La ‘ndrangheta accantonata e la gestione singolare…

Dai “sumari” alle scuse è stato un attimo. Così come dalla denuncia di una possibile estorsione – fatta pubblicamente – a non mettere a disposizione la richiesta che aveva fatto lo “scudiero” del neo consigliere comunale Giorgio Buccolini. Ah, già: l’aveva divulgata, nel frattempo, un sito fidato. Ci sta, la strategia del primo cittadino di Anzio – travolto dagli eventi e insofferente alla commissione d’accesso – è chiara: siamo bravi, gli atti sono a posto, chi non è con me è contro di me. Insomma, la ‘ndrangheta viene accantonata mentre si dimentica il “sistema” messo in piedi e foraggiato, oltre le frequentazioni che emergono dalle carte dell’inchiesta “Tritone”.

Non ci sono politici indagati, vero, ma la responsabilità politica è enorme come è stato ribadito anche durante il dibattito LegalizzAnzio di ieri, 10 aprile 2022. Sono cose che andiamo ripetendo, in pochi, da anni. Di fronte alle quali chi amministrava e amministra negli ultimi 25 anni ha sempre fatto spallucce.

È quella che interessa, la responsabilità politica, perché chi ha avuto rapporti con affiliati alla ‘ndrangheta sta in maggioranza e non da oggi. Ci sono i fedelissimi del sindaco e come è noto l’eventuale scioglimento del Comune prescinde da aspetti penali. Se ci sarà o meno lo vedremo, il quadro che ne emerge è comunque sconvolgente.

Ma quello che è emerso dopo la sfuriata del primo cittadino contro lo “scudiero” e i “sumari” è, invece, l’esempio della gestione singolare di questo Comune. Dove i criteri per i finanziamenti alle associazioni sono a soggetto, per esempio, ma una delle caratteristiche è quella di avere sostenuto i vincitori.

Non avrebbe fatto storie, Claudio Di Giovanni, se quei 30.000 euro richiesti fossero stati concessi. Sarebbe stato uno dei tanti sodali (ormai ex) ad avere un riscontro. L’elenco è lunghissimo, dal consigliere non eletto che fa la stagione lirica a quello che ha sostenuto un candidato e scalpella gli scogli, da chi ha avuto locali a chi contributi per un museo “di proprietà”, alla solidarietà pagata da noi e via discorrendo.

Quello che rivela Di Giovanni è ancora altro: a chiedergli di occuparsi dei social erano stati il sindaco e il suo vice, a chiedere di ridurre il preventivo addirittura la segretaria generale.

Sulla quale si è espressa – e dice che lo aveva fatto anche finché era all’interno – anche l’ex assessore Laura Nolfi alla quale diamo il benvenuto nel club di chi ha posto il problema del controllore e controllato proprio rispetto alla segretaria.

Ecco, si governa con il “volemose bene”, spacciando questo per modello di amministrazione. Si impongono scelte come quella dell’Aet di Ciampino all’ultimo minuto dell’ultimo giorno e dopo avere consentito una proroga “infinita” alla Msa-Camassa per non avere avuto una “visione” delle politiche ambientali. Bastano i dati della differenziata a ricordarlo. E l’elenco, anche qui, sarebbe lunghissimo. Il sindaco sa bene che non basta lo sforzo comunicativo, il bilancio consuntivo approvato dal quale apprendiamo che il credito vantato nei confronti della Capo d’Anzio (la famosa fiejussione di 517.000 euro) diventa “di dubbia esigibilità” per un porto che non si farà mai e che i residui calano, è vero, ma sono ancora enormi. Sa che qualcuno è entrato in Consiglio avendo forse dichiarato il falso sui debiti verso l’ente e che c’è chi si è girato dall’altra parte, provando a farlo di nuovo anche adesso quando la Finanza è andata a chiedere lumi. Sa che il mare è tutto, fuorché una tavola, in questa gestione singolare. E la ‘ndrangheta un pesante dettaglio.

Sindaco, minacce e cultura mafiosa. Le mie scuse (per altri) agli elettori

Al sindaco possiamo dire tutto, tranne che sia uno stupido o uno sprovveduto. La sua veemente presa di posizione in Consiglio comunale è la risposta al fatto che sa bene – benissimo – che da qui all’esito della commissione d’accesso è costretto a “sopravvivere” nell’amministrare la città. Sa ancora meglio che si gioca il tutto per tutto continuando a ripetere che gli atti sono regolari (e ci mancherebbe pure) e a parlare di infiltrazioni, quando è dimostrato non da oggi che esistono delle presenze criminali. Poteva, ad esempio, costituirsi parte civile nel processo Appia Mithos già nel 2005 ma se ne è ben guardato. Era ‘ndrangheta, la stessa di adesso. Con la differenza che allora, forse, era ancora lontana dal Comune. La sua responsabilità e quella di chi ha governato prima di lui, è quella di non essersi accorto di cosa stava accadendo o di avere minimizzato mentre altri lanciavano l’allarme.

