Il Consiglio, le dimissioni, l’alterco. Andiamo avanti

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Comincio dalla fine. A lavori dell’odierno Consiglio comunale conclusi, l’assessore Alberto Alessandroni si è avvicinato e ha iniziato a inveire verbalmente nei miei confronti. Avevo sollevato, durante il mio intervento, due questioni che lo riguardano: una direttamente, l’altra legata alla ormai famosa vicenda Falasche. Ha alzato la voce, l’ho invitato a non farlo, ci sono stati attimi di tensione. Poco dopo, davanti al sindaco, ho ribadito (come avevo detto in Consiglio) che non faccio questioni personali, ma di ruolo che si ricopre. E ho sottolineato che certi toni non vanno usati. Con me e con nessun altro. La vicenda che riguarda il Comune costretto a nominare un avvocato per difendersi da Alessandroni è risolta (e bastava dirlo in aula) quella del Falasche resta in piedi e Candido De Angelis si è impegnato in Consiglio comunale  a risolvere l’intera vicenda degli impianti sportivi. Sa che lo marcheremo stretto.

E qui torniamo all’inizio. Prendendo la parola – e confesso un po’ di emozione, benché celata – ho ammesso la sconfitta, mi sono assunto le responsabilità (con il senno di poi, ho commesso degli errori) e ho informato il consesso, quindi la città, che nei prossimi giorni rassegnerò le dimissioni. Era un impegno preso (trovate qui volendo le ragioni), c’è una questione di inopportunità non di incompatibilità formale,  è una parola mantenuta. Non è da tutti. Ho anche detto che non significa abdicare, l’impegno di una vita prosegue, con chi ha condiviso l’esperienza elettorale stiamo mettendo in piedi una “squadra” che continuerà a lavorare, De Angelis avrà l’opposizione che non gli darà tregua su regole, legalità, ambiente, bilancio e che non dirà semplicemente no, si farà eventualmente dire di no a delle proposte.

Oggi, come primo atto, io e Anna Marracino abbiamo presentato una mozione,  condivisa da Luca Brignone, Roberto Palomba, Rita Pollastrini, Maria Teresa Russo e Alessio Guain, affinché venga revocata la delibera della variante “Puccini“, nota anche come “Vignarola“. Il prossimo consiglio comunale dovrà votare, dando mandato a sindaco e giunta di provvedere. De Angelis si è impegnato a farlo, lì torneranno le previsioni di piano ovvero albergo e centro congressi se e quando potranno realizzarli.

Su proposta di Roberto Palomba, poi, è stata presentata una mozione dall’intera opposizione sui lavori a Casello 45, anche qui c’è stato l’impegno di De Angelis. Iniziative che dicono come insieme, sui temi, l’opposizione può lavorare. Brignone ci ha invitato a coordinarci, oggi era la prima uscita, sono certo che in futuro lo faremo.

A De Angelis ho sottolineato che avrà pure rinnovato, come voleva, buona parte del Consiglio e della Giunta, ma che la coalizione della quale ha preso 200 voti in meno ed è stata determinante per la sua vittoria, affonda le radici in Malasuerte, Evergreen, Touchdown, le proroghe alle cooperative. Non interessano le responsabilità penali, ma il sistema che emerge da quelle carte è chiaro, i metodi usati, e ora è il sindaco a dover dimostrare discontinuità. Ha detto che riparte dalle regole, ha scelto come dirigente uno che non sembra avere i titoli a posto e sul quale sono in corso accertamenti della Corte dei conti, deve intervenire sugli impianti sportivi, le sedi di partito. Non deve cercare, come chi è citato in quelle indagini, dirigenti e funzionari allineati ma lineari. Ha parlato di posta che non arriva, omettendo che forse la gara per quel servizio non è stata il massimo. Di crediti da riscuotere, dimenticando che fino a ieri era maggioranza. Gli ho detto di fare attenzione ai lavori per l’ex commissariato, ai debiti fuori bilancio per la nota storia della Bandiera blu (si può leggere qui) di evitare affidamenti sotto soglia sistematici, emergenze volute per fare squadre volanti nel settore ambiente, fatture “numero 1” ad associazioni di amici degli amici.

Per quello che ci riguarda le proposte che erano nel programma, proveremo a condividerle e realizzarle. In campagna elettorale avevo assunto un impegno con un’associazione di disagiati mentali e nei prossimi giorni verificherò quale dei beni confiscati al Comune può essere messo a disposizione per una residenza destinata a questi ragazzi da reinserire. Sarà, forse, la prima cosa sulla quale l’amministrazione ci dirà sì.

Per il resto auguri a De Angelis, auguri alla giunta, ai consiglieri tutti. Auguri ad Anzio. Io non sparisco, state tranquilli.

