Beni pubblici, politica e affari privati. E’ ora di dire basta

decadenzasucci

La decisione del dirigente dell’area finanziaria, Patrizio Belli, di far decadere la concessione della spiaggia che fa riferimento alla famiglia Succi, segue un analogo provvedimento – legato ai mancati pagamenti – del 2012, poi risolto perché nel frattempo l’azienda aveva saldato. La determina che parla di abusi (uno risaliva al 2002 e nel 2012, secondo una perizia, era ancora lì) di richieste di proroga, di parte di sistemazione, ci dice chiaramente come vanno le cose ad Anzio. Soprattutto sul demanio e sul patrimonio pubblico. Soprattutto se chi è coinvolto “fa” politica. Si comprende, umanamente, ogni difficoltà, ma chi amministra  ha il dovere di essere al di sopra di ogni sospetto. Il consigliere comunale Umberto Succi era nel 2012 ed è ancora oggi un “delegato” della società destinataria dell’ordinanza. Non ci sarà incompatibilità formale (questo dovrebbe dircelo la responsabile dell’anti corruzione), ma se finora non era successo nulla (o quasi) forse è proprio per il ruolo politico che ha.

Vogliamo ricordare la vicenda dell’hotel? Arriva una nota della Asl, resta nei cassetti per sei mesi, ne arriva un’altra e alla fine il sindaco deve firmare l’ordinanza di chiusura. Non ha alternative. Nonostante quella arrivano i richiedenti asilo, la Prefettura non sa o finge di non sapere che esiste un’ordinanza solo parzialmente revocata, il sindaco non va certo a fare le barricate come farà mesi dopo per Villa Anna e oggi la vicenda è al centro di un articolato accesso agli atti  presentato dal consigliere regionale Santori e da Chiara Di Fede per “Città futura“.

Ora arriva la decadenza, ci sarà ricorso e passerà l’estate, ci sono voluti mesi affinché l’ufficio tecnico rispondesse a quelli finanziari, ma arriva. Il dirigente Belli, in questo caso, sollecitato dagli uffici competenti, ha fatto come per la Ecoimballaggi che se non formalmente, è comunque molto “vicina” al consigliere comunale Geracitano.

Vogliamo parlare dell’assessore Alessandroni e del “suo” Falasche – società della quale ancora è dominus incontrastato – che non paga il dovuto al Comune (ed è solo la punta dell’iceberg) che intanto nega gli atti a chi li chiede? O della vicenda del Deportivo che coinvolge un ex potente dirigente di Villa Sarsina e porta a indagare tre funzionari, senza che la “politica” batta ciglio? O del “fraintendimento” che ha riguardato la Cafà lo scorso anno? Vogliamo ricordare i morosi – alcuni hanno saldato, altri ancora siedono in Consiglio senza averlo fatto – dopo le lettere dell’ufficio tributi per le quali tutti si preoccuparono di come fossero uscite sui giornali e nessuno della palese incompatibilità alla quale portavano? Vogliamo parlare di assessore e consigliere sui quali pendono richieste di rinvio a giudizio per proroghe di servizi? E le cooperative o le associazioni “vicine“?

Ecco, diciamo che alcuni di quelli che “fanno” politica hanno un atteggiamento verso i beni e servizi pubblici da Marchese del Grillo (della serie “io so io e voi non siete un c...”)  altri si girano dall’altra parte – emblematico l’ultimo Consiglio comunale, solo Bernardone e di “striscio” ha affrontato il caso piscina – altri ancora guardano solo al proprio orticello. Ecco, è ora di dire basta.

La sfida per chi si candida ad amministrare Anzio nel 2018  è rispettare le regole per primi, dare l’esempio, non sfruttare – nemmeno lontanamente – la propria posizione di eletti per fini personali. E’ un’altra importante linea di demarcazione tra questo modo di “fare” politica e #unaltracittà

 

San Giuseppe Due, il danno e la beffa del parere che non serviva

accordosangiuseppe1

Oggetto della richiesta di parere è rappresentato dalla sussistenza, nel caso specifico, dell’interesse pubblico a stipulare la convenzione con la Marina Militare, proprietaria dell’imbarcazione San Giuseppe Due. Spetta in via esclusiva all’Ente locale la valutazione delle modalità con le quali curare gli interessi della comunità amministrata mediante attività di amministrazione in senso sostanziale. Sulla base di quanto sopra chiarito, la richiesta di parere dev’essere giudicata inammissibile sul piano oggettivo, non rinvenendosi i necessari requisiti di generalità ed  astrattezza e di attinenza alla materia di contabilità pubblica, nel perimetro, come sopra delineato, funzionale all’esercizio dell’attività consultiva“. Lo scrive la Corte dei Conti il 24 giugno, dicendo sostanzialmente al Comune che se voleva poteva spendere i 180.000 euro previsti per la ristrutturazione del San Giuseppe Due – storico veliero del comandante Ajmone Cat –  senza rivolgersi alla magistratura contabile.

