Caso Falasche, si batte cassa (pagheranno?) Commissione, le priorità…

Avrà un bel da fare la commissione straordinaria che si è insediata ad Anzio qualche giorno fa per ristabilire quella che mi è sempre piaciuto chiamare legalità delle cose quotidiane. I componenti della commissione avranno avuto modo di rendersi conto di tante singolarità già nella macchina amministrativa a partire da una segretaria controllore e controllato e da una struttura organizzativa fatta su misura per la politica e qualche funzionario allineato.

Intanto qualche piccolo passo grazie all’arrivo della commissione d’accesso, prima, e allo scioglimento del Comune per “ingerenza della criminalità organizzata” – come si legge nel verbale di insediamento della commissione straordinaria, lo abbiamo visto e lo vediamo. Emblematico in tal senso quello che accade intorno al campo di Falasche, punta dell’iceberg di una allegra gestione del patrimonio intorno al quale gli interessi della politica hanno superato quelli della buona amministrazione. Il dirigente Signorsì e il funzionario preposto, finalmente chiedono – attraverso l’ufficio legale – conto degli arretrati alle due società che hanno gestito finora l’impianto. Non sarà facile ottenerli, per il semplice fatto che esistono pareri legali contrastanti e soprattutto che quello del Comune è stato chiesto successivamente alla nuova assegnazione: della serie prima scappano i buoi e poi si chiude la stalla. Vedremo se si riuscirà a recuperare qualcosa o sarà la Corte dei Conti – come è stato per il Deportivo – a intervenire.

Spetta adesso alla commissione straordinaria la massima attenzione sulla gestione del patrimonio, sul demanio ancora sotto sequestro, sulla cospicua elusione del pagamento della tassa sui rifiuti per la quale abbiamo residui da record. Soldi che – in questo caso – non devono essere dati semplicemente da cittadini caduti in disgrazia o in difficoltà momentanea, bensì da più di qualche “solito noto” che grazie alla politica finora ha evitato il pagamento. Non andranno fatti sconti, a nessuno, se vogliamo ristabilire una certa distanza tra l’istituzione pubblica e chi se ne è approfittato. Tra chi ha rispettato le regole e chi invece le ha calpestate. Tra chi ha scambiato il Comune per il suo ufficio di collocamento o qualche appalto facile, magari forte del suo potere intimidatorio, e chi invece ha continuato e continua a chiedere servizi minimi uguali per tutti.

Infine basterà – ammesso che la commissione abbia voglia e tempo – anche dare una guardata a quanto è uscito su questo blog in questi anni, rispetto alle singolarità della struttura. Cosa è stato fatto ai danni, per esempio, della dirigente Santaniello defenestrata perché chiedeva “lumi” sull’ambiente (ma poi la biogas, il via libera dell’Arpa ce l’ha mai avuto?) o non pagava il consorzio di Lavinio che altri si sono affrettati a liquidare. Mettere le mani sulla struttura – evitando singolari incarichi o, peggio, controllori e controllati, spezzare i legami di chi era “allineato” alla politica e ripartire appunto dalla legalità delle cose quotidiane è – in assoluto – il primo passo da compiere.

Non solo, adesso che i politici non ci sono più, sarebbe bene evitassero di frequentare gli uffici come facevano quando avevano incarichi. Sono cittadini come noi tutti, vadano in Comune per le pratiche che li riguardano e stop. Non ci sono più cause da perorare, amici degli amici da difendere, contributi a chi è stato candidato con le liste di maggioranza o le ha sostenute da distribuire.

Da ultimo, chi pensa che la Commissione straordinaria sia la prosecuzione di sindaco, giunta e consiglio sappia che in realtà ha anche poteri ispettivi. Soprattutto questi, direi, visto il motivo per il quale è stata insediata. Approfondire sempre, prima di parlare. Ah, se poi si vuole capire che la commissione d’accesso arriva per prevenire (ma qui era tardi, ormai….) basta leggere sotto

‘Ndrangheta, omissis e perché arriva una commissione

La Prefettura di Roma

Sono assolutamente fuori luogo le parole del sindaco di Anzio, Candido De Angelis, di fronte a quanto sta accadendo negli ultimi giorni. Dire che qualcuno “vuole sovvertire l’ordine democratico” – ricordiamo che è un’indagine dell’antimafia – o che si esulta per la “mortificazione mediatica”, equivale a non aver compreso cosa è accaduto e sta accadendo con l’indagine “Tritone”. L’invio di una commissione d’accesso da parte del Prefetto dovrà verificare la correttezza degli atti dei quali parla il primo cittadino, un tempo uso a leggerli uno per uno, e deciderà se è il caso di proporre o meno lo scioglimento del Consiglio comunale. Sono le regole, quando si verificano vicende della portata di quella che stiamo vivendo. Senza esultare, anzi vergognandoci e al tempo stesso indignandoci per dove ci ha portato chi guida la città. Dire che qualcuno vuole sovvertire l’ordine democratico equivale all’infelice frase del suo collega di Sperlonga, all’epoca presidente della Provincia di Latina, che sulla commissione d’accesso a Fondi parlò di “pezzi deviati dello Stato”. Sappiamo bene che il mancato scioglimento di quel Comune – grazie alle “vie infinite della politica” che proprio il nostro sindaco ricordava in tv tempo fa – resta uno scandalo italiano. Targato centro-destra, perché il governo era guidato da Berlusconi e il ministro dell’interno era il leghista Roberto Maroni. Adesso facciamola lavorare, la commissione, e speriamo che fra tre mesi ci dica che è tutto a posto. Avrà ragione il sindaco e ne saremo felici, ma resta il fatto che al di là delle inchieste e dei reati, il sistema messo in piedi è smascherato.

