Cosa accade (dovrebbe…) se non si approva il bilancio

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Riporto il blog di Franco Brugnola sulla mancata approvazione del bilancio entro i termini.

In tutti i Comuni è tempo di bilanci e ogni Consiglio comunale è chiamato ad approvare, entro la mezzanotte di oggi 31 marzo (termine prorogato con la legge 232/2016), il bilancio di previsione.
Ma cosa potrebbe avvenire se il bilancio non fosse approvato entro oggi?
Due sono le ipotesi:
a) che la Giunta non abbia predisposto una proposta;
b) che la Giunta abbia predisposto la proposta ma che il Consiglio non l’abbia ancora approvato.
Il Testo unico non prevede una forma particolare per l’approvazione da parte del Consiglio; sorge il problema se nello Statuto, l’ente nell’ambito della propria autonomia, lo abbia fatto prevedendo ad esempio una approvazione a maggioranza assoluta, il che potrebbe fa pensare anche ad una disattenzione (senz’altro grave, da parte della maggioranza), nel caso che poi il Consiglio l’abbia approvato solamente con la maggioranza dei presenti.
Nel caso di mancata approvazione del bilancio di previsione il TUEL stabilisce che il Segretario comunale debba riferire al Prefetto circa la mancata approvazione e se non è stato approvato dalla giunta il Prefetto provvede alla  nomina un Commissario ad acta affinché lo predisponga d’ufficio per sottoporlo al Consiglio. In tal caso e comunque quando il Consiglio comunale  non abbia approvato nei termini di legge lo schema di bilancio predisposto dalla Giunta, il Prefetto assegna al Consiglio, con lettera notificata ai singoli Consiglieri, un termine non superiore a venti giorni per la sua approvazione, decorso il quale si sostituisce, mediante apposito Commissario ad acta, all’amministrazione inadempiente. Dalla data del provvedimento sostitutivo, cioè dalla nomina del Commissario, inizia la procedura per lo scioglimento del Consiglio, che viene perfezionata con provvedimento del Presidente della Repubblica.
E’ evidente che la mancata approvazione del bilancio di previsione rappresenti un fatto grave in ogni caso e per questo il legislatore ha previsto una procedura di intervento correttivo, ma anche sanzionatorio piuttosto grave.
Pertanto, nel caso in cui la Giunta abbia adottato la proposta e il Consiglio comunale per un qualunque motivo non l’abbia approvata entro il termine (non è necessario che la proposta sia stata bocciata, può anche avvenire che sia mancato il numero legale, o che qualche membro della maggioranza non sia stato accontentato in qualcosa astenendosi o votando contro, ecc.), il Prefetto, informato dal Segretario comunale diffida con lettera tutti i consiglieri a provvedere assegnando un termine; solo dopo la scadenza di detto termine scatterà la procedura del Commissariamento e conseguentemente quella per lo scioglimento del Consiglio comunale.
Ove non sia stato deliberato il bilancio di previsione entro il termine di legge, è consentita esclusivamente una gestione provvisoria, nei limiti dei corrispondenti stanziamenti di spesa dell’ultimo bilancio approvato, ove esistenti. Tale gestione è limitata all’assolvimento delle obbligazioni già assunte, delle obbligazioni derivanti da provvedimenti giurisdizionali esecutivi e di obblighi speciali tassativamente regolati dalla legge, al pagamento delle spese di personale, di residui passivi, di rate di mutuo, di canoni, imposte e tasse ed, in generale, limitata alle sole operazioni necessarie per evitare che siano arrecati danni patrimoniali certi e gravi all’ente“.

 

Ad Anzio ignoriamo se: sia passato in commissione, abbia il parere dei revisori dei conti, sia passato in giunta, siano stati messi per tempo i documenti a disposizione dei consiglieri comunali come previsto dal testo unico degli enti locali.

Sappiamo che: entro il 31 marzo non è stato approvato dal Consiglio comunale. Ora a chi di dovere i provvedimenti conseguenti, al copione già visto in passato mancano il guasto informatico e la febbre…

Attenzione, non è “un attacco alla struttura“, ma la semplice richiesta di un normale cittadino.

Il bilancio dimenticato. Niente febbre o computer, per favore…

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Pensi che avranno una specie di scadenzario, sapranno – come avviene nelle case di tutti noi – quando c’è da pagare qualcosa, si deve predisporre un atto e via discorrendo. Invece sembra proprio di no. Al Comune di Anzio, con questa classe politica che amministra, l’opposizione che sta a guardare e i dirigenti che cambiano ma non fanno nulla di diverso dai predecessori, del preventivo 2017 non sappiamo ancora nulla.