E’ il parere fornito su richiesta del sindaco, dietro al quale ci si è celati mentre lo storico scafo prendeva la strada di La Spezia.

Dilettanti allo sbaraglio è dire poco, a questo punto. Prima si firma un accordo – lo fece l’allora assessore Umberto Succi – poi si lascia lo scafo in cantiere per anni, infine dal cilindro si tira fuori la storia del parere che è “inammissibile“. Il danno, per lo scafo che ha preso la via di altri lidi, e la beffa perché non serviva chiedere.

Ne sono stati buttati tanti di soldi dalla finestra per eventi di dubbio gusto e senza criteri. 180.000 euro, volendo, si potevano trovare. E si dovevano spendere, sarebbero stati un investimento, il San Giuseppe Due una attrazione. Ma queste sono cose che attengono a chi ha un’idea di città, non a chi amministra tirando a campare….

 

L’hotel, il lavoro, la politica. Salvate il soldato Succi

Il prefetto Franco Gabrielli (Ansa)

Il prefetto Franco Gabrielli (Ansa)

Ma tu guarda questo 3.0… non fai in tempo a dichiarare che la struttura è idonea che subito dopo esce la notizia di una denuncia. Tardiva, forse, perché per un anno tutti sapevano che era rimasto aperto ma nessuno è intervenuto fino al “caso” immigrati.

Comunque è il tempo dei giornali via web, delle notizie che corrono e che restano tali, qualunque sia il mezzo utilizzato per divulgarle. Notizie intorno alle quali il consigliere comunale Umberto Succi, che interviene direttamente a difesa di un hotel che formalmente non è suo, ponendosi in condizione di sostanziale incompatibilità, continua la sua battaglia. Viene da parafrasare il film “Salvate il soldato Ryan”

Così il “soldato Succi” arriva ad annunciare denunce e persino le dimissioni, al termine dell’ennesima giornata convulsa intorno a una struttura che – a oggi – risulta ancora chiusa da ordinanza del sindaco. Si sta premendo sulla Asl per risolvere la vicenda, a quanto apprendiamo, ma aspettiamo le carte.

E’ chiaro che il consigliere tira l’acqua al suo mulino, altrettanto evidente che c’è chi lo ascolta e scrive, ma proviamo per un attimo a immaginare un ristorante chiuso con un’ordinanza nel quale – dopo che la struttura è stata affittata – si apre una pizzeria? E’ un esempio per dire che se è chiuso l’albergo non si può aggirare l’ostacolo con la storia dell’accoglienza. Potremmo fare tanti altri esempi, ma è lo stesso consigliere a venirci in soccorso e a far porre una riflessione che lui per primo – a nostro modesto parere – insieme al sindaco e alla maggioranza, dovrebbe fare. Succi afferma, nel primo articolo di ieri mattina, che lavoro e politica vanno tenuti distinti. Ha ragione. Ma se non fosse stato consigliere comunale forse l’hotel sarebbe stato chiuso a dicembre 2013, quando una nota della Asl è misteriosamente sparita in Comune. Sono trascorsi altri sei mesi e forse lì non si sarebbero ospitati anziani, con una vicenda che ha portato ai ferri corti lo stesso Succi e l’ex assessore Italo Colarieti.

Forse, quando il 12 marzo scorso – 10 mesi dopo l’ordinanza e i dirigenti brutti e cattivi – la Asl ha detto che poteva essere riaperto il piano terra, non avrebbe avuto una revoca parziale dell’ordinanza stessa il medesimo giorno. L’esatto contrario dello “stalking amministrativo” del quale parla Succi. A meno che il sindaco – che l’ha firmata – non dimostri che è così per tutti i cittadini. Forse, se non fosse stato consigliere comunale, quindi personaggio pubblico e che interviene costantemente sulla vicenda, non ci sarebbe stata tutta questa attenzione.