ITALIA VIVA

Il sindaco sa, ancora meglio, che se la commissione d’accesso accerterà il condizionamento del voto e dell’amministrazione, avrà indegnamente concluso la sua carriera politica. E preferisce “sopravvivere”, grazie a surroghe fatte in fretta e furia, con il numero legale mantenuto da chi ha fatto una campagna elettorale contro e ora si ritrova, anche lei, in maggioranza: Anna Marracino. Vedete, non è bastato vincere al primo turno, sbeffeggiare gli altri per il pessimo risultato ottenuto, avere 16 consiglieri su 24. No, per poter “sopravvivere” come ha fatto in pratica dal primo giorno, ha dovuto prima prendere due sfidanti alla carica di sindaco, Cafà (promossa presidente) e Palomba, quindi ha avuto il via libera da Italia Viva che evidentemente a governare con Lega e Fratelli d’Italia si trova a suo agio, pazienza essere stata eletta avendo un altro programma e contestare (allora) la destra anziate in tutte le sue forme. Siccome il candidato sindaco della coalizione con la quale la Marracino è entrata in consiglio comunale era chi scrive, chiedo scusa io agli elettori per questa inversione di rotta.

I SILENZI/1

Ma restiamo al primo cittadino. Come è stato all’epoca per i “ricattatori seriali”, poi per i “72 milioni che volavano” rispetto alla gara dei rifiuti, ci auguriamo che abbia sporto regolare denuncia anche per la presunta estorsione della quale ha parlato in consiglio comunale, dando un minaccioso “benvenuto” al neo entrato Giorgio Buccolini.

Perché se ci sono irregolarità vanno denunciate. Va ricordato al sindaco, comunque, che se pure avessero chiesto un contributo forse sono gli unici a non averlo ottenuto. La lista, tra spettacoli, manifestazioni, associazioni culturali, incarichi e locali pubblici (uno a una neo entrata consigliera, è compatibile questo?), è piena di suoi sostenitori alle ultime elezioni. La chiamano “buona amministrazione”.

LO “SPETTACOLO”

Frequentando il consiglio comunale dal 1990 – eletto nelle fila Dc – il sindaco sa bene che le sue prese di posizione fuori dalle righe, minacciose e arroganti, sono uno dei momenti più bassi dell’istituzione che con toni solo apparentemente da Luciano Bruschini indica ai neo entrati come il posto nel quale esprimersi. Peccato avesse usato, prima, quelli più coloriti alla Piero Marigliani (ha governato con entrambi). Forse solo uno “show” al centro ecumenico (sindaco Mastracci) e le bestemmie ascoltate alla palestra della scuola “Giovanni Falcone” (sindaco Bertollini) sono stati momenti peggiori. Lui c’era, in entrambi i casi. L’istituzione, con la presidente che consente di tutto, è vilipesa dall’atteggiamento del primo cittadino. Sa anche questo, ma non conosce modi diversi: “poi vediamo”, “facciamo i conti”, “sumari” e via accuse “a quelli che scrivono sui giornali” e agli “odiatori seriali su facebook”. No, non è consentito usare certi toni e non chiediamoci, poi, perché la cultura mafiosa ha attecchito ad Anzio. Se un sindaco può esprimersi come ha fatto – e non è la prima volta – per quale motivo un cittadino non dovrebbe fare altrettanto? E se questo cittadino è abituato a delinquere e magari è stato molto vicino a chi ha amministrato la città – come dicono le carte della Dda – o che si appresta ad amministrarla, il gioco è fatto.

I SILENZI/2

Per evitare di rispondere alla perdita di sei consiglieri e un assessore, di parlare della criminalità e dell’indagine e dare una risposta politica (finora dalla maggioranza nessuno ha condannato la ‘ndrangheta) il sindaco, al suo solito, l’ha buttata in confusione. L’altro assessore, grande protagonista nelle carte della Dda, è andato via senza motivazioni e il ringraziamento è singolare. I dati Ispra sono questi, pubblici, dove e come siano migliorate le cose lo sa solo il sindaco, insieme forse a un funzionario che non dovrebbe continuare a stare lì finché non risolve la vicenda della condanna della Corte dei conti. Lo stesso vale per i consiglieri entranti che potrebbero essere incompatibili e sui quali persino la segretaria generale ha glissato. E non abbiamo mai avuto risposte sul pirotecnico addio dell’allora assessore Ranucci.

Il sindaco che invoca il confronto, all’unico fatto in campagna elettorale nel 2018 chiedeva applausi ai suoi sodali e diceva “ma che so venuto a fa”. Il sindaco che dice di non avere avuto contestazioni in consiglio su gare e appalti, dimentica quello che chi resta all’opposizione ha fatto rispetto, ad esempio, al frettoloso ingresso in Aet o alla nuova fideiussione per il porto. Prima della commissione d’accesso venuta per gli arresti di ‘ndrangheta, allora, c’è stato il modo di “sopravvivere” di questa amministrazione coperto dalle sparate del primo cittadino nella sede istituzionale e nella tv pagata con i soldi dei cittadini. Che “c’avemo la televisione” come si legge nelle carte Dda, è un pesante dettaglio. Su una cosa, infine, sentiamo di essere d’accordo: “Se qualcuno ha sbagliato pagherà, a cominciare da me”. Non c’era bisogno che arrivasse la Dda, doveva accorgersene prima.

Ci scioglieranno? Chissà. Ma se per voi è normale che…

Al Comune di Anzio continuano a inondare la pagina facebook istituzionale delle cose fatte, riprendendo campagne del passato. Provano – parafrasando Guccini – a dirci cose vecchie con il vestito nuovo. Comprensibile, dato il marasma che sta vivendo la città. Nel “fortino” di Villa Sarsina c’è chi assicura – dicono sindaco in testa – che non ci sarà lo scioglimento per condizionamento della criminalità. Continuano a uscire carte (e articoli di giornale) nelle quali leggiamo il contrario, però non si decide in base a quello e ci sono sempre “le vie infinite della politica”.

