Prefetto e Ministro, servono certezze: dobbiamo sapere

DallaChiesa

Il generale Carlo Alberto Dalla Chiesa (foto da wikipedia.it)

Finché una tessera di partito conterà più dello Stato, non ce la faremo mai a vincere“. Carlo Alberto Dalla Chiesa, ucciso dalla Mafia a Palermo, insieme alla compagna, lo diceva senza mezzi termini.  Cosa c’entra con Anzio? Provo a sintetizzarlo.

Si susseguono voci disparate sull’arrivo o meno di una commissione d’accesso al Comune, annunciato sabato in un convegno (dopo un articolo di qualche giorno prima) da Federica Angeli. Strumento di prevenzione che – qualora fosse inviato – arriverebbe fuori tempo massimo, anche se il punto non è questo ma come ci si sta facendo gioco di una città intera.

Dopo le prime richieste – ministro all’epoca Alfano, area vicina a esponenti di maggioranza di Anzio – la politica si è mossa per “frenare“. Funziona così, lo scandalo del mancato scioglimento del Comune di Fondi è ancora lì a dimostrarlo. Oggi la politica – il ministro è Minniti, del Pd – dalla parte della maggioranza di Bruschini cerca “sponde“, da quella del Pd “studia” il da farsi, da quella che compone Leu e dai 5Stelle sembra cavalcare l’onda.

Tutti sanno, tutti hanno certezze, tutti si “muovono” ma ai cittadini nessuno dà le risposte dovute. Chiariamo: qui ci sono sentenze a dimostrare la presenza di una ‘ndrina locale. Ci sono beni sequestrati dai Carabinieri qualche giorno fa, nell’ambito di una indagine di Milano denominata “Area 51” «che aveva consentito di far emergere l’esistenza di un sodalizio radicato ad Arluno (Milano) e collegato alla cosca “Gallace”, egemone nel territorio di Guardavalle (Catanzaro) con ramificazioni sia in Lombardia che nei comuni di  Anzio e Nettuno (Roma)» come recita un comunicato dell’Arma.

Poi ci sono beni sequestrati appartenuti alla camorra, alla banda della Magliana e a un clan di mafia. Negare quelle che non sono infiltrazioni, ma presenza, è da sciocchi. Altro è capire se queste presenze hanno – o meno – inquinato il Comune. Bruschini dice di no, altri la pensano diversamente, così abbiamo due versioni.

Quella del sindaco e del suo entourage  secondo la quale è tutta una bufala, la Angeli ha citato un atto della Bindi, secondo “indiscrezioni” il Prefetto è infuriata e farà un comunicato congiunto con il Comune del quale – però – ancora non vi è traccia. L’altra è quella dei “bene informati“, secondo i quali la commissione è pronta, mancano un paio di nomi e arriva. Ma siamo su Scherzi a parte? Non possiamo stare in balìa delle voci, dei “si dice” o di non meglio specificate fonti.

Caro Prefetto (e caro Ministro, se il Prefetto continua a tacere), abbiamo il diritto di avere certezze e avete il dovere di darcele. Senza pensare a opportunità politiche o meno, ma solo rispondendo se esistono o non i presupposti per l’invio di una commissione d’accesso. Dobbiamo sapere, subito. Ne va della credibilità delle Istituzioni, non certo delle tessere di questo o quel partito.

 

 

 

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Il Prefetto, la giornalista, il sindaco. Vogliamo chiarezza

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Un momento del dibattito di sabato (foto ilgranchio.it)

No, non è una riedizione in chiave moderna della tragedia napoletana. Non siamo di fronte a “issa, esso e o malamente” ma a qualcosa di tremendamente serio. Con in campo tre attori e una città che ha il diritto di sapere e pretendere chiarezza. Sabato, nel corso del convegno organizzato da Sinistra italiana, la giornalista di Repubblica Federica Angeli ha annunciato l’arrivo di una commissione d’accesso ad Anzio. Ricordiamo, solo per dovere di cronaca,  che è uno strumento di prevenzione per verificare se un Comune è o meno condizionato dalla criminalità. Volendo, qui si può approfondire. Voglio sommessamente esprimere il mio pensiero a riguardo, dopo aver segnalato – e non da oggi – le innumerevoli cose che non vanno su questo territorio dal punto di vista della legalità.

Il Prefetto: da oltre un anno e mezzo ha tutti gli elementi per decidere, non ha ritenuto di dover nominare la commissione d’accesso per la quale – in teoria – lo spunto era contenuto già nell’indagine “Malasuerte“. Va ricordato che il  sottosegretario al Ministero dell’Interno ha risposto a una interrogazione sostenendo che: “pur riconoscendo la gravità dei fatti verificatisi nel tempo   ritiene di non disporre, allo stato attuale, di elementi concreti e univocamente orientati al condizionamento dell’Amministrazione comunale“. L’interrogazione era di luglio 2016, la risposta di Aprile 2017. Era – ed è – successo altro, nel frattempo. Di grave e pesante. Pesantissimo. Si dice pure, ma questo può confermarlo o smentirlo solo il Prefetto, che sia arrivato uno stop all’invio della commissione, per indagini in corso. Di sicuro, lo stesso Prefetto brilla per non essersi espressa a riguardo.

