Porto, concessione addio. Capo d’Anzio al bivio e… Malasuerte

Presi dai #brand e dai #soldout, capaci a comunicare quello che fanno, dai lavori pubblici ai partiti “espropriati” ma dei quali non sappiamo ancora se hanno pagato gli arretrati, fino al Natale (bello l’allestimento, davvero) c’è una cosa che non ci hanno fatto sapere. O che deve essere sfuggita a chi scrive, nel qual caso sarebbe grave. La Regione Lazio, il 21 ottobre scorso, ha avviato la procedura di decadenza della concessione per la realizzazione e gestione del nuovo porto di Anzio. La società Capo d’Anzio, titolare della concessione e in maggioranza del Comune ovvero dei cittadini, ha risposto un mese dopo ma non conosciamo il contenuto della missiva. Dopo otto anni dalla concessione, però, sappiamo perfettamente che i lavori non è che non sono finiti, non sono mai iniziati. E non è servito invertire il crono programma, né bandire due gare, andate deserte. Così la Regione ha deciso di dire basta e staccare la spina a un malato terminale.

Vale a dire alla Capo d’Anzio, un tempo “start up” e una il colosso che avrebbe garantito sviluppo e lavoro, dove fra giocare a “nascondino” (vedi assemblee deserte), provare a trattare fra Comune e Marconi, il socio privato che il Tribunale ha messo alla porta ma che ancora ci ritroviamo, e il capitale sociale ormai sparito, tornerà a riunirsi giovedì. Almeno, l’assemblea dei soci è convocata, si vedrà se sarà tenuta o meno. La convocazione arriva dal plenipotenziario amministratore delegato, l’avvocato Antonio Bufalari, dato che il presidente (che nomina il Comune) è dimissionario da un anno e non è mai stato sostituito. Il generale Ugo Marchetti, che sognava Montecarlo e si era fatto dare anche un ufficio a Villa Sarsina, messo lì da De Angelis in accordo con Bruschini, quando ha capito la mala parata ha detto arrivederci e grazie. Lo stesso ha fatto un revisore dei conti, anch’egli mai sostituito.

E si capisce il perché, molto facilmente: la società non ha un euro, alla perdita del 2018 che è di oltre 82.000 euro e che ha eroso il capitale sociale (ma il bilancio va ancora approvato, pensate…) se ne aggiunge un’altra di 9.000 (poco, vero, ma la tendenza è chiarissima) al 30 settembre scorso, ha debiti per più di 3 milioni, un pignoramento presso terzi dall’Agenzia delle entrate, e ora deve decidere cosa fare.

Dicevamo dei revisori, i quali indicano chiaramente la strada: ricostituire il capitale sociale, attraverso un versamento dei soci che il Comune difficilmente può onorare dati i vincoli che gravano sul bilancio di un ente. Altrimenti una “riqualificazione” degli importi prestati alla società (il Comune ha pagato la fidejussione di 517.000 euro per intero, ad esempio, Marconi vanta un credito di 21.000 euro) che diventerebbero un finanziamento in “conto futuro aumento di capitale” . Altra ipotesi, la trasformazione da società per azioni in società a responsabilità limitata. Infine, la liquidazione.

Diciamocelo senza infingimenti: le prime tre strade, benché percorribili, somigliano alla “ingegneria finanziaria” tanto cara a Marconi. Così ha inventato “Italia Navigando”, così se ne è presa un pezzo e una decina di porti, Anzio compreso. L’ultima sarebbe la più onesta intellettualmente, ma immaginiamo che si farà di tutto per non percorrerla. Nonostante i revisori dicano chiaramente che in caso di ricapitalizzazione occorre: a) accertarsi che la Regione non prosegua nella decadenza della concessione, altrimenti non ci sarebbe ragione di essere per la Capo d’Anzio; b) dotare la società di risorse per affrontare con tranquillità il prosieguo del progetto. Ora, i revisori non vengono da Marte e conoscono la Capo d’Anzio da un decennio almeno, immaginiamo che abbiano sorriso mettendo nero su bianco il discorso delle risorse che non ci sono mai state.

Potevano esserci, però. E qui torna utile Malasuerte, la mia “fissazione” secondo il primo cittadino. Ebbene, nel tentativo di salvare il salvabile il buon amministratore stima che dai parcheggi si potrebbero incassare – udite udite – 200.000 euro. Sì, avete letto bene. Chiudiamo il bilancio con una perdita di 80.000 al 2018 però abbiamo “regalato” per un anno gli spazi alle società che fanno i trasporti per Ponza, poi li abbiamo concessi allo stesso prezzo che pagano i cittadini. Quando si poteva incassare molto di più. Serve ricordare che lo spazio è stato concesso per un presunto interesse pubblico?

In pratica scopriamo – fatte le debite proporzioni – che Aeroporti di Roma pensa al traffico aereo a Fiumicino e Ciampino ma i parcheggi (che costano un occhio della testa, da quelle parti) li dà a terzi prima gratis e poi in cambio di un’inezia.

Di più, la Capo d’Anzio su quelli che gli restano a piazzale Marinai d’Italia non è capace di riscuotere e tanto meno di controllare. Figuriamoci di fare il porto. Con quei soldi non si sarebbe chiuso in perdita il bilancio. Basta questo per dire che è ora di togliere il disturbo. Concessione alla Regione, lavori all’Autorità portuale del Lazio e debiti della Capo d’Anzio (purtroppo) a carico della collettività, mentre chi ci governa brilla nei selfie.

Anche se c’è sempre la Corte dei Conti….

2 pensieri su “Porto, concessione addio. Capo d’Anzio al bivio e… Malasuerte

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