Il Frosinone in A, l’incontro con Alvini e la “tigna” (ma solo)

Adesso che sono arrivati tutti i verdetti, voglio per una volta dedicarmi al calcio e in particolare al fortuito incontro con l’allenatore del Frosinone, Massimiliano Alvini, artefice dell’impresa del ritorno in serie A della squadra ciociara. E’ noto che io di calcio capisca poco, rispetto i “soloni” dell’ovvio e chi davvero sa di tecnica e tattica. Apprezzo chi – ma sono pochissimi – non ha peli sulla lingua.

Premessa doverosa per fare i complimenti, con qualche settimana di ritardo, al Frosinone tornato in serie A e a quella sera a cena al “Pepe Rosa”, dall’amico Paolo, una garanzia nel centro storico del capoluogo. C’era Alvini con alcuni collaboratori, uscendo mi avvicino per salutarlo ed esprimere il mio apprezzamento per come stavano andando le cose. “Mister, adesso posso venire allo Stirpe, sa com’è la scaramanzia, finora non avevate mai perso….” E lui: “L’aspetto, ma oggi abbiamo giocato la migliore partita del campionato”. Era quella persa poche ore prima con il Venezia. Lì, io che sempre ne capisco poco, ho detto che il ritorno in A era praticamente cosa fatta. Quando un allenatore sconfitto commenta in quel modo – senza cercare scuse – se lavora in una società che nel mio periodo alla guida del Messaggero di Frosinone e anche dopo non ho mai sentito lamentarsi con gli arbitri (con i giornalisti ogni tanto sì, ma fa parte del gioco….) se la squadra dà spettacolo e ci mette pure la “tigna” è difficile non arrivare in fondo.

Al mio arrivo conobbi Fabio Grosso, autore di una straordinaria cavalcata ma capace di comunicare il suo addio solo con un sms. L’anno dopo, in A, Eusebio Di Francesco, capace di buttare alle ortiche una salvezza già conquistata e del quale per l’intero campionato successivo – quando aleggiava persino lo spettro della C – si parlava nei bar cittadini. Una ferita che resta aperta, quella retrocessione, con un mister che anziché costruire come gli si chiedeva è andato via ed è retrocesso ancora a Venezia ma finalmente è riuscito a salvarsi a Lecce. La genuinità di Alvini rispetto a loro due vale molto di più.

Il ritorno del Frosinone in A (raggiunto ieri dal Monza dopo i play off, con Palermo che aveva uno squadrone ma è rimasto in B) dice tante altre cose. Anzitutto a quel personaggio singolare di Claudio Lotito, presidente della “mia” Lazio. Mia e di tutti i tifosi che lui ha allontanato, deriso e sbeffeggiato, prendendo in giro la storia di una società gloriosa che nelle sue mani rischia di finire miseramente. E’ troppo presuntuoso per chiedere a Maurizio Stirpe, presidente del Frosinone, di capire il suo “modello” al quale manca solo la conferma nella massima serie. Poi lo dice a un movimento, quello del calcio, che piange per non essere andato ai Mondiali per la terza volta di fila ma non ammette le sue colpe. A cominciare dai “procuratori” nelle giovanili e per finire all’invasione di troppi brocchi stranieri mentre qualche nostro ragazzo andrebbe valorizzato.

Ora Giovanni Malagò, uno che di risultati se ne intende (ma sui conti di Milano/Cortina sono stati sollevati molti dubbi) sarà chiamato al capezzale di un paziente moribondo e cercherà di sistemare le cose. Senza una vera “rivoluzione”, però, che parta dai settori giovanili e che sappia programmare (chiedere a tennis, volley, rugby, atletica, nuoto….) difficilmente si andrà lontano.

Allora di questa stagione – scellerata per la Nazionale e per la “mia” Lazio, meglio la genuinità e il bel calcio di Alvini, insieme la “tigna” ciociara. “Ma solo“, direbbero a Frosinone.

Ps: Allo “Stirpe” non sono riuscito ad andare, però ho una mezza idea per la prossima stagione

Ps1: Adani commenterà ancora per quanto le partite della Nazionale?

Ps2: A che serve mettere la mano davanti alla bocca quando si è sotto di 3 gol e si deve battere una punizione?

