La nuova terra dei fuochi, le responsabilità del “sistema Anzio”

Forse dovrebbe fare una passeggiata da queste parti Roberto Saviano, scoprirebbe che la nuova terra dei fuochi è qui, a pochi chilometri da Roma. E che ad averci portato in questa condizione è chi governa la città da quasi trenta anni, avendo fallito clamorosamente nelle politiche ambientali. Oggi se vanno a fuoco – come è successo di recente – i cumuli di rifiuti a Zodiaco, prima ancora a via del Cinema (nei pressi di una specie di enclave per migranti da sfruttare, della quale tutti sapevano e nessuno interveniva), se sentiamo puzza di bruciato un giorno sì e l’altro pure, è perché in questo delicato settore la politica ha lasciato correre. E di conseguenza i cittadini. Favoriti – tutti – da quello quello che mi piace chiamare “sistema Anzio”. Un metodo che rasenta il penale – a volte ci finisce anche – ma è politicamente disdicevole. Lo scrisse un’altra giornalista sotto scorta, come Saviano, Federica Angeli, annunciando che avremmo avuto una commissione d’accesso nominata dal prefetto. L’attuale sindaco, con il suo solito fare, confermò tutto in tv tempo fa, spiegando che “le vie infinite della politica” avevano bloccato ciò che era pronto. I responsabili sono l’allora prefetto e l’allora ministro, ma non è che nel frattempo la situazione sia cambiata. Anzi.

Basterebbe buttare un occhio a vicende che attengono la legalità delle cose quotidiane, riannodare i fili di vicende finite nel dimenticatoio, trovare un investigatore come accennavo tempo fa. Ne abbiamo visti pochi, da queste parti, di rappresentanti delle Istituzioni, a fare il loro lavoro. Quando Lina Giannino venne ricevuta dal prefetto a seguito delle ulteriori minacce, gli consegnò uno schema che andrebbe aggiornato su indagini, collegamenti, cooperative, nomi e cognomi, pagamenti a familiari di boss al 416 bis. Sembra che il rappresentante del governo in provincia di Roma rimase stupito. Certo, mica era tenuto a sapere ciò che era agli atti di quella Prefettura e prima ancora della Commissione antimafia. Né i contenuti dell’indagine Ecocar che sul settore dei rifiuti spiega benissimo come andavano le cose. E vanno ancora oggi, dato che il sindaco ha “benedetto” certe modalità, alleandosi per vincere le elezioni nel 2018,.

Terra dei fuochi, allora, non perché qui si interrano i rifiuti, ma perché lasciarli per strada consente di controllare le “squadre volanti” e quando c’è da andare a chiedere il voto ricordarglielo, ad esempio. O si è capaci di tenere a marcire delle compostiere perché se partisse – il compostaggio – alla biogas del triangolo dell’immondizia ci andrebbe molto meno. E chi li ha voluti e voleva quegli impianti? “Vengono perché li chiamano o perché trovano terreno fertile”, diceva l’attuale sindaco allora di lotta e di governo. Abbiamo scoperto che erano (e sono) entrambe le cose.

Terra dei fuochi perché si è incapaci di fare una gara, si proroga (senza aver verificato tecnicamente quello che è successo) un appalto durato già oltre il dovuto e per conoscere le multe all’azienda che doveva controllare – per esempio – le isole ecologiche, la Giannino si becca una querela. Terra dei fuochi perché si decide, senza alcun confronto preventivo, di andare in una società pubblica a scatola chiusa. Anzi no, copiando e incollando un atto e dicendo che ad Anzio la differenziata va bene e i cittadini sono soddisfatti. Poi basta girare l’angolo e la città è piena di rifiuti, ovunque.

Perché c’è un assessore che non si vede mai (e sui social trova chi lo difende, dicendo che non si tocca, altrimenti si viene “impastati”) e dice senza mezzi termini che fanno tutto sindaco e funzionario, ma lui e il funzionario intanto prendono un encomio dal sindaco stesso per come è stata gestita l’emergenza estiva. E certo, era colpa di tutti – ma non del Comune – a detta del primo cittadino. Ma adesso che Rida ha riaperto e l’immondizia è per strada e si brucia, di chi sarà la responsabilità? Che poi il funzionario sia ancora lì, nonostante la condanna della Corte dei conti, è perché ad Anzio si può tutto.

La responsabilità è di nessun altro rispetto a chi governa, poi certo anche di tanti “incivili”. Ai cittadini che pure la farebbero la differenziata, ai quali la tariffa puntuale farebbe risparmiare soldi, a chi ancora ci crede nelle politiche ambientali, inutile pensare. Nella nostra Terra dei fuochi non si spara (non ancora, qualche minaccia qua e là) ma si fa a chi urla di più e vige una sola regola: “C’avemo i voti”. Con buona pace della salute pubblica.

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