Il sindaco, Italia Viva, il fallimento. Ecco chi…“scappa”

Poco meno di tre anni fa telefonai al sindaco appena eletto al primo turno, complimentandomi e riconoscendo la sua vittoria. Feci un comunicato a spoglio in corso – ma risultato acquisito – dicendo che avevo avuto il piacere di parlare con il primo cittadino di Anzio. Vedete, si tratta di modi di intendere la cosa pubblica e l’impegno civile. Ho giocato a baseball e allenato, anche, l’insegnamento che ti danno vittorie e sconfitte, l’umiltà e il rispetto per l’avversario, te le porti dietro. O ce le hai o non.

Il nostro sindaco, che torna a tirarmi in ballo in Consiglio comunale, dicendo che sono scappato (aggiungendo altri sproloqui) e trova la claque ad applaudirlo o una presidente che gli consente di dire qualsiasi cosa in assenza di contraddittorio, o sostenitori da social, il rispetto non ce l’ha. Non ce l’ha mai avuto.

Continuo a pensare – sbagliando, evidentemente, visto che tutti tacciono – che il Consiglio comunale dovrebbe occuparsi di altro ma il nostro è purtroppo ridotto a una sorta di Teatro dei Pupi. Il sindaco parla (e se non basta, urla) e tutti eseguono, maggioranza eletta e allargata (a Cafà e Palomba che nel 2018 lo avversarono), da ultimo a Italia Viva (che nel 2018 non esisteva) che tesse le lodi del primo cittadino ma resta (così dice, pochi ci credono) all’opposizione.

Perché sono andato via è noto, chi vuole può rileggere il mio intervento in consiglio comunale (non è on line, ma ne ho chiesto copia alla presidente) o quello che spiegai qui candidandomi.

Chi è scappato, rispetto a quanto sosteneva nel 2013, è stato il sindaco. Costretto ad allearsi nel 2018 con chi cinque anni prima voleva “mandare a lavorare”, pur di vincere. E prendendo meno voti delle liste che lo sostenevano. Unico tra i candidati a quella carica. Perché lui – e il centro-destra – sapevano bene che il ballottaggio sarebbe stato un rischio enorme e non potevano perdere. In questo “sistema Anzio” stai bene a cercare avversari da dileggiare altrove, quando governi ininterrottamente dal 1998…. Sempre durante l’intervento in consiglio ebbi a dire che da quel momento in poi c’era un unico responsabile: il sindaco. Di questo deve rispondere, prima di preoccuparsi come fece in tv di quanti libri avessi venduto, o di ripetere all’infinito che ho preso pochi voti. Viste certe frequentazioni di eletti con le sue liste, ci sarebbe da chiedersi da dove vengono i suoi. Ma è noto, ad Anzio non esiste un investigatore….

E visti i passaggi in maggioranza, forse più gravi di avere mantenuto un impegno (o no?) sono ancora più contento di avere rinunciato a certe proposte. A quella di chi – per non candidarmi sindaco poiché “temuto” – veniva a offrirmi il ruolo di capo di gabinetto una volta eletto De Angelis. Ma pure quella di chi mi invitava a non dar corso alle dimissioni, dopo, tanto se il problema era il lavoro una soluzione si sarebbe trovata, basta che non la davo “vinta ai basisti” come ebbe a dire la Marracino.

Nel primo caso risposi che non mi interessava fare il capo di gabinetto di chi aveva rinnegato gli impegni del 2013 e che non tornavo sui miei passi avendo sempre aspramente criticato la gestione del Comune, nel secondo che se volevo fare “carriera” in qualche segreteria avrei scelto altro più di 30 anni prima. Sono cose che in questo Comune – se fai diversamente da come è sempre stato – ti fanno diventare un assurdo per gli eguali. Per chi sta bene nel “recinto” e non fiata, a cominciare dai giovani che dovevano rappresentare il cambiamento ma guai a dire una parola al sindaco.

Nemmeno quando dice che sta portando avanti il mio, di programma, dimenticando che il suo era copiato e incollato dalla candidatura 2013. Ma che fa? “C’avemo i voti” e per stare tranquilli in consiglio comunale allarghiamo anche la maggioranza. Se poi, da un programma alternativo qual era il nostro – con nessun successo elettorale, ma è la democrazia – si riesce a far revocare i “quattro cantoni” a Puccini, a far realizzare i “Deco” che nemmeno sapevano cosa fossero e a immaginare un asilo nido, ciò non vuol dire che si debba entrare in maggioranza. Anzi….

A meno che l’esempio non sia quello dell’amico Paride Tulli (so che mi perdonerà) che entrando dal Psdi in Forza Italia disse “si può essere di sinistra anche da qui”, poi fece il candidato sindaco Pd, quindi sostenne Bruschini e poi Palomba e in maggioranza è di fatto sempre rimasto.

Quando sui social la Marracino sostiene che il programma di allora era “un libro dei sogni” offende anzitutto se stessa che con me e una squadra di pochi volenterosi che non “c’aveva i voti” lo ha scritto e portato avanti, con una visione della città senza precedenti. Era il programma del Pd con il quale è stata eletta, salvo cambiare inseguendo Renzi. Liberissima, ci mancherebbe, ma lo scandalo non è il sottoscritto.

