Spunti per il programma, il confronto sia su questo

Ho ribadito spesso, negli ultimi giorni, che come sono candidato a guidare la città allo stesso modo sono disposto a fare un passo indietro in nome dell’unità della coalizione di liste civiche e delle forze di centro-sinistra che stanno confrontandosi sulla definizione di un quadro politico e del programma amministrativo. Come ho detto e ripetuto, importante è dimostrare ai cittadini che non solo chi ha amministrato e vuole continuare a farlo ha fallito, ma avere una proposta alternativa seria, credibile e unitaria. A prescindere da chi sarà il candidato sindaco della coalizione. Per questo – dopo confronti con amici, conoscenti, persone che vivono altrove e che abbiamo sentito grazie a Skype, gente che con la politica locale non ha mai avuto niente a che fare e ha deciso di essere nel movimento civico #unaltracittà – abbiamo ritenuto di divulgare gli spunti per un programma. Sono quelli sui quali ci sarà il confronto. Altri campi non ci appartengono.

#unaltraprospettiva

Realizzare, non costruire perché di costruito c’è fin troppo. Stop al consumo di suolo e attività mirata alla riqualificazione ambientale come punto principale del programma amministrativo.

1) Revoca della variante “Puccini”

2) Revoca del piano del centro urbano.

3) Incentivi per il ripopolamento del centro legati a sgravi (fiscalità locale) per chi sceglie di risiedere; premi (eventuale cubatura, ovviamente limitata) per chi riqualifica, realizza ascensori e posti auto; premi (fiscalità locale) per chi realizza iniziative tipo B&B e albergo “diffuso”

3) Interventi legati alla legge di rigenerazione urbana

4) Studio di eventuale moratoria dell’applicazione del piano regolatore generale, da verificare perché esistono diritti acquisiti.

#unaltraprogettualità

Il Comune non può essere inteso come ufficio di collocamento per amici degli amici o portatori di voti, bensì come “motore” di iniziative che abbiano ricadute nel breve, medio e lungo periodo.

1) Porto: trattare con la Regione Lazio affinché sia parte attiva del progetto, liquidando se necessario il socio privato della Capo d’Anzio. Coinvolgere ove necessario l’Autorita di bacino che ha mezzi anche finanziari per la realizzazione dell’opera che veda come prioritaria la riqualificazione del bacino interno. Il mega progetto può attendere

2) Investire risorse sui punti di forza della città: mare, mare, mare…. da Nerone allo sbarco, dall’enogastronomia al turismo balneare, con eventi di respiro nazionale e internazionale.

Stop ai fondi a pioggia per manifestazioni di basso profilo, coinvolgimento di altre realtà – soprattutto riguardo allo sbarco – per un grande progetto europeo.

3) Immaginare l’ingresso in una Fondazione già esistente e di spessore per realizzare eventi in sinergia, verificando la possibilità di inserire il Paradiso sul Mare nel patrimonio della stessa Fondazione, in cambio della ristrutturazione dell’immobile e dell’uso garantito alla città.

#unaltramacchinamministrativa

Dove dipendenti, funzionari e dirigenti non abbiano il fiato sul collo della politica e i ruoli siano rispettati. Gli obiettivi da raggiungere ambiziosi e certi, la premialità sia legata ai risultati raggiunti.

1) Un sistema informatico unico, funzionale, che risolve i problemi dei cittadini.

2) Un ufficio relazioni con il pubblico aperto dalle 9 alle 18 come unico accesso per l’utenza, in grado di prendere in carico e risolvere le esigenze dalla carta d’identità alla pratica edilizia

3) Un ente in grado di fornire servizi senza passare per richieste di favori. Serviranno dirigenti, funzionari e dipendenti lineari, non “allineati” come pretenderebbe qualcuno

4) Un ente che prende “in carico” i cittadini bisognosi, li segue e li assiste senza distribuzione di fondi a pioggia ma con progetti di inserimento d’intesa con le realtà del terzo settore e utilizzando ogni possibile sistema di incentivo in cambio di servizi per la collettività

5) Un ente che grazie a un ufficio studi e programmazione conosce i dati, li analizza, interviene sulla base di questi, partecipa a bandi regionali, nazionali ed europei.

#unaltrapulizia

Riduzione della bolletta dei rifiuti, oggi tra le più alte in Italia, attraverso un sistema di raccolta differenziata efficiente e redditizia

1) Blocco della realizzazione di ulteriori impianti sul territorio

2) Verifica della riduzione della capacità di lavorazione dell’impianto autorizzato grazie alla volontà delle amministrazioni uscenti

3) Sgravi reali per chi differenzia, attraverso un sistema di “pesatura” del rifiuto, sistema già in atto in numerose città

4) Totale passaggio al solare e solare/termico degli edifici pubblici; sostegno del Comune – anche attraverso una centrale acquisti – ai cittadini che intendono passare all’energia solare e solare/termica

5) Adesione ai principi del manifesto “Territorio zero” e sua graduale applicazione nel tempo

#unaltratrasparenza

Perché la legalità – a partire dalle cose quotidiane – sia presidio universale.

1) Censimento del patrimonio pubblico, verifica della legittimità dell’occupazione/uso, piano di rientro per i morosi, schede on line sul sito del Comune; certezza attraverso bandi nell’assegnazione e utilizzo degli spazi.

