La droga, quella querela e il buon esempio di chi ha un ruolo…

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Massimiliano Millaci, come ogni altro indagato e non da oggi, è innocente fino al terzo grado di giudizio. Però ha – come altri – un ruolo pubblico nel quale si dovrebbe essere di esempio. Le sue  dimissioni da presidente del Consiglio comunale – un ruolo istituzionale di non poco conto – sono un gesto apprezzabile. Rovinato dal fatto che serviranno a risolvere la vicenda quote rosa in giunta. Entrerà una donna (Piccolo?) che dovrà lasciare lo scranno di consigliere,  al suo posto subentrerà Ruggiero – primo dei non eletti – che ovviamente non sarà più assessore ma assumerà l’incarico di presidente.

Magìe da prima Repubblica,  ma almeno  Millaci da indagato si dimette, assessori da imputati o condannati no. Il problema penale, come spesso vado ripetendo, è personale e per questo – alla luce delle vicende anziati – voglio raccontare una delle più belle querele rispedite al mittente con proscioglimento confermato in Cassazione.

La Confcommercio di Latina organizzava una iniziativa sulla legalità e dalle carte di un processo di camorra era emerso che l’allora presidente dell’Associazione metteva a disposizione il suo locale per un boss. Non era indagato, il presidente, e quel passaggio dell’ordinanza di custodia era stato persino stralciato dall’indagine. Però il fatto “storico” c’era e forse era il caso che l’Associazione non si mettesse a dare esempio di legalità.

Cosa c’entra questo con Anzio? Semplice, vi immaginate il Comune che patrocina una iniziativa contro la droga domani mattina? O – perché no – sulla evasione fiscale quando un assessore aspetta solo la prescrizione dopo averla commessa su un impianto pubblico? E una su abusi d’ufficio e “soci elettori di…“, con un assessore a giudizio per questo?

Per non parlare del Comune che emerge dalle carte di Malasuerte o Evergreen o Touchdown,  scambiato per luogo di interessi propri o dei propri sostenitori e/o elettori. E il sindaco conosceva bene questa situazione quando ha accettato di riunire il centro-destra
Ripeto: per me sono innocenti tutti, il gesto di Millaci è pure apprezzabile,  ma se amministri la cosa pubblica hai a maggior ragione il dovere dell’esempio.

 

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Droga (?!), indagini e le responsabilità della politica

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Oh, ma chi è?” oppure “Ma dai, sarà una stupidaggine figurati…” Ho scambiato messaggi e risposto a decine di telefonate dopo che sulla sua pagina facebook Agostino Gaeta ha scritto di un consigliere comunale di maggioranza di Anzio indagato per traffico internazionale di droga. Molti colleghi locali cercano lo spunto per smentire – è comprensibile – perché se è vero sarebbe un “buco” di dimensioni colossali.

Una cosa mi lascia perplesso e l’ho ripetuta a tutti: per traffico internazionale di droga ti arrestano, non ti avvisano. Circola un nome con insistenza negli ambienti della politica di casa nostra, ma io non lo farò. Mi limiterò a dire che tanto fa bene il sindaco ad andare dal Prefetto dopo la vicenda di Lina Giannino e delle ruote squarciate, quanto al suo rientro dalle cerimonie a Bad Pyrmont deve convocare la maggioranza. Per capire se Agostino ha scritto una castroneria o se davvero c’è questa accusa che pesa sì sul singolo consigliere, ma coinvolge il nome di una città già martoriata da altre inchieste.

Perché se Gaeta ha scritto una stupidaggine – assumendosi una grave responsabilità – allora deve partire una querela. Subito. Alla stessa veemente maniera con la quale il sindaco l’ha annunciata proprio alla Giannino – che chiedeva lumi sui “tempi” del ricorso al Tar della proprietà Puccini – al suo rientro deve andare e denunciare se non è vero.

Ma prima, forse, dovrebbe convocare la maggioranza e capire se qualcuno ha ricevuto quell’avviso di garanzia o – più probabilmente – una notifica di conclusione delle indagini. Perché se è vero diventa uno “scoop” e prima di andare dal Prefetto è il caso di fare un bell’esame all’interno di una maggioranza che – l’ho sostenuto e lo ripeto – al di là di responsabilità penali che sono personali, affonda le radici in vicende giudiziarie come Malasuerte, Evergreen, Touchdown, nelle proroghe record. Le affonda negli atteggiamenti da spacconi, nei toni muscolari, nelle aggressioni in Comune per essere pagati, in quello che leggiamo negli atti giudiziari delle operazioni citate, in ciò che abbiamo visto ai seggi durante lo spoglio, nelle persone che rappresentavano certe liste. E non basterà dire, se è vero, che “sono cose vecchie” o “tanto c’avemo i voti d’aaa ggente”. Scontato e inutile.

Prima di andare dal Prefetto, c’è bisogno di chiedersi quali sono le responsabilità di una politica locale che bene o male era riuscita a tenere distanti i poco di buono e che – in particolare dalla campagna elettorale del 2013 – ha fatto mettere loro il vestito bello. Inutile continuare a negare o a fare spallucce. Perché sono emersi i rapporti che certi personaggi vicini, vicinissimi o facenti parte della politica hanno avuto. Non ha condizionato un’amministrazione tutto questo? Sono il primo a esserne felice, ma prima di andare dal Prefetto c’è ben altro da fare e sono certo che il sindaco non si girerà dall’altra parte.

