Puccini-Vignarola, un bel passo avanti ma guai a mollare

L’intervento del consigliere Ognibene

E’ un bel passo avanti quello della proposta di legge per tutelare l’area di Puccini-Vignarola. L’idea illustrata ieri mattina dal consigliere regionale Daniele Ognibene e fatta propria anche dal sindaco, Candido De Angelis, dice che esistono argomenti sui quali si può superare qualsiasi ostacolo.

La maggioranza che ha sostenuto De Angelis alle elezioni la pensava diversamente, va riconosciuto al sindaco che dopo aver fatto bocciare una mozione dei consiglieri di opposizione che impegnava la nuova amministrazione a revocare i “quattro cantoni”, ha mantenuto l’impegno assunto in campagna elettorale, stracciato la delibera dei predecessori e la previsione per l’area resta quella di piano regolatore. Cioè un albergo con centro congressi, in cambio del resto del terreno al Comune.

Il piano regolatore di Anzio, la “villettopoli” che vediamo, aveva alcune intuizioni e una era proprio il “Central park” (non quello dell’ex ospedale militare, sbandierato e lì rimasto) di fronte a Tor Caldara. Cosa fare del parco che nascerà? Una indicazione era già contenuta nella relazione del progettista del piano, Pierluigi Cervellati: “Senza scandalizzare nessuno. Un parco non deve essere di necessità pubblico. E’ indispensabile che possa essere visitato, frequentato, vissuto dalla comunità a cui appartiene di fatto e di diritto (…) Un parco deve avere caratteristiche precise per innescare un processo in cui il privato possa contribuire alla sua gestione e alla sua custodia. L’indotto che il parco promuove dev’essere a beneficio della comunità. D’accordo. Un parco all’interno di un territorio urbanizzato qual’è quello di Anzio, difficilmente potrà rimanere con le caratteristiche di natura quasi incontaminata come ha, per esempio Tor Caldara. Però un parco se non ha al suo interno percorsi, mete, piste per correre o per andare in bicicletta, galoppatoi ecc., non è un parco (urbano) ma un’area di riserva cui l’urbano non può accedervi. Un’area di riserva ambientale non può essere circondata da una miriade di costruzioni“. Tralasciamo l’affidamento al privato, un ente di gestione sarà comunque necessario (servirebbe anche per Tor Caldara, come qualcuno ha ricordato ieri siamo contro legge, ma ad Anzio è “normale”) così come confrontarsi su cosa vorremmo farne di quel parco. Come renderlo fruibile, ad esempio immaginando – la butto lì – un percorso ciclabile che dalla stazione di Villa Claudia conduca al suo interno, unito a uno che da quella di Padiglione porti a Lido dei Gigli. Idee non nuove, con i compianti Cosimo D’Andretta e Angela Liuccio, insieme ad alcuni dei presenti ieri all’iniziativa per la Vignarola, lo mettemmo nero su bianco quasi 30 anni fa in un programma elettorale avveniristico allora, attualissimo oggi. Non è mai troppo tardi, ma come ha ricordato giustamente Renzo Mastracci “la pelle dell’orso ancora non ce l’abbiamo“.

E allora, riconoscendo al Comitato il gran lavoro svolto, non abbassiamo la guardia: iter spedito in Regione, pungolo continuo al sindaco e alla maggioranza che guida la città, contrasto a ogni iniziativa del privato che ha presentato ricorso per i “quattro cantoni” . Se e quando potrà, realizzerà l’albergo. Intanto mettiamoci un parco davanti.

ps, qualcuno ieri faceva cenno al distributore di fronte a Tor Caldara. E’ una delle tante vicende del “sistema Anzio” e pensate, i giudici amministrativi hanno spedito gli atti in Procura (ma a Velletri tutto si ferma) e alla Corte dei Conti per il “comportamento ondivago del Comune“. Chi lo ha governato in questi anni, lo sappiamo.

Minacce, dopo la giornalista tocca all’ex consigliere. Il clima è questo…

Dall’amministrazione anziate si sono affrettati – e hanno fatto bene – a emettere l’ordinanza per bloccare i lavori al distributore di fronte Tor Caldara e a esprimere solidarietà a Linda Di Benedetto, la cronista aggredita dagli operai che lavoravano nel cantiere. Il timore – rispetto all’impianto di carburanti – è che si chiuda la stalla dopo che i buoi sono scappati. Sempre per la “singolarità della vicenda” e il “comportamento ondivago” che non chi scrive né chi solleva dubbi attraverso diversi strumenti fanno notare, ma il Consiglio di Stato. La magistratura amministrativa – è bene ricordarlo – su quanto accaduto in Comune rispetto a quell’impianto ha trasmesso gli atti in Procura e alla Corte dei Conti. Come si può leggere di seguito

Succederà nulla, ma almeno c’è chi un sospetto lo ha insinuato sulla procedura singolare con la quale si è arrivati ad autorizzarlo. Il resto lo faranno, dopo aver acquisito gli atti anche in questi giorni, i Carabinieri forestali che stanno indagando sulla vicenda.