La commissione, ad Anzio, doveva arrivare molto prima e lo sa anche De Angelis. Oggi il prefetto – di fronte a quello che si legge nelle carte – non poteva fare altro. Se poi arrivasse lo scioglimento – ma ripeto, aspettiamo – è noto come il Consiglio di Stato nel 2018 abbia affermato: “La natura del provvedimento di scioglimento del consiglio comunale per infiltrazioni mafiose non è di tipo sanzionatorio, ma preventivo, ciò comporta che quale presupposto si richiede solo la presenza di “elementi” su “collegamenti” o “forme di condizionamento” che consentano di individuare la sussistenza di un rapporto fra gli amministratori e la criminalità organizzata, ma che non devono necessariamente concretarsi in situazioni di accertata volontà degli amministratori di assecondare gli interessi della criminalità organizzata, né in forme di responsabilità personali, anche penali, degli amministratori”. Anche per questo andava fatta prima, quella commissione, non c’era bisogno di aspettare queste carte.

Che tutti conoscono, ormai, delle quali c’è chi ha usato cose che benché pubbliche non sarebbero pubblicabili, ma che ci dicono ancora tanto. Ci sono numerosi “omissis” quando i pentiti parlano. Facciamo un esempio che non è nei documenti: se io dico – sentito dal magistrato – che ad Anzio “ho pagato la tangente a omissis” vuol dire che si sta indagando per verificare se il pentito dice il vero.

Per questo non è finita, anche se è difficile ipotizzare i tempi delle verifiche e di eventuali altri interventi. Sulla presenza di clan, ad Anzio come a Nettuno, non c’erano né ci sono dubbi. Solo gli sciocchi possono parlare di “infiltrazioni” quando la ‘ndrangheta ha messo radici e la camorra fa affari. Se e quanti elementi o collegamenti con l’amministrazione ci sono, dovrà dircelo la commissione. Lasciamola lavorare.

La colpa? “E’ di Bruschini…” Prefetto, ora valuti

Anzio che finisce di nuovo in Parlamento con una richiesta di commissione d’accesso? Il clima pesante dentro e fuori il Comune? Le indagini in corso? C’è un responsabile, signori: Luciano Bruschini. E’ quanto avrebbe riferito il sindaco nell’incontro avuto con il Prefetto di Roma, dopo che c’era stata una nuova levata di scudi nei confronti della città con lo “show” dell’ex assessore Ranucci e a seguito delle dichiarazioni dello stesso primo cittadino, secondo il quale quella commissione non era arrivata – nel 2018 – grazie alle “vie infinite della politica”. Sapete che c’è? Il sindaco ha ragione: il responsabile è il suo predecessore che lo ha proposto per quel ruolo, appianando le divisioni del 2013, dimenticando cose poco gradevoli, riconoscendo che solo uno poteva mettere d’accordo il centro-destra e vincere. Così è stato, ma siccome la gratitudine non è di questo mondo, ora Bruschini torna il nemico pubblico numero uno. Come nel 2013, anzi forse peggio.

Di tutti i candidati sindaco alle elezioni del 2018, però, solo uno non aveva l’alibi di dire “non c’ero” o “ho ereditato una situazione difficile”. Alibi, attenzione, che per un sindaco nuovo dura lo spazio di qualche mese, sì e no. Perché poi le buche le devi tappare, l’immondizia raccogliere, l’erba la devi tagliare, devi far mangiare i bambini a mensa e via discorrendo. Chi non ha quell’alibi, però, nemmeno per i primi mesi (e ora sono passati due anni e mezzo) è proprio il sindaco attuale. E sapete perché? Alla faccia della sbandierata “discontinuità” indicata nel programma 2018 (copiato e incollato dal 2013) ha detto più volte di essere la “continuità” del centro-destra che lo vede al governo dal 1998, prima sindaco (per due mandati) poi senatore che appena eletto ha lanciato un gruppo che metteva zizzania in maggioranza, di nuovo sindaco. Tranne la breve parentesi iniziale del 2013, dopo una campagna elettorale nella quale si sono rischiate le fucilate, il sindaco attuale è stato in maggioranza con Bruschini, ne ha votato i bilanci e con lui Danilo Fontana, Pino Ranucci, Eugenio Ruggiero. C’è di più, il sindaco festeggia proprio quest’anno le 30 primavere in politica, eletto giovane e battagliero consigliere con la Dc, poi passato ad An, quindi a Fli e via via a tutto il resto. E allora davvero la colpa è di Bruschini se certa gente in Comune ha avuto il tappeto rosso? Da consigliere comunale e a un certo punto componente di maggioranza, dopo aver espresso le preoccupazioni per l’onta che la città rischiava di subire, non s’è accorto di nulla?

Sembra di no, anzi sa bene cosa succedeva e succede, ma scarica le responsabilità su altri dopo esserci alleato. Un classico.

