Altro che sognatori, caro sindaco bastava guardarsi intorno

bruschinifb

Francamente l’invio, oggi, di una commissione d’accesso al Comune di Anzio suonerebbe come una beffa. Avesse voluto, il prefetto di Roma aveva tutte le carte per decidere se inviarla a o meno un anno e mezzo fa, se non prima. In questa straordinario Paese che è l’Italia sono pochi, purtroppo, ad assumersi responsabilità importanti e così se ci sono elementi si aspettano gli arresti, se arrivano pure questi forse si decide che… intanto il tempo scorre, i rapporti tra alcuni esponenti politici di casa nostra e delinquenza comune e/o organizzata sono nero su bianco e sono andati avanti, il temporeggiare delle istituzioni (la i è volutamente minuscola, mi spiace) porterà alla naturale scadenza di questa consiliatura.

La commissione d’accesso, se nulla c’è da temere, avrebbe forse fatto chiarezza su determinati rapporti. Se è ancora una delle possibili misure di prevenzione, avrebbe forse evitato di calpestare quella che mi piace definire la legalità delle cose quotidiane. La commissione d’accesso non avrebbe magari dimostrato il condizionamento di chi amministra (o di parte di essi) o della macchina burocratica, ma fatto emergere – come è nei fatti – diciamo frequentazioni pericolose. E magari avrebbe detto: “Sono dei pasticcioni, ma non condizionati” ed eravamo tutti più sereni. Si è preferito non mandarla, mentre accadeva quello che è riassunto (e non è tutto) qui. Scelte, per carità, legittime e da rispettare.

Il sindaco, che usa facebook e non la pagina del sito istituzionale, oggi commenta le notizie di questi giorni su quanto starebbe valutando la Prefettura, parlando di fake news, romanzieri, sognatori e via discorrendo. Stavolta non dà a nessuno dell’imbecille ed è già un passo avanti, né annuncia querele.  E se dobbiamo a lui e al resto delle istituzioni rispetto, altrettanto ne deve a chi  la pensa diversamente.

Ma Bruschini sa bene che al di là della riunione o meno in Prefettura e della decisione – che sarebbe assolutamente tardiva – o meno sull’accesso, la situazione gli è sfuggita di mano. E basta ripeterci che è specchiato: lo sappiamo. Aveva e ha una responsabilità che è quella di non essersi guardato abbastanza intorno, non aver approfondito i rapporti di chi portava voti (e non parliamo solo di Placidi, sia chiaro) con ambienti diciamo “border line” se non peggio.

Sostenevo in passato e torno a farlo oggi che c’è la responsabilità di aver fatto mettere il vestito bello a qualche malavitoso locale e di averlo fatto “entrare” nel Palazzo. Bastava guardarsi intorno o – volendo – leggersi qualche carta dell’inchiesta Malasuerte (dove il pubblico ministero fa riferimento alla camorra), a cominciare dalla deposizione del vice sindaco. O dalla sentenza di primo grado: quel pizzo era pagato per la “Pressione esercitata dal coinvolgimento nella vicenda di esponenti delle istituzioni comunali“.

Basterebbe leggere le carte di Evergreen – in Comune circolano, ma potrei sbagliare – e  non i capi d’imputazione ma i rapporti con i “calabresi“. A proposito, chi stava per prendere lavori dal Comune (e chissà se ne ha presi altri, una commissione avrebbe potuto accertarlo) è riassunto in questo articolo di Andrea Palladino per il “Fatto Quotidiano”.

Altro che sogni, è la triste e preoccupante realtà. Bastava guardarsi intorno, caro sindaco.

ps: ma si ritira in famiglia come afferma su facebook o fa il capolista per Candido De Angelis sindaco come aveva annunciato in Consiglio comunale?