Allora andrebbe detto, con più forza, che esistono questioni non irrisolte ma fallimentari per chi dal 1998 guida Anzio ed è stato eletto la prima volta nel 1990.

Una su tutti i rifiuti, con una differenziata ridicola, una gara prorogata di fatto nel disinteresse di chi dovrebbe controllare, una società pubblica che andava sì scelta ma con bando nazionale e non all’ultimo giorno utile. Nell’unico dibattito pubblico con me, nel 2018, non era De Angelis a dire che si sarebbe fatta una gara ponte? E che per la biogas sarebbe andato all’Onu? Parole, del resto….. “c’avemo i voti”.

Andrebbe detto che c’è un bilancio carico di residui difficilmente riscuotibili, molti dei quali riferiti proprio ai rifiuti, e sul quale la Corte dei conti ha fatto rilievi precisi. C’è un porto bloccato dal contenzioso con un socio privato che ad Anzio è arrivato – allora in Italia Navigando – grazie all’attuale sindaco. C’è un piano regolatore che ha devastato il territorio e il primo cittadino sa che il sottoscritto era – negli anni 2000 – l’unico a dire che non andava più messo un mattone. Invece si è scelta una villettopoli di pessima qualità, attirando un ceto medio basso con conseguenze che sono sotto gli occhi di tutti. Per non parlare dei servizi da terzo mondo, dall’anagrafe alla pulizia della città. E senza citare le indagini che hanno coinvolto e coinvolgono il Comune, dove la responsabilità era e resta personale penalmente, ma ciò che è accaduto è disdicevole politicamente. A cominciare dall’allearsi con i protagonisti delle pressioni citate nella sentenza Malasuerte.

E ricordando che l’esempio si dà a partire dal rispetto della legalità delle cose quotidiane, come un ufficio relazioni con il pubblico mai aperto e presente solo sulla carta, insieme a tante altre cose…

Ecco, si può decidere da che parte stare e io l’ho fatto. Chi rincorre le sirene della maggioranza è liberissimo, per quanto mi riguarda vorrei che il Consiglio si occupasse di Anzio e non del sottoscritto. Vorrei che il sindaco e i suoi accoliti pensassero a governare e non a chi non ha ruolo diverso di quello di un cittadino attento. Da una vita.

Il mio impegno civile è rimasto lo stesso, attraverso questo strumento e con il sostegno a chiunque avversi questo modo di intendere la politica. C’è chi ha lasciato la maggioranza e sta creando un’intesa di centro, c’è un Pd che deve decidersi su cosa vuole fare da grande, c’è #unaltracittà alla quale non siamo stati in grado di rivolgerci e va coinvolta non con i giochi di palazzo ma su questioni reali. A tutti questi guardo affinché la rivendicata continuità (che nel 2013 era discontinuità, quando si dice la coerenza…) possa cessare. Insieme a questo modo dirigista, provocatore, sprezzante, da despota, di intendere il proprio ruolo di primo cittadino. Non ho pretese, non devo fare nulla, non cerco rivincite.

E siccome tra i tanti “soloni” contrari alla mia candidatura c’è chi al tempo sollevava il rapporto personale – mai negato – con De Angelis, tranquilli: è finito da tempo e non per causa mia. Chiunque arriva a offese che ledono la sfera familiare, con il sottoscritto ha chiuso.

Bilancio, revisori, Capo d’Anzio e quella fidejussione… condannata

Per primi i colleghi della stampa locale sono attratti dai gruppi che si formano, da intese tra chi era contro in campagna elettorale o oggi si ritrova, persino da chi potrebbe essere il futuro candidato sindaco. Va così, è il chiacchiericcio che “tira”, piace a chi frequenta gli ambienti della politica locale. E ormai le notizie seguono il filo dei social, quando non del mero copia e incolla, così basta che un assessore o un consigliere dica la sua lì e sembra venir meno l’impegno a verificare.

Il Natale sul mare è andato benissimo? Vero. L’estate scorsa c’era il “sold out”? Altrettanto vero, anche se dagli incassi della tassa di soggiorno non sembra. Ma i problemi vogliamo guardarli o non? Dell’ultimo consiglio comunale, quello sul bilancio, sappiamo che c’è un piano triennale delle opere pubbliche (in parte ereditato dal passato) che promette scintille ma obiettivamente sarà difficile da realizzare. Sappiamo inoltre, ma ha poca eco, che i revisori dei conti dicono finalmente che le cose – nel bilancio – non vanno. Sono le stesse che l’attuale sindaco, da opposizione di lotta e di governo, imputava a Bruschini del quale, oggi, rappresenta la continuità. Vediamole, a mo’ di esempio: “le previsioni di cassa relative alle entrate sono fin troppo ottimistiche […] e in particolare il parere al bilancio è favorevole ma condizionato allo stanziamento nel Fcde degli introiti da accertamento Imu”. Fermiamoci un attimo: Fcde è il fondo crediti dubbia esigibilità e all’accertamento Imu c’è chi dopo aver collaborato a creare il “buco” da funzionario corre a mettere pezze da dirigente.

