La criminalità di Ostia, quella di casa nostra. Parliamone

fnsi

Giovedì a Ostia si terrà la manifestazione organizzata dalla Federazione nazionale della Stampa (Fnsi) e da Libera, a seguito dell’aggressione dell’inviato di Nemo, ma soprattutto del clima che si vive sul litorale romano. Anzio, purtroppo, non è molto lontana e la manifestazione di giovedì – alla quale speravo di poter essere presente, cosa impossibile per ragioni di lavoro – riguarda più in generale l’aggressione all’articolo 21 della Costituzione.

Domani mattina, con i giornalisti sotto scorta, il ministro Minniti sarà in Fnsi a parlare dei cronisti minacciati, aggrediti fisicamente e dalle querele temerarie, dalle maxi richieste di risarcimento, mentre giovedì a Ostia ci sarà da difendere il diritto – di tutti – alla libera espressione del pensiero. Minacciato, a qualche chilometro da noi, dagli Spada e dintorni.

E qui? Che esiste un problema di criminalità e illegalità diffusa – da quella spicciola a Malasuerte, dalla presenza di clan che hanno fatto affari (lo affermano delle sentenze) a vicende ancora in fase di accertamento relative alla gestione del Comune – è cosa nota.

Che esistano pressioni, con toni diciamo “accesi” ma comunque intollerabili, è altrettanto vero. Questa vicenda è stata affrontata a luglio 2016 in un dibattito a Villa Sarsina, senza simboli di partito ma alla presenza di autorevoli esponenti del Pd e – successivamente – con annessa polemica sulla mancata concessione della sala, dal Movimento 5 Stelle e da Sinistra italiana.

Sono maturi i tempi, a modesto parere di chi scrive, per tornare ad affrontare l’argomento. Quelli che le forze dell’ordine chiamano “reati spia” qui ci sono tutti. Parliamone.

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Abbiamo un vice sindaco, ma ripeto: non si scherza

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Non poteva essere diversamente. Fanno politica da una vita, sono nelle amministrazioni pubbliche da oltre 30 anni, figurati se rischiano di mettere a repentaglio tutto per una nomina.

Questa mattina l’ufficio comunicazione del Comune di Anzio ci informa che Giorgio Zucchini è vice sindaco e assessore alle finanze e patrimonio, nonché che sostituirà il primo cittadino fino al 9 novembre. Il provvedimento che sull’albo on line porta la data odierna, è di venerdì 27 e contestualmente – c’è da ritenere – è stato inviato al Prefetto.

Diciamo che in piena crisi politica si è preferito dire ai cittadini che siamo andati su “Linea Blu” (cosa lodevole che si ripete, comunque, ciclicamente) ma non informarli dell’avvenuta nomina. Così come nel 3.0 de noantri si è inserito con calma il decreto di nomina (nessuno poteva farlo il 27, in Comune?), dopo che il Meetup “Grilli di Anzio” e chi scrive hanno inviato una pec alla Prefettura e reso nota la cosa. Coincidenze, ci mancherebbe. Attenzione, però, il protocollo apposto sulla nomina recita “U  N.0053150/2017 del 30/10/2017“, cioè di oggi. Qualcosa non deve proprio funzionare in questo 3.0, mentre il codice dell’amministrazione digitale afferma che il protocollo deve essere contestuale. Ahi ahi…. questi pensano davvero che i cittadini hanno l’anello al naso.

Come affermavo ieri, il punto è un altro e verte sull’articolo 46 del testo unico degli enti locali, richiamato anche nell’atto di nomina di Zucchini. Recita, al comma 2: “Il sindaco e il presidente della provincia nominano i componenti della giunta, tra cui un vicesindaco e un vicepresidente, e ne danno comunicazione al consiglio nella prima seduta successiva alla elezione“. I componenti, tra cui…  Basta la nomina di uno soltanto? Secondo la politica di casa nostra, sembra di sentirli, ma sì… che vai a guardare…

Invece non si scherza, non si espone la città a figure del genere.  Di fatto con la sola nomina del vice Bruschini ha “commissariato” il Comune fino al 9 novembre (non è che Zucchini possa riunire la giunta da solo, o sì?), costretto i cocci del centro-destra a continuare a trattare sulla crisi e il “programma di fine mandato” (!?!?), violato le norme sulla composizione dell’organo esecutivo con rispetto della parità di genere: la giunta  oggi risulta composta da lui e un assessore, entrambi di sesso maschile.