Il Prefetto non può sapere tutto, ma è stata ricevuta anche Lina Giannino che – da quanto emerge – ha spiegato chi sia Luciano Bruschini e come il suo successore sia stato frutto di quella alleanza dove c’erano i Placidi, gli Alessandroni, i Zucchini, gli Attoni che cinque anni prima osteggiava e poi gli sono serviti per vincere. Non c’è bisogno di scomodare i Vangeli per ricordare chi rinnegò chi, serve invece ristabilire un fondo di verità: questa amministrazione è la continuità delle precedenti, sono cambiati alcuni orchestrali ma non la musica. Poi hanno i voti e vincono, vanno rispettati e fatti governare. A chi scrive – e pochi altri purtroppo – resta il diritto di dissentire e dare una versione diversa da quella che vogliono farci credere.

Un’ultima cosa: Bruschini dopo gli incontri con il Prefetto ci faceva sapere che era “tutto a posto”, anche se spesso non era così. Qui vige il silenzio, è stato lo stesso titolare dell’ufficio territoriale del governo a riferire che c’era stato anche il sindaco, prima della Giannino. Allora speriamo solo che dopo i due incontri – e con carte che può facilmente reperire da quelle lasciate dai predecessori e presenti in commissione antimafia – il Prefetto valuti e decida una volta per tutte. Tanto comunque vada, sarà “colpa di Bruschini….” Ma sì, prendiamola a ridere va.

Le minacce, il Prefetto, il Consiglio, Lina. E noi lì sotto…

A memoria, non si ricorda un prefetto che telefona a un consigliere comunale vittima di una intimidazione. Il gesto di quello di Roma, Matteo Piantedosi, che ha chiamato Lina Giannino, si presta a due chiavi di lettura: la semplice – quanto insolita – vicinanza istituzionale, con la vicenda che si chiude qui, o una rinnovata attenzione sulle vicende di Anzio. C’è già un prefetto – Paola Basilone – che ha fatto una pessima figura, annunciando alla giornalista Federica Angeli una commissione d’accesso che poi ha evitato di mandare, vedremo come si muoverà quello attuale. Il gesto che ha compiuto, comunque, è già apprezzabile. Da questo umile spazio, possiamo solo chiedere che mantenga alta la guardia su certe dinamiche di questa città. E speriamo che stavolta non c’entrino le “vie infinite della politica” delle quali ha parlato il sindaco in tv.

È stato altrettanto apprezzabile che si sia deciso di convocare immediatamente un Consiglio comunale straordinario, perché quel proiettile è arrivato a Lina Giannino ma riguarda l’intera istituzione democratica. Trasformare quella sede in una sorta di “processo” alla consigliera Pd per le affermazioni fatte in conferenza stampa, si poteva evitare. Soprattutto quando a fare la morale è più di qualche imputato in procedimenti che saranno personali, ma spesso sfiorano – come ci dicono le indagini – il ruolo che si ha o si è avuto in Comune.

Già nei tardivi e piccati comunicati stampa del centro-destra c’era qualche riferimento singolare. Ad esempio si fa notare – insinuando chissà cosa – che i proiettili arrivano al protocollo. E dove, altrimenti? O c’è qualche messaggio trasversale che ai più sfugge, ma negli ambienti di maggioranza conoscono? Poi si fa riferimento ai precedenti attentati che – a dire del centro-destra – ebbero scarsa attenzione. E da chi dipese? Quando spararono a casa di Placidi, per esempio, una delle sue prime dichiarazioni fu che nessuno aveva sentito nemmeno l’esigenza di telefonargli di quell’amministrazione. Quando bruciarono le auto a Zucchini e poi gli inviarono un proiettile, quella maggioranza si limitò a poche righe. Nessuno fiatò per le auto bruciate al compagno dell’ex assessore Nolfi. È una colpa esprimere solidarietà alla Giannino e far notare che in questa città esistono consorterie criminali? Lo dicono le sentenze. Nelle quali è scritto – così, a mo’ di esempio – che le “pressioni esercitate nella vicenda dalle istituzioni comunali” sono state decisive nella storia di Malasuerte e che in quella estorsione i soldi andavano a un boss di camorra. Si può dire o è vietato? E chi infanga la città? Chi è stato protagonista in quella storia (come in altre…) e ha sostenuto la coalizione del sindaco alle ultime elezioni o chi lo racconta?