Attenzione, perché il Fcde inserito in bilancio, come ricorda il consigliere Luca Brignone “non appare congruo in relazione all’andamento storico delle riscossioni rispetto agli accertamenti ed ai crediti dichiarati inesigibili e questo ha reso necessario approvare un emendamento che sottrae ulteriori 300.000 euro alle spese del Comune“.

Ancora i revisori: “I singoli dirigenti o responsabili di servizi non hanno partecipato alle proposte di previsione di autorizzazione di cassa anche ai fini dell’accertamento preventivo di compatibilità di cui all’art. 183 comma 8 del Testo unico degli enti locali” (il quale ha l’obiettivo di evitare ritardi nei pagamenti e la formazione di debiti pregressi) oppure “l’Ente non si è dotato di scritture contabili atte a determinare in ogni momento l’entità della giacenza della cassa vincolata per rendere possibile la conciliazione con la cassa vincolata del tesoriere” e – ancora – “l’Ente non ha provveduto nel corso del 2019 a pubblicare l’ammontare complessivo dei debiti di cui all’articolo 33 del Dlgs 33/2013” cioè gli obblighi di pubblicazione concernenti i tempi di pagamento dell’amministrazione. Trasparenza, questa sconosciuta.

Una situazione difficile, non da oggi, segnalata negli anni anche dalla Corte dei conti e di fronte alla quale si è andati avanti dicendo che i residui attivi (somme messe in bilancio come entrate e mai incassati) non erano un problema. Lo sono eccome, ne è a conoscenza anche il sindaco, ma “fanno” notizia le tante iniziative ben pubblicizzate e non una condizione ai limiti della sopportabilità finanziaria.

Di più, si sta raschiando il fondo del barile inviando avvisi a raffica a chi ha pagato e spendendo fior di soldi pubblici per raccomandate, scomodando i cittadini, ignorando dati che dovrebbero essere noti se mai si fosse solo immaginato quel Comune 3.0 del quale De Angelis dice apertamente di essere la continuità. Dal punto di vista dell’informatizzazione era e resta un fallimento. E da aprile, quando andrà in pensione chi tiene insieme i pezzi, non si sa come verrà gestito quello che resta.

E già che abbiamo parlato di Corte dei Conti è bene ricordare la Capo d’Anzio. Sembra finita nel dimenticatoio, è prossima al fallimento ma in Comune si cerca l’ultimo colpo di teatro di un ipotetico finanziatore, l’opposizione è pronta (se non l’ha già fatto) a convocare un consiglio comunale specifico per sentire cosa ha da dire il sindaco.

Ebbene la Corte dei Conti su una fidejussione come quella concessa dal Comune all’epoca alla società (invane le rimostranze dell’allora consigliere Pd Gianni De Micheli) e poi rimborsata, ha condannato un sindaco e scrive Antonio Tirelli nel suo commento alla vicenda: “E’ una delle tante Sentenze di condanna di Amministratori che hanno gestito “Società” pubbliche per attività le più diverse. In questo caso il Sindaco, autorizzato a suo tempo dal Consiglio Comunale ha sottoscritto (poi rinnovato) una fideiussione palesemente illegittima fin dall’inizio. Occorre sottolineare che il Sindaco era anche Amministratore della Società/Consorzio e che non ha funzionato alcun controllo interno. È interessante leggere la stampa locale sulla decisione del Tribunale (gli Amministratori del Comune e del Consorzio sono stati oggetto di una vicenda giudiziaria per bancarotta semplice); risulta che nei 10 anni di vita del Consorzio il Comune aveva sempre dovuto ripianare perdite, sempre maggiori ogni annualità, sempre portate a nuovo, tanto da accumulare perdite per Euro 479.000“.

Qui il sindaco non era amministratore, ma partecipava alle assemblee, ma la storia sembra proprio quella della Capo d’Anzio. Con un piccolo particolare: le perdite si avvicinano ai 4 milioni di euro. Però va tutto bene….

“Appena rientrati”, il 25 aprile, l’eredità e il bilancio di domani

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La cerimonia dello scorso anno per Mario Battistini

Appena rientrati….” Lo dicevano i nostri nonni e genitori, lo ricordano i libri su quel periodo ed è bene attualizzare – oggi, 25 aprile, festa della liberazione – quella frase alla situazione di Anzio. “Appena rientrati….” si riferiva alla fine della guerra e dello sfollamento, a un paese di poche migliaia di anime ridotto in macerie.

Oggi, 73 anni dopo, è come fossimo “appena rientrati“, perché non ci sono le macerie della guerra ma una gestione della città che ha portato sottosviluppo. Si immaginavano mare, cultura e natura, ci lasciano varianti, cemento e furbizie. Per anni il mattone è stata l’unica proposta economica rivelatasi effimera. Per anni si è parlato, a vanvera, di turismo.  Un dato? Nel bilancio che si approva domani – ampiamente fuori i termini di legge – la cifra stanziata per la “missione” è di 61.000 euro.

