Anzio, il carnevale “sold out” e quello quotidiano

Il carnevale in piazza Garibaldi (foto profilo facebook Comune di Anzio)

Fa piacere, lo dico sinceramente, che le manifestazioni del Comune riescano. Va dato atto agli assessori e consiglieri che si sono interessati del carnevale di aver ottenuto grande partecipazione, coinvolgendo realtà diverse e ottenendo un bel successo. Il “sold out” che riemerge dai tempi di Bruschini – ora che si è finalmente raggiunta la pace con il comunicatore che si è prima tenuto ai margini, poi cacciato e poi ripreso – sa un po’ di passato ma evidentemente funziona. Non è quella discontinuità che il sindaco voleva, ma d’altro canto l’uso di uno slogan è l’ultimo dei problemi che deve affrontare. Vale a dire un “carnevale” quotidiano, nel quale il primo cittadino ha comunque un ruolo da protagonista.

La vicenda della nomina di Velia Fontana (auguri e buon lavoro) è un’operazione tanto riuscita quanto rischiosa: De Angelis dà un’occasione alla Fontana che un pensiero alla presidenza del Consiglio comunale lo aveva fatto, risolve la vicenda delle quote rosa, porta nell’assise la cugina Federica (auguri anche a lei) e rafforza la maggioranza, proseguendo nel rinnovamento di volti già in parte riuscito al momento del voto. Soprattutto manda “a lavorare” con cinque anni e qualche mese di ritardo Alberto Alessandroni, uno dei nomi che aveva dovuto ingoiare per trovare la “quadra” e che risultava più scomodo non fosse altro per la vicenda del campo di Falasche con annessi e connesi. Oggi l’ex assessore replica, ricorda i suoi 700 voti e soprattutto fa una dichiarazione pesante: “Con il tempo verranno allo scoperto gli interessi privati, a svantaggio del cittadino onesto che vuole essere tutelato“. Le parole, come diceva Nanni Moretti tanto caro al sindaco, sono importanti… Interessi di chi?

Intanto nel rincorrersi di comunicati, precisazioni, prese di posizione sui cambiamenti in maggioranza, il sindaco ha inteso ringraziare tutti compreso il suo predecessore “per il sostegno e la manifestata condivisione delle scelte politiche di questi ultimi giorni” . Orbene Luciano Bruschini sostiene di non aver condiviso proprio nulla. O continua con #nzognende o – è più verosimile – ha compreso benissimo l’operazione di rafforzamento fatta da De Angelis, lo ha riferito ai suoi accoliti e questo è bastato al sindaco per dire che Bruschini ha condiviso. In realtà, per condividere, occorre almeno parlarsi e l’ex sindaco ribadisce che nessuno lo ha mai cercato in questi mesi. Proprio perché le parole sono importanti, a chi crediamo?

Singolare, poi, quanto accade in “Fratelli d’Italia” che non a caso Agostino Gaeta ha definito “1” e “2”, cioè chi sostiene il sindaco e chi ha provato a difendere Alessandroni. Sempre a proposito di parole, nel lasciare la Lega la ex capogruppo Cinzia Galasso è stata tutt’altro che tenera: “Il mio enorme risultato elettorale (per qualcuno evidentemente inaspettato) è stato fin dall’inizio visto forse come una minaccia ai loro interessi, ed ai loro piani pregressi”. Inoltre, rispetto alla presidenza del consiglio comunale, ha messo nero su bianco le “ingannevoli modalità” che sarebbero state utilizzate. Di nuovo: quali interessi? Quali piani? E qual è l’inganno?

 Cafà e Palomba, candidati sindaco qualche mese fa, la prima in aperta conflittualità proprio sull’indicazione di De Angelis, come nulla fosse sono passati in maggioranza. Ma sì, una pietra sopra a ciò che è stato, alle differenze rimarcate, al “nuovo” o quanto meno all’alternativo che si voleva rappresentare. Ma anche no… aspettate, ora vediamo… Ad Anzio la chiamano “politica”.

Così come è “politica” quello che da tempo chiamo sistema Anzio. Nei giorni scorsi il pomposo comunicato relativo al sequestro di un’azienda che lavora rifiuti. Si evita di dire che Antonio Geracitano – il titolare o comunque il punto di riferimento di quell’attività – nella scorsa legislatura è stato consigliere di maggioranza, presidente della commissione ambiente e che era candidato nelle liste a sostegno di De Angelis. Anche qui, prendi i voti e “scarica”. Forse senza il sistema Anzio quell’attività sarebbe stata controllata e chiusa prima. Come prima sarebbe arrivata l’ordinanza per un famoso hotel, in passato, e oggi non avremmo i rifugiati ospiti lì. Come non sarebbe stato nascosto, all’epoca, il documento del Ministero sulla incompatibilità di Placidi, né l’allora capogruppo Pd avrebbe annunciato senza presentare un esposto in Procura su quella vicenda. L’elenco – passando dal dirigente con un titolo per un altro al caso Deportivo – sarebbe lunghissimo.

E se non fosse stato necessario “rimediare” alla figuraccia per l’albero tagliato a Levante senza che nessuno se ne accorgesse e al richiamo pubblico alla polizia locale per la spettacolarizzazione della vicenda degli abusi sulla minore, sarebbero state usate forse parole diverse. Ora, ironia della sorte, nel “carnevale” assisteremo anche a una denuncia di Geracitano nei confronti del Comune e della “sua” maggioranza. Ma sì, evviva!

