Se andiamo sott’acqua, purtroppo ce lo meritiamo

Piove certamente con maggiore intensità rispetto al passato, assistiamo a fenomeni meteo sconosciuti fino a qualche anno fa, ma questo non toglie che se Anzio e Nettuno vanno sott’acqua, purtroppo, è ciò che meritiamo.

E’ condivisibile quello che scrive Claudio Pelagallo, per anni ciò che gli ambientalisti hanno detto è stato sottovalutato. Per anni – parlo di Anzio, conoscendo meglio la situazione – chi ancora oggi è al governo e chi condivideva l’amministrazione ma oggi è almeno formalmente opposizione, si è girato dall’altra parte rispetto all’abusivismo edilizio fatto in attesa di piani particolareggiati che la politica controllava. Non li approvava, tenendo per il collo gli elettori con la promessa “ora sblocchiamo“. Oltre due milioni e mezzo di metri cubi ai quali il piano regolatore di Cervellati ha dato il colpo di grazia.

Con l’idea di “premiare” – anche condivisibile – chi aveva rispettato le leggi, si è dato vita a una villettopoli che molti contrastavano solo a parole. E non basta più dire che il vecchio piano avrebbe fatto costruire di più, una volta attuati i particolareggiati.

E’ bene rileggere quello che si scriveva sul Granchio – prima e dopo l’approvazione – alla luce di quello che accade oggi.

Il settimanale, e in particolare chi posta queste righe, era accusato di sostenere quel piano da quella fetta dell’intellighenzia cittadina che da una parte diceva di non comprare il Granchio, da un’altra leggeva solo ciò che le faceva comodo, ma nel frattempo era negli studi a disegnare progetti o in qualche agenzia a vedere cosa fare con il proprio terreno.

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Resta uno scandalo, oltre dieci anni dopo, la “fuga” sulle osservazioni che – guarda caso – erano tutte volte a costruire di più mentre si affermava che il piano era tombale. Lo è stato, non c’è dubbio, e la responsabilità principale è di chi lo ha voluto così. Era un disegno di città, rispondeva alla necessità di mettere finalmente regole (con il precedente c’erano case dov’erano previste strade), insieme alle abitazioni servivano – e c’era un programma, almeno abbozzato – le opere di urbanizzazione. Doveva esserci l’ufficio di piano a vigilare, ma ha fatto, purtroppo, solo da passacarte.

Ciò che era “mare, cultura e natura” è diventato – lo sostengo da anni – “variante, cemento e furberie“. Risultato? Abbiamo consumato territorio, in continuazione, senza contromisure adeguate. La responsabilità è di chi lo ha voluto, certo, dei tanti cittadini che si sono improvvisati costruttori, di quelli che hanno acquistato garage che hanno sistematicamente trasformato in cucine perché le case erano troppo piccole,  dei troppi che hanno fatto i furbi e di Cervellati che disse “ce lo chiede la città“.  Bella scusa.

Sono assolutamente corresponsabili – anche per la trasversalità che ha sempre riguardato l’urbanistica tra coop edilizie, studi professionali, quartieri ancora oggi noti come “dei Repubblicani“-  coloro che hanno finto di fare ricorso “sbagliando” Tar, cosa che non farebbe un praticante avvocato ma è successa a un noto professore. Coloro che hanno proposto osservazioni per costruire anziché alternative a quel disegno che dopo 30 anni vedeva la luce.

Se andiamo sott’acqua dopo aver costruito quello che era possibile – e in teoria non è finita – è quello che ci meritiamo. Recuperare il territorio perduto è impossibile, immaginare di fermarsi è una sfida, preparare un adeguato piano di protezione civile un’urgente necessità.

Puccini, ecco i quattro insediamenti. Attoni: “Niente case”

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Non c’è alcun rischio di edilizia residenziale, niente case, abbiamo escluso anche la multiproprietà. Era e resta un insediamento turistico ricettivo“. L’assessore all’urbanistica Sebastiano Attoni spiega le novità per l’area nota come “Puccini”. Illustra carte, progetti, dati e indica l’iter che si intende seguire.