Ha fatto bene Luca Brignone a ricostruire, con grande lucidità, i diversi passaggi. In particolare l’intervento dell’attuale sindaco a febbraio 2016, quando esprimeva preoccupazione per le ombre che si addensavano sulla città e ne chiedeva conto a Bruschini. Si può far notare che a ottobre dello stesso anno votava il bilancio di quell’amministrazione? E lo faceva insieme a Ranucci (che nel frattempo si è dimesso, ma nessuno ancora chiarisce sulle sue dichiarazioni), Fontana e Ruggiero? Opposizione di lotta e di governo che lo ha portato a essere indicato, dallo stesso Bruschini, come suo successore. Nel programma elettorale copiato e incollato dal 2013 si presentava come discontinuità, salvo poi rivendicare la continuità e prendere – oggi – di nuovo le distanze chiedendo a Brignone di indicare le date degli eventi e dicendo che c’era Bruschini, mica lui. Comodo, vero? Il problema della commissione d’accesso, allora, non è dipingere la città come mafiosa o sovvertire il voto democratico. No, è il timore che chi governa da oltre venti anni ha che siano scoperte se non altro vicende amministrative poco chiare, legate guarda caso a cooperative, appalti, fatture numero uno e chi più ne ha, ne metta. Ha ragione il sindaco, è accaduto prima che arrivasse lui. Ma ci si è alleato e ha vinto, grazie a quel sistema che ha ancora dalla sua parte. Ed è stato lui – salvo provare a buttarla sullo scherzo – a spiegare perché non è arrivata la commissione d’accesso e a far riaccendere i fari. Fra l’altro l’attuale sindaco non stava su Marte, ma sedeva in Consiglio comunale: anche quando ne fu svolto un altro surreale, sulle minacce al Comitato di Lido dei Pini – chiesto da Ivano Bernardone e dal Pd – che ovviamente da vittima fu passato per essere “carnefice”. Se l’erano andata a cercare….

Eccoli gli atteggiamenti di silenzio, omertà, menefreghismo, prevaricazione. Qualcuno vuole chiedere ad Amato Toti cosa è successo quando ha “osato” fare un accesso agli atti sulle eventuali pendenze tributarie degli eletti? È solo un altro piccolo esempio eh…

Uno dei tanti che se davvero, come dice nell’ordine del giorno approvato si vogliono “individuare i responsabili”, andrebbe approfondito. Se ci fosse un investigatore…

Di fronte a ciò e al proiettile a Lina ci siamo ritrovati, in poche decine, a Villa Sarsina per esprimere preoccupazione e solidarietà. Pochi? Tanti? Era importante esserci: è stato organizzato in fretta e furia, era lunedì e a un orario in cui molti lavorano. È stato organizzato prima che venisse convocato il consiglio comunale ed è stato comunque bello essersi ritrovati e dire che non ci stiamo a piegare la testa alle logiche del malaffare. Potevamo anche essere due, sarebbe stato comunque un successo.

I “messaggi”, i silenzi e il proiettile alla Giannino. Non aspettiamo il morto…

Il clima irrespirabile di Anzio è ulteriormente aggravato dal proiettile spedito alla consigliera comunale Lina Giannino. “Messaggio mafioso“, è stato definito da più parti e giustamente. C’è stata una levata di scudi generale, siamo di nuovo sui “desk” delle redazioni nazionali e forse è ora che qualcuno prenda atto di una città fuori controllo. A cominciare da chi la guida, distintosi finora per un imbarazzante silenzio su questa intimidazione.

La consigliera del Pd – che per inciso ha preso il posto di chi scrive nell’assise civica – era stata già oggetto di messaggi intimidatori e purtroppo quello che accade nella maggioranza dove si fa a chi urla e si impone di più alimenta il brodo di coltura degli insofferenti. Di coloro che vedono nella normale azione di chi chiede le carte, prova a opporsi, a cercare spiegazioni, un ostacolo da deridere – se va bene – altrimenti da zittire.

Siamo arrivati a questo e in maggioranza nessuno sembra preoccuparsene. Anzi… E’ successo lo stesso con la vicenda dell’ex assessore Ranucci, conclusa (secondo loro) con le dimissioni e la presa d’atto del sindaco. Sanno bene che non è così. Perché i messaggi che l’ex assessore ha mandato quella sera e nei giorni successivi sono chiarissimi e – come abbiamo provato a spiegare – se ci fosse un investigatore glie ne chiederebbe conto. Che significa che ci sarebbe uno “sciacallo miserabile” che vuole fare l’assessore? Come ha detto in tv senza che il conduttore provasse a chiedere spiegazioni… E che “iniziano i controlli ad Acqualatina“? Come ha scritto sui social. Certo non vorremmo essere al posto di chi avrà la delega all’ambiente o subirà dei controlli. Se poi qualcuno ci spiega cosa vuol dire avere “trattato con la Camassa” glie ne saremo grati.

Ma il problema non è Ranucci, no, conosciamo lui e le sue intemperanze. E’ chi tace, a partire da giovani e inesperti consiglieri che dovrebbero almeno porsi qualche domanda. Della serie “ma dove siamo capitati“? No, va tutto bene. E’ questo che sconvolge, la mancanza di un minimo senso critico, l’accettazione di un sistema del tutti contro tutti nella coalizione che guida la città e dove il primo a fare la voce grossa è il sindaco. Tranne che di fronte allo show di un suo fedelissimo o al proiettile a una rappresentante della massima istituzione cittadina.

Se siamo arrivati a questo punto – è lui stesso ad averlo detto in tv – è per “le vie infinite della politica” che hanno impedito l’arrivo di una commissione d’accesso. Un’onta che è stata evitata ma era forse indispensabile e lo è a maggior ragione adesso. Troppe le presenze criminali, palesi certi rapporti con la politica.

E’ ora di intervenire, dunque, non aspettiamo che ci scappi il morto.

Ps, per chi vuole lunedì 23 novembre alle 12 ritroviamoci a Villa Sarsina. Lo so che è orario di lavoro, rischiamo di essere pochi e che c’è il Covid…. Ma diamolo un segnale, indossiamo la mascherina e ritroviamoci per esprimere solidarietà a Lina e dire basta a questo stato di cose.

