L’ambiente, Placidi e chi si girava dall’altra parte. Troppo comodo

commissariatoanzio

Chi ha la bontà di seguire questo spazio potrà, volendo, andarsi a rileggere quanto si affermava sulla gestione dei rifiuti e del settore ambiente ad Anzio. Nessuna “rivincita“, non sono tipo, ma quelle che erano evidenze oggi sono indizi di reato nelle operazioni   “Evergreen” e “Touchdown“.

Non che avessi la palla di vetro, anzi, mettevo nero su bianco qui (e prima ancora dalle pagine del Granchio, ad esempio sui molteplici interessi imprenditoriali di Placidi), ciò che sentivo, riscontravo, mi veniva raccontato. Quando Patrizio Placidi è stato arrestato molti di quelli che si giravano dall’altra parte – dal sindaco alla maggioranza, fino a chi nella struttura comunale era deputato a controllare – hanno risposto in coro “eh, ma si sapeva….” Troppo comodo.

Già che si sapeva, cosa è stato fatto? Walter Dell’Accio metteva, nero su bianco, che subiva pressioni per adottare atti e nessuno se ne accorgeva, evidentemente. Servivano le carte dell’inchiesta per dirci che Placidi andava a sollecitare i pagamenti – tutti a tempo di record – per le vicende che riguardavano il suo assessorato? Nessuno aveva da dire, né ci si preoccupava di andare a fare i riscontri. Venne affermato, palesemente, che si preferiva un’azienda per un’altra nell’appalto dei rifiuti e non ricordo responsabili dell’anti corruzione stracciarsi le vesti o rendere noto – come poi è stato per altro – che andavano dai carabinieri. Eppure, oggi lo leggiamo nelle carte, l’emergenza era scientemente voluta e i servizi aggiuntivi servivano per far lavorare chi era rimasto fuori perché l’appalto non lo aveva vinto chi voleva Placidi e la maggioranza.

E quei servizi, alcuni previsti dal contratto e quindi allo stesso costo, nel frattempo erano fatturati come extra e pagati senza colpo ferire.

Sarà andata a raccontare questo, Angela Santaniello, alla dirigente del Commissariato? O era lì per una visita di cortesia? Non trapela di più sull’incontro avuto nella sede di Anzio 2, tranne la certezza che la Santaniello non è andata come indagata.

L’ho detto dall’inizio e lo ripeto, Placidi è l’emblema di come è stato inteso il modo di gestire la cosa pubblica ad Anzio e pensare che sia lui l’unico responsabile è troppo comodo.

Di certo, in #unaltracittà, sindaco e assessori non si preoccuperanno di chi vince le gare, né avranno squadre “volanti” da andare a prendere in qualche bar, ma di far rispettare i contratti.

 

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Altro che accesso, il problema è negare l’evidenza

prefettura

La Prefettura di Roma

Ammettere l’esistenza della mafia sul pianerottolo di casa propria significa poi dover dire cosa sto facendo io per separare la mia vita, il mio destino da quelle delle persone che abitano sullo stesso pianerottolo. Un conto è dirlo; altro conto è farlo”. Ecco, uso le parole di un magistrato, Michele Prestipino, pronunciate quasi tre anni fa, perché il problema non è se arrivi o meno una commissione d’accesso – ho sempre sostenuto che sarebbe un’onta, non cambio idea adesso – ma è rendersi conto di ciò che abbiamo intorno.

Io non ho mai avuto dubbi sull’onestà che il sindaco, Luciano Bruschini, va sbandierando a ogni piè sospinto. Lo conosco e mi fido. Così come non può pagare Pasquale Perronace per il fratello, né Marco Maranesi per aver chiesto un prestito.

Non mi fido più – ma senza mettere in discussione l’onestà del sindaco, bensì il suo modo di intendere la politica – nel momento in cui, nel corso di questi anni, ha sempre ribadito che lui con le forze dell’ordine ci parla, conosce e sa tutto, che la situazione è sotto controllo. Ebbene il prefetto Basilone (a proposito, l’ha più ricevuto a Bruschini? E cosa si sono detti?) ha sostenuto chiaramente in antimafia che il comune di Anzio è quello “per il quale si sono susseguiti maggiori segnalazioni di criticità”.

Non ci voleva la relazione conclusiva della commissione parlamentare per dirlo. Lo abbiamo vissuto sulla nostra pelle, mentre Bruschini – dal suo punto di vista e da quello dei maggiordomi di corte anche comprensibilmente – negava l’evidenza che usciva fuori prima dall’indagine e poi dal processo “Malasuerte”, quindi dall’inchiesta “Evergreen”.  Non è mafia, attenzione, ma pessima gestione della cosa pubblica e frequentazione con chi ha aderenze in ambienti tutt’altro che puliti. Ed emergono atteggiamenti mafiosi, non si venga a dire il contrario, toni al minino fuori dalle righe.

Non serviva la relazione (approvata all’unanimità, tra l’altro) per dirci che ci sono sentenze che confermano la presenza di clan anche sul nostro territorio.  Il discorso era, è e purtroppo sarà – perché la commissione d’accesso in campagna elettorale non la manda nessuno – se queste presenze abbiano avuto porte almeno socchiuse in Comune, nemmeno spalancate. Se abbiano avuto agganci, portato voti, ottenuto lavori, condizionato o fatto “allineare” qualcuno.

