Le pressioni sui dirigenti nel “fortino” di Villa Sarsina

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Luciano Bruschini se ne sta chiuso nel “fortino” di Villa Sarsina. Ne ha viste tante, nella sua lunga carriera politica, e sono il primo a dire che ha ragione quando sostiene di non essere mai stato sfiorato da inchieste. Quello che si prova a contestargli – ma siamo pochi – è la responsabilità politica di quanto accade, il fingere di non sapere, il negare l’evidenza.

Ne ha viste tante, ma non tutte, perché gli arresti di questi giorni – ribadisco, al di là dell’aspetto penale sul quale non entro – sono la macchia peggiore sulla sua lunga carriera. Sono arresti, non condanne – siamo assolutamente d’accordo – ma qui a essere condannata da questo sistema è una città. E non sono i primi arresti, perché in passato c’è stato il troppo presto dimenticato caso Colarieti, con una mai approfondita – dagli investigatori – questione Francescana.

Facile, oggi (ma lo ha fatto anche in passato) dire che gli atti li firmano i dirigenti. Certo, lo sappiamo… ma i dirigenti li sceglie il sindaco e molti di loro – se non tutti – si sono rivolti alle forze dell’ordine per denunciare di aver ricevuto pressioni. Lo ha fatto l’ex segretario generale, Pompeo Savarino – primo ad andare in Prefettura ed esprimere preoccupazioni per il clima che c’era – lo ha fatto l’attuale segretaria, Marina Inches. Lo scrive in una determina agli atti dell’operazione “Evergreen” Walter Dell’Accio, praticamente “costretto” ad adottare quell’atto su indicazione di Placidi. Dell’Accio che denunciò di essere stato anche aggredito nella delicata fase di passaggio da Giva a Parco di Veio, quando il sindaco “non sapeva” ma un assessore bloccava l’ingresso di Villa Adele a chi era subentrato. E quando il sindaco avrebbe detto, in Consiglio comunale “avete voluto fa le gare? Ecco il risultato“.

E’ andata a denunciare pressioni Angela Santaniello, sulla vicenda mense, quando più di qualche personaggio finito in “Malasuerte” si aggirava per la sede dell’assessorato. Si è lamentato il dirigente dell’area finanziaria (con un titolo per un altro, ricordiamolo a proposito dell’anti corruzione che funziona, come dice il sindaco ) Patrizio Belli, quando ha dovuto revocare la concessione di un consigliere comunale ed è stato “bombardato” dalla politica. Vero? E lo sa l’ex responsabile dei Tributi, Luigi D’Aprano, messo sotto processo perché aveva chiesto ai consiglieri comunali e agli assessori morosi di pagare il dovuto all’ente che rappresentano e nel quale dovrebbero dare l’esempio. O sbaglio?

Hanno denunciato pressioni dall’ufficio tecnico – il sindaco c’è stato di recente, per una riunione sui ritardi nei lavori, dicono – mentre è noto che a Villa Adele c’è chi venne chiuso in una stanza per sapere chi forniva le notizie al Granchio, anni fa. Tutto scritto, all’epoca come oggi, ma evidentemente Bruschini non è solito leggere, né sentire quello che tutti dicono in Comune. A proposito, chi ha chiesto all’ufficio legale di non opporsi al decreto ingiuntivo sui cartelloni “elettorali” della Bandiera blu 2013?

Non sappiamo l’esito di queste denunce, ma da quello che emerge  le pressioni non erano perché siamo in ritardo sul bilancio o non inizia un’opera fondamentale. No, caro sindaco, se non sai chiedi ad assessori e consiglieri.  Informati a cosa si riferiscono le pressioni, chiedi perché c’è chi andò a dare calci alle porte a Villa Sarsina visto che non pagavano una cooperativa o per quale motivo l’allora direttore generale venne preso a schiaffi.  E se non lo sai, lo riscrivo qui. Nella sentenza “Malasuerte” si afferma che chi pagava il pizzo lo faceva per la  “Pressione esercitata dal coinvolgimento nella vicenda di esponenti delle istituzioni comunali”. E in quel processo, lo ricordiamo, si è parlato di “persone vicine ai camorristi“.

Chi andò a fare pressioni per un accordo commerciale trasformatosi in “pizzo“? Almeno questo Bruschini dovrebbe saperlo.

Perché attenzione, c’è Placidi – in maggioranza più di qualcuno ha vissuto il suo arresto come una liberazione, o sbaglio?, ma quando portava i voti tutti in fila da Patrizio – (e non basta avere revocato l’incarico al neo assessore all’ambiente, troppo tardi) ma è la punta di un iceberg  che si sta scoprendo. Del quale si denunciano da anni – qui come altrove – le scelte fatte per amici degli amici, cooperative “vicine“, persino spettacoli a Tizio o Caio, illegalità delle cose quotidiane che – guarda caso – coincide in almeno un paio di casi con la scelta dei dirigenti oggi “scaricati“.

Solo il sindaco finge di non accorgersene, chiuso nel “fortino” di Villa Sarsina.

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Da “Sciuscià” al Falasche: privacy, etica e altre storie. Riflettiamo

lucianola7

Anni fa ebbi un’accesa discussione con uno degli inviati di “Sciuscià“, la trasmissione di Michele Santoro, per molti icona del giornalismo italiano. La troupe era a Nettuno, al Campo della Memoria, e feci notare al collega che non mi erano piaciute le immagini di un tunisino in manette, inebetito, nei corridoi del Tribunale di Milano. Lui, uno dei tanti “inviati di un giorno” – di quelli che vengono, trovano tappeti rossi stesi e se ne vanno senza dover rendere conto ogni giorno di ciò che fanno sul territorio – spiegò con veemenza: “Avevamo la liberatoria“. Peggio, dissi io, perché un giornalista ha il dovere di sapere dove fermarsi. Autorizzazione o non. Ma loro dovevano dimostrare che Cesare Previti (lo ricordate?) non veniva processato, mentre il povero tunisino sì e pazienza le regole.