Ranucci show, minacce e silenzi. Se ci fosse un investigatore…

Sono trascorse 24 ore dallo show dell’assessore all’ambiente del Comune di Anzio, Giuseppe Ranucci, e in Comune tutto tace. Non parla il sindaco, stanno in silenzio assessori e consiglieri di maggioranza. Il video ha fatto il giro del mondo dei social tanto amati quanto odiati dal primo cittadino, la notizia è finita sui media nazionali, ma finora all’assessore tutto è concesso. Anzi, i suoi accoliti e non solo lo definiscono come un eroe sugli stessi social. Peccato che quel pessimo spettacolo – per quante ragioni possa accampare Ranucci – è indegno di chi amministra una città. Domani se un vigile ferma una persona qualsiasi, magari politicamente vicina a questa amministrazione, come fa a dirgli di rispettare una regola? E quella persona è autorizzata a dare dell’imbecille, del miserabile, a bestemmiare e tutti gli annessi e connessi che abbiamo sentito, o non? Può, alla stregua dell’assessore che ha interrotto un pubblico servizio, oltraggiato, minacciato, chiedere di chiamare i superiori, il comandante, dire che se arriva il sindaco gli dà “uno schiaffo in capoccia”? Ecco, dire che ha agito da imprenditore e non da politico è una foglia di fico, dispiace per la salute anzi auguri di pronta guarigione, ma risulta che sia andato in ospedale per un codice bianco, mentre il dirigente della Polizia locale ha preso la strada della Procura della Repubblica e il video è stato acquisito dalla Polizia di Stato. Ecco, a questo punto occorre andare oltre. Se siamo arrivati fin qui è per quello che qualche giorno fa ha detto il sindaco e cioè che “le vie della politica sono infinite”. Anche se Ranucci è ancora al suo posto, evidentemente. Ma sapete cosa c’è? “Ha ragione lui”, come sento ripetere da più parti, oppure “Ha sbagliato il metodo, ma….”. Ecco dove siamo arrivati – non da oggi – a chi strilla di più. A chi minaccia di più. A una città fuori controllo che – dispiace per l’assessore – ha responsabili solo in chi la governa e lui è tra questi.

Allora, se ci fosse un investigatore di buona volontà, domani mattina convocherebbe Ranucci dicendogli che è indagato per quello “show”, ma poi si farebbe raccontare tutto. Le persone “sistemate”, i favori, i carri armati per fare le battaglie, perché ce l’avrebbero con lui, il motivo per il quale dopo l’assegnazione di una gara a una palestra diversa dalla sua ha dato in escandescenza a Villa Sarsina senza che nessuno facesse nulla, quello per il quale interruppe – impunito – i lavori del consiglio comunale o perché nel passaggio da Giva a Parco di Veio, nel 2014, andò a fare un medesimo show minacciando e picchiando. Vicenda, pensate, per la quale è a giudizio e tra le vittima c’è il funzionario responsabile del suo assessorato. Solo l’anticorruzione del Comune di Anzio non se n’è accorta.

Ecco, servirebbe un investigatore, un procuratore che ad Anzio e Nettuno abbiamo visto di rado, uno di buona volontà ad ascoltare l’assessore che “chiamate la magistratura, poi racconto io”. Uno che si mettesse a fare i collegamenti che vanno dalle “cooperative di Italo” citate in un’inchiesta che doveva prendere ben altra china, all’indagine su Giva e Parco di Veio, da Malasuerte a Ecocar e Touch Down, dalle “27 proroghe” a chi gestiva un impianto pubblico senza pagare un euro ed evadendo l’Iva, nel frattempo amministrando Anzio. Uno che leggendo le intercettazioni sulla Biogas e il terreno per il secondo impianto, con tanto di nomi e cognomi, cominciasse a tirare le fila. Uno che avesse voglia di risalire a certi investimenti che sarebbero impossibili per comuni mortali lontani dalla politica, ad alberghi chiusi con ordinanze del sindaco che diventano centro di accoglienza per i migranti, distributori di benzina ai quali paghiamo i danni, decreti ingiuntivi non opposti e diventati debiti fuori bilancio. Perché no, una società che doveva fare il porto e non presenta bilanci…. A capire chi sono i “ricattatori seriali” dei quali ha parlato il sindaco, se davvero fu pagata una tangente sull’appalto delle mense anni fa e se veramente le tensioni con l’assessore all’ambiente sono riconducibili – come si dice – al prossimo appalto dei rifiuti. Per non parlare del fatto che conferiamo con una procedura singolare il verde alla biogas per la quale qualcuno voleva andare all’Onu. Servirebbe, forse, a comprendere perché spararono a casa di Placidi e Alessandroni, bruciarono le auto a Zucchini e al compagno dell’ex assessore Nolfi. Perché no ai toni “accesi” nei confronti di un consigliere non eletto che andava a chiedere gli atti di suoi colleghi rispetto alla regolarità dei tributi. Ancora, un magistrato di buona volontà che capisse perché l’ex segretario Savarino e la dirigente Santaniello hanno denunciato pressioni, chi ha mandato i proiettili all’ex segretaria Inches. Un investigatore che ricostruisse la vicinanza di una società finita nell’inchiesta di camorra ad Avellino, ma con sede ad Anzio. E la vicinanza di noti pregiudicati a sostegno di certi eletti se non quella delle famiglie di ‘ndrangheta. Troverebbe tanti volti noti della maggioranza di ieri e di oggi – che in fondo è sempre quella – gli stessi nomi di Malasuerte in più occasioni. Magari anziché soprassedere come è stato in passato, indagherebbe sui “soci elettori” dei quali si legge in altra inchiesta, sul rapporto tra politica e camorra emerso proprio nell’indagine partita su un’estorsione per i parcheggi al porto e i soldi che finivano al boss Raffaele Letizia. Storia nella quale hanno pesato “le pressioni esercitate dalla politica” come si legge nella sentenza. Nessuno ha avuto il coraggio di indagare su quelle pressioni. I parcheggi al porto, rieccoci all’inizio, alle “cooperative di Italo”.