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I richiedenti asilo, gli immigrati, i dati e la pantomima sull’hotel

Umberto Succi

Umberto Succi

Un paio d’ore di discussione, l’uscita schietta e provocatoria  da parte di Danilo Fontana a dire che lui è razzista, i richiami alla dottrina sociale della Chiesa anche da parte di chi non ha mai messo piede in una parrocchia o l’ultima volta che l’ha fatto è stato per la prima comunione e via. Nessun ordine del giorno, alla fine, al consiglio comunale di Anzio, dei diversi proposti sulla vicenda dei richiedenti asilo arrivati a via dell’Armellino, all’hotel Succi e presto in un’altra sistemazione perché qui sono 200 i destinati, come nelle città oltre 50.000 abitanti in tutta Italia.

Soprattutto nessuna idea di politica sull’integrazione. Fortuna che facciamo da soli. Già, ieri risuonava in Consiglio 8.136, come uno spauracchio. E’ il numero di iscritti regolarmente all’anagrafe, molti dei quali alla seconda generazione. Sono circa il 14% sulla popolazione residente, media di 2 punti superiore a quella del Lazio e di 6 a quella dell’Italia. Ci dobbiamo preoccupare? A sentire certi consiglieri sì. Forse non frequentano le nostre scuole o società sportive, non sanno che i bambini non si fanno problemi e che tra genitori c’è una sintonia che supera tutto. Sono troppi? Rispetto a cosa? E delinquono più di noi o, invece, in molti casi lavorano per chi preferisce tenerli – italianissimamente – a “nero“?

Ma vanno aggiunti gli irregolari!” Ha detto qualcuno. Certo. Insieme a controlli inesistenti se non alla tolleranza verso realtà di sfruttamento e irregolarità che tutti conoscono, salvo girarsi dall’altra parte. Via del Cinema in primo luogo.

Cosa dovrebbe fare un Comune, allora, anziché un ordine del giorno? Bernardone e Lo Fazio hanno provato a spiegare che parlarne per tempo forse avrebbe consentito di affrontare diversamente anche la vicenda dei richiedenti asilo. Non c’è dubbio. A maggior ragione va chiesto all’amministrazione e al Consiglio nel suo insieme, le politiche sull’integrazione quali sono? Di questi “pericolosi” 8.136 quanti indiani, romeni, ucraini, filippini, nordafricani? Quali esigenze? Come contemperarle? Non dovrebbe essere difficile avere i dati nel Comune 3.0 e mettersi a studiare. No. E’ più facile cavalcare l’onda perché “non ce la facciamo” e perché servono più agenti di polizia e carabinieri. Allora: quanti reati sono commessi da stranieri ad Anzio e quanti da italiani? Qualcuno prima di aprire bocca se lo è chiesto? Lo sa? Stando all’esperienza da cronista siamo lì. E’ che “fanno” più notizia gli immigrati.

A maggior ragione i richiedenti asilo arrivati e in arrivo, visti come una minaccia ma sui quali in realtà c’è chi sta speculando. Con compiacenza politico-istituzionale, come nella vicenda di Succi che vedremo fra breve.

In tre casi sul territorio, ad Anzio, Nettuno e Ardea, ai richiedenti asilo sono riservate strutture inidonee, usate da chi fa affari con questa storia ai danni dei migranti e delle comunità che li ospitano.  Ieri il sindaco ha detto in consiglio comunale che la Asl ha segnalato la mancanza di norme igienico sanitarie a via dell’Armellino. Ma no? A Nettuno la situazione è nota, ad Ardea il primo cittadino ha impedito che arrivassero in mancanza di agibilità. E qui? Su Succi è andata in scena ieri l’ultima pantomima. Nulla di personale, sia chiaro, lo dicevano più o meno tutti ieri. C’è il bon ton istituzionale. Non si toccano le vicende personali e via discorrendo.

Bene, nessuno ha sentito il dovere di dire: chi ha autocertificato e consentito alla “Tre Fontane” di dire che era tutto a posto in presenza di un’ordinanza di chiusura? E’ vero che un agente immobiliare con ruolo istituzionale ha predisposto la pratica, anzi l’ha urlato ai quattro venti in Comune? Nulla di personale…. ma tutti  a dire che non era il caso di mandarli lì, la stagione è compromessa, sono un rischio, serve la polizia, addirittura che se Succi chiude è perché il Comune mette zero sul bilancio per cultura e turismo. Ma per piacere!