E non serve la commissione d’accesso – lo ripeto da un paio d’anni – a stabilire che è stato fatto mettere il vestito bello a qualche personaggio locale nemmeno tanto “border line” per farlo entrare in politica o per farlo sostenere questa maggioranza. Non serve che venga preso a testate un giornalista (finora ci si è fermati a querele e richieste di risarcimento solo annunciate) per dire che Ostia, nei metodi, è già qui.

Su questo, al posto del Prefetto e del Ministro, di chi li rappresenta sul territorio, terrei alta la guardia. Ah, non ho idea di chi siano i riferimenti del sindaco Luciano Bruschini quando dice che lui con le forze dell’ordine ci parla tutti i giorni. Nella relazione si dice che va tenuto conto dello “scambio di informazioni con la procura, con la Polizia, i Carabinieri e la Dia”. Segno che la direzione investigativa antimafia, delle nostre parti, si sta già occupando…

Cosa sto facendo, per riprendere il discorso di Prestipino all’inizio? Semplice, non nego e mai ho negato l’evidenza – andavo in piazza oltre 25 anni fa, quando si raccoglievano i morti per strada…. – e con certi personaggi non ho avuto e non voglio avere nulla a che fare. #unaltracittà si costruisce anche così

Alessandroni (e non solo) simbolo di un sistema finito

falasche

Anche nel caso che riguarda Alberto Alessandroni, arrivato a far causa al Comune per far ridurre il pignoramento nei suoi confronti, potrei essere soddisfatto ma non ci riesco. Perché personalmente non ho nulla contro di lui, come non ce l’avevo con Placidi e Campa, come con Luciano Bruschini, sindaco e responsabile di questo sistema che è finito.

La vicenda di Alessandroni aiuta a raccontarlo, ma come spesso ho sostenuto parlando del caso Falasche, di quell’impianto che ha dato e dà una serie di grattacapi all’ex assessore ed ex presidente di quella società – della quale resta un punto di riferimento – è solo la punta dell’iceberg. Quello che emerge del sistema Anzio e di chi “fa” politica per aggiustare vicende che altrimenti, in un posto con un minimo di regole, sarebbero finite da un pezzo. Invece no.

Alberto aveva i voti, tanti, era decisivo per vincere o perdere le elezioni, e poi “fa er sociale“, sta lì “pe i ragazzini“, che vai a controllare l’impianto di Falasche? Ma quando mai… Su quello spazio, pubblico, pagato da tutti noi, si è consumata una maxi evasione con sponsorizzazioni fasulle. Fatture da diverse migliaia di euro, Iva che le aziende “scaricavano” e che la società non versava. Storia vecchia, che “sapevano tutti” – nell’ambiente fanno così quando scrivi, per sminuire – ma che oggi arriva al pettine. Su quell’impianto, pubblico e pagato da tutti noi, si sono attaccati abusivamente all’energia elettrica, sono in causa per la mancata assicurazione negli spazi affittati, hanno ripreso a pagare quello che dovevano al Comune dopo ciò che è stato scritto qui e sul Granchio. Non c’entra “er sociale“, nemmeno “i ragazzini“. Troppo comodo. Il sistema si girava dall’altra parte perché Alberto aveva i voti, anzi aumentava i consensi utilizzando quello spazio.

E non aveva i voti Patrizio Placidi? Certo. Anche qui, tutti sapevano e tutti si giravano dall’altra parte, salvo scaricarlo quando lo hanno arrestato. Eppure non era il male assoluto, ma è meglio farlo passare per tale. Bruschini dimentica (e De Angelis insieme a lui, ma allora era avversario e oggi alleato) che il “porta a porta” avviato senza copertura finanziaria fu decisivo per vincere nel 2013. Dimentica che ha tollerato quanto oggi leggiamo nelle carte processuali ma che pochi scrivevano, prendendosi improperi se non minacce. Dimentica la Biogas, voluta anche da Placidi, ma che è evidente interessava a tutti.

E non vai a festeggiare prima del ballottaggio al “Deportivo“? Tutto senza regole – lo dice la Finanza, anni dopo – ma lì c’era un potente ex dirigente del Comune, uno che conosce vita, morte e miracoli di Bruschini e della sua gestione.

Poi hanno i voti anche gli altri, certo.

Chi aveva un albergo chiuso da un’ordinanza e l’ha affittato alle coop che gestiscono l’affare migranti o si è visto revocare una concessione perché non pagava i  canoni, provvedimento oggi sospeso dal Consiglio di Stato. Chi ha società a lui riconducibili che devono al Comune decine di migliaia di euro e si inalbera se qualcuno lo scrive. Chi è imputato, con Placidi, per le proroghe che “favorivano i soci elettori” – lo dice il magistrato – ed è un pezzo importante della vecchia e nuova maggioranza. Chi è riferimento per certe cooperative, a cominciare da quelle dei parcheggi al porto finite nell’indagine “Malasuerte” o di associazioni che ottengono spazi, poi se hanno pagato o meno i rifiuti si vedrà.  Ce li ha pure, ma non lo abbiamo mai saputo (ah, la privacy….), chi era moroso nei confronti del Comune e non poteva restare al suo posto.