E vogliamo parlare della meritoria opera dei pescatori che raccolgono la plastica e la portano a terra, per la quale arriva il solenne impegno dell’assessore all’ambiente? Ma sì, dai… Qualche settimana fa è stata respinta al mittente la proposta del gruppo consiliare 5stelle sull’adesione al programma “plastic free” e si dimentica che almeno il bacino portuale, secondo il capitolato d’appalto dei rifiuti, va pulito dalla Camassa. Anche dalla plastica.

Infine una divagazione sulla vicina Nettuno, prossima al voto. Espressosi con il suo solito modo sul “Next stop Anzio” dell’allora sindaco Angelo Casto, De Angelis sembra puntare a un “Next stop Nettuno” e si schiera a fianco dell’ingegnere Alessandro Coppola. Lecito. Quanto condivisibile l’idea di mettere insieme alcuni servizi. In realtà si sta assistendo – dalla sua maggioranza – al tentativo di mettere becco anche nelle liste, com’è stato l’ultima volta. Chi ci ha provato allora, lo ricordiamo per la cronaca, non ha fatto una bella fine.

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Alessandroni cacciato, la “vendetta” è (quasi) finita

Alberto Alessandroni

Mandiamoli a lavorare….” Ricordate? Era il 2013, il centro-destra si era spaccato e il senatore uscente Candido De Angelis si ripresentava come candidato sindaco per porre fine al mandato di Luciano Bruschini e con lui di Placidi, Alessandroni, Zucchini e compagnia. Fu una campagna durissima che De Angelis – abituato a vincere, al massimo a pareggiare ma solo se gli si riconosce che “ai punti” qualcosa in più l’avrebbe avuto – perse per 300 voti. Una campagna senza esclusione di colpi, della quale si sono avuti strascichi fino a un anno e mezzo fa circa, quando capita la mal parata l’ex sindaco Luciano Bruschini ha costruito il suo ultimo capolavoro: tutti uniti e l’unico che può tenerci insieme e farci vincere è De Angelis. Baci, abbracci, reciproci attestati di stima, ma un fuoco che è continuato a covare sotto la cenere.

In questo video – al netto delle mie illusioni elettorali – c’è un passaggio di quello che accadde e delle contraddizioni che oggi tornano palesi.
Il sindaco uscito vincitore al primo turno sapeva benissimo che senza il centro-destra unito aveva ben poche speranze di evitare il ballottaggio e lui, insieme a tutti i candidati delle liste, ripetevano fino all’ossessione che era necessario vincere subito. Il rischio, altrimenti, sarebbe stato quello di andare a casa. E nessuno voleva correrlo.

Dal primo giorno dopo l’elezione, però, ha cominciato a verificare quello che da consigliere non aveva visto o aveva lasciato correre in cinque anni, quello che altri denunciavano sui media o in campagna elettorale e lui difendeva. Dalla situazione dei debiti fuori bilancio (ha “ingoiato” persino quello della Rt, di fatto un uso pubblico dei cartelloni elettorali dei suoi allora avversari) ai conti del Comune che pure aveva approvato, al clima teso nella struttura.

Ha abbozzato inizialmente alle richieste della maggioranza, compresa quella di tenere i due dirigenti a tempo, uno dei quali con un titolo per un altro. D’altra parte le liste hanno preso 200 voti più di lui, così ha dovuto trovare la “quadra” sugli assessori prendendosi anche Alessandroni: “Alberto tornerà ai servizi sociali dove è stato già con me nel 2003/2008” – l’affermazione del primo consiglio comunale, quasi a sancire una continuità amministrativa che è nei fatti ma alla quale il sindaco è allergico. Non vuole che gli si ricordi.

Perché pur avendo condiviso buona parte di questi 20 anni ha sempre tenuto a “smarcarsi“, come fece agli esordi – nel ’90 – con la Dc, prima contestatore (con Succi e Marco Garzia), poi assessore per un breve periodo, poi via dalla giunta…

Oggi, invece, abbiamo la conferma che la frattura del 2013 era tutt’altro che sanata. Lo dimostrano le schermaglie di questi mesi: il neo consigliere Vasoli che parla (e giustamente) di “marchette” su buona parte dei fuori bilancio, lo scontro con Maranesi che difende quelle scelte e poi lancia bordate sul porto e il parere che avevano provato a nascondergli, il fare dirigista e a volte minaccioso di alcuni assessori e consiglieri, la disputa sulla presidenza, i “giochi” a passare da un partito all’altro, l’atteggiamento del sindaco “io sono io e voi…” arcinoto, il messo comunale mandato a notificare la revoca (come fece Bruschini con Ruggero Garzia, “reo” di aver fatto notare delle incongruenze) e i comunicati che si stanno inseguendo in queste ore.

Così quel 2013 doveva finire di “vendicarlo”, non era bastato portare una ventata di novità in Consiglio con diversi giovani e qualche ritorno, perché qualche zavorra c’era ancora. Pazienza aver vinto grazie ai voti di chi si voleva mandare a casa, altrimenti sarebbe stato difficile, ma poi serviva fare come dice lui.

E così il nuovo passo è stato la cacciata di Alberto Alessandroni. Del resto Placidi lo aveva messo fuori la magistratura e il suo “delfino” – il capogruppo di Forza Italia Marigliani – non sembra rispondere più di tanto a Patrizio, al quale evidentemente basta essere tornato quotidianamente in Comune. Zucchini e Attoni li hanno estromessi le poche preferenze rispetto ad altri, Bianchi e Succi pure – anche se tutti sono ancora attivamente interessati alle vicende politiche – Bruschini è pensionato…

Ma restiamo alla “cacciata” – che se non altro ristabilisce almeno le “quote rosa” per le quali aspettiamo ancora che il sindaco si dimetta…. – ampiamente annunciata. Giustificata, invece, dall’ingresso in maggioranza e in Fratelli d’Italia di Cafà e Palomba (quando si dice la coerenza) e del passaggio nello stesso gruppo della Galasso, i quali hanno chiesto di tenere Alessandroni.

