Carta vince, carta perde. Benvenuti (!?) ad Anzio

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Va ribadito: occorre costruire una città diversa, spazzare questa classe politica – vecchia e presunta nuova – che ha i piedi (e i metodi) ben saldi nella Prima Repubblica. Intorno ha cittadini che in qualche caso hanno fruito di benefici, in altri hanno portato i voti decisivi e pretendono, in altri ancora si sono assuefatti o preferiscono gridare “Al lupo al lupo” ma al momento del voto evitano di scegliere altro – forse perché ritenuto non abbastanza credibile – o di recarsi alle urne. C’è l’intero tessuto da ricostruire in questa Anzio di carta vince, carta perde. Si parte dalle vicende del Comune – inevitabilmente – e si arriva a quelle di cronaca. Il confine, del resto, ormai quasi non si distingue più.

Prendiamo un’amministrazione che si sta lacerando dopo che l’Inps – nonostante suoi decreti – ha comunicato un potenziale errore che riporterebbe Franco Pusceddu al suo posto per otto mesi. Un caso senza precedenti, ma il Comune non ha dubbi: torna. Solo che la fanno talmente difficile – nascondendo evidentemente chi la preferenza per l’ex dirigente e chi il timore che torni a rompere qualche uovo nel paniere – da cambiare di nuovo l’organizzazione. Ma voi la vedete una grande azienda di servizi che cambia “assett” in continuazione? In Comune succede, a ritmi di una pianta organica l’anno. Anche due se necessario, basta accontentare gli “appetiti” politici. Qui si dice prima  di aver rivoluzionato la macchina eliminando dirigenti previsti dalla legge e neanche un anno dopo ci si ripensa votando una delibera che ha allegati diversi tra loro. Finita? Macché… Torna il dirigente pensionato e si cambia, con il rischio che tra qualche giorno si modifichi di nuovo perché l’Inps potrebbe ripensarci. Ma via… E su questo c’è una maggioranza ancora una volta ai ferri corti e una delibera che il sindaco, lunedì, vuole approvare per forza. In mezzo un rapporto mai chiaro né chiarito – nonostante la legge – su cosa debbono fare i politici e cosa i dirigenti, funzionari e dipendenti del Comune. Al punto che oggi si va d’amore e d’accordo, al primo problema la colpa – della città sporca, per esempio – è di chi lavora…

E la vedete la grande azienda che deve acquistare il miglior servizio possibile al prezzo più vantaggioso, non bandire una gara per la quale serve un partner perché cerca non il più efficiente ma spera di trovare quello più “accondiscendente“? E’ quello che è successo e sta succedendo con le mense. Gara pronta da oltre un anno, ma Bruschini e i suoi cercavano la stazione unica appaltante più “amica“.

In mezzo anche la storia di un dirigente chiamato a sostituire quello andato in pensione, ma per il quale è stato commesso un madornale errore. Lo hanno ammesso al colloquio senza tenere conto che aveva un titolo di studio diverso da quello chiesto dal bando. Una scelta fatta dalla neo segretaria del Comune, autrice della riorganizzazione di prima e di quella che dovrebbe andare in giunta, che non si è accorta insieme ai componenti della commissione dell’errore e che finora non ha agito di conseguenza.

In una città diversa da carta vince, carta perde, qualche rappresentante delle forze dell’ordine o della magistratura, una volta appresa la notizia, avrebbe quantomeno sequestrato i documenti. Siamo convinti che l’errore sia stato commesso in buona fede, chi scrive per primo riteneva la laurea in Giurisprudenza equipollente a Economia e commercio. Così non è, nulla è ancora accaduto. Si doveva controllare e non è stato fatto. Ma ve la immaginate la grande azienda di servizi che commette un errore del genere? Che fine fa il capo del personale? Qui non accadrà nulla, tranquilli. Anzi, la segretaria arrivata a miracol mostrare prenderà anche il massimo dei voti al momento della valutazione. Peggio, c’è chi tra politici vecchi e nuovi vede in tutto questo chissà quale “disegno“, alla luce del ritorno di Pusceddu.

Carta vince, carta perde. Questo è solo un madornale errore, ma è comunque difficile intervenire “di iniziativa“, indagare, verificare, per una serie di motivi. Gli organici ridotti, il controllo del territorio da garantire, le attività di indagine su vicende attinenti alla criminalità comune. Non ultimo, tra i motivi, quello che se lasci andare chi ha interrotto un Consiglio comunale, per esempio, poi è difficile andare avanti. E quando lo si fa – basterebbe vedere certi tenori di vita – i tempi sono infiniti. Se non sul territorio, in Procura.

Però diventa difficile credere che non siano stati raccolti sufficienti elementi e individuati i responsabili di chi ha sparato al cancello di Placidi, di chi ha fatto la stessa cosa ad Alessandroni, di chi in due mesi per la seconda volta ha dato fuoco all’auto del vice sindaco. A Giorgio Zucchini va umana solidarietà, è vittima, ma capisce da solo – e ormai dovrebbe rendersene conto anche il sindaco – che abbiamo superato la soglia. Sì, il sindaco che minimizza, che parla di “incontri in Prefettura” (con chi?) rassicuranti, che media con politici di vecchia e nuova formazione, promette, accontenta, rischia ormai di essere sotto ricatto di una maggioranza litigiosa. Il tutto in barba alla città

L’attentato lo ha subito Zucchini, ma sono i cittadini a non vivere più sicuri quando con una certa impunità, una volta in piena estate, un’altra alle 10 di sera quando ancora c’è gente in giro, qualcuno va e incendia l’auto.Sì, c’è preoccupazione dovrebbero saperlo il sindaco e la sua maggioranza, se come dicono ascoltano “la gente“. E non è semplicisticamente quella per i rifugiati, gli immigrati e via discorrendo. No.

