Porto, era ora. Ma qualcosa non torna…

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Il sindaco di Anzio ha finalmente firmato le ordinanze con le quali chiede alle cooperative ormeggiatori e a un’altra attività di restituire le aree. C’è stato un ricorso respinto, chi gestiva gli spazi ha perso, non si è arrivati a un accordo ed è giusto che la Capo d’Anzio venga messa in grado di operare.

Se lo avesse fatto prima non sarebbe nelle condizioni attuali, avrebbe pagato Life, prestito con la banca e via discorrendo, ma doveva anche prima evitare il contenzioso andando a spiegare agli ormeggiatori cosa significava l’inversione del crono programma.

Risultato? Capo d’Anzio può operare, presto diventerà del socio privato Renato Marconi, gli ormeggiatori dei ricorsi e delle minacce vanno a casa. L’auspicio, a dire il vero, è che una soluzione si trovi. Come affermato in passato se l’ultima proposta di accordo per il “service” era 100, ora deve essere minimo 99 dato il tempo passato e i costi sostenuti dalla società, ma non possiamo certo iniziare il porto chiamato a rilanciare l’economia della città… facendo perdere posti di lavoro.

A maggior ragione non possiamo farlo se chi, alla stessa stregua, ha fatto un ricorso dopo l’altro e oggi non è raggiunto da provvedimenti: il Circolo della vela di Roma. Il sindaco dovrebbe spiegare ai cittadini ancora proprietari del 61%  perché non c’è ordinanza, se è stato trovato un accordo e su quali basi. Perché non possiamo mandare via gente di Anzio che avrà mille torti ma lì lavorava e tenerci sia pure importanti “signori” di Roma che hanno speso più di avvocati che di canone da versare annualmente (4500 euro), per ottenere ciò che avrebbero avuto firmando la “manleva” proposta mesi fa dalla società.

Ecco perché dobbiamo sapere se c’è un accordo e cosa prevede, perché sotto al circolo ci sono dei posti barca che erano destinati – da quel poco che sappiamo – ai soci dell’esclusivo club e invece sono della Capo d’Anzio. Ecco perché qualcosa non torna.

Turcotto, quell’evento è qualcosa di più

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Enrico Garzia

Sarebbe bastato vedere le presenze. Tante autorità, i familiari, i dipendenti, clienti affezionati, altri ristoratori. L’hotel Garda pieno come di rado capita in occasione di eventi. Sarebbe bastato a dire, da solo, del successo del ristorante Turcotto, del libro e della festa per i 200 anni.

Sarebbe riduttivo, però, fermarsi solo a questo o alla pubblicazione curata da Ermelinda e Maria, l’ottava generazione che ora sta portando avanti il locale. In quel “Papà te lo avevo promesso” detto da Enrico Garzia, la settima generazione, c’è l’aspetto personale e familiare, ma la storia di questa attività, i ricordi che si ritrovano nel libro, le foto e gli aneddoti, ci dicono molto di più.

Per questo sarà bene sfogliare quelle pagine che raccontano di una famiglia, non c’è dubbio, dei suoi legami nel tempo, dell’essersi necessariamente “allargata” ma di cosa è stata questa città. Ci dicono qualcosa, come ha giustamente sottolineato Clemente Marigliani che ha curato la pubblicazione, che dobbiamo tenere a mente.

Questa era – e per molti versi resta ancora – una città straordinaria. Fatta di gente operosa, capace – come i Garzia – di scrivere pagine di storia della ristorazione. Fatta di ragazzi che hanno imparato in quelle attività l’arte della cucina e l’hanno esportata, facendo crescere ad Anzio negli anni un settore di eccellenza secondo a nessuno. Nell’intervento di venerdì sera ho sottolineato un abbraccio, l’occhio del cronista ha colto quello vero, quasi commosso, tra Walter Regolanti ed Enrico Garzia. Due “icone” dell’enogastronomia di casa nostra. E’ stato un momento bello. Ci dice che nella concorrenza che ha da esserci questi signori – e con loro tutti quelli che con grande professionalità lavorano nel settore – portano in alto il nome di Anzio.

Del paese dove ai ragazzini si chiedeva di andare a recuperare il vino che finiva, di pulire i “verdoni” e che si accontentavano a San Giuseppe delle frittelle. Dell’evoluzione sociale, certo, dell’espansione urbanistica, ma anche della bellezza immutata e unica al mondo dell’area archeologica.

Del paese che nel diventare città rischia di perdere memoria, identità, storie orali che si cominciano, invece, finalmente a fissare.