La giornalista: Federica Angeli vive sotto scorta per aver raccontato la criminalità a Ostia e non solo. Non dimentichiamolo, né qualcuno pensi di poterla prendere in giro. Perché le scorte non si danno per caso. Detto ciò, aveva una notizia e l’ha data. E’ il suo mestiere. E non si inventa l’invio di una commissione d’accesso, non parliamo dell’indiscrezione relativa alla nomina di questo o quel funzionario alla guida di un commissariato. No, le affermazioni di Federica dicono che l’invio di chi deve dirci se l’amministrazione è condizionata o meno è imminente.

Il sindaco: sto con Luciano Bruschini, però, lo dico senza mezzi termini.  Non condivido nulla della sua azione di governo, tanto meno della politica del “lascia fa” che ci ha portato nelle condizioni in cui siamo, anche rispetto alla presenza della criminalità contigua a esponenti della sua amministrazione, ma sto con lui come Istituzione. Al di là del fatto che sabato lo avrei fatto parlare in quanto rappresentante di una intera città, anzitutto di quella che non lo ha votato – ma Luca Brignone ha ampiamente spiegato il motivo del suo no – c’è un cortocircuito che non possiamo permetterci. Se ci sono gli elementi per la commissione d’accesso è una Istituzione – la Prefettura – che deve renderlo noto a un’altra – il Comune – e agire di conseguenza. Secondo la legge. E’ questo passaggio che è mancato e adesso, come si giri si giri, la Prefettura deve fare chiarezza. Con il sindaco in quanto Istituzione – non con Luciano Bruschini – e quindi con la città intera.

Ha detto una stupidaggine Federica Angeli? Non credo proprio. Per questo è grave che la Prefettura ancora non si esprima e che non lo abbia fatto prima della giornalista.  Al posto di Bruschini oggi, con tanto di fascia, sarei andato a chiedere spiegazioni e avrei “occupato” la Prefettura fino a che non avessi avuto risposta. Che poteva anche essere – come fu per Nettuno – “è tutto a posto“, mentre si nominava la Commissione.  Più che fare una  informativa – come si legge sui siti e dal comunicato del primo cittadino su facebook, comunque, Bruschini doveva accorgersi prima di chi si era circondato e di quello che accadeva. Questa resterà la sua più grande responsabilità politica.

Sul resto, invece, è la città a questo punto a chiedere chiarezza a chi – da Istituzione – è tenuta a darla. Signor Prefetto, ci dica…

Signora Prefetto, ecco cosa temiamo. Chi è responsabile?

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La pubblicazione odierna su “Repubblica” aggiunge un altro tassello alla preoccupante vicenda che riguarda l’amministrazione di Anzio e i rapporti con certi ambienti. Da “Malasuerte” ad “Evergreen” ne abbiamo per tutti i gusti, davvero, e “fake news” o meno – finalmente un termine 3.0 del nostro sindaco – in Prefettura il caso sarà finalmente trattato. Perché i dossier li fa l’antimafia, non i cittadini come vuole far credere Bruschini. Perché l’antimafia ad Anzio ha sequestrato atti, in passato, e perché sono i rappresentanti di questa classe politica ad avere avuto rapporti con esponenti di un certo spessore.

Si arriverà a parlarne in Prefettura con colpevole ritardo rispetto a quando, in ambienti diversi, si chiedeva di capire cosa stesse accadendo. Ho già spiegato qui che inviare, oggi, una commissione d’accesso a pochi mesi dal voto suonerebbe come una beffa. Però alla signora Prefetto di Roma ciò che più di qualcuno teme, in questa città, sento di dirlo.

Cinque anni fa, nella disputa tra le opposte fazioni del centro-destra che andarono al ballottaggio non ci fu esclusione di colpi. Oggi che vanno d’amore e d’accordo, almeno sembra, si preparano a una campagna elettorale durissima. Nella quale – bene che vada – diranno che chiunque vincesse – tranne loro – chi oggi lavora nel sottobosco di cooperative, incarichi sotto soglia e via discorrendo avrebbe smesso di farlo.

Ecco, immaginiamo una riunione con chi è andato a tirare calci alle porte del Comune per avere i soldi, con chi ha avuto affidamenti e compare nelle carte delle inchieste e immaginiamo il candidato del centro destra urlare “Se vincono non lavorate più…“. Ci può stare, non stiamo fantasticando.