Da questo spazio era stata chiesta chiarezza, lanciando anche una petizione on line.

Possiamo approvare anche in giunta questa proposta, si tratta di modifiche conformi alla destinazione e quindi non c’è bisogno di una variante. E’ mia intenzione, comunque, andare in Consiglio comunale e illustrare il percorso, con un atto di indirizzo”.

Ma cosa propone la proprietà rispetto alla previsione di piano regolatore? Un passo indietro, anzi due. Il primo è relativo alla vecchia convenzione, quella del piano del ’74. Nell’area erano previsti insediamenti residenziali per 500.000 metri cubi circa, su un’area di 17 ettari.

Il secondo è quanto previsto nell’attuale piano. Inizialmente era stata indicata interamente a verde l’area di fronte a Tor Caldara, la proprietà rilanciò chiedendo di poter costruire la metà della cubatura originaria, ma nella delibera di indirizzo al progettista Pierluigi Cervellati era scritto che lì – eventualmente – potevano andare solamente insediamenti turistici.

Così nelle osservazioni il Comune propose l’albergo con centro congressi, in cambio di 65 ettari di terreno necessari per il “Parco urbano” immaginato da Cervellati, una delle poche cose condivisibili di quella programmazione. I ricorsi della proprietà sono stati tutti bocciati. Quello che si può fare è solo un insediamento turistico-ricettivo, di 0,6 metri quadri per metro quadro, su un totale di 12 ettari, stabilendo un comparto comunque edificatorio e l’opportunità di valutare con il Comune i passi successivi.

Cosa che dieci anni dopo la proprietà ha fatto, indicando una soluzione che non prevede la costruzione nell’angolo in alto a destra – andando sull’Ardeatina verso Lavinio, per intenderci all’altezza dell’istituto di suore – ma trasformandola in quattro insediamenti diversi.

A parità di cubatura e destinazione – ribadisce l’assessore – E’ una proposta, l’abbiamo vista con il sindaco, chiesto modifiche, ci sono le tavole dei vincoli,  porteremo tutto a conoscenza e dopo la delibera manderemo comunque la pratica in Regione. Anzi, sarà possibile fare osservazioni da parte dei cittadini, pure se non dal punto di vista formale, ma siamo pronti a recepirle“.

Oltre a cedere il terreno al Comune (ma non subito), la proprietà o chi dovesse decidere l’investimento, dovrà realizzare anche le opere di urbanizzazione, compresa una strada di collegamento tra l’Ardeatina e lo stradone di Sant’Anastasio e ovviamente la tutela delle zone archeologiche.

Quattro le strutture da realizzare: un albergo di lusso con 300 camere, centro congressi, beauty farm ed eliporto; un borgo rurale nell’area dove attualmente si trova il casale; un villaggio turistico; una struttura per ragazzi e famiglie.  Previsti anche negozi e ristoranti.

La proprietà, è evidente, anziché tenere lì a vita un terreno inutile e inutilizzato, prova a “spacchettare” e vendere le diverse parti del progetto, una volta approvato dal Comune. Al quale basterà anche la cessione di un solo lotto, del resto, per avere in cambio i 65 ettari destinati al Parco urbano.

Area Puccini, Attoni: “Tutto secondo il piano regolatore”

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Il vecchio adagio recita che quando la foglia si muove, il vento tira. Così dopo la pubblicazione della prossima edificabilità nella zona “Puccini” l’assessore all’urbanistica Sebastiano Attoni conferma ma rassicura. L’edilizia residenziale, del resto, sarebbe stata improponibile per quanto accaduto fino a oggi.

Presenteremo alla maggioranza e poi in giunta il progetto che rispetta quanto previsto dal piano regolatore, non c’è un metro quadro di residenziale, ma solo strutture turistico ricettive“.

Le cubature, previste a ridosso dell’Ardeatina, sono spostate a monte, il vincolo archeologico esistente sull’area è ovviamente escluso dal progetto che stando alle prime indiscrezioni prevede quatto diversi “blocchi” con attività mirate a congressi, realtà giovanili e spazi per anziani.

Avremo i 60 ettari previsti, anche qualcosa in più – aggiunge l’assessore – ripeto che è tutto nel rispetto delle previsioni di piano“.