Pensavo allora e penso adesso che ci sono limiti da tenere a mente e che se le persone in manette non possono essere mostrate, non c’è autorizzazione che tenga. Al tempo stesso – e che discussione con il compianto professor Stefano Rodotà – sostengo il paradosso che i giornalisti debbano accedere ai verbali di pronto soccorso. Sapendo i dati che possono pubblicare e il limite che non possono superare.  I giornalisti e non solo. Vale a maggior ragione per i minori. Sulla  vicenda del ragazzo del Falasche che ha colpito una giovane arbitro ed è stato squalificato il sindaco   di Anzio, Luciano Bruschini, quel limite l’ha superato. Per fini nobili, o presunti tali – com’era mostrare il tunisino per dire che Previti non si processava e lui sì – ma rivelando particolari che il buon senso prima delle norme sulla privacy impongono.  Poteva dire ugualmente, entrando in questioni che fra l’altro non gli competono, che la squalifica gli sembrava eccessiva senza rivelare vicende private del ragazzo, parte delle quali note solo al Comune, che nessuna autorizzazione può far divulgare.

E qui si apre un altro capitolo. Se la legge 150 del 2000 impone che a occuparsi di comunicazione istituzionale siano i giornalisti, un motivo ci sarà. Ho iniziato citando un esempio che a mio parere fu di pessimo giornalismo, ma chi è iscritto a questo malandato Ordine ha se non altro il dovere di rispettare le norme che si è dato e se non lo fa è (dovrebbe essere) sanzionato. Un giornalista avrebbe evitato – per deontologia – di dare quelle indicazioni che violano la legge sulla privacy e il testo unico dei doveri che recepisce, fra l’altro, la “Carta di Treviso” che tutela i minori. Invece il comunicato è circolato (ora non compare più sul sito, forse anche grazie a una segnalazione di chi scrive al Garante dell’infanzia e a quello della privacy), i giornali locali lo hanno ripreso – a mio parere  sbagliando – e chi non conosceva il passato di quel ragazzo, reso facilmente identificabile, ora lo sa.

Poi però si parla di etica, dopo aver dato ai cittadini ora degli “imbecilli locali“, ora dei “disturbati mentali”, ora degli “ominicchi e viperette“, dopo averli denunciati perché dicevano – lo diceva l’Arpa, a dire il vero – che si era verificato un inquinamento in mare. Il sindaco lo fa prendendosela con Chiara Di Fede, direttrice dell’università civica di Nettuno. Ha un ruolo istituzionale, vero, cosa che dal punto di vista della comunicazione deve rendere più attenti – ricorderete le mie “tirate d’orecchi” a Luigi D’Arpino che da presidente della Capo d’Anzio andava giù pesante sui social – ma se uno ti dice qualcosa sulle scuola cosa c’entra il lavoro che fa? E di quale etica vogliamo parlare?

Ecco, i social. Ieri sul mio profilo facebook ho scritto quale sarebbe stata la giunta, la collega Elisabetta Bonanni ha argutamente fatto notare che a darla era il “candidato Del Giaccio” . Ma nell’epoca dei social, appunto – ed è la riflessione che vorrei fare anche con Bruschini e la sua maggioranza, con quanti faranno la campagna elettorale – chi decide cosa si può scrivere o meno?

Il rispetto delle persone e delle regole, a mio parere, per questo torno al caso del ragazzo del Falasche ma anche ai toni che il sindaco usa nei confronti di chi dissente. Non ci siamo. Non mi sognerei mai di andare in piazza – e quella di facebook e degli altri social lo è virtualmente ma amplifica molto più di quella reale – e dare dell’imbecille a un cittadino, meno che mai da sindaco. Direi che nel ruolo che ha il politico x aveva promesso una cosa e non l’ha fatta, che nel suo ruolo istituzionale ha avuto un comportamento poco consono, proporrei un’idea diversa a quella che avanza e cercherei di convincerlo o di capire perché la sua è una alternativa migliore.

Si chiama confronto, se avremo la fiducia dei cittadini ne faremo una caratteristica di #unaltracittà

Il Pd, Gabriele, la necessità di cambiare e il dovere di provarci

gabriele

Quando parli con chi frequenta l’ambiente politico di Anzio e chi, anche se di riflesso, si interessa alle vicende cittadine una delle litanie è, sistematicamente: “Va be’ ma il Pd?” Giusto. Non si è fatto volere bene. Prima come centro-sinistra, fallendo clamorosamente dopo l’elezione di Mastracci – vittima sacrificale di logiche che poi hanno continuato a trascinarsi – quindi con le diverse anime spesso di lotta e di governo (leggi piano regolatore), poi con il “no” a prescindere al porto, fossilizzandosi su procedure che erano corrette, quando il solo Aurelio Lo Fazio ripeteva – e oggi va ribadito che aveva ragione – che il problema era la società, infine con la candidatura Bernardone e il mancato allargamento alle esperienze di Pollastrini e Garzia.

Negli ultimi quattro anni ha provato a invertire la rotta, ma la litania è rimasta la stessa:  “Va be’ ma il Pd?” Eppure qualche battaglia l’ha fatta. Dal bilancio ai rifiuti, dalla vicenda porto al titolo sbagliato per il dirigente dell’area finanziaria. L’ha fatta senza troppa enfasi? Può darsi. Dando l’impressione (qualcosa in più) che il partito andava da una parte e il gruppo dall’altra? Certo. Ma come ha detto il segretario uscente, Gianni De Micheli, che avrebbe avuto la conferma unanime ma ha preferito dare un segnale di reale cambiamento: “Io ho voltato pagina, oggi si chiude un libro e se ne apre un altro“. Federici ha le idee chiare , ma non dimentichiamo che c’è stato un dibattito e che Maria Cupelli ha detto la sua (si veda cupelli_facebook). Se doveva essere il partito nel quale le diversità sono una risorsa, non la guerra tra correnti o gli “ex qualcosa” com’è stato finora, sarà bene far tesoro di tutto. Non sono mai stato, non sono e certamente non sarò tenero con il Pd, ma oggi va dato atto che qualcosa è successo. Vedremo se servirà al momento del voto del 2018.

Il centro-destra? Minestra riscaldata dopo le accese divisioni del 2013, fallimento di 20 anni di governo e promesse. La situazione di questi giorni e l’annuciatoprogramma di fine consiliatura” ricorda   l’ultimo periodo di Tarisciotti sindaco, tra il ’94 e ’95. I personaggi erano gli stessi di oggi (Bruschini, De Angelis allora molto più battagliero, Amabile, Perronace, Succi, Borrelli, Nolfi padre) e quelli arrivati dopo si sono adeguati, né si può immaginare che escluso Placidi i cittadini dimentichino che lui è stato un asse portante di questo centro-destra. Da ultimo sulla biogas, voluta da tutti e che lui si è “accollato” andando a dire sì.

