Parcheggi, “Malasuerte”. Scoperte (e silenzi) dell’accesso civico

Non ho il piacere di conoscere la segretaria generale del Comune di Anzio. Sul ruolo da protagonista che questa figura è andata assumendo nel corso degli anni ho avuto modo di esprimermi in passato, è una personale posizione, ma ricevere la risposta a un accesso civico generalizzato dopo tre mesi e sentirsi quasi “bacchettare” è singolare. Ma pazienza. Voglio semplicemente sottolineare che poco è cambiato, anzi nulla, rispetto al passato sul tema della trasparenza in questo Comune e che anziché vedere come fantasmi i cittadini che chiedono lumi, si potrebbe intanto rispondere nei tempi dovuti. La trasparenza – e con essa l’accesso civico dei cittadini, anche a documenti “non oggetto di pubblicazione obbligatoria“, come mi fa notare la segretaria che al tempo stesso è pure dirigente, controllore e controllata (accadeva anche in passato, siamo ad Anzio suvvia!) – sono una garanzia per tutti. Primi i vertici di un Comune.

Ebbene veniamo al motivo del “contendere“, agli accessi civici che da semplice cittadino ho presentato. Uno riguardava la vicenda dei parcheggi affidati alle società che li gestiscono da sempre e finite al centro della sentenza “Malasuerte” per le note “pressioni” della politica locale. Vicenda che forse sfugge alla segretaria, così come al Difensore civico dell’Area metropolitana al quale ho dovuto chiedere di intervenire perché dal Comune non rispondevano. Non era dato sapere i criteri di assegnazione, quanto pagassero, se ci fossero vicende pregresse e/o sanzioni. Richiesta del 18 giugno, risposta arrivata il 19 settembre, appunto dopo il sollecito del difensore civico (che nega alcuni atti, quello tra Capo d’Anzio e società di parcheggio è un contratto privato, come se la Capo d’Anzio non fosse dei cittadini, ma pazienza) e una serie di post su facebook che hanno avuto se non altro il merito di far finalmente rispondere. L’amministratore della Capo d’Anzio aveva impiegato dal 18 giugno al 9 agosto per farlo, spedendo la lettera al sindaco che l’aveva tenuta nel cassetto.

Ebbene le società hanno diritto allo spazio sulla base di una delibera di giunta del 2016, quando le “pressioni” erano già emerse e chi governava (ed è parte di questa maggioranza) ne era stato protagonista; Capo d’Anzio ha provato a dire no alla concessione di spazi ma ha fatto marcia indietro per evitare che chiedessero i danni; non è stato possibile effettuare sanzioni per auto in sosta fuori dagli spazi (e ce ne erano eh, quante ce ne erano…) perché nonostante la richiesta di intervento anche alla polizia locale “non è stato possibile ricondurre la sosta vietata a….“. Polizia locale che fu determinante nel far concedere gratis gli spazi alle due società. E quanto pagano oggi? Nella relazione non viene riferito, però non ho dimenticato il mestiere che faccio e ve lo dico io: per ciascuno spazio quanto un cittadino normale, con la differenza che io non ho diritto al posto, né posso riaffittarlo ad altri, loro sì. Perché la “Capo d’Anzio” non sia in grado di gestire un servizio che consentirebbe entrate certe resta un mistero, diciamo per fare un paragone azzardato che è come se a Fiumicino la società Aeroporti di Roma rinunciasse a gestire i parcheggi, ma tant’è… A mio modesto parere le “pressioni” restano forti, vedremo se quella delibera resterà in vigore o ci sarà il coraggio di revocarla.

Dicevo della Polizia locale, un accesso agli atti sui costi per le ambulanze in occasione della Roger Waters night e della festa del Patrono ha fatto scoprire che c’è stato un “breve lasso di tempo” per organizzare le manifestazioni. Come se non celebrassimo Sant’Antonio da oltre un secolo, ma lo avessimo scoperto solo qualche giorno prima. Pazienza, quel costo – se c’erano come si afferma cinque ambulanze con equipaggio (15 persone, fra cui tre medici) e cinque squadre “appiedate” (10 persone in tutto) è congruo. Non ero alle manifestazioni, immagino ci fossero i mezzi indicati. Tralascio grammatica e sintassi della risposta, ricordo solo che un po’ di attenzione non guasterebbe: sono atti ufficiali di un Comune.

Dal quale aspetto risposta – è abbondantemente trascorso il mese previsto dalla legge, a proposito di quella che amavo e amo definire legalità delle cose quotidiane – sulle affissioni estive. Abbiamo visto tutti lo “spettacolo” dei manifesti ovunque, allora ho provato sommessamente a chiedere se:

  • le società alle quali sono affidati gli spettacoli, le compagnie teatrali ovvero il management degli artisti hanno presentato richiesta di affissione o meno
  • copia dell’eventuale concessione di patrocinio da parte del Comune che esclude le società organizzatrici o altri dal pagamento delle tasse di affissione
  • nel caso non ci fosse patrocinio gratuito, quanto ha incassato finora il Comune per le affissioni e/o eventuali multe elevate alle società o altri alle quali sono stati affidati gli spettacoli per manifesti al di fuori degli spazi consentiti.

Mi rivolgerò a breve, in caso di mancata risposta, di nuovo al difensore civico dell’Area metropolitana. So bene, anche qui, che non c’è “obbligo di pubblicazione“. Però sapere se oltre i lauti finanziamenti elargiti a chi organizzava spettacoli (con un cartellone apprezzabile, sia chiaro) e a chi era candidato nelle liste di questa maggioranza o le sosteneva, sia stato anche concesso altro, ritengo sia un diritto di tutti i cittadini. Lo dice – per la cronaca – un decreto legislativo. Ben noto a chi guida il Comune, immagino.

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