Il dirigente inamovibile e la burla Capo d’Anzio, ridateci il sindaco

Basta un prefisso. Se lo aggiungi – come fece De Angelis nel 2013 – diventa discontinuità, se lo togli resta continuità. L’ex sindaco l’aveva riproposta – la discontinuità – copiando il suo precedente programma, anche nel 2018, salvo poi rivendicare la continuità con Bruschini in consiglio comunale. Adesso è ora che De Angelis torni in Comune, perché tutto ci aspettavamo dalla commissione straordinaria tranne la continuità con le precedenti gestioni. Un paradosso? Certo, ma proviamo a spiegare.

La relazione pubblicata con diversi omissis in Gazzetta ufficiale fa emergere certamente la vicinanza di esponenti di centro-destra a personaggi vicini a ‘ndrangheta e camorra, ma anche palesi responsabilità della macchina amministrativa che proprio De Angelis ha sempre definito “modello di amministrazione”. Se nella relazione sullo scioglimento si parla di “sodalizio tra politici e pubblici funzionari”, finora hanno pagato solo i primi, andando a casa. Decisione che a quanto sembra in queste ore sarà oggetto di ricorso.

E i funzionari? Come nulla fosse, nonostante emergano – al di là degli omissis – situazioni che tutto possono essere tranne che un “modello”. L’ex segretaria controllora e controllata che non segnala alla Corte dei conti la situazione di un funzionario che evidentemente al settore ambiente “garantiva” la maggioranza o ne era – ahilui – succube. Sempre nella relazione leggiamo di “assoluta continuità con il quinquennio precedente”. Al punto che il dirigente “signorsì” voluto dal sindaco con la procedura ex 110 per l’area finanziaria, messo anche a dirigere l’area tecnica pur non potendo farlo, rinomina quel funzionario al quale oggi si vorrebbero addossare tutte le responsabilità. Un vaso di coccio, alla fine, tra quelli di ferro.

Ma il dirigente dell’area finanziaria, nel frattempo vincitore di concorso, sarà quello che senza preoccuparsi troppo firmerà il contratto per consentire alla Aet di Ciampino di avere il deposito mezzi da una società sottoposta a interdittiva antimafia. In un’azienda privata, dopo un evento catastrofico come lo scioglimento, sarebbe ancora al suo posto?

Aet nella quale siamo entrati in fretta e furia e con molti dubbi procedurali (tanto che l’Anac ha scritto ad Aet e fatto emergere che sia lo statuto che il regolamento per l’esercizio del controllo analogo vigenti nell’estate 2021 non garantivano per Anzio effettivamente l’esercizio del controllo analogo al pari dei suoi stessi uffici comunali) e che ha rappresentato l’assoluta continuità con i metodi di Camassa e affini. La politica prendeva voti, il dirigente avallava. Questa è la realtà. Se torniamo al 2013, lo stesso allora era funzionario al servizio tributi e cosa faceva mentre si accumulavano milioni di euro di “residui attivi” proprio per i rifiuti? Come abbia fatto la commissione a dire che i conti sono a posto, è tutto da capire. Per questo ridateci De Angelis.

Da dirigente ex 110, poi, ha avuto la responsabilità del demanio sul quale la relazione relativa allo scioglimento interviene pesantemente, pensate che ci si “accontentava” delle autocertificazioni antimafia da parte dei concessionari e solo dopo l’arrivo della commissione d’accesso si è cominciato a entrare nella banca dati per fare le verifiche. Solo il 22 giugno di quest’anno, l’ex segretaria ha scritto che era necessario farlo. E il patrimonio? Vogliamo ricordare la vicenda Falasche? Il parere legale chiesto quando il guaio ormai era fatto e la commissione insediata?

Ma mentre l’ex segretaria è approdata in altri lidi (buon lavoro alla nuova, si riparta dalla “legalità delle cose quotidiane”), vecchi dirigenti voluti dalla politica (chi con un titolo per un altro e chi da chiamare per far rimuovere i sigilli a un amico) sono il passato, c’è chi resta misteriosamente al suo posto. Come avrebbe fatto se il sindaco fosse ancora in carica.

Ebbene questa cosa ha da essere chiarita. Se la relazione afferma la presenza di “ambiguità nel rapporto tra Comune e partecipate” dipendeva solo dalla politica? Certo che no. Solo che chi ha preso il posto di sindaco, giunta e consiglio comunale sembra non accorgersene e anzi mostra una certa continuità. Intendiamoci, non ci aspettavamo che si arrivasse con i mitra spianati e nemmeno è quello che deve fare una commissione straordinaria, solo che a leggere la relazione (loro ce l’avranno senza omissis) quando si parla di Capo d’Anzio qualche dubbio dovrebbe venire. Invece nell’approvare la ricognizione delle partecipazioni societarie c’è stato un copia e incolla della delibera di un anno fa e ci si vuole far credere che la Capo d’Anzio “ha redatto un piano industriale contenente una serie di investimenti programmati in grado di garantire la continuità aziendale e poter tentare di perseguire l’oggetto sociale, nonché la produzione di un servizio di interesse sociale. Alla data del 31/12/2022 si è registrato un concreto aumento del fatturato annuale e il 31/12/2023 potrebbe ritenersi termine congruo per la verifica della possibilità di avviare le procedure di affidamento dei lavori di realizzazione del nuovo porto di Anzio”. Quale sarebbe il piano, gli investimenti, quanto è aumentato il fatturato non è dato saperlo. Ecco, se resta al suo posto chi pure qualche responsabilità ce l’ha nell’avvenuto scioglimento e se non si adottano provvedimenti intanto sulla Capo d’Anzio, a questo punto torni pure De Angelis.

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