 

 

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Ciao Sergio, grazie. Mantenesti la parola data

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Sergio Borrelli

Aho, guarda che se prendo un impegno lo mantengo“. Poteva lasciar perdere, il giudice aveva proposto l’archiviazione della denuncia che avevo presentato nei suoi confronti per l’infelice uscita sull'”infame“, riferita al sottoscritto e pronunciata in Consiglio comunale. Invece Sergio Borrelli, presidente nell’ultimo ventennio della nostra assemblea civica, mantenne la parola data.

Voglio ricordarlo, oggi che ci ha lasciati, partendo da questo aneddoto. In politica è difficile, è noto, che qualcuno rispetti gli impegni. Invece lui – uomo della Prima Repubblica, persona per bene – andò lì e prima di iniziare fece le scuse concordate.

Ero arrivato a presentare denuncia perché in una precedente seduta si era superato il limite. Altri consiglieri avevano già provveduto, lui tentennava, mi spiegò che non ce l’aveva con me, che rispettava il mio lavoro e che  qualche “infame” voleva sfruttare politicamente quella vicenda dei morosi (mai chiarita, peraltro). Anzi, era convinto di sapere chi mi avesse dato la notizia, gli dissi che sbagliava come in effetti era. Ma l’iter era partito, concordammo le scuse e il ritiro della querela, ma con una solerzia senza eguali il magistrato propose l’archiviazione. Velletri sa sempre stupire, del resto… Sergio poteva persino contro denunciare, invece andò lì e spiegò.

Andai a stringergli la mano, subito dopo. Lo conoscevo da tempo, ero ragazzino e lui era già in Comune. Con lui se ne va un modo di interpretare la politica che – come ricordava nelle sue parole di chiarimento – non ho mai condiviso. Però ci siamo rispettati. E chiariti in quella occasione.

Borrelli in questa città è stato tutto, da assessore a presidente del consiglio comunale, da presidente dell’allora comitato di gestione della Usl Rm35 a consigliere all’acquedotto di Carano. Dai tempi della Dc in poi ha attraversato la vita politico-amministrativa sempre da protagonista.  Con risultati che fatico a vedere, per i cittadini, ma questo è un aspetto che in un momento del genere passa in secondo piano.

Non sono mai stato tenero con lui, da ultimo alla guida del Consiglio comunale (dai giornalisti identificati ai regolamenti interpretati a soggetto), non la pensavamo alla stessa maniera sullo sviluppo della città, ma gli riconosco di essere stato leale.  Non è da tutti.

Ciao Sergio, grazie. E un abbraccio ai tuoi familiari

 

 

 

Falasche e non solo, ecco il rugby. Si vada in Consiglio

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Nell’estate del “sold out” basato, per adesso, sulle sensazioni e sulla gente che in realtà vediamo in giro, sembra finire nel dimenticatoio una vicenda che è, invece, il vaso di Pandora. Quella degli impianti sportivi. Da questo umile spazio – e da altri media – è uscita fuori la storia del Falasche ancora irrisolta: la società che fa riferimento all’assessore Alberto Alessandroni non ha restituito il dovuto al Comune e su quell’impianto è stata commessa più di qualche irregolarità. La Finanza ha tirato fuori – dopo le perplessità emerse negli anni in Consiglio comunale, espresse dai cittadini e riprese dalla stampa – la vicenda del Deportivo, sequestrando il club annesso alla piscina. Adesso, dopo un ricorso al Tar perduto, l’Anzio Rugby chiede l’accesso agli atti sull’impianto del centro sportivo. La notizia è stata ripresa da diversi siti locali e il comunicato della società si può scaricare per intero nel documento seguente (camporugby)  Qui interessa poco chi abbia ragione o meno, di sicuro qualcosa non quadra.

Come si va ripetendo da tempo, sul patrimonio pubblico sono stati spesso costruiti consensi e fortune politiche. Non è questione di persone, sia chiaro, ma chi amministra ha (avrebbe) il dovere di dare l’esempio e questo troppo spesso non è avvenuto.

C’è chi si diverte a dire,   basandosi sui “sentito dire” che tanto piacciono nei bar della politica di casa nostra, che da questo spazio si rompono le scatole e basta: “Facile criticare sempre“. Non è così, ma per capirlo bisognerebbe leggere. Sugli impianti, ad esempio, l’amministrazione non ha mai raccolto la sfida di rendere pubbliche le schede – ammesso esistano – di ciascuna struttura: affidata a chi, a quali costi, con quali opere ottenute in cambio e via discorrendo

Ora andiamo oltre: data la situazione disastrosa di questo settore,  acuita da anni di noncuranza, mancati controlli, “complicità” politiche di vario genere, siamo arrivati alla scadenza delle principali convenzioni. L’idea, prima di mettere tutto a bando, è quella di andare in Consiglio comunale e dire, una volta per tutte, qual è la situazione impianto per impianto. Solo allora, con il benestare dell’assemblea civica, decidere che si possa dare una minima proroga a chi gestisce attualmente, ma solo se in regola con i pagamenti. Si affronti la questione pubblicamente, senza sotterfugi, senza piaceri di sorta a questo o quel potenziale grande elettore, a maggior ragione in campagna elettorale. Se andranno date proroghe, dovrà avvenire alla luce del sole e con un preciso mandato. Si vada in Consiglio, faccia iscrivere un punto all’ordine del giorno l’amministrazione o si trovino – tra opposizione (!?) e maggioranza – le cinque firme necessarie.

