’è chi si gira dall’altra parte.

Altra inchiesta, ancora ambiente, si incappa per caso (a Latina) nelle vicende anziati. C’è un imprenditore che vorrebbe appoggiarsi a uno dei politici più in vista di casa nostra per “ammazzarne” un altro, il quale viene indagato per aver chiesto l’assunzione di quattro persone nelle coop del verde. Che una di queste sia coinvolta in “Malasuerte” è una coincidenza, cosa volete che sia?

È finita nel dimenticatoio l’indagine Ecocar della Procura di Cassino. Volevano arrestarli tutti per mafia, alla Dda, ma il gip ha respinto e mandato sul territorio. Nelle intercettazioni si fa riferimento agli impianti biogas “prima eravamo tutti d’accordo, ora è responsabilità mia” dice un assessore, il quale – riferendosi al secondo impianto – chiama in causa noti politici e imprenditori che avrebbero avuto interessi diretti. E che non si può fare? Per carità… siamo ad Anzio. Dove c’è chi ha – o millanta di avere – una segretaria “in cassaforte” e funzionari “allineati”.

Ma soprattutto in quelle carte si legge delle forti pressioni per far vincere a una ditta piuttosto che a un’altra l’appalto dei rifiuti, ditta dove – scopriamo oggi dalla Dda – ci sono riferimenti certi per la ‘ndrangheta assunti perché “ce li hanno messi loro”, dicono gli atti. Cioè i politici di casa nostra. Anche nel passaggio da una coop (vedi sempre parcheggi al porto e proroghe) all’altra per il verde, interviene un ex consigliere e dà in escandescenza (non è nuovo a episodi del genere), minaccia di morte un passante, insieme a lui – sarà sempre un caso – è imputato lo stesso che stava nelle estorsioni di “Malasuerte” ed è stato fatto assumere secondo l’indagine “Touchdown”. Che tra le vittime di quello show c’è anche colui che poi sarà suo responsabile del servizio, è un dettaglio del quale nemmeno l’anticorruzione s’è accorta.

Da non credere, vero? Mica è finita, perché esasperato dai controlli farà qualcosa di mai visto ad Anzio, finendo su tutti i media e poi dimettendosi. Ne avrebbe tante da raccontare, dice, ma non lo fa e nessun investigatore lo chiama. Lo sentivano spesso, però, quelli coinvolti nelle ultime vicende dell’indagine “Tritone”.

C’è chi qualche guaio l’ha avuto per come ha gestito un impianto pubblico, a lungo senza restituire quanto prestato dal Comune e finendo in una maxi evasione Iva. Che sia nelle carte della biogas a sollecitare un atto per la captazione di acqua a un solerte funzionario (poi promosso dirigente a Nettuno) e nelle ultime, pazienza. Se amministri, sarà che vengono a cercarti…

E stai bene a dire che il traffico internazionale di droga per il quale ti accusano è una cosa – come ha fatto un altro che troviamo sempre anche nelle carte della biogas e in queste – e l’impegno politico un’altra. Cosa vuoi che sia….

Però su come veniva gestita la piscina comunale, con annessa discoteca dove tutti nel centro-destra andavano a festeggiare in campagna elettorale, più di qualcuno ha chiuso gli occhi e così oggi si ritrovano a pagare i danni al Comune funzionari pubblici e dirigenti di quella società. L’amministrazione si girava dall’altra parte, consenziente

Aste truccate nell’avellinese con una società che ha sede ad Anzio dove c’era un ufficio usato anche come point elettorale? Ops, pazienza…

Il sostegno alle ultime elezioni da parte di condannati per “Appia Mithos” (‘ndrangheta) a chi era candidato con questa maggioranza? Tutti sapevano, ma è dovuta arrivare la Dda a dircelo.

Solo coincidenza i “150.000 euro buttati ad Anzio” che spuntano dall’inchiesta Mafia capitale o la presenza di investimenti (con beni sequestrati) del clan Casalese Schiavone-Noviello. Misteriosi, finora, gli attentati a politici e loro congiunti con spari e auto bruciate, i latori dei proiettili all’ex segretaria e a una consigliera comunale. Nessuna nuova sulle pressioni denunciate da due ex segretari e da una dirigente.

A proposito di dirigente, ne abbiamo avuto uno all’area finanziaria scelto – su precisa indicazione politica – nonostante un titolo per un altro. Indagine (e condanna in appello) della Corte dei conti.

E quello della polizia locale che ha seguito i lavori dell’ex commissariato di fatto senza gare passando da una spesa originaria di 35.000 a 230.000 euro? Va così….