E’ vero che siamo abituati ad arrivare sempre con il fiatone, a farci diffidare dal Prefetto e convocare i consigli all’ultimo minuto dell’ultimo giorno, ma tutto questo speravamo fosse superato dai nuovi innesti. Abbiamo una segretaria con quattro ruoli in contemporanea e quindi oberata di cose da fare – immaginiamo – ma è pur sempre il garante delle procedure dell’ente, possibile che al 30 novembre non ci sia ancora traccia dello schema di bilancio 2017-2019 e della eventuale nota di aggiornamento del documento unico di programmazione? Eppure andavano approvati entro il 15…. E il preventivo 2017 spedito entro il 31 dicembre….

E abbiamo un dirigente dell’area finanziaria – che resta al suo posto nel silenzio generale, nonostante il titolo con il quale ha partecipato alla procedura ex articolo 110 sia diverso da quello richiesto dal bando – che è sicuramente bravo e preparato, avrà certamente trovato una situazione difficile, ma dello schema di bilancio 2017-2019 e della eventuale nota di aggiornamento del documento unico di programmazione non ha fatto ancora recapitare nulla ai consiglieri comunali. I quali, pazienza la maggioranza che alza la mano a prescindere e finge ogni tanto qualche crisi, se ne stanno zitti zitti. Il presidente Sergio Borrelli, ovviamente, nemmeno si sogna di convocare l’assise, magari per spiegarci una volta per tutte chi voterà ancora atti essendo moroso nei confronti del Comune.

Tre cortesie: se nel frattempo sono cambiati i termini o i documenti sono stati forniti,  chiedo scusa in anticipo. Se i termini sono corretti, invece, non inventiamoci qualche febbre o i computer rotti, per piacere. Questo nel passato è stato la regola, speravamo in un futuro diverso. Se in Consiglio, se e quando si farà, qualcuno chiederà lumi, evitiamo la pantomima della colpa sui dirigenti oggi, perché tanto diventano tutti bravi domani e portano a casa il loro 100% di risultato….

Certo è che in un’altra città, ripartendo dalle regole e dalla loro certezza per tutti, i tempi si farà in modo di rispettarli. Senza se e senza ma.

Capo d’Anzio, Comune e “scarpe nuove”…

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Diceva il “Parente“, calzolaio ad Anzio Colonia, “cugino mio, levi la sola e metti er tacco, meglio che te fai le scarpe nove“. Ricordi d’infanzia e di una figura professionale che non c’è più, ma che ben illustrano la situazione della società Capo d’Anzio e – più in generale – dell’amministrazione che guida la città.

Andiamo con ordine. Il consiglio d’amministrazione della società ha approvato ieri il bilancio che adesso andrà in assemblea. Chiude a pareggio, dopo aver sistemato “sola e tacco” ovvero dopo aver inserito i presunti introiti delle Cooperative di ormeggiatori che hanno usato senza titolo le aree da luglio 2014 ad aprile di quest’anno. C’è una perizia, prudenzialmente il consiglio d’amministrazione ha inserito una minima parte nei conti, un’altra è tra i rischi, ma il bilancio quadra.

Difficilmente servirà a salvarci dalla cessione a Marconi, ma è un passo in avanti. Con un problema che il presidente Ciro Alessio Mauro conosce bene: gli ormeggiatori hanno usato senza titolo le aree, ma la Capo d’Anzio sta usando attraverso l’accordo raggiunto e ormai da prorogare catenarie e quant’altro di loro proprietà. Andare a chiedere alle cooperative gli arretrati non sarà una passeggiata di salute o quantomeno si compenserà con ciò che dobbiamo loro per le attrezzature. Comunque lo stesso consiglio di ieri ha fatto un notevole passo in avanti: il sito della società che risulta “in costruzione” sarà adeguato alle norme sulla trasparenza.

Di porto si è accennato ieri in Consiglio comunale, ma aspettiamo ancora la relazione del professor Cancrini e una serie di delucidazioni che il sindaco, anche stavolta, non darà.

Ieri Luciano Bruschini ha portato a casa il bilancio, com’era prevedibile, ancora una volta calpestando le regole ma qui è la norma e il Prefetto di Roma è di manica larga.Pagheremo per anni 25 milioni di “buco“, siamo al pre dissesto, ma importante era andare avanti.