Continuo a ostinarmi a pensare che #unaltracittà debba partire dalla legalità delle cose quotidiane. Basta con chi le calpesta impunemente.

 

 

Prima dei clan, la legalità delle cose quotidiane

legalita

L’incontro all’hotel “Serpa” di ieri

Facile. Il passato che piace si ricorda (“modello di amministrazione”) gli scontri, durissimi, di quattro anni fa si liquidano con le lacrime in consiglio comunale e assumendosi reciprocamente la responsabilità delle divisioni. Chiusi in quello che somiglia a un fortino il sindaco Luciano Bruschini e quello “incaricato” Candido De Angelis non parlano di futuro e se provi a chiedere fai attacchi personali, sei candidato e via discorrendo, ma non entrano nel merito.

Il sindaco attuale su una cosa ha tremendamente ragione: non ha mai avuto guai con la giustizia in 40 anni di attività politica, è persona seria e onesta. Lo sottoscrivo. Come sostenevo quattro anni fa  – ricorderanno stavolta o no? –  che se c’era uno che pagava ad Anzio era Luciano Bruschini e che la vicenda di Acqualatina tirata fuori dai suoi ex avversari in campagna elettorale, oggi alleati, non stava in piedi. Ecco, le questioni personali le hanno inventate loro, ci sono andati avanti a lungo, oggi ribaltare la frittata non è bello. Pensare che dopo quella vicenda – era una normale rateazione, per la cronaca – c’è chi ad Acqualatina ha rischiato, se non ha perso il posto. Tutto dimenticato, suvvia…. c’è il “modello di amministrazione” e – ultimo consiglio comunale – guai a parlare di legalità.

Invece se ne è parlato a luglio a Villa Sarsina, se ne è parlato ieri al Serpa Hotel (che bello sarebbe stato avere tanta gente nell’aula consiliare, a discutere in modo pacato, a fare domande), se ne continuerà a parlare. Personalmente lo faccio da anni e come ho avuto modo di dire in diverse occasioni – ad esempio la vecchia richiesta di “accesso” firmata all’epoca persino da Walter Veltroni – è un errore prendersela con Pasquale Perronace e immaginare la ‘ndrangheta dietro di lui. Mi disse in una intervista “lasciamo in pace i morti” – riferendosi al fratello – e penso abbia ragione.

Detto questo e ricordato che sentenze affermano della presenza di ‘ndrine sul territorio e di una cellula di camorra del clan dei Casalesi, il discorso che vorrei affrontare è altro.

Senza fini diversi da quelli di mettere davanti alle proprie responsabilità chi è stato eletto per governare e chi torna a candidarsi, a farlo dopo avere ricevuto dai cittadini il mandato di fare opposizione. Senza fini diversi dal provare a confrontarsi su questo, prima di dire che non si accettano lezioni.

Parafrasando Francesco Guccini, tanto caro a me quanto  al sindaco “incaricato”, parliamo allora della legalità delle cose quotidiane. Piccole, apparentemente insignificanti, ma invece di una importanza assoluta. Perché se i primi a non perseguirla sono gli amministratori e politici, viene meno tutto e il segnale che passa – compreso quello per le mafie – è il verde, via libera.

Come ho avuto modo di dire, inoltre, non è che quando le denunce le fa Bruschini hanno un valore e se le fanno altri sono gli scemi del villaggio.

Fa bene la segretaria generale, per esempio, a denunciare “pressioni” e “spy story”, ma nella legalità delle cose quotidiane continua a essere controllore e controllato, in attesa che l’Anac risponda sul porto. Si poteva evitare? Certo, ma chi governa ha l’atteggiamento del “faccio come mi pare”. Vogliamo parlare di un titolo per un altro al concorso per dirigente dell’area finanziaria? O di chi ne avrebbe meno di chi è arrivato secondo ai vigili urbani? Ma sì… stupidaggini…. E guai a ricordarlo, è “un attacco alla struttura”.

