“Caro il mio Candido”, la replica di Luciano Mingiacchi

 

In merito al pensiero espresso in questo blog (potete leggere qui) ospito la replica di Luciano Mingiacchi. 

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Caro Gianni,

come ti ho anticipato per telefono, vorrei fare una mia piccola precisazione  personale in merito a quanto in oggetto.
Premetto che non seguo molto il tuo blog, per mancanza di tempo, ma ogni volta che l’ho fatto l’ho trovato interessante e pieno di notizie.
Nei giorni scorsi qualcuno mi aveva segnalato che nell’articolo in oggetto ero citato io, laddove hai scritto ”siamo nel 2018 e rispetto a 20 e 10 anni fa……..non ci sono i Bruschini a mediare ora con Luciano Mingiacchi ora con Enzo Toselli. a smorzare i  toni….”
Debbo dire  che tali affermazioni mi hanno stupito, perchè io, da quando De Angelis è stato eletto, sono stato quasi interamente occupato nel mio lavoro alla ASL RMH, dove dall’anno prima ero diventato Direttore Sanitario. Di conseguenza mi ero totalmente allontanato dalla politica locale.
E poi non sono mai stato in condizioni di mediare alcunché con Candido, perché fin dai tempi in cui militavamo entrambi nella DC anni 90 non facevamo altro che litigare. Il suo pessimo carattere, il suo scarso rispetto delle persone mi hanno sempre tenuto lontano da lui.
Perciò non ho potuto nel tempo fare altro che pensare al mio lavoro e dare solo qualche contributo di idee ai miei amici. Infine, quando nel 2003 concorsi di nuovo ed entrai in Consiglio Comunale (all’opposizione), non ho potuto far altro che una dura opposizione a lui e al sistema che aveva creato. Altro che mediazione!!! Mi creò anche una pesante serie di ostacoli sul lavoro. Poi  nel giugno 2005 me ne andai e cessò ogni rapporto con lui, se non quello istituzionale.
Ci tenevo a chiarire le cose su quanto hai scritto, perché non sono assolutamente aderenti alla nostra piccola vicenda locale, almeno per quello che mi riguarda.
Grazie dell’occasione e cordiali saluti.
Luciano Mingiacchi
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Puccini-Vignarola, accetto la sfida dell’ex assessore Attoni

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Renzo Mastracci (a sinistra) discute con Sebastiano Attoni. Intorno altri rappresentanti del Comitato per la tutela della Vignarola

Ho ricevuto, nei giorni scorsi, un messaggio dell’ex assessore all’urbanistica, candidato alle ultime elezioni nella coalizione a sostegno di Candido De Angelis (per il quale è stato nel 2003 assessore al turismo) Sebastiano Attoni.

Mi sfida a un dibattito pubblico sulla vicenda Puccini-Vignarola. Ho suggerito che era il caso di rivolgersi al Comitato che dal 2015 – da quando in questo umile spazio venne sollevato il problema – segue la vicenda.

Ma lui no, vuole farlo con me, il “nemico” anche di questa amministrazione evidentemente. In pubblico, ovviamente, e io ho dato l’ok. Informerò di dove e quando e coinvolgerò il Comitato che meglio di chi scrive ha  le carte a disposizione. Ne chiederò anche al Comune.

Il discorso era ed è chiaro: c’è una previsione di piano regolatore, per me quella deve restare. “Spacchettare” quell’hotel con centro congressi e farne “quattro cantoni” rischia di nascondere altro e ad Anzio abbiamo già dato.

Per questo nel programma elettorale di #unaltracittà avevo inserito la revoca di quella previsione passata in giunta (lo aveva fatto anche Luca Brignone) e per la quale adesso il privato chiede la nomina di un commissario.  Per questo avevamo proposto la mozione che impegnava sindaco e giunta a revocare quella delibera, malamente bocciata dalla maggioranza che ha smentito gli impegni solennemente assunti dal sindaco.

Che su una cosa ha ragione:  il commissariamento porterebbe ai “quattro cantoni” che dice non gli piacciono, e che “finché ci sarò io non si faranno mai“. Al tempo stesso va pure riconosciuto che a fronte del dibattito avviato, la proprietà ha deciso di rivolgersi per l’ennesima volta al Tribunale amministrativo. Finora ha sempre perso, dai tempi dei 500.000 metri cubi da realizzare alle vicende dell’ultimo piano regolatore, e speriamo che la “striscia” continui.

Il discorso è altro e l’ha raccontato bene il delfino di Patrizio Placidi in consiglio comunale: “Quell’area è privata“. Lo sappiamo bene, il Comune dovrebbe guardare all’interesse pubblico e non ad altro. Sarà il primo punto della “sfida” con Attoni. Non vedo l’ora.

Puccini-Vignarola, la proprietà va al Tar: vuole costruire subito

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E’ passato dall’essere d’accordo con la revoca dell’atto della “sua” maggioranza nel 2015 – detto in campagna elettorale e in consiglio comunale – al “finché ci sarò io non si farà mai“. Il sindaco di Anzio, Candido De Angelis, sulla vicenda Puccini-Vignarola, si è accontentato della mozione presentata in consiglio comunale dal delfino di Patrizio Placidi, ha fatto respingere quella delle minoranze, avrà avuto le pressioni politiche dell’ex assessore Sebastiano Attoni e del  sindaco che lo ha preceduto e “incaricato“, Luciano Bruschini.