Per quanto riguarda le dimissioni di Zucchini com’era ampiamente prevedibile “hanno esagerato” i giornali. Serve il famoso “cambio di passo“, ma sì… Intanto teniamoci questo e andiamo avanti trascinandoci fino al 2018.

Per la verità i giornali hanno scritto ciò che avveniva in maggioranza, l’ennesima pantomima di una classe dirigente – vecchia e giovane – arrivata al capolinea e “accerchiata” non dai 5Stelle e dal sindaco di Nettuno (al quale ieri è stato dato fin troppo spazio)  ma da indagini a non finire. Che non arriveranno a conclusione come tante altre, ma fanno emergere un modo di fare verso il quale serve assoluta discontinuità.

Le famose “scarpe nuove” consigliate dall’amico calzolaio…

 

Bilancio, ora manca solo il guasto informatico

 

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Il vice sindaco Giorgio Zucchini

A questo punto manca solo il guasto informatico, poi la consueta pantomima sui ritardi legati al bilancio di previsione sarà completa. Ieri sera la notizia del rischio che salti tutto, nei giorni scorsi l‘uscita del vice sindaco e assessore alle finanze Giorgio Zucchini sul ritardo degli uffici. A quando un black out elettrico – e ieri c’è stato davvero – o un programma saltato o qualche mail che non parte com’è stato negli ultimi anni?

Perché far quadrare un bilancio non è mai semplice, mettere insieme il colabrodo che stanno servendo per l’ennesima volta ai cittadini e ai consiglieri di maggioranza che andranno ad alzare la mano, di più. Senza contare che siamo di fronte a una diffusa irregolarità nella consegna dei documenti, ma questo sembra interessare poco. Che sarà mai… I termini? Ma sì, pazienza, abbiamo sempre fatto così…. Convocazione entro la data della diffida e tempo guadagnato, stile primissima Repubblica.

Ecco perché a scioglimento e possibile commissario non c’è da credere, al neo prefetto di Roma – che speriamo diverso dai predecessori – qualcosa andranno a raccontare. E magari anche quest’anno uno dei revisori avrà la febbre e non firmerà. Il prefetto di Latina che dopo la diffida del 18 maggio (stessa data di Anzio) scioglie Ventotene perché manca il parere dei revisori? Ma sì, è un Comune piccolo, un’altra provincia….

La verità è che stanno impegnando chiunque arrivi dopo – eventuale commissario compreso – a dover fare i conti con un bilancio al dissesto o quantomeno che necessita di entrare in riequilibrio. Un Comune incapace di riscuotere – lo dice la Corte dei Conti, lo confermano i revisori – ma che continua a spendere oltre il dovuto e che quando si passerà al bilancio “per cassa” dovrà bloccare alcuni servizi.

Ma questo interessa poco alla maggioranza di casa nostra e a chi le si avvicina senza grossi risultati. Così come una città sommersa dai rifiuti non sembra argomento di discussione. Si pensa all’anno e mezzo che resta, evidentemente, a qualche spettacolino estivo, al lavoro da assegnare a una coop particolarmente vicina, ai “grillini” che avanzano da Nettuno, a chi verrà dopo Luciano Bruschini (a proposito, bentornato) per guidare un centro-destra che ha finito da tempo di essere esempio di governo

Un luminare va bene, ma senza buon senso la situazione è precipitata

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Detto e fatto. Il sindaco Luciano Bruschini si affida a un luminare per contrastare il ricorso al Tar del Pd sul bilancio. Dice che “i documenti stanno a posto” ma poi sceglie niente meno che il professor Carlo Malinconico, tra l’altro anche sottosegretario alla presidenza del Consiglio nel governo Monti, per difendere quello che somiglia sempre più a un fortino assediato.   L’impegno è di oltre 12.000 euro, con buona pace dell’albo degli avvocati voluto dal segretario generale. No, no… qui il gioco si fa duro e sceglie lui.

Ha ragione il sindaco, le elezioni si vincono nelle urne. Ma dopo averle vinte le regole vanno rispettate. Da quando il Pd le cose le annuncia e le fa, al contrario del “volemose bene” del passato, Bruschini è infastidito. Non va più con il capogruppo   al parcheggio del santuario di Nettuno, per esempio, né con il dialogo riesce a tenere a bada chi a dire il vero aveva provato a spiegare in tutti i modi che le cose sul bilancio non andavano. Prima sul consuntivo, poi addirittura attraverso una diffida sul preventivo, era stato detto chiaramente che le regole erano state calpestate. Nulla, lui ha vinto le elezioni….