Ma Zucchini ci porta anche ad altre vicende, alla citazione – per la quale ha sporto denuncia – nell’indagine Mala Suerte. Il 3 novembre inizia il processo, tra gli  imputati c’è chi ha apertamente sostenuto l’elezione di questa maggioranza. Ci porta alla recente vicenda che nella “guerra” interna alla maggioranza stessa fa uscire una carta per la quale è debitore del Comune. Mille euro, una dimenticanza forse, dice di non saperne nulla,  ma se ci fosse sarebbe grave. Perché – come per il caso dei “morosi” mai chiarito – se non eri in regola hai attestato una cosa non vera al momento della candidatura.

Carta vince, carta perde: possibile che non sappiamo chi tra i pubblici amministratori ha pendenze nei confronti dell’Ente? Su, pensiamo ancora alla grande azienda che ignora il debito contratto dal proprio amministratore delegato…

Qui no, perché il 3.0 è a parole. Nella pratica non conviene, perché poi devi pagare o lasciare la giunta o il consiglio comunale, perché senza chiarezza può alimentarsi la “guerra” di maggioranza. Io non ho pagato, ma tu hai avuto quel problema, lui deve stare zitto per quel favore, l’altro per i lavori alla cooperativa, Tizio per lo spettacolo e Caio per la pratica sbloccata.

Benvenuti (!?) ad Anzio, se gradite – o se vi conviene – continuate pure con questa classe politica.

Carta vince, carta perde. Silenzi e soldi all’associazione in tempo di record

Pompeo Savarino (a sinistra) e Luciano Bruschini

Pompeo Savarino (a sinistra) e Luciano Bruschini

Una domanda semplice semplice per il segretario generale del Comune di Anzio, Pompeo Savarino: quali atti ufficiali resteranno negli archivi del Consiglio dei giorni scorsi sul bilancio?

Domanda dalla quale ne derivano una serie. Quale piano finanziario dei rifiuti è stato votato, ad esempio, quello che aveva l’assessore all’ambiente, quello del suo collega al bilancio o quello dato ai consiglieri comunali? Ah, cosa succederà con i debiti fuori bilancio già inseriti nel piano ma non votati perché privi del parere dei revisori? E se quella cifra cambia, si rivota il piano stesso?

Ancora: il piano triennale delle opere pubbliche, qual è? E quale versione della relazione di bilancio è agli atti della seduta: quella della giunta o quella dei consiglieri? Speriamo che voglia illuminare noi, ma prima ancora il Prefetto, su quanto non si era mai visto nell’assise civica di Anzio. Perché il segretario è notaio della seduta, è come se andiamo a comprarci casa e le particelle che abbiamo noi sono diverse da quelle del venditore e differiscono entrambe da quelle di chi redige l’atto. Per piacere! Carta vince-carta perde all’ennesima potenza .

Il Pd aveva presentato una diffida che è stata ignorata e prepara una battaglia legale com’è stato annunciato ieri in conferenza stampa. A muovere critiche al bilancio è stato anche Danilo Fontana,  nel corso dell’incontro con i giornalisti Maria Teresa Lo Fazio ha sottolineato come l’emendamento vero al bilancio sarebbe quello di “rifarlo completamente“. E non ha torto, se immaginiamo che abbiamo scoperto dal dirigente dell’area finanziaria che i conti sui residui passivi riaccertati non “tornavano” tra i documenti del Comune e quelli consegnati ai revisori per 18 milioni di euro. Se scopriamo che all’inizio della loro relazione gli stessi revisori affermano che il Comune dovrà rifare tutto…. Dopo aver messo nero su bianco che di fatto i revisori non sanno leggere (si veda delibera 64 del 16 luglio) nel corso del Consiglio il dirigente dell’area finanziaria Franco Pusceddu ha provato a dire che hanno sbagliato il verbo, salvo ammettere poi che residui, avanzo e via discorrendo vanno rifatti…

In tutto questo se è normale che l’opposizione faccia il suo mestiere (almeno una parte dell’opposizione, l’altra è apparsa di lotta e di governo) stupisce che i nuovi consiglieri di maggioranza non siano assaliti dai dubbi. Uno capisce Renato Amabile o Gianfranco Tontini – stanno lì da una vita, hanno rapporti ferrei e di amicizia con il sindaco – è comprensibile il silenzio di chi non ha mai spiccato per loquacità, da Perronace a Succi, ma nemmeno di fronte a documenti in contrasto fra loro una Piccolo, una Fontana, un Millaci, un Campa, sentono il dovere di dire: “Ok, c’è un errore, mettiamo a posto le carte e rivediamoci tra una settimana?” Cosa temono, di andare a casa? Non vivono di politica, quale sarebbe il problema? No, silenzi…

Ma deve essere l’aria del Comune, diciamolo, perché negli ultimi 25 anni c’è stato un solo neo eletto a creare problemi alla sua stessa maggioranza: Candido De Angelis, nel ’90, spina nel fianco dell’allora Dc. Nemmeno allora – lo può testimoniare Bruschini che era sindaco – le carte erano così sballate su un bilancio. E non c’era il 3.0….