Una cosa l’ha omessa e speriamo non sapesse, altrimenti sarebbe gravissimo: il 18 luglio, cioè una settimana prima del Consiglio  nel quale la mozione è stata discussa, in Comune è arrivato il ricorso della “Pineta srl”. Vale a dire la società proprietaria dell’area Puccini-Vignarola che si è rivolta al Tar, il tribunale amministrativo regionale, per chiedere “la declaratoria e l’annullamento del silenzio formatosi sull’istanza volta ad ottenere la conclusione del procedimento di approvazione del “Piano Urbanistico Attuativo – Parco Puccini” ai sensi e per gli effetti della legge regionale n. 36/1987 e contestuale nomina di un commissario ad acta“.

Tradotto: vuole costruire subito i “quattro cantoni” ovvero far nominare un commissario che si sostituisca agli uffici affinché si proceda. Il Comune ha dato mandato a un avvocato, vedremo cosa deciderà il Tar, ma alla luce di questo torna di attualità la revoca di un atto che le minoranze avevano proposto e il sindaco aveva detto di accettare, salvo cambiare idea.

La maggioranza che lo ha eletto la pensa diversamente, il rischio che un altro pezzo di “villettopoli” sorga di fronte a Tor Caldara, oggi è più attuale che mai.

Non c’era bisogno di essere indovini per capire che uno può anche sostenere che “non si farà mai“, però poi le procedure vanno avanti. E il 18 luglio la proprietà si era già mossa in tal senso…

Malasuerte: parcheggi, “sistema” e il finto interesse pubblico

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Pressione esercitata dal coinvolgimento nella vicenda di esponenti delle istituzioni comunali”. Partiamo da qui, prima di fare qualche passo indietro e tornare ai giorni nostri. Partiamo dal 14 luglio 2017, da quello che è scritto nella sentenza del processo “Malasuerte”. Una delle estorsioni che la polizia giudiziaria ha documentato in quell’indagine riguarda – è noto – la gestione dei parcheggi al porto di Anzio, destinati a chi si imbarca per Ponza e gestiti, ancora oggi, da due cooperative che non si fanno più concorrenza, ma si sono accordate – come emerso in Tribunale – per “una macchina ciascuno”.

Il giro è importante, non c’è dubbio, ma dobbiamo ricordare che sono cooperative private e che il Comune di Anzio – e la sua società controllata, “Capo d’Anzio” – dovrebbero preoccuparsi di far rispettare le regole e non di tirare fuori non meglio chiariti interessi pubblici per consentire di gestire spazi in piazzale Marinai d’Italia. Un anno fa a titolo gratuito, quest’anno pagando una sciocchezza. Ma andiamo con ordine, così scopriamo che l’unico interesse pubblico è evidentemente quello di chi ha messo in piedi il “sistema Anzio” che continua a mietere consensi.

Facciamo un piccolo salto indietro, al 2015. La Polizia di Stato indaga su alcune estorsioni, emerge chiaramente quella ai danni della società “Supercar” che paga tangenti per poter lavorare. Racconta la titolare agli investigatori di essere stata in Comune a lamentarsi della concorrenza sleale dei Neroniani (Giva), nel 2012, e di non avere avuto risposte, quindi di essersi rivolta a un politico. Poi dice che a rivolgersi a lei – forse perché saputo della cosa – è Giorgio Zucchini, allora consigliere comunale. La ricostruzione di quel verbale, finita in più interrogazioni parlamentari, non lo convincerà al punto che Zucchini denuncerà la signora. Però l’incontro ci fu eccome, perché la situazione al porto era esplosiva, tutti cercavano di accaparrarsi clienti, e lui si prodiga per sistemare. Torniamo al 2017, 22 giugno, testimonianza dello stesso Zucchini, vice sindaco: “Nei parlai col sindaco dicendo che tutta l’estate c’era stata questa lamentela e magari se si poteva evitare, che potevo occuparmene io e io dissi “non ho confidenza molta con la Marchesi” e lui disse “dillo a mio fratello”, il fratello credo abbia un’amicizia da tantissimi anni e io mi rivolsi al fratello del sindaco per dire “vediamo se riusciamo a trovare… a fare un tavolo per vedere una soluzione possibile” e questo facemmo. l’ho suggerito io, presente io e il fratello del sindaco, la signora, il figlio ed Ernesto Parziale”. L’incontro viene collocato tra fine 2012 e inizio 2013. Parziale è lì per conto dei Neroniani, la moglie si candiderà in “ticket” con Zucchini alle amministrative della primavera di quell’anno. Una coincidenza. Eletta, si dimetterà dalla presidenza della Giva, avuta fino a qualche tempo prima, la stessa società per la quale oggi è a giudizio per le proroghe “infinite” del Comune.

Comune nel quale si sapeva bene, eccome, cosa succedeva al porto, tanto che in una delle intercettazioni dell’operazione che portò ai domiciliari (poi assolta) Angela Santaniello, l’allora direttore generale Franco Pusceddu chiedeva “che state a fa con le cooperative di Italo?” Inteso come Colarieti, ex assessore ai servizi sociali. Di quella inchiesta ritroviamo, in “Malasuerte”, come addetto a consegnare le buste con i soldi, l’altro imputato Augusto De Berardinis. Va ricordato che la Santaniello è stata assolta in appello, mentre per Colarieti e il ragazzo della cooperativa Raimbow la Cassazione ha annullato la sentenza di secondo grado, rinviandola ad altra sezione. Ma qui il penale non interessa, il “sistema Anzio” sì.

Ed è palese che il presunto interesse pubblico altro non è che quello di chi “fa” politica.