Bastava rinviare il consiglio di una settimana, quando sono emersi in maniera clamorosa documenti difformi tra assessori, consiglieri e fascicolo ufficiale, e probabilmente questo ricorso non ci sarebbe stato. Nemmeno la maggioranza faticosamente tenuta insieme, voto su voto, promessa su promessa, però, avrebbe retto.  Così oggi avremo un luminare. Ben venga,  vedremo cosa decideranno i magistrati.

Ma basterebbe il buon senso per dirimere altre questioni che si trascinano da tempo. Qualche incompatibile che non paga i tributi al Comune, ad esempio, basta una verifica del segretario ma se è necessario venga pure un luminare eh….

Qualche hotel chiuso con ordinanza e poi usato dalla Prefettura, incompatibilità nascoste per un anno, indagini per voto di scambio, un appalto per le mense bocciato, quello sui rifiuti chiaramente “sponsorizzato” dall’assessore che tiene forse più alle squadre volanti da far lavorare che ai documenti della Prefettura. Persino il Tar, nella sentenza, dice che “è comunque chiara e indiscussa la piena facoltà del Ministero dell’Interno di procedere all’adozione nei confronti della ECO.CAR. di ulteriori iniziative sulla base di autonomi e specifici accertamenti che rivelino la sussistenza delle condizioni prescritte dal d.lgs. n. 159 del 2011“. Ciò non osta, a oggi, ad assegnare l’appalto ma è pendente un ricorso al Consiglio di Stato.  Di certo Ecocar – lo scrive Agostino Gaeta con tanto di lettera dell’Anac – si è vista cancellare l’annotazione negativa. A che gioco stiamo giocando? Intanto ai dipendenti di Camassa che lamentano carenze della ditta rispetto ai mezzi a disposizione e alle squadre “volanti” è stato già promesso che il 16 novembre – giorno dopo l’udienza – si farà l’atteso passaggio. Chiacchiere? Chissà… 

E non serve un luminare – o forse sì? – per procedere con quanto previsto dalle risposte della Ragioneria dello Stato che ha bocciato su tutta la linea (o quasi) le risposte del Comune, chiesto indietro i soldi al segretario che nel frattempo si è visto liquidare il dovuto come “premio” per il 2014. Speriamo che in consiglio comunale qualcuno chieda conto delle procedure che il sindaco ha avviato per questo e per tutte le altre indicazioni di quella ispezione. 

Nel Comune 3.0, poi, servirebbe un sistema informatico degno di tale nome, non programmi comprati in libertà da ogni settore, con alcuni – se è vero siamo rovinati – che neanche “dialogano” tra loro, continui quanto costosi “data entry“, il cassetto tributario che risponde urlando (in maiuscolo) agli utenti, ditte che hanno ormai un’esclusiva assoluta su cose che non funzionano come dovrebbero.

Un luminare, ma anche no, servirebbe per capire come si recuperano 17 milioni di euro di residui attivi – molti dei quali sui rifiuti – precedenti al 2010. O per il porto, dato che il sindaco dice una cosa in assemblea dei soci della Capo d’Anzio e ne fa un’altra in Comune.

La realtà, forse, parlando di luminari, è che come si dice ad Anzio “qui non ci mette una pezza manco Gandolfo” per come è ormai precipitata la situazione. E Bruschini lo sa.

Carta vince, carta perde. Silenzi e soldi all’associazione in tempo di record

Pompeo Savarino (a sinistra) e Luciano Bruschini

Pompeo Savarino (a sinistra) e Luciano Bruschini

Una domanda semplice semplice per il segretario generale del Comune di Anzio, Pompeo Savarino: quali atti ufficiali resteranno negli archivi del Consiglio dei giorni scorsi sul bilancio?

Domanda dalla quale ne derivano una serie. Quale piano finanziario dei rifiuti è stato votato, ad esempio, quello che aveva l’assessore all’ambiente, quello del suo collega al bilancio o quello dato ai consiglieri comunali? Ah, cosa succederà con i debiti fuori bilancio già inseriti nel piano ma non votati perché privi del parere dei revisori? E se quella cifra cambia, si rivota il piano stesso?