E non c’entra la politica con l’arrivo di profughi? Speriamo proprio di no…

Stiamo leggendo ogni giorno come funzionavano le cose con queste cooperative e le pesanti, pesantissime, responsabilità di una Prefettura che pur di sistemare gli immigrati fa bandi l’8 maggio con scadenza l’11, passa su case inagibili, alberghi chiusi, strutture fatiscenti, si prodiga per Castelnuovo di Porto. Intanto cooperative al centro di una delle più grandi inchieste degli ultimi anni si “ingrassano”, assumono politici, garantiscono che non ci siano problemi all’arrivo dei richiedenti asilo.  Ad Anzio, Nettuno, Ardea, ovunque. Ecco, se questo è lo Stato sul territorio diciamo che Succi e il nostro Comune lo interpretano al meglio, di cosa vogliamo lamentarci? Servirebbe un colpo di reni del neo prefetto Franco Gabrielli. Chissà…

Ps: l’annuncio via web di denunce è stato preceduto, per il sottoscritto, da quello a voce, riferito da una terza persona, lunedì. Stavolta le intenzioni sono state più veloci del 3.0

Attoni: “Ho dato una mano, come ho sempre fatto”

Dall’assessore Sebastiano Attoni, ricevo e pubblico, precisando che il discorso di “Mafia Capitale” non è mai direttamente collegato – come si evince dall’analisi del testo – alla sua persona e alle altre coinvolte per il ruolo pubblico che occupano.

attoni1

Caro Giovanni,

credo sia la prima volta che scrivo di mio pugno per rettificare oppure integrare un tuo articolo ma credimi, anche se involontariamente da parte tua, sentirmi soltanto “accostato” ad un articolo che parla degli atti di “Mafia Capitale” mi fa male da un punto di vista umano prima che amministrativo.

Chi mi conosce sa che queste cose sono lontane anni luce dalla mia persona e dal mio modo di intendere la Pubblica Amministrazione.

Sono amico del Consigliere Umberto Succi da una vita e sono stato sempre pronto, nel rispetto della legge, a dare una mano a lui ed a chiunque ne abbia bisogno. E’ il mio modo di intendere la vita, sono un generoso ed ho sempre inteso il mio impegno politico, prima di tutto, per tutelare coloro che ne hanno bisogno. A tal proposito confermo di essermi schierato a difesa dei lavoratori di Anzio, alcuni dei quali persero il lavoro a causa dell’aggiudicazione del nuovo appalto per la pulizia del verde pubblico. Sono stato dalla loro parte così come, ti sei dimenticato di riportarlo, sono stato dalla parte degli operai della Palmolive e della CGIL quando la storica fabbrica rischiò un forte ridimensionamento con conseguenti licenziamenti di massa. Sono sempre stato in prima linea anche contro la Turbogas e quando ho dovuto scegliere mi sono sempre schierato dalla parte dei più deboli, a prescindere dal mia appartenenza politica.

A mio modesto parere in queste mie iniziative vedo l’essenza del mio impegno politico che non può essere soltanto quello di approvare una delibera o di lavorare ai piani quadro della Sacida; per me fare politica è occuparsi dei problemi dei cittadini che, senza uno stipendio, non sono in condizioni di assicurare una vita normale ai propri figli.

Probabilmente, di questi tempi, e su questo hai ragione, bisognerebbe essere più freddi e distaccati da tante situazioni che ruotano intorno alla Pubblica Amministrazione ma, a 50 anni, non posso cambiare il mio carattere che mi porta sempre ad occuparmi prima degli altri e poi di me stesso.

Ti ringrazio per lo spazio che vorrai concedermi.

Sebastiano Attoni

Le singolari coincidenze di questa nostra città

Leggi gli atti di Mafia Capitale e vedi imprenditori alberghieri coinvolti per aver trasformato, nel tempo, la loro attività in quella ben più lucrativa dell’accoglienza. Finché è tutto lecito, si faccia pure, nel caso che sta emergendo a Roma e dintorni c’era ben poco di legale ma ricordiamoci sempre che siamo nella fase preliminare e non alle sentenze.