I Cinque stelle? Sono una grande novità, cavalcano l’onda,  ma se vogliono governare come hanno fatto opposizione – perché un consigliere l’hanno avuto…. – e con le divisioni annunciate tra i diversi meet up, non è che possano andare lontano.

Va be’ ma il Pd?”  Oggi, almeno, ha un segretario di 32 anni (è nato quando Bruschini era già assessore ai lavori pubblici, in giunta con Paride Tulli e Giorgio Zucchini, mentre Perronace era già consigliere comunale, ad esempio), un ragazzo che ha passione e cercherà di cambiare le cose, dentro e fuori il partito. Ha il dovere di provarci. Per le amministrative ripartendo da chi era con Bernardone, con Garzia e Pollastrini nel 2013 e provando ad allargare il campo. Buon lavoro Gabriele.

C’era una volta il centro-destra modello. Che brutta fine

Noi abbiamo Fini, Casini, Berlusconi, andiamo avanti….” Sala degli Specchi del Paradiso sul mare, parole di Sebastiano Attoni allora capogruppo di An, primo mandato di De Angelis sindaco. Avevano tutto, quelli del centro-destra, si erigevano a modello, stravincevano le elezioni – qui il collegio era blindato – e a un certo punto ebbero una invidiabile “filiera“: Comune (De Angelis), Provincia (Moffa), Regione (Storace) e Governo (Berlusconi). Risultati? Pochi o niente.

Il piano regolatore approvato in Regione a tempo di record dopo l’adozione in Consiglio e un comitato tecnico richiamato all’ordine dopo un parere ampiamente negativo, i primi atti del porto, poco altro e qualche “gioco” tra ex An sulle somme – vedi Nettunense – stanziate e non impegnate.

Quando nel ’98 De Angelis andò al ballottaggio dalle colonne del “Granchio” scrivemmo che era ora della stabilità. Ad Anzio come a Nettuno. Potete immaginare quanti “amici” ci facemmo, ma eravamo convinti dopo gli ultimi disastri che queste città avessero bisogno di certezze. Ad Anzio ce ne furono di più, Nettuno cadde nella morsa dei tributi ai privati e pagò con lo scioglimento per condizionamento della malavita probabilmente colpe non sue.

Ad Anzio c’era un’idea di città, De Angelis venne fatto lavorare, ma poi alle idee si sostituì il metodo anni ’90. “Dovete dargli un posto buono, non tanto per riempire la lista” – disse Luciano Bruschini nel Consiglio che sanciva le dimissioni del sindaco che si sarebbe candidato al Senato e avrebbe segnato la sua investitura per tornare primo cittadino.

Continuiamo insieme” fu lo slogan, ma le cose cambiarono subito. Il piano di “Mare cultura e natura” era ormai già “Varianti, cemento e furberie“. Il resto del programma trascinato, gli appetiti da accontentare, un senatore che anziché essere punto di intesa lo era di divisione, fino ad arrivare a candidarsi contro il sindaco che lui stesso aveva indicato, criticandolo aspramente e per molti versi giustamente. Il modello si era rotto, non c’era più la filiera che almeno il porto avrebbe potuto garantirlo (si racconta di Storace che disse “avete avuto il piano regolatore, sul porto aspettate“) la colpa sulle cose che non si realizzavano erano sempre di altri. Lo scontro di quattro anni e mezzo fa è stato senza esclusione di colpi, ha messo a nudo le lacerazioni e gli interessi che non sono politici, intesi come modo di intendere la città e svilupparla, far funzionare i servizi, avere i conti in ordine.

Il resto è storia abbastanza recente: cooperative, indagini, un bilancio prossimo al dissesto,  attenzione agli equilibri “politici” e non ai programmi da attuare, l’immondizia che nemmeno l’estate “sold out” ha nascosto, una relazione del Mef che farebbe tremare i polsi a chiunque, le casse vuote, furbizie (reati?) sulle assunzioni di dirigenti “vicini” a qualche assessore, morosi da difendere (primi loro, sulle sedi) tutto e il contrario di tutto sul porto per promettere un bando che difficilmente vedremo e De Angelis che spera di tornare a un modello come quello per cui “…abbiamo Fini, Casini, Berlusconi, andiamo avanti….” No, è finita. Dobbiamo ricordare chi c’era allora e chi adesso? Gli stessi e qualche “nuovo” che è entrato ha fatto presto ad adeguarsi.

E’ fallito il centro-destra che poteva anche pensare a qualche cooperativa, a sistemare qualche amico, a scegliere Tizio piuttosto che Caio per questioni di convenienza – non facciamo i puritani – ma che si presentava con una idea di città. Non l’ha attuata, se non nel lato peggiore del consumo di suolo, deve andare a casa. L’ultima vicenda dell’azzeramento di giunta lo dimostra. Avessero messo un minimo di impegno nel risolvere i problemi come per le trattative di questi mesi, Anzio sarebbe un gioiello.

Poi può darsi che rivincano, che i cittadini gli diano ancora fiducia, a quel punto avranno ragione. Ma se pure tornasse, De Angelis sappia che troverà una situazione drammatica e non potrà dare la colpa a Bruschini, visto che va ad accollarsi quello per cui quattro anni e mezzo fa si è battuto. Anzi, un quadro ancora peggiore.