Meglio così. Aspettiamo di vedere i progetti.

Urbanistica, l’ultimo “sacco”. L’area Puccini verso l’edificabilità

L'area Puccini vista da google.maps

L’area Puccini vista da google.maps

Era stato l’allora capogruppo di Forza Italia, Luciano  Bruschini, a chiedere di cancellare la cosiddetta lottizzazione “Puccini” – nell’area di fronte a Tor Caldara – “salvo insediamenti turistici” ai tempi della redazione del piano regolatore. Una vicenda che si trascinava dagli anni ’60 e per la quale, nel frattempo, si è espresso anche il Consiglio di Stato in merito all’originaria ipotesi di costruzione.

La proprietà aveva provato a far rientrare dalla finestra quello che era uscito dalla porta, prima con una “osservazione” respinta dal Consiglio comunale e poi con un ricorso al Tar “infondato” secondo i giudici amministrativi e mai appellato.

Oggi la proprietà ci riprova ed è pronta una delibera per far entrare – a questo punto dalla porta principale – la proposta allora bocciata. Cosa ne pensa l’oggi sindaco Luciano Bruschini?

Un passo indietro, al piano regolatore di Cervellati: inizialmente l’area, in passato edificabile, era stata inserita completamente a verde nelle previsioni di piano e in sede di osservazioni era stata modificata con la possibilità del privato di realizzare un centro congressi in cambio della cessione al Comune di 60 ettari di fronte a Tor Caldara.

Lì si sarebbe realizzato il “parco urbano” immaginato da Cervellati. Allora quando si parlava di “central park” a quello ci si riferiva, salvo ripiegare in campagna elettorale sull’ospedale militare e poi accontentarsi solo di una porzione. Il piano che doveva essere “mare, cultura e natura” ma in questi anni è diventato “varianti, cemento e furberie” prevedeva per quell’area  “una soluzione ottimale, specie quando questo parco e definito da un territorio ancora integro qual è quello di Tor Caldara. E soprattutto quando questo parco -da definirsi, lo si ripete, urbano- ha possibilità di accesso e di percorso pedonale, ciclabile e ippico, specie nella zona ad ovest”. Così leggiamo nella relazione del progettista, il quale immaginava un accesso da piazzale Roma, una “porta” del parco, collegato fino alla riserva di Tor Caldara.

Era uno dei punti qualificanti del piano che, per il resto, ha fatto costruire troppo e calato sulla realtà di Anzio ancora di più. Lo dice chi proponeva, paradossalmente, di non mettere più un mattone.

L’osservazione della proprietà, invece, proponeva di edificare con un indice più basso del precedente in cambio di 46 ettari al Comune. Venne bocciata prima in consiglio comunale nel 2002, poi dal Tar nel 2008, viene riproposta oggi e l’assessore Sebastiano Attoni è pronto a portarla in discussione.

Gli ettari, a quanto sembra, sono 45 ma del centro congressi e dell’hotel non c’è traccia. Certo, non sarebbe remunerativo, non c’è stato lo sviluppo che si immaginava, ma i villini lo saranno? Non basta il record di invenduto su un territorio che secondo Cervellati si sarebbe regolato da solo e dove, invece, c’è stata la corsa selvaggia all’edificazione, c’è chi prova a costruire ancora.

Sarebbe l’ultimo “sacco“.   

Urbanistica, le voci sul nuovo mercato: attenzione ai terreni vincolati

Pierluigi Cervellati

Pierluigi Cervellati

Negli ambienti si parla di vere e proprie pressioni. La corsa è partita da un pezzo, d’altro canto sono trascorsi dieci anni e quegli espropri il Comune non li farà. Scuola e piazza a Colle Cocchino, per esempio? Ma quando mai. Lo stesso per gli altri interventi pubblici previsti dal piano regolatore firmato da Pierluigi Cervellati e del quale anziché mare, cultura e natura abbiamo visto varianti, cemento e furberie.

