Il fallimento del porto, l’urbanistica dimenticata

Per una volta persino la stampa locale è d’accordo. Di fallimento ha parlato Controcorrente, di illusione finita il Granchio. Giratela come vi pare, la telenovela del porto è terminata e fra qualche anno sarà un Tribunale a dirci se  Renato Marconi ha fatto un altro miracolo di ingegneria finanziaria ovvero se il Comune aveva ragione ma dal rapporto con una società inizialmente pubblica (Italia navigando) poi divenuta parzialmente privata (con il 3% di quote a Marconi, anche mentre firmava i patti con Anzio) e definitivamente affidata all’ingegnere, ci ha solo rimesso.

Come ho detto in tempi non sospetti al porto ho creduto, alla capacità di una città di gestire il “suo” bacino. E’ stato sacrificato su più di qualche altare politico e chi ha la voglia e la pazienza di rileggere quanto scritto in questo umile spazio o sulle colonne del Granchio (viene in mente la copertina “Italia naufragando”) può comprendere bene cosa è avvenuto per non farlo, il porto. Certo è che a 20 anni dalla costituzione della Capo d’Anzio, a 14 dalla richiesta di concessione, a ormai 8 da quando la società ne è titolare è stato fatto nulla. Ne va preso atto, restituendo la concessione stessa alla Regione e sperando che possa intervenire l’autorità portuale perché altrimenti anziché realizzarlo, il porto lo chiudiamo.

Regione che, anzi, ha atteso sin troppo a intervenire. E attenzione, dopo il 2005 e per l’intero mandato di Marrazzo/Montino continuo a pensare che in nome di una non meglio specificata “politica” sia stato fatto un danno alla città, ma la Polverini prima e Zingaretti poi hanno fatto tutto e di più. Allora il fallimento del porto è quello di 20 anni di centro-destra che guida Anzio, inutile girarci intorno. Dispiace che per saperne qualcosa siano dovute arrivare le interrogazioni di Brignone e Pollastini in Consiglio e che finora nessuno abbia risposto alle puntuali richieste della capogruppo Pd Marracino sul bilancio e le quote della Capo d’Anzio. Che deve portare i libri in Tribunale, non ci sono alternative purtroppo. E alla Corte dei conti, perché non siano i cittadini a pagare dove altri hanno sbagliato. E come Bruschini, De Angelis ha evitato il discorso del porto che è “di” Anzio, non di chi guida il Comune. Ci hanno fatto tre/quattro campagne elettorali, nell’ultimo programma nemmeno lo avevano inserito, quando dal Pd si ribadiva che il problema era proprio la società facevano spallucce o ci presentavano improbabili fondi maltesi (Marconi), gruppi di turchi-napoletani o singolari cordate ovvero banche pronte a mettere soldi (Bruschini). Basta: la Capo d’Anzio doveva realizzare il porto, non limitarsi a gestirlo. Non lo ha fatto, non è in grado di farlo, non ha rispettato un solo punto dell’intesa con la Regione e va chiusa.

“Mi fido di un sindaco che si batte come un leone per il porto del quale non vedrà l’inizio dei lavori”. Il sindaco era (ed è) Candido De Angelis. La frase è di Pierluigi Cervellati, progettista della Villettopoli che il centro destra ha regalato a questa città, finendo di devastarla. Lo disse a chi scrive in un servizio per “Il Granchio”, commentando una sua intervista all’Espresso nella quale affermava che non si fidava dei sindaci. Di De Angelis sì, proprio perché voleva fortemente il porto. E quell’idea era centrale nello sviluppo indicato dallo stesso Cervellati: mare, cultura e natura, diventati ben presto varianti, cemento e furbizie.

L’ultima riguarda lo strano silenzio sul piano del centro urbano, l’ultimo tentativo di “sacco” della città. Dopo l’adozione della  variante – portata dall’allora assessore Attoni e votata in Consiglio anche dal gruppo De Angelis che era ancora di lotta e di governo in quel periodo ma di lì a poco avrebbe “riappallato” il centro-destra – ci sono state le osservazioni.