E non viene ritenuta una banalità quella di una società che “è” di un assessore ma non paga il dovuto al Comune?  E l’hotel riferibile a un consigliere chiuso da ordinanza del sindaco (fatta sei mesi dopo la prima segnalazione Asl) nel quale finiscono i rifugiati? “Attacchi personali….

O vogliamo ricordare i consiglieri e/o assessori morosi, dei quali abbiamo perso le tracce? L’ex segretario, anche lui, era stato dai Carabinieri e chissà se ha mai segnalato che alcuni all’atto dell’insediamento hanno certificato di non avere motivi di incompatibilità e poi, invece, c’erano eccome. Presunti falsi, ma che fa? Come quello di avere un Ufficio relazioni con il pubblico inesistente, ma solo con un link sul sito del Comune. Un sito che continua ad avere problemi in termini di trasparenza. Che esempio è, poi, quello di inviare sistematicamente in ritardo gli allegati del bilancio (e che lo facciano anche altri non è una giustificazione), “dimenticare” il piano dei rifiuti o – come lo scorso anno – avere a disposizione tre piani diversi delle opere pubbliche….

Per non parlare di varianti spacciate per atti dovuti, come nel caso di “Vignarola-Puccini” o Consigli farsa dopo l’aggressione di chi aveva il torto di aver fatto un gazebo a Lido dei Pini.

Piccole cose – mica poi tanto – certo, ma è in queste “interpretazioni”, sviste – come ci viene detto per le mense – o interventi a soggetto che la legalità si afferma o meno. Come quando Bruschini dice: “Avete voluto fare le gare, ecco cosa è successo….” Già, c’era stato il caso Giva-Parco di Veio e consiglieri comunali e assessori in campo…

Vogliamo parlare dell’emiciclo violato da chi ha portato voti e per quello fa come vuole? O di indagati di questa maggioranza nonché candidati nella coalizione Bruschini che – sempre per voti e affini – aspettano che il giudice decida per il rinvio a giudizio? Attenzione, sono innocenti fino a prova del contrario e chi legge questo spazio sa come la penso da sempre, ma è o non politicamente rilevante dal punto di vista della legalità che il sindaco il 25 aprile ha scritto in maiuscolo sul suo discorso, quanto riportato negli atti giudiziari?

E davvero, dal punto di vista non penale ma politico, per “Mala suerte” è tutto a posto?

E che segnale arriva, per un cittadino che magari ha subito una minaccia, quando agli incontri politico elettorali seduto a fianco al primo cittadino o a chi aspira a diventarlo partecipa chi pure qualche problema con la giustizia l’ha avuto? Si può, ci mancherebbe, ma opportunità vorrebbe altro.

Non serve la commissione d’accesso, ora sappiamo. Però…

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Il Ministero dell’Interno  “non dispone, allo stato attuale, di elementi concreti e univocamente orientati al condizionamento dell’Amministrazione comunale“. Finalmente sappiamo. Il senatore Massimo Cervellini rende nota la risposta arrivata alla sua interrogazione – e immaginiamo anche a quelle analoghe – e annuncia che sabato 29 ci sarà l’appuntamento sulla legalità per il quale il sindaco ha negato la sala.

Ribadisco il concetto: nessuno voleva per forza la commissione, ma non si poteva lasciare appesa una città che ha problemi seri, serissimi, anche con le infiltrazioni ma nella quale si assumono ormai atteggiamenti mafiosi. Ne parlo tra un po’, prima la nota del senatore di Sinistra italiana: “Il Ministero dell’Interno risponde alla mia interrogazione: pur riconoscendo la gravità dei fatti verificatisi nel tempo – aggiungo: alcuni dei quali successivi alla data di presentazione dell’interrogazione – ritiene, specificando testualmente, di non disporre, allo stato attuale, di elementi concreti e univocamente orientati al condizionamento dell’Amministrazione comunale. Perciò noi manteniamo altissime l’attenzione e la vigilanza, non ci facciamo intimidire da nessuno ed il prossimo 29 aprile ci riuniremo ad Anzio, anche se il sindaco ci vieta l’utilizzo della Sala comunale’. 

