La bugia del “non sapevo”, adesso a casa…

confeservizibiogas

Come volevasi dimostrare. E’ bastato approfondire un poco e la verità è emersa. Lo scrive Agostino Gaeta, documenti alla mano,  dimostrando come il Comune – quindi il sindaco, senza la delega del quale nemmeno si entra nelle conferenze dei servizi – fosse al corrente del progetto per via della Spadellata.

Il sindaco ha provato a chiedere scusa, ha usato la solita litania del “non sapevo“, ha superato il trambusto di una mozione che sembrava avergli fatto ritrovare la maggioranza (andata nuovamente in frantumi un minuto dopo la decisione di ricorrere al Tar) ma ora viene ancora più clamorosamente fuori che era perfettamente a conoscenza di ciò che l’assessore Patrizio Placidi e il dirigente Walter Dell’Accio andavano a votare in Regione, con parere favorevole. Non ci si venga a dire che di fronte all’oggetto della conferenza il pensiero è andato a “sfalci e potature“, come ha detto in Consiglio

La mozione, allora, è una presa in giro ai cittadini, a maggior ragione se sul ricorso al Tar si sta tentennando in Comune. Si chiude la stalla dopo che i buoi sono scappati, ma – cosa ancora più grave – si dice una cosa per un’altra nel maldestro tentativo di coprire ciò che è stato. E questa non è una promessa elettorale, di quelle che si mettono nei programmi e non si realizzano perché tanto è sempre colpa di qualcun altro. No, questa è una scelta precisa: andare e votare a favore prima, raccontare una bugia dopo.

E’ la goccia che fa traboccare il vaso. E’ evidente che Bruschini non è più in grado di stare dietro alle vicende cittadine con la lucidità sufficiente. La litigiosa maggioranza, la “guerra” dopo ogni comunicato che esce, la Corte dei conti che ribadisce il fallimento gestionale dopo la durissima relazione del Ministero dell’economia e finanze, il porto prossimo alla svendita per non aver fatto in Comune ciò che si votata in assemblea dei soci alla Capo d’Anzio – anzi per aver sostenuto il contrario – il costo pari al doppio delle altre città per un servizio scadente come quello dei rifiuti, opere pubbliche al palo, indagini per voto di scambio  e chi più ne ha ne metta.

In una città normale i consiglieri di lotta e di governo che siedono in maggioranza avrebbero aperto una crisi seria, non annunciata, soprattutto i giovani che sono invece i primi ad allinearsi appena il sindaco minaccia di andarsene. In una città normale l’opposizione avrebbe già presentato una mozione di sfiducia per le tante, troppe, situazioni che non tornano.

Una mozione che – molto probabilmente – non manderebbe Bruschini a casa, perché di fronte alla minaccia di un commissario chi ormai è legato al potere per il potere si terrebbe ben stretta la poltrona. Magari parlando di “rilancio” (a metà mandato ormai superato), ipotizzando chissà quale altra trovata, ma il sindaco avrebbe gli almeno 13 voti necessari a restare in sella.

Perché provare a sfiduciarlo, allora? Per vedere chi è veramente con lui e chi finge di opporsi, capire se il centro-destra che alle elezioni si è presentato come alternativa lo è ancora o meno, per essere chiari davanti ai cittadini.

Servono 10 firme per chiedere una mozione di sfiducia, sarebbe un segnale per dire chi sta con Bruschini e chi non almeno in questo momento. Poi, nel 2018 o quando sarà in caso di anticipo, anche “nemici” come prima, però ora un segnale servirebbe.

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