Qualche consigliere comunale, forse inesperto, si è “divertito” a commentare sui media sulla opportunità di discuterne e altri ha invitato i cittadini a presentarle. Fatto sta che ci sono ma l’urbanistica è sparita dal dibattito. Tra #brand e compagnia non si capisce qual è   l’orientamento di un’amministrazione che dopo aver candidato (e vinto) tutti gli uscenti dell’amministrazione Bruschini/Placidi, si vantava di esserne la discontinuità. Fatichiamo a vederla, ma c’è il #workinprogress o il #soldout e sono tutti contenti in maggioranza, 

Ma ci sono le osservazioni, si deve andare in Consiglio, resta aperta la questione delle altezze   richiamate nel “Ptp” regionale che vanno affrontate. E ci sono vicende ataviche, come Villa Adriana o Bambinopoli, sulle quali in questa maggioranza più di qualcuno ha delle mire. Come nel ’92, ad esempio, quando Bruschini era sindaco, De Angelis per un periodo fece l’assessore, Tuscano doveva diventare primo cittadino ma la “staffetta” non si realizzò e la discussione sull’urbanistica alla fine mandò tutto all’aria. Già allora si parlava di Bambinopoli, già allora i protagonisti erano quelli di oggi. Serve altro per parlare di vittorie elettorali che sono proseguite nel tempo e non si discutono (i cittadini hanno scelto e hanno sempre ragione) ma di un evidente fallimento politico?  

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Il piano del centro, il copia incolla, i cinema spariti

Vanno fatti i complimenti al Granchio che sul numero in edicola sabato scorso, svela come alcuni passaggi della variante di piano del centro di Anzio siano copiati di sana pianta da realtà urbanistiche lontane anni luce dalla nostra. Lo dico con una punta di orgoglio, immaginando di aver seminato bene in quella esperienza. Nel ’92 o ’93, con molti dei protagonisti della odierna politica di casa nostra già attivi, scoprimmo da quelle colonne che le strisce a piazza Garibaldi erano state riaffidate alla stessa ditta nel giro di poche settimane. All’epoca non c’era l’albo pretorio sul web, dovevi farti aprire le bacheche al Comune, però la smania di verificare era la stessa di oggi.

E scoprimmo, ad esempio, che la Sofim voleva fare il porto turistico, certo, ma grazie alla “vicinanza con l’aeroporto di Punta Raisi“. L’attuale sindaco, anche allora primo cittadino, disse ovviamente che potevano accomodarsi, anche per avere malamente copiato e incollato. Il piano del centro, invece, lo ha votato, insieme a quella che era nel frattempo diventata la maggioranza che lo avrebbe sostenuto alle elezioni. Non sapeva del “copia incolla“, è evidente, sarebbe interessante conoscere il suo parere ora che è stato scoperto.

Al Granchio ci dicono anche un’altra cosa rilevante, sfuggita a chi scrive e a molti degli osservatori della politica di casa nostra: il progettista del piano del centro è lo stesso che ha messo in piedi i “4 cantoni” alla Vignarola/Puccini. Sarà un caso, certamente, ma come riferiscono i consiglieri comunali Luca Brignone e Lina Giannino il progettista sia per il piano sia per lo “spacchettamento” di fronte Tor Caldara, sembra avere una propria interpretazione del piano territoriale paesistico regionale.

Certo, molti di quelli che dal pulpito di Alternativa per Anzio parlano di urbanistica sono gli stessi che negli anni il loro contributo allo scempio che abbiamo sul territorio lo hanno dato. Su questo sono sempre stato franco: c’era chi investiva, chi progettava e chi realizzava. Sull’urbanistica siamo stai maestri di “trasversalità” in questo Comune e gli archivi di chi scrive – come sempre – sono a disposizione.

E veniamo al piano del centro, che nell’attuale e litigiosa maggioranza ha trovato persino consiglieri che ritenevano inopportuno presentare osservazioni, come se aver vinto le elezioni consenta di derogare a disposizioni di legge.

