Borrelli, il caso è chiuso. Il dubbio che resta

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In passato e anche di recente è apparsa la notizia su quanto dissi in Consiglio comunale in occasione del dibattito su una vicenda che era stata portata all’attenzione della città. In quella occasione si polemizzava su una parola usata da un giornalista, il dottor Del Giaccio e intervenni a chiusura. Come ho avuto modo di spiegare al dottor Del Giaccio personalmente non usai l’aggettivo che tanto è stato criticato nei suoi confronti. Voglio pubblicamente in questa assise, pur nella diversità di pensiero che esiste tra noi, attestare personalmente nei suoi confronti la stima per la serietà e l’impegno che impiega nella sua professione. Mi dispiace dell’equivoco ma in tanti anni di politica e di attività pubblica credo sia noto che non ho mai superato i limiti del dissenso civile; aggiungo che il mio discorso era proteso solo ed esclusivamente a chiudere un dibattito sulle cui modalità francamente non mi ritrovavo“.

Sono le parole lette ieri dal presidente del Consiglio comunale di Anzio, Sergio Borrelli, e con le quali la vicenda dello “sgarrupato” – termine usato da chi scrive – e dell'”infame” detto da lui, si chiude ufficialmente. Se c’è una cosa alla quale tengo particolarmente è la professionalità, l’onestà, il rigore e la passione che metto nel lavoro che faccio.  Senza dimenticare il rispetto per i giornalisti nel loro insieme, oggetto ora di minacce, ora di improperi, ora di maxi richieste di risarcimento del danno.

Do atto che Borrelli, pur in presenza di una richiesta di archiviazione a tempo di record da parte della Procura di Velletri, ha mantenuto la parola così come concordato nello studio del suo legale quando il procedimento era appena agli inizi. La storia era finita lì, con una stretta di mano che si è ripetuta ieri sera, ma la decisione della Procura aveva imposto una accelerazione e c’erano dei tempi da rispettare.

A questo punto non opporrò la richiesta di archiviazione e la storia- che era di mero principio – termina qui.

Resta il dubbio, che ieri ha sollevato di nuovo Ivano Bernardone, su chi è ancora moroso e chi non , ma temo che andranno ad aggiungersi ai tanti singolari misteri di questa città.

Io, l’infame, non mi rassegno. E continuo a voler sapere

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Proporrò opposizione alla richiesta di archiviazione  della denuncia nei confronti del presidente del Consiglio comunale di Anzio, Sergio Borrelli, che nella seduta del 5 novembre mi ha dato dell’infame.

Secondo il vpo della Procura di Velletri, avvocato Carmelo Scalfari “Le espressioni usate nell’intervento asseritamente diffamatorio non appaiono rivolte direttamente in nessun modo all’odierna persona offesa”. Può darsi che abbia ragione e non ci sia un fondamento giuridico per dimostrare che il presidente ce l’avesse con me, lo vedremo, ma da profano quale sono chiedo: se un intero consiglio comunale è dedicato alla vicenda dei presunti morosi, si fa a più riprese riferimento al termine usato da chi scrive (“sgarrupato”) e si fa nome e cognome del “reo” di aver dato una notizia, con chi ce l’aveva il presidente? Gli atti sono qui (denunciadibattitoarchiviazione) , ognuno può farsi un’idea.

Il presidente stesso ha ribadito, in un incontro con il suo legale, che era rivolta ad altri quella parola offensiva, che non ce l’aveva con me. Eravamo d’accordo a chiudere questa vicenda che si sta trascinando fin troppo con scuse pubbliche in Consiglio comunale. Perché è questione di principio, non altro. Non cerco condanne o risarcimenti, semplicemente che se fra cento anni un Victor Hugo Antei del futuro andrà a leggere gli atti dell’assemblea civica troverà l’infame e le scuse.

Eravamo d’accordo – e io alle strette di mano, sarò ingenuo, credo ancora – che non al consiglio del 20 febbraio perché si preannunciava “caldo” ma al successivo avrebbe chiesto scusa. Poi saremmo andati a “rimettere” la querela.

Ha fatto più presto la Procura di Velletri, ne va preso atto. La richiesta di archiviazione è dell’1 marzo – 47 giorni dopo la denuncia – il consiglio successivo c’è stato il 4. Sono convinto che Borrelli si sia dimenticato dell’impegno, non voglio nemmeno immaginare che sapesse già di una decisione evidentemente a suo favore nel procedimento da me intentato.

