Le minacce, il Prefetto, il Consiglio, Lina. E noi lì sotto…

A memoria, non si ricorda un prefetto che telefona a un consigliere comunale vittima di una intimidazione. Il gesto di quello di Roma, Matteo Piantedosi, che ha chiamato Lina Giannino, si presta a due chiavi di lettura: la semplice – quanto insolita – vicinanza istituzionale, con la vicenda che si chiude qui, o una rinnovata attenzione sulle vicende di Anzio. C’è già un prefetto – Paola Basilone – che ha fatto una pessima figura, annunciando alla giornalista Federica Angeli una commissione d’accesso che poi ha evitato di mandare, vedremo come si muoverà quello attuale. Il gesto che ha compiuto, comunque, è già apprezzabile. Da questo umile spazio, possiamo solo chiedere che mantenga alta la guardia su certe dinamiche di questa città. E speriamo che stavolta non c’entrino le “vie infinite della politica” delle quali ha parlato il sindaco in tv.

È stato altrettanto apprezzabile che si sia deciso di convocare immediatamente un Consiglio comunale straordinario, perché quel proiettile è arrivato a Lina Giannino ma riguarda l’intera istituzione democratica. Trasformare quella sede in una sorta di “processo” alla consigliera Pd per le affermazioni fatte in conferenza stampa, si poteva evitare. Soprattutto quando a fare la morale è più di qualche imputato in procedimenti che saranno personali, ma spesso sfiorano – come ci dicono le indagini – il ruolo che si ha o si è avuto in Comune.

Già nei tardivi e piccati comunicati stampa del centro-destra c’era qualche riferimento singolare. Ad esempio si fa notare – insinuando chissà cosa – che i proiettili arrivano al protocollo. E dove, altrimenti? O c’è qualche messaggio trasversale che ai più sfugge, ma negli ambienti di maggioranza conoscono? Poi si fa riferimento ai precedenti attentati che – a dire del centro-destra – ebbero scarsa attenzione. E da chi dipese? Quando spararono a casa di Placidi, per esempio, una delle sue prime dichiarazioni fu che nessuno aveva sentito nemmeno l’esigenza di telefonargli di quell’amministrazione. Quando bruciarono le auto a Zucchini e poi gli inviarono un proiettile, quella maggioranza si limitò a poche righe. Nessuno fiatò per le auto bruciate al compagno dell’ex assessore Nolfi. È una colpa esprimere solidarietà alla Giannino e far notare che in questa città esistono consorterie criminali? Lo dicono le sentenze. Nelle quali è scritto – così, a mo’ di esempio – che le “pressioni esercitate nella vicenda dalle istituzioni comunali” sono state decisive nella storia di Malasuerte e che in quella estorsione i soldi andavano a un boss di camorra. Si può dire o è vietato? E chi infanga la città? Chi è stato protagonista in quella storia (come in altre…) e ha sostenuto la coalizione del sindaco alle ultime elezioni o chi lo racconta?

Ha fatto bene Luca Brignone a ricostruire, con grande lucidità, i diversi passaggi. In particolare l’intervento dell’attuale sindaco a febbraio 2016, quando esprimeva preoccupazione per le ombre che si addensavano sulla città e ne chiedeva conto a Bruschini. Si può far notare che a ottobre dello stesso anno votava il bilancio di quell’amministrazione? E lo faceva insieme a Ranucci (che nel frattempo si è dimesso, ma nessuno ancora chiarisce sulle sue dichiarazioni), Fontana e Ruggiero? Opposizione di lotta e di governo che lo ha portato a essere indicato, dallo stesso Bruschini, come suo successore. Nel programma elettorale copiato e incollato dal 2013 si presentava come discontinuità, salvo poi rivendicare la continuità e prendere – oggi – di nuovo le distanze chiedendo a Brignone di indicare le date degli eventi e dicendo che c’era Bruschini, mica lui. Comodo, vero? Il problema della commissione d’accesso, allora, non è dipingere la città come mafiosa o sovvertire il voto democratico. No, è il timore che chi governa da oltre venti anni ha che siano scoperte se non altro vicende amministrative poco chiare, legate guarda caso a cooperative, appalti, fatture numero uno e chi più ne ha, ne metta. Ha ragione il sindaco, è accaduto prima che arrivasse lui. Ma ci si è alleato e ha vinto, grazie a quel sistema che ha ancora dalla sua parte. Ed è stato lui – salvo provare a buttarla sullo scherzo – a spiegare perché non è arrivata la commissione d’accesso e a far riaccendere i fari. Fra l’altro l’attuale sindaco non stava su Marte, ma sedeva in Consiglio comunale: anche quando ne fu svolto un altro surreale, sulle minacce al Comitato di Lido dei Pini – chiesto da Ivano Bernardone e dal Pd – che ovviamente da vittima fu passato per essere “carnefice”. Se l’erano andata a cercare….