Ciao e grazie Vittorio, un colpo di spugna e passava tutto…

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Vittorio Mascia (foto da ilgranchio.it)

La scomparsa di Vittorio Mascia lascia un ulteriore vuoto tra i personaggi che – negli ambiti più disparati – hanno fatto la storia di questa città.

Non c’è gente che abbia frequentato il centro sportivo delle “4 Casette” che non abbia un episodio da ricordare con il custode e massaggiatore come protagonista. Vittorio Mascia è stato una vita su quei campi, per il calcio in particolare ma se c’era da dare una mano ad altre realtà non si tirava indietro.

Aveva 98 anni, ma posso dire che io lo ricordo sempre uguale, da quando appena bambino lo vedevo già in tuta, a seguire le vicende dell’Anzio calcio, ci fosse un giocatore da soccorrere o la bandierina del calcio d’angolo da risistemare in tutta fretta. Vittorio è stato genuino e generoso. Non c’erano le scuole di oggi, ma la pratica quotidiana lo aveva forgiato, insieme all’esperienza che gli faceva capire al volo se si trattava di qualcosa di serio o non era successo nulla. Così bastava un suo colpo di spugna per far passare tutto…

Altri tempi, non c’è dubbio, ma davvero un paternale sguardo, quell’acqua che arrivava – molto prima dei vari spray miracolosi e di giocatori che si straziano anche per una banale caduta – e la pacca sulla spalla di Mascia e si era di nuovo in piedi, pronti a correre.

Penso   sia giusto che al “Bruschini” – che Vittorio ha calcato sicuramente più di tanti altri –  si trovi il modo di dedicargli uno spazio, almeno una sala massaggi. Intanto mando un forte abbraccio ai familiari tutti.

Ciao Vittorio, grazie per il contributo che hai dato allo sport di questa città.

Placidi si dà al calcio, è pronto a rilevare l’Avellino

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Da sinistra Ferullo, Taccone e Placidi (foto dal profilo facebook di Placidi)

Che smette con la politica lo va ripetendo da tempo, anche se le voci di una candidatura “in famiglia” alle regionali si susseguono. La foto che ha pubblicato su facebook e alcune dichiarazioni recepite a Villa Adele, sembrano inequivocabili: l’assessore all’ambiente del Comune di Anzio, Patrizio Placidi, ha comprato o sta comprando l’Avellino calcio che da tempo è in cerca di sostegno.

Fantasia? Sembra proprio di no, si parla di due milioni di euro per rilevare almeno una parte della proprietà del presidente Walter Taccone, attivo nel settore della sanità privata, quello nel quale Placidi era propenso a entrare tempo fa con un progetto del quale si parlava a Nettuno. Nell’immagine sul social network di qualche giorno fa l’assessore scrive: “Anche oggi passi avanti nel mondo del calcio, incontro per un pranzo di lavoro con il presidente dell’Avellino calcio e  l’amico Angelo Ferullo“.

Vale a dire l’ex presidente del Latina calcio in serie B, per un breve periodo, prima del fallimento e della cosiddetta “cordata di Anzio” che aveva rilevato il pacchetto di quote senza tirare fuori un euro e soprattutto della società, sancito dal Tribunale dopo l’inchiestaStarter“.

Mentre a Latina si scrive una nuova pagina, con la squadra in serie D, le mire nel calcio di Ferullo – spesso visto sugli spalti anche a Fondi la scorsa stagione  – evidentemente vanno avanti. Ironia della sorte, proprio ad Avellino il 19 maggio scorso l’ex presidente, insieme al suo ex socio Benedetto Mancini – che ha dato vita a una pantomima sull’acquisto del titolo dei nerazzurri al fallimento –  sono stati visti insieme in tribuna e sonoramente fischiati dai supporter del Latina.

Viene spontaneo dire che mancava solo Placidi: chissà, magari il Latina oggi era ancora in serie B e invece all’assessore tocca andare ad Avellino.

Le festa in piazza per il calcio, senza istituzioni. Anzi no….

Devo delle scuse all’assessore Laura Nolfi, rappresentante su delega del sindaco alla festa dell’altra sera in piazza Garibaldi. Nel testo che segue si riferisce di assenze istituzionali. Mi sono fidato, sbagliando, dei social network. La serata era istituzionale, pertanto vengono meno anche altri dubbi che trovate di seguito. Mi scuso anche con gli altri, tenendomi i dubbi sui criteri. Grazie della comprensione

 

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La campagna, senza esito, per raccogliere fondi

Una festa ufficiale in Comune per la promozione in serie D e una in piazza Garibaldi, con l’unica presenza istituzionale della ex delegata all’archeologia Valentina Salsedo in veste di presentatrice. Sul palco anche altri esponenti del centro-destra un tempo avversari della consigliera comunale e oggi alleati.