Non c’è stato quel magistrato e forse non ci sarà, ma tutti questi intrecci erano e sono ben noti al Prefetto di Roma, al Ministro dell’Interno, alla commissione parlamentare antimafia. I responsabili di quello che accade oggi, di quel mondo fatto di “sistemazioni”, “favori”, minacce, impunità e chi più ne ha ne metta, urlate da Ranucci, sono da un lato il prefetto di allora – Paola Basilone – dall’altro il ministro dell’epoca, Marco Minniti. La situazione con una commissione d’accesso – pronta e bloccata dalla politica, come ha raccontato il sindaco – sarebbe stata congelata e forse non saremmo a questo punto. Dal quale si esce con un solo gesto nobile: le dimissioni del sindaco e un sano e duraturo commissariamento. Non basta che Ranucci paghi per tutti, a maggior ragione quando il figlio – consigliere a Nettuno – scrive sui social “dobbiamo preservare le nostre famiglie, non si sa cosa ci può succedere”. È un’affermazione gravissima.

Per quanto attiene a chi scrive, è noto che tentai invano l’impresa di diventare sindaco. Ringrazio il nostro Santo Patrono di non avercela fatta, temo che oggi non sarei qui a scrivere per l’idea che avevamo di amministrazione, lontana anni luce da questa. Ricordo bene, però, l’unico intervento in consiglio comunale, al termine del quale fui anche aggredito verbalmente da un allora assessore. In quell’intervento si diceva al sindaco che da quel momento c’era un solo responsabile di una maggioranza che affondava le radici in vicende che penalmente erano delle persone coinvolte, ma politicamente disdicevoli: lui.

Commissione d’accesso bloccata dalle: “Vie infinite della politica”

La Prefettura di Roma

Non aveva scritto una stupidaggine Federica Angeli, accusata da più parti quando annunciò che il prefetto di Roma, Paola Basilone, stava per nominare ad Anzio la commissione d’accesso. Né erano visionari coloro – chi scrive tra questi – che sollevavano i legami del “sistema Anzio” con personaggi a almeno poco raccomandabili. Perché non sia arrivata quella commissione d’accesso, della quale anche la presidente della commissione antimafia, Rosy Bindi, sollevò la necessità, lo ha ammesso ieri sera il sindaco di Anzio.

Nel corso della trasmissione su Young Tv ha detto testualmente, riprendendo la domanda che aveva posto un cittadino: “Publio razza prima ha detto una cosa, io ho sorvolato però non aveva torto perché il commissariamento era partito, la Angeli non aveva torto poi diciamo che le vie della politica sono infinite.. vabbè lasciamo sta”

No, “non lasciamo sta”. Il sindaco parte dal 2013, dalla sconfitta mai digerita, dimentica di dire che con quelle persone si è alleato. Poi “le vie della politica sono infinite”, come ci ricorda egli stesso, ma i metodi non sono cambiati dentro Villa Sarsina e fuori. Se ne è parlato anche nel corso dell’ultimo Comitato per l’ordine e la sicurezza pubblica.

Ora, proprio perché si è evitato quel commissariamento, è bene ricordare che ministro dell’Interno era Marco Minniti del Pd. Che a una festa dell’Unità svolta a Nettuno, presenti Matteo Orfini che era presidente del partito, il deputato Renzo Carella e il senatore attuale segretario regionale del partito, Bruno Astorre, venne sollecitata una risposta sulla commissione d’accesso e i tre presero un impegno della serie “poi vediamo”. Che qualche mese prima, presentando il rapporto sulla criminalità nel Lazio a Villa Sarsina, il capogruppo Pd in commissione antimafia, Cesare Mirabelli, spiegò che non era uno strumento di lotta politica l’accesso ma che i presupposti c’erano tutti. E rispose in maniera piccata all’allora assessore Attoni “ma lei come si sente a stare in giunta con gli indagati”?

Intanto agli atti dei processi ci sono non solo la presenza della camorra e della ndrangheta, ma i rapporti con la politica locale. E le pressioni che questa ha fatto, ad esempio nella vicenda “Malasuerte”.

Poi “le vie della politica sono infinite” e hanno fatto sì che nulla accadesse. Per interessi “della politica”, evidentemente, non certo dei cittadini. Oggi ne abbiamo conferma. E sappiamo che le responsabilità politiche – come sempre – sono bipartisan. Poi ci sono quelle di servitori dello Stato che hanno preferito soprassedere e hanno concluso in bellezza la loro carriera. Ma oggi siamo altrettanto convinti che poco sia cambiato rispetto a quando si chiedeva quella commissione. Che è strumento di prevenzione, non dimentichiamolo.