Per questo sono più dell’anniversario del Turcotto quel libro e quell’evento, sono la dimostrazione di una città che è sempre stata capace – nei momenti difficili – di ripartire. E l’ha fatto partendo dalle cose migliori.

Io, l’infame, non mi rassegno. E continuo a voler sapere

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Proporrò opposizione alla richiesta di archiviazione  della denuncia nei confronti del presidente del Consiglio comunale di Anzio, Sergio Borrelli, che nella seduta del 5 novembre mi ha dato dell’infame.

Secondo il vpo della Procura di Velletri, avvocato Carmelo Scalfari “Le espressioni usate nell’intervento asseritamente diffamatorio non appaiono rivolte direttamente in nessun modo all’odierna persona offesa”. Può darsi che abbia ragione e non ci sia un fondamento giuridico per dimostrare che il presidente ce l’avesse con me, lo vedremo, ma da profano quale sono chiedo: se un intero consiglio comunale è dedicato alla vicenda dei presunti morosi, si fa a più riprese riferimento al termine usato da chi scrive (“sgarrupato”) e si fa nome e cognome del “reo” di aver dato una notizia, con chi ce l’aveva il presidente? Gli atti sono qui (denunciadibattitoarchiviazione) , ognuno può farsi un’idea.

Il presidente stesso ha ribadito, in un incontro con il suo legale, che era rivolta ad altri quella parola offensiva, che non ce l’aveva con me. Eravamo d’accordo a chiudere questa vicenda che si sta trascinando fin troppo con scuse pubbliche in Consiglio comunale. Perché è questione di principio, non altro. Non cerco condanne o risarcimenti, semplicemente che se fra cento anni un Victor Hugo Antei del futuro andrà a leggere gli atti dell’assemblea civica troverà l’infame e le scuse.

Eravamo d’accordo – e io alle strette di mano, sarò ingenuo, credo ancora – che non al consiglio del 20 febbraio perché si preannunciava “caldo” ma al successivo avrebbe chiesto scusa. Poi saremmo andati a “rimettere” la querela.

Ha fatto più presto la Procura di Velletri, ne va preso atto. La richiesta di archiviazione è dell’1 marzo – 47 giorni dopo la denuncia – il consiglio successivo c’è stato il 4. Sono convinto che Borrelli si sia dimenticato dell’impegno, non voglio nemmeno immaginare che sapesse già di una decisione evidentemente a suo favore nel procedimento da me intentato.

Né voglio immaginare che trattandosi di esponente politico, qualcuno si sia preoccupato di questo status. La stessa Procura – a parti invertite, per la denuncia di un ex deputato nei confronti miei e di Ivo Iannozzi – ci portò fino in Tribunale per aver dato del “democristiano” al personaggio in questione. Nel caso sollevato qui, usa una celerità che vorremmo vedere in tutte le altre vicende ben più gravi di Anzio rimaste – invece – irrisolte. L’elenco sarebbe lunghissimo. Ma questa archiviazione – o la decisione il giorno della Befana per il porto – dimostrano che quando vuole la giustizia è di un’efficienza unica.

Confesso che la prima reazione è stata di andare in Consiglio comunale, dare a mia volta dell’infame al presidente e vedere cosa sarebbe successo. I precedenti, del resto, sono a favore di chi interrompe le sedute urlando…. Non mi appartiene. Allora andrò avanti, sperando che Borrelli voglia mantenere fede all’impegno assunto anche di fronte a un risultato che – al momento – lo vede vincente.

Ringrazio chi mi ha espresso solidarietà allora e chi appresa la notizia oggi l’ha confermata, chi mi ha invitato a lasciar perdere e chi esortato ad andare avanti. Ringrazio Marco Maranesi e Donatello Campa con i quali – ugualmente – ci eravamo chiariti e che si sono scusati pubblicamente per avermi dato dello pseudo giornalista in quella seduta. Un particolare ringraziamento a Stampa Romana e Ossigeno per l’informazione, in prima linea in vicende del genere. E’ questione di principio, lo ripeto, per questo si va avanti. Con l’auspicio che quella parola – brutta, offensiva, appartenente ad ambienti malavitosi – non sia mai più pronunciata in quella sede. Né contro un giornalista, tanto meno contro chiunque.

Parola della quale, poi, nessuno ha chiesto conto, anzi lì per lì c’è chi ha ridacchiato (Placidi e Zucchini) come dimostrano le immagini. Al tempo stesso nessuno – a cominciare dal solerte Bernardone che aveva dato il via al dibattito – ha chiesto più che fine abbiano fatto i presunti morosi, le 16 lettere, una situazione che “in cinque sei giorni” (parole di Borrelli) sarebbe stata chiarita. Siamo ad Anzio, è vero, ma un umile cittadino che si ritiene offeso vorrebbe sapere. E con me tanti altri. Non i consiglieri comunali, evidentemente, a cominciare dall’opposizione….

