La piscina, le istituzioni, gli amici degli amici…

Non credo di essere mancato a molti, diciamo che i diversi impegni mi tengono un po’ lontano da questo blog. Però le recenti vicende anziati portano a una riflessione, intorno alle istituzioni – sulle quali do ragione al sindaco sul “rispetto” che vale sempre – e a come, però, si “usano” in questa città . Partiamo dalla vicenda della piscina che ha riaperto a tempo di record dopo che le analisi Asl hanno sancito l’assenza di carica batterica. Ne sono felice. Mi definisco un cittadino consapevole, ribadisco che la mia esperienza politica è finita, rivendico il ruolo di “oppositore” da questo umile spazio in perfetta continuità con ciò che ho sempre fatto: portare alla luce vicende a dir poco singolari. Ebbene stiamo ai fatti: il 27 di gennaio la Asl scrive al sindaco e chiede una ordinanza di chiusura della piscina, lui è l’autorità sanitaria sul territorio, il Granchio ne dà notizia il 29 riportando una nota di Lina Giannino. Il giorno dopo è la società che gestisce l’impianto – denominata Anzio Waterpolis, ma aggiudicataria come Latina pallanuoto – a chiudere in “autotutela”. Principio che vale – ma ho già ammesso la mia ignoranza – per le amministrazioni pubbliche…. Però chiude e mostra al tempo stesso analisi del laboratorio privato “Simo” datate 28 gennaio e “post trattamento”. Non ci sono batteri. Solo che valgono le analisi Asl, nel frattempo effettuate e che danno esito negativo, quindi si può accedere in acqua. È l’1 febbraio, l’azienda sanitaria chiede al sindaco di revocare ciò che non ha mai emesso. Questi sono i fatti. Si parla – ma le chiacchiere le porta il vento – di chissà quali “sabotaggi” e intorno a questa vicenda si scatena un putiferio che è tutto interno alla maggioranza che governa Anzio. Il consigliere Vasoli cita (e poi cambia il post su facebook) i “competitor” e non si fa attendere la replica delle altre due piscine di Anzio, una delle quali fa capo notoriamente all’assessore Ranucci e al figlio che, invece, è consigliere a Nettuno.

L’assessore è andato in tv, ha confermato che la palestra è praticamente sua che è andato a vedere gli atti della piscina, ha sparato a zero – non facendo fare una figura eccelsa alla città, diciamolo – e chissà se De Angelis lo terrà ancora in giunta o meno, dopo averlo fatto rientrare a seguito delle dimissioni.

Certo è che è in atto una “guerra” ed è tutta in maggioranza, il consigliere Di Carlo commentando i fatti della piscina ha annunciato che “se qualcuno ha sbagliato paga”. Una guerra – lo lamenta anche il presidente della pallanuoto – ma per cosa? Parliamo di impianti, da tempo un tallone di Achille per le amministrazioni di centro-destra ovvero uno dei modi di gestire il potere. Vi dice nulla Falasche? Ecco, ad Alessandroni (ritengo ancora, giustamente) sono state fatte sempre le pulci, è bene prestare massima attenzione su tutti gli impianti.

E dicevamo delle istituzioni: il sindaco che non firma l’ordinanza fa – in perfetta continuità, del resto l’ha rivendicato – pari pari quello che il suo predecessore fece per l’hotel di un consigliere di maggioranza, oggi politicamente schierato con questa. L’ordinanza arrivò mesi dopo, quando non era più possibile girarsi altrove. Perché quando ci sono i propri sostenitori o chi è particolarmente vicino all’amministrazione, tutto è possibile ad Anzio.

Come fu per la precedente gestione della piscina, attuale e passata maggioranza tutte presenti, che si girò sulla questione Deportivo. Se il consigliere Vasoli – insieme al presidente della Latina pallanuoto – vogliono sapere chi ha ridotto la piscina nello stato attuale basta chiedere da De Angelis in giù. E basta rileggersi il comodato tra società e Deportivo, mai rispettato, passato sotto silenzio. O un affidamento sul quale provò a fare un’interrogazione Mariolina Zerella e venne sbeffeggiata. Ah, il muro venne fatto d’urgenza (a spese del Comune) perché ufficialmente pericolante. Serviva in realtà per le uscite di sicurezza della discoteca, usata indovinate da chi, in campagna elettorale?

Ma guai a far notare certe cose. Ben vengano gli investimenti, l’affidamento, il bando. Ben vengano i posti di lavoro, anche se cinque persone sostengono di non essere state confermate. Sommessamente, si può far notare che presentandosi questa società – da sola – in una prima fase ha “dimenticato” di allegare il progetto? E che per decidere se accettare o meno la sua proposta, prima di cambiare procedura, il Comune ha pagato 3000 euro di parere legale? Si può dire o è vietato? E che uno dei progettisti – sarà un caso – è anche presidente dell’associazione che per fare beneficenza ha incassato meno dei soldi ottenuti dal Comune per due spettacoli?

Perché qui funziona così, si va per amici degli amici, come è stato per circa 40 anni con la piscina, fino a che non si è scoperto un potenziale danno al Comune che dovrebbe pagare – in solido – chi ha consentito tutto quello. A proposito di istituzioni…

Ecco, il sindaco “concede” il consiglio comunale all’opposizione che chiede di parlare di porto, ospedale e biogas. Lo fa da “re”, dando degli incapaci agli oppositori e richiamando persino la presidente del consiglio comunale che lo aveva negato all’ultimo giorno utile perché mancano le firme autografe dei consiglieri. Formalmente ineccepibile, forse, ma siccome la presidente frequenta i tribunali, sa un po’ da trucco da “avvocato Paglietta”. Bastava chiamare i consiglieri e dire firmate, non cercare scuse tipo la Pec che non si trova e arriva solo dopo una quindicina di giorni sul suo tavolo. Suvvia… Le analisi della piscina sono arrivate in tempo reale, come mai? Diciamo che i temi proposti sono scomodi. La Capo d’Anzio è al fallimento, sull’ospedale siamo alle promesse e la casa della salute è un palliativo, la biogas apre senza alcuna opposizione di chi doveva persino andare all’Onu. A proposito di istituzioni, ci sono cose delle quali non si “deve” parlare?

Ho iniziato dando ragione al sindaco, sinceramente, e concludo con un plauso a lui, all’assessore Nolfi e agli uffici per le iniziative legate allo sbarco. Suggerisco dal 2021 in poi di ristampare e distribuire nelle scuole “Diario di uno sfollato anziate” di Padre Leone Turco.

Ricordo che con De Angelis immaginavamo – all’indomani del 22 gennaio istituito come giornata della pace – il premio che è stato conferito nei giorni scorsi al collega Paolo Borrometi. Il quale ha detto palesemente – nel silenzio della buona parte dei media locali – che Anzio e Palermo sono accomunate da “mafia e guerra”. Poi Paolo, il quale vive sotto scorta, ha detto la sua sul Campo della memoria e questo ha fatto notizia come è giusto che fosse.

Il richiamo alla mafia è sfuggito, continuo a sostenere che la situazione di Anzio dovesse essere attenzionata tempo fa per il pericoloso avvicinamento di certi personaggi alla cosa pubblica, sanciti dalla precedente commissione antimafia e sui quali anche quella attuale si concentrerà come annunciato dal presidente Nicola Morra. A proposito di istituzioni, solo l’allora prefetto Paola Basilone ignorò tutto, con la complicità del ministro Pd Minniti. Ma anche di questo non si deve parlare.

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