Eccoli gli atteggiamenti di silenzio, omertà, menefreghismo, prevaricazione. Qualcuno vuole chiedere ad Amato Toti cosa è successo quando ha “osato” fare un accesso agli atti sulle eventuali pendenze tributarie degli eletti? È solo un altro piccolo esempio eh…

Uno dei tanti che se davvero, come dice nell’ordine del giorno approvato si vogliono “individuare i responsabili”, andrebbe approfondito. Se ci fosse un investigatore…

Di fronte a ciò e al proiettile a Lina ci siamo ritrovati, in poche decine, a Villa Sarsina per esprimere preoccupazione e solidarietà. Pochi? Tanti? Era importante esserci: è stato organizzato in fretta e furia, era lunedì e a un orario in cui molti lavorano. È stato organizzato prima che venisse convocato il consiglio comunale ed è stato comunque bello essersi ritrovati e dire che non ci stiamo a piegare la testa alle logiche del malaffare. Potevamo anche essere due, sarebbe stato comunque un successo.

Scritte contro Lina, situazione degenerata e responsabilità

Voglio sperare che il sindaco di Anzio abbia chiamato la consigliera comunale Lina Giannino esprimendole solidarietà. E magari chiedendole scusa per come l’ha trattata anche nell’ultima seduta dell’assise civica. Se non lo ha fatto è sempre in tempo, così come ha la possibilità di fare subito tre cose. Una è mandare a cancellare quelle scritte – se non lo fa andiamoci noi cittadini, senza bandiere di partito – un’altra è comunicare ufficialmente che prende le distanze da certi modi di fare, la terza aprire il prossimo consiglio comunale impegnandosi a smetterla con gli atteggiamenti prevaricatori. È parte del personaggio, lo sappiamo, ma anche basta…. E come si dice? Quando il piccolo parla il grande ha già parlato e se un sindaco usa comportamenti poco ortodossi, da chi è nel suo entourage in giù si sentono autorizzati a fare di tutto. Detto ciò non c’è una responsabilità diretta del primo cittadino con quelle scritte – è palese – ma la degenerazione dei rapporti, quella sì. Degenerazione che parte dall’interno della coalizione (basterebbe ascoltare certe riunioni nei bar o i video postati sui social da chi invita a essere “guardato in faccia”), passa per il sindaco che dice di essere alla mercé di “ricattatori seriali” senza che nessuno senta il bisogno di chiedergliene conto e arriva fino a tante teste calde che questa maggioranza l’hanno sostenuta. È una responsabilità politica.

A Lina Giannino va la solidarietà assoluta, è entrata in Consiglio al posto di chi scrive, piace ricordare che in quella sede ebbi a sottolineare – fra l’altro – il clima di prevaricazione e tensione vissuto nei seggi nonostante la facile vittoria della coalizione di centro-destra.

È gente allergica alle regole, ci sono molte persone che hanno messo il vestito bello e sono entrate in politica, provocatori e prevaricatori di professione, gente che se non arriva urla e spacca. Compreso un assessore che è ancora al suo posto.

Ebbi a dire sempre in quella sede, rispetto a diverse vicende quantomeno “border line”, che il responsabile da quel momento era il sindaco. Parole entrate da un orecchio e uscite dall’altro.

Qual è l’esempio che viene dal primo cittadino e dalla sua maggioranza, nonché dai sostenitori vecchi e nuovi? Pessimo. Il dileggio degli avversari, le accuse personali e non le risposte sui fatti. Quando uscirà, finalmente, la delibera sul conferimento alla biogas – per esempio – non avremo spiegazioni tecniche sulla sua “sparizione” ma saremo presi in giro. Aspettiamo qualche giorno e ne avremo conferma.

Poi ci sono questi grandi coraggiosi che hanno fatto le scritte contro la Giannino e non hanno avuto nemmeno il coraggio di firmarsi. Vigliacchi due volte.

Ma perché prendersela con Lina? Ha sollevato alcune questioni, dai lavori “spacchettati” all’ex commissariato per cui venne ascoltata praticamente in diretta dalla Polizia, durante l’assise, fino a criticare il bando per gli spettacoli estivi che forse era il caso di evitare di fronte all’emergenza Covid. E poi ha segnalato anomalie, presentato interrogazioni, fatto notare contiguità singolari, svolto il suo ruolo di opposizione. Il che equivale – ad Anzio – comunque a toccare interessi. Quelli degli amici degli amici, quelli del “ma lascia stare” e via discorrendo.

Le minacce a Lina – alla quale avevano già squarciato gli pneumatici – seguono i proiettili all’ex segretaria generale, gli spari a Placidi e Alessandroni, le auto incendiate a Zucchini, quelle al compagno dell’ex assessore Nolfi. È un clima irrespirabile da anni, con episodi purtroppo mai chiariti dagli investigatori. Con la criminalità – non necessariamente organizzata – che è stata contigua se non dentro al Comune, come dimostrano certe indagini, da Malasuerte in giù. La richiesta della precedente commissione antimafia, le preoccupazioni sul voto che alla luce già di quei fatti non doveva svolgersi, sono rimaste lettera morta. Conosciamo i responsabili: l’allora prefetto Paola Basilone e il ministro Pd Marco Minniti, insieme a quanti – per mille motivi tra cui quella che chiamano “politica” – sono corsi a gettare acqua sul fuoco. Ne vediamo i risultati.

Avanti Lina, non si molla!