I trenta punti contestati dal “Mef”? Alcuni ancora irrisolti, ma nulla succede. Ci sarebbero i residui attivi da record in bilancio, la tariffa sui rifiuti che pagano la metà dei cittadini, se poi vogliamo parlare della Capo d’Anzio e di 20 anni di prese in giro, fideiussioni e debiti, prego accomodiamoci…

Vogliamo parlare dei criteri inesistenti per affidare spettacoli, prebende ad associazioni amiche, soldi a chi ha il solo merito di essersi candidato con i vincenti? Hotel chiusi e magicamente riaperti, distributori per i quali il Comune ha avuto un “comportamento ondivago” e paga i danni?

Sedi a partiti assegnate non si sa come – anche nel 2018 – e che non hanno mai pagato? Che sarà mai…. Minacce per un accesso agli atti del primo dei non eletti? Tutto a posto. Tributi dovuti da chi amministra e sui quali c’è qualche dubbio? Anche. Non ci siamo fatti mancare nulla, è un elenco forse parziale, ma la dice lunga su come è stata intesa da queste parti la cosa pubblica. E non ci sono responsabili diversi da quelle della maggioranza che guida la città dal ’98

Poi sì, ci sono anche ‘ndrangheta e camorra ormai stanziali, con esponenti che abbiamo visto molto vicini al Comune. Commissione d’accesso? Nel 2016 facevo un paragone con quanto accadde a Nettuno anni prima. Adesso la situazione è ancora più grave.

Malasuerte, il bar, la camorra. E scusate il silenzio

Tu guarda questi giornalisti campani, danno una notizia e mettono via Roma – ad Anzio – indicando proprio il luogo dove un tempo c’era il bar omonimo. Chiuso in fretta e furia, dopo un arresto eccellente.

A qualcuno piace dire che sono “fissato” con la camorra, con questa vicenda di Malasuerte. Di recente anche una vittima di estorsione in quella storia mi ha detto se ho finito di scrivere. Dispiace, ma no. Perché in Malasuerte – la sentenza è di Cassazione – c’è stata: ““Pressione esercitata dal coinvolgimento nella vicenda di esponenti delle istituzioni comunali”. Esponenti che un anno e qualche mese fa erano tutti nelle liste che hanno eletto la maggioranza che guida Anzio.

Il riepilogo sulla vicenda – per chi ha la bontà di seguire questo spazio – lo trovate qui. La novità è che il bar citato nella vicenda “Malasuerte” ora finisce anche nelle carte di un’indagine sui Casalesi che ha portato a 11 arresti eseguiti dalla Dia di Napoli. Certo, per “Malasuerte” nessun politico o affine è stato indagato, importa poco a chi guida la città che il pubblico ministero – mentre gli avvocati di un boss che oggi riemerge da questa indagine si opponevano – abbia detto che ad Anzio la camorra c’è. Ancora meno che quell’estorsione era destinata proprio al boss e che qualcuno dei protagonisti si aggiri ancora proprio per i parcheggi di chi è diretto a Ponza, quando non nelle stanze del Comune.

Io sarò “fissato”, i colleghi locali tutti presi dai roboanti comunicati, ma sarebbe il caso di fare attenzione.

Ah, scusate il silenzio di queste settimane. Altri impegni professionali e di studio mi hanno preso, ma ci sono ancora state tranquilli. A presto! Anzi, parafrasando il mitico Marco Pannella: a subito!

Malasuerte, la camorra e le conferme in aula

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Parole pesanti sono echeggiate durante l’ultima udienza del processo “Malasuerte“, in corso a Velletri. Le ha pronunciate il pubblico ministero, Travaglini, e confermano ciò che andiamo dicendo da tempo e che tanto infastidisce la maggioranza (vecchia e nuova) di casa nostra.

Nel corso dell’udienza di qualche giorno fa  è stata chiesta l’acquisizione di materiale dal Tribunale di Santa Maria Capua Vetere. Riguarda Raffaele Letizia, non indagato in questo procedimento ma ampiamente citato nell’inchiesta. Sembra – questa l’ipotesi dell’accusa – che i soldi dell’estorsione ai danni di chi gestiva i parcheggi per Ponza finissero al sostentamento della famiglia di Letizia, in passato in soggiorno obbligato ad Anzio.

Letizia è di Casal di Principe, è un personaggio di rilievo tra i “Casalesi“, e  le difese degli imputati – facendo il loro mestiere – si sono opposte all’acquisizione. Ma perché? Il pubblico ministero è stato chiaro: i soggetti coinvolti in Malasuerte avevano “frequentazioni”  e tra queste c’era Letizia, soggetto per il quale chi faceva le estorsioni si prodigava in quanto detenuto durante quell’indagine.

Il magistrato ha pochi dubbi, sostenendo sostanzialmente che esisteva la consapevolezza di chi fosse e del suo “spessore“. C’è di più, perché rivolgendosi al Tribunale il pubblico ministero che se parliamo di camorra ad Anzio “questa è la dimostrazione che alcune persone sono vicine ai camorristi“.