Sarà chi governerà nel 2018, poi  – chiunque andrà alla guida di Anzio – a dettare le nuove regole e a procedere alle assegnazioni in base a quelle.

Certo, rivincesse il centro-destra attuale e chi lo sostiene o è pronto ad allearsi,  cambierebbe poco. Sono cresciuti e si sono moltiplicati girandosi altrove e favorendo gli amici degli amici, “garantendo” ora Tizio ora Caio. Con #unaltracittà le regole sarebbero uguali per tutti, le assegnazioni trasparenti e gli unici a dover essere “garantiti” sarebbero i cittadini.

Insulti, brutte parole e pessime azioni. Una deriva pericolosa

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La deriva è palese e temo andrà sempre peggio con l’avvicinarsi della campagna elettorale. Deriva in consiglio comunale, deriva nella città e sui social network divenuti “sfogatoio” per molti – e dietro una tastiera – più che pubblica piazza di confronto.

Nel giorno del “buffoni” urlato in consiglio comunale il presidente di quell’assemblea si è lasciato sfuggire la parola handicappato riferendosi alla pratica di un cittadino. Voleva forse far capire il concetto ma non è il caso … Ora non vi affrettate dire che ha una certa età, lo sappiamo, e che voleva intendere altro,  lo immaginiamo. Diciamo che non è nuovo a uscite inopportune e aggiunge questa alle tante altre.
D’altronde se in quella sede si è permesso di interrompere i lavori con veemenza e senza conseguenza alcuna, se si può accedere in emiciclo senza rispettare regole, cosa possiamo aspettarci? Semplice, il “vaffa” che Gianfranco Tontini riserva a un suo alleato in quella stessa seduta. Non è forse la città dove il sindaco dà degli “imbecilli locali” a chi osa sollevare dei problemi?

Ricordo la sorta di “processo” al quale fui sottoposto per la definizione di “sgarrupato” del Consiglio comunale di Anzio. Feci pubblica ammenda (mentre aspetto ancora di sapere chi sono i morosi e chi non) per aver utilizzato forse un termine troppo colorito nei confronti di un’Istituzione. Con le parole ci lavoro, ogni giorno, e so cosa vuol dire. Faccio attenzione, provo a spiegare e mai a offendere.

Per questo è  brutta la deriva, bruttissima, perché il confronto civile e il rispetto sono venuti meno e l’aggressione è quotidiana a chiunque non la pensi alla stessa maniera. E’ noto che non mi sono simpatici Beppe Grillo e molti dei suoi adepti, ma come ho fatto pubblicamente ieri ribadisco qui la totale solidarietà a Marco Cesarini del Movimento 5stelle di Anzio. Su facebook si discute, si prova il confronto, ma arrivare a mettere in mezzo credendo di fare chissà quale “scoop” l’auto parcheggiata sul posto per disabili…. Marco ha diritto a quel posto e chi ha messo quella foto è quantomeno un incivile. Vigliacco, per giunta, perché il post è di un profilo che palesemente sembra inventato.  No, non ci siamo, non si può continuare in questa maniera. Chi fa ciò è indifendibile e lo sarà chiunque metterà in campo argomenti personali e familiari, evidentemente non avendone altri.

Poi i 5stelle usano spesso affermazioni a dir poco colorite, in particolare nei confronti dei giornalisti, ma nulla giustifica il clima che si respira in questo territorio e tanto meno il fatto di mettere in mezzo vicende legate alla sfera familiare. Solo perché i grillini potrebbero vincere le elezioni? Eh no….

Sarebbe altra cosa, invece, parlare di sviluppo della città, di programmi, di progetti, scontrarsi civilmente tra posizioni diverse, essere per qualcosa e non necessariamente contro qualcuno. Rispondere agli argomenti posti, anziché ribattere semplicemente “perché voi….” o “quella volta che…“. Non succede e, temo, non succederà se il clima resterà questo e se a partire dal Consiglio comunale si offrono certi spettacoli.

Ma abbiamo il dovere di provare a fare qualcosa di diverso, perché questa deriva oltre a non piacere rischia di diventare pericolosa.

Sgarrupato sarà un errore, ma spiegate. E non sono candidato

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Ammettiamo che “sgarrupato” è offensivo. Avrei dovuto scrivere che conclude poco in termini di risultati per la città e non si sarebbe risentito nessuno. E forse si sarebbe parlato delle lettere spedite dall’Ufficio tributi e non di un giornalista che riporta notizie e oggi a maggior ragione pensa a tutto – ne possono stare certi – fuorché a candidarsi.