O forse c’è un Comune che resta nella confusione perché poi il sottobosco funziona a meraviglia. Pazienza relazioni e conti sballati, che importa dei revisori… Basta andare avanti, avere la sagra, la coop che lavora, il service agli amici e via discorrendo. Perché parallelamente c’è un ente efficientissimo.

La festa a Lavinio? Va benissimo, ci mancherebbe. Mentre Andrea Mingiacchi si spertica a cercare di fare un discorso generale sul turismo, sui soldi a pioggia che potrebbero essere convogliati in iniziative di qualità e di respiro nazionale, ecco spendere 5.490 euro. E che saranno mai…

L’efficienza, allora: la richiesta arriva in Comune il 23 luglio, la determina che impegna la somma è del 25. Rapidità unica, mentre i pareri dei revisori arrivano ma si protocollano cinque giorni dopo, le note della Asl sugli alberghi spariscono, come i pareri sulle incompatibilità degli assessori.

Ci saranno tempi simili per ogni associazione che chiede? Chissà. Qui una di quelle che ha organizzato la festa è l’Eco delle periferie che com’è noto è molto vicina al consigliere Antonio Geracitano, il quale compare in bella mostra sulla pagina facebook della stessa, non vogliamo credere che tanta rapidità sia dovuta a questo.

Torniamo all’inizio: segretario, è tutto regolare?

Raccontare dà fastidio, è il caso di rallentare

Leggi i padri di questo mestiere, tieni in mente quello che dicono, ricordi che hai un ruolo per il quale devi raccontare, attenerti alla “verità sostanziale dei fatti”, criticare se necessario. Devi anche rispettare, sempre e comunque, le persone coinvolte nelle vicende. Poi ricordi la battuta dell’arrestato per tangenti che ti disse “attento a quello che scrivi” e la risposta – valida per qualsiasi protagonista di notizie – “tu attento a quello che fai, perché senza il tuo modo di agire non avrei scritto e non scriverei”.

Questo spazio è nato quasi per gioco, dopo alcuni mesi di inattività sul “Granchio” (del quale resto un orgoglioso fondatore), un primo libro, il progetto per un altro. Un blog, questo nuovo modo di comunicare, che si è trasformato presto in un punto di riferimento per chi ha la bontà di seguirlo. Uno spazio dove si afferma chiaramente, citando uno dei maestri dei quali parlavo all’inizio, che “il dissenso è nobile, la critica è doverosa”. Si sa, quindi, a cosa si va incontro. Ci si può collegare, leggere, dissentire o concordare. Ma si può anche evitare di fare tutto questo, figuriamoci.

Poi è uno spazio di informazione e io faccio questo mestiere: cerco documenti, racconto, do spazio alle repliche, critico, dissento. Da oggi lo farò più di rado, per varie ragioni, magari mi dedicherò meno a questioni locali, il mondo per fortuna non inizia né finisce ad Anzio. Fermarsi no, non sarebbe giusto, ma prendere un po’ di distacco è necessario.

Perché questa città – diciamo meglio, la sua classe dirigente – è brava a fare confusione. Ad appiccicare etichette, a prendersela con chi non c’entra. Pazienza il giornalista “cantastorie” – uno degli ultimi messaggi – se non “patetico”, pazienza minacce di paese, ma quando si coinvolge chi ha il solo torto di dividere con te la vita e di lavorare al Comune, siamo oltre. E’ così da più di un anno, lo si ripete a ogni angolo, ora anche sui social media, c’è un assessore che ha persino annunciato a due colleghe di avere un “dossier” a riguardo. Ma no? Era così quando scrivevo per il Granchio, con grida negli uffici, lo è a maggior ragione oggi.

Perché una classe dirigente che si avvita su se stessa dall’85 a oggi, dove bene o male ritrovi gli stessi protagonisti da 30 anni a questa parte, mal sopporta che qualcuno possa raccontare liberamente. E’ così se scrivi dell’appalto per i rifiuti e la “rincorsa” a una decisione sull’interdittiva della prima arrivata che proprio il Granchio, questa settimana, ha definito “patologica”, se racconti di dimissioni annunciate e ritirate, di sedi sparite, bancarelle, hotel chiusi con un’ordinanza del sindaco che stranamente sono aperti per ospitare richiedenti asilo, se scrivi di un’opposizione di lotta e governo, di finti dissidenti, strane cooperative, incompatibilità, porto delle nebbie e via discorrendo. Parlando sempre di personaggi pubblici, nel loro ruolo, mai coinvolgendo altri.

Il rispetto, dicevo, da più di 30 anni racconto questo territorio e quando avrei potuto infierire – basta pensare agli arresti e alle sentenze – mi sono sempre ricordato dei doveri professionali, di persone coinvolte, di indagati e non già condannati.