Facciamola lavorare, quindi, la commissione. Solo che ciò che hanno appurato la Dda e i carabinieri pesa come un macigno. Al di là dei reati, ricordo che la responsabilità penale è personale e si è innocenti fino a prova del contrario, lì emerge in maniera evidente il “sistema”. Nelle carte ci sono i collegamenti con ogni indagine precedente (Malasuerte, Evergreen…) gli interessi sui rifiuti, le assunzioni, i voti, persino le tangenti che avrebbero preso due funzionari che però in carcere non ci sono andati, forse per aver “consegnato” quello che era considerato il male oscuro dell’amministrazione. Invece…

Ecco, chissà se il Comune guidato dal ’98 dalla destra subirà l’onta dello scioglimento, ma possibile che questa città si sia abituata al fatto che tutto “è normale”?

Sì, per chi guida l’amministrazione e chi la sostiene “è normale” che si facessero accordi con persone diciamo poco raccomandabili, anche mentre erano ai domiciliari, oppure che si procurassero lavori e vantaggi. Normale che ci sia chi interviene per un debito di droga, viene minacciato per non compare una pescheria o perché ci sono lavori finiti a un’azienda di Aprilia e non alla loro. Normale che si faccia la conta dei voti e alla fine si dica “te ne hanno dati 10 di meno” ovvero che esistano liste di persone da far assumere alla Camassa, guarda caso in pieno periodo elettorale. Come accadde – pari pari – nel 2013, quando chi guida la città voleva “mandare a lavorare” chi poi è stato suo alleato nel 2018 e oggi lo porta dritto nell’inferno che leggiamo.

E a proposito di Camassa, ma anche di ingresso in Aet – la municipalizzata di Ciampino – è interessante l’interrogazione parlamentare presentata di recente da De Petris e Ruotolo

Ciò che emerge dall’indagine Tritone è che la politica – che dovrebbe essere un argine al malaffare – si è prestata in ogni modo e non sarà reato, non ci scioglieranno, ma si deve smettere di pensare che tutto questo sia “normale”.

Mentre c’è chi cita – con il suo ruolo istituzionale – Pierpaolo Pasolini, annunciando eventi prossimi venturi (la cultura è sempre un bene) qui è il caso di riprendere il famoso “Io so…” Così, per ricordare che qualcuno – tra i quali chi scrive, ma è un dettaglio – certe cose non le ritiene “normali” e non da oggi. Il “sistema Anzio” è a nudo, nero su bianco, non sarà reato e non ci scioglieranno ma per i danni fatti all’immagine della città, alle istituzioni, ai cittadini, è ora che vada a casa.

“Sistema Anzio”. A futura memoria

Quello che sabato ho detto alla manifestazione “Il silenzio è mafia” è ciò che racconto e scrivo su questo territorio da circa 40 anni. Andavo in piazza “Contro ogni crimine” quando alcuni dei protagonisti della vita pubblica di Anzio non erano forse ancora nati e altri, invece, già erano seduti in consiglio comunale. Ho fatto del mio lavoro anche un impegno civile, che molti amano limitare alla sola candidatura a sindaco del 2018. Le cose che ho scritto e raccontato le ho dette in quella campagna elettorale e nell’unico consiglio comunale al quale ho partecipato, mantenendo fede alla parola data.

Non ho altri scopi, non devo “fare” politica, non sono in campagna elettorale permanente ed effettiva come chi guida la città dal ’98 a oggi e le sue maggioranze. Come è noto nel 2018 non sono stato eletto e rispetto profondamente la scelta dei cittadini, se avessi avuto l’onore di diventare sindaco più che dire in continuazione le percentuali degli avversari avrei prestato tempo ad ascoltarli. Se fossi diventato sindaco, nessuno in odore di ‘ndrangheta avrebbe detto “abbiamo sbancato ad Anzio, prefigurando chissà quali affari. Al posto di chi si innervosisce per le cose che ho ripetuto in piazza – citando atti giudiziari e documenti o vicende di questa amministrazione – mi preoccuperei di chi in odore di ‘ndrangheta dice di aver sostenuto più di qualche eletto in questa maggioranza. E mi preoccuperei di dove è stata portata questa martoriata città e dell’onta che loro – nessun altro – le sta facendo subire. A futura memoria.

Piscina, “Deportivo” e sistema Anzio: l’ultima condanna

La sentenza è di qualche mese fa, ma finora nessuno ne ha scritto. La vicenda è lontana, ma si sa che i tempi della giustizia sono inesorabilmente lenti. Ma prima o poi le storie si definiscono e dimostrano – al di là delle responsabilità personali – che il sistema Anzio ha imperversato e imperversa non da oggi.

Oggetto della vicenda è la piscina comunale, da qualche tempo affidata – che sarà mai un progetto “dimenticato” in fase di gara… – alla Anzio Waterpolis e pronta a ospitare competizioni di assoluto livello. Una procedura divenuta affidamento diretto, le spese di quello provvisorio alla Federnuoto a carico dei cittadini, un impianto moderno per il quale si chiede già il 110% statale. Ma sono dettagli, abbiamo la piscina e teniamocela, sperando di non fare la fine del Deportivo, ben nota a chi guida Anzio dal ’98 a oggi.