Comunque chiedo scusa a chiunque si sia sentito offeso per lo “sgarrupato”, riflettendoci meglio me la sono presa con una intera Istituzione – compreso chi è in regola con i pagamenti – e non è giusto. Era e resta un termine “colorito” per definire la situazione della città, sotto gli occhi di tutti, e non una offesa al Consiglio comunale. Chiedo scusa, come fece – è giusto ricordarlo – Paride Tulli dopo la bestemmia in aula ricordata in questo spazio nella serie di esempi di “offese” che non avevano portato, negli anni, ad alcuna levata di scudi.

Detto questo, però, stiamo ai fatti: esistono le 16 lettere dell’Ufficio politiche delle entrate? Sì.

E’ scritto lì che se i destinatari non pagano entro dieci giorni decadono ai sensi dell’articolo 63 del decreto legislativo 267/2000? Sì

Il totale, tra consiglieri direttamente e società a loro collegate arriva a circa 400.000 euro? Sì.

E’ su questo che servirebbero risposte non al sottoscritto, ma alla città. Perché è vero, come dice Gianfranco Tontini, che tutti possiamo dimenticare di pagare qualcosa. Era nelle premesse di ogni riferimento a questa storia, ma cosa succederebbe se tutti – il 15 novembre – dimenticassimo di pagare la Tari? Cerchiamo di riportare le cose ai fatti, quindi, è su quelli che si deve chiarire.

Per il resto il dibattito – inutile, a parere di chi scrive – nel consiglio comunale del 5 novembre, ha offerto altri spunti.

E’ stato violato un segreto d’ufficio? No, perché la lettera è stata fatta vedere a chi scrive da uno degli interessati.

E’ stata violata la privacy? No, perché non c’erano nomi di alcuni, chiesti agli uffici che vedranno se indicarli o meno.

Ha sbagliato l’ufficio a spedire quelle lettere, indicando la decadenza? E’ possibile, da quanto sentiamo e leggiamo, di certo la Cassazione  parla di cartelle di pagamento e non di avvisi come quelli che però ci sono e restano una notizia.Ha sbagliato a coinvolgere le società? Si accerti in Comune.

Non si poteva fare o c’è un complotto degli uffici? Si accerti…

E’ stato così anche in passato, come ha detto il sindaco? Allora qualcuno, forse, incompatibile lo era prima….

Di più: quelle cifre, come le altre relative a lettere che sarebbero state inviate “a 30.000 cittadini” come è stato detto in Consiglio comunale (possibile se i contribuenti sono 39.000, la lettere ha lo stesso tenore o è una ingiunzione?), sono nei residui? E ci possiamo fidare, a questo punto, di quei residui e degli accertamenti di quell’ufficio?

Resta il fatto che a “sgarrupato” – e chiedo ancora venia – si è risposto con accuse pesantissime e ingiustificate, partendo dal presupposto (errato) che io sia il candidato prossimo venturo. Ho detto e ripeto che non è così e ne ho spiegato il motivo, stiano tranquilli anche quelli che immaginando la candidatura venivano a proporre – dall’attuale maggioranza – liste già pronte e dopo il “no, grazie” hanno usato termini poco appropriati in questa triste vicenda. Ecco, rispetto a certa politica – che dalle nostre parti è trasversale – io preferisco tenermi la libertà di espressione. Come ho fatto sempre, al di là delle mie convinzioni ben note e che oggi tanto scandalizzano, mentre c’è chi non s’è mai occupato di ben altre tessere, incarichi e incompatibilità.

Per questo, citando l’immenso Pierangelo Bertoli  “le masturbazioni cerebrali, le lascio a chi è maturo al punto giusto”.

Per questo, prima di parlare di “pseudo giornalista” di “arricchimenti”, di usare “strumentalizzazioni” e “generalizzazioni” ma soprattutto il termine “infame” da parte del massimo rappresentante istituzionale in quel consesso, sarebbe il caso di rispondere sul problema sollevato dall’Ufficio tributi e divenute di pubblico dominio – è questo che non si doveva sapere… – com’è giusto che fosse. E preoccuparsi più di una città che di tutto ha bisogno, fuorché di storie come questa.

Infame, che brutto aggettivo…. I messaggi di solidarietà

Dico subito grazie a tutti.

Mentre c’è chi prova a fare l’interpretazione autentica delle dure parole del presidente del consiglio comunale di Anzio, Sergio Borrelli, sull’ormai nota vicenda che ha finito per riguardare il sottoscritto e non la notizia delle lettere spedite a chi – secondo l’ufficio Tributi del Comune di Anzio – non era in regola, c’è chi non ci sta.

In queste ore alle telefonate e ai messaggi si sono aggiunti un comunicato di Anzio Diva , il commento di Agostino Gaeta sulla sua pagina facebook e la lettera di solidarietà che numerosi colleghi del territorio hanno spedito agli organismi di categoria per chiedere un intervento sì per quanto affermato nei confronti di chi scrive, ma per il clima che riguarda chi prova a raccontare questo territorio. Ecco il testo:

Ad Anzio chi racconta i fatti è uno “pseudo giornalista” o, peggio, un “infame”. Sono la parole echeggiate nell’aula consiliare giovedì 5 novembre, quando il Consiglio ha trascorso oltre un’ora a dibattere sulla notizia che il collega Giovanni Del Giaccio aveva dato attraverso il suo blog.