Ora un gesto di coraggio, fate venire il commissario

insieme

Non hanno fatto in tempo a essere tutti d’accordo – sia pure forzatamente – sulla staffetta tra Luciano Bruschini e Candido De Angelis che nel litigioso centro-destra di Anzio sono volati gli stracci. Certo, la politica è mediazione, la paura che vincano altri fa 90, ma quello che è successo quattro anni fa non si dimentica facilmente. Così l’imposizione di Bruschini del suo successore, il quale ovviamente certi assessori non li avrebbe mai confermati, ha creato a dir poco malumori. Una parte di centro-destra già con Roberto Palomba, il commercialista Nino Monghese che fa “L’altra Anzio” (è vecchia, la usò Marco Garzia 20 anni fa…) e si dice sia sponsorizzato da Patrizio Placidi, Roberta Cafà che ieri sera ha affidato a un   comunicato il suo dissenso e oggi, per tutta risposta, cinque assessori – tutti tranne Placidi e la stessa Cafà – si sono dimessi con una nota (dimissioniassessori) in politichese, tutt’altro che comprensibile. Di certo sono protocollate, lo erano anche quelle – poi ritirate l’estate 2016 – della stessa Cafà e della Nolfi. Restano fuori l’assessore che ha detto la sua e Patrizio Placidi, mentre Agostino Gaeta scrive che potrebbe dimettersi anche Luciano Bruschini. Del resto Candido De Angelis aveva chiesto l’azzeramento e lo sta ottenendo. Poi tutti ci ripenseranno per il bene della città (!?!?!) e forse già lunedì avremo la nuova giunta, praticamente con i cinque e senza Cafà e Placidi. La chiamano politica e avranno anche ragione, ma mentre queste schermaglie elettorali vanno avanti – scrivevo qui, a giugno 2016, che Bruschini sarebbe andato fino al 2018 e avrebbe avuto l’appoggio della finta opposizione di centro-destra –  ci sono problemi della città che non si risolvono con i comunicati stampa.

Il 26 è convocato un Consiglio che a questo punto è in forse o che vedrà una maggioranza diversa da quella uscita dal voto, sancendo la spaccatura che serpeggia anche in qualche messaggio di consiglieri di Forza Italia. Si deve discutere, fra l’altro, di bilancio consolidato. Una cosa rilevante, perché da anni si sostiene – lo faceva anche De Angelis in campagna elettorale, nel 2013 – che siamo sull’orlo del dissesto. Ma loro pensano alle elezioni, a restare dove sono, pazienza il bilancio, pazienza un Comune che va avanti senza i “Peg” affidati ai dirigenti (mai deliberati) che incassa la tariffa rifiuti senza aver mai approvato la delibera sul numero di utenze per il 2017 e con voci che differiscono tra il bilancio e il piano finanziario. Pazienza una macchina allo sbando, procedure diciamo singolari e all’attenzione della Corte dei Conti per il dirigente dell’area finanziaria. Nessuna pazienza, invece, per la Biogas che Bruschini e Placidi ci lasciano in eredità, opponendosi a una seconda che invece vorrebbero eccome. Nessuna pazienza per lo schifo della raccolta dei rifiuti che sa tanto di emergenza voluta, perché avete sempre dichiarato che volevate un’altra ditta. E nessuna pazienza per la contiguità tra chi ha portato i voti a questa maggioranza – oggi allargata – e Malasuerte, per le cooperative dei “soci elettori di…” , per un porto eternamente annunciato, per l’assoluta mancanza di rispetto della legalità delle cose quotidiane. Come per un decreto ingiuntivo non opposto del quale parleremo presto.

Una sfida, allora: andatevene davvero, fate venire il commissario. Proviamo a fare ordine per qualche mese e andiamo alle elezioni tutti dallo stesso punto di partenza. Se siete stati bravi, come dite, rivincete a mani basse.

Provate a farlo, però, senza il potere. Senza fare foto in ogni occasione tra sindaco e successore incaricato, senza tagliare nastri da qui al voto, senza poter promettere posti di lavoro – con i quali avete vinto le ultime elezioni, con le assunzioni per il “porta a porta” – o strade o altro. Fatelo senza il sottobosco che bivacca intorno a Villa Sarsina. Ammettete il vostro fallimento, è palese, e giochiamo la partita su quale città vogliamo.

La vostra l’abbiamo conosciuta e la viviamo, purtroppo, una diversa dipende dalla capacità che avremo di immaginarla, rendere le proposte credibili, spiegarla e di convincere chi vota.

Il porto degli annunci e quello che il sindaco nasconde

polverini

Ammetto: sono stato tra i primi a fare “annunci” sul porto, allora forse c’era un barlume di realizzazione e si vedevano per la prima volta le carte. Ci ho creduto – e fondamentalmente ci credo ancora – ma francamente sono stanco degli annunci del nostro primo cittadino, Luciano Bruschini, sulla imminente realizzazione. L’ultimo oggi “stiamo stringendo i tempi per il bando di gara“.  E’ l’ennesimo, se avete la bontà guardate più sotto. Basta, davvero, perché prima del bando – come vedremo tra breve ampiamente atteso da anni, come i lavori – ci sono altre cose che il sindaco nasconde, evita di dirci. Quando si insediò alla presidenza l’architetto Francesco Capolei posi delle domande,  lo stesso ho fatto quando l’incarico è stato affidato al generale Ugo Marchetti, chi vuole può approfondire qui.

Ecco, dal socio di maggioranza e finché il 61% sarà ancora pubblico, oltre agli annunci ci aspettiamo altro. Perché non siamo stati noi, ma lui a dire che avrebbe cacciato Marconi salvo poi firmare la “road map” con l’ingegnere. Quella che  il socio privato, certamente, farà valere nella causa intentata dal Comune per le quote (con ritardo) e per la quale è prossima un’udienza, dopo che il parere dell’avvocato Cancrini è stato tenuto nei cassetti. Non siamo stati noi a votare ordini del giorno in consiglio comunale per poi dimenticarci di attuarli, né a dire una cosa in assemblea dei soci e poi farne un’altra a Villa Sarsina. Serve chiarezza, quella che non c’è mai stata e che sta accompagnando la Capo d’Anzio verso il rischio di liquidazione, evitata finora grazie a una Regione che chiude gli occhi sul mancato pagamento dei canoni di concessione, sul mancato rispetto della stessa rilasciata nel 2011, ma ha fatto sapere che non ha alcuna intenzione di dragare il canale d’accesso, cosa sulla quale la “Capo d’Anzio” non può fare finta di nulla.

Però con la “dichiarazia” in Comune vanno forte, ecco una breve cronistoria.