Ps, a proposito dei “toni” è bene rileggere quanto sostenevo tempo fa…

Sapete che c’è? Avete ragione: evviva Bruschini

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Vai cercando #unaltracittà, ma lascia stare…. Sai, a pensarci bene, devi prendere atto che forse Luciano Bruschini e la sua rabberciata maggioranza hanno ragione. Beati voi e l’#altracittà, questi vanno avanti contro tutto e tutti, portano a casa la biogas che volevano, si preparano per un’altra, e vuoi pure metterti a discutere?

Certo, ci sarebbe, anzi c’è. Rileggi i programmi elettorali (2008 e 2013) e non trovi Biogas, ma Patrizio Placidi nel 2012 insieme al dirigente e con il sindaco che finge di non sapere è andato in Regione a dire sì. Ora il Tar ha detto, sostanzialmente, ma che volete? E così al posto di “favorire la promozione sul risparmio energetico con la divulgazione e la realizzazione di impianti fotovoltaici e solari termici” – è il programma del 2008 – abbiamo una biogas decisa nelle segrete stanze. Non sia mai che ti confronti con i cittadini…. Poi fa finta di accontentarli, fai ricorso perché altrimenti Cafà e Nolfi le perdi per strada (se ne andranno “irrevocabilmente“, dopo, ma torneranno), passa tempo ma la centrale ce l’hai. Dai che Placidi può promettere qualche altro posto di lavoro, su….

Gli stessi che in campagna elettorale 2013 promise per l’avvio del “porta a porta“, forse decisivi per vincere le elezioni insieme a qualche cooperativa oggi accostata a esponenti della camorra, ma tu che vuoi? Ma sì, viva Bruschini. Volete sapere cosa ha scritto nel programma 2013 rispetto all’ambiente? “Nell’ottica della green economy l’amministrazione promuoverà e agevolerà per quanto di sua competenza la realizzazione di ogni iniziativa pubblica e privata di impianti per la produzione di energie rinnovabili (…)” Già fatto, grazie. Non sono rinnovabili, ma pazienza, che vai cercando…. Intanto le isole comparse in centro, mai attivate – ennesima presa in giro di Placidi – funzionano e non hanno scompartimenti che li dividono. Il Granchio lo scrive e non succede nulla. Che vuoi? Niente, Viva Bruschini!

E la maggioranza che continua a discutere perché torna il dirigente Franco Pusceddu? Cafà e Nolfi, insieme a Placidi, che pensano a nuove dimissioni – non c’è due senza tre, del resto – parte dei consiglieri in agitazione. Al di là del caso specifico, quello che stupisce è che una maggioranza, assessori e consiglieri siano preoccupati di una questione tecnica. Se deve tornare, si faccia una determina e via…. E quando mai, si muove persino il sindaco, insieme alla fida segretaria generale, fino all’Inps per affrontare la patata bollente. Qualcuno dice che è pronto ad andarsene dalla maggioranza ma come al solito non lo farà. Ragazzi, ci sono cooperative, associazioni, interessi da tutelare. Andar via dalla maggioranza vuol dire smettere di avere influenza in Comune, per sé e per gli altri “vicini“. Per la propria azienda magari, per dire agli uffici che se devi pagare c’è stata qualche incomprensione, per cercare chi vuole i soldi che devi al Comune perché pubblicando un atto la cosa è finita sui giornali…. No no, minacciano di andarsene ma non lo faranno. Viva Luciano, allora, l’hanno capito presto anche i presunti giovani di questa maggioranza, quelli che per primi si sono allineati e coperti. Altro che nuovo….

Detto questo, mi candido. Fermi, cosa avete capito: se il Comune bandisce un concorso per l’ufficio legale mi presento con la laurea in sociologia, visto mai che mi prendono? Ah, ma allora insisti…. No, no, dico che se la vicenda del dirigente dell’area finanziaria ammesso al concorso con un titolo non previsto dal bando è risolta lasciandolo al suo posto, tutti aspiriamo allo stesso trattamento. Anzi, chiedo sin d’ora a Luciano – e alla segretaria – se mai fosse, di andare all’Inpgi (Istituto di previdenza dei giornalisti) e vedere se i contributi il Comune può versarli lì. Basta anche andare in treno eh… da Termini a via Nizza sono 7 euro di taxi.

Ma ci rendiamo conto? Il diritto che si studia alle superiori ci spiega – mi ergo a giurista da bar pure io – che la mala fede va provata e la buona fede si presume. Ecco, presumiamola. Ebbene uno si presenta magari sapendo di avere un titolo sbagliato, è “sponsorizzato” dal vice sindaco  che intanto è oggetto di pesanti intimidazioni, nessuno si accorge (e in commissione c’è un condannato per reati contro la pubblica amministrazione) o verifica i titoli, quello vince. No, scusate…. L’avesse fatto Candido De Angelis quando era sindaco si sarebbe scatenato il putiferio, a cominciare da accertamenti d’ufficio della Procura o delle forze di polizia locali, per non contare la stampa – a cominciare dal sottoscritto. Qui? E’ tutto a posto, evviva Luciano.

