Latina, la serie A sfumata e quella moquette….

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Stessi colleghi, stessi posti. Peccato la moquette. Un anno fa, play off per la promozione dalla C alla B, non c’era… Sarà stata quella? Non c’è dubbio. O più semplicemente sarà stato che la palla è davvero rotonda e come banalmente ci ripetono gli esperti pallonari nel calcio decidono gli episodi.

Dispiace che Latina non sia arrivata in serie A. Alla fine dei conti lo avrebbe meritato, ma il campo dice che Cesena ha vinto due volte e quindi merita di essere promossa. Sì, sulla carta. Sì, la stagione e i punti persi con Auteri, il pari a Castellammare o la sconfitta in casa con il Trapani. Sì, le occasioni buttate al vento a Cesena e Jonathas che ieri sera sbaglia a porta vuota. Episodi, vero, come dicono? “Il calcio è questo”.

Eppure ce l’abbiamo messa tutta, siamo tornati – io, Monica Forlivesi e Marco Cusumano – come un anno fa. Non solo, la cabala diceva che nella stagione 2012-2013 la prima sconfitta era stata a Pisa 3-1 e quella di adesso partiva da Empoli, guarda caso con un 3-1. E poi l’abbigliamento, la borsa, la promessa fatta a Milani che se fossero andati in finale ci saremmo ritrovati al “Francioni”. Brutta bestia questa scaramanzia, non c’è dubbio, perché alla fine sai che non conta nulla ma ci credi. E ognuno che era ieri allo staduo aveva la sua. E’ per questo che è beffarda… Anzi, tanti ieri sera davano la loro convinzione: finisce 2-1 per noi, secondo un tifoso che ha seguito il Latina anche in Eccellenza. No no, è 1 a 1, parola di un collega che dei nerazzurri sa vita, morte e miracoli. E’ 1-2, alla fine, e passano i romagnoli. Antipatico quel Bisoli, è vero, ma vagli a dare torto… Il campo dice che ha vinto lui e Latina ha solo potuto accarezzare il sogno.

Pazienza per i colleghi che erano pronti a venire a raccontare la città del Duce con i tombini sui quali è scritto Littoria, o a dire del veneto Breda che arriva – come i bonificatori di un tempo e i primi coloni – a riscattare la città e condurla nella massima serie.  

Ci sarebbe piaciuto, ce lo diciamo poi, un “giro” in serie A, ma non dimentichiamo – a mente fredda – che pure la B era un sogno fino a un anno fa. Restarci e fare le cose per bene sarà segno, davvero, che questa realtà ha saputo crescere. L’applauso che tutto il pubblico ha decretato a Milani e compagni dopo il rigore del Cesena e l’addio alla serie A è la cosa più bella di questa stagione. Disperdere l’esperienza sarebbe  l’ennesima beffa per un territorio che qualcuno ha deriso tra i grandi media, qualcun altro non ha saputo collocare geograficamente, ma che ha saputo incarnare la favola della piccola squadra di provincia che arriva alle porte del sogno.

Ce ne andiamo, allora. Convinti di aver ripetuto gli stessi riti di Latina-Pisa del 16 giugno 2013. Peccato solo per quella moquette sui gradini…. 

 

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