Biogas, bene sindaco. Ma non è finita…

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Stavolta ha mantenuto la parola data, è andato in Regione e ha detto no all’impianto di biometano proposto in via delle Cinque Miglia. Il sindaco di Anzio, Luciano Bruschini, ha fatto bene. Sia ad andare – come si era impegnato a fare in Consiglio comunale – sia a divulgare ufficialmente la nota (PARERE_CONTRARIO_ALLA_REALIZZAZIONE_IMPIANTO_RIFIUTI.stamped )depositata alla Regione Lazio.

Il primo cittadino, però, sa anche che non è finita. Sia per questa proposta, sia per l’impianto del quale “non sapeva” (ma pochi ci credono e i fatti lo smentiscono) autorizzato anche grazie al parere favorevole del Comune già nel 2012. Impianto contro il quale è stato proposto ricorso al Tar perché modificato rispetto a quella autorizzazione. Anche qui il Comune era stato informato, non ha detto nulla, oggi ricorre con un rischio: sospesa la modifica, si torna alla biogas originaria.

Ecco perché la partita non è chiusa. La politica di casa nostra si è apertamente schierata: chi dalla parte del primo impianto, chi da quella del secondo. Chi per amicizia di lunga data, chi per questioni (o terreni) di famiglia.

Per questo dire no rischia di essere insufficiente in questo caso, mentre il ricorso al Tar è tardivo per l’altro. Che fa la maggioranza di casa nostra? Prende tempo e lavora a scenari alternativi….

Per l’impianto oggetto dell’odierna conferenza dei servizi si è pronunciato il Consiglio comunale? Va detto no, ovvio. Intanto si fa notare (anche nella lettera che il sindaco ha depositato) che un’altra centrale per l’organico è già autorizzata…. Tradotto: togli quella linea, sul resto vediamo.

Il ricorso al Tar? Lo hanno chiesto a gran voce maggioranza e opposizione, c’è una mozione unanime. Va fatto. Se vince il Comune, però. resta in piedi l’altra autorizzazione. Ed ecco che la via d’uscita “politica” è quella di dire: va bene, se proprio devi farlo, riduci i volumi perché non vogliamo essere pattumiera di Roma.

Luciano Bruschini oggi ha fatto bene, va ribadito, ma lo scenario che si prospetta, purtroppo, è altro.  Speriamo di sbagliare, ma la strada sembra tracciata.

Marconi: “Il porto lo faremo, basta con gli interessi di pochi”

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L’ingegnere Renato Marconi

Esce allo scoperto, accetta di parlare della vicenda Anzio, si rivolge ai cittadini che da un’operazione del genere – ma se lo sentono ripetere da troppi anni – non possono che trovare beneficio. Usa termini anche forti, ma con la chiarezza che questa intrapresa ha avuto di rado. L’ingegnere Renato Marconi, a capo del gruppo Marinedi, l’inventore di Italia Navigando con la quale entrò nel 39% della Capo d’Anzio, oggi è l’interlocutore privato della società che per il 61% è del Comune e può finalmente entrare in una fase operativa. Diversa da quella immaginata anni fa, ma concreta

Alla luce degli ultimi accadimenti la Marinedi è ancora interessata all’iniziativa della Capo d’Anzio?

Partendo dal principio che più le cose sono interessanti più sono difficili, al nostro Gruppo non è mai mancato lo spirito di iniziativa e la capacità di risolvere qualunque problema nel settore della portualità turistica e del turismo nautico.

Nel nostro progetto di Rete portuale turistica mediterranea, già operativo da tre anni, Anzio rappresenta il porto turistico di maggior spicco ed interesse economico. Potendo sfruttare la vicinanza di Roma e dell’aeroporto di Fiumicino, vogliamo valorizzare il patrimonio e le potenzialità turistiche di Anzio per far tornare ad essere il suo porto uno dei principali protagonisti del Mediterraneo, per quel che riguarda la nautica, la cantieristica, la manodopera specializzata, la vela e tutte le attività connesse e relative legate all’artigianato, al commercio ed alla ricettività e ristorazione. Negli ultimi due anni abbiamo contribuito in modo determinante a ribaltare le sorti dell’iniziativa che sembrava destinata ad un esito drammatico, dopo il bando di gara a suo tempo indetto ed andato deserto.

