Signora Prefetto, ecco cosa temiamo. Chi è responsabile?

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La pubblicazione odierna su “Repubblica” aggiunge un altro tassello alla preoccupante vicenda che riguarda l’amministrazione di Anzio e i rapporti con certi ambienti. Da “Malasuerte” ad “Evergreen” ne abbiamo per tutti i gusti, davvero, e “fake news” o meno – finalmente un termine 3.0 del nostro sindaco – in Prefettura il caso sarà finalmente trattato. Perché i dossier li fa l’antimafia, non i cittadini come vuole far credere Bruschini. Perché l’antimafia ad Anzio ha sequestrato atti, in passato, e perché sono i rappresentanti di questa classe politica ad avere avuto rapporti con esponenti di un certo spessore.

Si arriverà a parlarne in Prefettura con colpevole ritardo rispetto a quando, in ambienti diversi, si chiedeva di capire cosa stesse accadendo. Ho già spiegato qui che inviare, oggi, una commissione d’accesso a pochi mesi dal voto suonerebbe come una beffa. Però alla signora Prefetto di Roma ciò che più di qualcuno teme, in questa città, sento di dirlo.

Cinque anni fa, nella disputa tra le opposte fazioni del centro-destra che andarono al ballottaggio non ci fu esclusione di colpi. Oggi che vanno d’amore e d’accordo, almeno sembra, si preparano a una campagna elettorale durissima. Nella quale – bene che vada – diranno che chiunque vincesse – tranne loro – chi oggi lavora nel sottobosco di cooperative, incarichi sotto soglia e via discorrendo avrebbe smesso di farlo.

Ecco, immaginiamo una riunione con chi è andato a tirare calci alle porte del Comune per avere i soldi, con chi ha avuto affidamenti e compare nelle carte delle inchieste e immaginiamo il candidato del centro destra urlare “Se vincono non lavorate più…“. Ci può stare, non stiamo fantasticando.

Ecco,  è questo ciò che si teme. Perché gli animi esasperati non fanno guardare in faccia nessuno e tra il dire della politica e il fare di qualche poco di buono – al quale è stato fatto mettere il vestito bello ed è stato fatto avvicinare a questi ambienti – il passo è breve. Questa è la responsabilità che ha la maggioranza uscente, anzi  ribadisco che le vicende penali sono paradossalmente marginali rispetto a ciò che si è creato per avere consensi.

Una cosa, dunque, signora Prefetto: chi sarebbe responsabile se la situazione degenerasse?

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Mense, il 3.0 “tradito” dal sistema di pagamento

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Volete pagare la mensa con il sistema messo a punto ad Anzio? L’amico Luciano Dell’Aglio ha realizzato questo video che potete vedere qui e che spiega meglio di ogni altra cosa le difficoltà che ha un cittadino medio a pagare on line.

Il Comune di Anzio – fra i tre che hanno avviato il sistema di pagamento della Città metropolitana  – anziché semplificare la vita degli utenti, con questo genere di pagamento l’ha resa più difficile. Sono cinque i siti diversi tra i quali “rimbalzare” e una trentina i passaggi da effettuare in almeno 15 minuti. Di corsa, perché il “token” scade.

Il tutto a un costo, per la collettività, di circa 15.000 euro l’anno. Quando il sistema originario – quello con il quale ci si iscrive, si comunicano le assenze e si verifica la propria posizione – non prevedeva aggravi e consentiva di pagare on line in modi diversi. Bastava volerlo, era tutto pronto, ma si è scelta una strada diversa. Il 3.0 che finalmente diventava realtà – almeno per questo servizio fondamentale – è stato  “tradito” da un sistema che ci costa ed è farraginoso.

Facciamo un esempio, è come se per acquistare un prodotto su Amazon o Ebay si dovesse – dopo aver messo nel carrello ciò che ci interessa – scegliere il metodo di pagamento, aspettare una mail, uscire dal sito, andare a pagare e poi tornare indietro. Sappiamo tutti, invece, che scelto il metodo si va al massimo su un sito esterno, si paga – con carta o paypal – e si torna su quello originale.

Ovunque, non ad Anzio.