Altro che Alessandroni, il sistema che è arrivato al capolinea è questo e il quadro – c’è da temere – è per difetto. E c’è arrivato con la distrazione, diciamo così, di chi doveva preoccuparsi dell’anti-corruzione ma lo ha fatto evidentemente poco. Di chi sta lì e deve rispondere alla politica, perché c’è arrivato con titoli tutt’altro che a posto.

A proposito: spendiamo 1600 euro per un avvocato che dovrà difendere il Comune da un ex assessore (non s’era mai visto….) ma per dire cosa? Il “terzo pignorato”, di solito, non si presenta. A meno che non debba andare a dire che l’ex assessore ha ragione. Sai com’è, se c’è da opporsi al decreto ingiuntivo sui cartelli della bandiera blu 2013 si decide di soprassedere, ma se c’è da aiutare chi ha portato voti…

Poi il centro-destra, unito, diviso, fintamente litigioso, potrà ancora vincere le elezioni e se ciò avverrà i cittadini avranno fatto la loro scelta. Che andrà democraticamente rispettata.

Continuo a pensare, da inguaribile ottimista, che ad Anzio possa ancora nascere #unaltracittà.

Il Prefetto, la giornalista, il sindaco. Vogliamo chiarezza

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Un momento del dibattito di sabato (foto ilgranchio.it)

No, non è una riedizione in chiave moderna della tragedia napoletana. Non siamo di fronte a “issa, esso e o malamente” ma a qualcosa di tremendamente serio. Con in campo tre attori e una città che ha il diritto di sapere e pretendere chiarezza. Sabato, nel corso del convegno organizzato da Sinistra italiana, la giornalista di Repubblica Federica Angeli ha annunciato l’arrivo di una commissione d’accesso ad Anzio. Ricordiamo, solo per dovere di cronaca,  che è uno strumento di prevenzione per verificare se un Comune è o meno condizionato dalla criminalità. Volendo, qui si può approfondire. Voglio sommessamente esprimere il mio pensiero a riguardo, dopo aver segnalato – e non da oggi – le innumerevoli cose che non vanno su questo territorio dal punto di vista della legalità.

Il Prefetto: da oltre un anno e mezzo ha tutti gli elementi per decidere, non ha ritenuto di dover nominare la commissione d’accesso per la quale – in teoria – lo spunto era contenuto già nell’indagine “Malasuerte“. Va ricordato che il  sottosegretario al Ministero dell’Interno ha risposto a una interrogazione sostenendo che: “pur riconoscendo la gravità dei fatti verificatisi nel tempo   ritiene di non disporre, allo stato attuale, di elementi concreti e univocamente orientati al condizionamento dell’Amministrazione comunale“. L’interrogazione era di luglio 2016, la risposta di Aprile 2017. Era – ed è – successo altro, nel frattempo. Di grave e pesante. Pesantissimo. Si dice pure, ma questo può confermarlo o smentirlo solo il Prefetto, che sia arrivato uno stop all’invio della commissione, per indagini in corso. Di sicuro, lo stesso Prefetto brilla per non essersi espressa a riguardo.

La giornalista: Federica Angeli vive sotto scorta per aver raccontato la criminalità a Ostia e non solo. Non dimentichiamolo, né qualcuno pensi di poterla prendere in giro. Perché le scorte non si danno per caso. Detto ciò, aveva una notizia e l’ha data. E’ il suo mestiere. E non si inventa l’invio di una commissione d’accesso, non parliamo dell’indiscrezione relativa alla nomina di questo o quel funzionario alla guida di un commissariato. No, le affermazioni di Federica dicono che l’invio di chi deve dirci se l’amministrazione è condizionata o meno è imminente.

Il sindaco: sto con Luciano Bruschini, però, lo dico senza mezzi termini.  Non condivido nulla della sua azione di governo, tanto meno della politica del “lascia fa” che ci ha portato nelle condizioni in cui siamo, anche rispetto alla presenza della criminalità contigua a esponenti della sua amministrazione, ma sto con lui come Istituzione. Al di là del fatto che sabato lo avrei fatto parlare in quanto rappresentante di una intera città, anzitutto di quella che non lo ha votato – ma Luca Brignone ha ampiamente spiegato il motivo del suo no – c’è un cortocircuito che non possiamo permetterci. Se ci sono gli elementi per la commissione d’accesso è una Istituzione – la Prefettura – che deve renderlo noto a un’altra – il Comune – e agire di conseguenza. Secondo la legge. E’ questo passaggio che è mancato e adesso, come si giri si giri, la Prefettura deve fare chiarezza. Con il sindaco in quanto Istituzione – non con Luciano Bruschini – e quindi con la città intera.

Ha detto una stupidaggine Federica Angeli? Non credo proprio. Per questo è grave che la Prefettura ancora non si esprima e che non lo abbia fatto prima della giornalista.  Al posto di Bruschini oggi, con tanto di fascia, sarei andato a chiedere spiegazioni e avrei “occupato” la Prefettura fino a che non avessi avuto risposta. Che poteva anche essere – come fu per Nettuno – “è tutto a posto“, mentre si nominava la Commissione.  Più che fare una  informativa – come si legge sui siti e dal comunicato del primo cittadino su facebook, comunque, Bruschini doveva accorgersi prima di chi si era circondato e di quello che accadeva. Questa resterà la sua più grande responsabilità politica.