Ma è davvero questo il problema? O il sindaco non aspettava altro? Perché in quali vicende si fosse cacciato l’assessore da “mandare a lavorare” nel 2013 lo sapeva bene, dall’evasione Iva sul campo di Falasche alla allegra gestione di quell’impianto (a proposito, la società sta pagando?). Solo che Alessandroni è uno da 700 voti, mettili e levali rischi di non superare il 50%, così prima si è tenuto buono e candidato, quindi è stato fatto inopportunamente assessore, si è consentito che parte del suo emolumento finisse all’Agenzia delle entrate per vicende legate proprio all’impianto sportivo e ora si trova uno stratagemma. Che è un’ingiustizia (con tutto ciò che da Alessandroni mi ha diviso e divide) se il criterio è quello dei voti presi. Né può valere il coinvolgimento – ma non da indagato – nella pesante vicenda Ecocar.

Perché se valessero le pendenze in Tribunale dovrebbero essere estromessi anche Salsedo e Ranucci, entrambi a giudizio per vicende che riguardano il Comune. No, non c’entrano le indagini, né il “sistema Anzio” che emerge dalle stesse prepotentemente e che tanto infastidisce il sindaco. Ha “mandato a lavorare” Alessandroni con cinque anni e qualche mese di ritardo. La “vendetta” su quanto accaduto nel 2013 è finita? Chissà…

Il sindaco, Puccini-Vignarola e il porto. Parliamone

La commissione urbanistica sulla Vignarola

Chi segue questo spazio perdonerà i silenzi. Altre vicende mi tengono un po’ troppo lontano dall’esprimere qui il mio pensiero. Anzitutto tranquilli, se avete sentito o continuate a sentire l’ultima “certezza” della politica di Anzio non date retta: non farò il capo di gabinetto al sindaco, tanto meno mi occuperò della sua comunicazione. Dopo il voto nessuno me lo ha chiesto, comunque non avrei mai accettato, e prima avevo scartato l’ipotesi che alcuni avevano paventato a patto che ritirassi la candidatura. Su questo non c’è altro da aggiungere.

Sull’intervista che il sindaco ha rilasciato ad Agostino Gaeta una settimana fa, sia concessa qualche riflessione. Ho avuto modo già di dire come la vicenda per la quale De Angelis è indagato – e innocente fino a prova del contrario – poco interessa. Non deve stupirsi, però, della eco avuta e del fatto che fosse sui giornali prima che finisse di essergli notificata. Nell’epoca del web, lui “erede” di un sindaco che si diceva 3.0, le forze dell’ordine hanno imparato da tempo a fare dei “lanci” stampa.

E veniamo al contenuto che ci riguarda più da vicino. Il sindaco assume per la terza volta l’impegno sulla vicenda Puccini-Vignarola, in settimana l’assessore all’urbanistica lo ha confermato in commissione .

Al netto della agiografia che alcuni fanno sulla vicenda, va ricordato che nel suo programma “copia e incolla” De Angelis non aveva la revoca della delibera. E’ sempre stato contrario allo “spacchettamento” e gli va dato atto – salvo allearsi con chi lo aveva fatto – si è impegnato in un dibattito pubblico a revocarla, lo ha fatto in Consiglio comunale, poi alla proposta dell’opposizione ha risposto picche. Ora si prepara una delibera che non ci sarebbe mai stata – perché in maggioranza non tutti sono d’accordo – se il Tar non l’avesse imposto. Ne prendiamo atto e non ci giriamo troppo intorno: la previsione di piano esiste, se e quando la proprietà potrà realizzarla bene, altrimenti l’area resta così e non c’è da scandalizzarsi. Come non deve scandalizzarsi un politico navigato qual è il sindaco se l’opposizione al primo consiglio comunale porta avanti una sua proposta programmatica e cerca di farla approvare… Altro che fretta, è stato un passaggio che oggi deve essere rivendicato, insieme alla mobilitazione del comitato.

Sul porto qualcosa va puntualizzato. Intanto che l’approvazione dell’ordine del giorno proposto dai 5stelle in Consiglio regionale e nel quale è confluita anche una mozione del Pd, non fa decadere domani la concessione. Però è un segnale chiaro: non si gioca più alla telenovela degli annunci e si rispettano gli impegni, a cominciare dai canoni che vanno pagati e ora sono a ruolo. E se mai la concessione dovesse decadere, è evidente che la Regione – per la storia che ha il porto “nella” città – non potrebbe che passare per un discorso pubblico. La decadenza non sarebbe “alla cieca” come qualcuno suppone e dobbiamo salvaguardare la pubblicità del porto per eventualmente rivedere anche il progetto originario – partendo dal fare solo il bacino interno – e non viceversa.

Perché qui l’impressione, forse qualcosa in più, è che invece il porto rischiamo di affidarlo a Marinedi e Marconi. Il 31 gennaio, tra una settimana, è atteso per l’ennesima volta un bando. Così dice il sindaco e vedremo. Certo vogliamo capire cosa significa che Marinedi “conferisce” alla Capo d’Anzio 7 milioni al tasso del 5,5%, dopo aver detto non solo che intende cedere le sue quote a un fondo (sì, sempre quello maltese….) ma ha presentato anche un’offerta al Comune per prendersi il 61%. Su questo il sindaco che ha sempre difeso la natura pubblica del porto deve essere categorico. E poi, ci facciamo “conferire” 7 milioni mentre abbiamo un contenzioso aperto con il socio privato? Già in passato, banalizzando, ho sostenuto che è un po’ come una coppia che sta divorziando e va in banca a chiedere un mutuo per la prima casa….