E torniamo alla sentenza della Corte dei conti che accoglie parzialmente il loro ricorso, ma condanna in appello l’ex dirigente comunale Silvio Criserà e l’allora presidente della società Anzio nuoto e pallanuoto, Roberto Busiello, a risarcire “80.320,62, in favore del Comune di Anzio, oltre alla rivalutazione monetaria dal 2 agosto 2017 e agli interessi dal deposito della presente sentenza”. Se l’ente abbia avviato o meno le procedure di riscossione (per una vicenda legata all’ambiente sembra finalmente si sia partiti) non è dato saperlo. E francamente interessa meno, perché è nel corpo della sentenza che emerge il sistema Anzio. Quello della politica che sapeva e faceva finta di girarsi dall’altra parte, festeggiava eventi elettorali (era il 2013) al Deportivo, ma in Comune non c’era uno straccio di autorizzazione. Quando l’allora consigliera Mariolina Zerella sollevò il caso venne sbeffeggiata dall’attuale sindaco, già in carica in quel periodo. E quando l’ex consigliere Pennata – di Fli, stesso partito dell’allora senatore e oggi sindaco – presentò un’interrogazione sui lavori del muro “pericolante” fatto a spese nostre ma che di fatto serviva al “Deportivo”, nessuno rispose. E’ noto che il primo cittadino è stato di lotta e di governo quando non ha guidato Anzio, per questo leggere la sentenza è istruttivo.

Nel respingere le osservazioni degli appellanti la Procura non usa mezzi termini: “la natura dei rapporti intrattenuti in via continuativa fra l’A.S.D. Anzio Nuoto e Pallanuoto e l’associazione El Deportivo era idonea ad evidenziare la sussistenza di una situazione di doloso occultamento che aveva impedito che maturasse la prescrizione del danno”. I giudici di appello, censurando uno dei motivi del ricorso, scrivono che: “(…) sfruttava indebitamente parte del compendio immobiliare, con la partecipazione attiva dell’Associazione A.S.D. Anzio nuoto e Pallanuoto, aveva impedito l’emergere dell’illecito al quale era stato dato corso negli anni. La posizione di palese conflitto di interesse di Silvio Criserà, ai vertici del concedente Ente locale, e, contemporaneamente, introdotto nella gestione dell’Associazione ha contribuito a occultare il danno che è emerso solo dopo che vi è stata una verifica completa ed indipendente ad opera della Guardia di Finanza”. Controllori e controllati, un classico della nostra città. Con la complicità della politica, sempre la stessa da quasi 25 anni. Come è stato per il caso Falasche, non dimentichiamolo.

Per i magistrati: “In relazione al complesso affidato in concessione alla A.S.D. Anzio Nuoto e Pallanuoto nel corso degli anni è andata consolidandosi una situazione di illiceità che ha portato ad un uso di una parte dell’impianto parzialmente difforme da quanto previsto dalla convenzione fra l’Associazione sportiva e il Comune di Anzio. La situazione non è stata contrastata dall’Ente locale anche per le interessenze ed il ruolo in concreto assunto da Silvio Criserà che seguiva la vicenda per conto del Comune e, parallelamente, svolgeva, direttamente e per il tramite dei famigliari, nel complesso immobiliare attività non consentite, di natura commerciale, per il tramite della Associazione El Deportivo. Risulta documentato e provato, infatti, che all’interno degli impianti sportivi comunali denominati “Piscina Comunale di Anzio” – scrivono i giudici – nel periodo estivo sia stata svolta, con continuità, a fini di lucro un’attività di discoteca da parte dell’Associazione El Deportivo, con sede, domicilio fiscale e luogo d’esercizio all’interno della Piscina Comunale di Anzio, in assenza di qualsivoglia titolo giuridico, a partire dall’anno 2004 (come risulta dalla documentazione acquisita dalla Guardia di Finanza presso la S.I.A.E., l’Associazione già dal 2004 aveva l’uso del bene, in quanto esercitava presso la Piscina Comunale di Anzio serate danzanti con somministrazione di alimenti e bevande). Occorre osservare, tuttavia, che l’attività in questione non era prevista dagli atti che regolamentavano il rapporto di concessione dell’impianto sportivo comunale alla A.S.D. Anzio Nuoto e Pallanuoto”. E in Comune, dal sindaco in giù, dai dirigenti o funzionari in giù, nessuno se ne accorgeva. Ancora: “Successivamente, con convenzione in data 19 febbraio 2007, sono stati regolati i rapporti fra l’Ente locale e la concessionaria A.S.D. Anzio Nuoto e Pallanuoto, senza che fosse prevista all’interno del compendio immobiliare la presenza dell’Associazione El Deportivo e lo svolgimento di attività commerciale nei confronti di terzi soggetti”. Ebbene: “La Giunta Comunale di Anzio, con delibera n. 36 del 15 marzo 2007, avente ad oggetto: “Approvazione dello stato di fatto delle strutture della Piscina Comunale di Anzio”, ha preso atto della presenza dell’Associazione Culturale “El Deportivo” all’interno degli impianti (…) indicandola, però, unicamente quale utilizzatrice esclusiva del punto ristoro di 138 mq, utilizzabile esclusivamente per la somministrazione di alimenti e bevande in favore dei propri associati. Al fine di comprendere la natura effettiva del ruolo dell’Associazione El Deportivo occorre osservare che alla delibera di giunta comunale aveva assistito in qualità di segretario il dirigente dell’Ente locale Silvio Criserà”. Controllore e controllato. C’è bisogno di ricordare chi fosse il sindaco? Con quello successivo, invece, lo stesso dirigente firmerà l’autorizzazione praticamente a se stesso per gli spettacoli al Deportivo. Peccato che gli atti acquisiti – ma l’interrogazione della Zerella fu cestinata e diceva già tutto – “hanno evidenziato che sin dal 2004 era svolta attività di discoteca nei mesi estivi, utilizzando non solo i 138 mq, indicati nella delibera della Giunta comunale del 2007, ma l’intero compendio pari a circa 1.250 mq, oltre ai 515,05 mq dell’area di parcheggio. In sostanza l’A.S.D. Anzio nuoto e Pallanuoto, e per essa il suo presidente, aveva consentito, indebitamente ed in contrasto con la concessione, nel corso degli anni a El Deportivo di organizzare attività commerciale di discoteca in una parte rilevante dell’impianto sportivo, in orario serale”. Va detto, a onor del vero, che esisteva un atto di comodato tra società sportiva e Deportivo, in base al quale dovevano esserci migliorie all’impianto natatorio. Mai viste.

