Malasuerte: parcheggi, “sistema” e il finto interesse pubblico

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Pressione esercitata dal coinvolgimento nella vicenda di esponenti delle istituzioni comunali”. Partiamo da qui, prima di fare qualche passo indietro e tornare ai giorni nostri. Partiamo dal 14 luglio 2017, da quello che è scritto nella sentenza del processo “Malasuerte”. Una delle estorsioni che la polizia giudiziaria ha documentato in quell’indagine riguarda – è noto – la gestione dei parcheggi al porto di Anzio, destinati a chi si imbarca per Ponza e gestiti, ancora oggi, da due cooperative che non si fanno più concorrenza, ma si sono accordate – come emerso in Tribunale – per “una macchina ciascuno”.

Il giro è importante, non c’è dubbio, ma dobbiamo ricordare che sono cooperative private e che il Comune di Anzio – e la sua società controllata, “Capo d’Anzio” – dovrebbero preoccuparsi di far rispettare le regole e non di tirare fuori non meglio chiariti interessi pubblici per consentire di gestire spazi in piazzale Marinai d’Italia. Un anno fa a titolo gratuito, quest’anno pagando una sciocchezza. Ma andiamo con ordine, così scopriamo che l’unico interesse pubblico è evidentemente quello di chi ha messo in piedi il “sistema Anzio” che continua a mietere consensi.

Facciamo un piccolo salto indietro, al 2015. La Polizia di Stato indaga su alcune estorsioni, emerge chiaramente quella ai danni della società “Supercar” che paga tangenti per poter lavorare. Racconta la titolare agli investigatori di essere stata in Comune a lamentarsi della concorrenza sleale dei Neroniani (Giva), nel 2012, e di non avere avuto risposte, quindi di essersi rivolta a un politico. Poi dice che a rivolgersi a lei – forse perché saputo della cosa – è Giorgio Zucchini, allora consigliere comunale. La ricostruzione di quel verbale, finita in più interrogazioni parlamentari, non lo convincerà al punto che Zucchini denuncerà la signora. Però l’incontro ci fu eccome, perché la situazione al porto era esplosiva, tutti cercavano di accaparrarsi clienti, e lui si prodiga per sistemare. Torniamo al 2017, 22 giugno, testimonianza dello stesso Zucchini, vice sindaco: “Nei parlai col sindaco dicendo che tutta l’estate c’era stata questa lamentela e magari se si poteva evitare, che potevo occuparmene io e io dissi “non ho confidenza molta con la Marchesi” e lui disse “dillo a mio fratello”, il fratello credo abbia un’amicizia da tantissimi anni e io mi rivolsi al fratello del sindaco per dire “vediamo se riusciamo a trovare… a fare un tavolo per vedere una soluzione possibile” e questo facemmo. l’ho suggerito io, presente io e il fratello del sindaco, la signora, il figlio ed Ernesto Parziale”. L’incontro viene collocato tra fine 2012 e inizio 2013. Parziale è lì per conto dei Neroniani, la moglie si candiderà in “ticket” con Zucchini alle amministrative della primavera di quell’anno. Una coincidenza. Eletta, si dimetterà dalla presidenza della Giva, avuta fino a qualche tempo prima, la stessa società per la quale oggi è a giudizio per le proroghe “infinite” del Comune.

Comune nel quale si sapeva bene, eccome, cosa succedeva al porto, tanto che in una delle intercettazioni dell’operazione che portò ai domiciliari (poi assolta) Angela Santaniello, l’allora direttore generale Franco Pusceddu chiedeva “che state a fa con le cooperative di Italo?” Inteso come Colarieti, ex assessore ai servizi sociali. Di quella inchiesta ritroviamo, in “Malasuerte”, come addetto a consegnare le buste con i soldi, l’altro imputato Augusto De Berardinis. Va ricordato che la Santaniello è stata assolta in appello, mentre per Colarieti e il ragazzo della cooperativa Raimbow la Cassazione ha annullato la sentenza di secondo grado, rinviandola ad altra sezione. Ma qui il penale non interessa, il “sistema Anzio” sì.

Ed è palese che il presunto interesse pubblico altro non è che quello di chi “fa” politica.

Torniamo all’incontro promosso da Zucchini, nato con l’intenzione di costituire un Consorzio o trovare un accordo commerciale, diventato quello che sulle buste piene di soldi era indicato come “pizzo per Angelo”. Destinato non tanto a chi riceveva il denaro ma ai familiari di Raffaele Letizia, alle prese con il 416bis. Andrà così fino a quando la Polizia di Stato eseguirà le misure cautelari per l’operazione “Malasuerte”, 20 maggio del 2016. E si scopriranno gli interessi anche intorno ai parcheggi. Così come quelli sui lavori in Comune di chi sta “a piscià a Villa Sarsina” ma è sempre insieme a Bruschini e ha anche l’onore di essere portato sulla barca delle autorità a Sant’Antonio.

