Ex commissariato alla Polizia locale: l’iter e… starà in piedi?

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La prima immagine che viene in mente pensando all’ex commissariato di Anzio, noto anche come “Villa Angelita”, prossima sede della polizia locale, è quella dell’amico Tommaso Bove. Perdonerà: lo rivedo in una buca, infilato fino al collo, proprio a due passi dall’ingresso della struttura fatiscente. Tommaso ricorderà e capirà questo coinvolgimento. Allora, nella Polizia di Stato, oltre a lavorare in prima linea faceva anche il sindacalista. E’ una immagine che serve per ricordare che la situazione di quella struttura – allora demaniale, poi passata al Comune – non era delle migliori.

Tra qualche giorno, al termine di una procedura fatta di passaggi che ci permettiamo di definire singolari, un piano dell’ex commissariato ospiterà i vigili. Giusta scelta, ma è bene ricostruire il tortuoso iter che ha portato a diversi affidamenti e partendo dall’illusione di poter fare tutto con meno di 40.000.

Ricapitoliamo: il 16 agosto dello scorso anno il dirigente della polizia locale bandisce un avviso pubblico per realizzare i lavori sotto la soglia di 40.000 euro. Rispondono due aziende, qualcosa non quadra tanto che “penalizzandone l’esclusione” (è scritto nell’atto) si deve ripetere la procedura. Ancora sotto i 40.000 chi vince dovrà rifare tutto. Dodici i punti previsti dal dirigente: dalla pulizia alla sostituzione delle porte, dalle mattonelle allo smaltimento, dalla manutenzione dell’impianto elettrico agli infissi, avvolgibili, rampa per disabili, rasatura e tinteggiatura, vetro della chiostrina.
Ripensando all’immagine di Tommaso, con quella cifra solo un miracolo sarebbe possibile. Arriviamo al 3 novembre, si affidano i lavori per 35.868 euro a un’azienda che per metà è di un dipendente comunale, lo stesso giorno il dirigente nomina un responsabile del procedimento – appartenente all’ufficio tecnico – che dovrà rivedere i lavori da fare e predisporre un computo metrico che prima non c’era.

Arriviamo al 27 novembre, si rettifica la determina di affidamento (la ditta assegnataria nel frattempo aveva rinunciato) il quadro economico che emerge dalla relazione parla di 51.000 euro di spese per sistemare almeno gli spazi necessari al comando.

Si fa un ulteriore avviso, il 27 dicembre viene affidato il lavoro a una ditta di Roma che propone 47.123 euro. Si scopre ad aprile che ci sono state “spese impreviste e imprevedibili” e la spesa sale a 48.500 euro.

Un affarone comunque, date le condizioni di partenza e la “modesta qualità costruttiva” di un immobile “in stato di abbandono ma in discrete condizioni di conservazione” – come scrive il tecnico che ha predisposto il quadro economico – benché chiuso da una quindicina d’anni. Starà in piedi, evidentemente, nonostante l’immagine di Tommaso in quella buca… O forse è meglio chiedere, starà in piedi? Non c’è traccia di documenti in tal senso, tra le carte che autorizzano i lavori. 

Intanto, però – e c’è sempre un però – si scopre che nonostante le previsioni all’impianto elettrico va fatta la manutenzione e si arriva – tra richiami a impegni precedenti e aggiustamenti – a 54.000 euro. I vetri della porta blindata che erano indicati nel primo atto? Beh, non sono compresi e quindi sono 5.734 euro. Perché le porte da sostituire? Anche quelle erano inizialmente indicate, ma servono altri 5.221 euro, ai quali aggiungerne 6.823 per le pulizie.

Pezzeto per pezzetto, si superano i 71.000 euro, somma per la quale – ma possiamo sbagliare – ci sono procedure diverse da seguire. Siamo, del resto, ben oltre il quadro economico dell’ufficio tecnico comunale. Si dice che ne esista un altro, molto più oneroso, per risistemare l’intero stabile, ma il Comune non aveva soldi a sufficienza. Ecco: lo scopo, si dirà, è quello di riutilizzare almeno in parte un immobile e dare una sede dignitosa alla polizia locale. Giusto. Ma ripetiamo la domanda: starà in piedi?

Com’era la storia di “ripartire dalle regole”? Prima di andare a tagliare il nastro, sarà il caso che il sindaco ne verifichi il rispetto.

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Polizia locale, per la sede tutto da rifare. E le mie scuse

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Non ci voleva molto, alla precedente procedura mancavano una serie di documenti che adesso ci sono, a cominciare dalla relazione tecnica nella quale si afferma che solo una parte dei locali dell’ex commissariato saranno adibiti a sede della polizia locale.

Il dirigente della polizia locale, dopo due avvisi pubblici – uno andato a vuoto, l’altro revocato con una determina adottata ieri – adesso ha predisposto una nuova lettera d’invito e rivisto anche l’importo dei lavori, elevandolo a 51.000 euro.

Debbo delle scuse: commentando la notizia data dal sindaco Bruschini della giunta che citando Guccini prova a dirci “cose vecchie con il vestito nuovo“, avevo fatto un post su facebook ripreso da alcuni media.  “Tra gli altri annunci – dicevo – il Sindaco parla del nuovo comando della polizia locale. Magari! Sanno lui e il successore incaricato che con 29.000 euro più Iva si e no lì si aprono le porte e si dà una pulita? Sanno che l’affidamento è andato a una ditta al 50% di un dipendente comunale? E che sulla procedura c’è più di qualche dubbio?”