In una città normale i giornalisti fanno questo, anche sbagliando a volte, poi ciò che dicono si condivide o meno, si critica o non, ma rappresentano una risorsa per il dibattito. Per provare a volare alto. Qui no, più sono liberi e più sono “nemici“. Più rifiutano chi vuole acquistare quote, offre chissà quali dossier, più danno fastidio. 

Ma  perché tanta insofferenza? Questo attaccarsi all’impossibile per provare a colpire chi scrive? Dal giorno dopo il ballottaggio del 2013 chi fa “ragionamenti” e ha poco altro a cui pensare se non la politica da bar – lo sviluppo della città può attendere – mi indica come potenziale candidato sindaco. Ho risposto in altre sedi e non ho molto altro da aggiungere.

Anzi sì: prima di partire dal candidato sindaco, si dovrebbe provare a vedere su cosa si può essere d’accordo: legalità assoluta, nessuna commistione tra politica e struttura amministrativa, cittadini che hanno risposte senza la necessità di ricorrere al consigliere o all’assessore di turno, eventi di qualità e non per accontentare l’associazione (magari appena costituita) di turno, revisione dello strumento urbanistico, nuovo statuto aperto alla reale partecipazione dei cittadini, stop ai contributi a pioggia, censimento di associazioni e sedi, fine delle rendite di posizione, un programma di attrazione e sviluppo turistico a breve, media e lunga scadenza.

Io resto a fare il giornalista, per uno dei quotidiani più importanti d’Italia, magari scrivo un altro libro-inchiesta, continuerò a tenere un occhio su questa città che resta unica e straordinaria, pur con tutti i suoi mille difetti ma per fortuna con diverse eccellenze. Lo farò senza essere bravo, bensì ricordando ciò che ci insegna Joseph Pulitzer: “Non esiste delitto, inganno, trucco, imbroglio e vizio che non vivano della loro segretezza. Portate alla luce del giorno questi segreti, descriveteli, rendeteli ridicoli agli occhi di tutti e prima o poi la pubblica opinione li getterà via. La sola divulgazione di per sé non è forse sufficiente, ma è l’unico mezzo senza il quale falliscono tutti gli altri”.

Cercare di farlo capire a chi “ragiona” è particolarmente difficile. Siamo sempre ad Anzio.

Se questi sono i giovani, ridateci i vecchi…

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Il passaggio di Davide Gatti in maggioranza ad Anzio era ampiamente atteso. E come lui altri dell’insolita opposizione di centro-destra aspettano solo un cenno per fare il salto. E’ naturale nella politica di oggi, dove cambiare casacca è normale e dove ci si preoccupa di “posizionarsi” possibilmente nel gruppo vincente o comunque di “contare“. Così il giovane Gatti (“vedrai che sorpresa” – diceva l’allora candidato sindaco Candido De Angelis) decide di passare nel gruppo che fa capo all’assessore Alberto Alessandroni e al consigliere Velia Fontana. I quali, almeno alle ultime europee, facevano parte dell’Ncd e alle amministrative erano in Forza Italia, domani chissà se con Salvini o altri. Esattamente erano all’opposto di Gatti che con Fratelli d’Italia sosteneva altro. E che evidentemente ha dimenticato di essere stato in corsa con un programma alternativo a quello del sindaco Bruschini. Ci dicono che sia la politica, ma francamente di fronte a questi giovani virgulti del panorama anziate ci viene quasi da rimpiangere i vecchi.

Uno si aspetta che dal rinnovamento ci sia almeno un’alzata di scudi. Un po’ come faceva Candido De Angelis al suo primo mandato consiliare, nel ’90, contro – guarda caso – i Bruschini, Borrelli & C. che ancora ci sono oggi o Aurelio Lo Fazio quando insieme a un allora giovane Bruno Tuscano mandava a casa Piero Marigliani, nell’84. Invece no, Marco Maranesi si accorge che le cose non vanno dopo averle condivise e cambia ma qual è la sua visione del futuro di Anzio la ignoriamo. E’ diventato il censore, ma secondo i bene informati è solo per cercare visibilità e qualche legittima prebenda che in maggioranza non avrebbe più avuto. Diciamo che almeno si è smarcato, via…

Valentina Salsedo dopo l’alzata di scudi di mesi fa è tornata nei ranghi, Massimiliano Millaci era stato “dissidente” con Maranesi ma è diventato capogruppo, di Donatello Campa si sono perse le tracce, Velia Fontana almeno si occupa delle mense che conosce da vicino, Giusy Piccolo è nel “fortino” della sua delega al cimitero che finora non ha prodotto risultati visibili e lì si ferma, Laura Nolfi ha alzato il tiro sulla vicenda mense dopo aver ondeggiato a lungo, Giacoponi è al secondo mandato ma è Attoni-dipendente. Ecco, questa sarebbe la classe dirigente di domani ma al di là di piccoli “aggiustamenti” non riusciamo a vedere – sbaglieremo, per carità – se hanno o meno un disegno di città. No, il problema è oggi. E’ se stare con Patrizio – inteso come Placidi – o contro. Il tutto in vista di elezioni che verranno solo nel 2018, salvo scossoni. A loro cosa importa? Sembrano ben adeguarsi ai leader della vetero politica locale, ai “ragionamenti” fini a se stessi.