Per chi volesse approfondire, qui c’è un po’ di storia sulla vicenda.

I proiettili alla Inches, la “sfida” della commissione d’accesso

prefettura

La Prefettura di Roma

Il nostro sindaco è fatto così. Arrivano chiare minacce all’ex segretaria comunale, con la quale ha condiviso l’avvio del suo percorso nel terzo mandato alla guida della città e il periodo nel quale – con Bruschini sindaco – è stato in maggioranza? Torna a fare ciò che fece nel 2005, lanciare una “sfida“. I media riportano che auspica l’invio della commissione d’accesso: “Magari la mandassero”.

A parte averci ripensato, rispetto a quanto dichiarava   sulla precedente amministrazione – ci spiegano che è la “politica” – e alla presa di posizione sua e di quella che sarebbe diventata la sua giunta (Fontana, Ranucci e Ruggiero) a ottobre 2016 riguardo all’arrivo della Commissione, c’è un elemento da rimarcare.

Lo faccio da “avversario scorretto” (è l’ultimo epiteto nei miei confronti, pazienza) e da chi si ostina a raccontare in maniera diversa questo territorio. Lo faccio ricordando al primo cittadino che rispetto alla sfida che lanciò al magistrato De Ficchy nel 2005 e al suo intervento da senatore, nel 2011, quando il Prefetto mise nero su bianco che non serviva una commissione d’accesso, il mondo in questa città è cambiato. E lui ci si è alleato.

Non saremo condizionati ed è noto come la penso sulla commissione d’accesso, ma nel 2005 e ancora nel 2011 c’erano da una parte i rappresentanti eletti – alcuni dei quali chiacchierati – e dall’altra la delinquenza comune. Il confine era abbastanza netto.

Dal 2013 a parte di questa è stato fatto indossare il vestito bello, è stata fatta avvicinare se non entrare dalla porta principale a Villa Sarsina e a sua volta ha avvicinato personaggi poco raccomandabili, in odore di criminalità organizzata. Il sindaco conosce – sono pubblici – gli atti di Malasuerte, Evergreen, Touchdown, la vicenda delle 27 proroghe. Sa meglio di chi scrive quali sono i toni che si usano negli ambienti. Qualche giorno fa l’ho riassunto qui.

Su una cosa ha ragione: siamo stanchi e vorremmo sapere. Chi e perché ha sparato a casa di Placidi (ma dalle carte delle indagini forse si comprende) chi e perché ad Alessandroni, chi e perché ha bruciato le auto di Zucchini o danneggiato quelle del compagno dell’assessore Nolfi, chi ha spedito i proiettili alla Inches. Vorremmo sapere anche che fine hanno fatto le denunce dei dirigenti e dei segretari. Tutte vicende di anni recenti, segno di una situazione precipitata e – dati gli scarsi risultati – sfuggita evidentemente a chi deve investigare o nota solo in parte.

Non siamo più nel 2005 o 2011, dunque, e a proposito della “sfida” della commissione d’accesso un altro piccolo ricordo: perché sciolsero Nettuno – a mio parere facendo un torto dato quello che poi è stato “abbonato” a Fondi  – e cosa rischiamo.

Altro che accesso, il problema è negare l’evidenza

prefettura

La Prefettura di Roma

Ammettere l’esistenza della mafia sul pianerottolo di casa propria significa poi dover dire cosa sto facendo io per separare la mia vita, il mio destino da quelle delle persone che abitano sullo stesso pianerottolo. Un conto è dirlo; altro conto è farlo”. Ecco, uso le parole di un magistrato, Michele Prestipino, pronunciate quasi tre anni fa, perché il problema non è se arrivi o meno una commissione d’accesso – ho sempre sostenuto che sarebbe un’onta, non cambio idea adesso – ma è rendersi conto di ciò che abbiamo intorno.

Io non ho mai avuto dubbi sull’onestà che il sindaco, Luciano Bruschini, va sbandierando a ogni piè sospinto. Lo conosco e mi fido. Così come non può pagare Pasquale Perronace per il fratello, né Marco Maranesi per aver chiesto un prestito.

Non mi fido più – ma senza mettere in discussione l’onestà del sindaco, bensì il suo modo di intendere la politica – nel momento in cui, nel corso di questi anni, ha sempre ribadito che lui con le forze dell’ordine ci parla, conosce e sa tutto, che la situazione è sotto controllo. Ebbene il prefetto Basilone (a proposito, l’ha più ricevuto a Bruschini? E cosa si sono detti?) ha sostenuto chiaramente in antimafia che il comune di Anzio è quello “per il quale si sono susseguiti maggiori segnalazioni di criticità”.

Non ci voleva la relazione conclusiva della commissione parlamentare per dirlo. Lo abbiamo vissuto sulla nostra pelle, mentre Bruschini – dal suo punto di vista e da quello dei maggiordomi di corte anche comprensibilmente – negava l’evidenza che usciva fuori prima dall’indagine e poi dal processo “Malasuerte”, quindi dall’inchiesta “Evergreen”.  Non è mafia, attenzione, ma pessima gestione della cosa pubblica e frequentazione con chi ha aderenze in ambienti tutt’altro che puliti. Ed emergono atteggiamenti mafiosi, non si venga a dire il contrario, toni al minino fuori dalle righe.