Coincidenza vuole, però, che “munta” la vacca di Roma si sia cominciato ad andare in provincia. E’ notizia recente, da Nettuno ad Anzio, ad Ardea. Ci sono nomi che ricorrono, cooperative legate al mondo della Cascina, politici che si sono messi di mezzo. Ripetiamo, finché è lecito nessun problema. Ma a Nettuno e in via dell’Armellino le case non sono a norma per ospitare questi migranti, l’hotel Succi era chiuso – nella parte che li sta ospitando – con un’ordinanza del sindaco. Ma si passa su tutto. E non da oggi, purtroppo. Quando si dovevano sgomberare i residence di Roma Walter Veltroni, pagando più del dovuto le case, mandò gli sfrattati ad Anzio, Nettuno, Pomezia, Albano. Appresa la notizia, ad Anzio si organizzò  una contro-occupazione. Ci fu una riunione al campo di calcio del quartiere Marconi e coincidenza vuole che fossero presenti, insieme all’allora assessore ai servizi sociali Mario Pennata, Succi e Attoni. Nulla di grave, per carità, ma oggi ancora loro sono alle prese con la vicenda dell’hotel. Il primo di certo, il secondo per essersi interessato – cosa mai smentita – dei dovuti passaggi legati alla struttura agibile o meno.

Coincidenza vuole che Attoni si interessi dei lavoratori dei rifiuti quando c’è da protestare a Villa Adele per il passaggio da Giva, fino a poco prima delle elezioni presieduta da Valentina Salsedo poi eletta consigliere comunale, a Parco di Veio. Cooperativa, la Giva, al centro di un’indagine della Procura per voto di scambio e alla quale la Cassazione ha di recente confermato che i sequestri effettuati in quell’inchiesta erano dovuti.

Consigliera che presiede ancora un’azienda, con sede a Cisterna, dove si trova (medesimo indirizzo) anche un’altra società che ha ottenuto i servizi – in subappalto – sugli scuolabus di Anzio. Nessuno lo vieta, sia chiaro, ma segnaliamo quest’altra coincidenza. Come quella di chi dovrebbe controllare il servizio e rischia di essere, al tempo stesso, controllore e controllato.

Se esiste un’anti corruzione in questo Comune, e il segretario Pompeo Savarino ha dimostrato che c’è, forse a qualche coincidenza dovrebbe cominciare a interessarsi.

I richiedenti asilo, gli immigrati, i dati e la pantomima sull’hotel

Umberto Succi

Umberto Succi

Un paio d’ore di discussione, l’uscita schietta e provocatoria  da parte di Danilo Fontana a dire che lui è razzista, i richiami alla dottrina sociale della Chiesa anche da parte di chi non ha mai messo piede in una parrocchia o l’ultima volta che l’ha fatto è stato per la prima comunione e via. Nessun ordine del giorno, alla fine, al consiglio comunale di Anzio, dei diversi proposti sulla vicenda dei richiedenti asilo arrivati a via dell’Armellino, all’hotel Succi e presto in un’altra sistemazione perché qui sono 200 i destinati, come nelle città oltre 50.000 abitanti in tutta Italia.

Soprattutto nessuna idea di politica sull’integrazione. Fortuna che facciamo da soli. Già, ieri risuonava in Consiglio 8.136, come uno spauracchio. E’ il numero di iscritti regolarmente all’anagrafe, molti dei quali alla seconda generazione. Sono circa il 14% sulla popolazione residente, media di 2 punti superiore a quella del Lazio e di 6 a quella dell’Italia. Ci dobbiamo preoccupare? A sentire certi consiglieri sì. Forse non frequentano le nostre scuole o società sportive, non sanno che i bambini non si fanno problemi e che tra genitori c’è una sintonia che supera tutto. Sono troppi? Rispetto a cosa? E delinquono più di noi o, invece, in molti casi lavorano per chi preferisce tenerli – italianissimamente – a “nero“?

Ma vanno aggiunti gli irregolari!” Ha detto qualcuno. Certo. Insieme a controlli inesistenti se non alla tolleranza verso realtà di sfruttamento e irregolarità che tutti conoscono, salvo girarsi dall’altra parte. Via del Cinema in primo luogo.