2017

13 ottobre
Stiamo stringendo i tempi per la pubblicazione del bando di gara, finalizzato alla realizzazione del nuovo porto turistico di Anzio“, comunicato del sindaco Luciano Bruschini.
4 settembre
Ho già avuto modo di confrontarmi, sulla situazione generale della società e rispetto ai prossimi passaggi da intraprendere per dare inizio ai lavori“, il sindaco Luciano Bruschini parlando della nomina del generale Marchetti.
1 settembre
I prossimi mesi saranno importantissimi per la Città di Anzio e per la società, quanto mai vicina all’avvio dei lavori per la realizzazione del nuovo porto”  il sindaco Luciano Bruschini, commentando le dimissioni dell’architetto Capolei
8 agosto
Dietro l’angolo, ad un passo, ci sono importanti opere pubbliche da realizzare come il nuovo Porto”  comunicato del sindaco Luciano Bruschini, in occasione dell’apertura del “Punto blu”
28 giugno
E’ una nomina di alto profilo tecnico che porterà, all’interno della Capo d’Anzio, le competenze necessarie per raggiungere l’obiettivo dell’avvio dei lavori per la realizzazione del nuovo porto rispetto al quale, nel recente bando, diverse aziende hanno manifestato interesse“. Il sindaco, Luciano Bruschini, commentando la nomina a presidente dell’architetto Capolei
27 aprile
E’ stato un incontro positivo   nel corso del quale è stata definita la tempistica ed il percorso per arrivare, nel più breve tempo possibile, ad avviare i lavori per la realizzazione del nuovo Porto di Anzio“. Il sindaco dopo la riunione all’Anac
19 aprile
Verificheremo con l’Anac la procedura e tutti i passaggi per arrivare a bandire la gara, entro l’estate, con l’obiettivo di affidare i lavori tra la fine del 2017 e l’inizio del 2018″. Il sindaco annunciando un vertice con l’autorità anti corruzione
6 aprile
Nonostante le difficoltà normative, tecniche, legali che si sono susseguite   stiamo lavorando con l’obiettivo di iniziare i lavori per la realizzazione del nuovo porto entro la fine dell’anno“.

2016

23 dicembre : (…)Il 2017 sembra quindi l’anno buono per l’avvio di un’opera che la città attende vent’anni. L’unica indicazione arrivata dal ministero rispetto alla procedura di VIA riguarda l’adeguamento del progetto ( si tratta di un puro atto formale) a due nuove normative del 2016. “Un successo – ha detto l’avvocato Bufalari – e un risultato a cui hanno partecipato in tanti nel corso degli anni. La documentazione è pronta e davvero nulla più sembra d’ostacolo alla realizzazione di questo progetto”.  Da “il Caffè”

22 giugno
La demolizione dell’edificio è anche il simbolo dell’inizio dei lavori per la realizzazione del nuovo Porto di Anzio, tornato ad essere appetibile nell’ambito della nautica nazionale. A breve   saremo pronti per bandire i lavori al Porto e per procedere con la prima fase dell’intervento per i raddoppio dei posti barca nel bacino interno“. Il sindaco dopo l’ordinanza di demolizione dell’ex Splash down

21 giugno
Abbiamo rispettato la scadenza di metà giugno e nella giornata di ieri l’Amministratore delegato della Capo d’Anzio Spa ha conferito mandato al professor Federico Tedeschi per il perfezionamento di una bozza di bando che è stata già predisposta“.  L’ex presidente, avvocato Alessio Mauro

21 aprile
Da oggi si apre una fase nuova che ci consentirà di rendere subito operativa la società Capo d’Anzio e di onorare tutti gli impegni assunti. Allo stesso tempo, ci tengo a rimarcarlo, stiamo lavorando con il massimo impegno al bando di gara europeo per la realizzazione del nuovo porto di Anzio“. Il sindaco dopo l’intesa con gli ormeggiatori sul “service“. Nel frattempo saltata, con le cooperative in attesa della liquidazione delle ultime fatture.

2014

5 agosto
Quanto prima daremo il via alla realizzazione del nuovo Porto di Anzio e quindi della più importante opera pubblica mai realizzata in oltre 2.500 anni di storia cittadina. Abbiamo definito tutte le procedure e siamo pronti ad avviare un periodo di crescita economica ed occupazionale, per il nostro territorio, che vedrà protagonista il Comune di Anzio proprietario del 61% delle azioni della società Capo d’Anzio“. Bruschini dopo l’approvazione del bilancio di previsione.

2013

21 gennaio
A breve saranno aggiudicati i lavori per la realizzazione del nuovo Porto di Anzio che, tra indotto diretto ed indiretto, potrebbe offrire circa 1500 nuovi posti di lavoro sul nostro territorio”. Luciano Bruschini prima della gara, poi andata deserta

2012

27 gennaio
Il finanziamento della Comunità Europea al Comune di Anzio ed alla Capo d’Anzio, attraverso il progetto Life, è l”ulteriore conferma della validità delle scelte ecosostenibili in relazione al progetto per la realizzazione del nuovo Porto di Anzio”.  Il sindaco sull’approvazione del “Life”. Progetto naufragato, soldi da restituire alla Ue, progettisti che sono stati pagati solo dopo una istanza di fallimento

2011

3 marzo
Il parere positivo della Corte dei Conti, la firma e la pubblicazione del decreto regionale  rappresenta un altro passo avanti, importante, verso la conclusione dell’iter che ci porterà all’avvio dei lavori per il nuovo Porto di Anzio ”. Bruschini dopo il via libera della Corte dei conti all’intesa con la Regione.

2010

16 novembre
Il nuovo Porto di Anzio è una speranza per i giovani del nostro territorio e ci consentirà di mettere in moto tutta una serie di opere pubbliche fondamentali per il rilancio di Anzio”. Intervento del sindaco a “Rosa tv”

11 novembre

Non ci sono problemi di natura economica per la realizzazione del nuovo Porto   in quanto con la vendita di 800 posti barca (rispetto ai 1240 disponibili), ai prezzi di mercato dei porti limitrofi, avremmo un utile pari a circa 60 milioni di euro che sarà investito sul territorio comunale per realizzare opere infrastrutturali come la viabilità d’accesso al porto, le nuove riviere di levante e ponente, le dighe, un eventuale centro convegni, opere per la tutela dell’antico porto neroniano, ecc. Sono stato io il primo a voler inserire nell’accordo di programma tutta una serie di obiettivi strategici, che non ci intimoriscono ma ci aiutano, tesi a far investire l’utile della Capo d’Anzio sul nostro territorio in modo da connotare, meglio, l’iniziativa pubblica della Capo d’Anzio che porterà benefici all’intera cittadinanza”. Il sindaco rispondendo a questioni sollevate dal Pd

9 ottobre
Insieme al nuovo Porto che consentirà alla nostra Città di rilanciarsi nel panorama turistico italiano ed internazionale, velocizzeremo l’apertura della Casa da Gioco della Città di Anzio”. Luciano Bruschini nel ringraziamento alla presidente della Regione, Renata Polverini, dopo la firma dell’accordo di programma

2008

30 gennaio
L’obiettivo fondamentale è quello di realizzare il nuovo Porto di Anzio. I lavori dovrebbero iniziare nel 2009 e si concluderanno in circa tre anni”. L’ex sindaco, Candido De Angelis, intervistato dal “Sole 24 ore”

ps, astenersi dal ricordare l’ostruzionismo fatto in Regione dal centro-sinistra ai tempi di Marrazzo/Montino. E’ noto come la pensavo e la penso, ricordo però che la concessione è di sei anni fa e che la Regione da allora – anche con la guida di Zingaretti – ha sempre e solo collaborato.

