Il Consiglio offeso, la notizia, i silenzi…

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Debbo delle scuse ai cittadini di Anzio: aver usato il termine “sgarrupato” ritenuto offensivo dai consiglieri comunali ha costretti i nostri rappresentanti, democraticamente eletti, a discutere per oltre un’ora di quello e non dei problemi della città.

Meno ancora della scomoda notizia che era, è e resta vera. Vale a dire delle lettere che sono state inviate dal responsabile dell’ufficio tributi a 16 – non 15, come detto inizialmente – tra consiglieri comunali e assessori ritenuti “morosi” nei confronti dell’ente al punto di ipotizzarne la decadenza ai sensi del decreto 267/2000.

Notizia vera ma che si è cercato di ridimensionare, parlando del termine “sgarrupato”, inteso da chi scrive nell’accezione del maestro Marcello D’Orta di “Io speriamo che me la cavo” e senza alcun intento denigratorio ma come semplice constatazione di una realtà che i cittadini hanno sotto gli occhi quotidianamente. Dispiace che si siano offesi, anzi tante scuse, ma giova citare la mai troppo letta Miriam Mafai per chiarire meglio il termine e l’uso che da allora se ne è fatto.

Frequento da oltre 30 anni le assisi civiche e non ricordo, ma la memoria potrebbe difettare, levate di scudi del genere quando – ad esempio – Paride Tulli bestemmiò in aula mentre la riunione si svolgeva nei locali della palestra della “Cesare Battisti” ad Anzio Colonia, sindaco Bertollini. O quando Piero Marigliani fece quasi “volare” i tavoli al centro ecumenico, sindaco Mastracci. O quando a difendere i commercianti c’è chi entrava in aula in pantaloncini e ciabatte, sindaco Bruschini, e dai banchi di maggioranza si diceva “non c’è nessuna Standa e nessun Berlusconi” e quelli già avevano comprato.

Nessuno si è mai offeso per la costante presenza in emiciclo in questa consiliatura di chi non c’entrava nulla ed era appoggiato agli scranni del sindaco avendolo sostenuto in campagna elettorale. Qualcuno si è offeso perché Buzzi, quello di Mafia Capitale, ha detto di aver “buttato 150.000 euro ad Anzio“? E chi si offende per quello che una volta sì e l’altra pure scrivono Mef, Corte dei Conti, Funzione pubblica? Per i pareri nascosti, il regolamento del Consiglio calpestato e tutto il resto? Ma sì….

Il problema è chi ha violato i segreti, chi ha dato la notizia. Avevo provato a spiegarlo, lo ha ricordato a metà Eugenio Ruggiero, non citando il contenuto della lettera, alla commissione trasparenza. Riassumo: la notizia è stata data da uno dei diretti interessati, è bastato fare una verifica sull’esistenza di altre lettere e sull’entità delle richieste. Questo fanno i giornalisti. Non c’era alcun segreto. E in più passaggi è stato sottolineato che andava considerato al netto di errori, ricorsi, sospensioni e via discorrendo. Poi su “come” escono le notizie, se ritengono, sono pronto a una lezione magistrale.

Notizia vera ma che si è cercato di ridimensionare, dicendo che non sono 400.000 euro. Si vedrà all’arrivo degli atti richiesti al Comune da chi scrive e dal Granchio, perché in quelle lettere venivano contestati anche i collegamenti a società. Non era possibile? Lo si dica e se il solerte funzionario ha sbagliato, l’anno prossimo non prenda il 100% del risultato.

Delle due l’una, infatti: o ha commesso un errore spedendo lettere che ai normali cittadini di norma non vengono riservate o ha ragione. Anzi no, c’è una terza via. Se nelle lettere spedite ai consiglieri e assessori si è verificato, come affermato in Consiglio comunale, che ci sono stati errori nel conteggio e persino soldi da restituire, chi ci dice che non ci siano per il resto dei cittadini? E chi ci garantisce che i famosi “residui” siano corretti? E siamo certi che all’atto dell’insediamento le posizioni fossero tutte regolari? No, tutti a preoccuparsi di “sgarrupato”.

Peggio, di un complotto legato alla famosa vicenda della mia candidatura, per la quale anche i bambini del maestro D’Orta avrebbero capito dopo più spiegazioni ma che è ormai argomento che piace tanto a destra quanto a sinistra.

E’ del Pd!” – gridavano. Compreso chi ne ha fatto parte fino all’ultima campagna elettorale, salvo seguire – legittimamente – la sirena di Placidi. Nessuno si è accorto – e solitamente sono bene informati – che nel 2007 all’atto della fondazione ho scelto di esserci, credendo in qualcosa di diverso. E che sono tornato a votare alle primarie, ogni volta. Ci sono giornalisti che fanno il loro lavoro avendo anche tessere in tasca – a destra come a sinistra – ma mantenendo la loro onestà intellettuale. Chiedere al Pd di Anzio, ad esempio, quanti “favori” ha avuto dal sottoscritto e, invece, quante reprimende. Forse anche per questo chi passerà alla storia per essere il candidato che ha avuto la percentuale più bassa del centro-sinistra da quando si vota con questo sistema si è tanto risentito ieri. E’ il gioco di una politica che il sindaco ha ricordato essere “degenerata” e che non mi apparteneva né mi appartiene. Tenetevela stretta.

Perché ero, sono e resto un giornalista che usa passione e rigore nel suo lavoro. Ripeto: la-vo-ro. Per questo oltre ad aver ascoltato lo streaming ho chiesto ufficialmente – informando anche il Prefetto – il verbale della seduta di ieri, dove ci sono state affermazioni pesanti. Pesantissime. Valuterò le azioni da intraprendere. Il dispiacere maggiore è che nessuno – in aula – abbia sentito il dovere di intervenire dopo le parole del presidente Sergio Borrelli. Ma è un capitolo che si tratterà altrove.

Mercoledì, all’iniziativa sui cronisti minacciati, alla Regione Lazio, avevo annunciato che il Consiglio comunale si sarebbe occupato della vicenda. Era noto un documento in uscita, veniva annunciato sui social oltre che negli ambienti politici. Doveva riguardare me e chi aveva ripreso la notizia, i colleghi del Granchio, poi l’onore è stato riservato esclusivamente al sottoscritto. Ebbene il vice presidente della commissiona antimafia, Claudio Fava, intervenendo ha detto che una cosa del genere era paragonabile a quella fatta dal sindaco di Oppido Mamertina che in Consiglio comunale aveva additato il giornalista “reo” di aver riportato la notizia dell’inchino della processione al boss.

Tutto il mondo è paese, evidentemente, ma mal comune non è mezzo gaudio in casi del genere.

Un grazie sentito a quanti mi hanno espresso solidarietà in queste ore

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