Non serviva la relazione (approvata all’unanimità, tra l’altro) per dirci che ci sono sentenze che confermano la presenza di clan anche sul nostro territorio.  Il discorso era, è e purtroppo sarà – perché la commissione d’accesso in campagna elettorale non la manda nessuno – se queste presenze abbiano avuto porte almeno socchiuse in Comune, nemmeno spalancate. Se abbiano avuto agganci, portato voti, ottenuto lavori, condizionato o fatto “allineare” qualcuno.

E non serve la commissione d’accesso – lo ripeto da un paio d’anni – a stabilire che è stato fatto mettere il vestito bello a qualche personaggio locale nemmeno tanto “border line” per farlo entrare in politica o per farlo sostenere questa maggioranza. Non serve che venga preso a testate un giornalista (finora ci si è fermati a querele e richieste di risarcimento solo annunciate) per dire che Ostia, nei metodi, è già qui.

Su questo, al posto del Prefetto e del Ministro, di chi li rappresenta sul territorio, terrei alta la guardia. Ah, non ho idea di chi siano i riferimenti del sindaco Luciano Bruschini quando dice che lui con le forze dell’ordine ci parla tutti i giorni. Nella relazione si dice che va tenuto conto dello “scambio di informazioni con la procura, con la Polizia, i Carabinieri e la Dia”. Segno che la direzione investigativa antimafia, delle nostre parti, si sta già occupando…

Cosa sto facendo, per riprendere il discorso di Prestipino all’inizio? Semplice, non nego e mai ho negato l’evidenza – andavo in piazza oltre 25 anni fa, quando si raccoglievano i morti per strada…. – e con certi personaggi non ho avuto e non voglio avere nulla a che fare. #unaltracittà si costruisce anche così

Prefetto e Ministro, servono certezze: dobbiamo sapere

DallaChiesa

Il generale Carlo Alberto Dalla Chiesa (foto da wikipedia.it)

Finché una tessera di partito conterà più dello Stato, non ce la faremo mai a vincere“. Carlo Alberto Dalla Chiesa, ucciso dalla Mafia a Palermo, insieme alla compagna, lo diceva senza mezzi termini.  Cosa c’entra con Anzio? Provo a sintetizzarlo.

Si susseguono voci disparate sull’arrivo o meno di una commissione d’accesso al Comune, annunciato sabato in un convegno (dopo un articolo di qualche giorno prima) da Federica Angeli. Strumento di prevenzione che – qualora fosse inviato – arriverebbe fuori tempo massimo, anche se il punto non è questo ma come ci si sta facendo gioco di una città intera.

Dopo le prime richieste – ministro all’epoca Alfano, area vicina a esponenti di maggioranza di Anzio – la politica si è mossa per “frenare“. Funziona così, lo scandalo del mancato scioglimento del Comune di Fondi è ancora lì a dimostrarlo. Oggi la politica – il ministro è Minniti, del Pd – dalla parte della maggioranza di Bruschini cerca “sponde“, da quella del Pd “studia” il da farsi, da quella che compone Leu e dai 5Stelle sembra cavalcare l’onda.

Tutti sanno, tutti hanno certezze, tutti si “muovono” ma ai cittadini nessuno dà le risposte dovute. Chiariamo: qui ci sono sentenze a dimostrare la presenza di una ‘ndrina locale. Ci sono beni sequestrati dai Carabinieri qualche giorno fa, nell’ambito di una indagine di Milano denominata “Area 51” «che aveva consentito di far emergere l’esistenza di un sodalizio radicato ad Arluno (Milano) e collegato alla cosca “Gallace”, egemone nel territorio di Guardavalle (Catanzaro) con ramificazioni sia in Lombardia che nei comuni di  Anzio e Nettuno (Roma)» come recita un comunicato dell’Arma.

Poi ci sono beni sequestrati appartenuti alla camorra, alla banda della Magliana e a un clan di mafia. Negare quelle che non sono infiltrazioni, ma presenza, è da sciocchi. Altro è capire se queste presenze hanno – o meno – inquinato il Comune. Bruschini dice di no, altri la pensano diversamente, così abbiamo due versioni.

Quella del sindaco e del suo entourage  secondo la quale è tutta una bufala, la Angeli ha citato un atto della Bindi, secondo “indiscrezioni” il Prefetto è infuriata e farà un comunicato congiunto con il Comune del quale – però – ancora non vi è traccia. L’altra è quella dei “bene informati“, secondo i quali la commissione è pronta, mancano un paio di nomi e arriva. Ma siamo su Scherzi a parte? Non possiamo stare in balìa delle voci, dei “si dice” o di non meglio specificate fonti.

Caro Prefetto (e caro Ministro, se il Prefetto continua a tacere), abbiamo il diritto di avere certezze e avete il dovere di darcele. Senza pensare a opportunità politiche o meno, ma solo rispondendo se esistono o non i presupposti per l’invio di una commissione d’accesso. Dobbiamo sapere, subito. Ne va della credibilità delle Istituzioni, non certo delle tessere di questo o quel partito.