Ne ho fatte alcune anch’io, da semplice cittadino. Nella proposta, come abbiamo visto in parte copiata e incollata, ci sono due “progetti unitari” denominati PU2 e PU3. Per entrambi si prevede la demolizione e ricostruzione dei fabbricati esistenti, con una premialità del 100% rispetto alle attuali cubature. Parliamo – per intenderci – dei fabbricati dove si trovano i cinema Astoria e Moderno. Nella proposta si afferma che andranno realizzati “servizi privati a uso pubblico”, ma questo non garantisce che le sale cinematografiche – le uniche nel centro urbano – siano in esercizio anche dopo l’eventuale intervento edificatorio. Per spazi privati a uso pubblico – è un esempio – intendiamo anche le residenze sanitarie assistenziali…

A proposito di cinema, parliamo – ho fatto notare nelle osservazioni – dei pochi spazi di promozione culturale e luogo di aggregazione del centro urbano. Da qui la proposta di inserire nel piano un vincolo, quello che parte delle nuove realizzazioni siano destinate a “una sala cinematografica/teatrale almeno della stessa superficie di quella esistente” . Non sono entrato – non ho le competenze – in calcoli di cubature, mi impressiona quel 100% di premialità, credo che il Consiglio comunale debba valutarne al meglio l’impatto.

Un’altra osservazione, poi, riguarda i parcheggi. Ho chiesto per entrambi i progetti unitari “di prevedere che i parcheggi indicati siano “ceduti gratuitamente al Comune”, al pari delle piazze urbane e delle aree indicate negli stessi“. Sembra una cosa scontata, ma nessuno vieta a chi realizza di farne un business, meglio sia il Comune eventualmente a incassare il dovuto.

Puccini/Vignarola, precedente pericoloso. Importante esserci

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L’area Puccini vista da google.maps

Domani mattina sarò in piazza, all’iniziativa del comitato per la difesa della Vignarola. Non sono un componente del comitato, ho aiutato per quel poco che potevo – dando un piccolo contributo – l’iniziativa del ricorso al Tar, ho partecipato quando mi è stato possibile alle manifestazioni. Sarò in piazza perché occorre esserci, perché quella della difesa di Tor Caldara e dell’area nota come Vignarola, ma aggiungerei anche di quella in mare, è una battaglia che deve essere della città. Come lo è stata quando c’era da sfrattare un campeggio o da fare una legge regionale per la riserva che mettesse d’accordo comunisti e democristiani di allora ovvero di andare a “cacciare” le cartucce da una riserva non ancora aperta ma che doveva essere ripulita. Una riserva dove sono ricordati, giustamente, Alfredo Cozzolino, Cosimo D’Andretta e Angela Liuccio per il loro impegno in quelle battaglie. Ben vengano, se servono a proseguirle, convocazioni di Consiglio e ordini del giorno. Dividersi su questioni del genere è un favore a chi vuole fare altro. Per questo la battaglia deve coinvolgere la città.

Motivo? L’amministrazione guidata dall’ex sindaco e quella attuale – sua naturale prosecuzione – stanno creando un precedente pericoloso.

Cerchiamo di capire. Nel piano regolatore del 1974 l’area di fronte Tor Caldara viene resa edificabile. Serve una convenzione, la cosiddetta “Puccini” che per fortuna non si farà mai. La previsione era di 500.000 metri cubi. La proprietà presentò una serie di ricorsi, a vuoto. Con l’incarico al progettista per il nuovo piano regolatore – nel ’99 – il Consiglio comunale, su proposta dell’allora capogruppo di Forza Italia Luciano Bruschini, decide che lì e alla cosiddetta “Pesaris” – Lido dei Gigli – non si dovesse costruire nulla. Salvo insediamenti turistico ricettivi. Nel caso di “Pesaris”, fra l’altro, il Comune ottenne pure in cambio un terreno e le licenze per costruire erano state rilasciate, ma le nuove norme lo impedirono.

Ma torniamo a “Puccini”. Nella prima stesura del Piano redatto da Pierluigi Cervellati l’area doveva essere completamente a verde, un “Parco urbano” annesso a Tor Caldara, un “central park” immaginato così nella relazione del progettista: “(…) D’accordo. Un parco all’interno di un territorio urbanizzato qual’è quello di Anzio, difficilmente potrà rimanere con le caratteristiche di natura quasi incontaminata come ha, per esempio Tor Caldara. Però un parco se non ha al suo interno percorsi, mete, piste per correre o per andare in bicicletta, galoppatoi ecc., non è un parco (urbano) ma un’area di riserva cui l’urbano non può accedervi. Un’area di riserva ambientale non può essere circondata da una miriade di costruzioni. (…)” La miriade di costruzioni c’è, del resto non vediamo nulla ma è un altro discorso. Restiamo all’ipotesi di piano: la proprietà presentò delle osservazioni, respinte, ma in Consiglio nella seconda stesura venne inserito ciò che era previsto fino alla delibera di giunta – anticipata in questo spazio – con la quale si arriva agli attuali “quattro cantoni”.