Torniamo all’incontro promosso da Zucchini, nato con l’intenzione di costituire un Consorzio o trovare un accordo commerciale, diventato quello che sulle buste piene di soldi era indicato come “pizzo per Angelo”. Destinato non tanto a chi riceveva il denaro ma ai familiari di Raffaele Letizia, alle prese con il 416bis. Andrà così fino a quando la Polizia di Stato eseguirà le misure cautelari per l’operazione “Malasuerte”, 20 maggio del 2016. E si scopriranno gli interessi anche intorno ai parcheggi. Così come quelli sui lavori in Comune di chi sta “a piscià a Villa Sarsina” ma è sempre insieme a Bruschini e ha anche l’onore di essere portato sulla barca delle autorità a Sant’Antonio.

Un mese e mezzo prima – il 4 aprile – la giunta aveva autorizzato le due cooperative a installare un box e gestire l’attività per cinque anni. La situazione non cambia, anzi peggiora, il 30 giugno Luciano Bruschini diffida le due società a “vietare ai propri dipendenti (…) a occupare la strada per fermare o rallentare veicoli al fine di procacciarsi la rimessa”. La relazione del comandante dei vigili, Mario Camilli, del 25 giugno parla di “situazione di grave disagio”. La mattina stessa della diffida si fa riferimento a “disordini”, il 9 luglio a “disturbo della quiete pubblica” e avanti così, fino al 13 agosto. Camilli chiederà inutilmente al sindaco di “adottare provvedimenti”. La vicenda “Malasuerte” è di dominio pubblico, ma Bruschini si limiterà solo a quella diffida che nessuno rispetta. E in consiglio comunale, nessuno aprirà bocca.

E arriviamo al 2017, 3 marzo, quando con un improbabile italiano il dirigente della polizia locale, Sergio Ierace scrive alla Capo d’Anzio. I verbali dell’anno precedente? “Disagi causati alla viabilità, sfociati anche in situazioni incresciose”. Della serie, tu crei disagio e io trovo la soluzione. Perciò: “Si ritiene doverosa da parte di questa amministrazione intervenire energicamente al fine di meglio organizzare il servizio stesso”. Dei parcheggi? Di aziende private benché con delibera di assegnazione di uno spazio per il quale non hanno rispettato le regole? Evidentemente sì. Al punto di individuare l’area in fondo al piazzale “messa a disposizione a titolo gratuito dalla Capo d’Anzio a partecipazione comunale”. La Capo d’Anzio acconsente e mette a disposizione del Comune – non delle coop – l’area. Le attività l’avranno gratis, salva l’ordinaria manutenzione. Il senatore Gaetti, del Movimento 5stelle, scriverà alla Procura e a rileggere le carte oggi forse c’era più di qualcosa da approfondire, ma a Velletri va così…

Arriviamo al 2018, all’1 luglio, alla presunta aggressione verbale a un disabile che occupava un posto fra l’altro non concesso alle cooperative e alla richiesta fatta da chi scrive, allora ancora in carica come consigliere comunale di minoranza, alla quale gli uffici hanno risposto con molta calma. La polizia locale, fra l’altro, allegando il materiale già inviato proprio a Gaetti a suo tempo. La richiesta puntava a sapere:

1) a che titolo le società occupano lo spazio e quanti sono gli stalli riservati; 2) a quanto ammonta la “riserva onerosa” e in che modo è stata calcolata; 3) i pagamenti finora ricevuti; 4) per quale motivo non si è proceduto a un bando pubblico per l’assegnazione degli spazi; 5) a che titolo le società hanno occupato lo spazio e quanti stalli sono stati loro riservati nel 2017; 6) se e quanto ha percepito la “Capo d’Anzio” per gli spazi riservati nel 2017; 7) per quale motivo, anche lo scorso anno, non si è proceduto a un bando pubblico per l’assegnazione degli stalli in questione.

Sul punto 1 un po’ di pazienza, sul 2 sappiamo che pagano 5.000 euro più Iva alla Capo d’Anzio, ma non sappiamo in che modo è stata calcolata. Sul 3 non c’è risposta, sul 4 neanche (i bandi, questi sconosciuti….), sul 5 e 6 abbiamo visto la richiesta dello scorso anno di Ierace, sul 7 vedi il 4

Eccolo, allora, il punto 1 che è sconcertante, in quanto viene “ribadita l’esigenza di pubblica utilità” con un “sollecito del sindaco del 23 maggio 2018”. Vale a dire a due settimane dal voto. Quelle coop andavano “sistemate” in piena campagna elettorale e la Capo d’Anzio ha proceduto su richiesta del rappresentante del 61% delle quote pubbliche nella società.

Non serve aggiungere molto. Il “sistema Anzio” è lapalissiano e forse il sindaco che proprio Bruschini ha indicato come suo successore, Candido De Angelis, e ha vinto al primo turno, non conosceva la vicenda parcheggi così a fondo.

Diamogli il beneficio di inventario, anche se era consigliere di opposizione (!?) e perfettamente a conoscenza di “Malasuerte” e compagnia. Se l’interesse pubblico è quello di tutelare due coop che magari portano consensi, alziamo le mani. Se è quello dei cittadini – tutti – ha il dovere di prendere i provvedimenti del caso. Mettendosi contro il suo predecessore e anche contro chi è stato candidato nelle sue liste e ha favorito tutto questo con quelle coop e con chissà quante altre vicende. Adottando il “sistema Anzio“. Ecco, De Angelis dimostri la tanto sbandierata discontinuità.