2) Censimento della situazione delle scuole, verifica delle esigenze, programma di interventi a breve, medio e lungo periodo, schede on line sul sito del Comune

3) Disponibilità di spazi pubblici per la cittadinanza, a prezzo calmierato, per lo svolgimento di riunioni e/o incontri

4) Streaming delle sedute di consiglio comunale e commissioni consiliari, di qualità e senza interruzioni pubblicitarie

5) Partecipazione dei cittadini alla vita del Comune anche attraverso opportune modifiche allo Statuto

#unaltramobilità

Immaginare per il trasporto su gomma un sistema che si leghi al “nodo” della nuova autostrada Roma-Latina e allo svincolo Cisterna-Valmontone. Incentivare il trasporto su rotaia e tutto ciò che riguarda la mobilità sostenibile

1) Intesa con Regione Lazio e Trenitalia per la verifica di passaggi “express” per alcuni dei treni da e per Roma, con eliminazione di fermate intermedie (dopo quella di Anzio, solo Lavinio o Padiglione)

2) Parcheggi di scambio ovunque è possibile e incentivo all’uso di navette

3) Estensione dei progetti pedibus in tutti gli istituti scolastici

4) Nodi di scambio treno-bici con percorsi ciclabili che dalle stazioni conducono verso il mare o i parchi.

5) Immaginare – nel lungo periodo – a Padiglione un unico nodo di scambio ferroviario Anzio-Nettuno, con parcheggio multipiano, e riutilizzo della linea ferroviaria con mezzi più “leggeri” o in alternativa la riqualificazione della stessa sul modello della High Way di New York o della pista San Candido-Lienz, con la creazione di un parco urbano ciclabile e “snodi” verso i parchi e il mare

#unaltrasanità

Fatta di servizi sul territorio, presa in carico delle persone con fragilità, meno accessi impropri in ospedale e più prevenzione. Il Comune partecipa alla conferenza dei sindaci, in quella sede dovrà chiedere e ottenere

1) Garanzia dell’assistenza di qualità in fase di emergenza/urgenza

2) Servizi di prossimità per il cittadino affetto da patologie gravi e da patologie croniche

3) Attività di screening e prevenzione che parta dalle scuole elementari per le vicende legate all’alimentazione e arrivi fino alle patologie più serie

4) Realizzazione di servizi per post acuti e lungodegenza e/o Rsa pubblici

#unaltraccoglienza

In una città dove l’immigrazione sia vista come una risorsa e mai come un peso, sviluppando modelli di integrazione.

1) Analisi dei dati e verifiche delle esigenze sul territorio, interventi mirati ove necessario

2) Modelli di integrazione sulla falsariga di ciò che avviene già nelle scuole del territorio

3) Adesione allo “Sprar” per la gestione di eventuali richiedenti asilo

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Conoscere i dati per rispondere alle esigenze. Si parte da qui

Conoscere i dati, analizzarli, condividerli, fare politiche mirate sulla base di esigenze reali e non elettorali di qualche assessore o consigliere. Questa è #unaltracittà 

Se avremo l’onere di amministrare Anzio, partiremo dai dati per poter dare risposte certe. Da quelli statistici nazionali, ma soprattutto realizzando un ufficio studi e programmazione interno che valuti – quotidianamente – quello che accade sul territorio e quali esigenze emergono.
Un ufficio che, al tempo stesso, si occupi di ogni bando al quale può partecipare il Comune e sia dedicato esclusivamente a questo, in modo di recepire le risorse attraverso iniziative di finanza diverse da quelle utilizzate normalmente.
Di seguito i dati illustrati il 14 gennaio da Roberto Fantozzi che vi prego di citare se ritenete di usarli. Li trovate cliccando sul link seguente:   Anzio_Fantozzi_14_gennaio_2018
Da questa base si parte, con l’obiettivo di arrivare ai due spazi lasciati vuoti nell’ultima slide. Vorrà dire che avremo iniziato a realizzare #unaltracittà

ps: il confronto con Senigallia e Trani è voluto, riguarda città sul  mare che hanno dimensioni simili a quelle di Anzio.

Realizziamola insieme, senza urlare. Dai che è possibile

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È andata. Abbiamo provato a condividere un punto di partenza. Grazie a chi, questa mattina, è venuto a sentire quello che avevamo da dire. Grazie soprattutto ai tanti che, fuori dall’agone politico, hanno deciso di partecipare. #unaltracittà è questo, si rivolge a chi non si ritrova necessariamente in un partito, a chi è deluso dalla politica in generale, a chi aveva creduto in qualche altro progetto ed è rimasto a sua volta deluso, a chi cerca un’alternativa credibile.

L’ho detto concludendo il mio intervento, c’è un sistema che è fallito, imploso, del quale non interessano gli aspetti penali ma il modo di concepire la cosa pubblica. Un sistema al quale occorre rispondere insieme, unendo un’area troppo spesso divisa per motivi capziosi. Un sistema che ci aveva promesso mare, cultura e natura e ci ha regalato varianti, cemento e furberie.

L’ho detto e ripeto: se servo a questo sono a disposizione, se ci sarà chi riuscirà meglio di me a unire, sono a disposizione. Ho spiegato a chi ironizza sull’auto candidatura – mia o di Valerio Pollastrini con il quale troveremo un’intesa – che personalmente se volevo essere a capo di una lista di partito mi sarei messo in certe logiche 35 anni fa. Non l’ho fatto allora, non lo faccio adesso. E comunque quelle che vengono definite auto candidature, hanno dietro certamente più gente di chi va a prendere i simboli a Roma, appena escono, e continua a parlare in questa città – senza risultati – da ormai circa 50 anni. Rispetto per tutti, sia chiaro, ma non ci interessa fare presenza: vogliamo andare al ballottaggio e vincerlo.