La previsione di piano, invece, inserisce un hotel con centro congressi nella zona nei pressi della chiesa di San Giuseppe, circa 200.000 metri cubi, con in cambio al Comune circa 60 ettari. La proprietà fa ricorso e perde in ogni sede. La vicenda sembra finire lì, ma nel 2015 arrivano i “quattro cantoni”. La maggioranza di centro-destra (poi allargata a chi governa oggi) approva in giunta, sostenendo che si tratta di una variante non sostanziale. Iniziano le proteste, la pratica va avanti, fino a tempi più recenti. All’ultima campagna elettorale che ha visto la “disavventura” di chi scrive come candidato sindaco. Nel programma avevamo inserito nel punto “Sviluppo senza mattone” a chiare lettere: revoca della variante Puccini. In un dibattito pubblico, l’unico svolto, con l’allora candidato e oggi sindaco De Angelis c’era stato l’impegno di quest’ultimo a mantenere le previsioni di piano. Feci notare che non era nel programma e lui disse ai suoi “va be’ scrivetelo….” Niente “quattro cantoni”, quindi. Al primo consiglio comunale presentammo – tutta la minoranza, esclusa Cafà che in giunta aveva votato lo “spacchettamento” – una mozione da me proposta  che impegnava la giunta a revocare la delibera 110 del 2015. Anche lì il sindaco ribadì che era d’accordo. Al Consiglio successivo, discutendo la mozione, cambiò idea e la proposta venne bocciata. E certo, le esigenze della maggioranza vengono prima di quelle della città…

Nel frattempo la proprietà – che finora aveva sempre perso – è andata al Tar a chiedere che il Comune si sbrighi a dare seguito ai “quattro cantoni” ed è stato nominato un commissario.

Nella sentenza è chiaramente scritto che c’è (c’era?) solo una cosa da fare: “se l’Amministrazione intendeva esercitare il proprio potere di autotutela avrebbe dovuto, semmai, adottare un atto di ritiro della delibera dalla stessa ritenuto illegittimo, cioè provvedere, e non paralizzare l’azione amministrativa”.

Ed eccolo il precedente, pericolosissimo: tu proprietà chiedi una modifica, io Comune la adotto pur sapendo che ci sarà chi dice no. Io amministrazione/maggioranza ti dico pure che, tanto quelli sono i “soliti”, non hanno i voti, non capiscono…. ma la faccia devo salvarla. Così se non ti rispondo, vai al Tar che avrai ragione. A quel punto io Comune non potrò più nulla, anzi sarò giustificato di fronte a chi protesta. Ovviamente la speranza è quella di sbagliare ovvero di avere un sindaco che rispetta il piano che ha votato nel 2002, l’impegno preso in un dibattito prima e nella massima assise civica poi: “Su quello che riguarda Puccini, possiamo fare quello che volete, io ho preso un impegno in campagna elettorale che per quello che riguarda Puccini rimangono quelle che sono le programmazioni di PRG a meno che qualcuno viene qui e fa una proposta talmente bella in Consiglio Comunale, non in Giunta ma in Consiglio Comunale perché ritengo che l’urbanistica sia di Consiglio Comunale, su cui noi siamo tutti entusiasti e la discuteremo. Allo stato attuale non mi sembra, per cui rimangono le programmazioni di PRG”. È il verbale del consiglio del 28 giugno

Un sindaco che convoca la giunta e revoca la delibera, a costo di andare a casa se a qualcuno della maggioranza non sta bene. 

Vedremo, intanto domani sarà importante esserci, per dire no all’ennesimo caso di varianti, cemento e furbizie nel quale il centro-destra ha trasformato lo slogan del piano regolatore che era: mare, cultura e natura. Ma quando mai…

ps, per chi vuole “ripassare” qualcosa sull’argomento, basta un clic  

Puccini-Vignarola, dallo scoop a oggi: piccolo riassunto

Sono d’accordo con l’iniziativa organizzata, per domenica prossima, dal comitato che difende l’area della “Vignarola“. Lo sono non da oggi, è noto, ma purtroppo ragioni di lavoro mi impediscono di essere fisicamente lì.