Addio a Castore, nonostante tutto è stato “il” sindaco

castore

Castore Marigliani in occasione dell’intervista per i suoi 90 anni. (Foto il Granchio)

Un tweet, forse aveva capito anche questo passaggio tecnologico. Impulsivamente l’ho ricordato scrivendo: “Anzio perde grande protagonista. Addio a Castore Marigliani, sindaco tra i più importanti che abbiamo avuto nonostante tutto. Riposi in pace“. Sì, piaccia o meno Castore Marigliani – che fino all’ultimo è stato negli uffici dell’attività di famiglia in via Breschi, lucidissimo – è stato un grande protagonista.

Pensate, se ne va l’11 settembre, anniversario della Torri Gemelle, lui che citando lo sbarco aveva convinto gli americani della Palmolive a investire qui. E, ricordo personale, per ironia della sorte l’intervista per il novantesimo compleanno è stato il mio ultimo articolo per “il Granchio“, a settembre di quattro anni fa. Chi vuole può leggere a questo link il testo che poi è stato pubblicato.

Ho scritto “nonostante tutto” perché a mio parere le scelte fatte all’epoca, la vocazione di questo paese snaturata, le paghiamo ancora oggi ma come amava ripetere  lui tutto doveva essere “contestualizzato“. Le case ad Anzio Colonia? Certo, si potevano fare dietro la linea ferroviaria “Ma ragazzo mio, i pescatori volevano vedere il mare per decidere se uscire o meno e andare a lavorare“.

A quella generazione politica che ha avuto sicuramente dei difetti, vanno riconosciuti dei meriti. Quello di avere immaginato alcune opere che abbiamo ancora oggi. Il centro sportivo comunale, per esempio, o l’acquisizione del Paradiso sul Mare, un’idea allora innovativa che il Comune sposò come “La Francescana” (chissà che si diranno con Padre Vincenzo, lassù, visto come è finita) per la quale i cittadini di Anzio misero dei soldi e l’ente diede un finanziamento. Poi potremo discutere a lungo se è stato o meno – quel periodo – l’inizio della fine. Dalle costruzioni in area archeologica a una industrializzazione che probabilmente non ci apparteneva, fino al via libera a lottizzazioni che ci portiamo ancora dietro. Quando raccontava della Palmolive ricordava “quelli chiedevano e io dicevo sempre di sì, sapevo che era una cosa molto importante e avrebbe dato lavoro e sviluppo“.

Se gli chiedevi di Villa Sarsina, del rapporto fraterno con Padre Vincenzo, della politica di allora, negli occhi notavi un velo di commozione. Una cosa è certa – e dovrebbe essere d’insegnamento ancora oggi – per il ciclo delle interviste “Quand’ero sindaco” che facemmo con “il Granchio” raccontò di “aver sceso da solo le scale del Comune, quando ho capito che non potevo restare“.  Se ne andò, non attese che lo “sfiduciassero“. Ebbe ancora un ruolo, un’influenza persino sulla scelta dei successori, ma non fu più attivo nella vita politica cittadina. Di quell’ultima intervista conservo l’invito al dialogo. Eravamo usciti fra l’altro da una campagna elettorale da “guerra” e senza precedenti. “Oggi non si parla più, si usa il potere, si urla. Dico, ma perché non parlate? Soprattutto ricordate che la virtù più grande di un consigliere comunale è ascoltare e essere umile. Invece si respira aria di odio tra amministratori, ci si dimentica spesso che si è lì per servire e non per  comandare“. Già…

Ecco, del clima politico degli anni di Castore Marigliani – dove pure si discuteva,  c’è ad esempio chi  ricorda di dispute accesissime con l’esponente Pci Amos Sabatini – e di quello successivo, andrebbe riscoperta la capacità di parlarsi. Nelle diversità, ci mancherebbe, ma di confrontarsi.

Di certo all’epoca di Castore e fino agli anni ’90 non c’era la barbarie odierna, di sicuro per lui c’erano emergenze importanti, prime fra tutti quella abitativa. Si poteva fare meglio? Questo è vero sempre, ma in quel momento era importante fare. E lui, novantenne, disse senza problemi: “Rifarei tutto, errori compresi“. Forse anche per questo – non se ne abbiano gli altri – Castore Marigliani è ancora oggi “il” sindaco. Quello che è stato di più alla guida della città, quello ricordato e benvoluto da tutti. Errori compresi, evidentemente.

Lo saluto   con lo scambio che avevamo quando ci si incontrava: “Buongiorno ragazzo, scrivi scrivi, vai avanti…” e io “Buongiorno sindaco, grazie….” Oggi posso dire “Arrivederci, sindaco. E grazie“.

All’elenco di luoghi da intitolare affinché la memoria di questa città cresciuta a dismisura non vada perduta se ne aggiunge uno per Castore Marigliani, insieme a quelli per Egidio Garzia, Francesco Conte, Victor Hugo Antei, Ettore Cicconetti…

Ai figli e familiari tutti un forte abbraccio. E’ giusto chiudere con le condivisibili parole inviate ai congiunti dal sindaco di Anzio, Luciano Bruschini: “Mi stringo a voi con sincera commozione per la perdita del caro Castore, uomo di rari valori e profonda saggezza, protagonista della rinascita della nostra amata Anzio, negli anni difficili del dopoguerra. Certo che il suo ricordo rimarrà vivo, per sempre, vi giungano le mie più sentite condoglianze e quelle della Città di Anzio tutta”.

 

 

 

Le zanzare, l’allarme infondato, la comunicazione e i dubbi…

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I dati sono del Ministero della Salute, circolare sul piano nazionale di sorveglianza

Non ci fosse stato il caso della povera bimba morta di malaria la vicenda dei casi di virus della zanzara Chikungunya registrati ad Anzio sarebbe passata inosservata.  Perché in Italia quel virus – insieme allo Zika e alla Dengue – viene registrato ogni anno e non ha mai mietuto vittime. La tabella che apre questa riflessione è del Ministero della Salute.