E viene da chiedersi se questi esordienti consiglieri hanno qualche dubbio che ogni tanto li assale, fosse sui residui di bilancio o sul tortuoso iter del porto, sul programma che hanno sottoscritto con Bruschini e non è stato attuato o sulla raccolta e smaltimento dei rifiuti. E’ come se vivessero altrove, in quel brodo di coltura di una classe dirigente vecchia ma che resiste. In bocca al lupo, anche se ci aspettavamo ben altro.

Un aneddoto, infine: quando Pasquale Perronace, il consigliere comunale oggi di più lungo corso in assise, lasciò la Dc per passare al Psdi eravamo giovani cronisti e con Ivo Iannozzi aspettammo a lungo di poter sentire il suo intervento in Consiglio o di intervistarlo. Era un momento quasi “tragico“, cambiare partito quando era un “affronto” addirittura andare da una corrente all’altra. Non rimpiangiamo quei partiti, il sistema che rappresentavano, ma c’erano almeno dei punti fermi. e si provava – sia pure a vuoto – a immaginare una città possibile.

Qui basta avere un pacchetto di voti, chiedere fiducia e poi chi vuole Dio se lo prega. La città può attendere, loro devono “ragionare“.  Proprio come chi proviene dalla Prima Repubblica.

Sindaco e maggioranza in fuga sul porto, è il caso di chiedere le dimissioni

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Hanno ragione Ivano Bernardone e Candido De Angelis. Quello di oggi è un affronto alla città e sul porto – come su tanti altri problemi – la maggioranza sfugge. Non s’è mai vista una cosa del genere, al limite i punti chiesti dall’opposizione venivano relegati in fondo all’ordine del giorno e tirati per le lunghe, ma si discutevano. Stavolta no. Che brutti quei banchi vuoti…

Per questo adesso servirebbe una scelta conseguente: chiedere le dimissioni di Luciano Bruschini. Tentare di alzare il tiro con una mozione di sfiducia. Senza calcoli politichesi, senza pensare “che succede se va male” oppure “ma no li rafforziamo“, tanto meno a “ma con De Angelis no” e – a parti invertite “con il Pd mai“. Né serve immaginare possibili future alleanze se andasse bene. No, oggi serve solo rispondere alla fuga dalle responsabilità della maggioranza, il resto si vedrà.

E se proprio non si trova la forza di chiedere le dimissioni si dovrà fare, al limite, almeno un manifesto (da quando non se ne vede uno…) per denunciare la fuga del sindaco e della maggioranza. Quella delle “vecchie” facce della politica di casa nostra e quella delle “nuove” che si sono subito adeguate.

E’ vero, chi oggi era in Consiglio comunale è maggioranza in città, questo Bruschini lo sa bene. Ed è altrettanto vero che per quanto apprezzabile lo sforzo di Luigi D’Arpino – che sabato ha convocato un’altra conferenza pubblica – e della Capo d’Anzio, è il sindaco a dover rispondere su alcune questioni, come qui e altrove si ripete da mesi. Senza contare che è una evidente contraddizione: non rispondere nella sede deputata al confronto cittadino, fuggire, e poi delegare la società partecipata al 61% dal Comune a farlo.

Ormai sul porto se stiamo alle voci che sentiamo sui potenziali acquirenti, mancano solo Totò e Peppino che vendono la fontana di Trevi, poi pensiamo di averle viste tutte. E non è ammissibile.

Perché nel frattempo la Capo d’Anzio o si vende per la spending review – e almeno incassiamo qualche euro e ne ripianiamo i debiti – o porta i libri in Tribunale. Allora sì che il porto sarà privato e sapremo chi ringraziare.

Porto, sfuggire al confronto è il peggiore dei modi

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E’ andata come sapevamo: il consiglio comunale per parlare della situazione tra Comune e Marinedi all’interno della Capo d’Anzio, società concessionaria del porto per il 61% del Comune stesso e quindi dei cittadini, è saltato. Sulla possibilità di riacquisire, oggi, le quote finite per una manovra nazionale a Marinedi ovvero a Renato Marconi, qualche dubbio c’è, ma  magari il sindaco poteva finalmente chiarire più di qualcosa.

Invece non si è presentato lui, non lo hanno fatto i consiglieri di maggioranza, rispondendo a un ordine di scuderia malamente celato dietro al lutto che ha colpito Pasquale Perronace al quale va un forte abbraccio in questo delicato momento per la scomparsa del fratello. Arrivare a dire, però, che c’era un funerale e non si poteva fare il Consiglio comunale è un altro dei punti mai toccati in questa città. Una cerimonia simile dura un’ora, ma ammettiamo pure che si volesse rinviare il Consiglio si poteva spostare di qualche minuto o giorno. Invece no e dispiace – veramente – che si sia arrivati a tanto. Perché la ragione vera è quella di sottrarsi al confronto su un argomento che riguarda tutti. Oggi non ci saremmo ripresi le quote di Marconi, difficilmente ce le riprenderemo e anzi per la spending review rischiamo di venderla la Capo d’Anzio, ma forse potevamo capire se ha ragione la società stessa che marcia spedita per gestire il porto sulla base di un business plan di dicembre 2013 o il sindaco che continua a parlare di bando o fantomatici investitori.  Potevamo sapere se e dove il Comune trova i soldi quando dovesse partire la “fase zero” di quel business plan che prevede il finanziamento soci. Ci poteva spiegare se ciò che sta facendo Marconi ha un costo e quale. Se la società sta pagando o meno (per la cronaca, non lo sta onorando) l’ulteriore prestito concesso dalla Banca Popolare del Lazio e garantito dal Comune ovvero da noi cittadini. Magari poteva dirci qual è la reale situazione con gli ormeggiatori visto che lui, rappresentante del 61% di quote nostre, non sapeva (eh già…) che dal Comune era partita una lettera per farsi ridare le aree e che nel frattempo è stata revocata, su sua disposizione.

