Il fallimento del porto, l’urbanistica dimenticata

Per una volta persino la stampa locale è d’accordo. Di fallimento ha parlato Controcorrente, di illusione finita il Granchio. Giratela come vi pare, la telenovela del porto è terminata e fra qualche anno sarà un Tribunale a dirci se  Renato Marconi ha fatto un altro miracolo di ingegneria finanziaria ovvero se il Comune aveva ragione ma dal rapporto con una società inizialmente pubblica (Italia navigando) poi divenuta parzialmente privata (con il 3% di quote a Marconi, anche mentre firmava i patti con Anzio) e definitivamente affidata all’ingegnere, ci ha solo rimesso.

Come ho detto in tempi non sospetti al porto ho creduto, alla capacità di una città di gestire il “suo” bacino. E’ stato sacrificato su più di qualche altare politico e chi ha la voglia e la pazienza di rileggere quanto scritto in questo umile spazio o sulle colonne del Granchio (viene in mente la copertina “Italia naufragando”) può comprendere bene cosa è avvenuto per non farlo, il porto. Certo è che a 20 anni dalla costituzione della Capo d’Anzio, a 14 dalla richiesta di concessione, a ormai 8 da quando la società ne è titolare è stato fatto nulla. Ne va preso atto, restituendo la concessione stessa alla Regione e sperando che possa intervenire l’autorità portuale perché altrimenti anziché realizzarlo, il porto lo chiudiamo.

Regione che, anzi, ha atteso sin troppo a intervenire. E attenzione, dopo il 2005 e per l’intero mandato di Marrazzo/Montino continuo a pensare che in nome di una non meglio specificata “politica” sia stato fatto un danno alla città, ma la Polverini prima e Zingaretti poi hanno fatto tutto e di più. Allora il fallimento del porto è quello di 20 anni di centro-destra che guida Anzio, inutile girarci intorno. Dispiace che per saperne qualcosa siano dovute arrivare le interrogazioni di Brignone e Pollastini in Consiglio e che finora nessuno abbia risposto alle puntuali richieste della capogruppo Pd Marracino sul bilancio e le quote della Capo d’Anzio. Che deve portare i libri in Tribunale, non ci sono alternative purtroppo. E alla Corte dei conti, perché non siano i cittadini a pagare dove altri hanno sbagliato. E come Bruschini, De Angelis ha evitato il discorso del porto che è “di” Anzio, non di chi guida il Comune. Ci hanno fatto tre/quattro campagne elettorali, nell’ultimo programma nemmeno lo avevano inserito, quando dal Pd si ribadiva che il problema era proprio la società facevano spallucce o ci presentavano improbabili fondi maltesi (Marconi), gruppi di turchi-napoletani o singolari cordate ovvero banche pronte a mettere soldi (Bruschini). Basta: la Capo d’Anzio doveva realizzare il porto, non limitarsi a gestirlo. Non lo ha fatto, non è in grado di farlo, non ha rispettato un solo punto dell’intesa con la Regione e va chiusa.

“Mi fido di un sindaco che si batte come un leone per il porto del quale non vedrà l’inizio dei lavori”. Il sindaco era (ed è) Candido De Angelis. La frase è di Pierluigi Cervellati, progettista della Villettopoli che il centro destra ha regalato a questa città, finendo di devastarla. Lo disse a chi scrive in un servizio per “Il Granchio”, commentando una sua intervista all’Espresso nella quale affermava che non si fidava dei sindaci. Di De Angelis sì, proprio perché voleva fortemente il porto. E quell’idea era centrale nello sviluppo indicato dallo stesso Cervellati: mare, cultura e natura, diventati ben presto varianti, cemento e furbizie.

L’ultima riguarda lo strano silenzio sul piano del centro urbano, l’ultimo tentativo di “sacco” della città. Dopo l’adozione della  variante – portata dall’allora assessore Attoni e votata in Consiglio anche dal gruppo De Angelis che era ancora di lotta e di governo in quel periodo ma di lì a poco avrebbe “riappallato” il centro-destra – ci sono state le osservazioni.

Qualche consigliere comunale, forse inesperto, si è “divertito” a commentare sui media sulla opportunità di discuterne e altri ha invitato i cittadini a presentarle. Fatto sta che ci sono ma l’urbanistica è sparita dal dibattito. Tra #brand e compagnia non si capisce qual è   l’orientamento di un’amministrazione che dopo aver candidato (e vinto) tutti gli uscenti dell’amministrazione Bruschini/Placidi, si vantava di esserne la discontinuità. Fatichiamo a vederla, ma c’è il #workinprogress o il #soldout e sono tutti contenti in maggioranza, 

Ma ci sono le osservazioni, si deve andare in Consiglio, resta aperta la questione delle altezze   richiamate nel “Ptp” regionale che vanno affrontate. E ci sono vicende ataviche, come Villa Adriana o Bambinopoli, sulle quali in questa maggioranza più di qualcuno ha delle mire. Come nel ’92, ad esempio, quando Bruschini era sindaco, De Angelis per un periodo fece l’assessore, Tuscano doveva diventare primo cittadino ma la “staffetta” non si realizzò e la discussione sull’urbanistica alla fine mandò tutto all’aria. Già allora si parlava di Bambinopoli, già allora i protagonisti erano quelli di oggi. Serve altro per parlare di vittorie elettorali che sono proseguite nel tempo e non si discutono (i cittadini hanno scelto e hanno sempre ragione) ma di un evidente fallimento politico?  

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