Chiaramente a seguito del decesso a Brescia, delle polemiche sollevate da ignoranti alla Matteo Salvini, dei titoli di giornali assolutamente non condivisibili e per i quali bene hanno fatto Ordine dei giornalisti e Federazione della stampa a intervenire,  le zanzare e lo stop alle donazioni “fanno” notizia. Nulla da eccepire, conosco bene il meccanismo.

Con il collega Antonio Bertizzolo, di Latina Oggi, avevamo appuntato diversi casi di quella che chiamiamo “comunicazione scellerata“. Si verifica in casi del genere, da qualche tempo è amplificata dai social network dove tutti diventano scienziati o sollevano questioni poco attinenti. Comprensibile, per carità.  Proprio per tale motivo  – e seguendo da tempo questo settore come giornalista – appresa la notizia ieri sera ho scritto sul mio profilo facebook: “Prima che si scateni l’allarme, proviamo a spiegare che questa zanzara non uccide e che la nostra zona era già ‘attenzionata’, tanto che donando il sangue si veniva sottoposti a un test in più. Avendo riscontrato i tre casi le donazioni sono state sospese. Non c’entrano i ‘negri’, state sereni…

Ma come si dice nelle redazioni “la macchina è partita” e così dirette, interventi, spasmodiche ricerche di esperti. Sacrosanto. Ma questi virus sono riscontrati da tempo e se uno di Anzio, Pomezia o Tivoli fosse andato a donare il sangue in qualsiasi parte d’Italia, dopo il questionario informativo avrebbero fatto test specifici perché proveniente da una zona ritenuta a rischio come la provincia di Roma. Il motivo? Poteva essere stato punto, non avere sintomi, e poteva “trasmettere” il virus ad altri. Il che non sarebbe equivalso a farli morire, sia chiaro, ma la forma influenzale attraverso quel sangue a un paziente anziano con malattie croniche  poteva avere effetti che in altri  casi non davano danni. Per questo si previene e non da oggi. Per questo si fanno i test. Per questo oggi le donazioni vengono bloccate per 28 giorni. Per ciò l’allarme per queste zanzare è infondato.

La nostra sanità ha mille difetti – per esempio colpisce l’assordante silenzio dei vertici della Asl Roma 6 su questa vicenda  – ma sistemi di controllo che esistono. Sui quali possono esserci dei dubbi, li vediamo tra un po’, ma che esistono.

Prima è bene chiarire – come fa l’istituto superiore di sanità nella nota che è possibile scaricare qui – cos’è questo virus e cosa comporta. Un rischio “molto basso“, per esempio. Poi, se si vuole approfondire, c’è questa circolare del Ministero della Salute che spiega di cosa parliamo e quali provvedimenti vanno adottati.

Ecco, i dubbi – ingenerati dalla comunicazione arrivata alle agenzie e di conseguenza ai siti, quindi a tv e  giornali – riguardano le procedure seguite. Qualche giorno fa per il Messaggero ho scritto di inchiostro per tatuaggi con batteri e muffe importato da un’azienda pontina. Gli esami erano del 19 maggio, il divieto di vendita dell’11 agosto. La società importatrice, per fortuna, aveva autonomamente provveduto al ritiro dei lotti sospetti.

Qui ci è stato detto ufficialmente  che i sintomi sono del “mese di agosto“, la circolare – per chi ha la bontà di leggerla – indica passaggi da fare immediatamente. E’ avvenuto? E se non, perché?

Questo dobbiamo chiederci, di fronte a una notifica resa nota l’8 settembre. Perché se un sistema di sorveglianza esiste, deve essere in grado di funzionare al  meglio e mettere tutti gli attori in condizioni di agire subito. Il sindaco ci informa di ulteriori disinfestazioni, in via precauzionale, e fa bene. Una cosa è certa: quelle zanzare c’erano, ci sono e ci saranno. Non le ha portate Bruschini, come gli immigrati non portano la malaria, ma il responsabile della salute pubblica ha il dovere di farci sapere quando è stato informato e cosa ha fatto fino a ieri. Se poi anche lui lo ha appreso l’8 settembre, allora qualche passaggio è stato a vuoto e sarà necessario capire perché. Non per le zanzare, sostanzialmente innocue, ma per casi più gravi che potrebbero verificarsi.

Comunque la  Chikungunya non uccide, diciamolo a gran voce. E se non ci fosse stato il caso di malaria neanche avrebbe fatto notizia, povera zanzara….

 

Porto: auguri generale ma ci dica la verità, una volta per tutte

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Il sindaco Bruschini con il generale Marchetti

 

 

Al nuovo presidente della Capo d’Anzio, il generale Ugo Marchetti, vanno i migliori auguri di buon lavoro, com’è stato per i suoi predecessori. Nel roboante comunicato che ne annuncia la nomina – la terza nell’arco di un anno e mezzo, la seconda in un mese – si dà per scontato che il porto sia ormai cosa fatta.

Non è così, lo sanno il sindaco Luciano Bruschini e lo sa, probabilmente, anche il generale. Anzi, da servitore dello Stato qual è stato e qual è, alle domande poste ai suoi predecessori che se vuole può leggere qui, gli chiediamo di fare un’operazione verità sulla Capo d’Anzio.

Di dirci, anzitutto, se la situazione dei conti è compatibile con l’impresa che si vuole portare avanti e se non siamo arrivati – alla luce delle entrate o meno della stagione estiva – a dover portare i libri in Tribunale.

Vede generale, i debiti aumentano a dismisura e delle entrate non v’è certezza, ignoriamo come si voglia procedere con un bando che doveva essere pronto un anno fa e ancora non vediamo, c’è un contenzioso a non finire e soprattutto solo la “bontà” (o il menefreghismo o la scelta politica) della Regione Lazio ha evitato finora il ritiro della concessione di sei anni fa per il mancato pagamento dei canoni e per il mancato rispetto dell’accordo di programma sottoscritto a suo tempo. Lei che è stato alla Corte dei Conti sa che la Regione non può “reggere” oltre, altrimenti rischia. Per questo è inspiegabile che ancora non abbia revocato la concessione medesima.