Notizia relativa a lettere che l’Ufficio tributi del Comune aveva spedito a 15 consiglieri comunali e assessori, ritenuti morosi nei confronti dell’Ente direttamente o per società a loro collegate. Nel commentare la notizia Giovanni ha usato la frase “a un consiglio comunale sgarrupato mancava solo una vicenda del genere per dire che è stato veramente toccato il fondo in questa città”.

L’uso del termine “sgarrupato” ha talmente offeso i consiglieri che si sta addirittura predisponendo un documento congiunto, a seguito di un dibattito nel quale dei morosi non si è parlato se non per minimizzare, ma si è fatto espresso riferimento a segreti d’ufficio rivelati, privacy violata (di personaggi pubblici….), strumentalizzazioni, pseudo giornalismo, mire politiche del collega (si vota nel 2018!) e soprattutto il presidente del Consiglio comunale, Sergio Borrelli, nel concludere ha detto: “Ho cercato su un vecchio dizionario la parola sgarrupato ma non l’ho trovata. Infame invece c’era già, infame c’era”.

Questo episodio è solo l’ultimo di una serie che nel territorio di Anzio e Nettuno vede la stampa che non “copia e incolla” come nemica. Lo stesso presidente ha fatto, in passato, identificare i giornalisti perché facevano delle foto. All’esterno di quell’aula è stato aggredito il direttore del settimanale “il Granchio”

Si annunciano querele e maxi richieste di risarcimento per avere riportato dell’esistenza di un’indagine

Si ricevono denunce addirittura per stalking o vengono danneggiate le auto.

Esprimiamo a Giovanni la nostra solidarietà e chiediamo il vostro intervento, in ogni sede, per porre all’attenzione delle autorità il caso Anzio-Nettuno.

Gli operatori dell’informazione di Anzio-Nettuno

Roberto Amati, Davide Bartolotta, Elisabetta Bonanni, Cosimo Bove, Francesco Cenci, Giovanna Consolo, Rosanna Consolo, Mauro Cugola, Katia Farina, Steno Giulianelli, Ivo Iannozzi, Francesco Marzoli, Claudio Pelagallo, Elvira Proia, Mariella Recchia, Augusto Saturnino, Roberta Sciamanna, Francesca Tammone, Giancarlo Testi, Antonino Visalli

Vecchi dizionari, nuovi mezzi. Così un infame è in buona compagnia

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Fa male sentirsi chiamare infame. Fa male che a pronunciare quella parola, per due volte, sia chi ha un ruolo istituzionale. Dice che sui vecchi dizionari – del resto fa politica da una vita – la parola “sgarrupato” non l’ha trovata ma “infame sì, infame già c’era“. Il riferimento a chi scrive era lapalissiano.

In queste ore molti cittadini – non il sindaco e nessuno dei consiglieri presenti al momento delle pesanti dichiarazioni di Sergio Borrelli che o non hanno sentito o hanno capito male o condividono – esprimono solidarietà e li ringrazio.

Io aspetto sviluppi, verbali ufficiali, ma soprattutto cerco di capire se questo epiteto è  una novità nei confronti di un giornalista. Provo a immaginare cosa succederebbe se il presidente di una qualsiasi istituzione si esprimesse così.

Sono in buona compagnia, i tifosi dell’Atalanta si sono schierati contro i giornalisti che davano conto delle indagini sulla proprietà. Il direttore della Gazzetta dello sport ha ricordato che “infame è una parola mafiosa” .

A proposito di complotti giova ricordare, con il Fatto Quotidiano, quello che succedeva con il calcio scommesse ad esempio. Per fortuna non siamo ancora alle vicende calabresi che ci racconta Il Quotidiano di Reggio, ma soprattutto nel sud Italia ci sono talmente tante storie che Il Saggiatore ha dedicato un libro dal titolo emblematico alla luce di quanto sentito giovedì: “Taci infame“.

Più recente e vicino a noi Massimo Carminati, uno dei presunti boss di Mafia Capitale, dell’infame a Lirio Abbate dell’Espresso, collega che vive sotto scorta da anni. Si potrebbe continuare, senza vecchi dizionari ma con i nuovi mezzi, quelli del 3.0 sbandierato dal sindaco Luciano Bruschini.

Ecco, quella di Borrelli non solo è un’uscita infelice, inaccettabile e offensiva, ma autorizza il sottobosco della politica di casa nostra a prendersela con l’infame di turno e non sempre sono parole…

Ho scoperto, con una banale ricerca su google (non c’è sui vecchi dizionari questa) di essere in buona compagnia. Mal comune, in casi del genere, non è mezzo gaudio.