Si era già intervenuti, mentre scrivevo, ma la determina è stata pubblicata questa sera.  Non sono più 29.000 euro più iva, le procedure sono state sistemate e l’incarico alla ditta è stato revocato. Mi piace pensare che, a volte, certe segnalazioni servono. Comunque ne prendo atto e spero che si provveda presto a sistemare “i locali con minore necessità di interventi” – come si legge nella relazione – e a dare una sede più degna. Forse non a gennaio, come si diceva in qualche intervista, ma basta che ci sia

Diciamo che da agosto a oggi, però, è stato seguito un percorso un po’ tortuoso. Almeno su questo, in Comune, vorranno convenire…

Lavori in corso, le sedi “fai da te”. Capo d’Anzio in piazza? No, sorpresa….

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Noti un insolito viavai in piazza Pia, nei locali che furono dell’azienda autonoma di soggiorno e turismo,  del Comando vigili urbani, del centro per disabili “Elena Castellacci“, quindi concessi per manifestazioni temporanee, dalle primarie del Pd alla raccolta di generi per l’alluvione in Sardegna. L’ultimo in ordine di tempo a “occuparli” è stato il delegato al turismo, Luciano Bruschini, per vendita biglietti e promozione degli eventi l’estate scorsa, il quale sottolineò come aveva sistemato i locali a sue spese.

In realtà quello spazio è stato assegnato, da tempo, alla Capo d’Anzio, la società nata per la realizzazione e gestione del porto, oggi ospite dell’Associazione marinai d’Italia. Lo sancisce una delibera di giunta, sulla base della quale – udite udite – l’ufficio patrimonio del Comune ha chiesto alla società arretrati per 33.000 euro. C’è la delibera, vero, ma la Capo d’Anzio non ha usato nemmeno per un giorno la sede che doveva essere di rappresentanza, in pieno centro, per promuovere l’idea del nuovo porto che rischia di rimanere una mera intenzione. Ma intanto si chiedono gli arretrati, a conferma che la mano destra non sa quello che fa la sinistra in questo Comune.

Allora pensi che i lavori, finalmente, siano per dare una sede quando forse ormai è troppo tardi alla Capo d’Anzio. Sbagliato! Lì ci andrà un non meglio specificato museo delle conchiglie. Lo sappiamo per sentito dire, perché di atti ufficiali non ce ne sono o se esistono vengono tenuti nei cassetti. Di certo nessuno ha formalmente revocato i locali alla Capo d’Anzio per assegnarli a chi deve fare il museo. Quindi sulla base di quale presupposto si stanno facendo quei lavori? Chi li ha autorizzati? Chi li paga?

Dimentichiamo, siamo ad Anzio, dove della Casa delle libertà è rimasto il motto televisivo di Corrado Guzzanti e si fa un po’ come si vuole. Sulle sedi, poi, sentiamo di combattere una battaglia persa e ci facciamo prendere in giro da chi dice di fare inventari da anni quando invece  si scopre che la Corte dei Conti ci “bacchetta” proprio perché ignoriamo la consistenza del nostro patrimonio. E perché ancora oggi non c’è un criterio secondo il quale si assegnano gli spazi, basta pensare che il centro anziani al posto di quella che doveva essere la casa delle associazioni è “provvisorio“.

Comunque, di grazia, se è possibile sapere chi sta facendo il museo, qual è il valore aggiunto per Anzio, in quale proposta culturale rientra (ne sa nulla, assessore Nolfi?), qual è il criterio seguito per assegnare quei locali, che indotto si presume in termini di visitatori e via discorrendo, ne saremo grati.

Se una collezione di conchiglie “sfratta” la Capo d’Anzio…

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Avevano affittato una sede al porto, poi anticipando la “spending review” l’avevano dismessa. Il Comune aveva assegnato loro lo spazio di piazza Pia, dove per anni è stata l’azienda di soggiorno e turismo, quindi i vigili urbani e ancora il centro disabili “Elena Castellacci”, mentre l’estate scorsa è stato utilizzato dal delegato al turismo Luciano Bruschini come ufficio informazioni.

La Capo d’Anzio, società che al momento deve gestire il porto perché la realizzazione del nuovo è di là da venire, non ha una sede operativa. Eppure quei locali, secondo una delibera di giunta del 2010, sono destinati proprio alla società che per il 61% è del Comune. Ma è sorto un problema. Già, una collezione di conchiglie. Donata o in fase di donazione al Comune e in cerca di “casa”, con qualche consigliere comunale e assessore che “spinge” affinché sia dato proprio quello spazio. C’è stato addirittura un recente sopralluogo.

Sulle sedi, è noto, in Comune si fa un po’ come si vuole. Partiti inesistenti, associazioni appena nate, assegnazioni provvisorie, gente che non paga da anni. Cambiano assessori, si rifanno i censimenti, ma poi resta tutto com’è. Così è “normale” che una collezione di conchiglie – per quanto prestigiosa – rischi di prendere il posto della Capo d’Anzio. Che nel frattempo se deve incontrare un potenziale acquirente di posti barca fa di necessità virtù. E’ noto, per esempio, che alcuni incontri si sono svolti alla Lega Navale e che per far firmare i contratti l’avvocato e consigliere d’amministrazione è andato “porta a porta”.

Ecco, solo immaginare che una società che secondo le intenzioni del Comune ha in mano il futuro di Anzio non possa avere la sede indicata perché deve andarci una collezione di conchiglie è l’ennesima dimostrazione del pessimo livello che è stato raggiungo.