I migranti, l’hotel, l’ordinanza. Le cose che non tornano

Umberto Succi

Umberto Succi

A leggere il Granchio di questa settimana oltre la cronaca sulla vicenda dei richiedenti asilo all’hotel Succi, con la raccolta firme e l’iniziativa del comitato, più che avere qualche certezza sorgono altri dubbi.

Sabato, quando il giornale era in edicola, si aspettava ancora l’arrivo dei migranti che da oggi, invece, sono nel loro alloggio. Bene, è doveroso accogliere e – tra l’altro – siamo in emergenza. Al punto che poche ore fa è stato raggiunto un accordo europeo per fermare sul nascere i viaggi della speranza. Se servirà o meno è tutto da stabilire, mentre dopo le dichiarazioni rilasciate alla collega Katya Farina dal consigliere comunale Umberto Succi c’è qualcosa che non torna. Premesso che è noto che direttamente il consigliere non è parte della società di gestione dell’albergo, resta comunque almeno il portavoce dato che a intervenire è sempre lui. Ma questo conta poco.

Quello che non torna è altro: a occuparsi dell’accoglienza sarà la cooperativa Tre Fontane, mentre sul bando della Prefettura leggiamo che per il polo Rm/H al primo posto è arrivata la cooperativa Inopera. Chi ha ragione?

Rispetto alla chiusura dell’hotel Succi dà una notizia che purtroppo non è possibile verificare perché nel Comune 3.0 la trasparenza continua a difettare. Ebbene il consigliere comunale con un interesse più o meno diretto nella vicenda – non uno che passa per strada – afferma che “la struttura è stata parzialmente riaperta con ordinanza sindacale del 12 marzo, a seguito di tre sopralluoghi dell’azienda Usl presso i locali cucina, spogliatoio e ristorante“.  Ordinanza che sul sito del Comune, a oggi, non c’è. Il 10 marzo si parla dell’anno Innocenziano, una settimana dopo della sagra della zeppola, ma una cosa di un rilievo simile non si trova. Ci sarà, ne siamo certi, e sarebbe interessante farla conoscere. Ma  perché il responsabile del procedimento della precedente ordinanza – quella di chiusura – si è affrettato a scrivere al Comune intero dicendo che non sapeva nulla della vicenda migranti e non si assumeva responsabilità? E perché una società chiede di essere autorizzata ad aprire un centro cottura quando la cucina è riaperta?

Ed è vero, come leggiamo, che i migranti andranno in una quarantina di stanze per le quali è precluso il servizio alberghiero?

In tutto questo tace il sindaco. Come per via dell’Armellino, così per Succi. Suoi colleghi in mezza Italia hanno detto sì all’accoglienza ma in strutture adeguate, qui l’impressione è che neanche ci siamo preoccupati.  Non ha ragione – a modesto parere di chi scrive – chi raccoglie firme o manifesta contro certi arrivi, ma le regole che in questa città sono spesso un optional dovrebbero invece valere. Per tutti.

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