Lo dichiara in una nota il senatore di Sinistra Italiana Massimo Cervellini, vice presidente della Commissione Lavori pubblici, primo firmatario di un’interrogazione, presentata a luglio 2016, sul fenomeno delle infiltrazioni mafiose nel litorale romano, orientata a verificare eventuali iniziative prese dal prefetto e a chiedere l’insediamento di una commissione d’accesso per verificare la sussistenza dei presupposti per l’applicazione al Comune di Anzio degli articoli 142 e 143 del Testo unico degli enti locali, relativi allo scioglimento del Consiglio comunale. Finalmente l’interrogazione ha ricevuto risposta. Il senatore si è fatto anche promotore, lo scorso marzo, di un incontro tra un gruppo di senatori e la prefetta di Roma per affrontare in maniera sinergica il tema delle infiltrazioni criminali sul territorio del litorale romano. Il prossimo 29 aprile parteciperà all’incontro sulla legalità ‘LegalizzAnzio, fragilità del nostro territorio, una cultura da ricostruire, che si terrà presso Serpa Hotel di Anzio, a partire dalle ore 10.00. Era stata precedentemente chiesta la disponibilità della Sala del Comune, che però non è stata concessa.

‘Noi siamo rispettosi e tenaci – continua il senatore Cervellini – però nessuno dica che non sapeva. Continueremo, coinvolgendo sempre tutte le istituzioni preposte, come sempre abbiamo fatto a cominciare dalla Commissione bicamerale Antimafia, ma soprattutto i cittadini, che devono essere consapevoli ed informati di quanto accade nella loro bellissima città. Davanti ad intimidazioni così pesanti ci saremmo aspettati solidarietà alle denunce pubbliche che abbiamo fatto, non certo insulti.

Dopo la mia interrogazione del 21 dicembre sulla costruzione di alcune centrali Biogas, il sindaco ha prodotto un’ordinanza di precauzione che sospende i lavori degli impianti, che valuto positivamente rispetto alle decisioni che aveva preso la sua Amministrazione. Bene.

Ora però il TAR sospende l’ordinanza, in attesa di esaminare il ricorso sollevato dalla Ecotransport. Male.

Pongo una semplice domanda: le motivazioni addotte sui rischi ambientali e la salute dei cittadini, l’attesa degli esiti dello studio epidemiologico nella zona Padiglione del Comune di Anzio e tutti gli approfondimenti necessari, continuano a vivere e verranno rispettati? Su queste delicate materie – salute ed ambiente – la Corte europea afferma: spetta alla Politica stabilire il livello del rischio accettabile o non accettabile. La Commissione europea scrive a conferma che la decisione è prettamente politica e non tecnica. Il 29, ad Anzio, parleremo anche di questo!‘”

E di seguito la nota diffusa dai Grilli di Anzio sull’appuntamento:  Il 29 Aprile dalle ore 10 alle ore 12 presso il Serpa Hotel (Via Ardeatina,264) ad Anzio,si terrà a cura del Meetup “Grilli di Anzio”  e di Sinistra Italiana sez.Anzio-Nettuno il convegno:

” legalizzAnzio- Indagini,Rapporti,Processi: il fenomeno delle infiltrazioni mafiose nel litorale romano”

Interverranno: Alberto Spampinato, giornalista, direttore Ossigeno per l’informazione,

Andrea Palladino, giornalista, Giancarlo Ceci, tecnico ambientale, Sen.Luigi Gaetti, vicepresidente commissione parlamentare antimafia, Sen. Elena Fattori ,M5S