Giusto festeggiare, sacrosanto presentare una squadra che ha rischiato di sparire, ma quell’evento – sbaglieremo – ha un sapore diverso. Liberissimi, sia chiaro, ma….

C’è chi si è impegnato a sostenere economicamente la società e questo è importante, in un territorio incapace di dare anche i 100 euro ciascuno che propose qualche mese fa Marco Regolanti. Iniziativa alla quale aderimmo in pochi, pochissimi. Ora chi ha dato sostegno al presidente Rizzaro ci tiene a mostrarsi in piazza, sul palco pagato dal Comune, con il service che immaginiamo è dello stesso Comune, ma senza sindaco, né delegato allo sport.

Presentazione “privata” in luogo pubblico? In questa città tutto può essere. Del resto a pochi mesi di distanza premiamo in Comune, festeggiamo in piazza, ma nessuno ha mai fatto l’evento – pure promesso – per i 90 anni della società più antica di Anzio. Era il 2014, qui si dimentica in fretta,

Comunque ci prenotiamo per fare la presentazione del neonato golf – si fa per dire – o dell’associazione vattelapesca, alle stesse condizioni.

Grazie a chi consentirà all’Anzio di fare un campionato tranquillo, sinceramente, e speriamo che la squadra della città abbia il seguito che merita. Per il resto, ci piacerebbe conoscere i criteri con i quali si concedono spazi e sostegni. Ma è una battaglia persa da tempo.

Anzio calcio, adesso diamo una risposta

anziocalcio

Si sapeva dalla vigilia. La promozione in serie D dell’Anzio, al culmine di una bella annata sportiva, avrebbe rappresentato un problema perché Franco Rizzaro aveva detto in tempi non sospetti che la forza per affrontare da solo il campionato non ce l’ha.

Finiti i festeggiamenti – da quello di domenica al “Bruschini”  a quello di ieri in Comune – è ora di confrontarsi con la realtà.

Per questo è nata l’iniziativa di “salvare” l’Anzio, avviata da  Marco Regolanti e postata su facebook. Entro oggi si devono trovare i soldi per l’iscrizione. Ho annunciato e dato il mio modesto contributo, sono convinto che a 50.000 euro si arriva pure, ma adesso è altra la risposta che dobbiamo dare.

C’è la possibilità di affiancare con sponsor o con chi rileva una parte della società Franco Rizzaro? E’ una cosa seria, non la classica “cordata” di dubbia provenienza? Bene. Si faccia tutto alla luce del sole e si partecipi alla serie D senza strafare. Meglio una onorevole retrocessione che spendere e spandere per creare debiti.

Conosco poco di questo campionato, ma i ragazzi che sono arrivati in serie D meritano di avere una chance. Con innesti mirati (e poco costosi) si può arrivare a una salvezza tranquilla. Ma serve di sapere ora, una volta effettuata l’iscrizione, se e come si può andare avanti.

Altrimenti diciamo con altrettanta franchezza che la nostra dimensione è altra, restiamo in Eccellenza scambiando il titolo con il Fiumicino, e amici come prima. Avremo perso un’occasione, come città, di unirci intorno a un obiettivo. Che è un campionato di calcio, vero, ma spesso questo come altri sport sono volano di conoscenza di un territorio.

Forza Anzio, allora, e forza portodanzesi – di ieri e d’adozione – diamo una risposta.

L’Anzio torna in D, un monumento a Rizzaro. E adesso…

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(da http://www.ilgranchio.it, foto Valerio Caprino)

Il ritorno in serie D dell’Anzio, fra l’altro con il suo storico nome, è un risultato inatteso all’inizio della stagione. La mesta fine del campionato precedente, la retrocessione, una cessione che ha rischiato di vedere la società finire in mano a una strana cordata campana, il paventato addio….