Cosa dovrebbe fare un Comune, allora, anziché un ordine del giorno? Bernardone e Lo Fazio hanno provato a spiegare che parlarne per tempo forse avrebbe consentito di affrontare diversamente anche la vicenda dei richiedenti asilo. Non c’è dubbio. A maggior ragione va chiesto all’amministrazione e al Consiglio nel suo insieme, le politiche sull’integrazione quali sono? Di questi “pericolosi” 8.136 quanti indiani, romeni, ucraini, filippini, nordafricani? Quali esigenze? Come contemperarle? Non dovrebbe essere difficile avere i dati nel Comune 3.0 e mettersi a studiare. No. E’ più facile cavalcare l’onda perché “non ce la facciamo” e perché servono più agenti di polizia e carabinieri. Allora: quanti reati sono commessi da stranieri ad Anzio e quanti da italiani? Qualcuno prima di aprire bocca se lo è chiesto? Lo sa? Stando all’esperienza da cronista siamo lì. E’ che “fanno” più notizia gli immigrati.

A maggior ragione i richiedenti asilo arrivati e in arrivo, visti come una minaccia ma sui quali in realtà c’è chi sta speculando. Con compiacenza politico-istituzionale, come nella vicenda di Succi che vedremo fra breve.

In tre casi sul territorio, ad Anzio, Nettuno e Ardea, ai richiedenti asilo sono riservate strutture inidonee, usate da chi fa affari con questa storia ai danni dei migranti e delle comunità che li ospitano.  Ieri il sindaco ha detto in consiglio comunale che la Asl ha segnalato la mancanza di norme igienico sanitarie a via dell’Armellino. Ma no? A Nettuno la situazione è nota, ad Ardea il primo cittadino ha impedito che arrivassero in mancanza di agibilità. E qui? Su Succi è andata in scena ieri l’ultima pantomima. Nulla di personale, sia chiaro, lo dicevano più o meno tutti ieri. C’è il bon ton istituzionale. Non si toccano le vicende personali e via discorrendo.

Bene, nessuno ha sentito il dovere di dire: chi ha autocertificato e consentito alla “Tre Fontane” di dire che era tutto a posto in presenza di un’ordinanza di chiusura? E’ vero che un agente immobiliare con ruolo istituzionale ha predisposto la pratica, anzi l’ha urlato ai quattro venti in Comune? Nulla di personale…. ma tutti  a dire che non era il caso di mandarli lì, la stagione è compromessa, sono un rischio, serve la polizia, addirittura che se Succi chiude è perché il Comune mette zero sul bilancio per cultura e turismo. Ma per piacere!

Diciamo, allora, che non ci si può nascondere dietro la foglia di fico della comunicazione arrivata 4 giorni dopo dalla Prefettura, come ha fatto il sindaco. Perché se si sa che la Asl riapre la parte che è possibile riaprire in quell’hotel il 12 marzo e si scrive l’ordinanza di parziale revoca della precedente  il giorno stesso (è così per tutti i cittadini o solo per i consiglieri comunali?), si sa anche dove arriveranno i richiedenti asilo. Se ne parlava negli ambienti politici, lo scrivevano i giornali, l’assessore Cafà era arrivata a Roma ed è tornata indietro quando ha saputo. Ebbene nessuna emergenza giustifica che su una struttura chiusa da un sindaco, si possa fare altro. E un sindaco va lì con la fascia e non consente di farlo, venisse il prefetto ad aprirlo. Invece la comunicazione è arrivata tardi… che vuoi fare? E la comunicazione è dello stesso vice prefetto oggi sub commissario a Nettuno che viene citato nei verbali di “Mafia capitale”? E’ lo stesso che convoca la Cafà che da pasdaran diventa un tranquillo assessore?

Succi ha fatto il suo, con la politica a guardare se non a sostenere, a inalberarsi mentre la Cafà andava dal prefetto: non perché aveva troppa visibilità ma perché si creavano problemi a un’operazione evidentemente già decisa altrove. Per questo ieri abbiamo assistito a una pantomima, senza che dal dibattito emergesse una richiesta di chiarimento sull’hotel – nulla di personale… – ma soprattutto si aggiungesse un’azione, una, positiva nei confronti degli immigrati residenti. Molti dei quali – ormai – nati e cresciuti ad Anzio.

Succi e l’ordinanza a tempo di record. Ora così per tutti i cittadini

ordinanzasuccirevoca

Sull’albo pretorio ancora non c’è. Misteri della trasparenza del nostro Comune o forse hanno evitato di metterla perché dimostra – ancora una volta – che ci sono figli e figliastri. Parliamo della vicenda dell’hotel Succi, di una nota della Asl “scomparsa” a dicembre 2013, di una chiusura a giugno 2014 e di una revoca parziale – avvenuta il 12 marzo – dell’ordinanza emessa dal sindaco appunto il 9 giugno di un anno fa.