Sui bilanci della Capo d’Anzio, invece, De Angelis conosce bene la situazione. Sono “ballerini”, per ammissione stessa di chi li ha compilati, forse il generale Marchetti ha lasciato la presidenza proprio perché si è reso conto di cosa sarebbe andato a sottoscrivere. Di certo il sindaco non può dire che nel 2005 la società “era pronta per fare una gara da 140 milioni”. Il motivo? Nel 2005 è stata chiesta la concessione, non c’era alcuna gara all’orizzonte. Poi che la Regione abbia creato ostacoli nel periodo Marrazzo/Montino/Astorre (spinti dai seguaci locali) lo abbiamo detto mille volte, è vero, ma da quando Capo d’Anzio ha la concessione (2011) a oggi ha fatto poco o niente. E a leggere le carte il Comune, epoca Bruschini, ancora meno per mandare via Marconi. Perché se la causa è ancora in piedi lo dobbiamo alla serietà dell’avvocato Cancrini.

A proposito di Bruschini colpisce che il sindaco attuale, “incaricato” dal predecessore, dica di essere stato fuori da tutto addirittura dal 2008. Suvvia, D’Arpino alla presidenza della Capo d’Anzio era frutto di un accordo preciso, i primi anni del mandato – fino alla nascita di Fli – sono stati d’amore e d’accordo. Poi dall’opposizione di lotta e di governo, dal 2013, si è arrivati a votare i bilanci. Tutto questo, come diceva l’ospite di una delle prime edizioni di Quelli che il calcio, “per la precisione”.

Le tensioni in Consiglio e fuori, la responsabilità. Buon anno!

consiglioanzio

Leggo le cronache del Consiglio comunale del 28 dicembre e trovo conferma del clima pesante che si è respirato. La scusa che “il sindaco è fatto così” non regge più e va la piena solidarietà a chi è stata apostrofata. Da lui e, sembra, da un assessore. Nel giorno in cui De Angelis poteva intestarsi di aver portato per la prima volta nella storia il preventivo nei tempi previsti, la situazione è degenerata. Com’era previsto e prevedibile, quando ti trovi con 4 consiglieri di maggioranza che non si presentano e fai fatica a raggiungere il numero legale.

No, non dipende dall’opposizione ma da promesse ai quattro venti – agli elettori e poi agli eletti – che sono difficili da mantenere. Dalla Biogas a tutto il resto. Ma il clima è teso non da oggi, ad Anzio, le cronache ce lo dicono. Quelle spicciole, attenzione, mica le indagini che pure travolgono l’amministrazione passata e presente che poi, alla fine, è sempre la stessa. Una tumultuosa riunione di giunta, per esempio, nella quale c’è stato un acceso scambio di veduto sull’illuminazione pubblica diventata improvvisamente una priorità. Vedremo.

Certo è che se siamo arrivati al voto, alle prove muscolari che dai seggi si sono spostate nella sede istituzionale per eccellenza dove nella scorsa consiliatura erano state già accennate, se il clima che si avverte era e resta pesante una responsabilità chiara esiste. E’ quella della Prefettura di Roma che aveva tutte le carte per tranquillizzarci, mandare una commissione d’accesso e verificare che le tensioni che avvertiamo sono normali, non dovute ad altro. E’ del Prefetto e di almeno due ministri sordi ai richiami di questo territorio, Alfano prima e Minniti poi. Certo, non erano loro a decidere, ma i documenti che ha il Prefetto sono inequivocabili. Le parole di Rosy Bindi   pesano come un macigno, come quelle sulla camorra nei verbali del processo Malasuerte e come il fatto che un esponente di ‘ndrangheta deporrà al processo Evergreen. Ripeto che le responsabilità penali sono personali, ma certi personaggi sostenevano e hanno sostenuto il centro-destra di Anzio, alcuni ancora sono presenza fissa al Comune.

Nell’augurare a Giusy Piccolo buon lavoro da presidente del Consiglio comunale, il primo appello a uno svolgimento sereno dell’assise civica va a lei.  Sul resto l’auspicio per il 2019 è che certi toni muscolari finiscano e si riparta da quella che ho amato definire “legalità delle cose quotidiane”.  A proposito va salutato l’ormai ex dirigente dell’area finanziaria, Patrizio Belli. E’ stato in quel ruolo con un titolo per un altro, chi voleva ripartire dalle regole se lo è tenuto ben sapendo com’era entrato, ora va a Viterbo e ad Anzio ci teniamo un precedente pericoloso quanto emblematico di come vadano le cose. A proposito, del bando della piscina che sembra avesse preparato e che non andava bene al primo cittadino e che doveva essere pronto entro l’anno, non c’è traccia. Intanto all’impianto staccano la luce….

Ah, il 2018 è stato anche l’anno della mia “disavventura” elettorale. Chi ha la bontà di seguire questo spazio sa bene perché ho lasciato ma conosce anche un impegno che continua. Avevamo un programma e le proposte si fanno in base a quello. Per esempio sull’asilo nido è condivisibile l’ordine del giorno di Anna Marracino, approvato all’unanimità e che diverrà una variazione di bilancio sulla quale è bene vigilare sin d’ora. Poi è chiaro che l’opposizione va fatta senza se e senza ma e che se c’è anche una minima possibilità di mandare a casa De Angelis va perseguita. E non per un’indagine che lo riguarda, ma per quello che ribadisco essere il “sistema Anzio” che emerge da ben altre inchieste e dalle tensioni recenti.