Dalle minacce alla giornalista, però, siamo passati a quelle a un ex consigliere comunale che avrebbe avuto l’ardire di chiedere se gli attuali rappresentanti sono in regola o meno rispetto ai pagamenti dovuti all’Ente. Posi la questione al primo e unico consiglio comunale al quale ho preso parte, dopo le elezioni del 2018, feci un accesso agli atti al quale risposero come si può leggere qui sotto. Era il 26 novembre scorso.

Ebbene qualcosa deve essere cambiato se l’iniziativa di un ex consigliere, candidato nelle liste che hanno portato alla vittoria al primo turno l’attuale sindaco, ha scatenato ire tali che lo stesso sembra essersi rivolto al commissariato di polizia. Se non lo ha fatto, speriamo lo faccia. Perché è bene mettere un punto a questo clima.

E torno a quel Consiglio, perché siccome le parole sono importanti, ricordavo che questa maggioranza nasce su “un sistema che affonda le radici in prove muscolari che abbiamo visto anche nei seggi, nei toni letti nelle carte delle indagini“. Le tensioni delle quali abbiamo letto e leggiamo in questi giorni, certi accadimenti minimizzati da chi governa e l’ultimo episodio ne sono la conferma. Il clima, purtroppo, è questo.

Distributore a Tor Caldara, lavori sospesi: ora chiarezza

I lavori del distributore davanti a Tor Caldara sono stati sospesi con una ordinanza della quale dà notizia il Comune di Anzio. E’ accaduto dopo l’increscioso episodio di questa mattina.

Ne prendiamo atto, ribadendo che serve massima chiarezza perché quel procedimento ha avuto già un iter che i giudici del Consiglio di Stato definiscono “singolare” e inoltre è già costato alle casse del Comune – quindi dei cittadini – un debito fuori bilancio da 250.000 euro circa.

Se in Comune è accaduto altro rispetto alla presunta richiesta di “deviare” la falda, è bene che sia reso noto con trasparenza. “Ripartire dalle regole” come diceva il sindaco nel suo programma è condivisibile. Bisogna farlo, però.

Il distributore a Tor Caldara, la giornalista aggredita: basta!

I Carabinieri di fronte al distributore (foto dall’Eco del Litorale)

Sulla vicenda del distributore in fase di realizzazione di fronte alla riserva naturale di Tor Caldara si risveglia sui social un certo dibattito. E’ sacrosanto, anche se purtroppo temo servirà a poco. Quell’impresa è autorizzata, c’è una sentenza del Consiglio di Stato che le dà ragione, e quindi può procedere.

Quello che dice la sentenza e ciò che emerge di recente, invece, è un altro classico esempio del “sistema Anzio”. In questo spazio ho già reso noto che i giudici amministrativi – caso più unico che raro – hanno trasmesso gli atti alla Procura della Repubblica e alla Corte dei conti, sottolineando il comportamento “ondivago” del Comune di Anzio e la singolarità dell’intera vicenda. Che inizia nel 2003 e termina con il pagamento – nel 2018 – di un sostanzioso debito fuori bilancio. Chi fossero i sindaci lo sappiamo, così come sappiamo che indirettamente è coinvolto un ex assessore ed ex consigliere comunale di maggioranza, candidato anche alle ultime amministrative nella coalizione vincente.

A quanto accertato dal Consiglio di Stato si aggiungono le vicende di questi giorni, la notizia di una “frana” nei pressi del cantiere e quella di una deviazione della falda. L’assessore Fontana – che pure ha avuto qualche ruolo in questo ventennio di centro-destra – ci informa che sì una deviazione c’è stata e l’amministrazione si è attivata da tempo. Per fare?

Perché i lavori di quel distributore proseguono e sembra che l’impresa – ricordiamolo, con buone aderenze in maggioranza – avesse chiesto di poter deviare il corso d’acqua. Richiesta che in Comune o non è stata vista o è stata sottovalutata o si è lasciata nei cassetti facendo scattare – e speriamo vivamente di no – il cosiddetto silenzio-assenso.