Sen. Massimo Cervellini  SI. Moderatore Elisabetta Bonanni, cronista

Come ho detto agli organizzatori sarò assente, chiamato a Sabaudia alla presentazione di un libro per il quale mi ero già  impegnato. Partecipo volentieri, a distanza, ricordando quello che ho detto a luglio, intervenendo al convegno organizzato dal comitato per la legalità, presente il senatore Mirabelli del Pd. Sostenevo e sostengo, in estrema sintesi:  “Nelle diverse indagini che riguardano il Comune esistono stessi personaggi e modalità per voto di scambio, abuso d’ufficio e corruzione. Con l’avvento delle cooperativa assistiamo a una sorta di Anzio Capitale e non lo cito a caso. Nelle intercettazioni di Mafia capitale, sistema basato su questa cooperazione, Buzzi dice di aver buttato 150.000 euro ad Anzio, spero che si stia indagando su dove e perché. Qui abbiamo fatto mettere il vestito bello alla delinquenza locale, avvicinata dalla camorra o da chi si spaccia per esserne affiliato, è stata usata per avere voti o se non altro – lo dicono le indagini – per favorire i soci elettori di…. Se poi si fa un’estorsione perché i soldi finiscano alla moglie di un boss detenuto, siamo arrivati alla fine. Al di là delle responsabilità penali sono le modalità che non vanno bene, unite all’intolleranza e alle minacce verso chiunque dissenta”.
Ecco perché – pur in presenza di sentenze che dicono come i Gallace e i Noviello Schiavone, quindi ‘ndrangheta e camorra – abbiano qui le loro ramificazioni, pur in presenza di sequestri e confische che dimostrano come siano stati fatti investimenti, il problema non è solo questo. Sono gli atteggiamenti nei confronti di chi dissente, la gente presa per “fame“, perché deve lavorare, quella che ha paura di denunciare poiché altrimenti sarebbe esclusa da un sistema che si alimenta con il potere fine a se stesso e con affari quotidiani diciamo “border line“. Ecco, al di là delle indagini e del loro esito, felice perché non avremo l’onta di una commissione d’accesso, dico che la guardia non va mantenuta alta ma altissima. Partendo dagli elementi citati dal ministro che sono gravi.
Poi, rispetto all’altra città sulla quale mi piacerebbe un confronto sereno, dovremmo chiederci quale  Anzio ci lascia questa classe dirigente. Io, come altri, sono molto preoccupato.

La sala, le regole, la legalità e l’errore di Bruschini

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Si è fatto un gran parlare della mancata concessione al Meetup “Grilli di Anzio” e a Sinistra italiana della sala consiliare di Villa Sarsina. Il sindaco – che negli ultimi giorni inonda i social – ricorda che è stata concessa per “iniziative di livello nazionale e internazionale” e posta foto di Roger Waters, Gianni Rivera e Franco Mandelli, quindi che è stata   aperta gratuitamente “a tutti i cittadini, alle associazioni, alle Asl, alle società sportive ed a tutte le realtà sociali e culturali del territorio“.

Nel rispondere in modo piccato a 5stelle e Sinistra italiana per il rifiuto Bruschini – e non è da lui – è incappato in un errore. Perché ai soggetti politici la sala è stata data. All’ultimo referendum ai movimenti per il Sì e per il No in modo “bipartisan“, ma prima ancora ai giovani di Forza Italia o al circolo di Rifondazione Comunista. Gli stessi attivisti del Meetup ricordano l’altro appuntamento sulla legalità, a luglio, con esponenti del Pd. In quel caso – va detto per dovere di cronaca – a organizzare era un Comitato per la legalità trasversale e senza simboli ed erano attesi anche altri interventi di esponenti di partito. Ma il punto non è questo, perché quella sala – concessa dall’esponente di estrema destra Delle Chiaie appunto a Rifondazione, non è di Bruschini e non può decidere che siccome i prossimi temuti avversari “grillini” vogliono parlare di legalità devono farlo da un’altra parte, fra l’altro in questa specie di “crociata” incomprensibile con Nettuno.

Il motivo è semplice: nell’assenza di norme il sindaco fa come vuole. La sua segreteria ha usato e usa il buon senso quando chiede, ad esempio, di non usare gli spazi a Comune chiuso perché ci sono spese da affrontare ed è comprensibile.

Allora ribaltiamo il concetto: come si ottiene Villa Sarsina? E come si fa a chiedere una sede per un partito, un’associazione, un comitato? Il Comune ha spazi che potrebbe concedere pagando una cifra simbolica? Quanto costa aprire Villa Sarsina il sabato mattina e non può diventare fonte di entrata? Esiste un regolamento in tal senso? No. Perché un sindaco che in quell’aula – dove per la legalità delle piccole cose l’emiciclo è sistematicamente violato da chi non dovrebbe esserci – dice che le gare sono inutili, dopo una vicenda come quella Giva/Parco di Veio, preferisce non averle. Nell’anomia si “aggiusta” meglio. Non esiste perché i consiglieri comunali sono presi da altri impegni, evidentemente. Allora provasse quel che resta dell’opposizione (quella di De Angelis ottenne in poche ore l’ex sede del Msi, non ci pensa proprio) a portarlo e farlo discutere: la sala si concede a, per, rispettando questi criteri…. La legalità parte da piccole regole condivise.