Ecco,  è questo ciò che si teme. Perché gli animi esasperati non fanno guardare in faccia nessuno e tra il dire della politica e il fare di qualche poco di buono – al quale è stato fatto mettere il vestito bello ed è stato fatto avvicinare a questi ambienti – il passo è breve. Questa è la responsabilità che ha la maggioranza uscente, anzi  ribadisco che le vicende penali sono paradossalmente marginali rispetto a ciò che si è creato per avere consensi.

Una cosa, dunque, signora Prefetto: chi sarebbe responsabile se la situazione degenerasse?

Altro che sognatori, caro sindaco bastava guardarsi intorno

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Francamente l’invio, oggi, di una commissione d’accesso al Comune di Anzio suonerebbe come una beffa. Avesse voluto, il prefetto di Roma aveva tutte le carte per decidere se inviarla a o meno un anno e mezzo fa, se non prima. In questa straordinario Paese che è l’Italia sono pochi, purtroppo, ad assumersi responsabilità importanti e così se ci sono elementi si aspettano gli arresti, se arrivano pure questi forse si decide che… intanto il tempo scorre, i rapporti tra alcuni esponenti politici di casa nostra e delinquenza comune e/o organizzata sono nero su bianco e sono andati avanti, il temporeggiare delle istituzioni (la i è volutamente minuscola, mi spiace) porterà alla naturale scadenza di questa consiliatura.

La commissione d’accesso, se nulla c’è da temere, avrebbe forse fatto chiarezza su determinati rapporti. Se è ancora una delle possibili misure di prevenzione, avrebbe forse evitato di calpestare quella che mi piace definire la legalità delle cose quotidiane. La commissione d’accesso non avrebbe magari dimostrato il condizionamento di chi amministra (o di parte di essi) o della macchina burocratica, ma fatto emergere – come è nei fatti – diciamo frequentazioni pericolose. E magari avrebbe detto: “Sono dei pasticcioni, ma non condizionati” ed eravamo tutti più sereni. Si è preferito non mandarla, mentre accadeva quello che è riassunto (e non è tutto) qui. Scelte, per carità, legittime e da rispettare.

Il sindaco, che usa facebook e non la pagina del sito istituzionale, oggi commenta le notizie di questi giorni su quanto starebbe valutando la Prefettura, parlando di fake news, romanzieri, sognatori e via discorrendo. Stavolta non dà a nessuno dell’imbecille ed è già un passo avanti, né annuncia querele.  E se dobbiamo a lui e al resto delle istituzioni rispetto, altrettanto ne deve a chi  la pensa diversamente.

Ma Bruschini sa bene che al di là della riunione o meno in Prefettura e della decisione – che sarebbe assolutamente tardiva – o meno sull’accesso, la situazione gli è sfuggita di mano. E basta ripeterci che è specchiato: lo sappiamo. Aveva e ha una responsabilità che è quella di non essersi guardato abbastanza intorno, non aver approfondito i rapporti di chi portava voti (e non parliamo solo di Placidi, sia chiaro) con ambienti diciamo “border line” se non peggio.

Sostenevo in passato e torno a farlo oggi che c’è la responsabilità di aver fatto mettere il vestito bello a qualche malavitoso locale e di averlo fatto “entrare” nel Palazzo. Bastava guardarsi intorno o – volendo – leggersi qualche carta dell’inchiesta Malasuerte (dove il pubblico ministero fa riferimento alla camorra), a cominciare dalla deposizione del vice sindaco. O dalla sentenza di primo grado: quel pizzo era pagato per la “Pressione esercitata dal coinvolgimento nella vicenda di esponenti delle istituzioni comunali“.

Basterebbe leggere le carte di Evergreen – in Comune circolano, ma potrei sbagliare – e  non i capi d’imputazione ma i rapporti con i “calabresi“. A proposito, chi stava per prendere lavori dal Comune (e chissà se ne ha presi altri, una commissione avrebbe potuto accertarlo) è riassunto in questo articolo di Andrea Palladino per il “Fatto Quotidiano”.

Altro che sogni, è la triste e preoccupante realtà. Bastava guardarsi intorno, caro sindaco.

ps: ma si ritira in famiglia come afferma su facebook o fa il capolista per Candido De Angelis sindaco come aveva annunciato in Consiglio comunale?

Bindi, la mafia, quello che non vediamo

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Ero, sono e resto convinto che Luciano Bruschini, sindaco di Anzio, non è un mafioso e nulla ha a che fare con organizzazioni criminali. Lo stesso vale per assessori e consiglieri comunali. Partiamo da questo assunto per sgomberare il campo da una facile equazione che in maggioranza viene fatta da quando – è ormai trascorso un anno -c’è chi sollecita l’invio di una commissione d’accesso per valutare l’eventuale condizionamento della politica e della struttura comunale da parte della criminalità. Organizzata e non.