Una cosa è certa e la scrivono sempre i giudici: “Lo svolgimento di un’attività commerciale di intrattenimento non autorizzata ha causato un rilevante pregiudizio patrimoniale al comune di Anzio a causa delle mancate entrate che la concessione dell’area per un uso commerciale avrebbe comportato, a fronte di quelle riferite all’attività di gestione di un impianto sportivo, anche per finalità sociali, con l’attribuzione di un canone concessorio invero non parametrato alla natura ed estensione dell’area”.

Chi governasse e chi governi, è noto. Speriamo che con la nuova gestione della piscina, dopo un iter singolare, le cose vadano meglio. Ma il sistema Anzio è sempre quello.

Rifiuti, biogas e sistema Anzio: ricapitolando…

Nella nostra città la memoria è corta. Cortissima. Il fatto che i rifiuti “umidi” vadano nella Biogas che a parole la maggioranza – in perfetta continuità con la precedente – vuole chiudere, può stupire gli ingenui. Asja ambiente aveva proposto – tempo fa – una convenzione al Comune e più di qualcuno si sarebbe speso perché fosse sottoscritta. La dirigente non lo ha fatto, ha deciso di bandire una gara, la segretaria le ha detto che c’era un errore e la gara è stata revocata. Il resto è cronaca di questi giorni.

Ma siccome, dicevamo, qui si dimentica presto, per chi vuole approfondire si può leggere come – dalle indagini e non solo – sia emerso in maniera lampante il “Sistema Anzio” che intorno ai rifiuti e alla biogas ha dato e continua a dare il peggio di sé. Penalmente ognuno è responsabile per sé, politicamente sappiamo quale maggioranza governa ininterrottamente da anni.

Rifiuti, biogas, Onu e quella dirigente “scomoda”

Avrei taciuto volentieri. In questo momento di emergenza nazionale dovremmo tutti pensare a uscire dal tunnel nel quale ci ha messo il Covid 19. Però la storia della biogas di Anzio – che in questo umile spazio venne “scoperta” – mi affascina assai. Se poi quello che accade in Comune porta alle dimissioni dagli incarichi a interim della dirigente Angela Santaniello, significa che qualcosa è successo di serio. E vorrei provare a capirlo.

Andiamo con ordine. Ci sono da conferire i “rifiuti umidi” , e il sindaco con propria ordinanza stabilisce che debbano andare nella biogas di via della Spadellata della Anziobiowaste. Sì, avete capito. Asja ambiente – che quell’impianto lo ha costruito e l’ha messo in funzione – ha rilevato la società che lo aveva proposto alla Regione con il benestare dell’allora assessore Patrizio Placidi e del dirigente dell’epoca Walter Dell’Accio, nel silenzio del sindaco #nzognende Luciano Bruschini.

Nel documento si legge che la decisione è adottata “a seguito di revoca di affidamento di incarico ad impianto di conferimento rifiuti da parte del dirigente dell’area tecnica”. Siamo al 23 aprile, il dirigente è ancora la Santaniello, a “interim”. Quale affidamento ha revocato? Mistero, perché all’albo pretorio (siamo pur sempre nel Comune della trasparenza “a soggetto”) non c’è traccia. Scopriamo dal Granchio che avrebbe tolto l’affidamento alla stessa Biowaste, perché la procedura adottata è stata contestata dalla segretaria generale. In autotutela, quindi, la dirigente ha revocato. Lesa maestà, evidentemente…. Così il sindaco ha deciso che i rifiuti vanno comunque lì. La spiegazione, dopo che del “terremoto” in Comune sono emerse le prime notizie, è che c’erano rischi per la salute pubblica e risparmieremo. Così recita un comunicato ufficiale.