L’Anzio, invece, è ripartita dall’Eccellenza. Ha puntato su un allenatore giovane e capace come Flavio Catanzani, su un direttore sportivo che conosce a memoria queste categorie come Luigi Visalli, ha riportato a casa per la juniores un tecnico bravo e vincente come pochi che è Pino Pollastrini – creando uno stretto connubio con la prima squadra – ha puntato sui giovani. Doveva salvarsi, alla vigilia, ha conquistato via via non solo punti ma credibilità. E alla fine è arrivata la promozione. Inattesa e, per questo, ancora più bella.

Per questo va fatto un monumento a Franco Rizzaro, “il” presidente, colui che ancora una volta – da solo – si è sobbarcato l’onere del campionato. Perché avrebbe tutte le ragioni per mollare, ma se dopo più di 90 anni l’Anzio è ancora lì è grazie anzitutto a lui, alla sua famiglia, a pochissimi altri.

Il bello (o il brutto, forse) viene adesso. Perché la D è molto più impegnativa e perché non c’è da aspettarsi – spero di sbagliare – grande aiuto dalla città. Dai suoi imprenditori. Dalla politica. Sono dell’avviso che un Comune possa ben poco, anzi non debba occuparsi della gestione di una squadra. Un tempo si amava dire “porto il titolo al sindaco….” il quale potrebbe ben poco, se non coinvolgere altri nell’impresa di sobbarcarsi il campionato.

Se accadrà o meno, vedremo. Il 23 giugno ci sarà la premiazione ufficiale in Comune, nello stesso ente che dopo  vari rinvii e promesse non ha mai organizzato la festa per i 90 anni della società, per esempio.

Acqua passata, si dirà, e dopotutto è pure giusto fare il passo a seconda della gamba. Se potremo permetterci la D, bene, altrimenti retrocederemo valorizzando i ragazzi anziati com’è stato quest’anno.

Ancora grazie a Rizzaro e complimenti a tecnico, squadra, staff oltre che agli instancabili tifosi della gradinata “Fabio Pistilli“. Come dicono loro: “Oltre la categoria“, allora godiamoci questa gioia e forza Anzio!

Anzio calcio, grazie presidente Rizzaro. Adesso un passo indietro

Franco Rizzaro

Franco Rizzaro

A 90 anni dalla sua nascita l’Anzio calcio retrocede dalla serie D all’Eccellenza e non si è riusciti nemmeno a festeggiare degnamente un evento legato alla più antica società sportiva della città. Che sarebbe andata male si era capito dall’inizio, dalla “cordata” che avrebbe aiutato Franco Rizzaro che poi si è tirata indietro, fino ai campani interessati a intervenire, ai giocatori che sono andati via e ai ragazzi di Anzio che hanno comunque onorato la maglia. E’ lo sport, si vince e si perde. Su una cosa ha ragione – lo scrive su facebook – il collega Francesco Cenci, profondo conoscitore del mondo pallonaro dei campionati cosiddetti “minori” ma che tali non sono: “In questi ultimi anni di dilettantistico è rimasto poco, sembra più un semi professionismo, tra soldi da investire e impegni dei calciatori (6 giorni a settimana)…… La speranza è quella di vedere la squadra della città di Anzio tornare nel calcio che conta il più presto possibile“.

D’accordo, soprattutto sulla prima parte. Se poi torneremo nel calcio che conta presto o tardi dipenderà solo da noi. Sostengo da anni che nessuno ci obbliga a stare in serie D e che si può anche ripartire da zero, quindi mettere il segno dove si arriva per parafrasare un vecchio adagio. Se fino a oggi ci siamo permessi un campionato del genere dobbiamo dire grazie solo a una persona: Franco Rizzaro. Ci ha messo passione, prima dei soldi. Amore per una città che nemmeno è la sua sicuramente più di chi si vanta di essere portodanzese ma poi ha fatto nulla. Ci ha messo tempo, impegno, ha coinvolto la famiglia, ha fatto quello che ha potuto e forse di più.  Ha curato i giovani, e se abbiamo finito degnamente questo campionato è perché qualcuno poteva scendere in campo senza neanche sfigurare. Grazie davvero, Franco, ma proprio per questo ora è giusto che tu faccia un passo indietro.