Il Consiglio offeso, la notizia, i silenzi…

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Debbo delle scuse ai cittadini di Anzio: aver usato il termine “sgarrupato” ritenuto offensivo dai consiglieri comunali ha costretti i nostri rappresentanti, democraticamente eletti, a discutere per oltre un’ora di quello e non dei problemi della città.

Meno ancora della scomoda notizia che era, è e resta vera. Vale a dire delle lettere che sono state inviate dal responsabile dell’ufficio tributi a 16 – non 15, come detto inizialmente – tra consiglieri comunali e assessori ritenuti “morosi” nei confronti dell’ente al punto di ipotizzarne la decadenza ai sensi del decreto 267/2000.

Notizia vera ma che si è cercato di ridimensionare, parlando del termine “sgarrupato”, inteso da chi scrive nell’accezione del maestro Marcello D’Orta di “Io speriamo che me la cavo” e senza alcun intento denigratorio ma come semplice constatazione di una realtà che i cittadini hanno sotto gli occhi quotidianamente. Dispiace che si siano offesi, anzi tante scuse, ma giova citare la mai troppo letta Miriam Mafai per chiarire meglio il termine e l’uso che da allora se ne è fatto.

Frequento da oltre 30 anni le assisi civiche e non ricordo, ma la memoria potrebbe difettare, levate di scudi del genere quando – ad esempio – Paride Tulli bestemmiò in aula mentre la riunione si svolgeva nei locali della palestra della “Cesare Battisti” ad Anzio Colonia, sindaco Bertollini. O quando Piero Marigliani fece quasi “volare” i tavoli al centro ecumenico, sindaco Mastracci. O quando a difendere i commercianti c’è chi entrava in aula in pantaloncini e ciabatte, sindaco Bruschini, e dai banchi di maggioranza si diceva “non c’è nessuna Standa e nessun Berlusconi” e quelli già avevano comprato.

Nessuno si è mai offeso per la costante presenza in emiciclo in questa consiliatura di chi non c’entrava nulla ed era appoggiato agli scranni del sindaco avendolo sostenuto in campagna elettorale. Qualcuno si è offeso perché Buzzi, quello di Mafia Capitale, ha detto di aver “buttato 150.000 euro ad Anzio“? E chi si offende per quello che una volta sì e l’altra pure scrivono Mef, Corte dei Conti, Funzione pubblica? Per i pareri nascosti, il regolamento del Consiglio calpestato e tutto il resto? Ma sì….

Il problema è chi ha violato i segreti, chi ha dato la notizia. Avevo provato a spiegarlo, lo ha ricordato a metà Eugenio Ruggiero, non citando il contenuto della lettera, alla commissione trasparenza. Riassumo: la notizia è stata data da uno dei diretti interessati, è bastato fare una verifica sull’esistenza di altre lettere e sull’entità delle richieste. Questo fanno i giornalisti. Non c’era alcun segreto. E in più passaggi è stato sottolineato che andava considerato al netto di errori, ricorsi, sospensioni e via discorrendo. Poi su “come” escono le notizie, se ritengono, sono pronto a una lezione magistrale.

Notizia vera ma che si è cercato di ridimensionare, dicendo che non sono 400.000 euro. Si vedrà all’arrivo degli atti richiesti al Comune da chi scrive e dal Granchio, perché in quelle lettere venivano contestati anche i collegamenti a società. Non era possibile? Lo si dica e se il solerte funzionario ha sbagliato, l’anno prossimo non prenda il 100% del risultato.

Delle due l’una, infatti: o ha commesso un errore spedendo lettere che ai normali cittadini di norma non vengono riservate o ha ragione. Anzi no, c’è una terza via. Se nelle lettere spedite ai consiglieri e assessori si è verificato, come affermato in Consiglio comunale, che ci sono stati errori nel conteggio e persino soldi da restituire, chi ci dice che non ci siano per il resto dei cittadini? E chi ci garantisce che i famosi “residui” siano corretti? E siamo certi che all’atto dell’insediamento le posizioni fossero tutte regolari? No, tutti a preoccuparsi di “sgarrupato”.

Peggio, di un complotto legato alla famosa vicenda della mia candidatura, per la quale anche i bambini del maestro D’Orta avrebbero capito dopo più spiegazioni ma che è ormai argomento che piace tanto a destra quanto a sinistra.

E’ del Pd!” – gridavano. Compreso chi ne ha fatto parte fino all’ultima campagna elettorale, salvo seguire – legittimamente – la sirena di Placidi. Nessuno si è accorto – e solitamente sono bene informati – che nel 2007 all’atto della fondazione ho scelto di esserci, credendo in qualcosa di diverso. E che sono tornato a votare alle primarie, ogni volta. Ci sono giornalisti che fanno il loro lavoro avendo anche tessere in tasca – a destra come a sinistra – ma mantenendo la loro onestà intellettuale. Chiedere al Pd di Anzio, ad esempio, quanti “favori” ha avuto dal sottoscritto e, invece, quante reprimende. Forse anche per questo chi passerà alla storia per essere il candidato che ha avuto la percentuale più bassa del centro-sinistra da quando si vota con questo sistema si è tanto risentito ieri. E’ il gioco di una politica che il sindaco ha ricordato essere “degenerata” e che non mi apparteneva né mi appartiene. Tenetevela stretta.