E non c’entra – fatevene una ragione – chi racconta. Ho letto che ci si è inalberati perché la notizia è stata resa nota da Agostino Gaeta. Era in Comune, ha saputo, ha scritto. Che doveva fare? Certo, buon senso avrebbe voluto che il sindaco lo comunicasse prima a chi voleva organizzare, ma il livello questo è e non possiamo prendercela sempre con chi racconta.

Poi che lui parta e immagini chissà quale complotto è altro discorso. No, non esiste un’antimafia parolaia. Quello che è scritto nelle interrogazioni parlamentari che arrivano da più parti è ciò che sappiamo e non è tutto. Né c’entra la segretaria generale che svolge il suo ruolo e se denuncia pressioni non fa che confermare le preoccupazioni di chi l’ha preceduta, di un’altra dirigente, dei parlamentari che “interrogano“. Poi c’è la realtà quotidiana e quella supera la fantasia. Perché quando uno ti si avvicina, ti racconta una storia e all’invito ad andare dalle forze dell’ordine per la portata di quella vicenda risponde “io devo lavorare, me la farebbero pagare” abbiamo toccato il fondo.

E’ su questo che dovremmo riflettere, caro sindaco, tutti insieme.

Illegalità e casi singolari, chi tace è complice

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Sono accadute e accadono ad Anzio tante vicende diciamo singolari all’interno del nostro Comune. Cose a volte spiegate con una frase banale, ma che è un po’ come il prezzemolo, sta sempre bene: “E’ la politica….” Certo, la vostra.

Un anno fa di questi tempi ero alle prese con querele notificate e denunce da fare per la vicenda degli “sgarrupati“, legata ai consiglieri comunali e assessori morosi nei confronti dell’Ente. Ebbene molti hanno sistemato la loro posizione, che li rendeva incompatibili, ma quell’argomento in consiglio comunale non è più stato trattato. A oggi, non sappiamo chi ancora è moroso nei confronti del Comune ma come niente fosse decide, magari minaccia crisi, sta lì impunito. Non mette l’argomento all’ordine del giorno il presidente, Sergio Borrelli, non sembra interessata alla vicenda la segretaria e responsabile dell’anti corruzione del Comune, Marina Inches.

Si parla di legalità, si tengono corsi sulla trasparenza, ma il sito è ancora un rebus per chi cerca gli atti. Sono piccole cose, certo, nessuno ha la bacchetta magica, ma intanto….

Che fine hanno fatto, allora, e parliamo di vicende più serie, le contestazioni del Mef? Quanti soldi ha recuperato il Comune rispetto a ciò che veniva detto? Che provvedimenti sono stati adottati? Silenzio. Della “politica” e di chi dovrebbe fare in modo che gli uffici facessero il loro senza subire influenze. Anche piccole, anche i “che ti metti a fare…” perché quella cooperativa interessa all’assessore Tizio, l’associazione a Caio, quello ha le bancarelle, quell’altro i lavori da fare. Se qualcosa non torna, basta minacciare una crisi…. Storie arcinote, nelle quali si è infilato qualche poco di buono come dicono le carte delle Procure della Repubblica.

Già, il presunto condizionamento. Quello per il quale più parlamentari e di più gruppi hanno chiesto la commissione d’accesso per verificare se esista o meno chi “detta” le cose da fare, in particolare nel settore delle cooperative e soprattutto dopo quanto emerso da “Mala Suerte“. Il sindaco Bruschini si è difeso: “Nessuna mafia“. Negare non è il massimo, è stato ribadito questa mattina nel corso dell’incontro al Chris Cappel College dalla collega sotto scorta Federica Angeli, ma è comprensibile da parte di chi è nato, cresciuto e vive in un sistema politico che rigenera se stesso da anni. Il problema, ormai, non è chi ha presentato le interrogazioni né chi si difende – peraltro annunciando improbabili richieste di risarcimento del danno a La7 – ma chi finora non è intervenuto: il Prefetto di Roma. Abbiamo il diritto di sapere, ma invece si tace… E ora che il governo non c’è più forse non sapremo mai se c’è bisogno o meno di quella commissione.