Sottrarsi al confronto significa non spiegare ai cittadini, prima che a Candido De Angelis che ha fatto convocare il Consiglio, se davvero su questa storia del porto la mano destra ignora quello che fa la sinistra. Dispiace ancora di più che agli ordini di scuderia stiano – Maranesi escluso, dato che era in aula e ha pure lanciato un allarme pubblico sulla vicenda – consiglieri agli esordi in politica: da Fontana a Piccolo, da Campa a Millaci, fino a Salsedo. Preferiscono, evidentemente, assuefarsi anziché porsi domande su una vicenda che li e ci riguarda. E non è bello, a maggior ragione se c’è qualcuno che pensa o sta facendo i “giochetti” che denuncia l’ex capogruppo di Forza Italia.

Un ultimo accenno sulla vicenda degli ormeggiatori “sfrattati” e del provvedimento revocato. Sembra di capire – ma è materia da giuristi – che la “Capo d’Anzio” non poteva fare il provvedimento ovvero che una concessionaria non ne può allontanare un’altra, quindi la Regione doveva comunicare agli ormeggiatori che se ne dovevano andare, ma nel frattempo le deleghe sul Demanio sono del Comune anche per quell’area…. Una situazione che si definirà, inevitabilmente, con una sentenza. Intanto il tempo passa, la Capo d’Anzio o si deve vendere o porta i libri in Tribunale, e il porto ce lo dimentichiamo.

Per questo lasciare l’aula semi vuota, disertare il Consiglio comunale e sfuggire al confronto è il modo peggiore di occuparsi del porto che era, è e resta un bene di tutti.

Il brindisi, la foto. Questa è la città

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Ha creato un certo stupore la pubblicazione della foto del brindisi tra l’assessore all’ambiente Patrizio Placidi, l’assessore al commercio Giorgio Bianchi, i consiglieri Marco Maranesi, Umberto Succi, Massimiliano Millaci, Luciano Bruschini, Donatello Campa e Pasquale Perronace.  Sui social media, ormai una piazza sulla quale si afferma di tutto e di più, i commenti sono stati tutt’altro che teneri. Tra i partecipanti al brindisi ci si interroga, invece, su come possa essere “uscita” quell’immagine.

Comprendo poco la preoccupazione, se era un brindisi d’auguri cosa c’è di male? Comprendo meno le ragioni di una “pace” che fino a qualche settimana fa non c’era, anzi aveva portato Maranesi, Millaci, Bruschini e la Piccolo – assente nell’immagine – a chiedere di “resettare” l’amministrazione. Comprendo ancora meno cosa ci sia da ridere nel quadro che sta vivendo la città amministrata da chi brinda. In ogni modo, auguri!

Perché non dobbiamo stupirci di quell’immagine, purtroppo è il fedele specchio della città, del piccolo cabotaggio di paese, di un mercatino a te e uno spettacolo a me, della marchettopoli – forse peggiore persino della villettopoli che ci ha “regalato” il piano regolatore – nella quale siamo finiti. Il sindaco Bruschini accontenta tutti e prosegue il suo mandato, i “dissidenti” di ieri brindano oggi, il mare al solito è una tavola.

Chi ha poco da brindare sono i cittadini di Anzio. O forse no, quell’immagine li rappresenta bene. Non tutti, ma una significativa maggioranza che nel sottobosco di piccoli interessi continua a sopravvivere. Per questo Patrizio Placidi si candida sindaco. Con ottime probabilità di riuscita. Ancora auguri!

Anzio, se il sindaco ritrovasse la dignità del 1992

Il sindaco durante il suo intervento in Consiglio

Rimpiangere i tempi in cui i partiti erano una cosa seria e chi faceva politica aveva una dignità. Chi l’avrebbe mai detto. In queste ore di silenzio del sindaco di Anzio, Luciano Bruschini, la memoria corre a quando decise di non proseguire la sua avventura nel primo mandato. Era il 1992.

Guidava una giunta Dc-Psi-Pri. Partiti che in Italia avevano messo in piedi un sistema che ha portato allo sfascio, insieme praticamente all’intero arco costituzionale, ma che avevano delle regole. Come chi li frequentava. Oggi che tutto è saltato, ora che i portaborse – o forse nemmeno quello erano – sono diventati amministratori e che i giovani si comportano come nessuno della Prima Repubblica avrebbe fatto, c’è da rimpiangere quei tempi.

E la dignità perduta. Quella di Luciano Bruschini che disse in consiglio comunale, mentre si provava a fare una maggioranza diversa da quella che lo sosteneva e l’avrebbe comunque lasciato sindaco, che lui non se la sentiva di andare avanti. Era cambiato il quadro politico e lo sottolineava con veemenza Maria Vittoria Frittelloni. Che nostalgia…

Qui, oggi, crolla il Comune e Bruschini non si sposta. Di politico – nel senso alto del termine – non è rimasto più nulla ma lui non sente nemmeno il dovere di informare la città sulla situazione.