L’equazione è: non siamo indagati per vicende “mafiose“, non ci hanno arrestato, siamo vittime di intimidazioni, come fate a dire che ci condizionano e a paragonare Anzio alla mafia? Sono argomentazioni già sentite, a Nettuno (Comune poi sciolto) come a Fondi (scandalosamente salvato). Nessuno sembra inquadrare una norma, tra l’altro più volte modificata, che era e resta di prevenzione. Ho detto e ripeto che per Anzio anche la semplice nomina della commissione sarebbe un’onta, ma ci sono sviluppi recenti che vanno valutati. Il 30 maggio, in Prefettura, la presidente della commissione antimafia Rosy Bindi è stata chiara su Anzio e ha  ribadito che l’accesso è stato chiesto al Prefetto.

L’uso della violenza anche nella lotta politica sta portando al blocco delle elezioni”, ha detto la Bindi. “Abbiamo chiesto al prefetto di Roma Paola Basilone di valutare se ci siano gli estremi per una commissione d’accesso ad Anzio – ha aggiunto – perché i fatti che si sono verificati ci preoccupano molto. So che la prefettura sta monitorando la situazione“. Già, la violenza… Basterebbe quella verbale quotidiana nei confronti di chiunque la pensa diversamente, ma se la Bindi arriva a dire cose del genere siamo ben oltre.

Il Prefetto nicchia, diciamo che in assenza di arresti – che a Nettuno arrivarono, a Fondi furono inutili e per l’operazione Damasco, giova ricordarlo, ci sono condanne per associazione mafiosa – non se la sente di muoversi. Roma è una vetrina importante, sbagliare significa compromettere una carriera, giustamente la Basilone si muove con i piedi di piombo.

Ma attenzione, in quella commissione il procuratore di Roma Pignatone e l’aggiunto Prestipino hanno riferito cose che sono state secretate. Di 37 dei 40 minuti di intervento non conosciamo il contenuto, né può essere riferito nel dettaglio da chi era presente. Sappiamo solo che parlando del basso Lazio si è fatto chiaro riferimento ad Anzio, Nettuno e Ardea oltre che al litorale della provincia di Latina. No, non sono “le solite cose“, come qualcuno dalle equazioni facili starà immaginando. Non lo sono semplicemente perché non sarebbero state secretate.

Aggiungiamo che il sindaco, Luciano Bruschini, questa volta nel replicare ha scelto toni istituzionali e corretti. Nessuna richiesta di risarcimento, né epiteti di “disturbati mentali” o peggio, riservate a chi si era espresso finora . Il primo cittadino ci ricorda che un paio di mesi fa il Ministero ha riferito che non serve una commissione d’accesso. Vero, ma nella risposta di sei pagine che il sottosegretario Giampiero Bocci invia al senatore Massimo Cervellini si legge, tra l’altro, che  in un “contesto di radicamento sul territorio di interessi criminali” vanno inseriti “atti intimidatori in danno di esponenti della politica locale“. Gli spari a Placidi e Alessandroni non erano “bravate“. E probabilmente non lo sono nemmeno le vicende successive. Le indagini dei Carabinieri, però, finora non hanno sortito effetti. Comunque “pur riconoscendo la gravità di alcuni fatti verificatisi nel tempo, la Prefettura ritiene di non disporre, allo stato attuale, di elementi concreti e univocamente orientati al condizionamento dell’amministrazione comunale“.

Rispetto a quella nota è cambiato qualcosa? Forse sì. C’è stata l’affermazione, per esempio, del pubblico ministero del processoMala suerte” sulla presenza di camorra in questa città.  Operazione citata anche nella risposta a Cervellini, anche se secondo il Ministero “l’indagine non ha coinvolto direttamente esponenti politici o amministratori locali“.

Non sono indagati, vero, ma alcuni sono coinvolti eccome, altri hanno avuto sostegno elettorale da chi è finito in quell’inchiesta. Che è la punta di un iceberg se Pignatone e Prestipino fanno secretare gli atti.

Vado ripetendo da tempo che se un errore ha commesso chi ci sta amministrando è quello di aver dato a qualche  delinquente locale o a figure  “border line” la possibilità di indossare il vestito bello, di  avvicinarsi alla politica, ignorando che – nel frattempo – questi personaggi erano stati avvicinati dalla camorra.

E questo è quello che vediamo, magari girandoci dall’altra parte. Questo non servirà a sciogliere il consiglio comunale, anche se è bene ricordare perché fu sciolta Nettuno.

Però, come ricordava un ufficiale dei Carabinieri in ogni occasione, è bene sempre preoccuparsi di quello che non è tangibile.  Per questo il timore, di fronte alla situazione evidente nella nostra città, è proprio per quello che non vediamo.