Spero che tanti aderiscano, perché far rientrare dalla finestra ciò che è uscito dalla porta sarebbe l’ennesima beffa di “Villettopoli“. Continuano a dirci che non ci saranno residenze, ma nessuno ci spiega l’esigenza di “spacchettare” le cubature che non può essere diversa da quella di un privato che vuole cedere l’area e nelle condizioni attuali non può, evidentemente. Ma il Comune deve pensare alla collettività, non alle esigenze di un privato.

In questo video ho riassunto qualche chicca.

Ripeto, spero che domenica si dia un segnale forte. Come quelli che, negli anni, diedero gli anziati: sfilando per “riprendersi” Tor Caldara (ero poco più che bambino), poi con manifestazioni, iniziative successive tipo “Caccia alla cartuccia“, con Festambiente dedicata a Cosimo D’Andretta e Angela Liuccio in memoria dei quali lì abbiamo piantato un ulivo, con le tante attività che ha portato avanti l’indimenticabile Alfredo Cozzolino, fino alle ultime del Comitato, come quella delle “Avventure di Sam” o il ricorso presentato grazie ai contributi di numerosi cittadini.

Perché Tor Caldara – e la tutela di quell’area che è di fronte – restano un patrimonio della città.

Il “sold out” da paese, il modello della città

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Ammettiamolo, Anzio ha avuto un boom di presenze. Non ci sono dati ufficiali, ma è bastato andare un poco in giro per rendersene conto. Questo fa gongolare chi ci amministra e, pensate, ha persino finalmente capito che si doveva investire in pubblicità sui media nazionali.

Ma le presenze, da sole, bastano? E cosa abbiamo offerto? Luciano Bruschini va ripetendo che questi risultati sono frutto del lavoro svolto, ignorando di aver mostrato una città sommersa dai rifiuti, per esempio.

Allora proviamo a fare qualche considerazione. Il paese si “accontenta“, fa una “stagione” buona, se ne va in letargo e spera che la prossima estate vada ancora bene così. La città guarda allo sviluppo tutto l’anno e al futuro.

Nelle varie proposte estive, ad esempio, quelle messe in piedi dal Museo archeologico sono da riproporre durante un periodo più lungo e con un investimento reale. Ma si deve scegliere, meno cose nazional-popolari e maggiore qualità. Magari all’inizio meno gente, ma di spessore diverso.

Quando più di qualcuno mi fa notare che da questo spazio si muovono esclusivamente critiche, invito sempre a leggere e poi provo – umilmente – a fornire le mie indicazioni. Questa è una. Diamo la cittadinanza onoraria a Maurizio Battista, presenza fissa a Villa Adele e gran professionista, ma l’anno prossimo spendiamo i soldi per altro.

La politica ha il dovere di immaginare un modello di città, mentre il paese si accontenta di aver fatto scoppiare un boom edilizio fine a se stesso e del quale pagheremo le conseguenze per decenni. Lo sviluppo immaginato dal centro-destra negli anni 2000 – e contrastato, purtroppo, con sterili “no” e osservazioni volte a ottenere più cubature dal centro-sinistra – ha fallito. Siamo al “sold out” delle costruzioni e invece, teoricamente, se ne possono realizzare ancora migliaia.  Ecco, forse chi dice che si critica e basta dovrebbe avere la bontà di rileggere queste pagine

Il “Mare, cultura e natura” di Cervellati, progettista del piano regolatore, si è trasformato in “Varianti, cemento e furberie” all’atto pratico e chi lo ha fatto si candida a guidare ancora la città, anzi se ne vanta.  Non solo, siccome ci dicevano che si sarebbero finalmente potuti costruire alberghi – non previsti dal precedente strumento urbanistico – si vuole fare altro di quello che andava realizzato nell’area “Puccini-La Vignarola” e uno che esiste, “La Bussola“, in pieno centro, sarà presto in parte trasformato in appartamenti.  Attenzione, non basta dire che non conviene fare hotel perché se siamo “sold out“…. Ma si vede che anche chi dovrebbe investire in quel settore ha le sue perplessità sul fatto che un albergo possa lavorare tutto l’anno, non 60-70 giorni, e non per questo dobbiamo accontentarlo con i “quattro cantoni” di fronte a Tor Caldara.