Si vocifera che la Sua nomina sia una precisa scelta per prevenire ipotesi di infiltrazioni, investimenti sospetti e via discorrendo. Se è vero, è stata una indicazione corretta. Va ricordato però che in occasione del bando andato deserto, un’intesa con la Prefettura era già prevista in tal senso. Poi il generale è sicuramente una garanzia di correttezza, integrità, tutto quello che vogliamo, a maggior ragione i cittadini – ancora proprietari del 61% di una società che doveva fare miracoli e fatica a stare in piedi – devono conoscere la verità.

Infine, a proposito di correttezza e rispetto delle regole: con le dimissioni della segretaria comunale, Marina Inches (rimasta in quel ruolo benché controllore e controllata) è venuto meno il rispetto delle norme sulle “quote rosa“. Un uomo di legge sa che è necessario provvedere. Subito.

La legalità, ce lo insegna, si vede dalle piccole cose. Dia un primo segno, ricordi al Sindaco che tanto stima che la parità di genere va rispettata.   Ancora buon lavoro.

Rifiuti, basta scaricabarile: fallimento di sindaco e assessore

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Prima di dire che è pronto a mandare via la Camassa, il sindaco di Anzio dovrebbe ammettere di aver fallito – insieme all’assessore Patrizio Placidi – sul servizio dei rifiuti e trarne le conseguenze ovvero andarsene.

Il “porta a porta” avviato in fretta e furia nel 2013, in piena campagna elettorale (allora Candido De Angelis “tuonava“, oggi in vista dell’intesa sul prossimo voto, tace) senza copertura finanziaria perché i soldi della Provincia erano stati già spesi, ha portato alla situazione attuale e i responsabili politici sono chiari: sindaco e assessore. Quando dalle colonne del Granchio si provavano a scrivere queste cose, quando Mario Pennata, Ivano Bernardone e Romeo De Angelis denunciavano, si era presi per scemi. Così come quando si faceva notare che i dirigenti chiedevano di utilizzare il risparmio ottenuto nel conferimento in discarica per far fronte a eventuali crediti inesigibili dei rifiuti, invece quei soldi (oltre 600.000 euro) sono stati spesi in fiori e varie amenità, mentre gli inesigibili sono a carico dei cittadini. Questo è successo intorno alla gestione dei rifiuti ad Anzio. Questo succede.

Accorgersi oggi di un’emergenza che si è creata da quando l’appalto non lo ha vinto un’azienda che lo stesso Bruschini e Placidi hanno apertamente detto di preferire, è tardivo quanto inutile. Volevano Gesam-Ecocar, garantiva più posti, ma aveva un’interdittiva antimafia. Ha vinto Camassa, ne garantiva meno ma nel frattempo si è fatto di tutto per far assumere altri, e ha avuto anch’essa un’interdittiva. Ovvio, un conto è trattare con il titolare di un’azienda, un altro con un commissario.

Bisogna partire dal 2013, da quella fretta ad avviare un servizio per assumere chi – non ci giriamo intorno – avrebbe votato per la continuità amministrativa.  Chi, ad appalto assegnato, anziché pensare a pulire le strade è diventato cultore del diritto e aspettava sentenze come manna dal cielo. Fino a qualche settimana fa, credendo che fosse addirittura la Corte europea dei diritti dell’uomo a dover ribaltare le decisioni della magistratura italiana. Ma per favore…

Il personale è stato assunto/usato in campagna elettorale, oggi viene “scaricato” dopo che in molti casi ha seguito – sbagliando – le indicazioni dette e non  che venivano dalla politica. La gente va messa in condizione di lavorare, punto, non condizionata – come in molti casi sembra trasparire – per qualche indicazione arrivata da chi gestisce il Comune. Pensate, è stato difficile persino posizionare una delle isole ecologiche in centro – prima su Riviera Mallozzi, oggi a Largo Bragaglia – e non ci si è accorti né ci si accorge che sono, tutte, messe male, pericolose per il passaggio di auto, spesso non si aprono, sono ricettacolo di rifiuti gettati ovunque e in preda a topi e rischio infezioni quotidianamente.

Chi oggi “tuona“, gira per la città? O crediamo davvero a Placidi e al suo “orgoglio Anzio” ogni volta che pulisce – chi amministra ci sta per farle le cose…. – ai suoi fan, e riteniamo brutti e cattivi i cittadini che hanno l’immondizia non ritirata sotto casa e lo rendono pubblico? O abbiamo dimenticato i “balletti” sul ritiro della plastica? Su, per piacere….

La Camassa ha le sue responsabilità, non c’è dubbio, ma ha risposto punto su punto a quanto affermato dal sindaco che sembra – invece – voler creare le condizioni per un “colpo di teatro” per il quale – a oggi e sulla base del capitolato vigente – non ha una pezza d’appoggio.

Venne revocata una volta ad Anzio, una ditta, si chiamava “Colucci“: Stefano Bertollini era sindaco, Paride Tulli capogruppo di Forza Italia, Candido De Angelis di An, Vincenzo De Cupis assessore all’ambiente. Così, per ricordare. Il Comune ha pagato, poi, fior di centinaia di milioni delle lire di un tempo. Per revocare una società – piaccia o meno – occorre avere contestazioni certe e qui o il sindaco (e il suo dirigente) dice una bugia o la dice la ditta: esistono o non le contestazioni con relative sanzioni? C’è un consigliere comunale di buona volontà che vuole accertarlo? Marco Maranesi ha ragione, il danno è incalcolabile, per questo vada fino in fondo.

La verità è che su questo – come su tutto ciò che questa amministrazione ha messo in piedi – si naviga a vista. Ce la si può prendere con la ditta, con i lavoratori, con gli incivili (tanti, vero, ma cosa è stato fatto nei loro confronti?) ma il fallimento è  politico, è di sindaco e assessore. Gli stessi, guarda caso, che ci lasciano in “regalo” una biogas autorizzata – con il benestare del Comune in conferenza dei servizi (Bruschini vuole ancora farci credere che non sapesse) – una biometano e un centro di trasferenza quasi.

Dai sindaco, ecco la prossima scusa: è colpa di chi ha presentato i progetti. Non fa una piega, no?

Per chi vuole approfondire sull’argomento, qui trova una serie di precedenti. Per chi immagina #unaltracittà, l’idea su come affrontare il discorso è contenuta in “Territorio zero“, del quale qui trovate una recensione.