Il sindaco non molla, siamo: “Disturbati mentali”

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Di seguito il comunicato del sindaco, Luciano Bruschini, dopo la notizia resa nota dal senatore Cervellini che non c’è necessità della commissione d’accesso.

Purtroppo il primo cittadino non perde l’occasione, ormai, di insultare (ricordiamo gli “imbecilli locali” e, da ultimo, gli “ominicchi” e le “viperelle“)  chi non la pensa come lui. E, dispiace, non è il Bruschini che conoscevamo. Questa la sua nota:

“Ringrazio il Ministro dell’Interno per aver chiarito, ancora una volta, che non sussistono elementi orientati al condizionamento dell’Amministrazione Comunale. Come ho sempre sostenuto, conoscendo bene la Città, non sono mai esistiti e non esistono condizionamenti all’attività amministrativa. Auspico che i denigratori seriali, locali e nazionali, che insistono quotidianamente su queste tematiche se ne facciano una ragione. Del resto posso dimostrare che, quando sono venuto a conoscenza di presunti fatti che, a mio giudizio, potevano essere considerati allarmanti sono stato io, per primo, a recarmi dalle Forze dell’Ordine che ringrazio sempre per la positiva collaborazione ed attenta vigilanza sul nostro territorio. Il sottoscritto, dal 1980 ad oggi, si è sempre confrontato con tutte le Istituzioni e non ha mai avuto problematiche di natura giudiziaria. Non saprei quanti, con i miei stessi incarichi istituzionali, se ne possano vantare.  La Città di Anzio, con le sue attività commerciali, le associazioni, le scuole e con tutte le sue istituzioni, non merita di essere additata in questo modo da una setta di disturbati mentali che saranno giudicati, nei loro comportamenti, dai cittadini laboriosi ed impegnati di questa Città”.    

Lo ha affermato il Sindaco di Anzio, Luciano Bruschini, in una nota stampa diffusa a difesa del territorio, dei cittadini e della vocazione turistica della Città.

Non serve la commissione d’accesso, ora sappiamo. Però…

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Il Ministero dell’Interno  “non dispone, allo stato attuale, di elementi concreti e univocamente orientati al condizionamento dell’Amministrazione comunale“. Finalmente sappiamo. Il senatore Massimo Cervellini rende nota la risposta arrivata alla sua interrogazione – e immaginiamo anche a quelle analoghe – e annuncia che sabato 29 ci sarà l’appuntamento sulla legalità per il quale il sindaco ha negato la sala.

Ribadisco il concetto: nessuno voleva per forza la commissione, ma non si poteva lasciare appesa una città che ha problemi seri, serissimi, anche con le infiltrazioni ma nella quale si assumono ormai atteggiamenti mafiosi. Ne parlo tra un po’, prima la nota del senatore di Sinistra italiana: “Il Ministero dell’Interno risponde alla mia interrogazione: pur riconoscendo la gravità dei fatti verificatisi nel tempo – aggiungo: alcuni dei quali successivi alla data di presentazione dell’interrogazione – ritiene, specificando testualmente, di non disporre, allo stato attuale, di elementi concreti e univocamente orientati al condizionamento dell’Amministrazione comunale. Perciò noi manteniamo altissime l’attenzione e la vigilanza, non ci facciamo intimidire da nessuno ed il prossimo 29 aprile ci riuniremo ad Anzio, anche se il sindaco ci vieta l’utilizzo della Sala comunale’. 

Lo dichiara in una nota il senatore di Sinistra Italiana Massimo Cervellini, vice presidente della Commissione Lavori pubblici, primo firmatario di un’interrogazione, presentata a luglio 2016, sul fenomeno delle infiltrazioni mafiose nel litorale romano, orientata a verificare eventuali iniziative prese dal prefetto e a chiedere l’insediamento di una commissione d’accesso per verificare la sussistenza dei presupposti per l’applicazione al Comune di Anzio degli articoli 142 e 143 del Testo unico degli enti locali, relativi allo scioglimento del Consiglio comunale. Finalmente l’interrogazione ha ricevuto risposta. Il senatore si è fatto anche promotore, lo scorso marzo, di un incontro tra un gruppo di senatori e la prefetta di Roma per affrontare in maniera sinergica il tema delle infiltrazioni criminali sul territorio del litorale romano. Il prossimo 29 aprile parteciperà all’incontro sulla legalità ‘LegalizzAnzio, fragilità del nostro territorio, una cultura da ricostruire, che si terrà presso Serpa Hotel di Anzio, a partire dalle ore 10.00. Era stata precedentemente chiesta la disponibilità della Sala del Comune, che però non è stata concessa.