L’unico che prova a chiedere lumi è Andrea Mingiacchi. Potrebbe andare in Procura ma preferisce l’accesso agli atti, verifica che il titolo non è equipollente, chiede una revoca. Svolge il ruolo di opposizione che gli compete. Ma scherziamo? All’interno del Pd la critica indiretta arriva a mezzo stampa, del resto è noto che in quel partito si è bravi a pestarsi i piedi e l’obiettivo era ed  è di perdere le elezioni.

Si vede che andava bene l’opposizione al piano regolatore con un ricorso al Tar notificato per la discussione a Latina, anziché  a Roma, cosa che nemmeno un neo laureato in giurisprudenza avrebbe fatto. Lì si incaricò un fior di professore, ma come per il ricorso sulla Biogas – evidentemente – bisognava far vedere che si era fatto e nel frattempo far costruire, costruire e progettare. Ah, memorabile l’assenza dai Consigli “per disciplina di partito“, con il sindaco che poteva andare avanti indisturbato. E l’esposto in Procura sul parere “scomparso” in Comune, secondo il quale Placidi era incompatibile, tirato fuori da chi scrive e pubblicato sul Granchio? Annunciato e mai presentato. Ma sì, che ti metti a fare.

Evviva Luciano Bruschini!

Carta vince, carta perde. Benvenuti (!?) ad Anzio

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Va ribadito: occorre costruire una città diversa, spazzare questa classe politica – vecchia e presunta nuova – che ha i piedi (e i metodi) ben saldi nella Prima Repubblica. Intorno ha cittadini che in qualche caso hanno fruito di benefici, in altri hanno portato i voti decisivi e pretendono, in altri ancora si sono assuefatti o preferiscono gridare “Al lupo al lupo” ma al momento del voto evitano di scegliere altro – forse perché ritenuto non abbastanza credibile – o di recarsi alle urne. C’è l’intero tessuto da ricostruire in questa Anzio di carta vince, carta perde. Si parte dalle vicende del Comune – inevitabilmente – e si arriva a quelle di cronaca. Il confine, del resto, ormai quasi non si distingue più.

Prendiamo un’amministrazione che si sta lacerando dopo che l’Inps – nonostante suoi decreti – ha comunicato un potenziale errore che riporterebbe Franco Pusceddu al suo posto per otto mesi. Un caso senza precedenti, ma il Comune non ha dubbi: torna. Solo che la fanno talmente difficile – nascondendo evidentemente chi la preferenza per l’ex dirigente e chi il timore che torni a rompere qualche uovo nel paniere – da cambiare di nuovo l’organizzazione. Ma voi la vedete una grande azienda di servizi che cambia “assett” in continuazione? In Comune succede, a ritmi di una pianta organica l’anno. Anche due se necessario, basta accontentare gli “appetiti” politici. Qui si dice prima  di aver rivoluzionato la macchina eliminando dirigenti previsti dalla legge e neanche un anno dopo ci si ripensa votando una delibera che ha allegati diversi tra loro. Finita? Macché… Torna il dirigente pensionato e si cambia, con il rischio che tra qualche giorno si modifichi di nuovo perché l’Inps potrebbe ripensarci. Ma via… E su questo c’è una maggioranza ancora una volta ai ferri corti e una delibera che il sindaco, lunedì, vuole approvare per forza. In mezzo un rapporto mai chiaro né chiarito – nonostante la legge – su cosa debbono fare i politici e cosa i dirigenti, funzionari e dipendenti del Comune. Al punto che oggi si va d’amore e d’accordo, al primo problema la colpa – della città sporca, per esempio – è di chi lavora…

E la vedete la grande azienda che deve acquistare il miglior servizio possibile al prezzo più vantaggioso, non bandire una gara per la quale serve un partner perché cerca non il più efficiente ma spera di trovare quello più “accondiscendente“? E’ quello che è successo e sta succedendo con le mense. Gara pronta da oltre un anno, ma Bruschini e i suoi cercavano la stazione unica appaltante più “amica“.

In mezzo anche la storia di un dirigente chiamato a sostituire quello andato in pensione, ma per il quale è stato commesso un madornale errore. Lo hanno ammesso al colloquio senza tenere conto che aveva un titolo di studio diverso da quello chiesto dal bando. Una scelta fatta dalla neo segretaria del Comune, autrice della riorganizzazione di prima e di quella che dovrebbe andare in giunta, che non si è accorta insieme ai componenti della commissione dell’errore e che finora non ha agito di conseguenza.

In una città diversa da carta vince, carta perde, qualche rappresentante delle forze dell’ordine o della magistratura, una volta appresa la notizia, avrebbe quantomeno sequestrato i documenti. Siamo convinti che l’errore sia stato commesso in buona fede, chi scrive per primo riteneva la laurea in Giurisprudenza equipollente a Economia e commercio. Così non è, nulla è ancora accaduto. Si doveva controllare e non è stato fatto. Ma ve la immaginate la grande azienda di servizi che commette un errore del genere? Che fine fa il capo del personale? Qui non accadrà nulla, tranquilli. Anzi, la segretaria arrivata a miracol mostrare prenderà anche il massimo dei voti al momento della valutazione. Peggio, c’è chi tra politici vecchi e nuovi vede in tutto questo chissà quale “disegno“, alla luce del ritorno di Pusceddu.