Né voglio immaginare che trattandosi di esponente politico, qualcuno si sia preoccupato di questo status. La stessa Procura – a parti invertite, per la denuncia di un ex deputato nei confronti miei e di Ivo Iannozzi – ci portò fino in Tribunale per aver dato del “democristiano” al personaggio in questione. Nel caso sollevato qui, usa una celerità che vorremmo vedere in tutte le altre vicende ben più gravi di Anzio rimaste – invece – irrisolte. L’elenco sarebbe lunghissimo. Ma questa archiviazione – o la decisione il giorno della Befana per il porto – dimostrano che quando vuole la giustizia è di un’efficienza unica.

Confesso che la prima reazione è stata di andare in Consiglio comunale, dare a mia volta dell’infame al presidente e vedere cosa sarebbe successo. I precedenti, del resto, sono a favore di chi interrompe le sedute urlando…. Non mi appartiene. Allora andrò avanti, sperando che Borrelli voglia mantenere fede all’impegno assunto anche di fronte a un risultato che – al momento – lo vede vincente.

Ringrazio chi mi ha espresso solidarietà allora e chi appresa la notizia oggi l’ha confermata, chi mi ha invitato a lasciar perdere e chi esortato ad andare avanti. Ringrazio Marco Maranesi e Donatello Campa con i quali – ugualmente – ci eravamo chiariti e che si sono scusati pubblicamente per avermi dato dello pseudo giornalista in quella seduta. Un particolare ringraziamento a Stampa Romana e Ossigeno per l’informazione, in prima linea in vicende del genere. E’ questione di principio, lo ripeto, per questo si va avanti. Con l’auspicio che quella parola – brutta, offensiva, appartenente ad ambienti malavitosi – non sia mai più pronunciata in quella sede. Né contro un giornalista, tanto meno contro chiunque.

Parola della quale, poi, nessuno ha chiesto conto, anzi lì per lì c’è chi ha ridacchiato (Placidi e Zucchini) come dimostrano le immagini. Al tempo stesso nessuno – a cominciare dal solerte Bernardone che aveva dato il via al dibattito – ha chiesto più che fine abbiano fatto i presunti morosi, le 16 lettere, una situazione che “in cinque sei giorni” (parole di Borrelli) sarebbe stata chiarita. Siamo ad Anzio, è vero, ma un umile cittadino che si ritiene offeso vorrebbe sapere. E con me tanti altri. Non i consiglieri comunali, evidentemente, a cominciare dall’opposizione….

Vecchi dizionari, nuovi mezzi. Così un infame è in buona compagnia

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Fa male sentirsi chiamare infame. Fa male che a pronunciare quella parola, per due volte, sia chi ha un ruolo istituzionale. Dice che sui vecchi dizionari – del resto fa politica da una vita – la parola “sgarrupato” non l’ha trovata ma “infame sì, infame già c’era“. Il riferimento a chi scrive era lapalissiano.

In queste ore molti cittadini – non il sindaco e nessuno dei consiglieri presenti al momento delle pesanti dichiarazioni di Sergio Borrelli che o non hanno sentito o hanno capito male o condividono – esprimono solidarietà e li ringrazio.

Io aspetto sviluppi, verbali ufficiali, ma soprattutto cerco di capire se questo epiteto è  una novità nei confronti di un giornalista. Provo a immaginare cosa succederebbe se il presidente di una qualsiasi istituzione si esprimesse così.

Sono in buona compagnia, i tifosi dell’Atalanta si sono schierati contro i giornalisti che davano conto delle indagini sulla proprietà. Il direttore della Gazzetta dello sport ha ricordato che “infame è una parola mafiosa” .

A proposito di complotti giova ricordare, con il Fatto Quotidiano, quello che succedeva con il calcio scommesse ad esempio. Per fortuna non siamo ancora alle vicende calabresi che ci racconta Il Quotidiano di Reggio, ma soprattutto nel sud Italia ci sono talmente tante storie che Il Saggiatore ha dedicato un libro dal titolo emblematico alla luce di quanto sentito giovedì: “Taci infame“.

Più recente e vicino a noi Massimo Carminati, uno dei presunti boss di Mafia Capitale, dell’infame a Lirio Abbate dell’Espresso, collega che vive sotto scorta da anni. Si potrebbe continuare, senza vecchi dizionari ma con i nuovi mezzi, quelli del 3.0 sbandierato dal sindaco Luciano Bruschini.

Ecco, quella di Borrelli non solo è un’uscita infelice, inaccettabile e offensiva, ma autorizza il sottobosco della politica di casa nostra a prendersela con l’infame di turno e non sempre sono parole…

Ho scoperto, con una banale ricerca su google (non c’è sui vecchi dizionari questa) di essere in buona compagnia. Mal comune, in casi del genere, non è mezzo gaudio.