Ora il sindaco è lo stesso che in campagna elettorale prometteva di andare all’Onu per non far aprire la biogas. Slogan per attirare voti, si dirà (un po’ come quello “Porto, inizio lavori 2005” della campagna per il secondo mandato). Bene, ma il sindaco è lo stesso che ha chiesto alla Regione – il 23 dicembre scorso – la revoca delle autorizzazioni per quell’impianto. Sostenendo, fra l’altro che: “la scrivente Amministrazione Comunale ritiene che la realizzazione dell’impianto sia incompatibile con la tutela paesaggistico territoriale e con la salute dei cittadini evidenziando nuovamente la presenza, nelle immediate vicinanze dell’impianto in questione (raggio minore di trecento metri). di siti sensibili quali due scuole, un centro commerciale ed un importante nucleo abitativo.
Che detti siti sensibili sono stati ritenuti dalla stessa Regione Lazio motivi di diniego dell’autorizzazione per la realizzazione di un impianto simile nella stessa area (Green Future). Che l’Amministrazione Comunale conferma la propria contrarietà alla realizzazione di impianti di trattamento di rifiuti potenzialmente nocivi per la salute dei cittadini”. D’accordo, ma il sindaco è lo stesso che per essere eletto si è accordato con Bruschini, Placidi e compagnia che quell’impianto lo avevano autorizzato. E lo avrebbero fatto anche con il secondo, se non fosse nata una sollevazione popolare. Perché poi dalle intercettazioni telefoniche è emerso quali fossero gli interessi politici intorno alla biogas. Il sindaco e la sua intera giunta, chi in maggioranza chi in “opposizione” (!?) erano in quel consiglio comunale. L’ex assessore Patrizio Placidi – intercettato in una delle inchieste che hanno riguardato l’ambiente in questa città – descrive perfettamente il meccanismo. Nel quale “Prima erano tutti d’accordo, mo il vuzzo me lo devo incollà io”. Vanno rilette quelle carte, descrivono bene il “sistema Anzio”, spiegano alla perfezione ciò che l’allora consigliere e oggi sindaco diceva a proposito degli impianti: “O vengono perché li chiamano o perché sanno che trovano terreno fertile”. L’hanno trovato, evidentemente. Perché a pensare male si fa peccato, ma spesso ci si indovina.

E allora se la Santaniello fa qualcosa che non piace torna a essere “scomoda”, in perfetta continuità con quanto accadde quando sindaco era Bruschini che in Tribunale diceva “è la migliore dirigente che ho” e in Comune la lasciava sospesa, in mezzo a una “guerra” tra segretario di allora e dirigenti che sembra riemergere oggi. A quel “sistema Anzio” la Santaniello ha dato, pagando con una detenzione domiciliare ingiusta e uscendo assolta. Ma come funzionassero le cose – benché alla fine, penalmente irrilevanti – era chiaro già in quel procedimento. L’assessore, la cooperativa vicina e via discorrendo. Dissi in tempi non sospetti come la pensavo, su dirigenti e politica, proprio in occasione del ritorno al lavoro della dottoressa Santaniello. Poco deve essere cambiato

Ora che è diventata “scomoda” si sostituisce, dando l’interim a un dirigente a tempo (Luigi D’Aprano) sul quale era forse il caso di farsi venire qualche dubbio, almeno leggendo cosa dice la Corte dei conti

Ma in questo Comune abbiamo controllori e controllati, abbiamo avuto dirigenti con titoli sbagliati, sceriffi scelti dalla politica (e tenuti da questo sindaco) figuriamoci qual è il problema… Personale che le pressioni della politica le ha subite: lo hanno messo nero su bianco in molti (dall’ex segretaria Inches destinataria pure di un proiettile al suo predecessore Savarino, fino alla Santaniello) in denunce rimaste sulla carta.

Ma ad Anzio il mare è una tavola, così il neo dirigente a interim nomina all’ambiente una vecchia conoscenza come Walter Dell’Accio. Che per quel settore è indagato (e per chi scrive innocente, fino a prova del contrario) ma in un procedimento è vittima. Quello del passaggio da Giva a Parco di Veio, con minacce pesanti subite. Che in quella – come in altre inchieste dove troviamo sempre nomi di questa maggioranza o molto vicini – emerga palese il “sistema Anzio” è noto, ma che tra gli imputati figuri l’attuale assessore all’ambiente che darà l’indirizzo politico a Dell’Accio è un dettaglio che pure al responsabile dell’anti corruzione deve essere sfuggito.

Paride e il “patto della pizza”, non ce l’avevo con te…

Devo delle scuse a Paride Tulli, da qualche giorno ho ricevuto una sua mail rispetto al “Patto della pizza” che pubblico solo ora. Un paio di precisazioni preliminari: non ce l’avevo con lui quando mi riferivo a chi rientra nel Pd, ma ai membri di quel direttivo che non mi volevano candidato e scelsero apertamente di andare con Palomba. Sul “sistema Anzio” non è riferito alla scelta delle candidature e lo sa bene, ma è quello di certi affari….

La replica

Caro Gianni,

una precisazione sul tuo articolo uscito oggi, il sottoscritto al quale ovviamente ti riferivi in chiusura, non è affatto rientrato nel PD rimanendo un socialdemocratico convinto come dissi nel 2013 uscendo da quel PD renziano e a guida locale De Micheli. Rivendico la mia, e credo di tutti i candidati della lista Palomba, convinta opposizione a questa amministrazione nonostante la scelta censurabile dello stesso Palomba di passare in maggioranza con l’UDC senza l’avallo di quei 24 candidati che gli hanno consentito di fare il consigliere. Riguardo il “patto della pizza” ero l’unico dei presenti a non aver votato De Angelis quindi fuori da logiche “vendicative” e presente per spirito di amicizia tra ex assessori e ex consiglieri a ricordare passate vicende più o meno piacevoli, del resto a quel consesso erano presenti i rappresentati politici di tre consiglieri di maggioranza: Marigliani, Cafà e Palomba. Pertanto ogni spirito revanscista contro De Angelis si spegneva sulla realtà dei fatti, almeno per quanto mi riguarda. Del resto il sistema Anzio lo conosci bene pure tu, quando si accetta di essere candidati solo di mezzo partito, evitando le primarie con gli altri candidati della sinistra, compreso Palomba, il risultato non poteva essere che quello, e te lo dice uno che solo dieci anni fa ha preso come candidato sindaco il 30% con solo due liste e portato il PD al 25% con otto consiglieri, tanto per la cronaca.