Diciamo, allora, che non ci si può nascondere dietro la foglia di fico della comunicazione arrivata 4 giorni dopo dalla Prefettura, come ha fatto il sindaco. Perché se si sa che la Asl riapre la parte che è possibile riaprire in quell’hotel il 12 marzo e si scrive l’ordinanza di parziale revoca della precedente  il giorno stesso (è così per tutti i cittadini o solo per i consiglieri comunali?), si sa anche dove arriveranno i richiedenti asilo. Se ne parlava negli ambienti politici, lo scrivevano i giornali, l’assessore Cafà era arrivata a Roma ed è tornata indietro quando ha saputo. Ebbene nessuna emergenza giustifica che su una struttura chiusa da un sindaco, si possa fare altro. E un sindaco va lì con la fascia e non consente di farlo, venisse il prefetto ad aprirlo. Invece la comunicazione è arrivata tardi… che vuoi fare? E la comunicazione è dello stesso vice prefetto oggi sub commissario a Nettuno che viene citato nei verbali di “Mafia capitale”? E’ lo stesso che convoca la Cafà che da pasdaran diventa un tranquillo assessore?

Succi ha fatto il suo, con la politica a guardare se non a sostenere, a inalberarsi mentre la Cafà andava dal prefetto: non perché aveva troppa visibilità ma perché si creavano problemi a un’operazione evidentemente già decisa altrove. Per questo ieri abbiamo assistito a una pantomima, senza che dal dibattito emergesse una richiesta di chiarimento sull’hotel – nulla di personale… – ma soprattutto si aggiungesse un’azione, una, positiva nei confronti degli immigrati residenti. Molti dei quali – ormai – nati e cresciuti ad Anzio.

Richiedenti asilo, finalmente capiamo qualcosa in più. Ma non basta

La Prefettura di Roma

La Prefettura di Roma

Subito una precisazione dovuta. Il decreto di aggiudicazione per “assicurare i servizi di accoglienza ai cittadini stranieri richiedenti la protezione internazionale e la gestione dei servizi connessi” sul sito della Prefettura c’è. Occorre cercarlo nel mese di febbraio, data alla quale risale la pubblicazione del bando poi aggiudicato, ma esiste. Trasparenza difficoltosa, insomma, mettiamola così.

A spulciare le carte capiamo qualcosa in più. La prima è che dall’1 maggio al 31 dicembre 2015 si impegna una spesa di 27 milioni 311.375 euro. La seconda è che la gara è divisa in lotti, corrispondenti alle Asl della provincia di Roma. Nei Comuni oltre i 50.000 abitanti arrivano “massimo 200 ospiti” e in quelli al di sotto “massimo 100“. Ad Anzio, quindi, c’è ancora capienza perché  tra via dell’Armellino e l’hotel Succi non siamo ancora al massimo consentito. Terza cosa, nel territorio della Roma H si ipotizza di mandare 771 richiedenti asilo e una spesa, da qui a dicembre, di 6 milioni 611.325 euro. Quarta: chi presentava le domande doveva garantire un “pacchetto” completo che prevede: servizi di ingresso e gestione tecnico-amministrativa; la “piena adeguatezza degli immobili in uso nel rispetto della normativa vigente in materia residenziale, sanitaria, di sicurezza antincendio e antinfortunistica“, servizi di assistenza generica alla persona, dall’organizzazione alla lavanderia; assistenza sanitaria; servizi di pulizia e igiene ambientale; erogazione dei pasti con servizio “effettuato direttamente dal gestore, oppure da soggetto qualificato del settore“; la fornitura di beni.