Tutti gli sforzi profusi, grazie a professionalità del settore nautico messe a disposizione dell’iniziativa, come l’ingegner Enrico Aliotti e l’avvocato Antonio Bufalari, hanno rafforzato la nostra determinazione ad essere, insieme con i cittadini di Anzio, i gestori di una delle più belle realtà portuali italiane. Perciò per rispondere in maniera sintetica alla sua domanda: “Avanti tutta!”.

Come pensate, visti i debiti accumulati e la situazione di bilancio, riuscire addirittura a finanziare l’opera in tre fasi?

Due anni fa a questa domanda avrei avuto grandi difficoltà a rispondere. Oggi è molto più semplice: l’attività caratteristica prevista in prima fase è più che sufficiente a garantire la finanza necessaria alla restituzione dei debiti ed all’attività corrente, come in parte sta già avvenendo.

I problemi occorsi nell’ultimo periodo in materia di occupazione abusiva di una parte delle aree rappresentano l’unico rischio attualmente emergente per un corretto sviluppo della parte corrente dell’iniziativa. Per quanto attiene alla seconda e terza fase dei lavori, come previsto dagli accordi parasociali, ci siamo attivati per la progettazione esecutiva e per il successivo finanziamento delle opere attraverso il nostro Fondo operativo “Marinedi Finance Fund”. Le operazioni necessarie a valutare cespite ed iniziativa da parte dei nostri Partners sono già in corso e si concluderanno entro giugno prossimo. La gara per l’esecuzione dei lavori di seconda fase potrà essere, pertanto, bandita a partire da ottobre-novembre 2016.

Il Comune ha pagato la parte del debito con la Banca Popolare del Lazio garantita dalla propria fideiussione, per la parte di debito restante c’è un piano di rientro da parte della Società. Lo state rispettando?

Nell’ultimo anno la Banca Popolare del Lazio è stata molto comprensiva e propositiva nei confronti della Società, probabilmente anche influenzata dalla piega positiva degli eventi e dal nostro impegno quali esperti del settore. Il Comune, inoltre, ha contribuito in modo sostanziale ad onorare gli accordi, soprattutto in questa fase nel quale la redditività della Società non è al 100% a causa delle perduranti occupazioni abusive.  Il piano di rientro, seppure all’inizio, è puntualmente rispettato e non prevediamo alcun problema fino alla sua estinzione.

Cosa ostacola questo sviluppo da lei delineato e che tutta la città auspica?:

Al momento non vedo nessun altro ostacolo se non l’abusiva occupazione di parte delle aree. La situazione difficile con il Circolo della Vela, anche a seguito dell’ultimo pronunciamento del Consiglio di Stato, a noi favorevole, è in corso di pacifica ed ovvia regolarizzazione.

A questo punto è necessario e fondamentale provvedere immediatamente allo sgombero delle aree ed anzi speriamo che il Comune provveda immediatamente, viste anche le due comunicazioni ultimative dell’Ente concedente, ovvero la Regione Lazio, ed i due mesi ormai trascorsi dall’invio della prima comunicazione.

Il tempo della trattativa è ormai finito, anche perché ricordiamo che le due cooperative hanno rifiutato qualunque proposta di lavoro o di collaborazione offerta, intentando cause che hanno dimostrato la bontà dell’attività amministrativa svolta dalla Capo d’Anzio e dalla Regione Lazio.

Ricordiamo inoltre a malincuore che alcuni loro membri hanno tenuto comportamenti ostili verso amministratori, dipendenti e collaboratori della Capo d’Anzio, tanto che ci si è trovati costretti in alcuni casi a richiedere l’intervento delle Forze dell’Ordine….

Difendevano un lavoro che svolgono da anni…

Certo, ma ora non si può tollerare la pratica di attività economiche senza autorizzazione come l’uso degli ormeggi e l’attività cantieristica, attività che non stanno permettendo alla Capo d’Anzio il completamento della fase 1 e la messa a reddito delle aree concesse e formalmente consegnate dalla Regione Lazio, con grave danno economico, basti pensare che se la Capo d’Anzio fosse venuta in possesso delle aree un anno e mezzo fa la ristrutturazione economica dei debiti sarebbe stata più agevole e non sarebbe servito l’intervento finanziario dei Soci (vedasi il pagamento del Comune alla Banca Popolare del Lazio dello scorso dicembre)….

La città di Anzio deve avere coscienza di ciò: non si può bloccare lo sviluppo di una città, per tutelare l’interesse di pochi!

Si riferisce alle cooperative?