Ebbene c’è chi a questa storia prova ad andare in fondo, come Linda Di Benedetto che mette grande passione nel raccontare le vicende di questo territorio e stamattina è stata aggredita verbalmente e cacciata dal cantiere, in presenza di forze dell’ordine, perché era lì per raccontare. Se capisco bene, in quel cantiere c’erano lavoratori che si allontanavano di corsa – forse perché irregolari – e altri che si sono permessi addirittura di chiedere i documenti alla giornalista, provando a sostituirsi alle forze di polizia.

E’ ora di dire basta!. Questa città sta tollerando fin troppo situazioni al limite della legalità, gente che in Comune strilla, sfascia e resta al suo posto, toni pesanti, pressioni su chi lavora, minacce nemmeno tanto velate in ogni occasione e che sommessamente ho ricordato in aula consiliare riferendomi – ad esempio – a quello che avvenne nei seggi poco meno di un anno fa. Il clima era ed è questo: irrespirabile. Esattamente come (e forse peggio) di quando c’era Bruschini a guidare la città.

E’ ora che almeno sul distributore di fronte a Tor Caldara per primi gli amministratori – sindaco in testa – facciano chiarezza e rivedano i passaggi effettuati, si verifichi la regolarità del cantiere, tutto ciò che è possibile fare scevri da vicinanze politiche o meno ma ripartendo da quelle regole che De Angelis aveva messo nel suo programma ben presto accantonato.

A Linda, infine, la massima solidarietà.

Tor Caldara e la scuola nel bosco, che succede?

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Un nastro bianco e rosso di quelli che si usano per segnalare un pericolo. I vetri che ricordi pieni di disegni dei bambini praticamente “cancellati“. Nella serra-aula qualcosa che ha poco a che fare con la didattica. Che succede a Tor Caldara? C’è ancora la “Scuola nel boscoinaugurata a maggio dello scorso anno?

Lo chiediamo all’assessore alle politiche ambientali e vice sindaco del Comune di Anzio, Patrizio Placidi,  alla sua collega che si occupa di istruzione, Laura Nolfi. Già che ci siamo anche al sindaco, Luciano Bruschini, che ricordiamo  firmare la convenzione allora con Fulco Pratesi del Wwf per la gestione della riserva, quando nel ’90 venne finalmente restituita alla città. Una battaglia vinta dai cittadini scesi in piazza in massa, dagli ambientalisti che ci hanno lasciato e in quell’area vengono ricordati, come Alfredo Cozzolino anzitutto, ma anche successivamente Cosimo D’Andretta e Angela Liucci.

Una battaglia che grazie alla legge regionale 50 del 1988, una delle poche cose buone fatte da Giorgio Pasetto per questo territorio, divenne realtà. Un luogo del quale i cittadini si riappropriarono andando a pulirla in memorabili giornate con le associazioni ambientaliste.

Una lunga ma necessaria premessa per ripetere la domanda: che succede con il progetto europeo della scuola fuori dalle mura? Perché quella che doveva essere un’aula, ristrutturata appositamente (dove ripararsi in caso di maltempo) oggi sembra di nuovo un posto abbandonato? Possibile che in questa città anche iniziative belle, condivise, all’avanguardia, debbano finire così?

Lo diciamo per capire, davvero, e perché circolano strane voci sulle quali l’amministrazione comunale ha il dovere di fare chiarezza. C’è chi avrebbe scoperto, per esempio, che c’è una fonte di acqua sulfurea (ma no?) fastidiosa per i bambini (!) oppure che la serra – dopo i lavori che qualcuno ha fatto eseguire e che altri hanno sicuramente dovuto in qualche modo approvare e/o verificare – non sarebbe a norma.

Può darsi eh… di solito in questo Comune la mano destra non sa quello che fa la sinistra, magari anche per questo è stato consentito a Checco Zalone di girare in quella serra più di qualche scena. Era a norma per “Quo vado“?

 

Vignarola-Puccini, un’alternativa da valutare

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L’area Puccini vista da google.maps

A proposito della difesa della Vignarola o area Puccini, arriva la proposta via facebook di un cittadino – Claudio Tondi – che è il caso di approfondire, verificando se esiste una possibilità del genere e qual è la strada procedurale da intraprendere per evitare che si realizzi la variante adottata dal Comune. La riporto anche di seguito:

Riguardo al destino della Vignarola mi chiedo se non sia opportuno mettere a frutto l’attuale impasse prodotta dal ricorso al TAR che consente di prender tempo prima che il cemento inizi a colare. Ebbene, rinunciando alla cessione dell’area alla città si disinnescherebbe la contropartita dell’edificazione. Che la tenuta resti privata ma suggerire,anzi proporre alla proprietà agevolazioni fiscali se nel 70% della superficie ci impianta attività agricole-didattiche-naturalistiche da visitare a pagamento, se allestisce e gestisce nel casale un “Museo di Tor Caldara/Vignarola” e sistema a parco, privato ma aperto gratuitamente al pubblico, il restante 30%. Senza stradoni,senza agglomerati edificati“.

