Urbanistica, l’ultimo “sacco”. L’area Puccini verso l’edificabilità

L'area Puccini vista da google.maps

L’area Puccini vista da google.maps

Era stato l’allora capogruppo di Forza Italia, Luciano  Bruschini, a chiedere di cancellare la cosiddetta lottizzazione “Puccini” – nell’area di fronte a Tor Caldara – “salvo insediamenti turistici” ai tempi della redazione del piano regolatore. Una vicenda che si trascinava dagli anni ’60 e per la quale, nel frattempo, si è espresso anche il Consiglio di Stato in merito all’originaria ipotesi di costruzione.

La proprietà aveva provato a far rientrare dalla finestra quello che era uscito dalla porta, prima con una “osservazione” respinta dal Consiglio comunale e poi con un ricorso al Tar “infondato” secondo i giudici amministrativi e mai appellato.

Oggi la proprietà ci riprova ed è pronta una delibera per far entrare – a questo punto dalla porta principale – la proposta allora bocciata. Cosa ne pensa l’oggi sindaco Luciano Bruschini?

Un passo indietro, al piano regolatore di Cervellati: inizialmente l’area, in passato edificabile, era stata inserita completamente a verde nelle previsioni di piano e in sede di osservazioni era stata modificata con la possibilità del privato di realizzare un centro congressi in cambio della cessione al Comune di 60 ettari di fronte a Tor Caldara.

Lì si sarebbe realizzato il “parco urbano” immaginato da Cervellati. Allora quando si parlava di “central park” a quello ci si riferiva, salvo ripiegare in campagna elettorale sull’ospedale militare e poi accontentarsi solo di una porzione. Il piano che doveva essere “mare, cultura e natura” ma in questi anni è diventato “varianti, cemento e furberie” prevedeva per quell’area  “una soluzione ottimale, specie quando questo parco e definito da un territorio ancora integro qual è quello di Tor Caldara. E soprattutto quando questo parco -da definirsi, lo si ripete, urbano- ha possibilità di accesso e di percorso pedonale, ciclabile e ippico, specie nella zona ad ovest”. Così leggiamo nella relazione del progettista, il quale immaginava un accesso da piazzale Roma, una “porta” del parco, collegato fino alla riserva di Tor Caldara.

Era uno dei punti qualificanti del piano che, per il resto, ha fatto costruire troppo e calato sulla realtà di Anzio ancora di più. Lo dice chi proponeva, paradossalmente, di non mettere più un mattone.

L’osservazione della proprietà, invece, proponeva di edificare con un indice più basso del precedente in cambio di 46 ettari al Comune. Venne bocciata prima in consiglio comunale nel 2002, poi dal Tar nel 2008, viene riproposta oggi e l’assessore Sebastiano Attoni è pronto a portarla in discussione.

Gli ettari, a quanto sembra, sono 45 ma del centro congressi e dell’hotel non c’è traccia. Certo, non sarebbe remunerativo, non c’è stato lo sviluppo che si immaginava, ma i villini lo saranno? Non basta il record di invenduto su un territorio che secondo Cervellati si sarebbe regolato da solo e dove, invece, c’è stata la corsa selvaggia all’edificazione, c’è chi prova a costruire ancora.

Sarebbe l’ultimo “sacco“.   

Annunci

Una città diversa, almeno si apre il dibattito

365gt

C’è una città diversa. Che si afferma nel mondo attraverso persone che non hanno dimenticato le loro radici e che immagina un progetto perché sia viva 365 giorni l’anno. Sono cose lontane anni luce tra loro, l’affermazione professionale da un lato, una proposta politica dall’altro – con il tentativo di coinvolgere diverse realtà – ma dimostrano (ho preso solo le ultime due in ordine di tempo) che c’è altro in questa città.

Fabio Garzia, per fortuna, non è uno dei cosiddetti “cervelli in fuga”, anche se chissà quante volte avrà immaginato di abbandonare questi lidi. Ma resta. Per questioni familiari – che tengono molti di noi legati a questo posto – che se interpretate al meglio possono essere un punto di forza anziché di debolezza. Se i legami, uniti al concetto di “cittadinanza” che va oltre l’appartenenza politica, superano il semplice “cugì”, insomma.

E’ assurdo che a uno come Fabio, ad esempio, il Comune non abbia mai pensato nemmeno per una conferenza, quando si spacciano per scientifiche iniziative a dir poco singolari.

Andrea Mingiacchi è un po’ confusionario, con l’attività associativa di 00042 è diventato consigliere comunale ma Shingle è ormai una rassegna che piaccia o meno va avanti e supera le logiche localistiche. Salvo quando ottiene i soldi (pochi a dire il vero) dal Comune. E non basta dire “li danno a tutti”.  Se questa idea di 365 gt non fa la fine del centro polivalente e poi del teatro tenda (ogni tanto si “innamora” di una proposta…) e se esce dal circuito del finanziamento pubblico , forse qualcosa si può costruire davvero. O se non altro si può avviare un dibattito.

A chi ha organizzato l’evento ho mandato un paio di contributi. Uno è il testo realizzato in occasione del ventennale dal “Granchio” da Valeria Davolo con proposte pratiche di turismo sostenibile. L’altro è ciò che dissi in un convegno di Anzio futura – lì Mingiacchi è di casa, se non erro – ormai sette anni fa.

Contributi, appunto, e qui una raccomandazione: superiamo una volta per tutte il concetto del museo “mio”, l’associazione “sua”, l’evento “di” Tizio e quello “di” Caio. Immaginiamo una città in grado di vivere, davvero, sulla sua storia, le sue bellezze, le occasioni che ci ha dato la natura.

Dimostriamo che se una cosa buona disse il progettista del piano regolatore, Pierluigi Cervellati, ovvero che Anzio è mare, cultura e natura c’è qualcuno che è diverso da chi ci ha propinato cemento, varianti e furberie.