Sulle basi elencate questa mattina: conoscenza dei dati (bello il lavoro di Roberto Fantozzi, grazie, a breve sarà condiviso), coinvolgimento dei cittadini durante e dopo la campagna elettorale (grazie Giuseppe Baratta) e certezze per chi deciderà di darci fiducia ma anche per chi non lo farà.

Come opporsi a chi ci ha governato per un ventennio? Con la qualità al posto della quantità, immaginando di dare risposte immediate che sono dovute: dalle buche ai rifiuti (per questi facendo pagare una bolletta inferiore rispetto a quella attuale) dall’urbanistica con la revoca dei “quattro cantoni” dell’area Puccini/Vignarola, alla revisione dello strumento del piano regolatore. Dicendo che sul porto la Capo d’Anzio ha fallito e che se vogliamo tenerlo in mani pubbliche abbiamo il dovere di andare alla Regione e chiedere che dell’opera si occupi l’Autorità portuale marittima che potrebbe iniziare domani mattina i lavori indispensabili per l’escavo, quindi per la sistemazione del bacino interno. E punto. Senza chiedere posti in consiglio d’amministrazione, ma solo pretendendo lavori fatti presto e bene. Ancora, la macchina amministrativa, le risposte da dare ai cittadini senza mettere il fiato sul collo a chi lavora, né pretendere che siano “allineati” come abbiamo letto in qualche carta giudiziaria o “in cassaforte”.

A proposito di vicende penali: ne risponde chi è accusato di aver commesso reati. Ci sono responsabilità politiche molto più gravi, quelle di averci portato in queste condizioni.

Ecco, non ci sarà spazio per accordi con chi ha alzato la mano a favore di questa maggioranza, con chi non si è ribellato a un leit motiv che è stato “lascia fa, chi te lo fa fa….”. Con chi è il passato e non può rappresentare il futuro.

E ci interessa che si riparta dalla legalità delle cose quotidiane: partiti che pagano le sedi, consiglieri comunali che non siano morosi, assunzioni con i titoli giusti. Sembra banale, non lo è affatto.

Poi serviranno, questo il passaggio fondamentale, le basi per dare risposte a medio e lungo termine che ci dicano dove vogliamo portare questa città, partendo dallo stop al consumo di suolo.

Quale modello di sviluppo dare, affinché si creino condizioni per favorire l’occupazione che non dovrà più essere quella della cooperativa di amici degli amici ma legata agli eventi che Anzio merita.  Sono stati illustrati i dati di Trani e Senigallia, città sul mare della stessa dimensione nostra: siamo pericolosamente verso la prima, puntiamo ad andare verso la seconda ma guardiamo anche a realtà come Ravello, il Salento, il Cilento, Forte dei Marmi, Viareggio…

Partendo dal mare, che oggi grazie all’ospitalità del Molo 5.63 abbiamo apprezzato in tutto il suo splendore. Dal mare che il sindaco di Pollica, Angelo Vassallo, barbaramente ucciso, definiva “il nostro petrolio”. Al mare è legato Nerone, è legato lo sbarco, sono legati i prodotti di eccellenza, l’enogastronomia.

Alcune idee su come valorizzare tutto questo, investendo in eventi internazionali, ci sono. Sullo sbarco, ad esempio, un grande progetto europeo che parta dalla Sicilia, passi per Salerno, ci porti ad Anzio e quindi a Roma liberata, coinvolga i cimiteri di guerra, arrivi alla Normandia e quindi all’Europa liberata.

Siamo impegnati, civicamente, da anni. Non abbiamo mai avuto ruoli in partiti o “fatto” politica come viene intesa dalle nostre parti. Non siamo contro la politica come tale, ma per una che abbia in mente dove vuole andare, non solo il potere fine a se stesso. Ho risposto anche a  quanti si domandano cosa ho da chiedere se non sarò candidato sindaco: nulla.

Chi è in questa avventura ci mette faccia e credibilità personale. Non abbiamo urlato – questa mattina – e non urleremo: sarà il modo per spiegare che anche così è possibile realizzare #unaltracittà. Insieme.

Per chi non c’era e vuole approfondire a questo link il video dell’evento di Angelo Pugliese, a questo il servizio di Gianfranco Compagno del Giornale del Lazio.

Realizziamola insieme. Vi aspetto domenica

molo563

È in programma domenica 14 gennaio alle 10, presso il Molo 5.63 di Anzio, piazzale Marinai d’Italia (parcheggio dietro al porto) l’incontro organizzato dal movimento #unaltracittà  sul tema “Realizziamola insieme”. Sono in programma due relazioni, un dibattito tra i partecipanti, gli interventi di Valerio Pollastrini e di chi scrive.

La prima relazione sarà di Roberto Fantozzi, sul tema: “Cosa è stato fatto, cosa possiamo fare. #unaltraprospettiva” e metterà a confronto dati socio-economici. La seconda, invece, di Giuseppe Baratta sul tema: “Coinvolgere, emozionare. #unaltracomunicazione” tratterà delle segnalazioni e della partecipazione dei cittadini alle scelte del Comune.