Un mese e mezzo prima – il 4 aprile – la giunta aveva autorizzato le due cooperative a installare un box e gestire l’attività per cinque anni. La situazione non cambia, anzi peggiora, il 30 giugno Luciano Bruschini diffida le due società a “vietare ai propri dipendenti (…) a occupare la strada per fermare o rallentare veicoli al fine di procacciarsi la rimessa”. La relazione del comandante dei vigili, Mario Camilli, del 25 giugno parla di “situazione di grave disagio”. La mattina stessa della diffida si fa riferimento a “disordini”, il 9 luglio a “disturbo della quiete pubblica” e avanti così, fino al 13 agosto. Camilli chiederà inutilmente al sindaco di “adottare provvedimenti”. La vicenda “Malasuerte” è di dominio pubblico, ma Bruschini si limiterà solo a quella diffida che nessuno rispetta. E in consiglio comunale, nessuno aprirà bocca.

E arriviamo al 2017, 3 marzo, quando con un improbabile italiano il dirigente della polizia locale, Sergio Ierace scrive alla Capo d’Anzio. I verbali dell’anno precedente? “Disagi causati alla viabilità, sfociati anche in situazioni incresciose”. Della serie, tu crei disagio e io trovo la soluzione. Perciò: “Si ritiene doverosa da parte di questa amministrazione intervenire energicamente al fine di meglio organizzare il servizio stesso”. Dei parcheggi? Di aziende private benché con delibera di assegnazione di uno spazio per il quale non hanno rispettato le regole? Evidentemente sì. Al punto di individuare l’area in fondo al piazzale “messa a disposizione a titolo gratuito dalla Capo d’Anzio a partecipazione comunale”. La Capo d’Anzio acconsente e mette a disposizione del Comune – non delle coop – l’area. Le attività l’avranno gratis, salva l’ordinaria manutenzione. Il senatore Gaetti, del Movimento 5stelle, scriverà alla Procura e a rileggere le carte oggi forse c’era più di qualcosa da approfondire, ma a Velletri va così…

Arriviamo al 2018, all’1 luglio, alla presunta aggressione verbale a un disabile che occupava un posto fra l’altro non concesso alle cooperative e alla richiesta fatta da chi scrive, allora ancora in carica come consigliere comunale di minoranza, alla quale gli uffici hanno risposto con molta calma. La polizia locale, fra l’altro, allegando il materiale già inviato proprio a Gaetti a suo tempo. La richiesta puntava a sapere:

1) a che titolo le società occupano lo spazio e quanti sono gli stalli riservati; 2) a quanto ammonta la “riserva onerosa” e in che modo è stata calcolata; 3) i pagamenti finora ricevuti; 4) per quale motivo non si è proceduto a un bando pubblico per l’assegnazione degli spazi; 5) a che titolo le società hanno occupato lo spazio e quanti stalli sono stati loro riservati nel 2017; 6) se e quanto ha percepito la “Capo d’Anzio” per gli spazi riservati nel 2017; 7) per quale motivo, anche lo scorso anno, non si è proceduto a un bando pubblico per l’assegnazione degli stalli in questione.

Sul punto 1 un po’ di pazienza, sul 2 sappiamo che pagano 5.000 euro più Iva alla Capo d’Anzio, ma non sappiamo in che modo è stata calcolata. Sul 3 non c’è risposta, sul 4 neanche (i bandi, questi sconosciuti….), sul 5 e 6 abbiamo visto la richiesta dello scorso anno di Ierace, sul 7 vedi il 4

Eccolo, allora, il punto 1 che è sconcertante, in quanto viene “ribadita l’esigenza di pubblica utilità” con un “sollecito del sindaco del 23 maggio 2018”. Vale a dire a due settimane dal voto. Quelle coop andavano “sistemate” in piena campagna elettorale e la Capo d’Anzio ha proceduto su richiesta del rappresentante del 61% delle quote pubbliche nella società.

Non serve aggiungere molto. Il “sistema Anzio” è lapalissiano e forse il sindaco che proprio Bruschini ha indicato come suo successore, Candido De Angelis, e ha vinto al primo turno, non conosceva la vicenda parcheggi così a fondo.

Diamogli il beneficio di inventario, anche se era consigliere di opposizione (!?) e perfettamente a conoscenza di “Malasuerte” e compagnia. Se l’interesse pubblico è quello di tutelare due coop che magari portano consensi, alziamo le mani. Se è quello dei cittadini – tutti – ha il dovere di prendere i provvedimenti del caso. Mettendosi contro il suo predecessore e anche contro chi è stato candidato nelle sue liste e ha favorito tutto questo con quelle coop e con chissà quante altre vicende. Adottando il “sistema Anzio“. Ecco, De Angelis dimostri la tanto sbandierata discontinuità.