Occorre immaginare una Anzio diversa, realizzarla anche. #unaltracittà nasce con questa idea, si presenta al voto, sarà valutata dai cittadini.

Ma siamo davvero nella situazione dei nostri nonni, ormai, quella di “appena rientrati“. Basta guardarsi intorno e notare cosa ci ha lasciato in termini di disservizi il centro-destra, a cui aggiungere una situazione finanziaria disastrosa. Chiunque sarà sindaco – anche il favoritissimo De Angelis che sembra rimettere d’accordo il centro-destra che cinque anni fa contestava e lo contestava e che primo cittadino lo è già stato  – dovrà fare i conti con 39 milioni e mezzo di residui, una somma che pone a rischio gli equilibri stessi del bilancio. Chiunque domani voterà il documento a favore lascerà in eredità alla prossima amministrazione 17 milioni 387.734,49 di entrate extra tributarie per “Vendita di beni e servizi e proventi derivanti dalla gestione dei beni” a dir poco dubbie. Sono cose che ha fatto chi ha governato, non chi era in minoranza. Proviamo a ricordarlo. Ricordiamocelo.

Chi approva il documento unico di programmazione rispetto ai piani di edilizia residenziale pubblica e ai piani di edilizia economico popolare sa che deve essere anche cosciente del fatto che non ci sono indicazioni sulle strategie ipotizzate.  Che ci sono molti crediti da recuperare a rischio di prescrizione. Che esistono molte vertenze giudiziarie di esito incerto che potrebbero vedere il Comune soccombere e quindi dover pagare somme anche elevate. Infine che i debiti fuori bilancio devono rappresentare un evento eccezionale e non ricorrente. Forse nemmeno sono tutti indicati lì. Altri – si dice – sono dietro l’angolo.

Per questo servirà rigore assoluto e un’operazione-verità sui conti, andando a spiegare anche in piazza, se necessario, cosa abbiamo trovato e in che modo possiamo intervenire.

Ecco, siamo nella situazione dei nostri nonni, il centro-destra lascia macerie e non può rappresentare una soluzione ai problemi che ha creato. Siamo “Appena rientrati….”   e abbiamo la grande occasione di realizzare #unaltracittà

ps, detto ciò, faccio mie le parole del sindaco, Luciano Bruschini, nel ricordo di Mario Battistini e dei valori universali di questa giornata.

Il generale, il commercialista e una scadenza che…

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Il generale alla Capo d’Anzio è stato messo, di un commercialista candidato sindaco del centro-destra si parla, ma mentre l’attenzione di chi “fa” politica dalle nostre parti è tutta rivolta alle elezioni del 2018 si rischia di dimenticare una scadenza importante.

Il sindaco incaricato (commercialista permettendo) dell’alleanza che governa Anzio, Candido De Angelis, ha sempre asserito di essere assiduo lettore del Sole 24 ore oltre che del Corriere della Sera. Gli va dato merito, pertanto non gli sarà sfuggito quanto pubblicato lunedì sul quotidiano economico. Bene, entro la fine di settembre il Comune è obbligato ad approvare il bilancio consolidato riferito all’esercizio 2016: “Composto da conto economico – cito l’articolo –  stato patrimoniale, relazione sulla gestione consolidata (…) relazione dell’organo di revisione“. C’è tutto? Saperlo…

Al contrario delle altre approvazioni, non si rischia lo scioglimento del Consiglio comunale se i termini non vengono rispettati, ma si sospende la facoltà di assumere da parte dell’Ente che pure in questo periodo è molto attivo su questo fronte.

Che c’entra il generale presidente della Capo d’Anzio? Semplice, da un lato i conti della società partecipata entrano nel consolidato, dall’altro la stessa società deve essere soggetta alla “razionalizzazione“. In questo caso “la mancata approvazione sconta anche la sanzione pecuniaria (fino a 500.000 euro) oltre a impedire all’ente l’esercizio dei diritti e dei poteri del socio” mentre le “schede della situazione devono essere allegate alle deliberazioni consiliari“. Sempre entro il 30 settembre…

I tempi ci sono, sia chiaro, anche se la documentazione in cartella arriverà come al solito in extremis ai consiglieri comunali, i quali nel frattempo sono presi tra mostre da inaugurare, accordi da fare e sfasciare, voti potenziali da contare, commissioni trasparenza da disertare.

Una cortesia sul piano di razionalizzazione: evitiamo, nella smania di “copia e incolla” che contraddistingue molti,  di scrivere sull’eventuale proposta “sturt up” come avvenuto nella precedente o di affermare che la Capo d’Anzio non ha dipendenti.

Bilancio, non è (solo) questione di termini

Bruschini-DeAngelis

Lo dico subito: mal comune non è mezzo gaudio. Non si può rispondere “stanno così in tutta Italia” quando in molti enti locali il bilancio è stato approvato e quando ciò che accade ad Anzio è certamente più grave di quello che succede in altri Comuni. Sembra come parlare dei pronto soccorso affollati “eh, ma succede ovunque…” No, non basta. Perché se accade, se è fisiologico un ritardo, se ci sono difficoltà, devi fare in modo che non accada più.