Come dite? Il Pd? Vero… continua a “fare” notizia per le sue evidenti divisioni. Dispiace, un’eterna fase congressuale, le correnti che continuano a scontrarsi, chi in campagna elettorale era altrove e rispunta, chi non ha rispetto. Certo, si fa di tutto per “fare” notizia, ma non va dimenticato che a governare ci sono altri. Ormai da oltre 20 anni.

Buon 2019, questo spazio continuerà a segnalare, raccontare, denunciare. Con tempi e modi legati ai molteplici altri impegni che ho. Venite a visitarlo, ogni tanto, sono certo che non ve ne pentirete. Auguri!

 

Comune, l’ultima “tegola”. Sindaco, è meglio lasciare

candidocampagna2013

È bastato cambiare sindaco? Ponevo questa domanda qualche giorno fa, riferendomi al “sistema Anzio”. La ripongo oggi, poiché l’indagine che riguarda il sindaco e la sua attività di famiglia esula da quel “sistema” perché in alcun modo – al contrario delle altre – è legata al Comune. E come è stato per chiunque , di indagine si tratta per cui un sequestro non è una condanna. Non scopro il garantismo oggi e chi ha la bontà e la pazienza di seguirmi sa bene come la penso. Da sempre.

Certo De Angelis si trova al posto dove lo ha messo il 25% dell’elettorato nel momento peggiore per la classe politica di questa città, travolta non da vicende penali che sono di ciascuno bensì da un metodo che traspare dalle carte e avvertiamo ogni giorno. Ci si trova  dopo un accordo con chi quel “sistema” lo ha creato, tollerato, agevolato e che lui conosceva a menadito. E ci si trova nel momento sbagliato.

Non è per l’accusa di evasione – dobbiamo tenere conto della sua versione e conosciamo la storia della famiglia e dell’azienda- ma perché se guardiamo solo al periodo da quando è stato eletto non ne è andata bene una.

Si è infilato nella vicenda dell’aumento dei compensi dovuto per legge ma inopportuno – a maggior ragione con un bilancio che fa acqua ovunque e dove vanno recuperati i soldi di chi ha evaso ed eluso – e lo ha giustificato con un comunicato che definire sgrammaticato è poco.  Ha commesso un errore sulla vicenda dell’ottavo assessore e non ha ancora risolto la vicenda quote rosa, naviga a vista sul porto ma soprattutto non dimostra l’annunciata discontinuità. Anzi, in Comune – e anche nelle riunioni di queste ore a livello politico – si va avanti a chi fa la voce più grossa.

Se poi  aggiungiamo le “eredità” ricevute (situazione amministrativa che doveva essergli nota e le vicende penali intorno ai rifiuti) ma anche un’indagine Ecocar che apre scenari inimmaginabili per quanto c’è nelle carte e quelle appena avviate su Bambinopoli,  Consorzio di Lavinio e sempre un’azienda legata ai rifiuti, si capisce che ci sono responsabilità politiche enormi. Quelle penali si decideranno altrove.  Ma data la situazione, non vorremmo essere al posto del segretario generale del Comune quando ci sarà da scrivere il piano anti-corruzione, per esempio.

Inoltre De Angelis oggi non può dire alla pletora di inquisiti che ha a fianco di fare un passo indietro come stava immaginando, perché gli farebbero notare (nei vari e focosi  “vertici”  del centro destra è già emerso) che è nella loro stessa condizione.

Per tutto questo, per il clima tutt’altro che sereno  – non per una presunta evasione (altro che mafia, per piacere….) – De Angelis deve lasciare. Per tutto questo, se ha davvero le mani libere rispetto al “sistema Anzio”, deve provare a uscire come avrebbe fatto nella sua precedente esperienza da sindaco.

ps: per una possibile evasione fiscale frutto anche di questo “sistema Anzio” sarebbe interessante un approfondimento dei bilanci della Capo d’Anzio

 

Il sindaco, la piscina, gli impianti, il “sistema Anzio”

Nel giorno in cui il sindaco di Anzio, Candido De Angelis, si preoccupa via facebook del motivo per il quale – a fronte dei successi italiani nel nuoto – non abbiamo una squadra e una tradizione natatoria, nonostante le piscine a disposizione, giunge una lettera che tra le righe spiega anche il perché. E’ dei cittadini che hanno speso notti insonni (causa rumori) e tanto tempo nel denunciare ciò che accadeva in quell’impianto e che non si sono arresi. Fino a quando il “Deportivo” è stato sequestrato.

La lettera ripercorre le diverse tappe e illustra alla perfezione il “sistema Anzio“, mentre a oggi la proroga per la gestione della piscina è scaduta e come per gli altri impianti affidati a società sportive, siamo nel limbo di chi è amico e chi non.

Ho sempre sostenuto che la vicenda  Falasche (tuttora irrisolta) fosse la punta dell’iceberg e la piscina lo dimostra. Basta aggiungere che gli istruttori hanno segnalato, ormai da circa un mese, che non hanno percepito gli ultimi due rimborsi.  Che siamo ad agosto e non si sa chi riaprirà l’impianto (se riaprirà) perché l’affidamento è scaduto e il bando scritto nella proroga non si vede. Ma leggete queste due pagine, è meglio di qualsiasi altra considerazione.

ps, De Angelis eviti la retorica: sa meglio di chiunque altro perché non abbiamo una tradizione natatoria…

“Caro il mio Candido”, la replica di Luciano Mingiacchi

 

In merito al pensiero espresso in questo blog (potete leggere qui) ospito la replica di Luciano Mingiacchi. 

