La Corte dei conti, la condanna e il “filo rosso” del sistema Anzio

Vanno lette con attenzione le 42 pagine della sentenza della Corte dei Conti che condanna, in primo grado, l’ex assessore Patrizio Placidi e l’ex dirigente del settore ambiente, Walter Dell’Accio. Al solito in questo spazio si presume l’innocenza di chiunque sia coinvolto in vicende giudiziarie e quella delle cosiddette “27 proroghe” penalmente è ancora in piedi, mentre la magistratura contabile ha inteso condannare al risarcimento i due. Le responsabilità sono personali e ciascuno ne risponde quando le sentenze sono definitive, ma quello che interessa sono gli oneri dei quali la politica si è fatta carico.

Per questo vanno lette con attenzione quelle pagine – direi soprattutto da colleghi giornalisti troppo presi a esaltare #brand e compagnia – perché aveva ragione il sindaco, allora consigliere di opposizione (?!), che nell’assise comunale disse dopo l’arresto: “Placidi è vittima del sistema“.

Non vittima, ma parte importante, insieme a tanti altri, molti dei quali decisivi per la sua vittoria un anno e qualche mese fa. Solo che pagato Placidi, sembra esserci liberati di tutto il resto.

Che invece riemerge prepotentemente in quelle 42 pagine. Perché se “gli artificiosi frazionamenti, con cadenze mensili, hanno di fatto impedito al Comune di conoscere la reale entità della spesa necessaria per tale servizio rilevata soltanto a consuntivo al termine di ciascun periodo di proroga” c’era chi doveva accorgersene e non lo ha fatto. Perché si tollerava (e si tollera ancora con altre realtà, vedi affidamenti di spettacoli estivi che rasentano il voto di scambio) che ci fosse chi utilizzava “le cooperative sociali, e i responsabili delle stesse – secondo le accuse- a fini elettorali” .

Le cooperative – che sono Giva e Pana – riferimento dell’allora estranea alla politica Valentina Salsedo (imputata con Placidi e altri nelle “27 proroghe”), poi candidata in “ticket” con Giorgio Zucchini e oggi assessore e presentatrice dell’estate, ci portano dritte dritte ad altre due indagini. Una è quella, con sentenza definitiva, nota come “Malasuerte”, l’altra quella per il passaggio da Giva a Parco di Veio del servizio proprio a Villa Adele. Nella prima il marito dell’oggi assessore era entrato nel settore dei parcheggi al porto e poi si è ritirato a seguito di un incontro al quale presero parte l’ex vice sindaco e il fratello dell’ex sindaco. Incontro che non ha avuto risvolti per i partecipanti, ma si è trasformato in una estorsione per la titolare di una delle attività ancora oggi presenti al porto. Nella seconda l’attuale assessore Ranucci fu protagonista – ed è sotto inchiesta – di un’aggressione perché tra quelli che non erano stati confermati c’era un suo parente e lui diede in escandescenza.

Il “filo rosso”, a voler seguire i nomi, ci porta alle intercettazioni sulla Biogas e sul secondo impianto – poi bocciato dalla Regione – nessuna responsabilità penale ma politiche, pesanti, certamente sì. E spiega come e perché si cercassero – come sembra qualcuno provi a fare anche adesso – dipendenti “allineati”.

E se Alessandroni è stato cacciato – nonostante il sindaco gli facesse i complimenti nella lettera notificatagli – perché si tengono gli altri? Ed è mai stato chiarito quanto affermato proprio da Alessandroni sugli “interessi personali” dietro il suo allontanamento?

Misteri della politica. Come sono misteri delle indagini quelli che portano ai domiciliari per un “Durc” mancante l’ex assessore Colarieti e la dirigente Santaniello (poi scagionati, ma intanto pesantemente compromessi da quella vicenda) e non si accorgono di quelli mancanti nelle 27 proroghe, come scrive la Corte dei Conti.