Guardi, le do un’ultima “curiosa” notizia sulle Cooperative: alcuni giorni fa, proprio mentre il Sindaco cercava ulteriormente un accordo, è giunta una diffida da parte del loro legale per la rimozione dell’impianto di videosorveglianza che la Capo d’Anzio ha installato sulle proprie aree in concessione in quanto “lesivo della privacy ed illegittimo…”. Incredibile! Personaggi che, senza titolo, occupano le aree e che proseguono attività, anche economiche, non autorizzate…invocano la “privacy”…Siamo alla farsa…

Pensa di superare questi ostacoli? E come?

Ogni ostacolo indebitamente frapposto allo sviluppo del Porto di Anzio verrà rimosso ricorrendo agli strumenti previsti dall’ordinamento. La situazione è da tempo all’attenzione delle autorità di Polizia Giudiziaria e della Regione Lazio. Abbiamo lungamente aspettato la pubblicazione delle sentenze da parte del Tar del Lazio a noi favorevoli, siamo sicuri che alla fine la Legge, in ogni caso, prevarrà!

Sono confermate le previsioni dell’accordo di programma?

 

Capisco le ragioni di questa domanda e i dubbi che ogni tanto emergono nel corso di discussioni anche qualificate, ma la risposta è assolutamente positiva: tutto ciò che è stato previsto nell’accordo di programma, base della concessione demaniale marittima in essere, sarà rispettato pena la decadenza e l’inefficacia della concessione medesima.

Alla luce di quello che afferma, il bando annunciato a più riprese dal sindaco sembra improponibile. O sbaglio?

Sbagliare è umano, ma dobbiamo imparare dagli errori del passato…Il primo bando che dovrà essere predisposto, e di cui è stata già preparata una bozza, è quello relativo all’affidamento dei lavori di seconda fase. Ogni bando relativo al dare in subconcessione a terzi la concessione, svendendone la gestione, ritengo sia illogico, irrazionale e contrario agli interessi della Società e della Città di Anzio.

Sarà la volta buona?

Con l’aiuto di chi è il primo interessato allo sviluppo economico del Porto: i cittadini di Anzio, il porto sarà realizzato secondo il progetto approvato e la concessione assentita. Infatti, io credo che il socio di maggioranza della Capo d’Anzio siano tutti gli anziati non le 3-4 persone che pensano di poterne disporre a fini che ormai non comprendo più.

Per le ragioni che ho illustrato alla prima risposta io sarò sempre al fianco della cittadinanza condividendone da imprenditore – anche, ovviamente, nel mio interesse – il fine ultimo: lo sviluppo di una grande e partecipata attività economico-sociale al centro della città.

Capo d’Anzio, se 200.000 euro vi sembran pochi

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Speriamo vivamente che il sindaco di Anzio, Luciano Bruschini, e il neo presidente della Capo d’Anzio, l’avvocato Ciro Alessio Mauro, abbiano la soluzione giusta. Lo diciamo mestamente e conoscendo bene la scarsa considerazione che si ha di questo spazio da parte degli interessati. I quali – ma da tempo ce ne siamo fatti una ragione – non perdono occasione anche in altri uffici per lamentarsi di quanto sostenuto da un cittadino e giornalista che legge qualche carta e – non dimentichiamolo – ha una parte infinitesimale del 61% delle quote pubbliche della Capo d’Anzio. Una maggioranza rappresentata dal sindaco pro tempore e dall’avvocato che lo stesso primo cittadino ha nominato a rappresentarci.

Fatta questa premessa, speriamo davvero che abbiano un’idea di come uscire dalla perdita di bilancio che il consiglio d’amministrazione del 9 marzo ha votato e che sarà portato in assemblea. E’ una perdita, i tecnici lo sanno meglio di chi scrive, che azzera il capitale della Capo d’Anzio.

Sono circa 200.000 euro, l’ennesimo “buco” causato dal mancato avvio del progetto, con i debiti della società che aumentano ulteriormente. Paradossalmente questi non sono un problema, basta iniziare e con le entrate si pagano, ma intanto va ricostituito il capitale (70.000 euro) azzerato dalle perdite. Il Comune – per quel poco che ne sappiamo – non può mettere un euro. Per questo – prendiamo in prestito la famosa lettera di Totò e Peppino – “se 200.000 euro vi sembran pochi….

Lì erano “700.000 lire” e si faceva riferimento alla “morìa delle vacche“. Qui c’è stata una linea ben marcata da assemblee e consigli d’amministrazione che, semplicemente, non è stata seguita.