Caro il mio Candido, tu hai vinto e pensa a governare

 

Caro il mio Francesco…”, canta Ligabue riferendosi a Guccini. Io e Candido De Angelis apprezziamo il primo, ma quasi veneriamo il secondo. Perciò il sindaco sarà contento se gli scrivo parafrasando due big e sa che ho più di un motivo per farlo.

Caro il mio Candido, nell’ultimo consiglio comunale hai fatto riferimento a me dicendo alcune inesattezze, vorrà dire che a Natale – nella seduta di insediamento hai ricordato che ci scambiamo dei doni – anziché un libro, ti regalerò una raccolta di articoli sul piano regolatore e molto altro. Sbagli, caro il mio Candido, perché quel piano non mi è mai piaciuto.

Ma tu, che in questo sistema ci stai da 28 anni (pur provando a fare l’anti-sistema) come tutti i politici ricordi solo le ultime cose e come usa nell’ambiente se hai una convinzione la porti avanti, la racconti affinché diventi “verità”. Sono stato tra i pochi, forse l’unico, a dire che non si doveva mettere un mattone se realmente si voleva realizzare qualcosa di diverso. Era un paradosso, lo so, adesso non tirare fuori “le G2A e le G2B”, i socialisti, i democristiani, i comunisti che disegnavano…. Quella sera d’estate del 2002 da Alceste, con Cervellati (è vero, aiutai a mettervi in contatto, stava facendo il piano a Latina dove lavoravo e lavoro) quando il professore mi chiese cosa pensassi del piano risposi che si costruiva troppo. Lui rispose “è la città che lo chiede” e replicai che così l’urbanista lo facevo pure io. Ricordi? Forse no, certo è che “Villettopoli” questa città l’ha distrutta definitivamente e su questo potremmo dibattere anni. L’ufficio di piano non c’è mai stato, perché se a febbraio 2005 il piano viene pubblicato e le richieste sono già decine e “vanno” mandate avanti, nessuno si preoccuperà mai di gestire quello strumento.

Se la classe politica non è adeguata…” Lo disse Cervellati, nel consiglio comunale di adozione. Lo è stata, caro il mio Candido? Sono convinto di no. La vicenda Puccini è emblematica. Se vuoi sono disponibili, le trovi on line, le dichiarazioni nel dibattito al cinema con “Uniti per l’ambiente” e quelle nel primo consiglio comunale. Quello che avevi detto, non lo hai fatto. Motivo? Che sto a dare retta a Del Giaccio…. Ma no, dai retta alla maggioranza, ci mancherebbe. A Bruschini e Attoni che hanno sostenuto i “4 cantoni”, al delfino di Placidi che ha letto una contro-mozione. Caro il mio Candido, io ci pure credo che non si farà un altro pezzo di “villettopoli” in quell’area finché ci sei tu. Ma mettiamo che la Regione dà il via libera che succede, il Comune non rilascia le licenze? Mi sembra inverosimile…

Mi piaceva il porto, hai ragione, avevo visto le carte dopo anni di buio, era – parliamo della fine degli anni ’90 – una grande idea. Dovevano iniziare i lavori nel 2005, così dicesti in campagna elettorale, stiamo ancora aspettando. C’è stato il centro-sinistra che ha sbagliato, vero, mettendo veti che in quel momento (2006) sono stati decisivi a non far partire l’opera. Ma dal 2012 a oggi, da quando la Capo d’Anzio ha la concessione, cosa è stato fatto? Nulla, lo sai. Eppure il sindaco tuo successore e il presidente della società li avevi indicati te, così come Marconi ce lo ritroviamo grazie a te e a Fini. I patti parasociali, che lui smentisce perché dice di aver sottoscritto altro sempre con te, successivamente, chi li ha firmati? E quando scoprimmo che Italia navigando aveva un socio privato (Marconi stesso) cosa è stato fatto? Nulla. Anzi no, scrivesti una lettera – rimasta morta – per chiedere indietro le azioni. Nella raccolta di articoli, la troverai. Dimmi se sbaglio, caro il mio Candido, sai che so riconoscere gli errori…

A proposito, tra questi c’è la candidatura a sindaco. Non scappo, figurati, non l’ho mai fatto in vita mia e smettila di parlare dei rapporti personali, su… Non è da te, sai benissimo che mi riferisco al ruolo pubblico che ricopri. Allora torniamo alla candidatura, alla sconfitta della quale mi sono assunto le responsabilità (cinque anni fa tu, sconfitto, te la prendevi con il Pd….) a quello che avevo detto e ho rispettato riguardo alle dimissioni. Se vuoi, rileggi questo link

Poi certo, ero in corsa per unire e invece ho diviso, era il caso di ripensarci di fronte a chi andava altrove perché ero sgradito (e sai il motivo? Ritenuto troppo tuo amico…) e dare ad altri questa possibilità. I se e i ma, insegni, non fanno la storia. Certo è che nel centro-destra vi siete preoccupati – e tanto – di tenere unito proprio il centro-sinistra perché temevate l’avanzata grillina. Avevate anche un paio di candidati più “graditi” di me, nomi che si facevano persino a Roma. Così come c’era chi era pronto a scommettere sul commissariamento del Pd o era (è?) pronto a “prenderselo”. È vero o non, caro il mio Candido?

Ecco, tutto ciò per dirti che hai vinto e devi governare, questo ti compete, non continuare a preoccuparti di altri, della sinistra che non c’è più (e non è sparita certo oggi) e di quello che succede altrove. No, devi portare avanti il tuo programma e non pensare a qualche nuovo “nemico”. So che ne hai sempre avuto bisogno, lo sono stati i “basisti” prima e persino Bruschini poi, sicuramente è più facile dire ai tuoi “non ce lo fanno fare” o “ma allora il Pd….” o “mister 6% che vuole….” Scontato. Ma i cittadini ti hanno messo lì per fare altro.