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Contributi, parcheggi, piccole cose. Se ripartissimo da qui…

banchivuotiSi sapeva, è vero. Non è una novità che un’associazione prenda dei soldi per partecipare a manifestazioni pubbliche indette dal Comune o per conto dello stesso. Che tra queste ci sia anche la processione di Sant’Antonio mi ha fatto decidere, da quando si è saputo, di non parteciparvi più. Cosa che magari interessa pochi, ma è una scelta precisa. Comunque esiste una convenzione tra il Comune e questa associazione, quindi gli atti sono corretti e non c’è da obiettare dal punto di vista formale. Come non c’è da obiettare, formalmente, sulle associazioni di varia estrazione che prendono contributi per spettacoli o simili – spesso con la prima fattura dell’anno – e sono “di” o fanno “riferimento a…” questo o quell’esponente politico.

E si sapeva, è vero, anche che il sindaco ha “regolarmente autorizzato” chi parcheggia le auto nel piazzale di Villa Sarsina. Nei giorni scorsi ha risposto in modo piccato alle foto pubblicate su inliberauscita.it, inviate da qualche genitore degli alunni che – purtroppo – continuano veder passare tra i bambini le auto dei “potenti” (sistematicamente impuniti) che possono parcheggiare lì.

Si sa pure, inoltre, che ci sono assegnatari di sedi pubbliche che non pagano il dovuto e che questi assegnatari coincidono spesso con partiti o simili. E’  noto, inoltre, che c’erano 16 morosi tra consiglieri comunali e assessori, un anno fa, per non aver pagato tributi al Comune e che alcuni lo sono ancora.

Ecco, non servono strategie “po-li-ti-che“, né alleanze o chissà quali  “ragionamenti”. Se ripartissimo da piccole cose, troveremmo più convergenze di  quelle che i nostri scienziati della politica locale immaginano.

Vogliamo dare contributi alle associazioni? Prima decidiamo che cosa vogliamo da loro, poi facciamo un bando vero e trasparente. Qui, invece, siamo al chi si alza prima si veste.

E quanti sono quelli che hanno un posto auto “regolarmente autorizzato” dal sindaco, magari solo perché hanno un potere? Ecco, decidiamo che viene premiato chi parcheggia lontano, fa qualche passo e dà l’esempio. Lasciamo il piazzale di Villa Sarsina per le sole e reali esigenze istituzionali, togliamo a chi li ha i ticket gratuiti. Perché se i cittadini prima pagavano solo l’estate e adesso sono costretti a farlo tutto l’anno, è bene che i primi a dare l’esempio siano politici e dirigenti del Comune.

Sulle sedi, finora, regolamenti e buone intenzioni, ma un quadro chiaro non sembra averlo nemmeno il Comune. Alla faccia del 3.0. Anche qui, forse qualcosa potrebbe addirittura essere messo a reddito per uso riunioni, incontri o simili, ma vanno stabiliti i criteri e poi le assegnazioni. E chi era moroso, parte dall’ultimo posto della graduatoria o non può proprio partecipare. Così come chi da un anno a questa parte ancora non ha sanato la sua posizione nei confronti del Comune ma siede ancora in consiglio comunale o in giunta, andrebbe rimosso.

Ecco, se ripartissimo da queste piccole cose, quelle sulle quali la “po-li-ti-ca” si è invece fatta forte, troveremmo il modo di fare meglio anche tutto il resto. Regole certe e rispettate, l’esatto contrario di quello che fa chi sistematicamente le “interpreta” quando non le aggira o le calpesta.

Porto, il fondo maltese e le minacce sui parcheggi

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Mercoledì il sindaco di Anzio, Luciano Bruschini, incontrerà i capigruppo insieme all’ingegnere Renato Marconi, rappresentante di Marinedi titolare del 39% delle azioni della “Capo d’Anzio“, per spiegare l’operazione che porterà al nuovo bando per la realizzazione del porto.

Aveva accennato qualcosa in consiglio comunale – dove la vicenda tornerà proprio per questa operazione – ora spiega insieme a Marconi l’idea del fondo maltese che dovrà mettere parte dei soldi come garanzia, perché altrimenti con i tempi che corrono nessuna impresa si imbarca in lavori per 20 milioni di euro e oltre. L’ingegnere lo aveva annunciato nell’intervista concessa a marzo a chi scrive, ora si entra finalmente nel vivo.

Potremo forse capire se agli annunci – ridotti nel periodo estivo – del presidente senza poteri (perché altrimenti incompatibile con la sua professione di avvocato come lo stesso sindaco ha spiegato rispondendo a un’interrogazione di Andrea Mingiacchi) seguiranno finalmente i fatti. E se il famigerato mezzo bando – riguardando solo il bacino interno – per il quale siamo arrivati all’ennesima scadenza indicata da Ciro Alessio Mauro, sarà pronto o meno.