Sul resto, invece, è la città a questo punto a chiedere chiarezza a chi – da Istituzione – è tenuta a darla. Signor Prefetto, ci dica…

Altro che sognatori, caro sindaco bastava guardarsi intorno

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Francamente l’invio, oggi, di una commissione d’accesso al Comune di Anzio suonerebbe come una beffa. Avesse voluto, il prefetto di Roma aveva tutte le carte per decidere se inviarla a o meno un anno e mezzo fa, se non prima. In questa straordinario Paese che è l’Italia sono pochi, purtroppo, ad assumersi responsabilità importanti e così se ci sono elementi si aspettano gli arresti, se arrivano pure questi forse si decide che… intanto il tempo scorre, i rapporti tra alcuni esponenti politici di casa nostra e delinquenza comune e/o organizzata sono nero su bianco e sono andati avanti, il temporeggiare delle istituzioni (la i è volutamente minuscola, mi spiace) porterà alla naturale scadenza di questa consiliatura.

La commissione d’accesso, se nulla c’è da temere, avrebbe forse fatto chiarezza su determinati rapporti. Se è ancora una delle possibili misure di prevenzione, avrebbe forse evitato di calpestare quella che mi piace definire la legalità delle cose quotidiane. La commissione d’accesso non avrebbe magari dimostrato il condizionamento di chi amministra (o di parte di essi) o della macchina burocratica, ma fatto emergere – come è nei fatti – diciamo frequentazioni pericolose. E magari avrebbe detto: “Sono dei pasticcioni, ma non condizionati” ed eravamo tutti più sereni. Si è preferito non mandarla, mentre accadeva quello che è riassunto (e non è tutto) qui. Scelte, per carità, legittime e da rispettare.

Il sindaco, che usa facebook e non la pagina del sito istituzionale, oggi commenta le notizie di questi giorni su quanto starebbe valutando la Prefettura, parlando di fake news, romanzieri, sognatori e via discorrendo. Stavolta non dà a nessuno dell’imbecille ed è già un passo avanti, né annuncia querele.  E se dobbiamo a lui e al resto delle istituzioni rispetto, altrettanto ne deve a chi  la pensa diversamente.

Ma Bruschini sa bene che al di là della riunione o meno in Prefettura e della decisione – che sarebbe assolutamente tardiva – o meno sull’accesso, la situazione gli è sfuggita di mano. E basta ripeterci che è specchiato: lo sappiamo. Aveva e ha una responsabilità che è quella di non essersi guardato abbastanza intorno, non aver approfondito i rapporti di chi portava voti (e non parliamo solo di Placidi, sia chiaro) con ambienti diciamo “border line” se non peggio.

Sostenevo in passato e torno a farlo oggi che c’è la responsabilità di aver fatto mettere il vestito bello a qualche malavitoso locale e di averlo fatto “entrare” nel Palazzo. Bastava guardarsi intorno o – volendo – leggersi qualche carta dell’inchiesta Malasuerte (dove il pubblico ministero fa riferimento alla camorra), a cominciare dalla deposizione del vice sindaco. O dalla sentenza di primo grado: quel pizzo era pagato per la “Pressione esercitata dal coinvolgimento nella vicenda di esponenti delle istituzioni comunali“.

Basterebbe leggere le carte di Evergreen – in Comune circolano, ma potrei sbagliare – e  non i capi d’imputazione ma i rapporti con i “calabresi“. A proposito, chi stava per prendere lavori dal Comune (e chissà se ne ha presi altri, una commissione avrebbe potuto accertarlo) è riassunto in questo articolo di Andrea Palladino per il “Fatto Quotidiano”.

Altro che sogni, è la triste e preoccupante realtà. Bastava guardarsi intorno, caro sindaco.

ps: ma si ritira in famiglia come afferma su facebook o fa il capolista per Candido De Angelis sindaco come aveva annunciato in Consiglio comunale?

Auguri a tutti, a cominciare dal sindaco Bruschini

 

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Auguri di cuore a quanti seguono questo spazio, per primo a chi non condivide i racconti che faccio e che – voglio sottolinearlo – si basano sempre su documenti ufficiali in casi di cronaca o su idee approfondite quando si propongono alternative a chi guida la città.

Per questo comincio dal sindaco, il rappresentante di tutti noi, al quale mi lega una vecchia conoscenza e un rispetto per la persona mai venuto meno. Non condivido ciò che ha fatto e sta facendo, da ultimo auguri più “accorati” che  “sentiti” .

Mi spiace, ma non abbiamo visto nulla in questi anni e non ne vedremo in futuro, è la mia convinzione. Però è Natale e visto che piaccia o meno Bruschini rappresenta tutti noi cittadini – primi quelli che non l’hanno votato, a mio modestissimo parere – gli auguri partono da lui. Buon Natale, Luciano!