***

Caro Gianni,

come ti ho anticipato per telefono, vorrei fare una mia piccola precisazione  personale in merito a quanto in oggetto.
Premetto che non seguo molto il tuo blog, per mancanza di tempo, ma ogni volta che l’ho fatto l’ho trovato interessante e pieno di notizie.
Nei giorni scorsi qualcuno mi aveva segnalato che nell’articolo in oggetto ero citato io, laddove hai scritto ”siamo nel 2018 e rispetto a 20 e 10 anni fa……..non ci sono i Bruschini a mediare ora con Luciano Mingiacchi ora con Enzo Toselli. a smorzare i  toni….”
Debbo dire  che tali affermazioni mi hanno stupito, perchè io, da quando De Angelis è stato eletto, sono stato quasi interamente occupato nel mio lavoro alla ASL RMH, dove dall’anno prima ero diventato Direttore Sanitario. Di conseguenza mi ero totalmente allontanato dalla politica locale.
E poi non sono mai stato in condizioni di mediare alcunché con Candido, perché fin dai tempi in cui militavamo entrambi nella DC anni 90 non facevamo altro che litigare. Il suo pessimo carattere, il suo scarso rispetto delle persone mi hanno sempre tenuto lontano da lui.
Perciò non ho potuto nel tempo fare altro che pensare al mio lavoro e dare solo qualche contributo di idee ai miei amici. Infine, quando nel 2003 concorsi di nuovo ed entrai in Consiglio Comunale (all’opposizione), non ho potuto far altro che una dura opposizione a lui e al sistema che aveva creato. Altro che mediazione!!! Mi creò anche una pesante serie di ostacoli sul lavoro. Poi  nel giugno 2005 me ne andai e cessò ogni rapporto con lui, se non quello istituzionale.
Ci tenevo a chiarire le cose su quanto hai scritto, perché non sono assolutamente aderenti alla nostra piccola vicenda locale, almeno per quello che mi riguarda.
Grazie dell’occasione e cordiali saluti.
Luciano Mingiacchi

Puccini-Vignarola, accetto la sfida dell’ex assessore Attoni

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Renzo Mastracci (a sinistra) discute con Sebastiano Attoni. Intorno altri rappresentanti del Comitato per la tutela della Vignarola

Ho ricevuto, nei giorni scorsi, un messaggio dell’ex assessore all’urbanistica, candidato alle ultime elezioni nella coalizione a sostegno di Candido De Angelis (per il quale è stato nel 2003 assessore al turismo) Sebastiano Attoni.

Mi sfida a un dibattito pubblico sulla vicenda Puccini-Vignarola. Ho suggerito che era il caso di rivolgersi al Comitato che dal 2015 – da quando in questo umile spazio venne sollevato il problema – segue la vicenda.

Ma lui no, vuole farlo con me, il “nemico” anche di questa amministrazione evidentemente. In pubblico, ovviamente, e io ho dato l’ok. Informerò di dove e quando e coinvolgerò il Comitato che meglio di chi scrive ha  le carte a disposizione. Ne chiederò anche al Comune.

Il discorso era ed è chiaro: c’è una previsione di piano regolatore, per me quella deve restare. “Spacchettare” quell’hotel con centro congressi e farne “quattro cantoni” rischia di nascondere altro e ad Anzio abbiamo già dato.

Per questo nel programma elettorale di #unaltracittà avevo inserito la revoca di quella previsione passata in giunta (lo aveva fatto anche Luca Brignone) e per la quale adesso il privato chiede la nomina di un commissario.  Per questo avevamo proposto la mozione che impegnava sindaco e giunta a revocare quella delibera, malamente bocciata dalla maggioranza che ha smentito gli impegni solennemente assunti dal sindaco.

Che su una cosa ha ragione:  il commissariamento porterebbe ai “quattro cantoni” che dice non gli piacciono, e che “finché ci sarò io non si faranno mai“. Al tempo stesso va pure riconosciuto che a fronte del dibattito avviato, la proprietà ha deciso di rivolgersi per l’ennesima volta al Tribunale amministrativo. Finora ha sempre perso, dai tempi dei 500.000 metri cubi da realizzare alle vicende dell’ultimo piano regolatore, e speriamo che la “striscia” continui.

Il discorso è altro e l’ha raccontato bene il delfino di Patrizio Placidi in consiglio comunale: “Quell’area è privata“. Lo sappiamo bene, il Comune dovrebbe guardare all’interesse pubblico e non ad altro. Sarà il primo punto della “sfida” con Attoni. Non vedo l’ora.

Puccini-Vignarola, la proprietà va al Tar: vuole costruire subito

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E’ passato dall’essere d’accordo con la revoca dell’atto della “sua” maggioranza nel 2015 – detto in campagna elettorale e in consiglio comunale – al “finché ci sarò io non si farà mai“. Il sindaco di Anzio, Candido De Angelis, sulla vicenda Puccini-Vignarola, si è accontentato della mozione presentata in consiglio comunale dal delfino di Patrizio Placidi, ha fatto respingere quella delle minoranze, avrà avuto le pressioni politiche dell’ex assessore Sebastiano Attoni e del  sindaco che lo ha preceduto e “incaricato“, Luciano Bruschini.