Ha fatto il suo tempo e non se ne rende conto. Dispiace, perché umanamente ha tutta la comprensione possibile, ma sta sottoponendo con la sua litigiosa maggioranza una città all’agonia.

E’ vero, i protagonisti del 1992 ci sono praticamente ancora tutti. Giorgio Zucchini, suo assessore in quella giunta, divenne sindaco per pochi mesi, poi Dc e Psi si rimisero d’accordo e alla guida del Comune andò Peppino Tarisciotti. Ce ne fossero, oggi, di personaggi come lui…. C’è ancora Renato Amabile, come Pasquale Perronace, immancabile Placidi (assessore pure allora), mentre Alberto Alessandroni che non aveva mai messo piede in consiglio si affacciò alla vigilia del suo ingresso, primo dei non eletti del Psi…

Di Luciano Mingiacchi c’è il figlio, poca cosa rispetto al papà, di Aurelio Lo Fazio la sorella, Candido De Angelis che era giovane contestatore – insieme a Umberto Succi che è ancora lì e Marco Garzia che ha visto poi transitare il figlio per il Comune- siede in consiglio e contesta ancora oggi dopo aver guidato per un decennio la città d’amore e d’accordo con Bruschini. Vincenzo Nolfi che era recordman delle preferenze a viale Severiano ha fatto eleggere e diventare assessore la figlia. Sergio Borrelli no, lui è sempre in prima fila. Allora assessore, oggi presidente “a vita” del consiglio comunale. Mancano solo Bruno Tuscano, unico capace di allontanarsi – ufficialmente almeno – dalla partita e Piero Marigliani, ormai imprenditore. E manca – ma è sempre nell’ambiente – Paride Tulli che per non far commissariare il Comune allora entrò nella giunta Zucchini “solo tecnicamente”.

Si dimise Bruschini e non tornò indietro. Altri tempi, altra politica. Altra dignità.

Non ci piaceva quella città, quel “teatrino”, l’idea che ne avevano i protagonisti della prima Repubblica che poi ritroviamo in questa seconda o terza che dir si voglia sempre a tirare le fila. Meno ci piace il clima di oggi, i veleni, una situazione che si porta avanti per chissà quale motivo. Sono accadute cose mai viste prima, a Bruschini – che pensava di mettere d’accordo vecchi e giovani con il sistema anni ’90 – la situazione è sfuggita di mano. Con i partiti e con la struttura comunale. Ne prenda atto.

E’ vero, la politica si è imbarbarita, il consiglio comunale è scaduto ed è espressione di una città in declino, le riunioni anziché nelle sedi di partito si fanno nei bar e c’è una specie di guerra tra bande senza eguali.

Una riflessione: siamo ancora convinti che i cittadini siano interessati a manovre, strategie, chiacchiericcio, veleni e quant’altro? A Bruschini, De Angelis, Zucchini, Fontana o Mingiacchi?

O non sono ormai esasperati per ciò che vedono intorno in fatto di servizi scadenti, tasse aumentate, buche, rifiuti, un Comune umiliato da condanne, inchieste e storie inverosimili? La politica, quella di un tempo, si sarebbe preoccupata dell’astensionismo record. Quella di oggi se ne frega e pensa prima alla “guerra” delle preferenze poi a quella delle cooperative o delle associazioni da finanziarie. Bruschini è quella che tutti diremmo una brava persona. Sa di cosa parliamo. Torni alla dignità di quel consiglio comunale in cui disse che le condizioni per restare sindaco non c’erano. Sa bene che oggi è peggio di 22 anni fa. Molto peggio.

La solidarietà, il processo, i messaggi in maggioranza

Villa Adele (foto prolococittadianzio.it)

Villa Adele (foto prolococittadianzio.it)

Gli attestati di solidarietà e la processione di venerdì scorso a Villa Adele per esprimere vicinanza ad Angela Santaniello ricordano le lettere che arrivavano al settimanale “il Granchio” quando, a Nettuno, l’amministrazione decise di cambiare posto alla dirigente. E’ umanamente tutto comprensibile e ho scritto che nessuno come me può capire lo stato d’animo di chi è condannato ritenendo di esserlo stato ingiustamente.

Le dichiarazioni e il viavai a Villa Adele – compreso quello di chi, fino a qualche ora prima, l’avrebbe volentieri cacciata dal Comune – non tengono conto di un verità tanto scomoda quanto reale: quella processuale. Sia l’assessore Laura Nolfi, sia l’ex assessore Marco Del Villano, sottolineano la correttezza e rettitudine della dirigente, ma a questo punto è bene esprimere solidarietà anche a Italo Colarieti – assessore insieme a Del Villano in quella giunta e nell’amministrazione sostenuta politicamente da Vincenzo Nolfi, papà di Laura – e al povero Augusto De Berardinis. Perché la verità processuale – inaccettabile quanto si vuole – dice che c’è stato concorso tra assessore, dirigente e un ragazzo che paga solo la necessità che aveva di lavorare. Insomma, solidarietà a tutti o a nessuno. Fermo restando che esponenti pubblici, con tutto il diritto di commentare le sentenze, hanno il dovere come e più di tutti di rispettarle.