Ma il “filo rosso” del sistema Anzio è anche oltre, perché la Corte dei Conti riduce la condanna a Placidi e Dell’Accio in quanto “il responsabile del servizio finanziario avrebbe dovuto e potuto evidenziare, le anomalie nelle procedure di spesa avendo il dirigente provveduto direttamente a liquidare i corrispettivi 41 con determinazioni di impegno e di liquidazione adottate dopo la presentazione delle fatture, in palese violazione delle procedure di spesa” mentre “i revisori non hanno svolto alcuna attività di controllo sulla gestione del servizio da parte del settore di competenza in presenza di proroghe e/o rinnovi disposti senza adeguata motivazione per un lungo periodo temporale, senza gara“. Revisori che all’epoca, giova ricordarlo, erano ancora scelti dalla politica. E guai a disturbare il manovratore.

Sapete dove ritroviamo il responsabile del servizio finanziario, insieme ad altri? Nell’indagine sul Deportivo, la gestione singolare dello spazio della piscina trasformato in locale di intrattenimento ai danni del Comune.

Serve altro?

Alessandroni, gli “interessi”, il sistema e le aggressioni…

L’ex assessore, uomo dei record delle preferenze, Alberto Alessandroni ribadisce a più organi di stampa che lui è stato fatto fuori per “interessi privati” e che la vicenda della sua revoca non finisce qui. Fosse arrivato alla politica ieri, sarebbe comprensibile il suo sfogo. Ma in venti anni e oltre, la politica di casa nostra e la maggioranza che ha amministrato, di quegli “interessi” – che abbiamo modo di ritenere legittimi – si è nutrita. Spesso confondendo il confine tra pubblico e privato o facendo del proprio ruolo istituzionale un modo per “controllare” che le cose andassero in un certo modo. L’elenco sarebbe lunghissimo, proviamo solo a ricordare il parere per il quale l’ex assessore Placidi era incompatibile rimasto per un anno nei cassetti, prima che lo scoprissimo dalle colonne del Granchio, o gli hotel che non si chiudevano se non dopo mesi ovvero gli impianti sportivi affidati senza poi controllare (vedi vicende Falasche o Deportivo), consiglieri e assessori che solo dopo la pubblicazione su questo blog si inalberarono non perché fosse stata contestata loro l’incompatibilità ma perché la vicenda era stata resa nota. Per non parlare del “sistema Anzio” che è evidente per chi vuole vedere oltre il “tanto vinciamo e va tutto bene, sti ca…. degli altri” o per chi farebbe bene a studiare le carte dei processi Malasuerte, Evergreen, delle 27 proroghe, di Touchdown, del passaggio da Giva a Parco di Veio e di Ecocar. Ribadisco: le responsabilità penali sono personali, quelle politiche sono di chi ha fatto sì che tutto questo prosperasse. E Alessandroni c’era. Come altri che “ma che ti metti a fare” e si sono girati, o si girano ancora, dall’altra parte.

Quando un anno fa si decideva della candidatura di chi scrive, tra gli slogan scegliemmo “interessi zero“. In campagna elettorale venimmo derisi, ma quel messaggio era chiarissimo. Alla luce di quello che Alessandroni continua a dire, di quanto emerso dopo il “passaggio” della Galasso dalla Lega a Fratelli d’Italia, di quello che abbiamo letto nelle carte e che vediamo con certe prove “muscolari” ancora oggi, quel messaggio è attualissimo.

Sì, prove muscolari, avete capito bene. Ne sanno qualcosa gli operai di una ditta che dopo il cambio di appalto sono stati tenuti, mentre altri non erano stati scelti dall’aggiudicataria, cosa che era nelle sue facoltà. I secondi hanno aggredito i primi, la cosa è di un paio di settimane fa, si racconta che uno dei lavoratori sia finito addirittura in ospedale. La notizia è uscita? Ma quando mai, vige l’omertà. O prevalgono gli “interessi”.