Speriamo che ci sia una soluzione, altrimenti abbiamo perso la Capo d’Anzio.  E il socio privato – che c’era da quando è stata costituita la società, come disse allora (inascoltato, purtroppo) Aurelio Lo Fazio, come scrivemmo inutilmente sul Granchio segnalando la presenza di Renato Marconi nella compagine di Italia Navigando, come sapeva Candido De Angelis che lo metteva a verbale, come si è palesato nel “passaggio” dell’intero pacchetto al quale Luciano Bruschini si è opposto tardi e male – si prenderà tutto con due soldi. Lo ha sostenuto, da ultimo, il Pd con De Micheli che ha proposto invano e in extremis l’idea della ricapitalizzazione chiedendo a Comune e privato di fare un piccolo passo indietro per far entrare cittadini e imprenditori. Come si era immaginato all’inizio, con il compianto Gianni Billia, salvo tornare indietro perché c’era Italia Navigando e la politica dell’epoca che spingeva in quel senso. Non sarebbe stato facile, ma è stata l’unica alternativa.

Speriamo di sbagliare, davvero, e ci auguriamo che una soluzione sindaco e presidente ce l’abbiano. E vogliano spiegarla non a chi rompe le scatole, lo sappiamo, da questo umile spazio, ma alla città.

Capo d’Anzio “operativa”, troppo tardi….

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Molto lavoro ci attende a cominciare dal mettere la Capo d’Anzio nelle condizioni di essere subito produttiva“. Lo afferma il sindaco, Luciano Bruschini, nel comunicare l’avvenuta nomina del nuovo presidente e del nuovo consigliere d’amministrazione della società nata per realizzare e gestire il porto, oggi concessionaria unica .

Troppo tardi, la società doveva essere operativa da tempo e se non lo è diventata il primo cittadino ha per intero tutte le responsabilità. Dire una cosa e votarla nelle assemblee – come il piano finanziario – e poi farne un’altra in Comune, promettendo improbabili bandi, per esempio, ha portato alla situazione odierna. Invertire il crono-programma e poi spiegare ai soliti noti che è pronto ora un gruppo russo, ora turco-napoletano e ora americano, è stato semplicemente deleterio. Così come promettere che avrebbe “cacciato Marconi” dando la sua “parola d’onore“, salvo poi firmare con l’ingegnere una “road map” che inchioda il Comune, senza contare che solo dopo quasi tre anni ha intentato una causa sul passaggio delle quote da Italia Navigando a Mare 2 spa.

La Capo d’Anzio – non ce ne vogliano l’avvocato e il commercialista nominati oggi, anzi molti auguri! – nelle condizioni attuali è finita. Solo un miracolo, magari promesso da Bruschini che normalmente “non sa” mai nulla ma poi ha la presunzione di sapere e conoscere tutto, può tenere in piedi un’impresa che chiuderà l’ennesimo bilancio in perdita e dovrà essere dismessa.

Lo avrebbe chiuso almeno in pareggio, se non in attivo, qualora fosse stata messa in condizione di operare prima. Così non è stato, stavolta gli ostacoli non sono venuti dal Pd né da pareri a “soggetto” dati in Regione, ma dai ricorsi prima e dalle mancate decisioni del primo cittadino, poi. Si fa presto a dire “essere subito produttiva“, ma il sindaco ha il dovere – finché un pezzetto del 61% pubblico sarà ancora dei cittadini – di spiegare, quale socio di maggioranza:

a) Come chiude il bilancio 2015 e, in caso di perdita, come fa il Comune a ricostituire il capitale sociale?

b) Perché ancora non è entrato in possesso delle aree, continuando ad alimentare un danno erariale quotidiano?

c) Ha segnalato alle autorità competenti le occupazioni “sine titulo” delle aree stesse, dagli ormeggiatori al Circolo della vela, agli altri che non hanno firmato l’intesa con la Capo d’Anzio? Se no, perché?

d) Rispetto alle contestazioni della Corte dei Conti e alle previsioni della legge Madia, come pensa di mantenere il controllo pubblico?

e) Come pensa di affrontare l’istanza di fallimento per 100.000 euro  avanzata dai progettisti del “Life” e le richieste di restituzione fatte dall’Unione europea che aveva in parte finanziato quel progetto, mentre i soldi sono stati spesi “per altro“?

f) Ha provveduto o meno a chiedere alla Capo d’Anzio di restituire i soldi che il Comune ha anticipato nel pagare la fidejussione alla banca?

C’è molto lavoro, vero, cominci a dare le risposte mai fornite ai cittadini che restano – temiamo ancora per poco – proprietari del 61% della Capo d’Anzio. Temiamo, però, che le domande facciano la fine di quelle poste nel tempo in questo stesso spazio. Sarà che l’interlocutore è sgradito, ma la risposta va data alla città e non a chi scrive. Il quale un torto ce l’ha e pure grosso: aver creduto in quest’opera, pubblica e “della” città. Che sciocco….

