Il “sold out” da paese, il modello della città

soldout

Ammettiamolo, Anzio ha avuto un boom di presenze. Non ci sono dati ufficiali, ma è bastato andare un poco in giro per rendersene conto. Questo fa gongolare chi ci amministra e, pensate, ha persino finalmente capito che si doveva investire in pubblicità sui media nazionali.

Ma le presenze, da sole, bastano? E cosa abbiamo offerto? Luciano Bruschini va ripetendo che questi risultati sono frutto del lavoro svolto, ignorando di aver mostrato una città sommersa dai rifiuti, per esempio.

Allora proviamo a fare qualche considerazione. Il paese si “accontenta“, fa una “stagione” buona, se ne va in letargo e spera che la prossima estate vada ancora bene così. La città guarda allo sviluppo tutto l’anno e al futuro.

Nelle varie proposte estive, ad esempio, quelle messe in piedi dal Museo archeologico sono da riproporre durante un periodo più lungo e con un investimento reale. Ma si deve scegliere, meno cose nazional-popolari e maggiore qualità. Magari all’inizio meno gente, ma di spessore diverso.

Quando più di qualcuno mi fa notare che da questo spazio si muovono esclusivamente critiche, invito sempre a leggere e poi provo – umilmente – a fornire le mie indicazioni. Questa è una. Diamo la cittadinanza onoraria a Maurizio Battista, presenza fissa a Villa Adele e gran professionista, ma l’anno prossimo spendiamo i soldi per altro.

La politica ha il dovere di immaginare un modello di città, mentre il paese si accontenta di aver fatto scoppiare un boom edilizio fine a se stesso e del quale pagheremo le conseguenze per decenni. Lo sviluppo immaginato dal centro-destra negli anni 2000 – e contrastato, purtroppo, con sterili “no” e osservazioni volte a ottenere più cubature dal centro-sinistra – ha fallito. Siamo al “sold out” delle costruzioni e invece, teoricamente, se ne possono realizzare ancora migliaia.  Ecco, forse chi dice che si critica e basta dovrebbe avere la bontà di rileggere queste pagine

Il “Mare, cultura e natura” di Cervellati, progettista del piano regolatore, si è trasformato in “Varianti, cemento e furberie” all’atto pratico e chi lo ha fatto si candida a guidare ancora la città, anzi se ne vanta.  Non solo, siccome ci dicevano che si sarebbero finalmente potuti costruire alberghi – non previsti dal precedente strumento urbanistico – si vuole fare altro di quello che andava realizzato nell’area “Puccini-La Vignarola” e uno che esiste, “La Bussola“, in pieno centro, sarà presto in parte trasformato in appartamenti.  Attenzione, non basta dire che non conviene fare hotel perché se siamo “sold out“…. Ma si vede che anche chi dovrebbe investire in quel settore ha le sue perplessità sul fatto che un albergo possa lavorare tutto l’anno, non 60-70 giorni, e non per questo dobbiamo accontentarlo con i “quattro cantoni” di fronte a Tor Caldara.

Eppure quel messaggio della relazione del progettista ha – avrebbe – ancora una sua valenza. Se la città, non il paese che si accontenta, pensasse a metterlo in pratica: bloccando il consumo di suolo, investendo su eventi internazionali e de-stagionalizzati, lasciando da parte gli amici degli amici, puntando sulla qualità.

Ecco, per chi si candida ad amministrare Anzio nel 2018 questo è un altro elemento di demarcazione fra la “politica” di casa nostra e #unaltracittà.

ps, per qualche giorno non vi tedierò, salvo casi clamorosi…

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