Magari sindaco e rappresentante di quel 39% oltre a spiegare l’operazione finanziaria – che sembra sicuramente più solida di quella che un non meglio identificato gruppo “turco napoletano” era pronto a mettere in campo con 300 milioni di euro – parleranno anche delle sorti della “Capo d’Anzio” sulla base delle disposizioni del cosiddetto decreto Madia.

La partecipazione pubblica è in bilico, dal Comune non sembrano preoccuparsi più di tanto perché Bruschini vuole lasciare il suo incarico avendo almeno dato avvio al porto per il quale ricorda sempre di essersi battuto. Sembra avere dalla sua anche Candido De Angelis, “padre” di questa iniziativa, e sembra anteporre tutto ciò rispetto al mantenimento del controllo pubblico non del porto in sé ma di un pezzo di città.  Mentre Sel e altre forze di sinistra, insieme al Movimento 5 stelle, chiedono alla Regione di riprendersi la concessione, nessuno immagina una possibile via d’uscita con l’Autorità portuale che avrebbe anche i soldi per realizzare l’opera. Idea che forse andava seguita prima, quando c’erano le condizioni, quando Italia Navigando andava cacciata senza aspettare la scissione societaria e le quote andate a Marconi, quando qualcuno dagli uffici lo suggeriva inascoltato.

Mentre aspettiamo il vertice e la partecipazione al Consiglio annunciata dall’avvocato Antonio Bufalari, consigliere di amministrazione e braccio destro di Marconi, in una intervista al Granchio, apprendiamo di minacce delle quali la società sarebbe stata oggetto secondo quanto riportato nell’edizione cartacea di Controcorrente. Al centro della vicenda la gestione dei parcheggi, già all’attenzione della Procura per la questione “Malasuerte”. Sarà bene chiarire, anche perché i personaggi che compaiono in quell’inchiesta continuano a essere abituali frequentatori del Palazzo o contigui a esponenti della nostra classe politica e dirigente.

Infine ricordiamo che il sito Marinadicapodanzio.com  resta in costruzione, mentre su quello del Comune continuano a esserci informazioni datate e non in linea con la legge sulla trasparenza. Già che si trovano, i capigruppo, possono chiedere al sindaco e a Marconi “lumi” anche su questo?

 

Parcheggi per Ponza, brutto spettacolo e qualcosa di più serio

ponza

Immaginiamo per un attimo di arrivare in una normale località turistica, pensiamo di essere ormai nei  pressi di un paio di alberghi e di essere “assaliti” dai fattorini dell’uno e dell’altro che con voce squillante ci chiedono se abbiamo bisogno di un hotel. Ma no, lo abbiamo prenotato on-line ormai….

Allora diciamo che cerchiamo un mezzo di trasporto e che in men che non si dica ci vengano “sotto” addetti di un paio di società, dai modi spicci, a offrire i loro servizi.

Ecco, prendiamola un po’ alla lontana, ma quello che sta nuovamente accadendo al porto di Anzio con le società che gestiscono i parcheggi per chi è diretto a Ponza è un brutto biglietto da visita. Ce ne sono di peggio, sia chiaro, basta vedere i cumuli di rifiuti o la situazione di abbandono per chi andando al porto può notarsi ovunque l’assessore Patrizio Placidi non abbia mandato una “squadra” per le grandi pulizie, da postare su facebook mentre altrove regna il degrado.

Diciamo pure che quei ragazzi stanno lavorando e che se non lo fanno adesso, non lo fanno più. Ma è necessario essere quasi “aggrediti” arrivando al porto? Si può provare ad avere un approccio diverso nei confronti di chi magari cerca un posto per la sua auto mentre è sull’isola  (che, come gli alberghi, ormai si prenota anche on line) ma pure chi vaga per un parcheggio in centro o – semplicemente – è solo di passaggio?

Nuovamente accadendo, dicevo, perché si è tornati ad avere una concorrenza che era sparita. Era stato “imposto” un monopolio, peggio era stato “consigliato” a chi non voleva avere concorrenza – ed evitare quello spettacolo al porto, oltre a poter perdere clienti – di assumere chi dicevano loro e poi di pagare il pizzo per stare tranquilli.

E’ agli atti dell’indagine “Mala suerte” e in Comune fingono, come sempre, di non sapere. Invece almeno un paio di esponenti politici sanno eccome. In quelle pagine c’è un “metodo” che viene indicato e che preoccupa. Sul quale si indaga ed esistono, fra l’altro, nuove denunce.  Insomma: molto più del poco piacevole biglietto da visita che viene offerto da Anzio, ogni giorno, a quanti arrivano al porto.  Quei ragazzi, dopotutto, stanno lavorando.