Carta vince, carta perde. Questo è solo un madornale errore, ma è comunque difficile intervenire “di iniziativa“, indagare, verificare, per una serie di motivi. Gli organici ridotti, il controllo del territorio da garantire, le attività di indagine su vicende attinenti alla criminalità comune. Non ultimo, tra i motivi, quello che se lasci andare chi ha interrotto un Consiglio comunale, per esempio, poi è difficile andare avanti. E quando lo si fa – basterebbe vedere certi tenori di vita – i tempi sono infiniti. Se non sul territorio, in Procura.

Però diventa difficile credere che non siano stati raccolti sufficienti elementi e individuati i responsabili di chi ha sparato al cancello di Placidi, di chi ha fatto la stessa cosa ad Alessandroni, di chi in due mesi per la seconda volta ha dato fuoco all’auto del vice sindaco. A Giorgio Zucchini va umana solidarietà, è vittima, ma capisce da solo – e ormai dovrebbe rendersene conto anche il sindaco – che abbiamo superato la soglia. Sì, il sindaco che minimizza, che parla di “incontri in Prefettura” (con chi?) rassicuranti, che media con politici di vecchia e nuova formazione, promette, accontenta, rischia ormai di essere sotto ricatto di una maggioranza litigiosa. Il tutto in barba alla città

L’attentato lo ha subito Zucchini, ma sono i cittadini a non vivere più sicuri quando con una certa impunità, una volta in piena estate, un’altra alle 10 di sera quando ancora c’è gente in giro, qualcuno va e incendia l’auto.Sì, c’è preoccupazione dovrebbero saperlo il sindaco e la sua maggioranza, se come dicono ascoltano “la gente“. E non è semplicisticamente quella per i rifugiati, gli immigrati e via discorrendo. No.

Ma Zucchini ci porta anche ad altre vicende, alla citazione – per la quale ha sporto denuncia – nell’indagine Mala Suerte. Il 3 novembre inizia il processo, tra gli  imputati c’è chi ha apertamente sostenuto l’elezione di questa maggioranza. Ci porta alla recente vicenda che nella “guerra” interna alla maggioranza stessa fa uscire una carta per la quale è debitore del Comune. Mille euro, una dimenticanza forse, dice di non saperne nulla,  ma se ci fosse sarebbe grave. Perché – come per il caso dei “morosi” mai chiarito – se non eri in regola hai attestato una cosa non vera al momento della candidatura.

Carta vince, carta perde: possibile che non sappiamo chi tra i pubblici amministratori ha pendenze nei confronti dell’Ente? Su, pensiamo ancora alla grande azienda che ignora il debito contratto dal proprio amministratore delegato…

Qui no, perché il 3.0 è a parole. Nella pratica non conviene, perché poi devi pagare o lasciare la giunta o il consiglio comunale, perché senza chiarezza può alimentarsi la “guerra” di maggioranza. Io non ho pagato, ma tu hai avuto quel problema, lui deve stare zitto per quel favore, l’altro per i lavori alla cooperativa, Tizio per lo spettacolo e Caio per la pratica sbloccata.

Benvenuti (!?) ad Anzio, se gradite – o se vi conviene – continuate pure con questa classe politica.

Carta vince, carta perde. Silenzi e soldi all’associazione in tempo di record

Pompeo Savarino (a sinistra) e Luciano Bruschini

Pompeo Savarino (a sinistra) e Luciano Bruschini

Una domanda semplice semplice per il segretario generale del Comune di Anzio, Pompeo Savarino: quali atti ufficiali resteranno negli archivi del Consiglio dei giorni scorsi sul bilancio?

Domanda dalla quale ne derivano una serie. Quale piano finanziario dei rifiuti è stato votato, ad esempio, quello che aveva l’assessore all’ambiente, quello del suo collega al bilancio o quello dato ai consiglieri comunali? Ah, cosa succederà con i debiti fuori bilancio già inseriti nel piano ma non votati perché privi del parere dei revisori? E se quella cifra cambia, si rivota il piano stesso?

Ancora: il piano triennale delle opere pubbliche, qual è? E quale versione della relazione di bilancio è agli atti della seduta: quella della giunta o quella dei consiglieri? Speriamo che voglia illuminare noi, ma prima ancora il Prefetto, su quanto non si era mai visto nell’assise civica di Anzio. Perché il segretario è notaio della seduta, è come se andiamo a comprarci casa e le particelle che abbiamo noi sono diverse da quelle del venditore e differiscono entrambe da quelle di chi redige l’atto. Per piacere! Carta vince-carta perde all’ennesima potenza .

