Anzio, se il sindaco ritrovasse la dignità del 1992

Il sindaco durante il suo intervento in Consiglio

Rimpiangere i tempi in cui i partiti erano una cosa seria e chi faceva politica aveva una dignità. Chi l’avrebbe mai detto. In queste ore di silenzio del sindaco di Anzio, Luciano Bruschini, la memoria corre a quando decise di non proseguire la sua avventura nel primo mandato. Era il 1992.

Guidava una giunta Dc-Psi-Pri. Partiti che in Italia avevano messo in piedi un sistema che ha portato allo sfascio, insieme praticamente all’intero arco costituzionale, ma che avevano delle regole. Come chi li frequentava. Oggi che tutto è saltato, ora che i portaborse – o forse nemmeno quello erano – sono diventati amministratori e che i giovani si comportano come nessuno della Prima Repubblica avrebbe fatto, c’è da rimpiangere quei tempi.

E la dignità perduta. Quella di Luciano Bruschini che disse in consiglio comunale, mentre si provava a fare una maggioranza diversa da quella che lo sosteneva e l’avrebbe comunque lasciato sindaco, che lui non se la sentiva di andare avanti. Era cambiato il quadro politico e lo sottolineava con veemenza Maria Vittoria Frittelloni. Che nostalgia…

Qui, oggi, crolla il Comune e Bruschini non si sposta. Di politico – nel senso alto del termine – non è rimasto più nulla ma lui non sente nemmeno il dovere di informare la città sulla situazione.

Ha fatto il suo tempo e non se ne rende conto. Dispiace, perché umanamente ha tutta la comprensione possibile, ma sta sottoponendo con la sua litigiosa maggioranza una città all’agonia.

E’ vero, i protagonisti del 1992 ci sono praticamente ancora tutti. Giorgio Zucchini, suo assessore in quella giunta, divenne sindaco per pochi mesi, poi Dc e Psi si rimisero d’accordo e alla guida del Comune andò Peppino Tarisciotti. Ce ne fossero, oggi, di personaggi come lui…. C’è ancora Renato Amabile, come Pasquale Perronace, immancabile Placidi (assessore pure allora), mentre Alberto Alessandroni che non aveva mai messo piede in consiglio si affacciò alla vigilia del suo ingresso, primo dei non eletti del Psi…

Di Luciano Mingiacchi c’è il figlio, poca cosa rispetto al papà, di Aurelio Lo Fazio la sorella, Candido De Angelis che era giovane contestatore – insieme a Umberto Succi che è ancora lì e Marco Garzia che ha visto poi transitare il figlio per il Comune- siede in consiglio e contesta ancora oggi dopo aver guidato per un decennio la città d’amore e d’accordo con Bruschini. Vincenzo Nolfi che era recordman delle preferenze a viale Severiano ha fatto eleggere e diventare assessore la figlia. Sergio Borrelli no, lui è sempre in prima fila. Allora assessore, oggi presidente “a vita” del consiglio comunale. Mancano solo Bruno Tuscano, unico capace di allontanarsi – ufficialmente almeno – dalla partita e Piero Marigliani, ormai imprenditore. E manca – ma è sempre nell’ambiente – Paride Tulli che per non far commissariare il Comune allora entrò nella giunta Zucchini “solo tecnicamente”.

Si dimise Bruschini e non tornò indietro. Altri tempi, altra politica. Altra dignità.

Non ci piaceva quella città, quel “teatrino”, l’idea che ne avevano i protagonisti della prima Repubblica che poi ritroviamo in questa seconda o terza che dir si voglia sempre a tirare le fila. Meno ci piace il clima di oggi, i veleni, una situazione che si porta avanti per chissà quale motivo. Sono accadute cose mai viste prima, a Bruschini – che pensava di mettere d’accordo vecchi e giovani con il sistema anni ’90 – la situazione è sfuggita di mano. Con i partiti e con la struttura comunale. Ne prenda atto.

E’ vero, la politica si è imbarbarita, il consiglio comunale è scaduto ed è espressione di una città in declino, le riunioni anziché nelle sedi di partito si fanno nei bar e c’è una specie di guerra tra bande senza eguali.

Una riflessione: siamo ancora convinti che i cittadini siano interessati a manovre, strategie, chiacchiericcio, veleni e quant’altro? A Bruschini, De Angelis, Zucchini, Fontana o Mingiacchi?

O non sono ormai esasperati per ciò che vedono intorno in fatto di servizi scadenti, tasse aumentate, buche, rifiuti, un Comune umiliato da condanne, inchieste e storie inverosimili? La politica, quella di un tempo, si sarebbe preoccupata dell’astensionismo record. Quella di oggi se ne frega e pensa prima alla “guerra” delle preferenze poi a quella delle cooperative o delle associazioni da finanziarie. Bruschini è quella che tutti diremmo una brava persona. Sa di cosa parliamo. Torni alla dignità di quel consiglio comunale in cui disse che le condizioni per restare sindaco non c’erano. Sa bene che oggi è peggio di 22 anni fa. Molto peggio.

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3 pensieri su “Anzio, se il sindaco ritrovasse la dignità del 1992

  1. “…Dire che non mi piacerebbe fare il sindaco sarebbe falso, ma in questo momento non è tra i miei pensieri…” (giugno)

    “…oggi ripeto qui che un sindaco Anzio ce l’ha ed è Luciano Bruschini…” (ottobre)

    “Era il 1992 […] Si dimise Bruschini e non tornò indietro. Altri tempi, altra politica. Altra dignità.” (novembre)

    Leggendo così di seguito queste tue affermazioni, con un po’ di malizia leggerei tra le righe un qualcosa tipo ” ‘a Bruschì, levite un po’ de mezzo che ce penso io a fa’ er Sindaco!”…

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