Ancora: il piano triennale delle opere pubbliche, qual è? E quale versione della relazione di bilancio è agli atti della seduta: quella della giunta o quella dei consiglieri? Speriamo che voglia illuminare noi, ma prima ancora il Prefetto, su quanto non si era mai visto nell’assise civica di Anzio. Perché il segretario è notaio della seduta, è come se andiamo a comprarci casa e le particelle che abbiamo noi sono diverse da quelle del venditore e differiscono entrambe da quelle di chi redige l’atto. Per piacere! Carta vince-carta perde all’ennesima potenza .

Il Pd aveva presentato una diffida che è stata ignorata e prepara una battaglia legale com’è stato annunciato ieri in conferenza stampa. A muovere critiche al bilancio è stato anche Danilo Fontana,  nel corso dell’incontro con i giornalisti Maria Teresa Lo Fazio ha sottolineato come l’emendamento vero al bilancio sarebbe quello di “rifarlo completamente“. E non ha torto, se immaginiamo che abbiamo scoperto dal dirigente dell’area finanziaria che i conti sui residui passivi riaccertati non “tornavano” tra i documenti del Comune e quelli consegnati ai revisori per 18 milioni di euro. Se scopriamo che all’inizio della loro relazione gli stessi revisori affermano che il Comune dovrà rifare tutto…. Dopo aver messo nero su bianco che di fatto i revisori non sanno leggere (si veda delibera 64 del 16 luglio) nel corso del Consiglio il dirigente dell’area finanziaria Franco Pusceddu ha provato a dire che hanno sbagliato il verbo, salvo ammettere poi che residui, avanzo e via discorrendo vanno rifatti…

In tutto questo se è normale che l’opposizione faccia il suo mestiere (almeno una parte dell’opposizione, l’altra è apparsa di lotta e di governo) stupisce che i nuovi consiglieri di maggioranza non siano assaliti dai dubbi. Uno capisce Renato Amabile o Gianfranco Tontini – stanno lì da una vita, hanno rapporti ferrei e di amicizia con il sindaco – è comprensibile il silenzio di chi non ha mai spiccato per loquacità, da Perronace a Succi, ma nemmeno di fronte a documenti in contrasto fra loro una Piccolo, una Fontana, un Millaci, un Campa, sentono il dovere di dire: “Ok, c’è un errore, mettiamo a posto le carte e rivediamoci tra una settimana?” Cosa temono, di andare a casa? Non vivono di politica, quale sarebbe il problema? No, silenzi…

Ma deve essere l’aria del Comune, diciamolo, perché negli ultimi 25 anni c’è stato un solo neo eletto a creare problemi alla sua stessa maggioranza: Candido De Angelis, nel ’90, spina nel fianco dell’allora Dc. Nemmeno allora – lo può testimoniare Bruschini che era sindaco – le carte erano così sballate su un bilancio. E non c’era il 3.0….

O forse c’è un Comune che resta nella confusione perché poi il sottobosco funziona a meraviglia. Pazienza relazioni e conti sballati, che importa dei revisori… Basta andare avanti, avere la sagra, la coop che lavora, il service agli amici e via discorrendo. Perché parallelamente c’è un ente efficientissimo.

La festa a Lavinio? Va benissimo, ci mancherebbe. Mentre Andrea Mingiacchi si spertica a cercare di fare un discorso generale sul turismo, sui soldi a pioggia che potrebbero essere convogliati in iniziative di qualità e di respiro nazionale, ecco spendere 5.490 euro. E che saranno mai…

L’efficienza, allora: la richiesta arriva in Comune il 23 luglio, la determina che impegna la somma è del 25. Rapidità unica, mentre i pareri dei revisori arrivano ma si protocollano cinque giorni dopo, le note della Asl sugli alberghi spariscono, come i pareri sulle incompatibilità degli assessori.

Ci saranno tempi simili per ogni associazione che chiede? Chissà. Qui una di quelle che ha organizzato la festa è l’Eco delle periferie che com’è noto è molto vicina al consigliere Antonio Geracitano, il quale compare in bella mostra sulla pagina facebook della stessa, non vogliamo credere che tanta rapidità sia dovuta a questo.

Torniamo all’inizio: segretario, è tutto regolare?

E’ tutto sballato, ma Bruschini si salva. Tanto di cappello

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Fa bene il sindaco di Anzio, Luciano Bruschini, a sottolineare che il bilancio è stato approvato e che ha superato un altro importante scoglio. Come si è arrivati alla redazione del documento, cosa c’è scritto, quali procedure sono state seguite saranno oggetto – con tutta probabilità – di una battaglia che si giocherà nei tribunali secondo quanto affermato questa mattina dal Pd.