Poi si estendono a chi mi legge, a chi lo fa ma dice che non è vero, a chi sostiene le mie battaglie – che sono di una vita, il blog è un modo 3.0 di condurle – e a chi se la prende per quanto scrivo, a chi non condivide, a chi ogni tanto viene a curiosare, a chi ne ha solo sentito parlare.

Auguri  a chi vorrà essermi a fianco se avremo l’onore e l’onere di realizzare #unaltracittà. Sono certo che una “quadra” la troveremo, senza rincorrere vecchie liturgie di partito, e ci presenteremo uniti alla sfida per il Comune, indipendentemente da chi sarà il candidato sindaco. Io sono a disposizione, è noto, per esserlo o per fare un passo indietro. E lo resto per raccontare, cosa che faccio da una vita. Ah, se toccasse a me  questa impresa, userei lo stesso metodo: conoscere, capire, spiegare e farsi capire. Andare, vedere e raccontare: con passione e rigore.

#unaltracittà sarà più pulita, accogliente, solidale, trasparente, europea. Si spenderà meno per il servizio rifiuti e ci sarà maggiore attenzione verso eventi culturali di respiro internazionale. Non faremo promesse irrealizzabili o come cantava Guccini “cose vecchie con il vestito nuovo” (che poi così nuovo non è, anzi) ma diremo ai cittadini la verità. Con un modello che possa portare sviluppo per tutti e non “lavoretti” per pochi. Perché il Comune non è un ufficio di collocamento, ma può diventare un volano per garantire benessere se le cose funzionano.  Perché in Comune non servono dirigenti, funzionari o dipendenti che siano “allineati” ma lineari e che possano lavorare senza pressioni, per il bene di tutti. Perché dobbiamo immaginare Anzio nel 2058, mentre metteremo mano a un’ordinaria amministrazione che deve necessariamente cambiare passo, ai servizi quotidiani più efficienti ed efficaci.

Per chi è interessato, un primo appuntamento sarà il 14 gennaio, alle 10 del mattino, al Molo 5.63 di piazzale Marinai d’Italia.  Condivideremo idee, non chiederemo voti. Non ancora.

Ma torniamo agli auguri: i primi a chi, come me, immagina di scendere in campo per provare a cambiare le cose in questa città, da Valerio a Roberto, da Roberta a Natalino, da Candido a Manuela e a chi sarà l’esponente dei 5stelle, a quelli che verranno. Auguri a chi non riuscirò a vedere o sentire, ai tanti amici danneggiati da trasfusioni o emoderivati che lottano per avere giustizia e che mi hanno raccontato le loro storie, facendomi riscoprire il gusto di questo mestiere e trovare una dignità impareggiabile. A tutti coloro che grazie al libro e al documentario ho avuto modo di conoscere e apprezzare, instaurando un rapporto inimmaginabile. Alle mie fonti, ufficiali e soprattutto ufficiose. Agli amici del baseball, a quelli di una vita (Elvira per prima, si può dire senza che vi offendete?),  ai tanti con i quali sono passato dal virtuale al reale, a chi si è allontanato e forse così amico non era, a chi purtroppo non c’è più. Ai colleghi di questa straordinaria esperienza che è il Messaggero, a quelli che incontro ogni giorno e a quelli che so esserci sempre. A quelli del corso di Comunicazione scientifica e biomedica, una delle mie ultime sfide. Alla mia Lazio e a tutti i suoi tifosi, ne abbiamo sempre bisogno. Auguri a chi sta soffrendo, per mille motivi. A chi in questi giorni ci garantisce sicurezza e servizi sanitari.

Auguri ai familiari – anche se molti li vedo di persona eh… – e parenti vicini e lontani. A Sara che è in Spagna e ai Vlietstra’s in Canada. Ma soprattutto a Sabrina, Arianna e Gaia: la mia famiglia, l’impresa più  entusiasmante, bella e difficile che si possa affrontare. Buon Natale!

 

Placidi non è la “peste”, ingrato chi lo scarica

Diciamo la verità, la magistratura – così la pensano in maggioranza – gli ha tolto un bel peso. Con Patrizio Placidi agli arresti – cosa che personalmente non augurerei al peggior nemico – anche l’ultima consigliere comunale, appena entrata, ha tenuto a precisare che lei con la Lista Enea è sì stata eletta ma – sostenendo il sindaco – ne prende le distanze.

Come hanno fatto tutti – chi prima e chi dopo – ai quali erano ben noti i modi sopra le righe di Patrizio, ma che quando c’era da vincere le elezioni o da sistemare qualche pratica scomoda – vedi biogas o differenziata fatta partire in campagna elettorale senza copertura finanziaria – andavano benissimo.

Ora sembra quasi che Placidi abbia la “peste” e francamente mi sembra eccessivo. Le immagini di questo umile spazio di segnalazione, denuncia e proposta dicono ben altro. La pagina facebook non è aggiornata ma ben racconta.

Oggi altri hanno risolto un problema che dal punto di vista politico, quello sì, era noto e rappresentava un macigno. Fingere quasi di non conoscere Placidi è troppo. E’ da ingrati scaricarlo.

L’ho combattuto una vita, perciò lo dico senza se e senza ma. Ribadendo un principio che vale per tutti: presunzione di innocenza e “giustizia giusta“, come predicava invano Marco Pannella. E’ il sistema che è stato bene a tutti nella maggioranza politica anziate che non va, altro che vittima… Il brodo di coltura era e resta quello. Poi se Placidi ha sbagliato pagherà il conto alla giustizia.