Qui succede ogni anno, l’eccezione diventa la regola, anzi fino al 2016 almeno in giunta nei termini il bilancio era stato approvato, quest’anno nemmeno quello. Accadrà domani, dicono da Villa Sarsina, ma come è stato sollevato da chi scrive insieme a Chiara Di Fede di “Città futura”, dal Pd  che ha ancora pendente un ricorso al Tar perso nei meandri della giustizia italiana e dal Meetup “Grilli di Anzio” (di quello del consigliere Tontini non si ha notizia in tal senso) non siamo solo fuori dai termini, ma ciò succede sempre e comunque mancano una serie di elementi di conoscenza. Di più: c’è un inaccettabile disprezzo delle regole.

Attenzione, non è questione di sola forma – che in casi del genere è anche sostanza – perché qui la situazione è drammatica e non da oggi. Né è – come ripete l’assessore Giorgio Zucchini – un “attacco alla struttura“. Ma per carità, lavorassero e facessero il loro, anzi pieno sostegno a chi ha ereditato una situazione difficile. Diciamo che in un’azienda privata non funzionerebbe così, ma pazienza. Capisco che i canoni sono altri.

Per questo nel chiedere al rappresentante del governo sul territorio di intervenire (ci ostiniamo ad avere fiducia nelle Istituzioni) insieme a Chiara abbiamo fatto notare come la Corte dei Conti abbia più volte sollevato dei serissimi dubbi. Affermando, da ultimo lo scorso anno, che i “chiarimenti trasmessi” dal Comune non sono “idonei a superare i dubbi insorti sulla regolarità di alcune poste in bilancio”. Sottolineando le “irregolarità finanziario contabili” emerse per i consuntivi dal 2010 al 2012.  Ricordando le criticità nella riscossione, il ricorso eccessivo ad anticipazioni di cassa che “risultano di gran lunga superiori al limite stabilito del 5% rispetto alle entrate correnti” e soprattutto “una consistente mole di residui” per alcuni dei quali si presuppone che “l’Ente stia conservando, iscritti in bilancio, crediti di dubbia esigibilità”. Non solo: Il mantenimento di residui attivi inesistenti o inesigibili si ripercuote direttamente sulla veridicità del risultato di amministrazione e in generale sulla veridicità e attendibilità del bilancio dell’ente”. Governavano Bruschini e i suoi, non altri.

Tutto risolto? E come? Forse lo sapremo domani, quando delibereranno. Poi in Consiglio comunale, quando a Bruschini si unirà – salvo sorprese – la cosiddetta opposizione (!?) di De Angelis che è stato “nominato” prossimo candidato sindaco senza che alcuno in maggioranza dicesse una parola.  La preoccupazione, del resto, è avere il candidato forte e provare a vincere ancora, sapendo di essere al capolinea.

Avete capito bene, lo stesso De Angelis che sosteneva – a ragione – che il Consiglio andava sciolto perché il consuntivo 2011 non era stato approvato nei termini (con il Prefetto dell’epoca che chiuse gli occhi) e che ha condotto una battaglia senza esclusione di colpi alle elezioni del 2013, quindi ha sostenuto che fossero falsi – o quasi – i bilanci approvati finora. Ora, dopo aver anche contribuito negli uffici  – da quanto si dice – a “chiudere” il preventivo 2017 sembra lo voti. C’è da stupirsi? No, aveva già evitato di far saltare il banco su un piano delle opere pubbliche ovviamente irrealizzato e quando – non più tardi di un anno fa – in cartella c’era un bilancio, l’assessore ne aveva un altro e gli uffici un altro ancora.  Che sarà mai, per chi “fa” politica è normale.

 

 

Cosa accade (dovrebbe…) se non si approva il bilancio

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Riporto il blog di Franco Brugnola sulla mancata approvazione del bilancio entro i termini.