Il primo cittadino, però, in Consiglio comunale si è salvato e va avanti, nonostante criticità evidenti. Sono i revisori dei conti, a pagina 4 della loro relazione, a certificare che l’ente “ha avviato la ricognizione dei residui  sulla base dei quali determinerà il fondo pluriennale vincolato e il risultato di amministrazione”. E quello che è stato votato? Sono numeri a vanvera? Evidentemente sì. Carta vince, carta perde…

Mentre si discuteva il piano finanziario dei rifiuti – che secondo quanto affermato dal dirigente del settore tributi e ripreso dal sindaco e dal suo vice, vedranno un meno 20% in bolletta – è emerso che l’assessore Placidi aveva un conto e i consiglieri un altro. Pazienza, si dirà, ma è il dirigente del settore ambiente Walter Dell’Accio a scrivere che secondo lui l’adeguamento Istat sui contratti è “dovuto“. Nel piano non c’è ma  se la cosa troverà conferma, buona parte della presunta diminuzione del 20% sarà “rosicchiata” dal milione e 300.000 euro che dovremo pagare. Senza contare che il piano stesso ha ben altre lacune che prima o poi qualcuno farà valutare alla commissione tributaria.

Non solo, quel piano contiene già i debiti fuori bilancio che dovevano essere approvati oggi ma sono stati ritirati. Erano sbagliati pure quelli, ma intanto sono in un atto votato… Siamo su “Scherzi a parte”? No, purtroppo, siamo ad Anzio… E sui rifiuti, ad esempio, si sta creando ad arte un’emergenza. Condita questa mattina dalla sparizione dei cassonetti sulla riviera di Ponente. Chi l’ha deciso? Perché?

Intanto  quando ci si accorge che il piano triennale delle opere pubbliche consegnato ai consiglieri comunali è diverso da quello che ha l’amministrazione si potrebbe arrivare al “rompete le righe” e mandare a casa sindaco e compagnia.

Ma Luciano Bruschini ha una capacità unica e quasi invidiabile, è il migliore in questo, così “convince” il suo ex alleato, poi avversario in campagna elettorale, critico sull’impianto del bilancio ormai sballato, a dire che tutto sommato va bene così.

Quando il sindaco non trova sponde, pure cercate, tra gli amici di vecchia data che vanta nel Pd, ecco rispuntare i rapporti con De Angelis che stavolta sente “padre Luciano” e porta con sé anche Eugenio Ruggiero ma non Danilo Fontana. Unico rimasto nel Consiglio di oggi – in quella schiera – a dimostrare che l’opposizione fa l’opposizione, non la stampella.

Invece questa città di stampelle continua a vivere, di rapporti che Bruschini sa mantenere al meglio. Sembra quasi di vederlo chiamare il Luciano area Pd (Mingiacchi) che poi si rapporta con i suoi più stretti alleati nel partito, quindi fare una telefonata alla sinistra che fa capo a Enzo Toselli, prendere il caffè con Paride Tulli, calmare Sergio Borrelli, stemperare Vincenzo Nolfi che tiene alle sorti della figlia, dare bastone e carota a Patrizio Placidi (al quale oggi hanno arrestato quello che ha definito in passato un suo grande amico) o Roberta Cafà, mantenere i rapporti ferrei con Giorgio Zucchini e il fido Sebastiano Attoni.

E vogliamo ancora chiederci perché da oltre trenta anni, direttamente o attraverso familiari, in consiglio comunale siedono sempre gli stessi? E’ tutto sballato, dai conti al piano finanziario dei rifiuti, ma Bruschini è un abilissimo tessitore di rapporti. Tanto di cappello.

Residui, il gioco delle tre carte e la delibera fantasma

Prima di proseguire nella lettura, informo che la delibera è sul sito dal pomeriggio odierno.

L'albo pretorio oggi, alle 13,45

L’albo pretorio oggi, alle 13,45

Al gioco delle tre carte, lo dice la parola stessa, servono tre pezzi. Poi, abilmente, chi comanda il banco le muove in maniera talmente abile che vince praticamente sempre.

Ad Anzio, con la delibera di giunta sul riaccertamento straordinario dei residui, siamo praticamente nelle stesse condizioni. Con l’unica differenza che una delle tre carte ancora non la conosciamo.