E’ l’ordinanza della quale Umberto Succi, consigliere comunale che formalmente non c’entra con la gestione dell’hotel di famiglia ma che dimostra di avere un interesse ben preciso, parla nell’intervista al “Granchio” di sabato scorso.

Ordinanza emessa il 12 marzo, sulla base di una nota della Asl arrivata il giorno stesso. Quando si dice l’efficienza del Comune… Oggi arriva la nota dell’azienda sanitaria e oggi – quando normalmente il protocollo addirittura “smarrisce” dei documenti o quando pareri del Ministero restano nei cassetti – si riapre il piano terra. Va benissimo, a patto che da questo momento in poi, ciascun cittadino deve avere lo stesso diritto di chi gestisce quella struttura a tempi così celeri nella preparazione degli atti da parte degli uffici e alla firma del sindaco. Non è giusto, lo ammetterà lo stesso sindaco, che se uno si chiama Succi ed è consigliere comunale prima si evita un’ordinanza a dicembre 2013, poi si fa perché non ci sono alternative ma senza preoccuparsi se l’attività prosegue o meno, quindi il girono che la Asl scrive ci si precipita a revocarla parzialmente. Oppure è giustissimo, a patto che si faccia così con tutti da questo momento in poi.

Detto ciò è confermata la mancanza di idoneità del resto dell’hotel, nel quale da ieri sono ospitati i richiedenti asilo. Nel vicino Comune di Ardea il sindaco è riuscito a ottenere che i migranti non alloggiassero in locali privi dell’agibilità, qui nessuno sembra preoccuparsi di questo aspetto. A via dell’Armellino o nella struttura dell’hotel Succi.

Come questa mattina commentava un collega al quale “rubo” la frase, lì volere è potere, qui evidentemente è l’esatto contrario.

I migranti, l’hotel, l’ordinanza. Le cose che non tornano

Umberto Succi

Umberto Succi

A leggere il Granchio di questa settimana oltre la cronaca sulla vicenda dei richiedenti asilo all’hotel Succi, con la raccolta firme e l’iniziativa del comitato, più che avere qualche certezza sorgono altri dubbi.

Sabato, quando il giornale era in edicola, si aspettava ancora l’arrivo dei migranti che da oggi, invece, sono nel loro alloggio. Bene, è doveroso accogliere e – tra l’altro – siamo in emergenza. Al punto che poche ore fa è stato raggiunto un accordo europeo per fermare sul nascere i viaggi della speranza. Se servirà o meno è tutto da stabilire, mentre dopo le dichiarazioni rilasciate alla collega Katya Farina dal consigliere comunale Umberto Succi c’è qualcosa che non torna. Premesso che è noto che direttamente il consigliere non è parte della società di gestione dell’albergo, resta comunque almeno il portavoce dato che a intervenire è sempre lui. Ma questo conta poco.

Quello che non torna è altro: a occuparsi dell’accoglienza sarà la cooperativa Tre Fontane, mentre sul bando della Prefettura leggiamo che per il polo Rm/H al primo posto è arrivata la cooperativa Inopera. Chi ha ragione?

Rispetto alla chiusura dell’hotel Succi dà una notizia che purtroppo non è possibile verificare perché nel Comune 3.0 la trasparenza continua a difettare. Ebbene il consigliere comunale con un interesse più o meno diretto nella vicenda – non uno che passa per strada – afferma che “la struttura è stata parzialmente riaperta con ordinanza sindacale del 12 marzo, a seguito di tre sopralluoghi dell’azienda Usl presso i locali cucina, spogliatoio e ristorante“.  Ordinanza che sul sito del Comune, a oggi, non c’è. Il 10 marzo si parla dell’anno Innocenziano, una settimana dopo della sagra della zeppola, ma una cosa di un rilievo simile non si trova. Ci sarà, ne siamo certi, e sarebbe interessante farla conoscere. Ma  perché il responsabile del procedimento della precedente ordinanza – quella di chiusura – si è affrettato a scrivere al Comune intero dicendo che non sapeva nulla della vicenda migranti e non si assumeva responsabilità? E perché una società chiede di essere autorizzata ad aprire un centro cottura quando la cucina è riaperta?

Ed è vero, come leggiamo, che i migranti andranno in una quarantina di stanze per le quali è precluso il servizio alberghiero?