In tutti i Comuni è tempo di bilanci e ogni Consiglio comunale è chiamato ad approvare, entro la mezzanotte di oggi 31 marzo (termine prorogato con la legge 232/2016), il bilancio di previsione.
Ma cosa potrebbe avvenire se il bilancio non fosse approvato entro oggi?
Due sono le ipotesi:
a) che la Giunta non abbia predisposto una proposta;
b) che la Giunta abbia predisposto la proposta ma che il Consiglio non l’abbia ancora approvato.
Il Testo unico non prevede una forma particolare per l’approvazione da parte del Consiglio; sorge il problema se nello Statuto, l’ente nell’ambito della propria autonomia, lo abbia fatto prevedendo ad esempio una approvazione a maggioranza assoluta, il che potrebbe fa pensare anche ad una disattenzione (senz’altro grave, da parte della maggioranza), nel caso che poi il Consiglio l’abbia approvato solamente con la maggioranza dei presenti.
Nel caso di mancata approvazione del bilancio di previsione il TUEL stabilisce che il Segretario comunale debba riferire al Prefetto circa la mancata approvazione e se non è stato approvato dalla giunta il Prefetto provvede alla  nomina un Commissario ad acta affinché lo predisponga d’ufficio per sottoporlo al Consiglio. In tal caso e comunque quando il Consiglio comunale  non abbia approvato nei termini di legge lo schema di bilancio predisposto dalla Giunta, il Prefetto assegna al Consiglio, con lettera notificata ai singoli Consiglieri, un termine non superiore a venti giorni per la sua approvazione, decorso il quale si sostituisce, mediante apposito Commissario ad acta, all’amministrazione inadempiente. Dalla data del provvedimento sostitutivo, cioè dalla nomina del Commissario, inizia la procedura per lo scioglimento del Consiglio, che viene perfezionata con provvedimento del Presidente della Repubblica.
E’ evidente che la mancata approvazione del bilancio di previsione rappresenti un fatto grave in ogni caso e per questo il legislatore ha previsto una procedura di intervento correttivo, ma anche sanzionatorio piuttosto grave.
Pertanto, nel caso in cui la Giunta abbia adottato la proposta e il Consiglio comunale per un qualunque motivo non l’abbia approvata entro il termine (non è necessario che la proposta sia stata bocciata, può anche avvenire che sia mancato il numero legale, o che qualche membro della maggioranza non sia stato accontentato in qualcosa astenendosi o votando contro, ecc.), il Prefetto, informato dal Segretario comunale diffida con lettera tutti i consiglieri a provvedere assegnando un termine; solo dopo la scadenza di detto termine scatterà la procedura del Commissariamento e conseguentemente quella per lo scioglimento del Consiglio comunale.
Ove non sia stato deliberato il bilancio di previsione entro il termine di legge, è consentita esclusivamente una gestione provvisoria, nei limiti dei corrispondenti stanziamenti di spesa dell’ultimo bilancio approvato, ove esistenti. Tale gestione è limitata all’assolvimento delle obbligazioni già assunte, delle obbligazioni derivanti da provvedimenti giurisdizionali esecutivi e di obblighi speciali tassativamente regolati dalla legge, al pagamento delle spese di personale, di residui passivi, di rate di mutuo, di canoni, imposte e tasse ed, in generale, limitata alle sole operazioni necessarie per evitare che siano arrecati danni patrimoniali certi e gravi all’ente“.

 

Ad Anzio ignoriamo se: sia passato in commissione, abbia il parere dei revisori dei conti, sia passato in giunta, siano stati messi per tempo i documenti a disposizione dei consiglieri comunali come previsto dal testo unico degli enti locali.

Sappiamo che: entro il 31 marzo non è stato approvato dal Consiglio comunale. Ora a chi di dovere i provvedimenti conseguenti, al copione già visto in passato mancano il guasto informatico e la febbre…

Attenzione, non è “un attacco alla struttura“, ma la semplice richiesta di un normale cittadino.

Il bilancio dimenticato. Niente febbre o computer, per favore…

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Pensi che avranno una specie di scadenzario, sapranno – come avviene nelle case di tutti noi – quando c’è da pagare qualcosa, si deve predisporre un atto e via discorrendo. Invece sembra proprio di no. Al Comune di Anzio, con questa classe politica che amministra, l’opposizione che sta a guardare e i dirigenti che cambiano ma non fanno nulla di diverso dai predecessori, del preventivo 2017 non sappiamo ancora nulla.

E’ vero che siamo abituati ad arrivare sempre con il fiatone, a farci diffidare dal Prefetto e convocare i consigli all’ultimo minuto dell’ultimo giorno, ma tutto questo speravamo fosse superato dai nuovi innesti. Abbiamo una segretaria con quattro ruoli in contemporanea e quindi oberata di cose da fare – immaginiamo – ma è pur sempre il garante delle procedure dell’ente, possibile che al 30 novembre non ci sia ancora traccia dello schema di bilancio 2017-2019 e della eventuale nota di aggiornamento del documento unico di programmazione? Eppure andavano approvati entro il 15…. E il preventivo 2017 spedito entro il 31 dicembre….

E abbiamo un dirigente dell’area finanziaria – che resta al suo posto nel silenzio generale, nonostante il titolo con il quale ha partecipato alla procedura ex articolo 110 sia diverso da quello richiesto dal bando – che è sicuramente bravo e preparato, avrà certamente trovato una situazione difficile, ma dello schema di bilancio 2017-2019 e della eventuale nota di aggiornamento del documento unico di programmazione non ha fatto ancora recapitare nulla ai consiglieri comunali. I quali, pazienza la maggioranza che alza la mano a prescindere e finge ogni tanto qualche crisi, se ne stanno zitti zitti. Il presidente Sergio Borrelli, ovviamente, nemmeno si sogna di convocare l’assise, magari per spiegarci una volta per tutte chi voterà ancora atti essendo moroso nei confronti del Comune.

Tre cortesie: se nel frattempo sono cambiati i termini o i documenti sono stati forniti,  chiedo scusa in anticipo. Se i termini sono corretti, invece, non inventiamoci qualche febbre o i computer rotti, per piacere. Questo nel passato è stato la regola, speravamo in un futuro diverso. Se in Consiglio, se e quando si farà, qualcuno chiederà lumi, evitiamo la pantomima della colpa sui dirigenti oggi, perché tanto diventano tutti bravi domani e portano a casa il loro 100% di risultato….