E’ l’ultima delibera sui residui, quella che andava adottata contestualmente al bilancio consuntivo dalla giunta e che, invece, è arrivata lunedì alla terza stesura. Non la conosciamo perché, al solito, la trasparenza da queste parti è a soggetto. L’ultima delibera di giunta pubblicata riguarda il preventivo 2015: fatta il 7 luglio e subito on line. Questa del 13, tre giorni dopo ancora non c’è. Sappiamo però che è partita per la Prefettura, di corsa. Perché lo spettro del commissario aleggia ancora.

Sappiamo pure – lo vediamo da recenti determine – che ciascuno continua a fare riaccertamenti anche in questi giorni. Avremo una quarta delibera? Ma non siamo fuori tempo massimo?

Allora torniamo per un attimo a quella del 4 giugno, giorno del consiglio comunale e quindi contestuale. La giunta per legge delibera “previo parere dei revisori“. Nell’atto il parere non c’è, in Comune è arrivato via posta elettronica certificata ma in delibera non viene inserito.

Da qui la seconda carta, con una “pezza” al potenziale falso commesso il 4 giugno, e l’inserimento del parere il 26, infine i nuovi conteggi il 13 e il parere “non favorevole” dei revisori dei conti. Non sappiamo ancora che cosa c’è scritto, però, sulla delibera fantasma.

Ma quanto ci vuole a pubblicare gli atti? E chi è il responsabile? E non eravamo 3.0?

Residui, scuse e numeri in libertà. I conti non tornano

Il vice sindaco Giorgio Zucchini

Il vice sindaco Giorgio Zucchini

Tra un annuncio di conferenza stampa, spettacoli, archeotur che hanno successo ma stranamente non fanno parte del programma “Summer Time” finalmente veniamo a sapere che il parere dei revisori dei conti sul riaccertamento dei residui è negativo e che si tratta di un’attività gestionale.

Lo dice sul sito del Comune – nel quale la delibera per la quale i revisori esprimono il parere non c’è ancora, alla faccia della trasparenza – il vice sindaco Giorgio Zucchini. E’ convinto che presto tutto sarà chiarito, ma qui con la delibera del 4 giugno si è fatto finta di non avere il parere, con quella successiva si è provato a mettere una pezza, dell’ultima ancora non sappiamo. Quello che è sicuro è che i conti, per i revisori, non tornano.

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Saranno degli sprovveduti come la Corte dei Conti o gli ispettori della Ragioneria dello Stato? Chissà… E’ noto che ad Anzio sappiamo sempre qualcosa più degli altri.

Nella nota si omette di fare riferimento al possibile scioglimento del Comune. La legge è chiara, il riaccertamento si vota “previa parere” dei revisori. Sappiamo che a Villa Sarsina stanno studiando già la via d’uscita: la delibera c’è, è nei tempi, i revisori hanno preso un abbaglio e mezza Italia è in queste condizioni, mica possono sciogliere tutti i Comuni….

Ma questi atti, fra l’altro, sono propedeutici al preventivo che andrà in Consiglio a fine mese. Allora proviamo a farla facile: io devo costruire una casa, per farlo ho bisogno del progetto, di pagare ciò che è dovuto, ma data la particolare zona anche di un parere, vuoi della Soprintendenza dei beni archeologici o vuoi del genio civile. Se non ho quest’ultimo oppure è negativo, la casa posso costruirla? Il sindaco e il suo vice a questa domanda devono rispondere. Non a chi scrive, ma alla città e al rappresentante del governo, il prefetto Franco Gabrielli.

L’assessore alle Finanze dice anche altro ovvero che i nostri conti sono in ottima salute e che si riscuote mediamente il 70-80%. Ha ragione, ma  a quella media si arriva per le intere entrate, compresi i trasferimenti e i prestiti. Zucchini non dice che alla voce tasse (rifiuti e affini) incassiamo meno della metà – è scritto proprio nel consuntivo 2014 – e che per le extratributarie (servizi a domanda individuale, tipo mense tra l’altro) la percentuale è del 49,2%

Riscossioni entrate tributarie: la relazione al consuntivo 2014

Riscossioni entrate tributarie: la relazione al consuntivo 2014

Le entrate extratributarie nel 2014

Le entrate extratributarie nel 2014

Sono voci importanti perché sui rifiuti c’è una montagna di residui che sono di difficile riscossione e restano un peso,  non una opportunità, per l’intero impianto del bilancio. Cosa è stato fatto politicamente per andarli a riscuotere è tutto da capire.

