Realizziamola insieme, senza urlare. Dai che è possibile

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È andata. Abbiamo provato a condividere un punto di partenza. Grazie a chi, questa mattina, è venuto a sentire quello che avevamo da dire. Grazie soprattutto ai tanti che, fuori dall’agone politico, hanno deciso di partecipare. #unaltracittà è questo, si rivolge a chi non si ritrova necessariamente in un partito, a chi è deluso dalla politica in generale, a chi aveva creduto in qualche altro progetto ed è rimasto a sua volta deluso, a chi cerca un’alternativa credibile.

L’ho detto concludendo il mio intervento, c’è un sistema che è fallito, imploso, del quale non interessano gli aspetti penali ma il modo di concepire la cosa pubblica. Un sistema al quale occorre rispondere insieme, unendo un’area troppo spesso divisa per motivi capziosi. Un sistema che ci aveva promesso mare, cultura e natura e ci ha regalato varianti, cemento e furberie.

L’ho detto e ripeto: se servo a questo sono a disposizione, se ci sarà chi riuscirà meglio di me a unire, sono a disposizione. Ho spiegato a chi ironizza sull’auto candidatura – mia o di Valerio Pollastrini con il quale troveremo un’intesa – che personalmente se volevo essere a capo di una lista di partito mi sarei messo in certe logiche 35 anni fa. Non l’ho fatto allora, non lo faccio adesso. E comunque quelle che vengono definite auto candidature, hanno dietro certamente più gente di chi va a prendere i simboli a Roma, appena escono, e continua a parlare in questa città – senza risultati – da ormai circa 50 anni. Rispetto per tutti, sia chiaro, ma non ci interessa fare presenza: vogliamo andare al ballottaggio e vincerlo.

Sulle basi elencate questa mattina: conoscenza dei dati (bello il lavoro di Roberto Fantozzi, grazie, a breve sarà condiviso), coinvolgimento dei cittadini durante e dopo la campagna elettorale (grazie Giuseppe Baratta) e certezze per chi deciderà di darci fiducia ma anche per chi non lo farà.

Come opporsi a chi ci ha governato per un ventennio? Con la qualità al posto della quantità, immaginando di dare risposte immediate che sono dovute: dalle buche ai rifiuti (per questi facendo pagare una bolletta inferiore rispetto a quella attuale) dall’urbanistica con la revoca dei “quattro cantoni” dell’area Puccini/Vignarola, alla revisione dello strumento del piano regolatore. Dicendo che sul porto la Capo d’Anzio ha fallito e che se vogliamo tenerlo in mani pubbliche abbiamo il dovere di andare alla Regione e chiedere che dell’opera si occupi l’Autorità portuale marittima che potrebbe iniziare domani mattina i lavori indispensabili per l’escavo, quindi per la sistemazione del bacino interno. E punto. Senza chiedere posti in consiglio d’amministrazione, ma solo pretendendo lavori fatti presto e bene. Ancora, la macchina amministrativa, le risposte da dare ai cittadini senza mettere il fiato sul collo a chi lavora, né pretendere che siano “allineati” come abbiamo letto in qualche carta giudiziaria o “in cassaforte”.

A proposito di vicende penali: ne risponde chi è accusato di aver commesso reati. Ci sono responsabilità politiche molto più gravi, quelle di averci portato in queste condizioni.

Ecco, non ci sarà spazio per accordi con chi ha alzato la mano a favore di questa maggioranza, con chi non si è ribellato a un leit motiv che è stato “lascia fa, chi te lo fa fa….”. Con chi è il passato e non può rappresentare il futuro.

E ci interessa che si riparta dalla legalità delle cose quotidiane: partiti che pagano le sedi, consiglieri comunali che non siano morosi, assunzioni con i titoli giusti. Sembra banale, non lo è affatto.

Poi serviranno, questo il passaggio fondamentale, le basi per dare risposte a medio e lungo termine che ci dicano dove vogliamo portare questa città, partendo dallo stop al consumo di suolo.

Quale modello di sviluppo dare, affinché si creino condizioni per favorire l’occupazione che non dovrà più essere quella della cooperativa di amici degli amici ma legata agli eventi che Anzio merita.  Sono stati illustrati i dati di Trani e Senigallia, città sul mare della stessa dimensione nostra: siamo pericolosamente verso la prima, puntiamo ad andare verso la seconda ma guardiamo anche a realtà come Ravello, il Salento, il Cilento, Forte dei Marmi, Viareggio…

Partendo dal mare, che oggi grazie all’ospitalità del Molo 5.63 abbiamo apprezzato in tutto il suo splendore. Dal mare che il sindaco di Pollica, Angelo Vassallo, barbaramente ucciso, definiva “il nostro petrolio”. Al mare è legato Nerone, è legato lo sbarco, sono legati i prodotti di eccellenza, l’enogastronomia.

Alcune idee su come valorizzare tutto questo, investendo in eventi internazionali, ci sono. Sullo sbarco, ad esempio, un grande progetto europeo che parta dalla Sicilia, passi per Salerno, ci porti ad Anzio e quindi a Roma liberata, coinvolga i cimiteri di guerra, arrivi alla Normandia e quindi all’Europa liberata.

Siamo impegnati, civicamente, da anni. Non abbiamo mai avuto ruoli in partiti o “fatto” politica come viene intesa dalle nostre parti. Non siamo contro la politica come tale, ma per una che abbia in mente dove vuole andare, non solo il potere fine a se stesso. Ho risposto anche a  quanti si domandano cosa ho da chiedere se non sarò candidato sindaco: nulla.

Chi è in questa avventura ci mette faccia e credibilità personale. Non abbiamo urlato – questa mattina – e non urleremo: sarà il modo per spiegare che anche così è possibile realizzare #unaltracittà. Insieme.

Per chi non c’era e vuole approfondire a questo link il video dell’evento di Angelo Pugliese, a questo il servizio di Gianfranco Compagno del Giornale del Lazio.

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