Il Pd aveva presentato una diffida che è stata ignorata e prepara una battaglia legale com’è stato annunciato ieri in conferenza stampa. A muovere critiche al bilancio è stato anche Danilo Fontana,  nel corso dell’incontro con i giornalisti Maria Teresa Lo Fazio ha sottolineato come l’emendamento vero al bilancio sarebbe quello di “rifarlo completamente“. E non ha torto, se immaginiamo che abbiamo scoperto dal dirigente dell’area finanziaria che i conti sui residui passivi riaccertati non “tornavano” tra i documenti del Comune e quelli consegnati ai revisori per 18 milioni di euro. Se scopriamo che all’inizio della loro relazione gli stessi revisori affermano che il Comune dovrà rifare tutto…. Dopo aver messo nero su bianco che di fatto i revisori non sanno leggere (si veda delibera 64 del 16 luglio) nel corso del Consiglio il dirigente dell’area finanziaria Franco Pusceddu ha provato a dire che hanno sbagliato il verbo, salvo ammettere poi che residui, avanzo e via discorrendo vanno rifatti…

In tutto questo se è normale che l’opposizione faccia il suo mestiere (almeno una parte dell’opposizione, l’altra è apparsa di lotta e di governo) stupisce che i nuovi consiglieri di maggioranza non siano assaliti dai dubbi. Uno capisce Renato Amabile o Gianfranco Tontini – stanno lì da una vita, hanno rapporti ferrei e di amicizia con il sindaco – è comprensibile il silenzio di chi non ha mai spiccato per loquacità, da Perronace a Succi, ma nemmeno di fronte a documenti in contrasto fra loro una Piccolo, una Fontana, un Millaci, un Campa, sentono il dovere di dire: “Ok, c’è un errore, mettiamo a posto le carte e rivediamoci tra una settimana?” Cosa temono, di andare a casa? Non vivono di politica, quale sarebbe il problema? No, silenzi…

Ma deve essere l’aria del Comune, diciamolo, perché negli ultimi 25 anni c’è stato un solo neo eletto a creare problemi alla sua stessa maggioranza: Candido De Angelis, nel ’90, spina nel fianco dell’allora Dc. Nemmeno allora – lo può testimoniare Bruschini che era sindaco – le carte erano così sballate su un bilancio. E non c’era il 3.0….

O forse c’è un Comune che resta nella confusione perché poi il sottobosco funziona a meraviglia. Pazienza relazioni e conti sballati, che importa dei revisori… Basta andare avanti, avere la sagra, la coop che lavora, il service agli amici e via discorrendo. Perché parallelamente c’è un ente efficientissimo.

La festa a Lavinio? Va benissimo, ci mancherebbe. Mentre Andrea Mingiacchi si spertica a cercare di fare un discorso generale sul turismo, sui soldi a pioggia che potrebbero essere convogliati in iniziative di qualità e di respiro nazionale, ecco spendere 5.490 euro. E che saranno mai…

L’efficienza, allora: la richiesta arriva in Comune il 23 luglio, la determina che impegna la somma è del 25. Rapidità unica, mentre i pareri dei revisori arrivano ma si protocollano cinque giorni dopo, le note della Asl sugli alberghi spariscono, come i pareri sulle incompatibilità degli assessori.

Ci saranno tempi simili per ogni associazione che chiede? Chissà. Qui una di quelle che ha organizzato la festa è l’Eco delle periferie che com’è noto è molto vicina al consigliere Antonio Geracitano, il quale compare in bella mostra sulla pagina facebook della stessa, non vogliamo credere che tanta rapidità sia dovuta a questo.

Torniamo all’inizio: segretario, è tutto regolare?

Raccontare dà fastidio, è il caso di rallentare

Leggi i padri di questo mestiere, tieni in mente quello che dicono, ricordi che hai un ruolo per il quale devi raccontare, attenerti alla “verità sostanziale dei fatti”, criticare se necessario. Devi anche rispettare, sempre e comunque, le persone coinvolte nelle vicende. Poi ricordi la battuta dell’arrestato per tangenti che ti disse “attento a quello che scrivi” e la risposta – valida per qualsiasi protagonista di notizie – “tu attento a quello che fai, perché senza il tuo modo di agire non avrei scritto e non scriverei”.

Questo spazio è nato quasi per gioco, dopo alcuni mesi di inattività sul “Granchio” (del quale resto un orgoglioso fondatore), un primo libro, il progetto per un altro. Un blog, questo nuovo modo di comunicare, che si è trasformato presto in un punto di riferimento per chi ha la bontà di seguirlo. Uno spazio dove si afferma chiaramente, citando uno dei maestri dei quali parlavo all’inizio, che “il dissenso è nobile, la critica è doverosa”. Si sa, quindi, a cosa si va incontro. Ci si può collegare, leggere, dissentire o concordare. Ma si può anche evitare di fare tutto questo, figuriamoci.

Poi è uno spazio di informazione e io faccio questo mestiere: cerco documenti, racconto, do spazio alle repliche, critico, dissento. Da oggi lo farò più di rado, per varie ragioni, magari mi dedicherò meno a questioni locali, il mondo per fortuna non inizia né finisce ad Anzio. Fermarsi no, non sarebbe giusto, ma prendere un po’ di distacco è necessario.

Perché questa città – diciamo meglio, la sua classe dirigente – è brava a fare confusione. Ad appiccicare etichette, a prendersela con chi non c’entra. Pazienza il giornalista “cantastorie” – uno degli ultimi messaggi – se non “patetico”, pazienza minacce di paese, ma quando si coinvolge chi ha il solo torto di dividere con te la vita e di lavorare al Comune, siamo oltre. E’ così da più di un anno, lo si ripete a ogni angolo, ora anche sui social media, c’è un assessore che ha persino annunciato a due colleghe di avere un “dossier” a riguardo. Ma no? Era così quando scrivevo per il Granchio, con grida negli uffici, lo è a maggior ragione oggi.