In tutto questo tace il sindaco. Come per via dell’Armellino, così per Succi. Suoi colleghi in mezza Italia hanno detto sì all’accoglienza ma in strutture adeguate, qui l’impressione è che neanche ci siamo preoccupati.  Non ha ragione – a modesto parere di chi scrive – chi raccoglie firme o manifesta contro certi arrivi, ma le regole che in questa città sono spesso un optional dovrebbero invece valere. Per tutti.

Richiedenti asilo, finalmente capiamo qualcosa in più. Ma non basta

La Prefettura di Roma

La Prefettura di Roma

Subito una precisazione dovuta. Il decreto di aggiudicazione per “assicurare i servizi di accoglienza ai cittadini stranieri richiedenti la protezione internazionale e la gestione dei servizi connessi” sul sito della Prefettura c’è. Occorre cercarlo nel mese di febbraio, data alla quale risale la pubblicazione del bando poi aggiudicato, ma esiste. Trasparenza difficoltosa, insomma, mettiamola così.

A spulciare le carte capiamo qualcosa in più. La prima è che dall’1 maggio al 31 dicembre 2015 si impegna una spesa di 27 milioni 311.375 euro. La seconda è che la gara è divisa in lotti, corrispondenti alle Asl della provincia di Roma. Nei Comuni oltre i 50.000 abitanti arrivano “massimo 200 ospiti” e in quelli al di sotto “massimo 100“. Ad Anzio, quindi, c’è ancora capienza perché  tra via dell’Armellino e l’hotel Succi non siamo ancora al massimo consentito. Terza cosa, nel territorio della Roma H si ipotizza di mandare 771 richiedenti asilo e una spesa, da qui a dicembre, di 6 milioni 611.325 euro. Quarta: chi presentava le domande doveva garantire un “pacchetto” completo che prevede: servizi di ingresso e gestione tecnico-amministrativa; la “piena adeguatezza degli immobili in uso nel rispetto della normativa vigente in materia residenziale, sanitaria, di sicurezza antincendio e antinfortunistica“, servizi di assistenza generica alla persona, dall’organizzazione alla lavanderia; assistenza sanitaria; servizi di pulizia e igiene ambientale; erogazione dei pasti con servizio “effettuato direttamente dal gestore, oppure da soggetto qualificato del settore“; la fornitura di beni.

Nel verbale di aggiudicazione il lotto 1 è andato deserto, gli altri sono stati affidati al raggruppamento Tre Fontane/Senis hospes, quello della Roma H a Inopera. E’ questa cooperativa, evidentemente, ad aver preso accordi con Succi e con le altre strutture dove arriveranno i richiedenti asilo nel circondario della Roma H. Questi atti non ci sono nelle pubblicazioni della Prefettura e la richiesta di accesso del Comitato di Lido delle Sirene punterà evidentemente a quello. A capire se qualcuno ha autocertifcato – come richiesto dal bando – che era tutto a posto.  Ah, già che ci siamo sarebbe il caso di verificare anche se a via dell’Armellino è tutto in regola. Perché come sostenuto in passato chi abbiamo il dovere di accogliere non è una bestia e merita di essere in locali a norma. E’ di questo che dovrebbe preoccuparsi il Comune, anziché delle “liti” interne che portarono a un documento contro l’assessore Cafà che aveva “osato” andare dal Prefetto e si era esposta mediaticamente. E’ chiaro che quell’iniziativa, rivelatasi inutile alla luce dei fatti, dava qualche problema a chi in quello stesso periodo (la scadenza del bando era 20 marzo) aveva in corso la trattativa con Inopera per mettere a disposizione la struttura.    E’ su queste strutture e delle tante sparse sul territorio, abusive e “tollerate“, che l’ente locale ha il dovere di intervenire e far sentire la sua voce con il Prefetto. Perché non può passare il principio secondo il quale, data l’emergenza, si soprassiede sui requisiti minimi di legge per ospitare degli esseri umani.

Avere il bando e il decreto di aggiudicazione a qualcosa è certamente servito ma non basta. Perché – e speriamo di sbagliare – si afferma da più parti che uscita dalla porta, Tre Fontane provi a rientrare dalla finestra. Una sorta di oligopolio, insomma, nella gestione di un affare da milioni di euro. Per la Roma H la cooperativa che secondo il Tempo aveva rapporti con Buzzi, quello di “Mafia Capitale“, è arrivata seconda ma ora vorrebbe offrire dei servizi – si parla della ristorazione – ai richiedenti asilo. E’ possibile? In Prefettura ne sanno nulla? E in Comune? E’ il caso di capire.