Una cosa l’ha omessa e speriamo non sapesse, altrimenti sarebbe gravissimo: il 18 luglio, cioè una settimana prima del Consiglio  nel quale la mozione è stata discussa, in Comune è arrivato il ricorso della “Pineta srl”. Vale a dire la società proprietaria dell’area Puccini-Vignarola che si è rivolta al Tar, il tribunale amministrativo regionale, per chiedere “la declaratoria e l’annullamento del silenzio formatosi sull’istanza volta ad ottenere la conclusione del procedimento di approvazione del “Piano Urbanistico Attuativo – Parco Puccini” ai sensi e per gli effetti della legge regionale n. 36/1987 e contestuale nomina di un commissario ad acta“.

Tradotto: vuole costruire subito i “quattro cantoni” ovvero far nominare un commissario che si sostituisca agli uffici affinché si proceda. Il Comune ha dato mandato a un avvocato, vedremo cosa deciderà il Tar, ma alla luce di questo torna di attualità la revoca di un atto che le minoranze avevano proposto e il sindaco aveva detto di accettare, salvo cambiare idea.

La maggioranza che lo ha eletto la pensa diversamente, il rischio che un altro pezzo di “villettopoli” sorga di fronte a Tor Caldara, oggi è più attuale che mai.

Non c’era bisogno di essere indovini per capire che uno può anche sostenere che “non si farà mai“, però poi le procedure vanno avanti. E il 18 luglio la proprietà si era già mossa in tal senso…

Malasuerte: parcheggi, “sistema” e il finto interesse pubblico

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Pressione esercitata dal coinvolgimento nella vicenda di esponenti delle istituzioni comunali”. Partiamo da qui, prima di fare qualche passo indietro e tornare ai giorni nostri. Partiamo dal 14 luglio 2017, da quello che è scritto nella sentenza del processo “Malasuerte”. Una delle estorsioni che la polizia giudiziaria ha documentato in quell’indagine riguarda – è noto – la gestione dei parcheggi al porto di Anzio, destinati a chi si imbarca per Ponza e gestiti, ancora oggi, da due cooperative che non si fanno più concorrenza, ma si sono accordate – come emerso in Tribunale – per “una macchina ciascuno”.

Il giro è importante, non c’è dubbio, ma dobbiamo ricordare che sono cooperative private e che il Comune di Anzio – e la sua società controllata, “Capo d’Anzio” – dovrebbero preoccuparsi di far rispettare le regole e non di tirare fuori non meglio chiariti interessi pubblici per consentire di gestire spazi in piazzale Marinai d’Italia. Un anno fa a titolo gratuito, quest’anno pagando una sciocchezza. Ma andiamo con ordine, così scopriamo che l’unico interesse pubblico è evidentemente quello di chi ha messo in piedi il “sistema Anzio” che continua a mietere consensi.

Facciamo un piccolo salto indietro, al 2015. La Polizia di Stato indaga su alcune estorsioni, emerge chiaramente quella ai danni della società “Supercar” che paga tangenti per poter lavorare. Racconta la titolare agli investigatori di essere stata in Comune a lamentarsi della concorrenza sleale dei Neroniani (Giva), nel 2012, e di non avere avuto risposte, quindi di essersi rivolta a un politico. Poi dice che a rivolgersi a lei – forse perché saputo della cosa – è Giorgio Zucchini, allora consigliere comunale. La ricostruzione di quel verbale, finita in più interrogazioni parlamentari, non lo convincerà al punto che Zucchini denuncerà la signora. Però l’incontro ci fu eccome, perché la situazione al porto era esplosiva, tutti cercavano di accaparrarsi clienti, e lui si prodiga per sistemare. Torniamo al 2017, 22 giugno, testimonianza dello stesso Zucchini, vice sindaco: “Nei parlai col sindaco dicendo che tutta l’estate c’era stata questa lamentela e magari se si poteva evitare, che potevo occuparmene io e io dissi “non ho confidenza molta con la Marchesi” e lui disse “dillo a mio fratello”, il fratello credo abbia un’amicizia da tantissimi anni e io mi rivolsi al fratello del sindaco per dire “vediamo se riusciamo a trovare… a fare un tavolo per vedere una soluzione possibile” e questo facemmo. l’ho suggerito io, presente io e il fratello del sindaco, la signora, il figlio ed Ernesto Parziale”. L’incontro viene collocato tra fine 2012 e inizio 2013. Parziale è lì per conto dei Neroniani, la moglie si candiderà in “ticket” con Zucchini alle amministrative della primavera di quell’anno. Una coincidenza. Eletta, si dimetterà dalla presidenza della Giva, avuta fino a qualche tempo prima, la stessa società per la quale oggi è a giudizio per le proroghe “infinite” del Comune.

Comune nel quale si sapeva bene, eccome, cosa succedeva al porto, tanto che in una delle intercettazioni dell’operazione che portò ai domiciliari (poi assolta) Angela Santaniello, l’allora direttore generale Franco Pusceddu chiedeva “che state a fa con le cooperative di Italo?” Inteso come Colarieti, ex assessore ai servizi sociali. Di quella inchiesta ritroviamo, in “Malasuerte”, come addetto a consegnare le buste con i soldi, l’altro imputato Augusto De Berardinis. Va ricordato che la Santaniello è stata assolta in appello, mentre per Colarieti e il ragazzo della cooperativa Raimbow la Cassazione ha annullato la sentenza di secondo grado, rinviandola ad altra sezione. Ma qui il penale non interessa, il “sistema Anzio” sì.