Perché una classe dirigente che si avvita su se stessa dall’85 a oggi, dove bene o male ritrovi gli stessi protagonisti da 30 anni a questa parte, mal sopporta che qualcuno possa raccontare liberamente. E’ così se scrivi dell’appalto per i rifiuti e la “rincorsa” a una decisione sull’interdittiva della prima arrivata che proprio il Granchio, questa settimana, ha definito “patologica”, se racconti di dimissioni annunciate e ritirate, di sedi sparite, bancarelle, hotel chiusi con un’ordinanza del sindaco che stranamente sono aperti per ospitare richiedenti asilo, se scrivi di un’opposizione di lotta e governo, di finti dissidenti, strane cooperative, incompatibilità, porto delle nebbie e via discorrendo. Parlando sempre di personaggi pubblici, nel loro ruolo, mai coinvolgendo altri.

Il rispetto, dicevo, da più di 30 anni racconto questo territorio e quando avrei potuto infierire – basta pensare agli arresti e alle sentenze – mi sono sempre ricordato dei doveri professionali, di persone coinvolte, di indagati e non già condannati.

In una città normale i giornalisti fanno questo, anche sbagliando a volte, poi ciò che dicono si condivide o meno, si critica o non, ma rappresentano una risorsa per il dibattito. Per provare a volare alto. Qui no, più sono liberi e più sono “nemici“. Più rifiutano chi vuole acquistare quote, offre chissà quali dossier, più danno fastidio. 

Ma  perché tanta insofferenza? Questo attaccarsi all’impossibile per provare a colpire chi scrive? Dal giorno dopo il ballottaggio del 2013 chi fa “ragionamenti” e ha poco altro a cui pensare se non la politica da bar – lo sviluppo della città può attendere – mi indica come potenziale candidato sindaco. Ho risposto in altre sedi e non ho molto altro da aggiungere.

Anzi sì: prima di partire dal candidato sindaco, si dovrebbe provare a vedere su cosa si può essere d’accordo: legalità assoluta, nessuna commistione tra politica e struttura amministrativa, cittadini che hanno risposte senza la necessità di ricorrere al consigliere o all’assessore di turno, eventi di qualità e non per accontentare l’associazione (magari appena costituita) di turno, revisione dello strumento urbanistico, nuovo statuto aperto alla reale partecipazione dei cittadini, stop ai contributi a pioggia, censimento di associazioni e sedi, fine delle rendite di posizione, un programma di attrazione e sviluppo turistico a breve, media e lunga scadenza.

Io resto a fare il giornalista, per uno dei quotidiani più importanti d’Italia, magari scrivo un altro libro-inchiesta, continuerò a tenere un occhio su questa città che resta unica e straordinaria, pur con tutti i suoi mille difetti ma per fortuna con diverse eccellenze. Lo farò senza essere bravo, bensì ricordando ciò che ci insegna Joseph Pulitzer: “Non esiste delitto, inganno, trucco, imbroglio e vizio che non vivano della loro segretezza. Portate alla luce del giorno questi segreti, descriveteli, rendeteli ridicoli agli occhi di tutti e prima o poi la pubblica opinione li getterà via. La sola divulgazione di per sé non è forse sufficiente, ma è l’unico mezzo senza il quale falliscono tutti gli altri”.

Cercare di farlo capire a chi “ragiona” è particolarmente difficile. Siamo sempre ad Anzio.

Se questi sono i giovani, ridateci i vecchi…

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Il passaggio di Davide Gatti in maggioranza ad Anzio era ampiamente atteso. E come lui altri dell’insolita opposizione di centro-destra aspettano solo un cenno per fare il salto. E’ naturale nella politica di oggi, dove cambiare casacca è normale e dove ci si preoccupa di “posizionarsi” possibilmente nel gruppo vincente o comunque di “contare“. Così il giovane Gatti (“vedrai che sorpresa” – diceva l’allora candidato sindaco Candido De Angelis) decide di passare nel gruppo che fa capo all’assessore Alberto Alessandroni e al consigliere Velia Fontana. I quali, almeno alle ultime europee, facevano parte dell’Ncd e alle amministrative erano in Forza Italia, domani chissà se con Salvini o altri. Esattamente erano all’opposto di Gatti che con Fratelli d’Italia sosteneva altro. E che evidentemente ha dimenticato di essere stato in corsa con un programma alternativo a quello del sindaco Bruschini. Ci dicono che sia la politica, ma francamente di fronte a questi giovani virgulti del panorama anziate ci viene quasi da rimpiangere i vecchi.