Detto questo va fatta una riflessione su quello che accade in maggioranza. Il giovane Marco Maranesi tira dritto sulle mense, denuncia per omissione d’atti d’ufficio la dirigente e alla sua conferenza stampa anziché solo i giornalisti ci sono due consiglieri di opposizione – sì, no, forse….- nonché l’assessore onnipresente Sebastiano Attoni. A fare cosa? Che messaggio, oltre quello di volere delle carte, sta mandando Maranesi?

E cosa vuole dire Del Villano, quando lo invita ad avere lo stesso zelo per la gara per il servizio di raccolta e smaltimento dei rifiuti”? Già, è ferma da mesi dopo l’apertura delle buste e nessuno ci dice il motivo. Lì siamo in presenza altro che della proroga alla Raimbow…

Comunque è come se ci sono settori dei quali uno può occuparsi e altri no, dove uno può pestare i piedi e altri no. C’è una verità sacrosanta che dice l’ex assessore, riferendosi sempre al giovane capogruppo forzista: “Per ora, pur essendo presidente della commissione ambiente, non si accorge del disastro in cui versa la raccolta dei rifiuti”.

Era ora che lo dicesse qualcuno anche dalla maggioranza, perché dopo la conferenza dell’assessore Patrizio Placidi che vuole farci credere che dipende tutto da Romeo De Angelis francamente ritenevamo che in maggioranza tutti pendessero dalle labbra del delegato all’ambiente, senza accorgersi della situazione. Anche in quella conferenza Placidi – uno e trino, ha parlato per la Lista Enea, per Forza Italia e come assessore – ha mandato messaggi chiari alla coalizione.

Tutti contro tutti, il resto può attendere. Meno la solidarietà.

Maranesi e le mense, come se nulla fosse

consiglioanzio

Sì, come se nulla fosse… Abbiamo avuto verifiche della Ragioneria dello Stato e della Corte dei conti, sappiamo che il porto è al fallimento e il sindaco smentisce se stesso e quello che ha approvato in assemblea della Capo d’Anzio dicendo che vuole rifare la gara, ci sono indagini della magistratura sull’ambiente, la differenziata oltre ad avere un piano finanziario incomprensibile è un costoso bluff e basta guardare i cassonetti stracolmi in centro, il bilancio è al collasso e il problema qual è? Le mense.

Il consigliere Marco Maranesi torna sulla vicenda, dopo che in piena gara aveva già sollevato il caso insieme ai colleghi Salsedo e Bruschini. In questo caso si era arrivati persino a un intervento, con richiesta di chiarimenti, da parte del segretario comunale. Dall’opposizione nessuno fiatò al primo consiglio comunale utile, qualche giorno dopo. Solo a quello successivo Bernardone presentò un’interrogazione rimasta lettera morta. Nessuno, prima, prese la parola per chiedere “in diretta” a Maranesi e al segretario comunale se avessero rilevato profili di illegittimità e quali. Ma sì, il bon ton… Lo stesso che non fa chiedere – stessa seduta – perché il sindaco dopo la lettera della Asl di dicembre ha ordinato la chiusura solo mesi dopo dell’Hotel Succi. Lo stesso che non fa chiedere all’opposizione – adesso – perché, almeno fino a qualche giorno fa, quell’ordinanza era ancora disattesa, mentre quella del chiosco-edicola sull’Ardeatina è stata prontamente eseguita.

Ora il capogruppo di Forza Italia (ma lo è ancora?) al quale replica duramente l’ex assessore alla pubblica istruzione e suo collega di partito Marco Del Villano, torna sulla vicenda, candidandosi forse a “erede” di Paride Tulli che sulle mense – e non solo, per la verità – è stato sempre in prima fila.

Al giovane consigliere sfugge un particolare: finora chi si è lamentato lo ha fatto solo con lui… Non sarà che queste prese di posizione a mezzo stampa nascondono, invece, altri fini?

Sulle vicende mense abbiamo sempre immaginato che di ciò che realmente mangiano i bambini importasse a pochi. Così come l’applicazione dei capitolati d’appalto. Ecco: l’azienda che ha vinto lo ha fatto rispondendo a una gara, sarà bene che i consiglieri – nello svolgimento del loro ruolo – aiutino gli uffici a controllare che tutto sia fatto secondo quel capitolato. Finora, per quel poco che si sente, la mensa piace. Ma evidentemente serviva un “messaggio”.

Come se nulla fosse, dicevamo. Opposizione in silenzio quando si sollevavano perplessità sulla gara e maggioranza che non sente l’esigenza di far notare la figuraccia che i nove consiglieri d’opposizione hanno fatto scrivendo al prefetto e dicendo che non avevano ricevuto la notifica del bilancio, quando in realtà era tutto in regola. Anziché delle mense, forse un manifesto o un comunicato politico per dire che l’opposizione aveva coinvolto il prefetto e persino il Parlamento su un presupposto falso poteva starci. Invece si preferisce giocare di “fioretto”. Ma sì, tutto sommato meglio non pestarsi troppo i piedi. La storia politica – e non solo – di questa città è piena di intese trasversali.