Richiedenti asilo: bis, poca trasparenza e parabola di una città

prefettosindaco

L’ormai certo arrivo dei richiedenti asilo all’hotel Succi ci dice che la trasparenza non è di questa Italia. Altro che il sito di Anzio… Dispiace, ma non avere ancora oggi sul sito della Prefettura il decreto di aggiudicazione attraverso il quale far capire quale procedura è stata seguita e come si è arrivati a individuare la struttura anziate – insieme alle altre – non è bello. C’è l’annuncio del decreto ma di questo non c’è traccia, si rimanda a “bandi e gare” dove si trova, invece, l’avviso a manifestare interesse.

L’arrivo bis – dopo quello di via dell’Armellino – pone anche altre questioni. Anzitutto gli ultimi con i quali dobbiamo prendercela sono i richiedenti asilo. Hanno la sola “colpa” di fuggire da atrocità e di essere stati depredati dei loro averi per affrontare un viaggio che sono riusciti – per fortuna – a portare a termine. Prima di pensare a quello che possono rappresentare, è noto che in questa città ci sono ben altri insediamenti che sembrano a dir poco “tollerati“. E’ dell’insieme delle presenze, a cominciare da quelle irregolari, che occorre preoccuparsi e non di questi poveri disgraziati o di quelli di via dell’Armellino. Se la città non ce la fa più – come si sostiene da più parti – è perché sono stati chiusi gli occhi prima.

Poi va detto che Umberto Succi – formalmente estraneo alla struttura alberghiera ma di fatto ancora gestore – ha fatto il suo lavoro. L’hotel non andava più, l’ha ammesso lui stesso, e questa è un’occasione per avere liquidità. Fermiamoci qui. Perché interviene un altro aspetto, quello di Succi amministratore pubblico. Prima di chiedere le dimissioni è il caso di chiedergli conto in Consiglio comunale di ciò che ha affermato.

Dice, lui che è stato assessore al turismo, che la maggior parte delle strutture sono fuori norma. Viene da chiedersi cosa abbia fatto quando dirigeva l’assessorato… E viene da ripensare all’ordinanza – della quale parla egli stesso riferendosi agli altri hotel, bel biglietto da visita per la città –   di fatto mai ottemperata. Sarebbe stato lo stesso con un cittadino non consigliere? E’ vero che nella parte a mare c’è un’ordinanza che risale addirittura al 2000 e non ha avuto seguito?

Per l’hotel c’era una segnalazione della Asl di dicembre 2013 “sparita” dal Comune, poi l’inevitabile chiusura mentre c’era già un tentativo di trasformare l’albergo in una residenza per anziani, quindi una parte operativa (a mare) e l’altra quasi. Il tutto mentre nessuno in Comune si preoccupava di verificare.  Sembra che ciò alla Prefettura non interessi, ma sul bando è scritto che le strutture devono essere “in possesso di certificazione urbanistica e sanitaria, munita di destinazione urbanistica compatibile con il servizio in oggetto (…) che rispetta la normativa vigente in materia residenziale, sanitaria, di sicurezza antincendio e antinfortunistica (…)“.  Ci sono questi requisiti? E ci sono in via dell’Armellino? Si deroga in casi del genere come sentiamo affermare da più parti? E il sindaco ha  nulla da dire? E l’assessore Cafà che andava a farsi rassicurare sul mancato invio di altri migranti? A meno che quanti si preoccupavano dell’esposizione mediatica della stessa Cafà e scrivevano comunicati duri nei suoi confronti  non stessero già “lavorando” per la soluzione Succi. Sulla vicenda del quale – sempre per l’ordinanza – di recente la Finanza ha chiesto ulteriori atti al Comune e c’è stato uno “scambio” tutt’altro che cordiale tra uffici…

Avremo il cosiddetto “hub“, quindi, e non potremo farci nulla. Avremo i richiedenti asilo in una struttura sul mare, nel pieno della stagione balneare. Abbiamo il dovere di accoglierli, non c’è dubbio, ma il fatto che arrivino proprio lì, nell’hotel che rappresentava un vanto dell’offerta alberghiera, nel luogo dove abbiamo ognuno festeggiato qualche evento, dice dove siamo arrivati. La parabola di una città che tutto ha voluto essere, meno che turistica.