Uno si aspetta che dal rinnovamento ci sia almeno un’alzata di scudi. Un po’ come faceva Candido De Angelis al suo primo mandato consiliare, nel ’90, contro – guarda caso – i Bruschini, Borrelli & C. che ancora ci sono oggi o Aurelio Lo Fazio quando insieme a un allora giovane Bruno Tuscano mandava a casa Piero Marigliani, nell’84. Invece no, Marco Maranesi si accorge che le cose non vanno dopo averle condivise e cambia ma qual è la sua visione del futuro di Anzio la ignoriamo. E’ diventato il censore, ma secondo i bene informati è solo per cercare visibilità e qualche legittima prebenda che in maggioranza non avrebbe più avuto. Diciamo che almeno si è smarcato, via…

Valentina Salsedo dopo l’alzata di scudi di mesi fa è tornata nei ranghi, Massimiliano Millaci era stato “dissidente” con Maranesi ma è diventato capogruppo, di Donatello Campa si sono perse le tracce, Velia Fontana almeno si occupa delle mense che conosce da vicino, Giusy Piccolo è nel “fortino” della sua delega al cimitero che finora non ha prodotto risultati visibili e lì si ferma, Laura Nolfi ha alzato il tiro sulla vicenda mense dopo aver ondeggiato a lungo, Giacoponi è al secondo mandato ma è Attoni-dipendente. Ecco, questa sarebbe la classe dirigente di domani ma al di là di piccoli “aggiustamenti” non riusciamo a vedere – sbaglieremo, per carità – se hanno o meno un disegno di città. No, il problema è oggi. E’ se stare con Patrizio – inteso come Placidi – o contro. Il tutto in vista di elezioni che verranno solo nel 2018, salvo scossoni. A loro cosa importa? Sembrano ben adeguarsi ai leader della vetero politica locale, ai “ragionamenti” fini a se stessi.

E viene da chiedersi se questi esordienti consiglieri hanno qualche dubbio che ogni tanto li assale, fosse sui residui di bilancio o sul tortuoso iter del porto, sul programma che hanno sottoscritto con Bruschini e non è stato attuato o sulla raccolta e smaltimento dei rifiuti. E’ come se vivessero altrove, in quel brodo di coltura di una classe dirigente vecchia ma che resiste. In bocca al lupo, anche se ci aspettavamo ben altro.

Un aneddoto, infine: quando Pasquale Perronace, il consigliere comunale oggi di più lungo corso in assise, lasciò la Dc per passare al Psdi eravamo giovani cronisti e con Ivo Iannozzi aspettammo a lungo di poter sentire il suo intervento in Consiglio o di intervistarlo. Era un momento quasi “tragico“, cambiare partito quando era un “affronto” addirittura andare da una corrente all’altra. Non rimpiangiamo quei partiti, il sistema che rappresentavano, ma c’erano almeno dei punti fermi. e si provava – sia pure a vuoto – a immaginare una città possibile.

Qui basta avere un pacchetto di voti, chiedere fiducia e poi chi vuole Dio se lo prega. La città può attendere, loro devono “ragionare“.  Proprio come chi proviene dalla Prima Repubblica.

Sindaco e maggioranza in fuga sul porto, è il caso di chiedere le dimissioni

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Hanno ragione Ivano Bernardone e Candido De Angelis. Quello di oggi è un affronto alla città e sul porto – come su tanti altri problemi – la maggioranza sfugge. Non s’è mai vista una cosa del genere, al limite i punti chiesti dall’opposizione venivano relegati in fondo all’ordine del giorno e tirati per le lunghe, ma si discutevano. Stavolta no. Che brutti quei banchi vuoti…

Per questo adesso servirebbe una scelta conseguente: chiedere le dimissioni di Luciano Bruschini. Tentare di alzare il tiro con una mozione di sfiducia. Senza calcoli politichesi, senza pensare “che succede se va male” oppure “ma no li rafforziamo“, tanto meno a “ma con De Angelis no” e – a parti invertite “con il Pd mai“. Né serve immaginare possibili future alleanze se andasse bene. No, oggi serve solo rispondere alla fuga dalle responsabilità della maggioranza, il resto si vedrà.

E se proprio non si trova la forza di chiedere le dimissioni si dovrà fare, al limite, almeno un manifesto (da quando non se ne vede uno…) per denunciare la fuga del sindaco e della maggioranza. Quella delle “vecchie” facce della politica di casa nostra e quella delle “nuove” che si sono subito adeguate.

E’ vero, chi oggi era in Consiglio comunale è maggioranza in città, questo Bruschini lo sa bene. Ed è altrettanto vero che per quanto apprezzabile lo sforzo di Luigi D’Arpino – che sabato ha convocato un’altra conferenza pubblica – e della Capo d’Anzio, è il sindaco a dover rispondere su alcune questioni, come qui e altrove si ripete da mesi. Senza contare che è una evidente contraddizione: non rispondere nella sede deputata al confronto cittadino, fuggire, e poi delegare la società partecipata al 61% dal Comune a farlo.

Ormai sul porto se stiamo alle voci che sentiamo sui potenziali acquirenti, mancano solo Totò e Peppino che vendono la fontana di Trevi, poi pensiamo di averle viste tutte. E non è ammissibile.

Perché nel frattempo la Capo d’Anzio o si vende per la spending review – e almeno incassiamo qualche euro e ne ripianiamo i debiti – o porta i libri in Tribunale. Allora sì che il porto sarà privato e sapremo chi ringraziare.

Porto, sfuggire al confronto è il peggiore dei modi

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E’ andata come sapevamo: il consiglio comunale per parlare della situazione tra Comune e Marinedi all’interno della Capo d’Anzio, società concessionaria del porto per il 61% del Comune stesso e quindi dei cittadini, è saltato. Sulla possibilità di riacquisire, oggi, le quote finite per una manovra nazionale a Marinedi ovvero a Renato Marconi, qualche dubbio c’è, ma  magari il sindaco poteva finalmente chiarire più di qualcosa.