Di certo i conti non tornano, ai revisori e non a qualche sprovveduto cittadino. E’ ora di assumersi le responsabilità.

Basta giocare con i conti. Caro sindaco è ora di andare a casa

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Oggi ci hanno riempito di comunicati che vanno dall’anno Innocenziano al festival della pizza, ma nessuno ci ha ancora detto ufficialmente dal Comune di Anzio che il parere dei revisori dei conti sul riaccertamento straordinario dei residui è arrivato ed è negativo.

Il che mette in discussione l’intero impianto del bilancio, mette a rischio il preventivo 2015, fa bussare alla porta il commissario con lo scioglimento del consiglio comunale. Il prefetto Gabrielli sembra più attento del suo predecessore e qualcosa dovrà pur fare se ad Anzio continuano a giocare.

Si parla, ora, di un’ennesima delibera per il riaccertamento, una eventuale foglia di fico per cercare di salvare il salvabile. Altrimenti il capro espiatorio c’è già. E’ il dirigente dell’area finanziaria, Franco Pusceddu. Negli ambienti di una frastagliata e litigiosa maggioranza da giorni si dice  “ci manda a casa Pusceddu“, dimenticando che forse è grazie a lui se il Comune non è ancora sciolto e se c’è chi può mettersi medaglie in petto con uno spettacolo, per esempio, o qualche altra singolare iniziativa. Beh, il sindaco aveva addirittura parlato di “complotto“, ciò che dice la maggioranza è nulla…

Il consuntivo e il riaccertamento andavano approvati – per legge – entro il 30 aprile. Un provvidenziale guasto tecnico e una malattia hanno fatto guadagnare giorni. Quando l’opposizione si è rivolta al Prefetto questi ha dato il classico sollecito concedendo 20 giorni ulteriori.

Si è arrivati in Consiglio il 4 giugno senza aver consegnato il materiale necessario all’opposizione – il Pd ha fatto mettere a verbale che la seduta era nulla ed è uscito, altri si sono associati non partecipando al voto – ma la maggioranza è andata avanti. Lo stesso giorno la giunta ha approvato la delibera sul riaccertamento omettendo – rasentando il falso – il parere negativo dei revisori  arrivato via posta certificata prima della riunione dell’esecutivo.

Quando il segretario generale se n’è accorto, altra delibera, una pezza a colori alla “svista”, stavolta prendendo atto del parere e chiedendo di riformularlo sulla base dei documenti forniti. Altri giorni, altro tempo, ma il Prefetto non dorme ed ora di smetterla di giocare con i conti.

Pusceddu ha risposto, da diligente dirigente, alle indicazioni politiche. Ha messo dei paletti, quelli che poteva, come hanno fatto altri suoi colleghi. Se ci ritroviamo nuovi debiti fuori bilancio per circa 1,5 milioni sui rifiuti chi ha fatto spendere quei soldi? E perché?

Se non abbiamo mai recuperato 17 milioni di euro di residui attivi precedenti al 2010, 13 dei quali per rifiuti, chi doveva occuparsi politicamente di farlo? O evitare di andare a cercare chi non pagava è servito a ottenere voti? Ditecelo, per piacere…

E si può presentare un preventivo 2015 con un avanzo di amministrazione (oltre 9 milioni) vincolato ma del quale difficilmente si potrà disporre?

Se c’è un errore che hanno commesso Pusceddu e gli altri dirigenti – non lo dico da oggi – è stato spesso di essersi piegati troppo alle volontà politiche, vuoi per quieto vivere o vuoi per avere magari la possibilità di gestire ognuno il suo piccolo orto al meglio, senza un disegno organico di quella che dovrebbe essere l’azienda-Comune. Ma se il Prefetto manda un commissario non gettiamo la croce addosso a chi non lo merita. Piuttosto la politica ha chiesto, alla dirigenza, ben oltre ciò che poteva. Basta ricordare la triste vicenda che vede tre condanne in primo grado. Ingiuste quanto si vuole, ma arrivate.

Per questo caro sindaco, è ora di prendere coraggio e andare a  casa. Basta giocare con i conti, non fate un’altra delibera, evitateci questa pantomima e assumetevi le responsabilità politiche di questa situazione che configura il dissesto finanziario di un ente ereditato con i conti a posto e che sarà lasciato alla berlina.