L’opposizione farà il suo, stacci, l’avessi fatta te negli ultimi cinque anni forse tante cose non le avresti ereditate oggi. Ma volevi vincere, lo hai fatto, ora governa. Io sarò qui, a controllare, come ho sempre fatto, come hai sempre riconosciuto e ti piaccia o meno racconterò ancora. L’ho detto in Consiglio (del verbale è pubblicato solo uno stralcio, la trasparenza a soggetto, peccato…) la responsabilità è tua adesso. Non mi interessa l’aspetto penale ma quello politico e la coalizione che ti ha fatto eleggere affonda culturalmente le radici in Malasuerte, Evergreeen, Touchdown, nelle proroghe alle coop, in quei metodi e in quelle frasi. Auguri!

Soprattutto attenzione, siamo nel 2018 e rispetto a 20 e 10 anni fa ci sono i social, whatsapp, non c’è Bruschini a mediare ora con Luciano Mingiacchi ora con Enzo Toselli, a smorzare i toni, non ci sono in maggioranza gli Amabile, i Succi, i Perronace, i Gianfranco Tontini ai quali dire “si fa così, dai…” e loro allineati e coperti. No, i ragazzi che hai coinvolto – posso sbagliare eh… – ti daranno filo da torcere e non prendertela con altri se non rispetterai il programma. Come non prendertela con l’opposizione se farà (e lo farà) ciò che deve. Ne hai avuto un assaggio.

L’ha sintetizzato Anna Marracino, l’anello di congiunzione della classe politica e del sistema che rappresenti è tra #nzognende di Bruschini e il tuo #ncentrognende. Troppo comodo.

Ecco, chiudo con le parole di Ligabue: “Caro il mio Candido è il momento dei saluti, ci avremmo riso sopra se ne avessimo parlato…

Mi tengo la sconfitta, tu pensa a governare con i compagni di viaggio che volevi mandare a lavorare, quelli che “detestavi” e tutti color che ti hanno fatto vincere. Sono scelte…

Igea Banca finanzia il porto, quello che dobbiamo sapere

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Igea banca, nata dalle ceneri della Popolare dell’Etna, è pronta a finanziare con 10 milioni di euro la Capo d’Anzio per una parte della realizzazione del bacino interno. Quelle che l’ultimo numero del “Granchio” indica come indiscrezioni sono realtà e l’istituto con sede a Roma e tre filiali in Sicilia, intorno al quale ruotano numerosi professionisti di grido, ha detto sì.

L’iter va avanti, quindi, il consiglio d’amministrazione della società che per il 61% è ancora del Comune e perciò dei cittadini, convocato per lunedì 26 febbraio, dovrà decidere il da farsi. Dagli ultimi annunci a oggi non sappiamo ancora qual è il contenuto del bando ma scopriamo che il finanziamento non è una possibilità bensì una cosa ormai praticamente definita.

Chi presterà le garanzie? La Capo d’Anzio ha debiti e criticità che Igea banca – ma basta chiunque sappia leggere minimamente i bilanci – conosce bene. Il Comune, che ha già passato i suoi guai con la fidejussione concessa alla Banca Popolare del Lazio e restituita, in teoria non può dare garanzie. Sempre dal “Granchio” leggiamo che “Come garanzia la Capo d’Anzio darebbe gli attuali posti barca esistenti all’interno del bacino portuale“.  Passiamo dal dover fare il porto a “impegnare” quello che già esiste… Un po’ come quando Acqualatina prese un mutuo con la Depfa bank e alcuni Comuni diedero in pegno le loro quote della società.

Ecco, fateci capire: è così? E chi lo ha deciso?  Ma prima ancora – pur apprezzando il lavoro e la presenza mediatica del presidente Ugo Marchetti –  è il nostro rappresentante del 61% di quote pubbliche a dover fornire qualche spiegazione. Vale a dire il sindaco, Luciano Bruschini. Che continua a sottrarsi non con chi scrive, ma con i cittadini. Lui che prometteva incontri da Sacida al centro e si limita a parlare di porto con pochi e selezionati interlocutori.

Allora, come sempre, chiedere è obbligo e rispondere è cortesia. Questo spazio è a disposizione, può usarne altri se vorrà, le domande sono queste:

  1. Qual è la situazione dei conti della Capo d’Anzio? Si ha un quadro almeno di massima sul bilancio 2017?
  2. E’ vero che è stato sottoscritto un piano di rientro dei canoni demaniali mai versati?
  3. Se sì, cosa prevede e abbiamo iniziato a pagare o non?
  4. Al di là della disponibilità della banca, la società può sopportare un indebitamento di altri 10 milioni di euro?
  5.  Quali rischi corre il Comune contraendo un prestito del genere se il progetto non si realizza?
  6.  E’ vero, come si dice negli ambienti, che la garanzia è pronta a fornirla il socio privato della Capo d’Anzio, quel Marconi che il sindaco avrebbe “cacciato, parola d’onore” e con il quale ha poi firmato la “road map” per arrivare alla realizzazione del porto?
  7.  Se così fosse, la garanzia di Marconi come inciderà qualora il Tribunale – al quale ci si è rivolti tardi, tenendo il parere di Cancrini nei cassetti – decidesse che il Comune aveva prelazione nella cessione delle quote di “Italia Navigando“?
  8.  E’ così difficile rendere noto ai cittadini, sempre proprietari del 61% delle quote, il contenuto del bando? O è l’ennesima sorpresa elettorale, dopo quelle proposte nel 2003, 2008 e 2013?
  9. Che fine ha fatto il contenzioso con le cooperative degli ormeggiatori?
  10. Qual è la situazione della Capo d’Anzio rispetto alla cosiddetta “legge Madia” sulle partecipate?