Invece non si è presentato lui, non lo hanno fatto i consiglieri di maggioranza, rispondendo a un ordine di scuderia malamente celato dietro al lutto che ha colpito Pasquale Perronace al quale va un forte abbraccio in questo delicato momento per la scomparsa del fratello. Arrivare a dire, però, che c’era un funerale e non si poteva fare il Consiglio comunale è un altro dei punti mai toccati in questa città. Una cerimonia simile dura un’ora, ma ammettiamo pure che si volesse rinviare il Consiglio si poteva spostare di qualche minuto o giorno. Invece no e dispiace – veramente – che si sia arrivati a tanto. Perché la ragione vera è quella di sottrarsi al confronto su un argomento che riguarda tutti. Oggi non ci saremmo ripresi le quote di Marconi, difficilmente ce le riprenderemo e anzi per la spending review rischiamo di venderla la Capo d’Anzio, ma forse potevamo capire se ha ragione la società stessa che marcia spedita per gestire il porto sulla base di un business plan di dicembre 2013 o il sindaco che continua a parlare di bando o fantomatici investitori.  Potevamo sapere se e dove il Comune trova i soldi quando dovesse partire la “fase zero” di quel business plan che prevede il finanziamento soci. Ci poteva spiegare se ciò che sta facendo Marconi ha un costo e quale. Se la società sta pagando o meno (per la cronaca, non lo sta onorando) l’ulteriore prestito concesso dalla Banca Popolare del Lazio e garantito dal Comune ovvero da noi cittadini. Magari poteva dirci qual è la reale situazione con gli ormeggiatori visto che lui, rappresentante del 61% di quote nostre, non sapeva (eh già…) che dal Comune era partita una lettera per farsi ridare le aree e che nel frattempo è stata revocata, su sua disposizione.

Sottrarsi al confronto significa non spiegare ai cittadini, prima che a Candido De Angelis che ha fatto convocare il Consiglio, se davvero su questa storia del porto la mano destra ignora quello che fa la sinistra. Dispiace ancora di più che agli ordini di scuderia stiano – Maranesi escluso, dato che era in aula e ha pure lanciato un allarme pubblico sulla vicenda – consiglieri agli esordi in politica: da Fontana a Piccolo, da Campa a Millaci, fino a Salsedo. Preferiscono, evidentemente, assuefarsi anziché porsi domande su una vicenda che li e ci riguarda. E non è bello, a maggior ragione se c’è qualcuno che pensa o sta facendo i “giochetti” che denuncia l’ex capogruppo di Forza Italia.

Un ultimo accenno sulla vicenda degli ormeggiatori “sfrattati” e del provvedimento revocato. Sembra di capire – ma è materia da giuristi – che la “Capo d’Anzio” non poteva fare il provvedimento ovvero che una concessionaria non ne può allontanare un’altra, quindi la Regione doveva comunicare agli ormeggiatori che se ne dovevano andare, ma nel frattempo le deleghe sul Demanio sono del Comune anche per quell’area…. Una situazione che si definirà, inevitabilmente, con una sentenza. Intanto il tempo passa, la Capo d’Anzio o si deve vendere o porta i libri in Tribunale, e il porto ce lo dimentichiamo.

Per questo lasciare l’aula semi vuota, disertare il Consiglio comunale e sfuggire al confronto è il modo peggiore di occuparsi del porto che era, è e resta un bene di tutti.

Il brindisi, la foto. Questa è la città

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Ha creato un certo stupore la pubblicazione della foto del brindisi tra l’assessore all’ambiente Patrizio Placidi, l’assessore al commercio Giorgio Bianchi, i consiglieri Marco Maranesi, Umberto Succi, Massimiliano Millaci, Luciano Bruschini, Donatello Campa e Pasquale Perronace.  Sui social media, ormai una piazza sulla quale si afferma di tutto e di più, i commenti sono stati tutt’altro che teneri. Tra i partecipanti al brindisi ci si interroga, invece, su come possa essere “uscita” quell’immagine.

Comprendo poco la preoccupazione, se era un brindisi d’auguri cosa c’è di male? Comprendo meno le ragioni di una “pace” che fino a qualche settimana fa non c’era, anzi aveva portato Maranesi, Millaci, Bruschini e la Piccolo – assente nell’immagine – a chiedere di “resettare” l’amministrazione. Comprendo ancora meno cosa ci sia da ridere nel quadro che sta vivendo la città amministrata da chi brinda. In ogni modo, auguri!

Perché non dobbiamo stupirci di quell’immagine, purtroppo è il fedele specchio della città, del piccolo cabotaggio di paese, di un mercatino a te e uno spettacolo a me, della marchettopoli – forse peggiore persino della villettopoli che ci ha “regalato” il piano regolatore – nella quale siamo finiti. Il sindaco Bruschini accontenta tutti e prosegue il suo mandato, i “dissidenti” di ieri brindano oggi, il mare al solito è una tavola.

Chi ha poco da brindare sono i cittadini di Anzio. O forse no, quell’immagine li rappresenta bene. Non tutti, ma una significativa maggioranza che nel sottobosco di piccoli interessi continua a sopravvivere. Per questo Patrizio Placidi si candida sindaco. Con ottime probabilità di riuscita. Ancora auguri!