Paride Tulli

L’aggressione, il “sistema”, la città senza futuro

Dopo l’aggressione al giovane nigeriano avvenuta ad Anzio nei giorni scorsi ho scritto, di getto, su facebook che la città non è questa. Una posizione criticata – e ci mancherebbe – ma che provo a spiegare meglio qui, anche alla luce dei particolari che stanno emergendo.

Partiamo dai precedenti, almeno da quelli che ricordo per averne raccontato negli ultimi 30 anni: egiziano pestato in piazza Pia, spedizione punitiva al residence “Corallo” a Nettuno (mica arrivano solo oggi, i migranti), indiano bruciato alla stazione di Nettuno, aggressione nei pressi dell’allora “Caravella” ad Anzio ai danni di un tunisino. Possiamo dire che basta questo per associare alle città il razzismo? O vogliamo dire che ci sono tanti, tantissimi esempi di integrazione? E tanti, tantissimi cittadini – da ultimo Franco Gallinari che ha soccorso il ragazzo nigeriano – pronti a intervenire al di là del colore della pelle?
Ecco, io penso che Anzio e Nettuno siano Franco, siano i bambini che frequentano le scuole e che parlano meglio italiano della loro lingua “madre”, siano il centro accoglienza Don Orione – che bruciò misteriosamente e siamo stati in grado di ricostruire meglio di prima, facendo continuare a svolgere il suo ruolo indispensabile – o le tante associazioni che si occupano di integrazione.
Poi c’è altro, il clima di odio che non è di oggi e non riguarda solo chi ha governato fino al mese scorso ma che un ministro come Salvini ha certamente acuito.
Ma non è questo il punto, a modesto parere di chi scrive, come non lo sono le prese di posizione ufficiali della politica di casa nostra o coloro che in risposta a un nigeriano aggredito ad Anzio postano su facebook le “gesta” di un migrante in qualsiasi altro posto d’Italia.
La questione è altra e va posta a chi ci governa da oltre un ventennio. Uno dei genitori dei ragazzi che hanno aggredito il nigeriano ha detto “la politica l’abbiamo vista quando c’erano da attaccare i manifesti per le elezioni, a 8 euro”. Indovinate per chi li attaccavano, dai non è difficile…
Cosa c’entra? Provo a dirlo: cosa ha fatto la politica di casa nostra – al di là del “sistema Anzio” che ruotava e ruota intorno all’appalto dell’immondizia e ad altri pubblici – per i suoi ragazzi e quelli immigrati? Oltre quello che definisco “collocamento per disperati” – nel quale gli aggressori sono purtroppo cresciuti – quali politiche di integrazione sono state portate avanti? Quali politiche sociali – non i fondi a pioggia – sono state poste in essere? Non c’entra semplicisticamente il razzismo, no. Anzi, è quasi troppo comodo. C’è sicuramente anche un razzismo più che latente – basta leggere certe risposte sui social – e dobbiamo interrogarci su cosa lo alimenti, non c’è dubbio. Ma la città che accoglie ha sempre dimostrato di essere più forte. È debole la città figlia del “sistema Anzio”, quella sì. La città che deve ricorrere al “collocamento dei disperati”, di chi con il miraggio di una casa a basso costo si è trasferito, è residente, e che non conosciamo. E su questo servono risposte.

Le deve fornire anzitutto l’amministrazione (dopo mesi di brand e sold out, non troviamo la presa di posizione del sindaco sul sito ufficiale del Comune rispetto a questa aggressione, per esempio) dobbiamo provare a darle tutti insieme. È una sfida, bella e difficile. Perché c’è la vittima dell’aggressione e ci sono due ragazzi altrettanto vittime. Di una città senza futuro.

La Piccola, dieci anni di prese in giro e oggi paghiamo…

Questa è una città che dimentica in fretta e che saluta ogni annuncio senza porsi grandi domande. A me fa piacere che il Consiglio comunale, finalmente, abbia deliberato per acquisire l’area della “Piccola” e quella su viale Mencacci.

Però ho il dovere di ricordare che per un decennio il sindaco attuale e il suo predecessore ci hanno preso quantomeno in giro. E se oggi pagheremo le cifre che si leggono nel comunicato ufficiale, forse qualcosa è stato sbagliato dal 2008 a oggi o evidentemente ci raccontavano una cosa per un’altra.

Perché quell’area doveva esserci ceduta a un prezzo simbolico, ma ovviamente nessuno lo ricorda o finge di non ricordarlo. Non solo, se è vero quello che ci dicevano all’epoca, le aree dovevamo averle ancora in comodato d’uso. Invece il “modello” di amministrazione non ha dato seguito a quanto concordato e le Ferrovie si sono riprese tutto.

Così paghiamo quello che avremmo dovuto avere gratuitamente, in cambio di interventi evidentemente mai programmati e tanto meno realizzati. Siamo realisti, non c’erano i soldi, ma in un decennio nemmeno ci si è preoccupati di cercarli, di programmare. Si è navigato a vista. Qualcosa, a dire il vero – e basta leggere i debiti fuori bilancio – è stato fatto: un servizio di sorveglianza figlio del “sistema Anzio”, altro che del #brandAnzio…

Ma ribadito che avere l’area è importante – a patto di non fare ulteriori speculazioni, sempre dietro l’angolo per chi ha portato avanti il piano regolatore con “varianti, cemento e furberie” – mi sembra corretto far rileggere cosa ci raccontavano.