Io non credo al titolo affidato a un sindaco, sono finiti i tempi in cui ci si identificava nella squadra della città e – peggio – quando il Comune poteva risolvere tutto. Non è più così e dobbiamo rendercene conto. Allora vediamo se c’è qualcuno di buona volontà che voglia mandare avanti la società. Senza pensare a quote, pagamenti, cessioni. Nulla di tutto questo. Rizzaro deve fare un ultimo regalo: cedere l’Anzio – l’aggiunta di Lavinio era indispensabile quasi 25 anni fa, ma non è mai piaciuta – a chi vuole portarlo avanti senza strafare. Garantendo la continuazione del settore giovanile ai livelli attuali e allestendo una squadra di Eccellenza che sia davvero di dilettanti, come dovrà esserlo quella che un giorno tornerà in D. Parlando chiaro e dicendo quanti sono i soldi disponibili e dove si può arrivare.

Perché la rovina di questi campionati è stata “drogarli” con stipendi passati per rimborsi, procuratori, pacchetti di quote e via discorrendo. Non solo ad Anzio, ma in tutta la Lega dilettanti.

Discorso generale a parte, chiunque prenderà in mano le sorti dell’Anzio avrà un obbligo a parere di chi scrive: Franco Rizzaro presidente onorario. Se ancora esiste il calcio in questa città, se ancora esiste la matricola del 1924,  è grazie a lui.

Cordate e giochi di potere, ridateci l’Anzio calcio

Franco Rizzaro

Franco Rizzaro

Mi sfugge il motivo per il quale un imprenditore deve “prendere” una squadra di calcio, a maggior ragione dilettantistica. La passione, certo. La visibilità, non c’è dubbio. Qualche agevolazione fiscale, sicuramente. E poi? Con il calcio non si guadagna, almeno non direttamente, però c’è un grande andirivieni di “cordate” interessate all’Anzio.

I problemi erano noti a inizio campionato, Franco Rizzaro – che merita tutto il plauso possibile per quello che ha fatto in questi anni, da solo – aveva lanciato l’allarme. Inascoltato. Aveva comunque allestito la squadra, sperando in tempi migliori. Che non sono arrivati. In compenso si è parlato prima del gruppo campano disposto a subentrare nella gestione, poi di imprenditori locali evidentemente spariti, adesso di un’altra coppia pronta a subentrare.

Intanto la squadra non c’è più, gente che in queste categorie pretende cifre ormai impossibili ha preso altre strade, e oggi i ragazzi del vivaio hanno onorato la maglia.

E’ il caso di ripartire da qui. Basta con cordate, quote societarie, giochi di potere. Chi è interessato, oggi, a un titolo sportivo ha un fine diverso da quello di gestire una società calcistica, ammesso abbia i soldi per prendersi quel titolo. Allora si faccia una bella cosa: di quali mezzi finanziari dispone l’Anzio? Si decida in base a quello. Campionato di Eccellenza o Promozione, paradossalmente Terza categoria, non fa differenza. Purché ci sia restituito l’Anzio e basta, senza che qualcuno venga a “prenderlo” per altri fini.

Vorrà dire che la festa dei 90 anni – ormai saltata, anche qui quante promesse vane… – la faremo per i 91. Con i mezzi che ci sono, senza voler strafare. Grazie ancora a Franco Rizzaro, grazie ai ragazzi che sono scesi e scenderanno in campo sapendo che si avviano a una retrocessione certa. Alla fine sarà meglio così.

Anzio calcio, dalla festa mancata al rischio del funerale

Un aggiornamento doveroso, appena uscito sul Granchio. Esclusi i campani, restano tutte le altre considerazioni.

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Franco Rizzaro

Franco Rizzaro

E’ brutto sapere che la squadra della città, 90 anni suonati, sia in balìa degli eventi. Finire addirittura a una cordata campana è l’ultima cosa che avremmo immaginato.

Più che la festa di compleanno (annunciata e rinviata più volte, con il Comune clamorosamente assente) dell’Anzio calcio – è noto che Anziolavinio non mi è mai piaciuto – rischiamo di fare il funerale della più antica società del territorio e di un importante pezzo di storia della città. Se tutto questo non è successo prima è grazie a Franco Rizzaro e alla sua famiglia. Il presidente ci ha messo soldi, tanti, e passione, tantissima. Ora si ferma. E’ andato avanti, di fatto, sempre da solo e adesso usciva una “cordata” adesso un’altra ma alla fine ha dovuto mandare avanti da sé la complessa macchina di una società che per fortuna non è solo la squadra di serie D.