Certo è che in un’altra città, ripartendo dalle regole e dalla loro certezza per tutti, i tempi si farà in modo di rispettarli. Senza se e senza ma.

Capo d’Anzio, Comune e “scarpe nuove”…

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Diceva il “Parente“, calzolaio ad Anzio Colonia, “cugino mio, levi la sola e metti er tacco, meglio che te fai le scarpe nove“. Ricordi d’infanzia e di una figura professionale che non c’è più, ma che ben illustrano la situazione della società Capo d’Anzio e – più in generale – dell’amministrazione che guida la città.

Andiamo con ordine. Il consiglio d’amministrazione della società ha approvato ieri il bilancio che adesso andrà in assemblea. Chiude a pareggio, dopo aver sistemato “sola e tacco” ovvero dopo aver inserito i presunti introiti delle Cooperative di ormeggiatori che hanno usato senza titolo le aree da luglio 2014 ad aprile di quest’anno. C’è una perizia, prudenzialmente il consiglio d’amministrazione ha inserito una minima parte nei conti, un’altra è tra i rischi, ma il bilancio quadra.

Difficilmente servirà a salvarci dalla cessione a Marconi, ma è un passo in avanti. Con un problema che il presidente Ciro Alessio Mauro conosce bene: gli ormeggiatori hanno usato senza titolo le aree, ma la Capo d’Anzio sta usando attraverso l’accordo raggiunto e ormai da prorogare catenarie e quant’altro di loro proprietà. Andare a chiedere alle cooperative gli arretrati non sarà una passeggiata di salute o quantomeno si compenserà con ciò che dobbiamo loro per le attrezzature. Comunque lo stesso consiglio di ieri ha fatto un notevole passo in avanti: il sito della società che risulta “in costruzione” sarà adeguato alle norme sulla trasparenza.

Di porto si è accennato ieri in Consiglio comunale, ma aspettiamo ancora la relazione del professor Cancrini e una serie di delucidazioni che il sindaco, anche stavolta, non darà.

Ieri Luciano Bruschini ha portato a casa il bilancio, com’era prevedibile, ancora una volta calpestando le regole ma qui è la norma e il Prefetto di Roma è di manica larga.Pagheremo per anni 25 milioni di “buco“, siamo al pre dissesto, ma importante era andare avanti.

Per quanto riguarda le dimissioni di Zucchini com’era ampiamente prevedibile “hanno esagerato” i giornali. Serve il famoso “cambio di passo“, ma sì… Intanto teniamoci questo e andiamo avanti trascinandoci fino al 2018.

Per la verità i giornali hanno scritto ciò che avveniva in maggioranza, l’ennesima pantomima di una classe dirigente – vecchia e giovane – arrivata al capolinea e “accerchiata” non dai 5Stelle e dal sindaco di Nettuno (al quale ieri è stato dato fin troppo spazio)  ma da indagini a non finire. Che non arriveranno a conclusione come tante altre, ma fanno emergere un modo di fare verso il quale serve assoluta discontinuità.

Le famose “scarpe nuove” consigliate dall’amico calzolaio…

 

Bilancio, ora manca solo il guasto informatico

 

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Il vice sindaco Giorgio Zucchini

A questo punto manca solo il guasto informatico, poi la consueta pantomima sui ritardi legati al bilancio di previsione sarà completa. Ieri sera la notizia del rischio che salti tutto, nei giorni scorsi l‘uscita del vice sindaco e assessore alle finanze Giorgio Zucchini sul ritardo degli uffici. A quando un black out elettrico – e ieri c’è stato davvero – o un programma saltato o qualche mail che non parte com’è stato negli ultimi anni?

Perché far quadrare un bilancio non è mai semplice, mettere insieme il colabrodo che stanno servendo per l’ennesima volta ai cittadini e ai consiglieri di maggioranza che andranno ad alzare la mano, di più. Senza contare che siamo di fronte a una diffusa irregolarità nella consegna dei documenti, ma questo sembra interessare poco. Che sarà mai… I termini? Ma sì, pazienza, abbiamo sempre fatto così…. Convocazione entro la data della diffida e tempo guadagnato, stile primissima Repubblica.

Ecco perché a scioglimento e possibile commissario non c’è da credere, al neo prefetto di Roma – che speriamo diverso dai predecessori – qualcosa andranno a raccontare. E magari anche quest’anno uno dei revisori avrà la febbre e non firmerà. Il prefetto di Latina che dopo la diffida del 18 maggio (stessa data di Anzio) scioglie Ventotene perché manca il parere dei revisori? Ma sì, è un Comune piccolo, un’altra provincia….

La verità è che stanno impegnando chiunque arrivi dopo – eventuale commissario compreso – a dover fare i conti con un bilancio al dissesto o quantomeno che necessita di entrare in riequilibrio. Un Comune incapace di riscuotere – lo dice la Corte dei Conti, lo confermano i revisori – ma che continua a spendere oltre il dovuto e che quando si passerà al bilancio “per cassa” dovrà bloccare alcuni servizi.