Progetto Life, proposto il fallimento della Capo d’Anzio

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“I soldi sono stati usati per altro“. Parole che mentre il sindaco di Anzio, Luciano Bruschini, diceva “non so” ha pronunciato in Consiglio comunale -rispondendo a una precisa domanda del consigliere Candido De Angelis – l’ex dirigente dell’area finanziaria Franco Pusceddu.

I soldi sono quelli del progetto di sostenibilità del porto di Anzio, co-finanziato dall’Unione europea nell’ambito del progetto Life. La procedura era partita, c’è stato un confronto pubblico, i professionisti hanno lavorato ma i compensi non li hanno mai visti. La Capo d’Anzio li ha usati per altro, oggi se ci si collega al sito viene proposto il business dei casinò sulle navi da crociera.

La situazione? L’Europa ha chiesto indietro i soldi poiché il progetto non è partito e ancora non vede un euro, anzi è stato respinto il piano di rientro avanzato dalla Capo d’Anzio con il rischio che si finisca nella “black list” dei finanziamenti dell’Unione se non che venga addirittura avviata una procedura di infrazione nei confronti dell’Italia.

Chi non ha ancora visto un euro sono anche i professionisti che hanno lavorato alla prima fase del progetto e dopo diversi solleciti hanno presentato istanza di fallimento nei confronti della Capo d’Anzio.

La società rischia di finire mestamente la sua “mission” nelle aule del Tribunale di Velletri perché i soldi della Ue sono stati “usati per altro“. Esigenze della società, sicuramente, spese che andavano affrontate, ma questa storia la dice lunga su com’è stata e com’è ancora gestita l’intera vicenda porto. Ieri l’ex presidente D’Arpino è stato categorico rispetto al sindaco che non si riprende le aree, ad esempio, arrivando a definirlo un “senza palle“, inteso come poco coraggioso evidentemente. Per questo temiamo che il Life sia solo la punta dell’iceberg….

 

Biogas e rifiuti, ecco perché si preoccupano…

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Il professor Carlo Malinconico ha messo insieme la bellezza di 69 punti per contestare la determinazione con la quale, il 16 dicembre 2015, la Regione ha aggiornato l’autorizzazione integrata ambientale alla Anziobiowaste, per l’impianto in via della Spadellata al quale il Comune aveva detto sì nel 2012, senza colpo ferire.

A leggere le carte – e non si comprende perché il sindaco non lo comunichi ufficialmente – gli spunti per dire no a quella centrale ci sono eccome: “Aumento in senso assoluto dei quantitativi di rifiuti trattati, modificazione delle finalità dell’impianto, modificazione dei processi e dei prodotti finali ottenuti dal processo di trattamento dei rifiuti conferiti e dunque la natura stessa dell’impianto“. Vengono sollevate, inoltre, eccezioni sui quantitativi conferiti giornalmente – che supererebbero la soglia di 70 tonnellate – e sul fatto che sono state “erroneamente considerate non sostanziali le varianti apportate all’impianto“, viene rimarcato come si andrebbe incontro a un aumento di: “traffico veicolare per il trasporto e conferimento dei rifiuti da comuni diversi, delle connesse immissioni di gas di scarico, delle immissioni odorifere tanto più percepibili durante il periodo estivo“.

Non è detto che il ricorso si vinca, quel parere del Comune pesava e pesa come un macigno, ma letto da profano è tutt’altro che un ricorso a perdere – come si sospettava negli ambienti – quello del Comune. E forse per questo c’è chi, favorevole all’impianto, ha minacciato crisi e aggredito chi quel ricorso lo ha proposto e ottenuto e oggi si preoccupa del possibile esito.

Poi c’è un passaggio che il sindaco non può fingere di ignorare – come suo solito – perché il ricorso porta la sua firma e diamo per scontato che lo abbia letto. L’avvocato sottolinea gli “effetti dannosi per la salute della popolazione e l’ambiente in quanto capaci di comprometterne la salubrità, pregiudicando l’ecosistema che fa di Anzio una delle stazioni balneari più importanti della Regione e che ha consentito alla città – da cinque anni a questa parte – di conquistare la bandiera blu (…) Al danno ecologico si associa evidentemente il danno economico per la comunità“. Non andiamo oltre, non guardiamo ai tecnicismi, basta e avanza questo per dire che il parere dato da Placidi in fretta e furia (ma cosa c’è scritto? su quali basi?) si può anche revocare – ma non sarebbe sufficiente, vale ciò che si dice in sede di conferenza – chiedendo un’altra conferenza dei servizi. In tal senso la posizione del Pd che aveva lavorato inizialmente alla mozione “bipartisan” è stata finalmente chiara e se il ricorso dovesse andare male si ha il dovere di chiedere – a condizioni cambiate e non valutate dal Comune – un’altra conferenza dei servizi. E’ ovvio che gli “sponsor” nell’amministrazione del primo progetto siano preoccupati, così come i 13 che allineati e coperti hanno respinto questa mozione.