Sapere che a 90 anni dalla sua fondazione, dopo aver scritto pagine entusiasmanti della vita cittadina, dopo aver dato al calcio che conta fior di giocatori, l’Anzio è prossimo alla scomparsa dispiace. Nessun imprenditore locale s’è fatto avanti prima, figuriamoci adesso. Così per mandare avanti la serie D ci si affida a un gruppo di Eboli, dopo aver avuto il sostegno di un altro imprenditore amante del calcio come Alberto Cerrai.

Adesso, con tutto il rispetto possibile, di Armando Cicalese e di chi lo seguirà ad Anzio abbiamo poca fiducia. E francamente che interesse ha un gruppo campano a “investire” qui? Perché lo fa? E’ proprio necessario?

Evitiamo di coinvolgere l’Anzio in cose che con il calcio c’entrano poco. Evitiamo una fine ingloriosa. Se dalla serie D si retrocede non muore nessuno. Né deve scandalizzarci ripartire da dove abbiamo la forza, fosse anche la Terza categoria. Ci sono tanti giovani di valore, il patrimonio più importante che ha creato Rizzaro. Come si dice dalle nostre parti: dove arriviamo, mettiamo il segno.

Trasparenza ritardata e preventivi in anticipo. Lo strano caso del Falasche

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Il singolare concetto di trasparenza del Comune di Anzio porta a pubblicare, oggi, una determinazione del 25 febbraio scorso. E a far scoprire un caso ancora più singolare… Nell’atto del responsabile dell’ufficio patrimonio, infatti, si legge che a seguito di “segnalazione da parte di G.S.D Falasche, acquisita al protocollo generale 8328 del 21/02/2014, (comprensiva di foto), in cui si sollecita un intervento di ristrutturazione, evidenziando la stato precario igienico-sanitario degli spogliatoi del “Centro sportivo comunale Villa Claudia”, pericolosi per gli atleti e bambini che frequentano il centro”. Centro da anni in gestione alla stessa società sportiva della quale, da sempre, è punto di riferimento nonché ex presidente l’assessore ai lavori pubblici Alberto Alessandroni. Gestione che prevede a carico delle società la manutenzione ordinaria, mentre il Comune interviene in occasioni straordinarie. E’ così per tutti gli impianti. Ebbene il responsabile – quattro giorni dopo la richiesta – afferma che c’è “la necessità, di procedere alla ristrutturazione dei suddetti spogliatoi, poiché attualmente hanno indotto la società sportiva a sospendere tutte le attività ludiche-sportive

Qualcuno ricorda che ci sia stata una sospensione? A memoria no, né la cosa è stata riportata dalle cronache locali… Se il Falasche e il Comune ci dimostrano il contrario siamo pronti a prenderne atto. Diversamente è una bugia, necessaria forse a far accelerare il procedimento.

Quello che balza agli occhi, però, è ancora altro. La richiesta della società risulta presentata il 21 febbraio 2014 e si cita tanto di protocollo, ma nella determina si legge che “per l’esecuzione dei suindicati lavori, è stato richiesto apposito preventivo”. Giusto. Ebbene i preventivi di tre ditte risultano protocollati in rigoroso ordine (57021, 22 e 23) tutti il 23 dicembre del 2013.

Sarà un errore? Chissà. Perché diversamente è a dir poco bizzarro che il Comune chieda preventivi prima ancora che la società faccia domanda. A meno che in Comune – dimostrando un’efficienza che non si riscontra in altri casi – si siano mossi prima ancora che la società presentasse domanda. Allora perché citare quella richiesta?

Pensiamo di conoscere la risposta, purtroppo: poche decine di migliaia di euro (29.111), un lavoro per il calcio, i bambini, il “sociale” che fa sempre effetto, che vai a cercare? E poi l’assessore non è più presidente, anche se a maggio 2014 compare sulla pagina facebook del Falasche una pubblicità elettorale per le europee con il suo volto.

Allora soffermiamoci anche su altro: questa trasparenza a scoppio ritardato, con la pubblicazione di documenti che avviene addirittura otto mesi dopo, conferma quale sia il concetto di “accessibilità totale” che hanno all’interno dell’Ente e che di 3.0 non c’è nemmeno l’ombra. L’auspicio è che segretario generale e presidente della commissione trasparenza, nell’esercizio del loro ruolo, trovino il modo di capire cosa è successo realmente. Con l’atto dove le date non combaciano e la pubblicazione post datata.