Condivideremo idee, non chiederemo voti. Non ancora almeno perché c’è un percorso che si sta portando avanti e sul quale intendiamo confrontarci. Rispetto alla mia dichiarata disponibilità, ribadisco il concetto che sono qui per cercare di unire, diversamente ho altro da fare. Tra me e Valerio Pollastrini c’è un’intesa e troveremo la quadratura del cerchio, ne sono certo, per avere un candidato sindaco unitario e in grado di arrivare al ballottaggio. Questa unità di intenti ha spiazzato più di qualche solone della politica di casa nostra, gente che sta lì da una vita, con risultati prossimi allo zero per Anzio ma spesso un sostegno concreto a chi ha governato. Mi spiace per loro, ma si cambia registro.

Realizzare, non costruire #unaltracittà perché di costruito c’è fin troppo. Questo sarà uno dei temi che affronteremo, dicendo stop al consumo di suolo e puntando alla riqualificazione ambientale come punto principale del programma amministrativo.

Realizzare…

#unaltra progettualità per lo sviluppo di Anzio, diverso e alternativo a quello di chi ha governato negli ultimi 20 anni e ci ha portato nelle condizioni in cui siamo. Il Comune non può essere inteso come ufficio di collocamento per amici degli amici o portatori di voti, bensì come “motore” di iniziative che abbiano ricadute nel breve, medio e soprattutto lungo periodo. Chiunque sarà sindaco dovrà tappare buche e raccogliere i rifiuti (facendo spendere meno di oggi), ma anche immaginare cosa sarà da qui ai prossimi 40 anni e quali ricadute in termini economico-sociali avranno le scelte fatte. Uno sviluppo che ruoti intorno al mare e alle sue risorse, che punti sulla qualità di eventi di respiro nazionale e internazionale

#unaltraccoglienza in una città dove l’immigrazione sia vista come una risorsa e mai come un peso, sviluppando modelli di integrazione.

#unaltramacchina amministrativa, dove dipendenti, funzionari e dirigenti non abbiano il fiato sul collo della politica e i ruoli siano rispettati. Un sistema informatico unico, funzionale, che risolve i problemi dei cittadini. Un ente nel quale deve essere bello lavorare e che sarà in grado di fornire servizi senza passare per richieste di favori. Serviranno dirigenti, funzionari e dipendenti lineari, non “allineati” come pretenderebbe qualcuno…

#unaltrasanità, fatta di servizi sul territorio, presa in carico delle persone con fragilità, meno accessi impropri in ospedale e più prevenzione

#unaltratrasparenza, perché la legalità – a partire dalle cose quotidiane – sia presidio universale.

Auguri a tutti, a cominciare dal sindaco Bruschini

 

charliebrown

Auguri di cuore a quanti seguono questo spazio, per primo a chi non condivide i racconti che faccio e che – voglio sottolinearlo – si basano sempre su documenti ufficiali in casi di cronaca o su idee approfondite quando si propongono alternative a chi guida la città.

Per questo comincio dal sindaco, il rappresentante di tutti noi, al quale mi lega una vecchia conoscenza e un rispetto per la persona mai venuto meno. Non condivido ciò che ha fatto e sta facendo, da ultimo auguri più “accorati” che  “sentiti” .

Mi spiace, ma non abbiamo visto nulla in questi anni e non ne vedremo in futuro, è la mia convinzione. Però è Natale e visto che piaccia o meno Bruschini rappresenta tutti noi cittadini – primi quelli che non l’hanno votato, a mio modestissimo parere – gli auguri partono da lui. Buon Natale, Luciano!

Poi si estendono a chi mi legge, a chi lo fa ma dice che non è vero, a chi sostiene le mie battaglie – che sono di una vita, il blog è un modo 3.0 di condurle – e a chi se la prende per quanto scrivo, a chi non condivide, a chi ogni tanto viene a curiosare, a chi ne ha solo sentito parlare.

Auguri  a chi vorrà essermi a fianco se avremo l’onore e l’onere di realizzare #unaltracittà. Sono certo che una “quadra” la troveremo, senza rincorrere vecchie liturgie di partito, e ci presenteremo uniti alla sfida per il Comune, indipendentemente da chi sarà il candidato sindaco. Io sono a disposizione, è noto, per esserlo o per fare un passo indietro. E lo resto per raccontare, cosa che faccio da una vita. Ah, se toccasse a me  questa impresa, userei lo stesso metodo: conoscere, capire, spiegare e farsi capire. Andare, vedere e raccontare: con passione e rigore.

#unaltracittà sarà più pulita, accogliente, solidale, trasparente, europea. Si spenderà meno per il servizio rifiuti e ci sarà maggiore attenzione verso eventi culturali di respiro internazionale. Non faremo promesse irrealizzabili o come cantava Guccini “cose vecchie con il vestito nuovo” (che poi così nuovo non è, anzi) ma diremo ai cittadini la verità. Con un modello che possa portare sviluppo per tutti e non “lavoretti” per pochi. Perché il Comune non è un ufficio di collocamento, ma può diventare un volano per garantire benessere se le cose funzionano.  Perché in Comune non servono dirigenti, funzionari o dipendenti che siano “allineati” ma lineari e che possano lavorare senza pressioni, per il bene di tutti. Perché dobbiamo immaginare Anzio nel 2058, mentre metteremo mano a un’ordinaria amministrazione che deve necessariamente cambiare passo, ai servizi quotidiani più efficienti ed efficaci.