Le perplessità sollevate da Malinconico per quanto riguarda la salubrità potrebbero essere, da sole, le ragioni da portare in Regione il 17 marzo per il secondo impianto. Ma attenzione, il “no” che Luciano Bruschini si è impegnato ad andare a verbalizzare, da solo non basta. Il Comune deve spiegare il suo diniego e deve farlo sollevando questioni tecniche che gli uffici – quelli di Placidi compresi – debbono mettere nero su bianco. Con una conferenza dei servizi interna, se necessario, da fare prima del 17 marzo. C’è meno di una settimana, contando i giorni lavorativi.  Ci sono osservazioni di Anzio Diva e di Anzio No biogas, le pie intenzioni (a parole) di Lavinio no biogas, di certo c’è una scuola a due passi e un’altra serie di vicende che un Comune attento avrebbe già valutato. E’ ancora in tempo.Ma com’è noto sulla seconda centrale altri sono preoccupati in maggioranza.

Infine i rifiuti,altra preoccupazione di Placidi che dopo la “sconfitta” sulla gara sembra abbia convocato una trentina di persone – speriamo non in attesa di un posto nell’appalto se avesse vinto Ecocar-Gesam – annunciando ulteriori azioni legali. Dove, come, quando e perché un giorno, forse, lo sapremo.

Rifiuti, Placidi “perde”. L’appalto resta alla Camassa

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Accoglie l’appello di Camassambiente S.r.l., e, per l’effetto, in riforma della sentenza appellata, accoglie il ricorso incidentale proposto dalla stessa in primo grado ed annulla l’aggiudicazione con esso impugnata“.

Lo scrive il Consiglio di Stato,  nell’attesa sentenza che ha tenuto con il fiato sospeso la politica di Anzio, i lavoratori del settore, tutti coloro ai quali l’assessore all’ambiente Patrizio Placidi aveva promesso che sarebbero entrati se avesse vinto la Ecocar-Gesam.

Si scrive, speriamo, la parola fine alla telenovela di una gara vinta da Ecocar-Gesam, non assegnata per la vicenda dell’interdittiva antimafia con il passaggio alla Camassa che era arrivata seconda, ricorsi e contro-ricorsi, la dichiarazione senza mezzi termini dell’assessore che in Consiglio comunale affermò di “preferire” la prima perché garantiva più posti di lavoro. Anzi, arrivò addirittura – cosa senza precedenti – a “intimare” al dirigente di assegnare alla Ecocar l’appalto dopo la pronuncia del Tar.

Finisce, ci auguriamo, anche l’alibi di una raccolta differenziata che in centro non è partita perché si aspettava la sentenza, di un servizio scadente sul territorio – basta guardarsi intorno – e un contratto che non si firmava sempre in attesa della pronuncia del Consiglio di Stato, di dipendenti che lamentano la scarsità di mezzi a loro disposizione perché la Camassa non li dava tutti, aspettando sempre la famosa sentenza.

Ora non ci sono più scuse: per Placidi, anzitutto, il quale deve fare in modo che il servizio funzioni e smetterla di prendere in giro i cittadini. Anzi, dopo aver chiaramente parteggiato per Ecocar ed essere uscito sconfitto, dovrebbe avere la bontà di farsi da parte. Messe insieme la vicenda biogas e questa, è il caso che l’assessore tolga il disturbo e con lui il sindaco che dopo il “richiamo” allo stesso Placidi lo ha lasciato al suo posto. Già, gli equilibri….

Non ci sono più scuse per la Camassa, che deve rispettare il capitolato e mettersi in regola con tutto ciò che è previsto. Né per i lavoratori, i quali adesso hanno la certezza di chi è il loro interlocutore, hanno il diritto di pretendere ciò che spetta loro ma anche il dovere di svolgere al meglio il loro compito.

E’ durata sin troppo questa vicenda, è noto che quando ci sono di mezzo i Tribunali le certezze sono poche, adesso è bene che si cominci a dare alla città il servizio che merita.