Nel verbale di aggiudicazione il lotto 1 è andato deserto, gli altri sono stati affidati al raggruppamento Tre Fontane/Senis hospes, quello della Roma H a Inopera. E’ questa cooperativa, evidentemente, ad aver preso accordi con Succi e con le altre strutture dove arriveranno i richiedenti asilo nel circondario della Roma H. Questi atti non ci sono nelle pubblicazioni della Prefettura e la richiesta di accesso del Comitato di Lido delle Sirene punterà evidentemente a quello. A capire se qualcuno ha autocertifcato – come richiesto dal bando – che era tutto a posto.  Ah, già che ci siamo sarebbe il caso di verificare anche se a via dell’Armellino è tutto in regola. Perché come sostenuto in passato chi abbiamo il dovere di accogliere non è una bestia e merita di essere in locali a norma. E’ di questo che dovrebbe preoccuparsi il Comune, anziché delle “liti” interne che portarono a un documento contro l’assessore Cafà che aveva “osato” andare dal Prefetto e si era esposta mediaticamente. E’ chiaro che quell’iniziativa, rivelatasi inutile alla luce dei fatti, dava qualche problema a chi in quello stesso periodo (la scadenza del bando era 20 marzo) aveva in corso la trattativa con Inopera per mettere a disposizione la struttura.    E’ su queste strutture e delle tante sparse sul territorio, abusive e “tollerate“, che l’ente locale ha il dovere di intervenire e far sentire la sua voce con il Prefetto. Perché non può passare il principio secondo il quale, data l’emergenza, si soprassiede sui requisiti minimi di legge per ospitare degli esseri umani.

Avere il bando e il decreto di aggiudicazione a qualcosa è certamente servito ma non basta. Perché – e speriamo di sbagliare – si afferma da più parti che uscita dalla porta, Tre Fontane provi a rientrare dalla finestra. Una sorta di oligopolio, insomma, nella gestione di un affare da milioni di euro. Per la Roma H la cooperativa che secondo il Tempo aveva rapporti con Buzzi, quello di “Mafia Capitale“, è arrivata seconda ma ora vorrebbe offrire dei servizi – si parla della ristorazione – ai richiedenti asilo. E’ possibile? In Prefettura ne sanno nulla? E in Comune? E’ il caso di capire.

Richiedenti asilo, ne arrivano altri. Nell’hotel vista mare

La Prefettura di Roma

La Prefettura di Roma

Ne sapremo di più fra qualche ora, quando anche l’assessore ai servizi sociali Roberta Cafà avrà ricevuto risposte dalla Prefettura di Roma. Quello che sappiamo già è che da ieri pomeriggio un insistente “tam tam” ha annunciato l’intenzione dell’opposizione di convocare un consiglio comunale straordinario in quanto ad Anzio arriveranno altri richiedenti asilo e stavolta in un noto albergo vista mare.

In mattinata la vicenda dovrebbe essere finalmente nota, di certo sappiamo che ieri sul sito della Prefettura è comparso l’avviso del “Decreto di aggiudicazione definitiva” nell’ambito dell’accordo quadro per l’accoglienza dei richiedenti asilo. Il testo della notizia rimanda a una sezione del sito, quella di bandi e concorsi, nei quali l’aggiudicazione non appare ancora (mica solo al Comune si difetta di trasparenza, suvvia…) ma c’è un avviso che ci riporta all’argomento. E’ quello del mese scorso relativo alla “Manifestazione di interesse volta all’individuazione di una struttura  nella provincia di Roma con funzione di “Hub” per assicurare la primissima accoglienza ai cittadini stranieri richiedenti protezione internazionale  e la gestione dei servizi connessi nell’attesa del successivo trasferimento nelle strutture in fase di individuazione“.

Sembra che questo “hub” sia stato individuato ad Anzio, appunto in un noto hotel, ma manca la conferma ufficiale dagli atti. Ieri la Cafà stava andando a Roma, in Prefettura, quando per un problema con l’auto ha preferito tornare indietro. Più tardi ne sapremo di più.