Perché ero, sono e resto un giornalista che usa passione e rigore nel suo lavoro. Ripeto: la-vo-ro. Per questo oltre ad aver ascoltato lo streaming ho chiesto ufficialmente – informando anche il Prefetto – il verbale della seduta di ieri, dove ci sono state affermazioni pesanti. Pesantissime. Valuterò le azioni da intraprendere. Il dispiacere maggiore è che nessuno – in aula – abbia sentito il dovere di intervenire dopo le parole del presidente Sergio Borrelli. Ma è un capitolo che si tratterà altrove.

Mercoledì, all’iniziativa sui cronisti minacciati, alla Regione Lazio, avevo annunciato che il Consiglio comunale si sarebbe occupato della vicenda. Era noto un documento in uscita, veniva annunciato sui social oltre che negli ambienti politici. Doveva riguardare me e chi aveva ripreso la notizia, i colleghi del Granchio, poi l’onore è stato riservato esclusivamente al sottoscritto. Ebbene il vice presidente della commissiona antimafia, Claudio Fava, intervenendo ha detto che una cosa del genere era paragonabile a quella fatta dal sindaco di Oppido Mamertina che in Consiglio comunale aveva additato il giornalista “reo” di aver riportato la notizia dell’inchino della processione al boss.

Tutto il mondo è paese, evidentemente, ma mal comune non è mezzo gaudio in casi del genere.

Un grazie sentito a quanti mi hanno espresso solidarietà in queste ore

Porto, sfuggire al confronto è il peggiore dei modi

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E’ andata come sapevamo: il consiglio comunale per parlare della situazione tra Comune e Marinedi all’interno della Capo d’Anzio, società concessionaria del porto per il 61% del Comune stesso e quindi dei cittadini, è saltato. Sulla possibilità di riacquisire, oggi, le quote finite per una manovra nazionale a Marinedi ovvero a Renato Marconi, qualche dubbio c’è, ma  magari il sindaco poteva finalmente chiarire più di qualcosa.

Invece non si è presentato lui, non lo hanno fatto i consiglieri di maggioranza, rispondendo a un ordine di scuderia malamente celato dietro al lutto che ha colpito Pasquale Perronace al quale va un forte abbraccio in questo delicato momento per la scomparsa del fratello. Arrivare a dire, però, che c’era un funerale e non si poteva fare il Consiglio comunale è un altro dei punti mai toccati in questa città. Una cerimonia simile dura un’ora, ma ammettiamo pure che si volesse rinviare il Consiglio si poteva spostare di qualche minuto o giorno. Invece no e dispiace – veramente – che si sia arrivati a tanto. Perché la ragione vera è quella di sottrarsi al confronto su un argomento che riguarda tutti. Oggi non ci saremmo ripresi le quote di Marconi, difficilmente ce le riprenderemo e anzi per la spending review rischiamo di venderla la Capo d’Anzio, ma forse potevamo capire se ha ragione la società stessa che marcia spedita per gestire il porto sulla base di un business plan di dicembre 2013 o il sindaco che continua a parlare di bando o fantomatici investitori.  Potevamo sapere se e dove il Comune trova i soldi quando dovesse partire la “fase zero” di quel business plan che prevede il finanziamento soci. Ci poteva spiegare se ciò che sta facendo Marconi ha un costo e quale. Se la società sta pagando o meno (per la cronaca, non lo sta onorando) l’ulteriore prestito concesso dalla Banca Popolare del Lazio e garantito dal Comune ovvero da noi cittadini. Magari poteva dirci qual è la reale situazione con gli ormeggiatori visto che lui, rappresentante del 61% di quote nostre, non sapeva (eh già…) che dal Comune era partita una lettera per farsi ridare le aree e che nel frattempo è stata revocata, su sua disposizione.

Sottrarsi al confronto significa non spiegare ai cittadini, prima che a Candido De Angelis che ha fatto convocare il Consiglio, se davvero su questa storia del porto la mano destra ignora quello che fa la sinistra. Dispiace ancora di più che agli ordini di scuderia stiano – Maranesi escluso, dato che era in aula e ha pure lanciato un allarme pubblico sulla vicenda – consiglieri agli esordi in politica: da Fontana a Piccolo, da Campa a Millaci, fino a Salsedo. Preferiscono, evidentemente, assuefarsi anziché porsi domande su una vicenda che li e ci riguarda. E non è bello, a maggior ragione se c’è qualcuno che pensa o sta facendo i “giochetti” che denuncia l’ex capogruppo di Forza Italia.