Renzo Mastracci, che l’altra sera ha tenuto un intervento, ha le conoscenze tecnico-giuridiche per dire da subito se questa strada è percorribile, ad esempio. E se e come può diventare una proposta operativa sia per il privato, sia per il Comune a fronte di un piano regolatore vigente che prevede – comunque – la realizzazione di un albergo con centro congressi in quell’area.

Ignoriamo, invece, qual è il peso fiscale a carico della società attualmente e se un’agevolazione come quella ipotizzata può essere o meno appetibile o comunque a cosa va incontro il Comune – come potenziale danno – riducendo le imposte in quell’area. L’impressione è che il privato punti più a una decina di milioni di euro “cash” – tanto sembra otterrebbe dalla cessione su carta della variante – più che a gestire l’area, ma mai dire mai.

E’ comunque un’idea  e come tale merita di essere presa in considerazione, al Comitato non mancano mezzi e strumenti per farlo. Chissà che un’alternativa ai “quattro cantoni” possa esserci.

 

Area Puccini, da ieri siamo tutti un po’ “Sam”

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Bosco… casa… Gioia!” Chissà se la vicenda della Vignarola – o area Puccini –  finirà davvero come immagina il libro “Le avventure di Sam” presentato ieri sera in una sempre suggestiva passeggiata notturna a Tor Caldara con decine di persone presenti.

Di sicuro le parole di Vincenzo Picone, la ricostruzione dei luoghi tra il fiabesco e la realtà, le illustrazioni di Alessandro Barbone e la grafica di Fabiano Bortolami, danno il senso preciso della battaglia che sta conducendo il comitato La vignarola nel cuore“.

Vale la pena di acquistare questa fiaba per adulti e bambini, contribuire alle attività del comitato, capire quello che sta accadendo in un’area dove la parola fine il piano regolatore l’aveva scritta con un insediamento alberghiero e che oggi si è voluta trasformare in altro.

C’è un ricorso al  Tar pendente, la Regione Lazio ha chiesto ufficialmente spiegazioni al Comune sulla delibera adottata, l’assessore Sebastiano Attoni ha sempre detto che è tutto secondo il piano regolatore.

Poco più di un anno fa, da questo umile spazio, venne reso pubblico ciò che stava accadendo. Attoni fu subito disponibile al dialogo – è una caratteristica che gli va riconosciuta – e poi la pratica ha fatto il suo iter in Comune. Fino ad arrivare all’adozione.

Eravamo e restiamo dell’idea che se concedere una cubatura per albergo con centro congressi era servito a chiudere una vicenda che si trascinava da anni su quell’area, non si può far entrare dalla finestra ciò che è uscito dalla porta. Se e quando potrà realizzare l’albergo, l’imprenditore lo farà. Altrimenti resti pure tutto com’è.

Dopo aver letto la fiaba siamo tutti un po’ Sam e intanto ci teniamo stretta quella “Aria fetente” – come viene definita nel libro – di Tor Caldara. Molti di coloro che erano lì ieri sera si sono battuti, negli anni, per conquistarla, altri hanno scoperto la storia dell’ex campeggio. Per fortuna, almeno la riserva, nessuno può togliercela.

Area Puccini, Attoni: “Tutto secondo il piano regolatore”

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Il vecchio adagio recita che quando la foglia si muove, il vento tira. Così dopo la pubblicazione della prossima edificabilità nella zona “Puccini” l’assessore all’urbanistica Sebastiano Attoni conferma ma rassicura. L’edilizia residenziale, del resto, sarebbe stata improponibile per quanto accaduto fino a oggi.

Presenteremo alla maggioranza e poi in giunta il progetto che rispetta quanto previsto dal piano regolatore, non c’è un metro quadro di residenziale, ma solo strutture turistico ricettive“.

Le cubature, previste a ridosso dell’Ardeatina, sono spostate a monte, il vincolo archeologico esistente sull’area è ovviamente escluso dal progetto che stando alle prime indiscrezioni prevede quatto diversi “blocchi” con attività mirate a congressi, realtà giovanili e spazi per anziani.

Avremo i 60 ettari previsti, anche qualcosa in più – aggiunge l’assessore – ripeto che è tutto nel rispetto delle previsioni di piano“.

Meglio così. Aspettiamo di vedere i progetti.