Per queste ultime rischiamo di assistere a un ulteriore mercato, con l’interesse – ma le certezze in questo campo sono sempre difficili e le prove, purtroppo, intangibili – di un importante personaggio politico di casa nostra. Diciamo uno che ha diversi interessi, in settori trasversali. A muoversi sono imprenditori a lui vicini.

Proprio una furberia no, diciamo l’offerta a Tizio – proprietario di un terreno con vincolo ovvero dove si dovrebbe realizzare un’opera pubblica – di acquistare quel lotto. L’utente della strada dice, in prima battuta,: “ma come è vincolato….” Vero, tanto che il prezzo per chi acquista è a dir poco un affare. “Tanto, caro Tizio, tu non puoi farci nulla. Anzi, ti offro anche qualcosa in più…” Lui non può farci nulla, ma…

Il terreno è vincolato, vero, ma sono trascorsi ben oltre i cinque anni entro i quali il Comune doveva “usare” quel vincolo. Cosa che non ha fatto e difficilmente farà. Così l’offerente compra, poi ricorre al Tar e dice che non avendo il Comune eseguito le opere che intendeva il vincolo è decaduto e lui può realizzare di fatto ciò che vuole.

Meglio, propone al Comune – dove intanto l’importante personaggio ha preparato la strada – un progetto e se lo fa approvare. Basta una perequazione e il gioco è fatto.

Voci, ripetiamo, ma come ci ricorda un vecchio adagio anziate “quando la foglia si muove il vento tira”. Per questo è bene che l’assessore all’urbanistica del Comune (esiste ancora, sì?) dica chiaramente quanti sono e cosa intende fare dei lotti dove sono previste opere al momento irrealizzabili e riporti all’approvazione quei vincoli. Oppure dica che pur in presenza di una vittoria del nuovo acquirente non passeranno mai progetti di ulteriori costruzioni. Insomma, faccia qualcosa. Di cemento ne abbiamo avuto fin troppo, anche l’opposizione sia vigile.

Nuovo intervento edilizio in centro, torna il caso delle altezze

Mancava una firma, è arrivata di recente. Non solo via Cupa, Bambinopoli e Villa Adriana, interventi edilizi in centro finiti a carte bollate, adesso anche un palazzo di sei piani tra via Risorgimento, via Fanciulla d’Anzio e via Luigi Mazza.

L’approvazione – dopo un’attesa durata a lungo – è arrivata con la firma del responsabile dell’urbanistica. Significa che è tutto a posto e si può procedere. Quello dell’intervento è uno spazio praticamente vuoto, dove si trova un palazzo ormai rudere, ma per il quale si ripropone l’annosa vicenda delle altezze.

Il piano regolatore è chiaro, per gli immobili al di sotto della ferrovia in caso di “demolizione e nuova costruzione” si può superare il limite dei 7,5 metri imposto al di sopra della linea ferroviaria. Una norma che è stata sviscerata anche nelle aule della giustizia amministrativa e che ha trovato ormai una sua definizione.

E’ chiaro che per gli spazi al di sotto della ferrovia si può derogare alle altezze e che la dicitura “e nuove costruzioni” riguarda anche lotti dove non c’era nulla da demolire. Quello che il Consiglio di Stato, semplificando, ha definito – decidendo per Villa Adriana – è che le altezze sono quelle di tutti i palazzi circostanti e non solo quelle ai lati.

Se per via Cupa c’era stato un “giro” di lotti e pareri, finito con la rinuncia a un piano del nuovo palazzo, Villa Adriana è rimasta al palo perché le altezze previste andranno riviste secondo le indicazioni del Consiglio di Stato e difficilmente l’investimento sarà remunerativo come si poteva immaginare inizialmente. Non dimentichiamoci, poi, che siamo in tempo di piena crisi. Per Bambinopoli, invece, dopo una lunga disputa che ha visto protagonista anche un comitato di cittadini, il Comune ha revocato la concessione. E’ in atto un contenzioso e si vedrà come andrà a finire.

Ora arriva il nuovo intervento edilizio (a due passi dallo stesso Bambinopoli) già contestato da alcuni residenti della zona che rivendicano, fra l’altro, il “diritto di veduta”. Anche la storia di Villa Adriana era iniziata così