‘Noi siamo rispettosi e tenaci – continua il senatore Cervellini – però nessuno dica che non sapeva. Continueremo, coinvolgendo sempre tutte le istituzioni preposte, come sempre abbiamo fatto a cominciare dalla Commissione bicamerale Antimafia, ma soprattutto i cittadini, che devono essere consapevoli ed informati di quanto accade nella loro bellissima città. Davanti ad intimidazioni così pesanti ci saremmo aspettati solidarietà alle denunce pubbliche che abbiamo fatto, non certo insulti.

Dopo la mia interrogazione del 21 dicembre sulla costruzione di alcune centrali Biogas, il sindaco ha prodotto un’ordinanza di precauzione che sospende i lavori degli impianti, che valuto positivamente rispetto alle decisioni che aveva preso la sua Amministrazione. Bene.

Ora però il TAR sospende l’ordinanza, in attesa di esaminare il ricorso sollevato dalla Ecotransport. Male.

Pongo una semplice domanda: le motivazioni addotte sui rischi ambientali e la salute dei cittadini, l’attesa degli esiti dello studio epidemiologico nella zona Padiglione del Comune di Anzio e tutti gli approfondimenti necessari, continuano a vivere e verranno rispettati? Su queste delicate materie – salute ed ambiente – la Corte europea afferma: spetta alla Politica stabilire il livello del rischio accettabile o non accettabile. La Commissione europea scrive a conferma che la decisione è prettamente politica e non tecnica. Il 29, ad Anzio, parleremo anche di questo!‘”

E di seguito la nota diffusa dai Grilli di Anzio sull’appuntamento:  Il 29 Aprile dalle ore 10 alle ore 12 presso il Serpa Hotel (Via Ardeatina,264) ad Anzio,si terrà a cura del Meetup “Grilli di Anzio”  e di Sinistra Italiana sez.Anzio-Nettuno il convegno:

” legalizzAnzio- Indagini,Rapporti,Processi: il fenomeno delle infiltrazioni mafiose nel litorale romano”

Interverranno: Alberto Spampinato, giornalista, direttore Ossigeno per l’informazione,

Andrea Palladino, giornalista, Giancarlo Ceci, tecnico ambientale, Sen.Luigi Gaetti, vicepresidente commissione parlamentare antimafia, Sen. Elena Fattori ,M5S

Sen. Massimo Cervellini  SI. Moderatore Elisabetta Bonanni, cronista

Come ho detto agli organizzatori sarò assente, chiamato a Sabaudia alla presentazione di un libro per il quale mi ero già  impegnato. Partecipo volentieri, a distanza, ricordando quello che ho detto a luglio, intervenendo al convegno organizzato dal comitato per la legalità, presente il senatore Mirabelli del Pd. Sostenevo e sostengo, in estrema sintesi:  “Nelle diverse indagini che riguardano il Comune esistono stessi personaggi e modalità per voto di scambio, abuso d’ufficio e corruzione. Con l’avvento delle cooperativa assistiamo a una sorta di Anzio Capitale e non lo cito a caso. Nelle intercettazioni di Mafia capitale, sistema basato su questa cooperazione, Buzzi dice di aver buttato 150.000 euro ad Anzio, spero che si stia indagando su dove e perché. Qui abbiamo fatto mettere il vestito bello alla delinquenza locale, avvicinata dalla camorra o da chi si spaccia per esserne affiliato, è stata usata per avere voti o se non altro – lo dicono le indagini – per favorire i soci elettori di…. Se poi si fa un’estorsione perché i soldi finiscano alla moglie di un boss detenuto, siamo arrivati alla fine. Al di là delle responsabilità penali sono le modalità che non vanno bene, unite all’intolleranza e alle minacce verso chiunque dissenta”.
Ecco perché – pur in presenza di sentenze che dicono come i Gallace e i Noviello Schiavone, quindi ‘ndrangheta e camorra – abbiano qui le loro ramificazioni, pur in presenza di sequestri e confische che dimostrano come siano stati fatti investimenti, il problema non è solo questo. Sono gli atteggiamenti nei confronti di chi dissente, la gente presa per “fame“, perché deve lavorare, quella che ha paura di denunciare poiché altrimenti sarebbe esclusa da un sistema che si alimenta con il potere fine a se stesso e con affari quotidiani diciamo “border line“. Ecco, al di là delle indagini e del loro esito, felice perché non avremo l’onta di una commissione d’accesso, dico che la guardia non va mantenuta alta ma altissima. Partendo dagli elementi citati dal ministro che sono gravi.
Poi, rispetto all’altra città sulla quale mi piacerebbe un confronto sereno, dovremmo chiederci quale  Anzio ci lascia questa classe dirigente. Io, come altri, sono molto preoccupato.

Le mafie ci sono, lo sapevamo. Ma ci condizionano, ministro?