Per chi è interessato, un primo appuntamento sarà il 14 gennaio, alle 10 del mattino, al Molo 5.63 di piazzale Marinai d’Italia.  Condivideremo idee, non chiederemo voti. Non ancora.

Ma torniamo agli auguri: i primi a chi, come me, immagina di scendere in campo per provare a cambiare le cose in questa città, da Valerio a Roberto, da Roberta a Natalino, da Candido a Manuela e a chi sarà l’esponente dei 5stelle, a quelli che verranno. Auguri a chi non riuscirò a vedere o sentire, ai tanti amici danneggiati da trasfusioni o emoderivati che lottano per avere giustizia e che mi hanno raccontato le loro storie, facendomi riscoprire il gusto di questo mestiere e trovare una dignità impareggiabile. A tutti coloro che grazie al libro e al documentario ho avuto modo di conoscere e apprezzare, instaurando un rapporto inimmaginabile. Alle mie fonti, ufficiali e soprattutto ufficiose. Agli amici del baseball, a quelli di una vita (Elvira per prima, si può dire senza che vi offendete?),  ai tanti con i quali sono passato dal virtuale al reale, a chi si è allontanato e forse così amico non era, a chi purtroppo non c’è più. Ai colleghi di questa straordinaria esperienza che è il Messaggero, a quelli che incontro ogni giorno e a quelli che so esserci sempre. A quelli del corso di Comunicazione scientifica e biomedica, una delle mie ultime sfide. Alla mia Lazio e a tutti i suoi tifosi, ne abbiamo sempre bisogno. Auguri a chi sta soffrendo, per mille motivi. A chi in questi giorni ci garantisce sicurezza e servizi sanitari.

Auguri ai familiari – anche se molti li vedo di persona eh… – e parenti vicini e lontani. A Sara che è in Spagna e ai Vlietstra’s in Canada. Ma soprattutto a Sabrina, Arianna e Gaia: la mia famiglia, l’impresa più  entusiasmante, bella e difficile che si possa affrontare. Buon Natale!

 

Candidato sindaco, ma non “per forza”. Alleiamoci

altracitta

Ho incontrato nel pomeriggio all’enoteca Del Gatto i colleghi giornalisti del territorio, rompendo gli indugi e indicando la mia candidatura a sindaco. Ho preso un po’ tutti di sorpresa, a cominciare da chi (e me ne scuso) aveva condiviso con me parte di questo percorso. L’ho fatto perché mentre noi – giustamente – diciamo che vengono prima i programmi, quello che vogliamo fare, poi eventualmente i candidati, altrove si “corre“. Gli avversari politici – forti anche del potere che gestiscono e attraverso il quale spesso comunicano – sono in campo da tempo e così mi è sembrato opportuno mettere un punto fermo.

Questo non vuol dire, come ho spiegato in altre occasioni, che se non sono il candidato salta tutto, anzi. Non devo esserlo “per forza“, però è ora di pensare a chi rappresenterà un cartello necessariamente alternativo a chi ci governa da un ventennio. Se il mio nome, spesso circolato a sproposito e a volte vilipeso da chi rappresenta le Istituzioni locali, serve a unire, eccolo. Se c’è un nome che mette insieme più del mio, ben venga.

Avrà a disposizione il sostegno, per quel poco che vale, del sottoscritto.

L’obiettivo? Arrivare al ballottaggio e vincerlo. Dimostrare che in questa città che ha votato e dato fiducia a un centro-destra che non la rappresenta più come prima e che sta facendo conti spietati al suo interno, c’è qualcosa di diverso e credibile. Che la Politica, sì la maiuscola è voluta, può ancora dire la sua. Nei confronti di chi l’ha intesa – nonostante i plebisciti di questi anni – con la p minuscola e di chi, invece, ha fatto dell’anti politica etero guidata da una srl il suo cavallo di battaglia. Posizioni rispettabilissime, sia chiaro, ma che non condivido.

Ho fatto una conferenza stampa senza claque – al contrario di chi è solito persino annunciarle in pompa magna – ma solo con i giornalisti, in uno dei luoghi di eccellenza di questa nostra amata Anzio. Ce ne sono altri, per fortuna, come sono certo che esistono persone di buona volontà che vanno al di là dell’appartenenza politica ma hanno fatto del loro impegno civico – più o meno visibile – una bandiera.

Alle ultime amministrative i candidati Bernardone, Pollastrini e Garzia hanno preso, insieme, i voti necessari per andare al ballottaggio. Perché non si fece un’alleanza è cosa per gli appassionati di dietrologie, qui si deve guardare avanti. Non fare oggi un’alleanza tra chi c’era allora e chi – invece – si è francamente scocciato di questo centro-destra, sarebbe un suicidio che non possiamo permetterci. Soprattutto non possiamo chiudere la porta in faccia a chi – non avendo governato – proviene da un’area moderata che risulta ancora essere la maggioranza ad Anzio.

Questo è lo spirito, alleiamoci e proviamoci. Sarò io il candidato? Eccomi. Toccherà ad altri? Eccomi. A patto che non ci sia chi ha governato finora e chi – vecchio e nuovo – ha sostenuto questa maggioranza, magari dopo averne dette di tutti i colori.