Lo sapevamo, l’abbiamo scritto , detto pubblicamente che alla piccola criminalità locale è stato fatto mettere il vestito bello. Ecco, quello che il magistrato non sa o non vuole o non può dire perché non attinente al procedimento in corso, è che alcune delle persone vicine a Letizia al tempo stesso hanno avuto un ruolo di sostegno elettorale, organizzativo, di “vicinanza“, di supporto, chiamatelo come volete per la  maggioranza che ci governa. Questo non ha né avrà rilevanza penale, questo non condiziona né condizionerà la quotidiana gestione del Comune come ci dice anche il Ministero dell’Interno, però se permettete preoccupa. E tanto.

Le mafie ci sono, lo sapevamo. Ma ci condizionano, ministro?

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Il ministro Marco Minniti

Allora sindaco, che vogliamo fare? Una bella richiesta di 5 milioni di risarcimento anche al ministro dell’Interno Marco Minniti e non se ne parli più. Quello che andiamo raccontando da anni e che ha avuto una escalation più recente – certificata negli atti dell’indagine “Mala suerte” (prima udienza il 9 marzo) per ciò che attiene ai legami con la camorra – è nero su bianco nella relazione Sull’attività delle forze di polizia, sullo stato dell’ordine e della sicurezza pubblica e sulla criminalità organizzata” presentata al Parlamento.

Lo sapevamo già, sia chiaro, nessuno stupore sulla presenza dei “Gallace-Novella” con una loro “locale” di ‘ndrangheta, né degli interessi dei “Casalesi” dalle nostre parti. Così come è ormai noto che hanno riferimenti in zona.

C’è un passaggio che manca, e approfittiamo della relazione per chiedere al ministro Marco Minniti di chiarire la situazione una volta per tutte. La criminalità presente sul territorio influenza in qualche modo le scelte dell’amministrazione locale? Ottiene favori di qualche genere? La condiziona? In tal senso ci sono cinque richieste di commissione d’accesso rimaste “appese“. Le Istituzioni coinvolte, finora, se ne sono fregate. O almeno questo è il messaggio che passa. Né sembra interessare più, la cosa, nemmeno a chi ha fatto quelle interrogazioni: dal Movimento 5stelle al gruppo Misto, da Sel al Pd. Quest’ultimo ha addirittura il Ministro, ma non sembra stracciarsi le vesti per chiedere che sia fatta definitivamente chiarezza.

Ho  detto e ribadisco che la commissione d’accesso è un’onta per un Comune e per di più un centro rilevante come Anzio.  Un posto – come ha ricordato di recente il sindaco – legato alla storia del nostro Paese per lo sbarco che ha portato alla liberazione di Roma nella seconda guerra mondiale. Una città che al tempo stesso è luogo di ritrovo – ai giorni nostri – di importanti personaggi del mondo politico-finanziario.

Resta di una gravità estrema il fatto  che nessuno, dal ministro dell’Interno (prima Alfano, oggi Minniti) al prefetto di Roma, abbia trovato il modo di dirci se la preoccupante situazione sul nostro territorio merita o meno l’adozione di una misura di prevenzione come quella prevista dal testo unico sugli enti locali.

Ci sono, appunto, cinque diverse interrogazioni parlamentari in attesa di risposta, citano fatti e circostanze di un’attualità e una gravità uniche, ma i cittadini debbono accontentarsi del sindaco che dice di stare tranquilli dopo un generico “incontro in Prefettura”, che minaccia maxi richieste di risarcimento o dello stesso primo cittadino che chiede al responsabile dell’Ufficio territoriale del governo “un incontro urgente” quando hanno spedito dei proiettili al vice sindaco. Abbiamo diritto di sapere, tutto qui

E’ comprensibile che il Prefetto, come si apprende in ambienti investigativi, abbia chiesto alle forze dell’ordine il quadro della situazione e si sia sentito dire che è tutto a posto. Diciamo che è stato, forse, come chiedere all’oste se il vino è buono.  Ed è comprensibile pure il fatto che ad Anzio trascorre periodi di vacanza il presidente del consiglio Paolo Gentiloni, che vai a nominare una commissione d’accesso? Nella vicina Nettuno si insediò con Pierferdinando Casini eletto in questo collegio e Presidente della Camera, Gianfranco Fini che era sempre in vacanza ad Anzio, senza contare che il senatore Domenico Kappler – poi coinvolto in vicende giudiziarie di ‘ndrangheta ancora da provare – ad Anzio e Nettuno aveva iniziato la sua attività politica. Questo non impedì al ministro Giuseppe Pisanu di mandare la commissione e poi di far sciogliere il consiglio comunale, su proposta del prefetto Achille Serra.

Servitori dello Stato di altro spessore? Evidentemente sì.