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Il ministro Marco Minniti

Allora sindaco, che vogliamo fare? Una bella richiesta di 5 milioni di risarcimento anche al ministro dell’Interno Marco Minniti e non se ne parli più. Quello che andiamo raccontando da anni e che ha avuto una escalation più recente – certificata negli atti dell’indagine “Mala suerte” (prima udienza il 9 marzo) per ciò che attiene ai legami con la camorra – è nero su bianco nella relazione Sull’attività delle forze di polizia, sullo stato dell’ordine e della sicurezza pubblica e sulla criminalità organizzata” presentata al Parlamento.

Lo sapevamo già, sia chiaro, nessuno stupore sulla presenza dei “Gallace-Novella” con una loro “locale” di ‘ndrangheta, né degli interessi dei “Casalesi” dalle nostre parti. Così come è ormai noto che hanno riferimenti in zona.

C’è un passaggio che manca, e approfittiamo della relazione per chiedere al ministro Marco Minniti di chiarire la situazione una volta per tutte. La criminalità presente sul territorio influenza in qualche modo le scelte dell’amministrazione locale? Ottiene favori di qualche genere? La condiziona? In tal senso ci sono cinque richieste di commissione d’accesso rimaste “appese“. Le Istituzioni coinvolte, finora, se ne sono fregate. O almeno questo è il messaggio che passa. Né sembra interessare più, la cosa, nemmeno a chi ha fatto quelle interrogazioni: dal Movimento 5stelle al gruppo Misto, da Sel al Pd. Quest’ultimo ha addirittura il Ministro, ma non sembra stracciarsi le vesti per chiedere che sia fatta definitivamente chiarezza.

Ho  detto e ribadisco che la commissione d’accesso è un’onta per un Comune e per di più un centro rilevante come Anzio.  Un posto – come ha ricordato di recente il sindaco – legato alla storia del nostro Paese per lo sbarco che ha portato alla liberazione di Roma nella seconda guerra mondiale. Una città che al tempo stesso è luogo di ritrovo – ai giorni nostri – di importanti personaggi del mondo politico-finanziario.

Resta di una gravità estrema il fatto  che nessuno, dal ministro dell’Interno (prima Alfano, oggi Minniti) al prefetto di Roma, abbia trovato il modo di dirci se la preoccupante situazione sul nostro territorio merita o meno l’adozione di una misura di prevenzione come quella prevista dal testo unico sugli enti locali.

Ci sono, appunto, cinque diverse interrogazioni parlamentari in attesa di risposta, citano fatti e circostanze di un’attualità e una gravità uniche, ma i cittadini debbono accontentarsi del sindaco che dice di stare tranquilli dopo un generico “incontro in Prefettura”, che minaccia maxi richieste di risarcimento o dello stesso primo cittadino che chiede al responsabile dell’Ufficio territoriale del governo “un incontro urgente” quando hanno spedito dei proiettili al vice sindaco. Abbiamo diritto di sapere, tutto qui

E’ comprensibile che il Prefetto, come si apprende in ambienti investigativi, abbia chiesto alle forze dell’ordine il quadro della situazione e si sia sentito dire che è tutto a posto. Diciamo che è stato, forse, come chiedere all’oste se il vino è buono.  Ed è comprensibile pure il fatto che ad Anzio trascorre periodi di vacanza il presidente del consiglio Paolo Gentiloni, che vai a nominare una commissione d’accesso? Nella vicina Nettuno si insediò con Pierferdinando Casini eletto in questo collegio e Presidente della Camera, Gianfranco Fini che era sempre in vacanza ad Anzio, senza contare che il senatore Domenico Kappler – poi coinvolto in vicende giudiziarie di ‘ndrangheta ancora da provare – ad Anzio e Nettuno aveva iniziato la sua attività politica. Questo non impedì al ministro Giuseppe Pisanu di mandare la commissione e poi di far sciogliere il consiglio comunale, su proposta del prefetto Achille Serra.

Servitori dello Stato di altro spessore? Evidentemente sì.

 

Il proiettile a Zucchini, adesso basta

zucchini

Non sarà la colorita discussione avuta con Giorgio Zucchini qualche sera fa a evitare di dargli tutta la solidarietà che si può esprimere in questa sede e dopo che il vicesindaco ha ricevuto – in Comune – un proiettile all’interno di una busta. Ho provato a spiegargli che quando si scrive è sempre per il ruolo pubblico che uno riveste, mai per vicende che riguardano la persona.  A maggior ragione dopo l’ennesimo attentato è ribadita e confermata la piena e incondizionata solidarietà umana. Perché scrivere e criticare è un conto, intimidire è un altro.

Afferma Zucchini, in una nota diffusa dal Comune: “Sono profondamente avvilito per quanto sta accadendo alla mia persona e di riflesso alla mia famiglia. Confido nelle indagini delle Autorità Competenti ed auspico che, quanto prima, venga fatta luce sulla vicenda e sui gravi atti intimidatori che sto subendo durante l’espletamento del mio incarico“. E’ comprensibile.