Di certo non  sarò candidato di “bandiera“, senza fare troppi giri non lo sarò da solo con una civica tanto per fare presenza, né esclusivamente per il Pd, come espressione di un partito che ho sempre criticato (molti lo sottolineano, è vero) ma che dal ’98 non ha responsabilità di governo in città. Al quale va riconosciuto, comunque, di avere messo in campo un rinnovamento – che sono certo non è solo anagrafico – con la scelta di Gabriele Federici segretario.

Un Comune non si occupa di ius soli, di fine vita, di testamento biologico. Sul fatto che un Comune deve tappare le buche e raccogliere i rifiuti, tenere le scuole aperte e offrire servizi efficienti siamo tutti d’accordo, è sul come che si fanno le differenze. E’ su queste che dovremo confrontarci ed essere più credibili di chi c’è stato finora. E’ sul modello di sviluppo alternativo a quello che ci ha portato varianti, cemento e furberie anziché mare cultura e natura che dovremo convincere i cittadini che è possibile #unaltracittà

Uno sviluppo – e basterebbe solo il mare, davvero – che ci porti ad Anzio del 2058, quando tanti di noi non ci saranno più, ma magari si sarà affermato un modello per il quale le scelte Politiche (una città lanciata a livello internazionale, per esempio) hanno creato sviluppo e non fatto del Comune un anomalo ufficio di collocamento.

Poi decideranno i cittadini, sempre sovrani. Ma abbiamo il dovere di provarci

 

 

A proposito di candidato sindaco. E scusate il ritardo

altra

Siamo ormai in una fase nella quale, come per il termine “presidente“, se andiamo in piazza e diciamo “sindaco” più di qualcuno si gira, sentendosi ormai investito come tale o almeno come candidato. Scusate il ritardo, aggiorno solo oggi questo spazio perché impegni di lavoro e studio, oltre che personali, mi hanno tenuto lontano. Lo faccio con una riflessione su quello che dovremmo provare a condividere prima di individuare il “sindaco“. E’ noto ai più che il mio nome circola, ripeto da tempo che sarei lusingato ma anche che non è questo il punto. Perché, prima, ce ne sono diversi.

Cosa vorremmo fare: dare un’amministrazione diversa a questa città, mettere in campo una proposta alternativa al modello di varianti, cemento e furberie che il centro-destra fintamente diviso (lo dimostrano gli ultimi accordi, De Angelis quattro anni fa aveva illuso molti…) ha messo in campo nel ventennio che parte dalla fine del 1998. Immaginare un modello di gestione alternativo a quello degli “amici degli amici“, che parta dalla legalità delle cose quotidiane. Mettere in campo un’idea di sviluppo che guardi alla sostenibilità e non al mattone, alla qualità degli eventi e non ai soldi a pioggia, al rilancio del nome della città, ai servizi moderni per i residenti e non, al coinvolgimento – serio – degli operatori, non solo locali, in un progetto che abbia la visione di Anzio del 2038 e del 2058 e non sia semplicemente quello di vincere le elezioni. Serve un programma, condiviso, su quanto si vuole realizzare a breve, medio e lungo termine e su quale visione della Anzio da qui a 40 anni abbiamo.

Con chi: sappiamo che non abbiamo alcuna intenzione di stare con quanti hanno condiviso il governo cittadino. Ma anche con chi – benché senza rilievi penali o con profili ancora da definire – è finito in situazioni che sono politicamente inaccettabili, al di là di quello che avviene nelle Procure e nei Tribunali. Nulla di personale – questo è chiaro –  ma la situazione nella quale ci hanno portato non è condivisibile. Da soli, però, non si va da nessuna parte. Se ne sono accorti anche esponenti del Pd che quattro anni fa – con ruoli diversi – forse non fecero gli sforzi necessari a chiudere un quadro che avrebbe scritto una storia diversa. Passato a parte, è evidente che si debba cercare di mettere insieme chi quattro anni fa era dalla parte di Ivano Bernardone, chi da quella di Valerio Pollastrini e chi da quella di Giovanni Garzia. Sapendo che non basta, per questo occorre guardare a realtà civiche e a chi – pur provenendo dal centro-destra e senza aver governato – si è rotto le scatole della staffetta Bruschini-De Angelis, Bruschini-De Angelis, ma soprattutto non ne condivide più i metodi. E non pensa affatto, come chi scrive e tanti altri, che la panacea possa essere quella di un movimento come il 5stelle che si affida ai “guru” e quando ha un eletto – com’è stato ad Anzio – non fa nemmeno opposizione

Perché: un’alleanza vasta, aperta a realtà civiche, basata sulle cose sulle quali la vediamo alla stessa maniera (e sono molte di più di quanto si possa immaginare) a prescindere dalla storia e dalla cultura personale, dall’appartenenza politica che pure molti hanno, di militanza in alcuni casi. C’è una città da provare a salvare, un centro-destra compatto che proverà a vincere al primo turno promettendo ancora la luna, si può provare a contrastarlo solo unendosi. Ripeto quello che ho detto in diversi incontri: dobbiamo tenere la città pulita, riparare le buche, tenere aperte le scuole in sicurezza, immaginare un modello di sviluppo alternativo. Ius soli, fine vita e altre questioni che potrebbero dividerci attengono a vicende nazionali, lasciamole ad altri.