Ma questo interessa poco alla maggioranza di casa nostra e a chi le si avvicina senza grossi risultati. Così come una città sommersa dai rifiuti non sembra argomento di discussione. Si pensa all’anno e mezzo che resta, evidentemente, a qualche spettacolino estivo, al lavoro da assegnare a una coop particolarmente vicina, ai “grillini” che avanzano da Nettuno, a chi verrà dopo Luciano Bruschini (a proposito, bentornato) per guidare un centro-destra che ha finito da tempo di essere esempio di governo

Un luminare va bene, ma senza buon senso la situazione è precipitata

sindacosfogo

Detto e fatto. Il sindaco Luciano Bruschini si affida a un luminare per contrastare il ricorso al Tar del Pd sul bilancio. Dice che “i documenti stanno a posto” ma poi sceglie niente meno che il professor Carlo Malinconico, tra l’altro anche sottosegretario alla presidenza del Consiglio nel governo Monti, per difendere quello che somiglia sempre più a un fortino assediato.   L’impegno è di oltre 12.000 euro, con buona pace dell’albo degli avvocati voluto dal segretario generale. No, no… qui il gioco si fa duro e sceglie lui.

Ha ragione il sindaco, le elezioni si vincono nelle urne. Ma dopo averle vinte le regole vanno rispettate. Da quando il Pd le cose le annuncia e le fa, al contrario del “volemose bene” del passato, Bruschini è infastidito. Non va più con il capogruppo   al parcheggio del santuario di Nettuno, per esempio, né con il dialogo riesce a tenere a bada chi a dire il vero aveva provato a spiegare in tutti i modi che le cose sul bilancio non andavano. Prima sul consuntivo, poi addirittura attraverso una diffida sul preventivo, era stato detto chiaramente che le regole erano state calpestate. Nulla, lui ha vinto le elezioni….

Bastava rinviare il consiglio di una settimana, quando sono emersi in maniera clamorosa documenti difformi tra assessori, consiglieri e fascicolo ufficiale, e probabilmente questo ricorso non ci sarebbe stato. Nemmeno la maggioranza faticosamente tenuta insieme, voto su voto, promessa su promessa, però, avrebbe retto.  Così oggi avremo un luminare. Ben venga,  vedremo cosa decideranno i magistrati.

Ma basterebbe il buon senso per dirimere altre questioni che si trascinano da tempo. Qualche incompatibile che non paga i tributi al Comune, ad esempio, basta una verifica del segretario ma se è necessario venga pure un luminare eh….

Qualche hotel chiuso con ordinanza e poi usato dalla Prefettura, incompatibilità nascoste per un anno, indagini per voto di scambio, un appalto per le mense bocciato, quello sui rifiuti chiaramente “sponsorizzato” dall’assessore che tiene forse più alle squadre volanti da far lavorare che ai documenti della Prefettura. Persino il Tar, nella sentenza, dice che “è comunque chiara e indiscussa la piena facoltà del Ministero dell’Interno di procedere all’adozione nei confronti della ECO.CAR. di ulteriori iniziative sulla base di autonomi e specifici accertamenti che rivelino la sussistenza delle condizioni prescritte dal d.lgs. n. 159 del 2011“. Ciò non osta, a oggi, ad assegnare l’appalto ma è pendente un ricorso al Consiglio di Stato.  Di certo Ecocar – lo scrive Agostino Gaeta con tanto di lettera dell’Anac – si è vista cancellare l’annotazione negativa. A che gioco stiamo giocando? Intanto ai dipendenti di Camassa che lamentano carenze della ditta rispetto ai mezzi a disposizione e alle squadre “volanti” è stato già promesso che il 16 novembre – giorno dopo l’udienza – si farà l’atteso passaggio. Chiacchiere? Chissà… 

E non serve un luminare – o forse sì? – per procedere con quanto previsto dalle risposte della Ragioneria dello Stato che ha bocciato su tutta la linea (o quasi) le risposte del Comune, chiesto indietro i soldi al segretario che nel frattempo si è visto liquidare il dovuto come “premio” per il 2014. Speriamo che in consiglio comunale qualcuno chieda conto delle procedure che il sindaco ha avviato per questo e per tutte le altre indicazioni di quella ispezione. 

Nel Comune 3.0, poi, servirebbe un sistema informatico degno di tale nome, non programmi comprati in libertà da ogni settore, con alcuni – se è vero siamo rovinati – che neanche “dialogano” tra loro, continui quanto costosi “data entry“, il cassetto tributario che risponde urlando (in maiuscolo) agli utenti, ditte che hanno ormai un’esclusiva assoluta su cose che non funzionano come dovrebbero.

Un luminare, ma anche no, servirebbe per capire come si recuperano 17 milioni di euro di residui attivi – molti dei quali sui rifiuti – precedenti al 2010. O per il porto, dato che il sindaco dice una cosa in assemblea dei soci della Capo d’Anzio e ne fa un’altra in Comune.

La realtà, forse, parlando di luminari, è che come si dice ad Anzio “qui non ci mette una pezza manco Gandolfo” per come è ormai precipitata la situazione. E Bruschini lo sa.