Si attendono risposte, l’1 marzo c’è pure un Consiglio comunale, hai visto mai che qualcuno si svegli e chieda…

 

 

 

L’ambiente, Placidi e chi si girava dall’altra parte. Troppo comodo

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Chi ha la bontà di seguire questo spazio potrà, volendo, andarsi a rileggere quanto si affermava sulla gestione dei rifiuti e del settore ambiente ad Anzio. Nessuna “rivincita“, non sono tipo, ma quelle che erano evidenze oggi sono indizi di reato nelle operazioni   “Evergreen” e “Touchdown“.

Non che avessi la palla di vetro, anzi, mettevo nero su bianco qui (e prima ancora dalle pagine del Granchio, ad esempio sui molteplici interessi imprenditoriali di Placidi), ciò che sentivo, riscontravo, mi veniva raccontato. Quando Patrizio Placidi è stato arrestato molti di quelli che si giravano dall’altra parte – dal sindaco alla maggioranza, fino a chi nella struttura comunale era deputato a controllare – hanno risposto in coro “eh, ma si sapeva….” Troppo comodo.

Già che si sapeva, cosa è stato fatto? Walter Dell’Accio metteva, nero su bianco, che subiva pressioni per adottare atti e nessuno se ne accorgeva, evidentemente. Servivano le carte dell’inchiesta per dirci che Placidi andava a sollecitare i pagamenti – tutti a tempo di record – per le vicende che riguardavano il suo assessorato? Nessuno aveva da dire, né ci si preoccupava di andare a fare i riscontri. Venne affermato, palesemente, che si preferiva un’azienda per un’altra nell’appalto dei rifiuti e non ricordo responsabili dell’anti corruzione stracciarsi le vesti o rendere noto – come poi è stato per altro – che andavano dai carabinieri. Eppure, oggi lo leggiamo nelle carte, l’emergenza era scientemente voluta e i servizi aggiuntivi servivano per far lavorare chi era rimasto fuori perché l’appalto non lo aveva vinto chi voleva Placidi e la maggioranza.

E quei servizi, alcuni previsti dal contratto e quindi allo stesso costo, nel frattempo erano fatturati come extra e pagati senza colpo ferire.

Sarà andata a raccontare questo, Angela Santaniello, alla dirigente del Commissariato? O era lì per una visita di cortesia? Non trapela di più sull’incontro avuto nella sede di Anzio 2, tranne la certezza che la Santaniello non è andata come indagata.

L’ho detto dall’inizio e lo ripeto, Placidi è l’emblema di come è stato inteso il modo di gestire la cosa pubblica ad Anzio e pensare che sia lui l’unico responsabile è troppo comodo.

Di certo, in #unaltracittà, sindaco e assessori non si preoccuperanno di chi vince le gare, né avranno squadre “volanti” da andare a prendere in qualche bar, ma di far rispettare i contratti.

 

Altro che accesso, il problema è negare l’evidenza

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La Prefettura di Roma

Ammettere l’esistenza della mafia sul pianerottolo di casa propria significa poi dover dire cosa sto facendo io per separare la mia vita, il mio destino da quelle delle persone che abitano sullo stesso pianerottolo. Un conto è dirlo; altro conto è farlo”. Ecco, uso le parole di un magistrato, Michele Prestipino, pronunciate quasi tre anni fa, perché il problema non è se arrivi o meno una commissione d’accesso – ho sempre sostenuto che sarebbe un’onta, non cambio idea adesso – ma è rendersi conto di ciò che abbiamo intorno.

Io non ho mai avuto dubbi sull’onestà che il sindaco, Luciano Bruschini, va sbandierando a ogni piè sospinto. Lo conosco e mi fido. Così come non può pagare Pasquale Perronace per il fratello, né Marco Maranesi per aver chiesto un prestito.

Non mi fido più – ma senza mettere in discussione l’onestà del sindaco, bensì il suo modo di intendere la politica – nel momento in cui, nel corso di questi anni, ha sempre ribadito che lui con le forze dell’ordine ci parla, conosce e sa tutto, che la situazione è sotto controllo. Ebbene il prefetto Basilone (a proposito, l’ha più ricevuto a Bruschini? E cosa si sono detti?) ha sostenuto chiaramente in antimafia che il comune di Anzio è quello “per il quale si sono susseguiti maggiori segnalazioni di criticità”.

Non ci voleva la relazione conclusiva della commissione parlamentare per dirlo. Lo abbiamo vissuto sulla nostra pelle, mentre Bruschini – dal suo punto di vista e da quello dei maggiordomi di corte anche comprensibilmente – negava l’evidenza che usciva fuori prima dall’indagine e poi dal processo “Malasuerte”, quindi dall’inchiesta “Evergreen”.  Non è mafia, attenzione, ma pessima gestione della cosa pubblica e frequentazione con chi ha aderenze in ambienti tutt’altro che puliti. Ed emergono atteggiamenti mafiosi, non si venga a dire il contrario, toni al minino fuori dalle righe.