Quando: Su cosa siamo d’accordo? Cominciamo da lì. Alle elezioni mancano 8-9 mesi, ci saranno prima politiche e regionali, ma i tempi per metterci intorno a un tavolo e vedere cosa ci unisce, quale modello di futuro condividiamo, sono maturi. Un tavolo programmatico, scevro da personalismi e da pregiudizi. Sappiamo chi non vogliamo, è evidente, dobbiamo fare in modo che intorno ci siano gli altri. Se e come andrà a finire, dipende da noi.

Come: ai cittadini andrà detta la verità, si dovrà spiegare che la situazione dell’ente è molto difficile (era De Angelis che quattro anni fa parlava di dissesto finanziario, la situazione non è che sia migliorata) e che un’alleanza e un sindaco non hanno la bacchetta magica ma possono proporre un modello diverso. Come si diceva nel breve, medio e lungo periodo. Servirà rovesciare il paradigma del “volemose bene” che ha fatto la fortuna – politica, si intende – di chi ci amministra. Si potrà fare solo rinunciando agli interessi particolari in favore di quelli generali. E’ una rivoluzione culturale che riguarda i cittadini, quelli che spesso preferiscono il favore al diritto. Nella certezza delle regole, per tutti, e nel loro rispetto, c’è la base per #unaltracittà

Chi scrive: ho detto e ripeto, fare il sindaco piacerebbe a tutti, ma candidarsi tanto per dire “io ci ho provato” o “io c’ero” ha poco senso. Farlo per una “testimonianza“, pure. Diverso è il discorso di costruire, prima, un programma e un’alleanza per come ho provato a delinearle sopra. La mia disponibilità è nota, soprattutto a fare non uno ma dieci passi indietro qualora si trovi una figura che mette d’accordo tutti e unisce una coalizione che deve puntare al ballottaggio per poi vincerlo. Tutto mi interessa, oggi, fuorché una poltrona. #iosonopronto e se servo a unire, bene, se non spetterà ad altri. Le cose da fare, per fortuna, non mi mancano.

Però non mi arrendo all’idea che si debba vedere questa città continuare nella sua agonia e che a darci le ricette per il futuro siano quelli che ci hanno ridotto nelle condizioni in cui siamo.

Il candidato, #unaltracittà: facciamo a capirci

altracitta

Aveva ragione la mia amica Giovanna, lo ripeto sempre: “Leggi e scrivi ma di politica non capisci un c....” Aveva ragione perché si fa presto a scatenare la tempesta nel bicchiere. Basta confermare un impegno, basta fare una dichiarazione ed ecco: non solo sei candidato sindaco (di chi?) ma la parola “alternativo” pronunciata alla collega Elisabetta Bonanni che ha ripreso un mio post su facebook crea delle difficoltà.

Ebbene già un anno fa, presentando l’idea di #unaltracittà avevo chiaro a chi fossi alternativo: a chi ha governato fino a oggi e chi lo ha sostenuto apertamente e non. Nella presentazione c’era un “muro” da abbattere, più chiaro di così….

Nelle dichiarazioni parlo di alternativo al Pd e mi viene giustamente fatto notare che è come se non li volessi. Niente di più sbagliato: ho ricordato, sempre un anno fa, che sono tra i fondatori, ho votato sempre alle primarie, immaginavo – come tanti – qualcosa di assolutamente diverso dalla guerra fra correnti. Ecco, a questa sono sicuramente alternativo. Avessi voluto, 35 anni fa davo retta a mio padre, andavo con gli allora “basisti” e forse avrei fatto “politica” magari con una poltroncina in Rai o qualche incarico. Non l’ho fatto allora, figuriamoci oggi.

E   sono in disaccordo – diciamo così – con  chi non è stato al governo (non ci sta da 20 anni, ricordiamolo) ma soprattutto nell’ultimo periodo sembra “annacquato” sulla gestione di Luciano Bruschini che pure aveva provato a incalzare sul bilancio, sulla legalità (allargando il fronte alle associazioni) sul patrimonio. Allora facciamo a capirci, non giochiamo al politichese, se mai ci sarà una candidatura la mia area di riferimento era e resta quella, ma non sono un potenziale candidato di “bandiera“. Se servo ad allargare l’orizzonte, bene, altrimenti avanti altri. Non si va in Paradiso per dispetto dei santi.

Scrivevo un anno fa: “Si poteva andare da un partito, fare un’alleanza con chi rappresenta la politica anziate e ci ha portato nella condizione in cui siamo. Si poteva cedere alle lusinghe di chi dice “io ho 1000 voti” e di chi promette di portare con sé “cinque-sei consiglieri“. Ma sì, ti metti a tavolino, fai i conti, speri che vada bene (a loro è andata benissimo, finora) prometti qualcosa che non manterrai, ma saresti solo il nome nuovo e spendibile per una vecchia classe politica e dirigente. Se poi il tuo nome servisse, come “bandiera” nel Pd, per passare dal 20% di Bernardone alle ultime amministrative al 22% perché sei un po’ più conosciuto cosa avresti fatto? Nulla. E se pure il Pd fosse parte di questo discorso – alla pari con altri – sai che dovresti temere i “dinosauri” che nel ’95 non confluirono su Mangili e nel ’98 mandarono a casa Mastracci consegnando definitivamente la città al centro-destra“. Ecco, alternativo a tutto questo. Ora è chiaro?