Eppure quel messaggio della relazione del progettista ha – avrebbe – ancora una sua valenza. Se la città, non il paese che si accontenta, pensasse a metterlo in pratica: bloccando il consumo di suolo, investendo su eventi internazionali e de-stagionalizzati, lasciando da parte gli amici degli amici, puntando sulla qualità.

Ecco, per chi si candida ad amministrare Anzio nel 2018 questo è un altro elemento di demarcazione fra la “politica” di casa nostra e #unaltracittà.

ps, per qualche giorno non vi tedierò, salvo casi clamorosi…

Puccini, “Albergo e centro congressi” ma poi…

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Albergo e centro congressi“. Sì ma…. “Albergo e centro congressi” Eh, però… “Albergo e centro congressi“. Forse a Teleobiettivo ci sarà ancora la registrazione della puntata nella quale l’allora sindaco, Candido De Angelis, illustrava l’imminente consiglio comunale sulle osservazioni al piano regolatore e ripeteva – al punto che dissi “qua andiamo su blob” – che lì non era previsto altro. Nessuna colata di cemento, né case che altri, in passato, avevano accordato.

Tra le osservazioni che il Comune respingeva quella dei proprietari dell’area “Puccini“, di fronte a Tor Caldara, per approvarne una che consentiva al Comune di avere l’area di fronte la riserva in cambio, appunto, di un hotel con centro congressi. Prima ancora, con la delibera di indirizzo per il piano regolatore, l’allora capogruppo di Forza Italia, Luciano Bruschini, aveva fatto inserire la clausola che in quell’area si potessero fare solo strutture turistiche. Stop alla colata di cemento, alle centinaia di migliaia di metri cubi di “Puccini“.

La volontà era chiara nella delibera di indirizzo ed era stata ribadita prima nel piano regolatore (nessun insediamento) poi in sede di osservazioni con quella soluzione. Un passaggio che, ancora oggi, condivido: hai l’area per fare un parco che da Piazza Roma arriva a Tor Caldara e in cambio “sacrifichi” per un hotel e centro congressi lo “spicchio” vicino al convento, eliminando le vecchie previsioni di 500.000 metri cubi di villette. Ai proprietari, che hanno fatto ricorsi per avere la precedente soluzione edilizia, Tar e Consiglio di Stato hanno dato torto.

Poi è arrivata, scoperta da questo umile spazio, la soluzione dei “quattro cantoni“. E’ nato un ammirevole comitato per “La Vignarola” che qualche settimana fa si è rivolto anche in Procura sollevando le ire dell’assessore all’urbanistica Sebastiano Attoni, all’epoca presidente della commissione che approvò il piano regolatore. Attoni che a più riprese aveva spiegato il suo punto di vista e che in una intervista a “Controcorrente” in edicola, oltre a dirsi disposto ad andare lui, in Procura, ha parlato di chi starebbe bloccando lo sviluppo di un’impresa paragonabile “alla Fiat“. Testuale.

Ma non doveva essere “Albergo e centro congressi“? Il sindaco “incaricato” De Angelis ha dimenticato anche questo?

Se andiamo sott’acqua, purtroppo ce lo meritiamo

Piove certamente con maggiore intensità rispetto al passato, assistiamo a fenomeni meteo sconosciuti fino a qualche anno fa, ma questo non toglie che se Anzio e Nettuno vanno sott’acqua, purtroppo, è ciò che meritiamo.

E’ condivisibile quello che scrive Claudio Pelagallo, per anni ciò che gli ambientalisti hanno detto è stato sottovalutato. Per anni – parlo di Anzio, conoscendo meglio la situazione – chi ancora oggi è al governo e chi condivideva l’amministrazione ma oggi è almeno formalmente opposizione, si è girato dall’altra parte rispetto all’abusivismo edilizio fatto in attesa di piani particolareggiati che la politica controllava. Non li approvava, tenendo per il collo gli elettori con la promessa “ora sblocchiamo“. Oltre due milioni e mezzo di metri cubi ai quali il piano regolatore di Cervellati ha dato il colpo di grazia.