E parliamo di cose serie, ma torniamo per un attimo alla legalità di quelle quotidiane. Quella che  inizia dalle piccole cose e nella ipotetica #unaltracittà sarà al primo posto.

Si riorganizza il Comune? Va benissimo, ma nella delibera di giunta ci sono allegati in contrasto fra loro. Uno dice: ok, ne prendo atto, rettifico… Ma quando mai… Sulla base di quella riorganizzazione e dell’errato pensionamento del dirigente Franco Pusceddu si prende un sostituto all’area finanziaria? Bene, ma si scopre che ha un titolo diverso da quello del bando. Anche qui: ho sbagliato, cerco una soluzione. No, si va avanti, con sfrontatezza, prepotenza quasi (e l’avesse fatto Candido De Angelis il Comune sarebbe stato “circondato” da forze dell’ordine) e non è finita. Perché anche nel prendere il dirigente della polizia locale qualche errore ci sarebbe. Sai com’è, la “politica” voleva quelli e quelli ha ottenuto, ma le cose vanno fatte secondo le regole. Invece qui si aggirano, si calpestano, si interpretano e via discorrendo. Ci si fa credere di aver vinto una causa quando è stata persa, ma poi ci si appella. Si tiene fuori chi ha una sentenza e dovrebbe rientrare, si fa un caso politico – quando bastava una determina – su Pusceddu, ma intanto come scrive controcorrente si “aggiusta” (speriamo si sbagli) la commissione per la gara delle mense. Per non parlare degli incarichi – sempre alla responsabile dell’anti corruzione – di chi al tempo stesso è controllore e controllato.

E nessuno chiede, nessuno prova a convocare un consiglio comunale, nessuno dice: ok, o rispondete o non si va avanti.  Sai com’è “E’ la politica….” No, si chiama complicità.

Gli unici a provare, di recente, a rompere questo meccanismo sono stati Andrea Mingiacchi con la richiesta – poi “dimenticata” – di revocare in autotutela la nomina del dirigente dell’area finanziaria (c’è chi ha fatto notare che i problemi erano altri, è vero, ma sono anche questi….) e stasera il Meetup Grilli di Anzio che a proposito dei recenti bandi per dirigenti ha scoperto un’altra chicca. Pubblico di seguito la loro nota.

Sembrava cosa fatta con il cambio del Segretario Generale e con il conseguente arrivo della Dott.ssa Inches. Speravamo che con Lei la trasparenza degli atti amministrativi del Comune di Anzio avrebbe trovato ragion d’essere. Ma a quanto rileviamo dal monitoraggio albo pretorio, le buone intenzioni non vanno oltre alcuni cambiamenti.

Sono stati banditi due concorsi dirigenziali, uno per una posizione amministrativa e un altro per la Polizia Locale. In entrambi i casi, la pubblicazione del bando di concorso è stata effettuata esclusivamente sull’albo pretorio del Comune e non sulla Gazzetta Ufficiale, contravvenendo così all’obbligo di pubblicità dei concorsi pubblici ai quali deve essere data massima diffusione per tutti i cittadini, indipendentemente dal loro luogo di residenza.

Quest’obbligo è stato ribadito da una sentenza del Consiglio di Stato del 10/12/2015 n.227. La sentenza rileva che la mancata pubblicazione sulla Gazzetta Ufficiale comporta l’annullabilità dei concorsi, che possono essere legittimamente impugnati da chiunque ne abbia interesse, ovvero da tutti coloro che non hanno potuto parteciparvi a causa proprio della mancata pubblicazione.

La Segretaria Generale, dunque, o non si accorge di tutto questo o non sa. In ogni caso, si viola un norma sulla #trasparenza da parte di chi è pagato per tutelarla (la Dott.ssa Inches riveste anche il ruolo di responsabile della corruzione e trasparenza amministrativa) e si mette a rischio il buon andamento dell’organizzazione comunale, visto che chiunque potrebbe impugnare il bando. Una superficialità che non ci saremmo mai aspettati. Per questo abbiamo inoltrato segnalazione all’Anac e al Dipartimento della Funzione Pubblica“.