Non serviva la relazione (approvata all’unanimità, tra l’altro) per dirci che ci sono sentenze che confermano la presenza di clan anche sul nostro territorio.  Il discorso era, è e purtroppo sarà – perché la commissione d’accesso in campagna elettorale non la manda nessuno – se queste presenze abbiano avuto porte almeno socchiuse in Comune, nemmeno spalancate. Se abbiano avuto agganci, portato voti, ottenuto lavori, condizionato o fatto “allineare” qualcuno.

E non serve la commissione d’accesso – lo ripeto da un paio d’anni – a stabilire che è stato fatto mettere il vestito bello a qualche personaggio locale nemmeno tanto “border line” per farlo entrare in politica o per farlo sostenere questa maggioranza. Non serve che venga preso a testate un giornalista (finora ci si è fermati a querele e richieste di risarcimento solo annunciate) per dire che Ostia, nei metodi, è già qui.

Su questo, al posto del Prefetto e del Ministro, di chi li rappresenta sul territorio, terrei alta la guardia. Ah, non ho idea di chi siano i riferimenti del sindaco Luciano Bruschini quando dice che lui con le forze dell’ordine ci parla tutti i giorni. Nella relazione si dice che va tenuto conto dello “scambio di informazioni con la procura, con la Polizia, i Carabinieri e la Dia”. Segno che la direzione investigativa antimafia, delle nostre parti, si sta già occupando…

Cosa sto facendo, per riprendere il discorso di Prestipino all’inizio? Semplice, non nego e mai ho negato l’evidenza – andavo in piazza oltre 25 anni fa, quando si raccoglievano i morti per strada…. – e con certi personaggi non ho avuto e non voglio avere nulla a che fare. #unaltracittà si costruisce anche così

Alessandroni (e non solo) simbolo di un sistema finito

falasche

Anche nel caso che riguarda Alberto Alessandroni, arrivato a far causa al Comune per far ridurre il pignoramento nei suoi confronti, potrei essere soddisfatto ma non ci riesco. Perché personalmente non ho nulla contro di lui, come non ce l’avevo con Placidi e Campa, come con Luciano Bruschini, sindaco e responsabile di questo sistema che è finito.

La vicenda di Alessandroni aiuta a raccontarlo, ma come spesso ho sostenuto parlando del caso Falasche, di quell’impianto che ha dato e dà una serie di grattacapi all’ex assessore ed ex presidente di quella società – della quale resta un punto di riferimento – è solo la punta dell’iceberg. Quello che emerge del sistema Anzio e di chi “fa” politica per aggiustare vicende che altrimenti, in un posto con un minimo di regole, sarebbero finite da un pezzo. Invece no.

Alberto aveva i voti, tanti, era decisivo per vincere o perdere le elezioni, e poi “fa er sociale“, sta lì “pe i ragazzini“, che vai a controllare l’impianto di Falasche? Ma quando mai… Su quello spazio, pubblico, pagato da tutti noi, si è consumata una maxi evasione con sponsorizzazioni fasulle. Fatture da diverse migliaia di euro, Iva che le aziende “scaricavano” e che la società non versava. Storia vecchia, che “sapevano tutti” – nell’ambiente fanno così quando scrivi, per sminuire – ma che oggi arriva al pettine. Su quell’impianto, pubblico e pagato da tutti noi, si sono attaccati abusivamente all’energia elettrica, sono in causa per la mancata assicurazione negli spazi affittati, hanno ripreso a pagare quello che dovevano al Comune dopo ciò che è stato scritto qui e sul Granchio. Non c’entra “er sociale“, nemmeno “i ragazzini“. Troppo comodo. Il sistema si girava dall’altra parte perché Alberto aveva i voti, anzi aumentava i consensi utilizzando quello spazio.

E non aveva i voti Patrizio Placidi? Certo. Anche qui, tutti sapevano e tutti si giravano dall’altra parte, salvo scaricarlo quando lo hanno arrestato. Eppure non era il male assoluto, ma è meglio farlo passare per tale. Bruschini dimentica (e De Angelis insieme a lui, ma allora era avversario e oggi alleato) che il “porta a porta” avviato senza copertura finanziaria fu decisivo per vincere nel 2013. Dimentica che ha tollerato quanto oggi leggiamo nelle carte processuali ma che pochi scrivevano, prendendosi improperi se non minacce. Dimentica la Biogas, voluta anche da Placidi, ma che è evidente interessava a tutti.

E non vai a festeggiare prima del ballottaggio al “Deportivo“? Tutto senza regole – lo dice la Finanza, anni dopo – ma lì c’era un potente ex dirigente del Comune, uno che conosce vita, morte e miracoli di Bruschini e della sua gestione.

Poi hanno i voti anche gli altri, certo.

Chi aveva un albergo chiuso da un’ordinanza e l’ha affittato alle coop che gestiscono l’affare migranti o si è visto revocare una concessione perché non pagava i  canoni, provvedimento oggi sospeso dal Consiglio di Stato. Chi ha società a lui riconducibili che devono al Comune decine di migliaia di euro e si inalbera se qualcuno lo scrive. Chi è imputato, con Placidi, per le proroghe che “favorivano i soci elettori” – lo dice il magistrato – ed è un pezzo importante della vecchia e nuova maggioranza. Chi è riferimento per certe cooperative, a cominciare da quelle dei parcheggi al porto finite nell’indagine “Malasuerte” o di associazioni che ottengono spazi, poi se hanno pagato o meno i rifiuti si vedrà.  Ce li ha pure, ma non lo abbiamo mai saputo (ah, la privacy….), chi era moroso nei confronti del Comune e non poteva restare al suo posto.