Con l’idea di “premiare” – anche condivisibile – chi aveva rispettato le leggi, si è dato vita a una villettopoli che molti contrastavano solo a parole. E non basta più dire che il vecchio piano avrebbe fatto costruire di più, una volta attuati i particolareggiati.

E’ bene rileggere quello che si scriveva sul Granchio – prima e dopo l’approvazione – alla luce di quello che accade oggi.

Il settimanale, e in particolare chi posta queste righe, era accusato di sostenere quel piano da quella fetta dell’intellighenzia cittadina che da una parte diceva di non comprare il Granchio, da un’altra leggeva solo ciò che le faceva comodo, ma nel frattempo era negli studi a disegnare progetti o in qualche agenzia a vedere cosa fare con il proprio terreno.

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Resta uno scandalo, oltre dieci anni dopo, la “fuga” sulle osservazioni che – guarda caso – erano tutte volte a costruire di più mentre si affermava che il piano era tombale. Lo è stato, non c’è dubbio, e la responsabilità principale è di chi lo ha voluto così. Era un disegno di città, rispondeva alla necessità di mettere finalmente regole (con il precedente c’erano case dov’erano previste strade), insieme alle abitazioni servivano – e c’era un programma, almeno abbozzato – le opere di urbanizzazione. Doveva esserci l’ufficio di piano a vigilare, ma ha fatto, purtroppo, solo da passacarte.

Ciò che era “mare, cultura e natura” è diventato – lo sostengo da anni – “variante, cemento e furberie“. Risultato? Abbiamo consumato territorio, in continuazione, senza contromisure adeguate. La responsabilità è di chi lo ha voluto, certo, dei tanti cittadini che si sono improvvisati costruttori, di quelli che hanno acquistato garage che hanno sistematicamente trasformato in cucine perché le case erano troppo piccole,  dei troppi che hanno fatto i furbi e di Cervellati che disse “ce lo chiede la città“.  Bella scusa.

Sono assolutamente corresponsabili – anche per la trasversalità che ha sempre riguardato l’urbanistica tra coop edilizie, studi professionali, quartieri ancora oggi noti come “dei Repubblicani“-  coloro che hanno finto di fare ricorso “sbagliando” Tar, cosa che non farebbe un praticante avvocato ma è successa a un noto professore. Coloro che hanno proposto osservazioni per costruire anziché alternative a quel disegno che dopo 30 anni vedeva la luce.

Se andiamo sott’acqua dopo aver costruito quello che era possibile – e in teoria non è finita – è quello che ci meritiamo. Recuperare il territorio perduto è impossibile, immaginare di fermarsi è una sfida, preparare un adeguato piano di protezione civile un’urgente necessità.

Puccini, ecco i quattro insediamenti. Attoni: “Niente case”

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Non c’è alcun rischio di edilizia residenziale, niente case, abbiamo escluso anche la multiproprietà. Era e resta un insediamento turistico ricettivo“. L’assessore all’urbanistica Sebastiano Attoni spiega le novità per l’area nota come “Puccini”. Illustra carte, progetti, dati e indica l’iter che si intende seguire.

Da questo spazio era stata chiesta chiarezza, lanciando anche una petizione on line.

Possiamo approvare anche in giunta questa proposta, si tratta di modifiche conformi alla destinazione e quindi non c’è bisogno di una variante. E’ mia intenzione, comunque, andare in Consiglio comunale e illustrare il percorso, con un atto di indirizzo”.

Ma cosa propone la proprietà rispetto alla previsione di piano regolatore? Un passo indietro, anzi due. Il primo è relativo alla vecchia convenzione, quella del piano del ’74. Nell’area erano previsti insediamenti residenziali per 500.000 metri cubi circa, su un’area di 17 ettari.

Il secondo è quanto previsto nell’attuale piano. Inizialmente era stata indicata interamente a verde l’area di fronte a Tor Caldara, la proprietà rilanciò chiedendo di poter costruire la metà della cubatura originaria, ma nella delibera di indirizzo al progettista Pierluigi Cervellati era scritto che lì – eventualmente – potevano andare solamente insediamenti turistici.