Ed è palese che il presunto interesse pubblico altro non è che quello di chi “fa” politica.

Torniamo all’incontro promosso da Zucchini, nato con l’intenzione di costituire un Consorzio o trovare un accordo commerciale, diventato quello che sulle buste piene di soldi era indicato come “pizzo per Angelo”. Destinato non tanto a chi riceveva il denaro ma ai familiari di Raffaele Letizia, alle prese con il 416bis. Andrà così fino a quando la Polizia di Stato eseguirà le misure cautelari per l’operazione “Malasuerte”, 20 maggio del 2016. E si scopriranno gli interessi anche intorno ai parcheggi. Così come quelli sui lavori in Comune di chi sta “a piscià a Villa Sarsina” ma è sempre insieme a Bruschini e ha anche l’onore di essere portato sulla barca delle autorità a Sant’Antonio.

Un mese e mezzo prima – il 4 aprile – la giunta aveva autorizzato le due cooperative a installare un box e gestire l’attività per cinque anni. La situazione non cambia, anzi peggiora, il 30 giugno Luciano Bruschini diffida le due società a “vietare ai propri dipendenti (…) a occupare la strada per fermare o rallentare veicoli al fine di procacciarsi la rimessa”. La relazione del comandante dei vigili, Mario Camilli, del 25 giugno parla di “situazione di grave disagio”. La mattina stessa della diffida si fa riferimento a “disordini”, il 9 luglio a “disturbo della quiete pubblica” e avanti così, fino al 13 agosto. Camilli chiederà inutilmente al sindaco di “adottare provvedimenti”. La vicenda “Malasuerte” è di dominio pubblico, ma Bruschini si limiterà solo a quella diffida che nessuno rispetta. E in consiglio comunale, nessuno aprirà bocca.

E arriviamo al 2017, 3 marzo, quando con un improbabile italiano il dirigente della polizia locale, Sergio Ierace scrive alla Capo d’Anzio. I verbali dell’anno precedente? “Disagi causati alla viabilità, sfociati anche in situazioni incresciose”. Della serie, tu crei disagio e io trovo la soluzione. Perciò: “Si ritiene doverosa da parte di questa amministrazione intervenire energicamente al fine di meglio organizzare il servizio stesso”. Dei parcheggi? Di aziende private benché con delibera di assegnazione di uno spazio per il quale non hanno rispettato le regole? Evidentemente sì. Al punto di individuare l’area in fondo al piazzale “messa a disposizione a titolo gratuito dalla Capo d’Anzio a partecipazione comunale”. La Capo d’Anzio acconsente e mette a disposizione del Comune – non delle coop – l’area. Le attività l’avranno gratis, salva l’ordinaria manutenzione. Il senatore Gaetti, del Movimento 5stelle, scriverà alla Procura e a rileggere le carte oggi forse c’era più di qualcosa da approfondire, ma a Velletri va così…

Arriviamo al 2018, all’1 luglio, alla presunta aggressione verbale a un disabile che occupava un posto fra l’altro non concesso alle cooperative e alla richiesta fatta da chi scrive, allora ancora in carica come consigliere comunale di minoranza, alla quale gli uffici hanno risposto con molta calma. La polizia locale, fra l’altro, allegando il materiale già inviato proprio a Gaetti a suo tempo. La richiesta puntava a sapere:

1) a che titolo le società occupano lo spazio e quanti sono gli stalli riservati; 2) a quanto ammonta la “riserva onerosa” e in che modo è stata calcolata; 3) i pagamenti finora ricevuti; 4) per quale motivo non si è proceduto a un bando pubblico per l’assegnazione degli spazi; 5) a che titolo le società hanno occupato lo spazio e quanti stalli sono stati loro riservati nel 2017; 6) se e quanto ha percepito la “Capo d’Anzio” per gli spazi riservati nel 2017; 7) per quale motivo, anche lo scorso anno, non si è proceduto a un bando pubblico per l’assegnazione degli stalli in questione.

Sul punto 1 un po’ di pazienza, sul 2 sappiamo che pagano 5.000 euro più Iva alla Capo d’Anzio, ma non sappiamo in che modo è stata calcolata. Sul 3 non c’è risposta, sul 4 neanche (i bandi, questi sconosciuti….), sul 5 e 6 abbiamo visto la richiesta dello scorso anno di Ierace, sul 7 vedi il 4

Eccolo, allora, il punto 1 che è sconcertante, in quanto viene “ribadita l’esigenza di pubblica utilità” con un “sollecito del sindaco del 23 maggio 2018”. Vale a dire a due settimane dal voto. Quelle coop andavano “sistemate” in piena campagna elettorale e la Capo d’Anzio ha proceduto su richiesta del rappresentante del 61% delle quote pubbliche nella società.

Non serve aggiungere molto. Il “sistema Anzio” è lapalissiano e forse il sindaco che proprio Bruschini ha indicato come suo successore, Candido De Angelis, e ha vinto al primo turno, non conosceva la vicenda parcheggi così a fondo.

Diamogli il beneficio di inventario, anche se era consigliere di opposizione (!?) e perfettamente a conoscenza di “Malasuerte” e compagnia. Se l’interesse pubblico è quello di tutelare due coop che magari portano consensi, alziamo le mani. Se è quello dei cittadini – tutti – ha il dovere di prendere i provvedimenti del caso. Mettendosi contro il suo predecessore e anche contro chi è stato candidato nelle sue liste e ha favorito tutto questo con quelle coop e con chissà quante altre vicende. Adottando il “sistema Anzio“. Ecco, De Angelis dimostri la tanto sbandierata discontinuità.