I richiedenti asilo, chi cavalca la protesta e una città che dimentica

armellino

C’è da chiedersi quanti voti pensano di prendere quelli che stanno cavalcando la protesta, spesso fuori luogo, contro i richiedenti asilo arrivati a via dell’Armellino. Siamo una città che dimentica in fretta, finge di non conoscere, ignora la sua stessa storia. Siamo una città decorata al valore civile per quello che la popolazione ha subito durante la guerra, sfollamento compreso in luoghi che 70 anni fa erano ciò che oggi sono le città dove chi fugge da guerre e distruzioni viene mandato. I nostri nonni, i nostri padri, non sapevano nemmeno dove fosse la Calabria ma furono costretti ad andarci e – anche lì con qualche resistenza – vennero accolti. Tornarono a casa e trovarono Anzio distrutta, la ricostruirono e si prepararono ad accogliere a loro volta. A chi oggi si straccia le vesti per i 45 rifugiati – sui quali è bene fare tutti i controlli del caso, ci mancherebbe altro – consigliamo la lettura di “Diario di uno sfollato anziate” scritto dall’allora parroco padre Leone Turco, detto anche “presidente” per la qualifica che aveva al porto. Ecco, i portodanzesi in Calabria avevano lui, i richiedenti asilo qui non hanno nessuno. E non ci spertichiamo nel dire che ci sono cooperative che fanno affari su di loro, è noto e in alcuni casi al vaglio della magistratura. Chiediamoci anzitutto se e cosa possiamo fare per accoglierli. Perché pazienza i ricordi dello sfollamento e della guerra, ma giusto un anno fa abbiamo dato una medaglia d’oro e la cittadinanza onoraria a Roger Waters “ambasciatore di pace” e un mese fa abbiamo incentrato le manifestazioni sul motto “detesto ciò che dici, ma mi batterò fino alla morte perché tu possa dirlo”. Tutto dimenticato. Con l’impressione che più che al problema rifugiati si guardi al potenziale consenso nel cavalcare posizioni a dir poco irriguardose nei confronti di esseri umani. O si dia semplicemente sfogo a istinti disumani, salvo dire “non sono razzista” e andare a battersi il petto in Chiesa.

E stupisce che sia l’assessore Cafà, non il sindaco che pure è stato chiamato dal Prefetto per essere informato dell’arrivo dei richiedenti asilo, a proporre un tavolo di concertazione al Prefetto stesso. C’è una questione di bon ton istituzionale, il sindaco stesso ha più volte ricordato che lui parla con il Prefetto e non con i funzionari che gli chiedono spiegazioni, Pecoraro potrebbe far notare a Bruschini la stessa cosa: si rapporta con il sindaco, non con gli assessori. E il sindaco che di solito “non sa” era stato informato di questa lettera?

Ma Cafà ha preso l’iniziativa e allora diciamo che ha posto un problema e che i rifugiati sono un pretesto per parlare d’altro. Perché i 60.000 abitanti, i servizi ridotti e via discorrendo ce li abbiamo anche quando ci giriamo dall’altra parte in via del Cinema (e si racconta di un personaggio che ha interessi lì e in Comune è andato, ha urlato e se ne è andato sbattendo la porta), o dimentichiamo Caracol e Zodiaco. Se mai si farà il “tavolo” sarà bene parlare di tutto, a cominciare dalle politiche di inclusione che si mettono in campo, magari l’assessore intendeva questo…

I rifugiati, le notizie, il rischio di altri “affari”

prefettura

Il sindaco di Anzio fa bene a precisare che il Comune non c’entra e la decisione è unilaterale, ma sulla questione rifugiati il primo a darci un’indicazione sbagliata è stato lui. Ha parlato di 60, in consiglio comunale, ma ne sono arrivati 45. Ce ne saranno altri? Comunque al posto suo, decisione calata dall’alto o meno, un controllo nelle case che ospitano questi poveri disgraziati lo manderemmo. Perché se i villini sono tre, gli occupanti sono comunque troppi.

E’ di questo che occorre preoccuparsi, prima di dire semplicisticamente “non li vogliamo” e prima di prendercela con loro che in tutto questo sono vittime.