Poi sarà quello che verrà, certo che con un centro-destra unito le speranze sono poche, allora hai il dovere di allargare a chi non si piega alla staffetta De Angelis-Bruschini-De Angelis dopo la “guerra” di quattro anni fa. Di allargare a chi non vota, a chi non piace il “guru” che dirige i Grillini tra Genova e una Srl (e deciderà anche il candidato ad Anzio, non capisco di politica ma quando hai Ardea, Nettuno e Pomezia   devi provare il poker). Di allargare alle esperienze civiche di diversa estrazione. Perché in una città si deve pensare all’ordinario (buche, immondizia, servizi) in antitesi a quanto visto finora e a un modello di sviluppo diverso da quello che ci ha portato dove siamo (sostenibile, di qualità, immaginato per il breve, medio e lungo periodo). Si deve fare questo, non pensare  allo ius soli, al fine vita o cose del genere. Per quelle c’è il Parlamento.

Ecco, facciamo a capirci: il mio impegno in questo senso – da cittadino – c’era e c’è. Scrivevo sempre un anno fa: “(…)se riusciremo a mettere insieme chi vuole realmente cambiare le cose in questa città parleremo anche del candidato sindaco. Ma per farlo dobbiamo essere credibili e questo dipenderà  esclusivamente da noi (…)

#iosonopronto

Moderna, aperta, sostenibile… #iosonopronto

altracitta
E’ trascorso un anno esatto da quella presentazione, dall’idea di #unaltracittà, la “politica” di casa nostra  si è agitata molto, ha stretto e stracciato accordi, interpreta, ha certezze incrollabili (!?) pensa al voto e non alle condizioni nelle quali ha ridotto Anzio….
Lasciamola fare, serve altro: “Una città moderna, aperta, solidale, proiettata in Europa e nel mondo, dove lo sviluppo guardi alla sostenibilità e non al mattone, alla qualità degli eventi e non ad accontentare gli amici degli amici, ai servizi basati sulle esigenze dei cittadini – tutti – e non di pochi“.
Sono i primi e indispensabili punti di un programma. Confrontiamoci su quello. Per chi vuole starci #iosonopronto

Metodo diverso e nessun voto, fatevene una ragione. Auguri!

villa_sarsina_fronte_anzio

È vero, a Natale siamo soliti aspettarci dei regali. Una città diversa da quella che viviamo, però, nessuno ce la donerà. Non chi la sta governando con i metodi, ben presto appresi anche dagli ultimi arrivati, da Prima Repubblica. Non chi fa opposizione di lotta e di governo o chi prova a farla ma si ferma sempre sul più bello.

C’è una intera classe politica che ha fatto il suo tempo, è evidente, ma che è legittimamente al suo posto. È stata votata democraticamente dai cittadini di Anzio, tra i principali specialisti in lamentele che puntualmente si “dimenticano” nelle urne.

Costruire quella che insieme a qualche amico abbiamo immaginato come #unaltracittà non è e non può essere un regalo di Natale. Non piove dal cielo il cambiamento se non proviamo a realizzarlo da cittadini. Certo, è più facile seguire il politico di turno, provare a “infilarsi” in una situazione di potere, parlare con qualcuno che conta “a Roma”, essere in un partito e battersi con le liturgie – tipo quelle del Pd – per farsi garantire la candidatura. Ma cosa avremmo fatto di diverso? Nulla.

Il discorso, come ho avuto modo di dire, va rovesciato. Partiamo dalle cose che vorremmo fare e con chi, poi pensiamo al resto. Partiamo dalle idee, poi cerchiamo l’eventuale consenso. C’è chi fa i conti, nei bar della politica locale, con i “pacchetti” di voti, senza accorgersi che il mondo è cambiato. Già, la “po-li-ti-ca” quella di casa nostra che guarda al particolare, alla posizione di potere, non al futuro della città, annunciato a più riprese e rimasto sempre una chimera. Forse ha ragione, serviranno ancora quei 1000-2000 consensi dei quali si è sicuri per “accreditarsi” in qualche coalizione. E forse vinceranno ancora.

Ma quale sviluppo vogliamo dare ad Anzio? Basato su quale scelta – questa sì – politica? Come immaginiamo di ricostruire un’economia massacrata in ogni settore? Poniamoci queste domande, proviamo a costruire intorno una proposta, vediamo chi ci sta o meno. Solo dopo – al contrario di quello che ha sempre fatto la politica di casa nostra – si può immaginare di presentarsi al giudizio dei cittadini.

Qui, lo ribadisco, non c’è un voto, solo la voglia di cambiamento che passa attraverso concetti semplici: nessuna intesa possibile con chi ha portato la città a queste condizioni; un progetto fatto da cittadini, per i cittadini, senza aspettare le indicazioni di qualche “guru” da Genova o da una srl che fa firmare contratti per candidarsi; legalità assoluta, a partire dalle piccole cose per le quali il Comune deve dare l’esempio; un’idea di sviluppo senza mattone e sostenibile. Il rispetto per chi la pensa diversamente, non il facile dileggio.

Un percorso condiviso da chi vuole davvero – non per infingimento o peggio convenienza “po-li-ti-ca” – che questa classe dirigente vada a casa. Se riesce, bene, altrimenti  pazienza. È per l’ennesima volta nero su bianco, si parla di metodo e scelte diverse, non di candidati che a oggi sono inesistenti.Speriamo che quanti perdono il loro tempo intorno a questi ultimi se ne facciano una ragione.

Auguri, buon Natale!