Altro che Alessandroni, il sistema che è arrivato al capolinea è questo e il quadro – c’è da temere – è per difetto. E c’è arrivato con la distrazione, diciamo così, di chi doveva preoccuparsi dell’anti-corruzione ma lo ha fatto evidentemente poco. Di chi sta lì e deve rispondere alla politica, perché c’è arrivato con titoli tutt’altro che a posto.

A proposito: spendiamo 1600 euro per un avvocato che dovrà difendere il Comune da un ex assessore (non s’era mai visto….) ma per dire cosa? Il “terzo pignorato”, di solito, non si presenta. A meno che non debba andare a dire che l’ex assessore ha ragione. Sai com’è, se c’è da opporsi al decreto ingiuntivo sui cartelli della bandiera blu 2013 si decide di soprassedere, ma se c’è da aiutare chi ha portato voti…

Poi il centro-destra, unito, diviso, fintamente litigioso, potrà ancora vincere le elezioni e se ciò avverrà i cittadini avranno fatto la loro scelta. Che andrà democraticamente rispettata.

Continuo a pensare, da inguaribile ottimista, che ad Anzio possa ancora nascere #unaltracittà.

Il Prefetto, la giornalista, il sindaco. Vogliamo chiarezza

convegnogarda

Un momento del dibattito di sabato (foto ilgranchio.it)

No, non è una riedizione in chiave moderna della tragedia napoletana. Non siamo di fronte a “issa, esso e o malamente” ma a qualcosa di tremendamente serio. Con in campo tre attori e una città che ha il diritto di sapere e pretendere chiarezza. Sabato, nel corso del convegno organizzato da Sinistra italiana, la giornalista di Repubblica Federica Angeli ha annunciato l’arrivo di una commissione d’accesso ad Anzio. Ricordiamo, solo per dovere di cronaca,  che è uno strumento di prevenzione per verificare se un Comune è o meno condizionato dalla criminalità. Volendo, qui si può approfondire. Voglio sommessamente esprimere il mio pensiero a riguardo, dopo aver segnalato – e non da oggi – le innumerevoli cose che non vanno su questo territorio dal punto di vista della legalità.

Il Prefetto: da oltre un anno e mezzo ha tutti gli elementi per decidere, non ha ritenuto di dover nominare la commissione d’accesso per la quale – in teoria – lo spunto era contenuto già nell’indagine “Malasuerte“. Va ricordato che il  sottosegretario al Ministero dell’Interno ha risposto a una interrogazione sostenendo che: “pur riconoscendo la gravità dei fatti verificatisi nel tempo   ritiene di non disporre, allo stato attuale, di elementi concreti e univocamente orientati al condizionamento dell’Amministrazione comunale“. L’interrogazione era di luglio 2016, la risposta di Aprile 2017. Era – ed è – successo altro, nel frattempo. Di grave e pesante. Pesantissimo. Si dice pure, ma questo può confermarlo o smentirlo solo il Prefetto, che sia arrivato uno stop all’invio della commissione, per indagini in corso. Di sicuro, lo stesso Prefetto brilla per non essersi espressa a riguardo.

La giornalista: Federica Angeli vive sotto scorta per aver raccontato la criminalità a Ostia e non solo. Non dimentichiamolo, né qualcuno pensi di poterla prendere in giro. Perché le scorte non si danno per caso. Detto ciò, aveva una notizia e l’ha data. E’ il suo mestiere. E non si inventa l’invio di una commissione d’accesso, non parliamo dell’indiscrezione relativa alla nomina di questo o quel funzionario alla guida di un commissariato. No, le affermazioni di Federica dicono che l’invio di chi deve dirci se l’amministrazione è condizionata o meno è imminente.

Il sindaco: sto con Luciano Bruschini, però, lo dico senza mezzi termini.  Non condivido nulla della sua azione di governo, tanto meno della politica del “lascia fa” che ci ha portato nelle condizioni in cui siamo, anche rispetto alla presenza della criminalità contigua a esponenti della sua amministrazione, ma sto con lui come Istituzione. Al di là del fatto che sabato lo avrei fatto parlare in quanto rappresentante di una intera città, anzitutto di quella che non lo ha votato – ma Luca Brignone ha ampiamente spiegato il motivo del suo no – c’è un cortocircuito che non possiamo permetterci. Se ci sono gli elementi per la commissione d’accesso è una Istituzione – la Prefettura – che deve renderlo noto a un’altra – il Comune – e agire di conseguenza. Secondo la legge. E’ questo passaggio che è mancato e adesso, come si giri si giri, la Prefettura deve fare chiarezza. Con il sindaco in quanto Istituzione – non con Luciano Bruschini – e quindi con la città intera.

Ha detto una stupidaggine Federica Angeli? Non credo proprio. Per questo è grave che la Prefettura ancora non si esprima e che non lo abbia fatto prima della giornalista.  Al posto di Bruschini oggi, con tanto di fascia, sarei andato a chiedere spiegazioni e avrei “occupato” la Prefettura fino a che non avessi avuto risposta. Che poteva anche essere – come fu per Nettuno – “è tutto a posto“, mentre si nominava la Commissione.  Più che fare una  informativa – come si legge sui siti e dal comunicato del primo cittadino su facebook, comunque, Bruschini doveva accorgersi prima di chi si era circondato e di quello che accadeva. Questa resterà la sua più grande responsabilità politica.

Sul resto, invece, è la città a questo punto a chiedere chiarezza a chi – da Istituzione – è tenuta a darla. Signor Prefetto, ci dica…