De Angelis sindaco lo ha avuto assessore alle finanze e gli ha impedito –  va riconosciuto – la potenziale “Anzio servizi“, il “Bingo” al Paradiso sul mare, la riscossione coatta affidata in fretta e furia dei tributi.  Da assessore all’ambiente, poi, Patrizio ha avuto carta bianca da Bruschini e dal resto della maggioranza. Ora che questa si allarga, non si potrà dire che finito Placidi è tutto a posto. Troppo comodo, chi si prende Bruschini porta con sé l’intero “pacchetto” di responsabilità. Che con il penale non c’entra, anzi a volte lo sfiora – sia chiaro – ma vista la situazione è ancora più grave.

Biogas, c’era una soluzione. Ecco le intercettazioni beffa

 

Vi ricordate l’epiteto di “ominicchi e viperette“? E l’invito a tenere conto dell’etica? Ecco, Chiara Di Fede – attiva sul territorio con l’associazione Città Futura – può tranquillamente rispedirli al mittente. A proposito di andare a testa alta, anche lei finisce nelle intercettazioni telefoniche e ambientali dell’operazione “Evergreen” ma perché viene citata da Patrizio Placidi e Massimo Millaci (non indagato, ricordiamolo, ma capogruppo di un partito di maggioranza) come colei che stava per far “saltare” la prima biogas.

Non se la prenderà, quindi, se vengono riportati i passaggi che la riguardano. Di più, deve andarne fiera perché aiuta a svelare un altro pezzo del sistema-Anzio. Mentre oggi – grazie ad atti che sono pubblici – abbiamo un ulteriore particolare sulla vicenda sulla quale – a detta di Placidi – prima “erano tutti d’accordo” e poi lui ha dovuto “incollare il vuzzo“. E che particolare.

E’ il 25 febbraio di quest’anno, c’è un incontro fra Placidi, Campa e Millaci. Si parla della “gara ponte” per i rifiuti, della necessità di fare una lettera con urgenza, di convincere altri consiglieri e si arriva a criticare l’atteggiamento di Gianfranco Tontini – altro capogruppo di maggioranza – dicendo “dopo quello che ha fatto ieri“.  Il giorno prima c’era stato il consiglio comunale con il dibattito sulla Biogas. Placidi: “Io non so che ca… ha fatto ieri“. Campa chiarisce: “Ha esagerato” e Placidi: “Io so solo… hai fatto bene a non far mettere la retroattività“, interviene Millaci: “E’ andato a dire a Chiara Di Fede, quello che ha detto di te c’ha ragione…” e Placidi sbotta: “Come Chiara Di Fede c’ha ragione?” Ancora il capogruppo di Forza Italia: “Ha creato un problema enorme“.

Cosa aveva fatto? Chiesto che le modifiche al regolamento fossero retroattive “per quei procedimenti che l’amministrazione comunale riterrà opportuno sottoporre a revisione“. Il testo completo, comunque, lo trovate nell’immagine seguente letteracittàfutura

E cosa ha fatto Gianfranco Tontini? “Ha detto io sono anche d’accordo sul punto, mi dispiace che non è stato messo il punto di Chiara Di Fede perché è un punto intelligente“.  Apriti cielo, gli investigatori dicono che Placidi è abbastanza adirato “ma come avevamo detto di no, dall’inizio ha detto di no, Lombetto ha detto noi non siamo per la retroattività aoh!” Quel punto avrebbe creato un problema, è evidente. Forse avrebbe bloccato la biogas, avrebbe fatto riaprire la procedura, portato a un contenzioso, allungato i tempi. Invece no.

La proposta di modifica del regolamento era stata illustrata al sindaco dalla rappresentante di Città Futura, ma Luciano Bruschini motivò il rigetto spiegando che non c’era la serenità politica per votarlo. Ora sappiamo anche il perché.

Anche a questo servono le intercettazioni telefoniche, anche per questo – non ad Anzio, ma in Parlamento – si continua a provare a imbavagliare chi le rende note. Soprattutto per questo – al di là di una candidatura ancora potenziale – continuerò a battermi perché si sia “liberi di informare, liberi di sapere“, vecchio slogan dell’Unione nazionale cronisti.

E complimenti a Chiara, ora chi ha usato epiteti contro di lei (e purtroppo nei confronti di molti altri) chieda scusa.