Al posto della Prefettura che dispone dove mandare queste persone, poi, servirebbe un po’ di attenzione in più. Al Consorzio e alla Cooperativa destinatari della missiva pervenuta anche al Comune di Anzio sono dedicati un paio di servizi giornalistici che fanno preoccupare. Capire come hanno scelto quei villini proprio ad Anzio e se hanno o meno le caratteristiche minime per ospitare delle persone sarebbe un altro passaggio importante. L’offerta ad Anzio è vasta, molto vasta, e non vorremmo che si profilasse qualche altro “affare” del genere.

Sperando che dietro l’operazione – come fu per i palazzi che il Comune di Roma destinò agli sfrattati – non ci sia qualche “sponsor” politico di casa nostra.

I lavori al porto di Nerone, il silenzio delle Istituzioni

“Senza mai ricevere alcuna risposta soddisfacente in merito”. Basta e avanza questo passaggio per dire quanto le Istituzioni – in questo caso Comune, Regione, Agenzia regionale di difesa del suolo (Ardis) e Soprintendenza – tengono conto dei cittadini. O mantengono gli impegni assunti. O fanno sapere, dopo che è uscita la notizia sull’interdittiva antimafia nei confronti dell’azienda che sta realizzando i lavori sull’antico porto Neroniano se hanno proceduto o meno a sospendere l’appalto.

Di questo parliamo, infatti, dei lavori che stanno stravolgendo i resti archeologici e del comunicato con il quale il comitato “Tutela della villa e grotte di Nerone” torna a chiedere chiarezza. Migliaia di cittadini hanno firmato, il comitato ha scoperto passaggi interessanti – come le mancate procedure sulla valutazione di impatto ambientale – è uscita addirittura la notizia della vicenda antimafia e cosa fanno le istituzioni? Non rispondono.

Orbene ad Anzio siamo abituati (a proposito, che provvedimenti sono stati adottati per la ruspa parcheggiata sui ruderi?) con la Regione non dovrebbe essere così e forse il presidente Nicola Zingaretti farebbe bene a prendere di petto la questione. C’è poi il ruolo della Prefettura di Roma: cosa ha fatto? Ha avuto notizia da quella di Latina dell’interdittiva? Ha agito di conseguenza?

Anche la Prefettura – a dire il vero – è solita prendersela con calma…. Dobbiamo ricordare che ha consentito a Patrizio Placidi di restare al suo posto da incompatibile sulla base di un parere del Ministero misteriosamente scomparso nei cassetti del Comune e – dobbiamo dedurre – anche in quelli di via IV Novembre? E vogliamo ricordare che il consiglio comunale andava sciolto per la mancata approvazione del consuntivo e ciò non è avvenuto?

 Dal comitato i portavoce Silvia Bonaventura, Chiara Di Fede e Francesco Silvia ricordano l’ordine del giorno unanime del consiglio comunale nel quale si elencavano una serie di azioni da intraprendere. Impegni “ampiamente disattesi”. E nulla si è saputo “della conferenza dei servizi, della copia del verbale della suddetta, della copia degli atti richiesti, senza contare i continui commenti denigratori che il sindaco o chi scrive dal suo profilo rivolge ai cittadini che compongono questo comitato”. 

Spiace riportarli, ma è evidente che in assenza di capacità di confronto e non concependo che dei cittadini possano svolgere semplicemente il loro ruolo, attraverso il profilo facebook Bruschini 3.0 dia degli “scienziati” o “ingegneri navali” a coloro che chiedono semplicemente chiarezza. Da mesi e a maggior ragione ora che c’è di mezzo una ditta in odore di ‘ndrangheta. 

Hanno ragione al comitato a sottolineare come “attendiamo ancora risposte che in assoluta omertà l’Amministrazione comunale, la Regione, la Soprintendenza rifiutano di darci, negandosi al confronto richiesto”. 

E queste sarebbero le amministrazioni trasparenti e rispettose dei cittadini. Ma per piacere…