Il problema è che  qui da un pezzo i delinquenti stanno prendendo il sopravvento. Le due auto bruciate, ora il proiettile a Zucchini, le auto bruciate al compagno della Nolfi, gli spari a casa di Alessandroni e prima ancora di Placidi. Le forze dell’ordine li chiamano episodi “spia“, sono quelli che indicano un fenomeno ormai in atto. Il tentativo di intimorire chi governa o – peggio – l’avvertimento vero e proprio per eventuali promesse non mantenute o per cercare di avere benefici. E le indagini, finora, non hanno portato a risultati purtroppo.

No, è ora di dire basta. A questo clima, alle intimidazioni, ai delinquenti, a chi vuole appropriarsi di questa città o condizionare con la forza l’amministrazione o gli uffici. Basta al clima di “guerra” che si vive in questa maggioranza, costante e quotidiano. Clima  con il quale – purtroppo – si alimentano voci infondate, sospetti dell’uno sull’altro, certezze inesistenti. Basta con le regole – anche piccole – calpestate quotidianamente e nel disinteresse di chi dovrebbe essere baluardo proprio della legalità. E’ un clima – ne discutevamo con Zucchini – mai verificato prima. “C’era la politica” – ha commentato. Vero. Il timore è che adesso alla politica si sia provato a rispondere con gli affari o, peggio, a usarla per arrivare a questi. Sarebbe inaudito.

In tutto ciò restano sullo sfondo, senza risposta, le richieste che più gruppi parlamentari hanno presentato per verificare se ricorrono i presupposti per istituire ad Anzio la commissione d’accesso.

Sono condannabili i gesti di delinquenti che provano a intimidire, non c’è dubbio, ma è inaccettabile che le Istituzioni non forniscano ancora una risposta sulla necessità o meno di uno strumento di prevenzione qual è la commissione: Prefetto, Ministro, ci siete?

 

No all’accesso? Bene, qualcuno ce lo dica

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La senatrice Fattori durante il suo intervento su Anzio

Il sindaco Luciano Bruschini ha ragione. Lo dico senza ironia. Basta con queste richieste di accesso e l’eco che Anzio sta avendo sui media e in parlamento. Nel comunicato odierno, dove da degli “imbecilli” verosimilmente agli attivisti del Movimento 5 Stelle locali, ribadisce che il tessuto cittadino è sano e che è stufo di questi accostamenti, riferendosi all’intervento in aula della senatrice Fattori.

Va capito, ma proprio dall’alto della sua lunga carriera politica sa che non basta dire “è tutto a posto“. Quando nel 2011, con una interrogazione che si rivelò infondata, alcuni esponenti del Pd provarono a chiedere l’accesso l’allora senatore Candido De Angelis scrisse al prefetto che rispose: “Allo stato non risultano situazioni che impongano l’attivazione delle procedure di legge di cui all’articolo 143 del decreto legislativo 267 del 2000“. Lo stesso Bruschini, successivamente, incontrò il prefetto Giuseppe Pecoraro e la cosa – che a dire il vero era campata in aria – finì lì.

Ecco, noi vogliamo credere alle parole di Bruschini, esprimiamo di nuovo solidarietà a Zucchini, ma proprio perché dal 2011 a oggi sono successe molte cose, sarà bene che il ministro Alfano o – se non può – il prefetto Basilone, mettano nero su bianco che non vanno attivate procedure di legge. Vorremmo anche sapere chi era presente al rassicurante “colloquio in Prefettura” – così riferito il 20 luglio, perché cinque anni fa il sindaco fu molto più preciso. I giornalisti dovranno pur tacere, ma spesso hanno archivi interessanti. Così parlava Bruschini nel 2011: “Ringrazio anzitutto il prefetto Pecoraro per la sua immediata disponibilità a ricevermi e la sua consueta cortesia. Gli ho riferito le mie preoccupazioni, oltre alle perplessità sull’aver messo insieme fatti slegati tra loro. Ho riferito anche la certezza che le nostre istituzioni sono sane – disse il sindaco – l’ho trovato molto disponibile ad ascoltare e comprendere il mio stato d’animo di fronte a una richiesta del genere. Faccio politica da tanti anni, conosco tutti quelli che la fanno e l’hanno fatta, in maggioranza e all’opposizione, sento di dire per quello che vivo quotidianamente che nessuno è condizionato dalla criminalità organizzata”.

Ecco, bisogna essere chiari. Con una città che non merita – lo ripeto per l’ennesima volta – l’onta di una commissione d’accesso e un possibile scioglimento per condizionamento della criminalità. Non necessariamente mafiosa. Se il ministro o il prefetto risponderanno come nel 2011, i parlamentari di quattro diversi gruppi avranno fatto una clamorosa figuraccia ma saremo tutti più tranquilli. Tutti.