 

 

Caro sindaco, sappiamo che sei onesto ma magari fossero film…

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Ribadisco, Luciano Bruschini, sindaco di Anzio, è persona perbene, di specchiata onestà e uomo delle istituzioni. Lo conosco da una vita e lo ripeto. Come lo dicevo quando in campagna elettorale qualcuno – oggi suo alleato –  tirava fuori una storia di Acqualatina, questo almeno dovrebbe riconoscerlo.
Ha fatto bene a incontrare la stampa, ha detto la sua e ne prendiamo atto, ho scritto in passato che è andato oltre le righe con le accuse ai cittadini e ripeto pure questo.
Non faccio film, per quello che mi riguarda riporto fatti. Lo facevo, lo faccio e lo farò. Così come, se mai avrò un ruolo in Comune sul quale sono stato chiarissimo e trasparente, la stessa passione e rigore che metto nel mio lavoro porterò in una nuova esperienza.
I fatti, appunto, a proposito del “non c’è illegalità diffusa“.
1) Indagine servizi sociali: ex assessore condannato, ieri anche dalla Corte dei conti, per proroghe, insieme a un imprenditore che poi ritroviamo anche in altre indagini.
2) Indagine “Malasuerte”:  vede non indagati ma coinvolti personaggi politici importanti, andati a mediare per quella che sarebbe diventata un’estorsione. Incontro al quale – lo ha detto Zucchini in Tribunale – c’era anche il fratello del sindaco. Certo, erano andati lì per un accordo commerciale diventato altro, non potevano sapere. In quella stessa indagine ci sono personaggi che hanno portato voti e sostenuto questa maggioranza, i soldi dell’estorsione  – per inciso – finivano ai familiari di un boss di camorra detenuto al 416 bis.
3) Indagine “Evergreen”: il settore ambiente che è finito come sappiamo e gli investigatori che dicono chiaramente che l’assessore Placidi aveva rapporti con un personaggio in odore di ‘ndrangheta. Guarda caso, quando Federica Angeli scriveva (e veniva querelata) quel nome compariva.  Controlla la zona di Lavinio stazione, guarda caso l’unica dove Bruschini ha “doppiato” De Angelis all’ultimo ballottaggio. Sarà un caso, appunto, ma è un altro dei motivi per i quali non capisco perché Candido sia tornato sui propri passi rispetto al 2013. Sempre in “Evergreen” emergono strane manovre su biogas, terreni, distributori, lavori, appalti…
4) Indagine “Touch down”: ancora ambiente, un assessore che interveniva a gamba tesa per le gare, dispone chi far assumere e chi cacciare. Oggi Bruschini prende le distanze, ma dire che non sapeva ciò che avveniva alla luce del sole è francamente eccessivo. Ah, l’imprenditore di Cisterna dice (millantando, può darsi) che a cacciarlo “sono stati Placidi e il sindaco” e quello stesso imprenditore era pronto a sponsorizzare la campagna di un altro assessore. Ah, è agli arresti il titolare dell’azienda che ha gestito le mense senza una gara e poi con una proroga, della proroga, della proroga… Non è coinvolta Anzio, per dovere di cronaca, ma la ditta è la stessa
5) Indagine proroghe verde: ancora ambiente, ancora l’assessore e il dirigente coinvolti, una consigliera comunale, il primo dei non eletti della Lista Enea che ha rinunciato a entrare essendo imputato con Placidi, cooperative che fino a ieri hanno lavorato con il Comune mentre i loro rappresentanti erano esponenti vicinissimi alla maggioranza.  L’udienza di ieri è stata rinviata ad aprile. Nell’ambito della vicenda del verde c’è l’inchiesta per le minacce e le percosse nel passaggio da “Giva” a “Parco di Veio”
6) Impianti sportivi: a Falasche per pagare hanno dovuto aspettare che questo povero scemo, insieme ai colleghi del Granchio,  scrivesse che il Comune si era “dimenticato” di riscuotere. Per la gestione di quell’impianto, affidata di fatto all’assessore Alessandroni, ci sono un’indagine per evasione fiscale e una per furto di energia elettrica. Al Deportivo ci ha pensato la Finanza, la politica fingeva di non vedere (ma prima del ballottaggio Bruschini e i suoi festeggiavano proprio lì) e un ex dirigente molto potente e tre funzionari si ritrovano indagati perché il Deportivo non pagava.
7) Mef: una relazione durissima di fronte alla quale ci sono  responsabilità dell’ex segretario e dei dirigenti, vero, ma la politica, se c’era, che faceva?
8) Le cose quotidiane:  mi piace chiamarle così, perché la legalità inizia dalle vicende di ogni giorno. Se uno assume un dirigente con un titolo sbagliato, magari “imposto” da un assessore, ripara. Se chi deve controllare è pure controllato, se valgono titoli   per i quali la Corte dei conti ha sanzionato l’ex segretario, se un consigliere comunale sostiene di avere un atto prima che esca e lo riferisca a un’azienda che pagherà tangenti, un assessore va  a chiedere al dirigente di sbrigarsi a “cliccare” perché deve accontentare una ditta vicina e questi lo fa….
9) Pressioni: ne hanno denunciate l’ex segretario Pompeo Savarino, l’attuale Marina Inches, la dirigente Angela Santaniello. C’è gente coinvolta in “Malasuerte” e altra di  inchieste diverse che in Comune gira negli uffici come nulla fosse.
10) Il resto: l’hotel chiuso con un’ordinanza e nel quale, con i buoni uffici della politica, arrivano i migranti, le concessioni revocate a consiglieri comunali, quelli che erano morosi e il problema era chi lo scriveva e non chi doveva pagare ed era di fatto incompatibile, l’estate con chi litiga sul palco da montare, le assegnazioni ad amici degli amici, le tante fatture numero 1… e una serie di altre vicende diciamo “minori”
Non è “illegalità diffusa“? La vediamo diversamente.  Come abbiamo idee diverse rispetto alla città. Non è questione personale, caro sindaco, non ce l’ho con te. Magari fosse un film, forse avrebbe un lieto fine.