Così nelle osservazioni il Comune propose l’albergo con centro congressi, in cambio di 65 ettari di terreno necessari per il “Parco urbano” immaginato da Cervellati, una delle poche cose condivisibili di quella programmazione. I ricorsi della proprietà sono stati tutti bocciati. Quello che si può fare è solo un insediamento turistico-ricettivo, di 0,6 metri quadri per metro quadro, su un totale di 12 ettari, stabilendo un comparto comunque edificatorio e l’opportunità di valutare con il Comune i passi successivi.

Cosa che dieci anni dopo la proprietà ha fatto, indicando una soluzione che non prevede la costruzione nell’angolo in alto a destra – andando sull’Ardeatina verso Lavinio, per intenderci all’altezza dell’istituto di suore – ma trasformandola in quattro insediamenti diversi.

A parità di cubatura e destinazione – ribadisce l’assessore – E’ una proposta, l’abbiamo vista con il sindaco, chiesto modifiche, ci sono le tavole dei vincoli,  porteremo tutto a conoscenza e dopo la delibera manderemo comunque la pratica in Regione. Anzi, sarà possibile fare osservazioni da parte dei cittadini, pure se non dal punto di vista formale, ma siamo pronti a recepirle“.

Oltre a cedere il terreno al Comune (ma non subito), la proprietà o chi dovesse decidere l’investimento, dovrà realizzare anche le opere di urbanizzazione, compresa una strada di collegamento tra l’Ardeatina e lo stradone di Sant’Anastasio e ovviamente la tutela delle zone archeologiche.

Quattro le strutture da realizzare: un albergo di lusso con 300 camere, centro congressi, beauty farm ed eliporto; un borgo rurale nell’area dove attualmente si trova il casale; un villaggio turistico; una struttura per ragazzi e famiglie.  Previsti anche negozi e ristoranti.

La proprietà, è evidente, anziché tenere lì a vita un terreno inutile e inutilizzato, prova a “spacchettare” e vendere le diverse parti del progetto, una volta approvato dal Comune. Al quale basterà anche la cessione di un solo lotto, del resto, per avere in cambio i 65 ettari destinati al Parco urbano.

Area Puccini, cerchiamo di capire. Con una petizione

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Le notizie relative alla prossima lottizzazione dell’area nota come “Puccini” hanno risvegliato qualche coscienza cittadina. Il piccolo contributo dato da questo spazio, prima annunciando la novità e poi ospitando le assicurazioni dell’assessore Sebastiano Attoni, così come le prese di posizione di Sel e Psdi non sono sufficienti.

In quell’ultimo lembo incontaminato di territorio ci si appresta a fare un intervento che è certamente previsto dal piano regolatore (albergo e centro congressi) ma che viene illustrato come qualcosa di diverso rispetto a quanto riportato nelle previsioni urbanistiche.

Per questo chiediamo di capire. Al sindaco Luciano Bruschini e all’assessore all’urbanistica Sebastiano Attoni. Lanciando una petizione on line per chiedere massima trasparenza, chiarezza assoluta su cosa è scritto nel piano e cosa, invece, si prevede di fare.

Una volta verificato questo, si potrà decidere di immaginare ulteriori iniziative o meno. Grazie a chi vorrà firmare.

Area Puccini, Attoni: “Tutto secondo il piano regolatore”

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Il vecchio adagio recita che quando la foglia si muove, il vento tira. Così dopo la pubblicazione della prossima edificabilità nella zona “Puccini” l’assessore all’urbanistica Sebastiano Attoni conferma ma rassicura. L’edilizia residenziale, del resto, sarebbe stata improponibile per quanto accaduto fino a oggi.

Presenteremo alla maggioranza e poi in giunta il progetto che rispetta quanto previsto dal piano regolatore, non c’è un metro quadro di residenziale, ma solo strutture turistico ricettive“.

Le cubature, previste a ridosso dell’Ardeatina, sono spostate a monte, il vincolo archeologico esistente sull’area è ovviamente escluso dal progetto che stando alle prime indiscrezioni prevede quatto diversi “blocchi” con attività mirate a congressi, realtà giovanili e spazi per anziani.

Avremo i 60 ettari previsti, anche qualcosa in più – aggiunge l’assessore – ripeto che è tutto nel rispetto delle previsioni di piano“.

Meglio così. Aspettiamo di vedere i progetti.