Un ultimo accenno sulla vicenda degli ormeggiatori “sfrattati” e del provvedimento revocato. Sembra di capire – ma è materia da giuristi – che la “Capo d’Anzio” non poteva fare il provvedimento ovvero che una concessionaria non ne può allontanare un’altra, quindi la Regione doveva comunicare agli ormeggiatori che se ne dovevano andare, ma nel frattempo le deleghe sul Demanio sono del Comune anche per quell’area…. Una situazione che si definirà, inevitabilmente, con una sentenza. Intanto il tempo passa, la Capo d’Anzio o si deve vendere o porta i libri in Tribunale, e il porto ce lo dimentichiamo.

Per questo lasciare l’aula semi vuota, disertare il Consiglio comunale e sfuggire al confronto è il modo peggiore di occuparsi del porto che era, è e resta un bene di tutti.

Bilancio, qualcuno dice bugie. Basta con il gioco delle parti

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L’intramontabile Luigi Pirandello ci insegna che esistono tante verità quanti sono coloro che credono di possederla. E ci illumina anche con il suo “gioco delle parti”. E’ un po’ quello che sta avvenendo con il bilancio del Comune di Anzio, a seguito del consiglio comunale dell’1 agosto.

Il prefetto di Roma dopo aver chiesto al sindaco chiarimenti ha inviato ai nove consiglieri comunali che dopo quella seduta burrascosa, iniziata oltre i termini e con palesi violazioni di leggi e regolamenti, che si erano rivolti a lui, le risposte dello stesso sindaco e degli uffici. Erano partiti alla volta dell’ufficio territoriale del governo i consiglieri del Pd, di Fratelli d’Italia, delle liste di Candido De Angelis e del Movimento 5 stelle. Gli stessi – Gatti escluso – che avevano tenuto il consiglio “ombra” denunciando le violazioni e affermando lì, quindi mettendo nero su bianco al Prefetto, la mancata notifica da parte dell’amministrazione. E’ scritto testualmente che: non è stata effettuata nessuna notifica, ai sensi dell’articolo 15 comma 5 del regolamento comunale di contabilità, secondo la modalità prevista dal regolamento del consiglio comunale articolo 5, dell’avvenuto deposito dei documenti stessi”. Mancata comunicazione che “ci ha impedito di conoscere i tempi entro i quali era possibile consegnare gli emendamenti, ai sensi dell’articolo 16 commi 1, 2 e 3 del regolamento comunale di contabilità, quindi è stato impedito ai consiglieri di presentare emendamenti al bilancio”. Oltre questo veniva contestata la riunione iniziata in ritardo e l’emendamento sui rifiuti fatto in consiglio, senza parere dei revisori dei conti.

Cosa ha affermato, invece, il sindaco Luciano Bruschini rispondendo al Prefetto con il supporto degli uffici? In primo luogo che il ritardo di 8 minuti – ma a risentire la registrazione il presidente Sergio Borrelli parla di 15 – è stato causato dal fatto che la sala è stata occupata. Anzi alla “situazione di estremo disordine all’interno dell’aula da parte del pubblico presente” e che è dovuta intervenire la forza pubblica “vista l’occupazione della sala”. Siamo seri. L’occupazione è avvenuta dopo. Questo – Pirandello o meno – è un falso evidente. Né si può spiegare, come ha fatto lo stesso sindaco, che i consiglieri assenti erano “nella stanza adiacente alla sala consiliare”. Non ci prendiamo in giro, al momento dell’appello si deve essere in aula.

Ma questi sono problemi marginali, la questione è altra e coinvolge a questo punto l’intero consiglio comunale e chi sta eventualmente barando anche negli uffici. Il motivo è semplice, il prefetto fa sapere che sulla mancata notifica è stato risposto che “L’avvenuto deposito dei documenti contabili è stato notificato in data 9 luglio 2014 come risultante dalle relate di notifica effettuate per ogni consigliere”.

Fermi: qualcuno sta dicendo una bugia. O i nove che si sono rivolti al Prefetto – e sarebbe grave – o il sindaco rispondendo allo stesso rappresentante del governo, cosa di una gravità inaudita. Perché qui non siamo in presenza di ciascuno che può declinare la sua verità, qui o le notifiche ci sono oppure siamo di fronte a un clamoroso falso. Esisterà, ce lo auguriamo, un registro e avranno copia o meno della notifica – effettuata dal messo comunale e sulla quale i consiglieri appongono la loro firma – i destinatari. Non si scherza su queste cose. Deve esistere un registro, perché ci basta e ci avanza che sia “sparito” il famoso parere del Ministero dell’Interno sull’allora incompatibilità di Placidi.

Il Comune, sempre rispondendo al prefetto, dice altro ovvero che su quegli atti notificati “è stato specificamente indicato il termine di 8 giorni per la presentazione di emendamenti

Delle due l’una, insomma: o le notifiche ci sono e i nove consiglieri di minoranza chiedono scusa e si dimettono oppure non ci sono e il sindaco deve andarsene a casa insieme alla sua maggioranza. Non ci sono mezze misure. Questa città sulle connivenze, i giochi delle parti, l’opposizione di lotta e di governo, ha già abbondantemente dato.