Ecco la ricostruzione, brutta cosa gli archivi dei giornalisti….

Intervista a Candido De Angelis settimanale “il Granchio”, febbraio 2008
Risposta a quale fosse la peggiore cosa fatta nei due mandati da sindaco “Non essere riuscito a definire con le Ferrovie l’acquisizione della stazione e della Piccola, non per nostra cattiva volontà, certo, solo che quando passo lì davanti mi rendo conto del brutto biglietto da visita che diamo

Intervista a Luciano Bruschini settimanale “il Granchio”, campagna elettorale 2008 (lui e De Angelis abbracciati sui depliant “Continuiamo insieme“)

Lavori pubblici, su cosa puntate?
Il porto è la grande opera. Poi completare la metanizzazione per la quale i lavori stanno partendo, il palazzetto dello sport, sistemazione della Piccola e piano parcheggi in tutta la città, uno dei quali se ci accordiamo con l’ospedale militare potrebbe essere all’ex Grisetti“.
Riaprirete piazza Pia?
Studieremo forme di viabilità diversa ma una riapertura totale non sarebbe compresa dalla maggioranza della popolazione” (oggi era nel programma con il quale hanno vinto le elezioni e lo stanno studiando)

Settimanale “il Granchio”, 4 agosto 2008
Servizio sull’incontro con Ferrovie

“Due grandi aree di parcheggio attrezzate, con alberature e servizi igienici. La stazione ferroviaria ripulita e guardata a vista 24 ore su 24. Sembra finalmente arrivare a compimento la trattativa “infinita” tra il Comune e il gruppo Ferrovie dello Stato che sigleranno un accordo, si spera sia la volta buona, per una cifra simbolica da riconoscere al gruppo in cambio della cessione al Comune di Anzio dell’area della Piccola e di quella di viale Mencacci da destinare a parcheggi e degli stabili della stazione ormai abbandonati a se stessi. E’ il frutto di un incontro che il sindaco Luciano Bruschini ha avuto con l’amministratore delegato Mauro Moretti, presente anche il senatore Candido De Angelis. (…)”

20 febbraio 2009
Comunicato diffuso dal Comune

“Protocollo d’intesa tra Ferrovie e Comune di Anzio”

Questa mattina il sindaco di Anzio, Luciano Bruschini e l’Amministratore Delegato delle Ferrovie dello Stato S.p.a., Ing. Mauro Moretti, hanno firmato il protocollo d’intesa che prevede la cessione al Comune, in comodato d’uso gratuito per vent’anni, della gestione, manutenzione e ristrutturazione dei fabbricati viaggiatori e delle attrezzature delle fermate ferroviarie di Anzio – Anzio Colonia – Marechiaro – Villa Claudia – Lido di Lavinio – Padiglione. Inoltre, al Comune di Anzio, è stata ceduta la gestione del parcheggio dell’area di 36.540 mq, denominata “La Piccola”, alle porte del centro cittadino e dell’area della vecchia linea dimessa “Anzio – Anzio Porto” che sarà destinata alla viabilità ed a spazi di pubblica utilità. “Ringrazio l’ingegner Moretti e le Ferrovie dello Stato, – dice il Sindaco di Anzio – per la stipula di questo importante protocollo che consentirà all’Amministrazione Comunale di riqualificare e mettere in sicurezza le sei stazioni del territorio e l’importante area che, in vista della realizzazione del nuovo Porto, costituirà una fondamentale zona parcheggio alle porte del centro e nelle vicinanze di Villa Albani. Ritengo le sei stazioni, ogni giorni frequentate da diverse migliaia di cittadini e turisti, il biglietto da visita della Città e per questo – continua Bruschini – ci siamo impegnati, compatibilmente con le risorse finanziarie dell’Ente, ad occuparci della manutenzione ordinaria e straordinaria degli immobili, delle aree di pertinenza nonché della sorveglianza e della custodia di luoghi dove non devono più verificarsi episodi di violenza e di devianza. Desidero ringraziare, per la proficua collaborazione prestata, il Senatore, Candido De Angelis, con il quale la scorsa estate avevamo avviato le relazioni con l’ingegner Moretti”.

PROGRAMMA DEL COMUNE DI ANZIO PER LE AREE OGGETTO DEL PROTOCOLLO CON LE FERROVIE DELLO STATO SPA:

a) provvedere al potenziamento dei servizi della città e alla riqualificazione delle stazioni ferroviarie, offrendo anche maggiore sicurezza ai cittadini;

b) realizzare, nelle aree non più strumentali al servizio di trasporto della stazione di Anzio, un parcheggio pubblico di scambio, al servizio anche del centro storico e del porto, per almeno 950 posti auto in attuazione del Piano regolatore vigente che destina tali aree ad “Attrezzature di interesse generale”;

c) riqualificare le fermate ferroviarie attraverso la loro trasformazione in centri di servizi per la città con l’insediamento nei fabbricati viaggiatori, non più necessari alle attività ferroviarie, delle stazioni di Anzio, Villa Claudia, Lido di Lavinio e Padiglione di servizi pubblici ed attività in grado di costituire efficace presidio delle rispettive aree di stazione;

d) ricomprendere le aree delle sei fermate ferroviarie di Anzio nel sistema integrato comunale di monitoraggio e controllo remoto della sicurezza pubblica;

e) destinare ed attrezzare a spazi pubblici le porzioni della linea dismessa “Anzio-Anzio porto”.