Le pressioni sui dirigenti nel “fortino” di Villa Sarsina

finanzacomune

Luciano Bruschini se ne sta chiuso nel “fortino” di Villa Sarsina. Ne ha viste tante, nella sua lunga carriera politica, e sono il primo a dire che ha ragione quando sostiene di non essere mai stato sfiorato da inchieste. Quello che si prova a contestargli – ma siamo pochi – è la responsabilità politica di quanto accade, il fingere di non sapere, il negare l’evidenza.

Ne ha viste tante, ma non tutte, perché gli arresti di questi giorni – ribadisco, al di là dell’aspetto penale sul quale non entro – sono la macchia peggiore sulla sua lunga carriera. Sono arresti, non condanne – siamo assolutamente d’accordo – ma qui a essere condannata da questo sistema è una città. E non sono i primi arresti, perché in passato c’è stato il troppo presto dimenticato caso Colarieti, con una mai approfondita – dagli investigatori – questione Francescana.

Facile, oggi (ma lo ha fatto anche in passato) dire che gli atti li firmano i dirigenti. Certo, lo sappiamo… ma i dirigenti li sceglie il sindaco e molti di loro – se non tutti – si sono rivolti alle forze dell’ordine per denunciare di aver ricevuto pressioni. Lo ha fatto l’ex segretario generale, Pompeo Savarino – primo ad andare in Prefettura ed esprimere preoccupazioni per il clima che c’era – lo ha fatto l’attuale segretaria, Marina Inches. Lo scrive in una determina agli atti dell’operazione “Evergreen” Walter Dell’Accio, praticamente “costretto” ad adottare quell’atto su indicazione di Placidi. Dell’Accio che denunciò di essere stato anche aggredito nella delicata fase di passaggio da Giva a Parco di Veio, quando il sindaco “non sapeva” ma un assessore bloccava l’ingresso di Villa Adele a chi era subentrato. E quando il sindaco avrebbe detto, in Consiglio comunale “avete voluto fa le gare? Ecco il risultato“.

E’ andata a denunciare pressioni Angela Santaniello, sulla vicenda mense, quando più di qualche personaggio finito in “Malasuerte” si aggirava per la sede dell’assessorato. Si è lamentato il dirigente dell’area finanziaria (con un titolo per un altro, ricordiamolo a proposito dell’anti corruzione che funziona, come dice il sindaco ) Patrizio Belli, quando ha dovuto revocare la concessione di un consigliere comunale ed è stato “bombardato” dalla politica. Vero? E lo sa l’ex responsabile dei Tributi, Luigi D’Aprano, messo sotto processo perché aveva chiesto ai consiglieri comunali e agli assessori morosi di pagare il dovuto all’ente che rappresentano e nel quale dovrebbero dare l’esempio. O sbaglio?

Hanno denunciato pressioni dall’ufficio tecnico – il sindaco c’è stato di recente, per una riunione sui ritardi nei lavori, dicono – mentre è noto che a Villa Adele c’è chi venne chiuso in una stanza per sapere chi forniva le notizie al Granchio, anni fa. Tutto scritto, all’epoca come oggi, ma evidentemente Bruschini non è solito leggere, né sentire quello che tutti dicono in Comune. A proposito, chi ha chiesto all’ufficio legale di non opporsi al decreto ingiuntivo sui cartelloni “elettorali” della Bandiera blu 2013?

Non sappiamo l’esito di queste denunce, ma da quello che emerge  le pressioni non erano perché siamo in ritardo sul bilancio o non inizia un’opera fondamentale. No, caro sindaco, se non sai chiedi ad assessori e consiglieri.  Informati a cosa si riferiscono le pressioni, chiedi perché c’è chi andò a dare calci alle porte a Villa Sarsina visto che non pagavano una cooperativa o per quale motivo l’allora direttore generale venne preso a schiaffi.  E se non lo sai, lo riscrivo qui. Nella sentenza “Malasuerte” si afferma che chi pagava il pizzo lo faceva per la  “Pressione esercitata dal coinvolgimento nella vicenda di esponenti delle istituzioni comunali”. E in quel processo, lo ricordiamo, si è parlato di “persone vicine ai camorristi“.

Chi andò a fare pressioni per un accordo commerciale trasformatosi in “pizzo“? Almeno questo Bruschini dovrebbe saperlo.

Perché attenzione, c’è Placidi – in maggioranza più di qualcuno ha vissuto il suo arresto come una liberazione, o sbaglio?, ma quando portava i voti tutti in fila da Patrizio – (e non basta avere revocato l’incarico al neo assessore all’ambiente, troppo tardi) ma è la punta di un iceberg  che si sta scoprendo. Del quale si denunciano da anni – qui come altrove – le scelte fatte per amici degli amici, cooperative “vicine“, persino spettacoli a Tizio o Caio, illegalità delle cose quotidiane che – guarda caso – coincide in almeno un paio di casi con la scelta dei dirigenti oggi “scaricati“.

Solo il sindaco finge di non accorgersene, chiuso nel “fortino” di Villa Sarsina.